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Superstizione
David Ambrose


Tullio Avoledo, su il Giornale
Giancarlo De Cataldo, su Hot
lennynero.wordpress.com
omardimonopoli.blogspot.com
Polizia e Democrazia
Pulp
Stilos
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il Giornale, 9.3.2004

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Ambrose, discesa nel pozzo dell’occulto

Terzo colpo del giallista inglese: danza macaba fra paranormale e scienza

Superstizione è il terzo romanzo di David Ambrose pubblicato dalla casa editrice padovana Meridiano Zero, e conferma il talento dell’autore per l’innesto di idee originali su trame che sembrano già pronte per essere rappresentate sul grande schermo. Non a caso l’inglese Ambrose, dopo aver abbandonato la carriera legale, ha lavorato come sceneggiatore a Hollywood.
Nei precedenti romanzi, L’uomo che credeva di essere se stesso e La madre di Dio, Ambrose aveva già costruito meccanismi narrativi perfetti, a metà fra il giallo e il noir, intorno a idee forti il cui tema dominante è il rapporto fra il paranormale e la scienza. Sulle pagine di Ambrose vengono resi con perfetta credibilità slittameni in universi paralleli, programmi informatici che acquistano coscienza e interagiscono con un serial killer o, come nel caso di questo romanzo, il tentativo di creare artificialmenteÉ un fantasma. Per quanto possa sembrare incredibile, il romanzo prende spunto da un esperimento realmente avvenuto in Canada, a Toronto, nei primi anni Settanta.
Joanna Cross, brillante reporter d’assalto di una rivista newyorkese, ha appena smascherato Ellie e Murray Ray, una diabolica coppia di anziani truffatori che aveva organizzato un colossale inganno a spese di poveretti desiderosi di comunicare coi loro defunti. Invitata come ospite a un talk show televisivo sull’argomento, Joanna fa amicizia con un altro ospite, il dottor Sam Towne, psicologo, ricercatore presso la Manhattan University che si occupa, per usare le sue stesse parole, "dell’interazione fra coscienza umana, sistemi fisici e strumenti di misura". Una ricerca che comprende telepatia, precognizione, psicocinesi, visione a distanza...
"Come scienziato, Sam si era impegnato a fornire una risposta razionale a ogni cosa. Era convinto che la ragione e la logica fossero gli unici strumenti che l’uomo aveva a disposizione per tentare di penetrare il mistero della propria esistenza". Le sue convinzioni - e anche quelle del lettore - verranno tuttavia rovesciate come un guanto, alla fine del libro.
All’uscita dagli studi televisivi Joanna viene aggredita da Ellie Ray, che le grida che il marito è morto di un attacco cardiaco e le lancia un’oscura maledizione. "D’ora in poi sarai da sola". Maledizione di cui Joanna, come il lettore, capirà il senso solo alla fine del libro.
Ancora sconvolta dallo scontro con Ellie, Joanna viene soccorsa dal dottor Towne, che le espone il bizzarro esperimento che ha in mente di attuare. Con un gruppo di volontari inventeranno un personaggio mai esistito, che poi cercheranno di evocare come se fosse un fantasma, per dimostrare che il cosiddetto occulto ha in realtà origine nella mente umana. Joanna accetta, affascinata dalla personalità e dall’energia di Sam, di cui col tempo diventerà l’amante.
Fra un certo scetticismo iniziale, i membri del gruppo inventano quindi "Adam Wyatt", immaginario personaggio vissuto alla fine del ’700, e ne scrivono la "storia", altrettanto immaginaria, facendolo teatralmente morire durante la rivoluzione francese. Poi cominciano le sedute spiritiche, nel tentetivo di evocare "Adam".
E "Adam", sorprendentemente, risponde. Dapprincipio nel classico modo in cui risponderebbe un fantasma: colpi sotto il tavolo, o lo spostamento di piccoli oggetti. Ma poi le manifestazioni cominciano a prendere un aspetto terrificante. "Adam Wyatt" si rivelerà un’entità sinistra, subdola e crudele, uno spettro ben diverso dal personaggio immaginato collettivamente dal gruppo. Le sue evocazioni hanno effetti sempre più drammatici, finché i membri del gruppo cominciano a morire.
A mano a mano che i vivi scompaiono Adam acquista forza, tanto che Joanna e gli altri sopravvissuti del gruppo cominciano a sospettare che possa trattarsi di un fantasma reale: segni dell’esistenza di un vero Adam Wyatt nel ’700 prendono infatti a fissarsi nella vita dei protagonisti, a invaderla. Libri, ritratti, persino parenti in vita, confermerebbero l’esistenza di Adam Wyatt. Rivelare di più su ciò che attende il lettore nell’ultimo quarto del libro sarebbe un vero tradimento. Come nei precedenti romanzi di Ambrose, il finale è un colpo di scena che lascerà il lettore a bocca aperta.
La prosa di Ambrose è asciuttta ed evocativa al tempo stesso. L’orrore evocato è lontano mille miglia dai facili effetti di gran parte dei narratori di genere, ed è più vicino alla sensibilità e al talento di autori come Richard Matheson, Shirley Jackson o il primo Stephen King. Che Ambrose sia anche scrittore per il cinema lo si capisce dalla perfetta tenuta delle scene, dai dialoghi serrati e dalla suspense che riesce a ricreare. Ma anche la New York del romanzo sembra "filmata" dall’autore: splendide, in questo senso, le scene ambientate nel Dakota Building, davanti al quale venne ucciso John Lennon e nelle cui stanze venne girato Rosemary’s Baby.
Il vortice di follia in cui precipitano Joanna, Sam e gli altri è talmente coinvolgente da far dubitare alla fine il lettore sulla "realtà" stessa del mondo. Ambrose si conferma ancora una volta maestro nell’intraprendere strade nuove, nel battere sentieri minori - ma non per questo meno inquietanti - dell’occulto, finendo per piacere non solo agli appassionati del genere ma a ogni lettore dotato del gusto per una buona storia.

