François non ama, e non ne sente il bisogno. Brillante, ricco, elegante, studente modello dellÉcole Supérieure di Parigi, sta scrivendo una tesi su Dante. Vive una vita perfetta, anche se senza passione.
Ma siamo nel 1941, arriva la guerra, il collaborazionismo, e François è di famiglia ebrea. Per il ragazzo, poco più che ventenne, è il momento di ricevere una particolare e dolorosa educazione sentimentale.
Il 20 agosto François viene preso in un rastrellamento e rinchiuso nel campo di lavoro di Drancy, pallido anticipo delle tappe successive, Auschwitz e Treblinka.
Qui François dovrà imparare a sopravvivere, aggrappandosi alle sue capacità di matematico, ai suoi raffinati modi aristocratici, e specialmente alle sue doti di violinista.
Ma soprattutto vivrà un processo di umanizzazione e disumanizzazione al tempo stesso, che lo porterà a sperimentare tutti i sentimenti nella forma più estrema, anche lamore.
Anziché fare la tesi su Dante, François si troverà a rivisitare, in chiave moderna, tutti i gironi infernali, fino a un punto che neppure il poeta fiorentino aveva immaginato.
Con una scrittura punteggiata di lampi dalta poesia, Zimmermann, che ha perso trentasette familiari ad Auschwitz, riesce ancora a dire qualcosa di nuovo sullolocausto: La città dolente è un romanzo, un libro di storia, uninterpretazione del nazismo in sintonia con i film di Visconti e della Cavani.
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