Andrew Kaufman "Tutti i miei amici sono supereroi"
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Tutti i miei amici sono supereroi
di Andrew Kaufman

traduzione di Filippo Patarino e Marco Vicentini
Pag. 160 - Euro 9,00
ISBN 88-8237-130-1

i giornali hanno scritto...

Come riuscire a farvi vedere da una donna per la quale siete diventati improvvisamente invisibili?
Tom, in volo su un aereo per Vancouver, sta tentando per l’ennesima volta di superare questo problema tecnico. La donna che non lo vede più – da sei mesi – è seduta accanto a lui. Ed è sua moglie.
Gli amici di Tom sono tutti supereroi. Nessuno di loro ha un’identità segreta. Pochi indossano un costume. Ma tutti hanno il loro superpotere. Si tratta, certo, di poteri vagamente bizzarri: Businessman, per esempio, ha la capacità di cogliere dalla prima occhiata l’ammontare esatto del vostro conto in banca. La Presenzialista riesce a non perdersi un solo evento mondano in città. L’Ospite può tirare avanti dormendo sui divani degli amici e nutrendosi di colazioni a scrocco.
La stessa moglie di Tom è una supereroina: la Perfezionista, specialista in ordine maniacale e momenti indimenticabili. Ma un suo ex, Ipno, l’ha ipnotizzata il giorno delle sue nozze, impedendole di vedere Tom. Convinta che lui l’abbia abbandonata, lei ha deciso di trasferirsi a Vancouver. Quando l’aereo toccherà terra, userà i suoi poteri per chiudere per sempre con il passato. Tom ha pochissimo tempo per provare a riconquistarla. Ce la farà, senza superpoteri?
Un delicato e divertentissimo tributo all’amore, ambientato in un universo di supereroi strampalati, i cui superpoteri diventano categorie per esplorare manie, fissazioni e debolezze dell’uomo moderno.

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Leggete il primo incontro tra Tom e la Perfezionista:

La Perfezionista non era stata con nessuno dopo aver lasciato Ipno. Il sesso con lui era stata un’esperienza perfetta, ma la Perfezionista lo dava per scontato, in un rapporto.

Tom le piaceva, era sicura che sarebbero diventati buoni amici, ma niente più. Non sapeva se la loro amicizia sarebbe sopravvissuta all’avventura di una notte, ma quella volta si sentiva senza freni e l’aveva portato direttamente in camera.

La Perfezionista aveva spinto Tom sul letto. Gli aveva sfilato la camicia. Gli aveva sfilato scarpe e calze. Gli aveva sfilato i pantaloni. Gli aveva sfilato i boxer.

Con altri ragazzi la Perfezionista si sarebbe fermata qui. Ma quella volta no. Si sentiva senza freni.

Gli aveva sfilato la pelle. Gli aveva sfilato il sistema nervoso. Gli aveva aperto la gabbia toracica. Aveva preso in mano il suo cuore pulsante. E nascosto sotto ci aveva trovato un cofanetto dorato.

L’aveva aperto e dentro c’erano le speranze di Tom, i suoi sogni e le sue paure. Ne era rimasta incantata, sorpresa di trovarli lì e affascinata dalla loro bellezza.

Era stato in quel preciso momento che la Perfezionista si era innamorata di Tom.

Aveva rimesso a posto il cofanetto, la pelle e i vestiti. E lo aveva abbracciato.

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...e la storia di uno dei tanti amici di Tom:

David Duncan era venuto alla luce già invisibile. L’infermiera aveva lavato via il sangue e i residui di placenta, e non aveva trovato nessuno. Quand’era piccolo, sgusciava sempre fuori dai pannolini, e i suoi genitori per trovarlo dovevano aspettare di sentirlo piangere per la fame. Essendo quasi morti dalla preoccupazione avevano preso la drastica decisione di dipingerlo di blu.