Tullio Avoledo


Hot, 1.5.2004

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Joanna è una giornalista investigativa che si è fatta un nome smascherando le truffe di sedicenti maghi e illusionisti. Sam è un professore universitario che studia le connessioni fra i misteri della mente umana e il paranormale. Dal loro incontro nasce l’idea di dar vita a un fantasma. Con un gruppetto di amici e il "tavolino" della più tradizionale seduta spiritica, viene evocato l’immaginario Adam, un avventuriero del Settecento protagonista della Rivoluzione Francese nonché amico e sodale di Cagliostro e del Marchese De Sade. Ma, come insegna l’apologo dell’Apprendista Stregone, mai mettere mano all’occulto se non si è in grado di padroneggiarne le mille insidie. Perché Adam, una volta "creato" dai suoi artefici, non ha nessuna intenzione di restarsene buono e tranquillo nel limbo dell’immateriale: lui vuole la vita. Quella vera. Quella fatta di carne, di sangue e di passioni. E per ottenerla è disposto a tutto. Persino ad alterare la storia e a rovesciare il tempo. Con Superstizione, l’inglese David Ambrose, commediografo, romanziere e sceneggiatore (per Orson Welles) firma un’avvincente, torbida avventura al confine fra horror e fantascienza. Dove l’eleganza della scrittura e la strisciante perversione del quotidiano fanno giustizia degli ormai insopportabili effetti speciali, e brilla il ritratto inedito di una New York barocca e fatiscente che ricorda Rosemary’s Baby aIle soglie del secondo millennio.

