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Lucidi corpi
di Harry Crews

traduzione di Massimo Bocchiola
Pag. 256 - Euro 13,50
ISBN 88-8237-104-2

le recensioni...

"Lo devi considerare un allenamento. Me l’ha detto un mio amico, Duffy Deeter, e ormai ci credo. Il sesso è solo una forma di allenamento come un’altra."

"Eccitante, perverso e incredibilmente divertente…"

(Washington Post)

"Un godimento dall’inizio alla fine… Crews è restato per troppo tempo un tesoro letterario nascosto."

(People)

Corpi da modellare. Corpi che consumano, corpi tirati al massimo, che devono essere sempre più grossi. Corpi lucidi, tesi, guizzanti, che devono rinunciare a tutto per essere puro muscolo, che tutto devono espellere e niente possono trattenere.
Lucidi corpi è un romanzo sulla ricerca ossessiva della perfezione fisica. E questa ossessione per il corpo diviene simbolo nevrotico di uno stile di vita made in USA che vuole tutto il più grande possibile, dalla macchina al televisore, dai bicipiti alla pistola.
Ma è più libero chi sa soggiogare la volontà a fatiche inumane o chi si abbandona senza remore alla debolezza della carne? Perché ci sono anche altri corpi in questo libro, corpi obesi, che non si negano nulla, corpi dediti al piacere, vaste praterie di pelle a buccia d’arancia, carni tremule e straripanti come budini impegnate in scene di comica seduzione.
Al Blue Flamingo Hotel di Miami si decidono i vincitori del mondiale di bodybuilding, che saranno i modelli da imitare per la prossima generazione.
Finché in questa parata di corpi perfetti irrompono i parenti di Shereel Ð una delle favorite per la conquista del titolo Ð, una famiglia di contadini del Sud dalla mentalità gretta e conservatrice. Il padre che tra un pregiudizio e l’altro si scola whisky con i figli, la madre e la figlia che trasudano in uguale misura grasso e ignoranza, il fidanzato con l’hobby di attaccar rissa con il primo che passa. Insomma, tutto il contrario della ferrea e cieca disciplina di quei concorrenti che si sfiniscono sotto pesi titanici, nello sforzo di non essere più un corpo, ma il corpo.
E queste due follie tutte americane, accomunate dall’assillante volontà di predominare e imporre il proprio modello, si scontrano in uno snervante crescendo di tensione fino alla premiazione finale. Un romanzo in bilico tra isteria e comicità, dove accettare la sconfitta sembra un’ipotesi ancora peggiore della morte stessa.


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