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Salvami
di Darcey Steinke

traduzione di Silvia Rota Sperti
Pag. 192 - Euro 12,00
ISBN 88-8237-044-5

le recensioni...

"La Steinke ha trovato una poesia decadente e intensamente spirituale nelle periferie del Sud degli Stati Uniti, e ce le presenta in una prosa magnifica e sconvolgente…"

(The New York Times Book Review)

"Un romanzo lirico, violento e affascinante…"

(Madison Smartt Bell)

L’auto di Ted e Ginger sfreccia sulla strada, lasciandosi dietro note di autoradio a palla e odore di marijuana. Ted ha la guancia sfregiata da una cicatrice. Un colpo di pistola che è stato lui stesso a spararsi. Ginger ha i capelli appiccicati al volto e gli occhi lucidi. Davanti a sé vede sfumare lentamente le immagini di un mondo che non smette di inquietarla, un mondo di uomini smarriti nelle proprie ossessioni. Come suo padre, un predicatore divenuto impopolare tra i fedeli che preferiscono la tv ai suoi richiami alla moralità. O lo strano hippie che vive in un casolare spacciando pasticche e curandosi il cancro con una dieta di miglio e tofu.
Ma di un’immagine Ginger non può liberarsi: il volto di Sandy – la ragazzina poco più giovane di lei, rapita qualche tempo prima da uno squilibrato – che campeggia da decine di manifesti.
C’è tutta la desolazione della moderna periferia statunitense in questo libro, paesaggi fatti di boschi e fast food, strade statali e fabbriche in disuso, rituali di adolescenti e musica metal, abbandono e urgenza di salvezza.
E mentre Ginger e Ted si avvinghiano l’uno all’altra per non naufragare, Sandy tenta senza sosta la fuga dal luogo dov’è rinchiusa; e se la sorveglianza si fa troppo stretta e le pareti troppo anguste, scopre che è possibile scappare rifugiandosi in un universo immaginario, popolato di unicorni e fiori parlanti.
Ma Ginger sa che Sandy è ancora viva, e non riesce a smettere di cercarla...
Salvami è un’attraversata indimenticabile delle profondità dell’immaginazione letteraria, che mescola un linguaggio onirico alla descrizione distaccata e amorale della subcultura giovanile, amalgamandoli nelle atmosfere torride e cupe del southern gothic. Un saliscendi tra gli abissi del sacro e del profano, disperato come solo può esserlo la ricerca di quel che resta di Dio tra le mura di un centro commerciale.


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