Due domande a Hugues Pagan:
Ex ispettore nella polizia di Parigi, molto critico sul modo in cui quel lavoro viene svolto, Hugues Pagan è diventato una figura di riferimento nelluniverso del romanzo poliziesco. Il sarcasmo e lironia celano un sentimento di ribellione alimentato più da ideali utopistici che da una semplice disillusione.
La tematica ricorrente della morte, con leroe "già morto prima ancora di morire", è alla base dei suoi romanzi. Questo tema è legato alla disillusione del lavoro di poliziotto o ci sono delle radici esistenziali più profonde?
È vero, uno dei temi ricorrenti dei miei romanzi è la lenta agonia che precede la morte. E probabilmente non sono estranei i miei legami familiari con i gitani di Barcellona, un nucleo di persone che intrattiene un rapporto molto particolare con la morte, quella stessa perversione malsana che si ritrova nelle corride. Senza parlare del commissariato, dove questo tipo di frequentazione e praticamente quotidiana.
Ma la coerenza della critica sociale non viene spezzata dalla soggettività del disinganno, nella misura in cui la denucia della corruzione, della violenza o del complotto nella polizia passano attraverso il prisma della narrativa?
Da una parte cè il discorso politico, che per me non è mai cambiato, a partire dal 68, e dallaltra una parte di fantasia, che oltrepassa questo aspetto e porta avanti la narrazione. Non è semplice, "tenere il culo su due sedie". Si tratta di conciliare un discorso coerente su una situazione sociale desolante e limmaginazione nevrotica di un autore. Anni fa qualcuno mi aveva chiesto se non avrei fatto meglio a darmi al giornalismo, e io avevo risposto che ci sono già altri che lo fanno molto bene. Quando ci si muove partendo dal particolare, la sfida è di arrivare a una forma che abbia un senso universale. Questo si collega anche al mio legame con letica. Io non credo a una politica che non sia basata su un senso etico. Allinizio bisogna avere una morale senza compromessi.
Come diceva Camus, citando Chamfort: "Bisogna essere generosi prima di essere giusti, proprio come bisogna avere una camicia prima di pensare ai pantaloni". È necessario avere un senso etico prima di quello politico. La nostra unica speranza passa attraverso letica. Purtroppo letica ha delle variabili e si può pensare, ahimè, che ci sia anche unetica dellindice di borsa. Non ne sono sicuro, ma è possibile.
Credo di essere stato un scrittore punk anzitempo perché, pensando al traguardo finale, non si sa mai chiaramente dove si arriverà. Spesso mi viene rimproverato il nero assoluto dei miei personaggi, il mio pessimismo totale. Ma io descrivo solo la realtà, parto sempre da fatti e persone reali. E il mio lato artistico si sovrappone a questa realtà, la "veste". Il mondo con cui sono stato a contatto per anni è ancora più nero. Letica del mio lavoro consiste nel riferire le situazioni nel modo più onesto e rispettoso possibile, sapendo che è necessario toccare le emozioni del lettore. Non voglio né educare, né insegnare. Se volessi farlo, allora mi sarei dato allinsegnamento. E anche fare il giornalista è unaltra cosa. Cè una posizione di ribellione sotto la mia ironia e il mio sarcasmo, che mi sembra la base portante di tutto il mio lavoro. Credo che in qualche modo la ribellione del mio personaggio susciterà ladesione o il rifiuto da parte del lettore. Bisogna che la gente si ribelli anche se non esiste ancora una soluzione ai problemi.
a cura di Patricia Osganian e Frank Frommer (da Mouvements n.15-16, La Découverte)