Giancarlo de Cataldo


lennynero.wordpress.com, 23.1.05

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Il libro inizia in modo folgorante e cinico con il racconto di una seduta spiritica che avviene di fronte ad un vasto pubblico, svelando tutti i segreti adoperati dai medium e i loro collaboratori per ingannare le persone presenti.
Tutto viene documentato da una giovane e seducente giornalista, Joanna, scettica e pronta a distruggere il mondo dei cialtroni.
Tutto regolare, si pensa che questo thriller voglia forse puntare sull’ironia a discapito delle credenze popolari._Nulla di piu’ sbagliato._Mano a mano che la storia procede, puntellata con una intelligenza ed un sarcasmo notevoli, con l’esposizione delle piu’ importanti teorie della fisica moderna, quella che viene ribaltata è la comune percezione della realtà, fino che il lettore viene trascinato in una vicenda totalmente assurda alla quale nonostante tutto si crede e che getta addosso un’angoscia che raramente ho provato.
L’incipit del nucleo narrativo è rappresentato dal progetto di uno studioso del paranormale, Sam, messo in atto per creare un fantasma._Creare è diverso da evocare._Raduna un gruppo di persone, tra le quali Joanna ed un importante studioso di fisica, per inventare un personaggio storico del quale devono immaginare contesto storico, vicende personali e conoscenze.
Lo scopo è dimostrare il ruolo che la mente ha nell’influenzare la materia._Ma che cosa puo’ accadere quando dai vita prima ad un semplice fantasma, che si manifesta nei consueti modi, e poi piano piano gli costruisci intorno una non-esistenza così probabile da renderla possibile?_E se Adam Wyatt, giovane americano emigrato in Francia al servizio del generale Lafayette, ambizioso e corrotto dalle amicizie con De Sade e il temibile Cagliostro, iniziasse ad esistere nel passato?_Com’è possibile che all’improvviso le persone che partecipano al progetto inizino a morire violentemente o a scomparire, mentre un misterioso discendente di Adam si insinua nella vita di Joanna?_Ricreare un evento nel passato, far nascere un individuo abietto e dedito all’occulto, puo’ produrre tragiche conseguenze nella realtà presente?_L’intrigo è assolutamente coinvolgente, le rivelazioni centellinate col ritmo giusto e l’autore distrugge la differenza tra la superstizione e l’occultismo da una parte e la fisica moderna dall’altra, trascinandoci in un finale mozzafiato e visionario._Dopo tutto ormai si credono reali elementi che esistono solo in virtù di uno strumento che li misura e usato da un umanissimo misuratore._ E come diceva il filosofo Bacon, anche "rifuggire dalla superstizione è superstizione". _Aggiungendo pure che la storia d’amore tra Joanna e Sam è una delle poche plausibili, realistiche e ben costruite che ho letto negli ultimi anni, non posso che consigliarvi questo libro davvero stimolante intellettualmente e nello stesso tempo avvincente.
Ricopio uno stralcio di un’ intervista all’autore:
D: Al di là dell’esperimento con il paranormale, il suo romanzo è anche sulla responsabilità di assumersi il ruolo di Dio e sul problema del libero arbitrio.
R: Non ho mai capito la paura di "giocare a fare Dio", come si è soliti dire. Se non avessimo mai fatto niente di tutto quello che può essere interpretato come giocare a fare Dio, saremmo ancora all’età della pietra – dove alcune religioni vorrebbero che noi fossimo rimasti. Disprezzo le persone che preferiscono l’ignoranza alla conoscenza, quelli che, per paura dei cambiamenti tuonano contro il recitare la parte di Dio ogni volta che l’intelligenza umana ci spalanca un nuovo orizzonte. Se ascoltassimo quelle persone, non avremmo mai inventato la ruota, il motore, la penicillina. Detto questo, ci sono dei rischi, come ci sono rischi in tutto. Preferisco l’espressione che usa lei, "assumersi il ruolo di Dio", piuttosto che "giocare a fare Dio". Mi sembra che l’unica scelta che abbiamo nella situazione umana in cui ci troviamo, sia di esplorarla ai limiti della nostra intelligenza e del nostro ingegno. Il fatto che le cose possano andare male è semplicemente un elemento in più nel mistero della nostra situazione, e non una prova che la nostra ambizione di conoscere di più sia malvagia. Ricordiamoci che il mostro di Frankestein sarebbe dovuto essere una creatura di grande bellezza e intelligenza. Semplicemente l’esperimento è andato storto. Ma era la prima volta!


