Indipendentemente dal valore che si vuole attribuire a Andy Warhol come artista, il suo vero ruolo è stato quello di profeta. In Pop questo inquietante personaggio dai capelli argentati e dai modi femminei analizza con distacco da automa cosè il pop per rivelarci, pagina dopo pagina, che il pop altro non è che il mondo in cui viviamo. Anche quando ci illudiamo di trasgredire siamo ancora lì, a rimescolare lo stesso mazzo di carte che Warhol ha messo sul tavolo per primo. Il voyeurismo dei reality show è pop, il tutto e subito è pop, la fama a prescindere dal merito è pop, la ricerca ossessiva della visibilità è pop. Ma Pop non è un trattato, è un torrenziale fluire di aneddoti punteggiato di acutissime intuizioni, è la storia di una scalata al successo e di una rivoluzione artistica e di costume, soprattutto è il ritratto di dieci anni di scatenata vita newyorkese. I personaggi di questo libro, siano divi come Bob Dylan e Mick Jagger o eccentrici sconosciuti ormai dimenticati, vivono vite irreali, in cui non esistono il peso del quotidiano e la fatica del dovere, ma solo il sacro e folle compito di scoprire il proprio limite attraverso il sistematico dérèglement di tutti i sensi. Le figure più struggenti sono proprio quelle i cui nomi, oggi, non dicono nulla, che hanno brillato per un attimo e solo della luce riflessa di Warhol, lo spietato burattinaio-vivisettore accanto al quale era quasi impossibile non bruciarsi.
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