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Il signore dei lombrichi
Jack Allen


Gioia
il Giornale di Sicilia
Mucchio Selvaggio
Pulp
Repubblica Musica
il Riformista
tuttolibri


Gioia, 19.10.2004

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Cattivi maestri

Caleb Duck è la vergogna del sistema scolastico da quando è stato nominato supplente del direttore di un liceo, non ha fatto altro che creare scandali. Ma a parecchi studenti piace, col suo carisma li sta plagiando e convincendo a cambiare il mondo. In un modo che ricorda le sfrenate follie alla "Arancia meccanica".
Violento, aliucinato, ma tremendamente realistico.

Erica Arosio


il Giornale di Sicilia, 18.1.2005

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Il guardiano è un ragazzo gigantesco un po’ ritardato. Gli ospiti giocano a carte o a ping-pong ignorando le urla di un capo invaso dal delirio di onnipotenza. Siamo in un carcere di sicurezza? In un manicomio? No, ci troviamo in un liceo speciale. Gli "studenti" sanno raggirare e rubare, la segreteria della direzione non disdegna la prostituzione occasionale e il direttore persegue un sogno manicomiale. Una sarabanda senza soste, un’opera prima con uno stile a muso duro. Libro trasgressivo lo si sarebbe definito quando c’era ancora qualcosa da trasgredire.

Giampiero Cinque


Mucchio Selvaggio, 2.11.2004

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Lasciano perplessi le prime pagine de Il signore dei lombrichi. Viene quasi la tentazione di rinunciare ad andare avanti, tanto è disorientante e volutamente fastidioso lo scenario creato da Allen, quello di un liceo pubblico di Bristol, la sua città, e in particolare della sua famigerata Sezione Studi Integrati e del suo responsabile, Caleb Duck. Una scuola in cui regna il caos, tra partite di ping pong, rave, micro e macro criminalità. Un’anarchia però solo apparente, visto che Duck in realtà controlla tutto con piglio militaresco e, soprattutto, con una follia sempre più travolgente. Ed è proprio la scarsa lucidità del protagonista a rendere difficoltoso l’approccio al romanzo, visto che è il suo il punto di vista quello da cui è raccontata la vicenda.
Basta un poco di pazienza, però, per abituarsi alle continue deformazioni e distorsioni, all’ironia grottesca e nerissima, al sesso, alla fantasia malata e alle volgarità gratuite che pervadono le pagine, e allora ci si sottopone volentieri a un processo di sospensione della morale per lasciarsi travolgere da un crescendo bukowskiano dal netto sapore psichedelico. In un trionfo di political incorrectness da fare invidia a South Park, filosofia da quattro soldi e colpi di teatro sempre più assurdi, si finisce proprio malgrado per tenere le parti di un bastardo integrale come Duck, per appassionarsi alla sua vicenda, per fare propria la sua battaglia contro un sistema scolastico anch’esso irrazionale ma in una maniera molto più subdola - un argomento che l’autore conosce bene, avendo fatto per anni l’insegnante.
Solo a libro terminato ci si chiede come sia stato possibile, ma ormai è troppo tardi, il danno è fatto, e non si può far altro che rimanere storditi, non sapendo se ridere di gusto ripensando a quanto si è appena letto oppure odiarsi per averlo trovato divertente.
In ogni caso, il solo fatto di prenderne coscienza indica che l’autore un bersaglio lo ha centrato in pieno.

Aurelio Pasini


Pulp, settembre-ottobre 2004

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In una scuola multirazziale della periferia di Bristol, Caleb Duck, caposezione del Dipartimento Studi Integrati, intraprende una personalissima rivolta contro il programma di studi nazionale. La mente delirante di Caleb, coadiuvata da un micidiale surplus di alcol e stupefacenti, costringe e istiga gli alunni alla rivolta, sia per impadronirsi del proprio destino, sia per stravolgere gli obiettivi previsti dal programma ministeriale. Non è difficile coinvolgere una classe composta per lo più da ladri, prostitute, piromani e spacciatori. Ben presto la sgangherata milizia si avvia verso una crociata surreale che si allarga a macchia d’olio, in quel tipo di follia, contagiosa e sconcertante, che non lascia più spazio alla ragione. Seppur insospettiti dall’abbigliamento bizzarro di Caleb - stivali da equitazione e giacca militare - preside e vicepreside insistono nell’inviare all’insegnante richieste scritte, per la copia del programma svolto e schede o questionari, regolarmente cestinate. Dotati di un intuito che non va più in là delle stanze dentro le quali presiedono, i maggiorenti scolastici, seppur sconcertati, si rivelano incapaci di disinnescare l’ordigno esplosivo posto sotto le loro cattedre. Nel frattempo le copiosissime dosi di droghe e steroidi giocano senza pietà con il cervello spappolato del nostro guerrigliero, che ormai saltella a passo di marcia, perlopiù verso autocompiaciute allucinazioni erotico-sentimentali.
Lo stile graffiante e caustico di Allen richiama le pagine migliori di Tom Sharpe, dimostrando inoltre, grazie un acume spiccato, la differenza che distingue una black comedy scritta con intelligenza da una patetica catasta di idiozie. Effettivamente questo è ciò che crea la qualità; ciò che ti fa ridere davvero, senza il timore di aver sprecato tempo o danneggiato l’umore.

