QUINTO ROMANZO DELLA FACTORY
"La mia esperienza delle donne, della bellezza, è troppo intensa per essere fatta direttamente; devo dissezionare e assorbire. Per fare quello che devo, la bellezza deve essere inerte."
Ronald Jidney dà forma alle sue teorie estetiche martoriando e uccidendo con dedizione totale le sue vittime, scomponendo e ricomponendo i loro corpi come un artista fa con la materia, per affermarsi contro quella vita che lha maltrattato, nella certezza che "lunico modo di scampare allinferno, è diventarlo".
Il Sergente della A14, sezione Omicidi Irrisolti, questa volta si trova proiettato in unindagine quasi per caso: un ex collega insospettito dal comportamento di un vicino di poche parole, una serie di donne apparentemente scomparse, unidentità celata sotto nomi differenti. Uno stuolo di esistenze, avvolte da una patina di normalità quotidiana così densa da poter diventare il miglior nascondiglio per lorrore. Emergono a poco a poco i particolari di un quadro terribile e angosciante, del quale fino allultimo nessuno sembra rendersi conto.
Raymond, nel quinto romanzo della serie della Factory, ci conduce come una guida solerte per i corridoi di questo Museo dellinferno, e la visita prende la forma di una discesa negli abissi delluomo, di unesplorazione delle oscurità della mente omicida: ma, attraverso lo sguardo lucido, impietoso dellautore, ogni follia sembra sgretolarsi e dissolversi, per lasciare in piedi soltanto labbagliante evidenza del male.