Avevano continuato a dipingerlo di blu, usando una tintura ad acqua non tossica, finché non aveva compiuto cinque anni.

E il primo giorno di scuola avevano lasciato a lui la decisione – rimanere blu oppure ritornare al suo stato naturale di invisibilità.

David era andato in bagno. Mancava un’ora all’arrivo dello scuolabus. Aveva riempito d’acqua il lavandino. Si era lavato via tutto il blu e si era guardato allo specchio. Mentre si lavava i denti, aveva osservato lo spazzolino librarsi a mezz’aria. Ne era rimasto terrorizzato. Aveva deciso di rimanere blu.

Così aveva frequentato la scuola sempre dipinto di blu. Non si era fatto nessun amico ed era diventato il Reietto Blu.

Durante tutto il liceo Reietto Blu aveva resistito alla tentazione di infilarsi nello spogliatoio delle ragazze. Non era mai andato a sbirciare nel registro dell’insegnante. E aveva sempre pagato il biglietto per andare al cinema.

Diplomatosi con una mediocre votazione, aveva trovato lavoro in un call center e aveva preso un miniappartamento in una laterale di Church Street. Conduceva una vita solitaria. Ogni mattina si dipingeva regolarmente di blu, come altri si radono. Nessuno aveva mai sospettato che fosse invisibile. Pensavano solo che fosse un tipo strambo.

E poi un giorno, un mercoledì, Reietto Blu aveva fatto tardi al call center. Aveva dovuto aspettare l’autobus delle sei e zero quattro. Di solito prendeva quello delle cinque e un quarto. E l’aveva vista. Era difficile che passasse inosservata: era arancione.

Reietto Blu era in fila per salire dalla porta anteriore. Esilio Arancione stava scendendo dalla porta posteriore. Per un istante i loro sguardi si erano incrociati, ma niente di più.

Reietto Blu aveva cambiato abitudini. Aveva cominciato a prendere ogni giorno l’autobus delle sei e zero quattro. Reietto Blu ed Esilio Arancione si dimostravano un reciproco interesse sempre crescente. I loro sguardi si incrociavano per periodi sempre più lunghi. Reietto Blu cercava di essere l’ultimo a salire sull’autobus. Esilio Arancione faceva in modo di essere la prima a scendere. Si scambiavano un cenno di saluto quando si incrociavano per strada. Non si erano ancora parlati né si erano presentati. Non sembrava essere così urgente.

Andavano avanti così da sei settimane, quando un giorno si scatenò una tempesta sulla città. Ai primi rovesci era seguita una pioggia battente. Un fulmine era caduto vicino al call center di Reietto Blu. Erano le sette e mezza. Aveva perso l’autobus delle sei e zero quattro. Era rimasto da solo in ufficio. Il tuono era rimbombato nella stanza. Lui era andato alla finestra per vedere se c’erano stati danni.

In quel momento esatto anche Esilio Arancione stava guardando fuori dalla finestra del suo appartamento. Il call center e l’appartamento di Esilio Arancione erano uno di fronte all’altro, al secondo piano di due edifici adiacenti.

Reietto Blu aveva guardato Esilio Arancione. Un fulmine aveva illuminato il cielo. Esilio Arancione si era infilata un dito in bocca. Lo aveva tirato fuori. Non era più arancione. Era invisibile. L’aveva teso in avanti perché Reietto Blu potesse vederlo.

Reietto Blu aveva iniziato a piangere. Le lacrime gli tracciavano solchi di invisibilità sulla faccia. Si era allontanato dalla finestra e si era spogliato. Nudo, era sceso al piano terra, era uscito sotto la pioggia e aveva guardato dall’altra parte della strada dove dei piedi color arancio e delle gambe color arancio erano fermi in una pozza color arancio.

D Repubblica delle Donne Kaufman racconta un mondo dove invece dell’aspirapolvere ti vendono porta a porta l’amore... (leggi...)