Patrizia Burra


Repubblica Musica, 9.9.2004

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Se a Columbine spara l’insegnante

Per celebrare la riapertura delle scuole non c’è libro più opportunamente sconveniente di Il Signore dei lombrichi, di Jack Allen, che sta al Signore delle mosche, come il Carnevale alla Pasqua. S’aprano le aule, dunque, testo sul banco e sfogliate. Avendo già svolto il mio compito, sfoglio ricordi.
Ho frequentato quel che era considerato il più quotato liceo classico della mia città, Bologna. Il preside scriveva ogni settimana una lettera al giornale locale per affermare che tutti i mali del mondo avevano la stessa causa: il basso stipendio dei presidi. La mia professoressa di filosofia dava del "lei" e non rivelava il voto che aveva dato nelle interrogazioni. L’insegnante di italiano cercò di colpirmi al volto perché in un tema sulle fazioni del Risorgimento avevo dato poco spazio a Vincenzo Gioberti e nessuno a Ruggero Bonghi. Il penultimo anno occupammo la scuola e marciammo per i corridoi scandendo lo slogan Sparare ai professori non è reato/ è uno sport che va legalizzato. Vent’anni più tardi, a Torino, una soave docente mi chiese di accompagnarla in auto alla sua scuola, nel famigerato quartiere Falchera. "Tu non guidi?"), domandai all’arrivo. In risposta indicò una vettura carbonizzata all’ingresso dell’edificio: "Era del mio collega di ragioneria", spiegò. "Risponderemo colpo su colpo" aggiunse.
Tutto questo per preambolo per dire che la realtà scolastica è, al naturale, comica e feroce. Basta raccontarla com’è. A calcare le tinte, come fa Allen, si rischia il grottesco, un eccesso che la situazione non sollecita, anzi. Il suo Caleb Duck, professore in una scuola multirazziale di Bristol, circondato da presidi e vicepresidi petulanti e ortodossi, da studenti spacciatori e studentesse massaggiatrici, perseguitato da questionari quelli sì così assurdi perché (talora) autentici, tradito dalla moglie e dalla vita, sulla quale pure riponeva basse aspettative, esplode. Dall’organizzazione di un innocente gioco del ping pong con i libri (purché stracciati) per racchette, passa a quella di un ferale war game, una Columbine dalla cattedra.
È divertente, a tratti, ma le cannonate sono fuori luogo e bersaglio. La scuola è l’istituzione più violenta che esista, non c’è bisogno di una guerra per dimostrarlo.

Gabriele Romagnoli


il Riformista, 13.9.2004

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Letture: I lombrichi frequentano le scuole

Esce nelle librerie il nuovo di Allen Jack Il signore dei lombrichi (edito da Meridiano Zero). C’è chi ha fatto notare che è una ottima lettura proprio nei giorni in cui riprendono le scuole poiché la storia è ambientata nel liceo di Walliscote Road, Sezione Studi Integrati: una via di mezzo tra un bazar della Mecca e un punto di scambio di sostanze stupefacenti. Centinaia di ragazzi, tutti professionisti nell’arte dello scippo, della prostituzione e dello spaccio, cercano con tutte le loro forze di non apprendere alcunché. In un vortice di situazioni surreali, sesso e gerarchia militare, la scuola diventa la più esilarante caricatura di se stessa.


tuttolibri, 13.9.2004

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Le passioni (e lo stress) del supplente
Una scuola in cui si va per giocare a ping pong usando per racchetta il libro di Storia o per farsi di roba, posare nude, prostituirsi part time

Che cosa succederebbe nella peggiore delle scuole se uno dei principali responsabili della scuola medesima si mettesse in testa di arruolare i peggio elementi allo scopo di sovvertire una volta per tutte le regole vigenti tra le scolastiche mura?

