| Uno stile ironico e contraddittorio e una prosa delicata, a tratti esilarante, sono le cifre attraverso le quali Johannes Hösle ricostruisce la propria infanzia nel villaggio tedesco di Erolzheim: lo sguardo naïf e infantile del piccolo Johannes coglie le prime avvisaglie della guerra, linsinuarsi di unideologia che si oppone al cattolicesimo bigotto della comunità ristretta in cui vive ma sembra vestirne gli stessi caratteri di assolutezza e inquestionabilità, e riesce a vederne le incongruenze e le ipocrisie, esponendole al lettore con innocente irriverenza.
Nonostante lo sfondo autobiografico, il romanzo è la descrizione di un mondo da tempo perduto, remoto sebbene cronologicamente poco lontano, scandito dalle sacre funzioni e dalle feste religiose; è la critica lucida di unepoca, gli anni Trenta, irrimediabilmente consegnata al passato, perché antecedente i secoli bui dellhitlerismo.
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