Inghilterra. Liceo di Walliscote Road. Caleb Duck, supplente non pagato del Responsabile del Dipartimento scolastico, ha due passioni: il fai-da-te e le passeggiate sui monti del Cumberland. Insieme con la moglie Kaye, che fa la segretaria in una scuola elementare, ha restaurato nel corso degli ultimi dieci anni la casa vittoriana in cui vivono con l’idea di riportarla ai fasti originari e rivenderla nel momento in cui i figli James e Jayne andranno a stare per conto loro, per poi trasferirsi in una dimora più piccola e spendere i soldi della differenza viaggiando per il mondo al momento della pensione anticipata: vero e proprio miraggio dietro l’angolo, per l’insegnante cinquantenne. Vita sociale zero, visti i sacrifici necessari per riuscire nell’impresa. E vita di coppia ridotta ai minimi termini, guastata com’è dalle liti che scoppiano tra i due coniugi al ritorno dai rispettivi lavori: con lei che dopo l’ennesima scenata se ne esce tutta in tiro per andare al comitato elettorale del quartiere e lui che si ubriaca su una poltrona ascoltando la Prima Sinfonia di Mahler.
Anche se, a dire la verità, non è che Caleb s’ammazzi di fatica. È lo stress, che lo divora. Tanto per iniziare, rispetto ai suoi colleghi più giovani appartiene a un’altra generazione. Ovvero a quella che ha studiato in una scuola dove le sezioni erano A, B, C e D, coni cervelloni in A e B e gli psicopatici e i farabutti in C e D. Una scuola dove i banchi erano disposti in file, "come Dio comanda, e non in un cerchio del cazzo". Una scuola dove si imparavano le tabelline a memoria, e gli insegnanti passeggiavano tra i banchi con la bacchetta pronta a colpire, "impazienti di beccare qualcuno anche solo a bisbigliare". E dove il primo della classe sedeva immancabilmente al primo banco, e per rispondere a una domanda bisognava alzare una mano.
Naturalmente oggi come oggi al Liceo di Walliscote Road le cose non vanno proprio così. Sono cambiati i tempi. Sono cambiate le regole del gioco. E sono cambiati di conseguenza anche i ragazzi. Che a scuola vanno per giocare a ping-pong usando il libro di Storia a mo’ di racchetta e una sfilza di Bibbie al posto della rete, o per farsi con la roba che spaccia Errol Perkins, ovvero il boss, El Supremo, ragazzone afrocaraibico con un’età anagrafica di 15,8 anni e un livello d’apprendimento che si ferma agli 8,2 anni e che però deambula per i locali dell’istituto sfoggiando un aspetto veramente regale, complici i capi firmati che indossa.
La fauna che si aggira per i corridoi del liceo è imparentata alla lontana con i drughi di Arancia Meccanica: tra gli altri, spiccano Kowalski lo skinhead con l’Union Jack tatuato sul cranio e un ragno sul collo, Shearn il Merdoso che se la fa nei pantaloni, Gary che a momenti ci rimetteva la pelle quella volta che lo inseguiva una banda di tifosi della City, Moccico Greenham col suo soprannome chiarissimo, e poi le varie Margaret, Yvonne, Lynda, sedicenni molto, molto diverse dalle sedicenni di una volta, con una certa tendenza a prostituirsi part-time per tirare su qualche sterlina.
Ma c’è anche Angela White, la bella assistente sociale, sogno erotico di Caleb dal giorno in cui lei lo intrattenne parlandogli del degrado urbano sfiorandogli un ginocchio. E soprattutto ci sono Velenoso Rees, il vicepreside, un uomo con la mania dei programmi ministeriali che perseguita Caleb con le sue comunicazioni scritte e i suoi richiami, e il preside Williams. In breve, un bel giorno Caleb scopre di essere stato tradito dalla moglie, che se la fa con Roger Sweet, uno che fa colpo sulle donne perché sa far ripartire una macchina quando la batteria è completamente scarica e conosce a memoria le battute di Casablanca. E con il disfacimento del matrimonio decide di passare all’azione, mettendosi alla testa dei suoi allievi per sovvertire l’ordine costituito.
Finirà con un sarong addosso, un anello al naso e le parole LOVE e HATE tatuate sulle nocche, nonché implicato nel progetto di scavo di un tunnel, nella sparizione di duecento banchi nuovi di zecca e in certe foto finite in mano ai genitori dei ragazzi, con le bidelle che posano nude accanto al mocho-lava pavimenti, ma finalmente rispettato dalla ciurma.
Sarcastico, disperatamente disincantato, Allen si fa beffe delle moderne teorie educative, dell’istituzione scolastica in particolare e delle istituzioni in generale, avendole conosciute da vicino in quanto insegnante in un carcere minorile e direttore di una scuola speciale per ragazzi "difficili", e ritrae a suo modo il disastro della scuola contemporanea, figlio naturalmente del disastro che la circonda. Tra i capitoli esilaranti, quelli costituiti dai vari prospetti sulle Situazioni di stress nella scuola o dalle lettere del vicepreside, in grande contrasto nella loro normalità con gli estremi cui giunge la vita all’interno della scuola, tra cui il cannibalismo per non parlare delle note a piè pagina dell’operaio-filosofo Stockhausen che l’autore usa a più riprese nel corso della narrazione.
Come sempre, e meritevolmente, Meridiano Zero riporta una breve nota biografica del traduttore.

Giuseppe Culicchia