omardimonopoli.blogspot.com, 1.7.10

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"È più superstizioso credere nell’occulto o pensare di vivere in un universo logico e governato dalle ferree leggi della scienza?"
Con questa enigmatica frase di lancio qualche tempo fa Meridiano zero mise in circolazione il terzo romanzo dello scrittore inglese David Ambrose: si tratta di Superstizione, ed è un gioiellino letterario che si sviluppa attorno all’eterno scontro tra il mondo dei razionalisti scettici e quello degli spiritisti convinti.
Nelle pagine di Ambrose avevamo già scovato slittamenti in universi paralleli (L’uomo che credeva di essere sé stesso) e programmi informatici che acquistano coscienza sino a impossessarsi della mente di un serial-killer (La madre di Dio), argomenti ad alto gradiente d’implausibilità che l’autore aveva saputo trattare con misura e giudizio senza nulla sottrarre al puro gioco della fabula.
In quest’ultimo, magistrale Superstizione è il tentativo di creare artificialmente un fantasma il punto cardine di tutta la vicenda: radunatisi in gruppo alcuni studiosi per dare sperimentalmente vita a una "entità psichica" (immaginandosi cioé una personalità fittizia e dotandola di una propria storia), essa comincia a manifestarsi – e in definitiva ad "esistere" – fino a scombussolare le loro vite.
Per quanto incredibile, il romanzo prende spunto da un esperimento realmente orchestrato in Canada, a Toronto, nei primi anni Settanta. Il vortice di follia in cui precipitano Joanna, Sam e gli altri personaggi é talmente coinvolgente da far dubitare alla fine il lettore sulla "realtà" stessa del mondo.
Ambrose si conferma maestro nell’intraprendere strade originali, nel rovistare in mezzo a sacche meno frequentate – ma non per questo meno inquietanti – dell’occulto, finendo per regalarci una storia appassionante che trova estimatori anche tra non cultori del genere.
"Agghiacciante, genuinamente spaventoso… Un intrepido e magistrale gioco di manipolazione della realtà." (Publishers Weekly)

Omar Di Monopoli


Polizia e Democrazia, ott/nov 2004

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Paranormale e superstizione

Sam, "indagatore del paranormale", e Joanna, giornalista a New York, affrontano il problema della superstizione da due versanti opposti: le truffe legate allo spiritismo e la connessione fra fenomeni paranormali e la mente umana. Sam, per provare le sue teorie decide di coinvolgere la scettica Joanna. Riunisce un gruppo di volontari per inventare e materializzare il fantasma di Adam, immaginaria comparsa della Rivoluzione francese. Ma ai partecipanti accadono eventi agghiaccianti: l’esperimento di Sam è andato al di là di ogni aspettativa. In questo libro l’elemento paranormale e quello scientifico diventano il supporto per un thriller psicologico avvincente che inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina con colpi di scena e virate improvvise.


Pulp, marzo 2004

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Sam Towne, psicologo ricercatore della Manhattan University, vuole dimostrare che la mente umana è in grado di generare fantasmi. Le esperienze paranormali sarebbero quindi attribuibili a una forma di telepatia e alimentazione della coscienza collettiva.
Towne organizza un gruppo composto da otto persone, con l’obiettivo di inventare ed evocare uno spirito fittizio. Lentamente, la figura del fantasma acquista le caratteristiche di una persona realmente esistita: Adam Wyatt, giovane americano vissuto in una Francia rivoluzionaria alla fine del diciottesimo secolo.
Inaspettatamente, e andando ben oltre la pura immaginazione, Adam cresce, sempre più potente, con l’intento di non abbandonare il posto nel mondo che gli è stato creato. L’incubo avvolge e strazia l’esistenza di ognuno dei partecipanti. Universi paralleli ne assorbono la vita, risucchiandola e costringendola in dimensioni sconosciute, dove è la morte a conquistare l’anima e la mente.
Ed è in questa realtà perduta, in questa mancanza di possesso nei riguardi del certo e dell’esplorato, che Ambrose costruisce, anello dopo anello, la catena che ci tiene avvinghiati al romanzo. Superstizione corre veloce verso quella forma inquietante di terrore che sonnecchia dentro di noi, l’inspiegabile sconosciuto buio che sta sempre dietro qualcosa: una porta chiusa, in fondo alla strada poco illuminata dei nostri sogni o nel timore di svegliarci senza riconoscere il nostro presente.
Superstizione è organizzato e scritto in modo perfetto. Non c’è alcun gradino, né alcun ostacolo narrativo a farlo scivolare nel consueto. Mantiene costantemente teso il filo della tensione e costantemente all’erta la nostra partecipazione emotiva. Da tanto non capitava di imbattersi in una lettura talmente attraente da lasciare scossi i nostri sensi, già provati dai numerosi tentativi fallimentari di autori che insistono a proporre ripetitive farse pseudopsicotiche asettiche e spente.

Patrizia Burra


Stilos, 23.3.2004

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L’Età dei Lumi ha segnato una svolta fondamentale nel rapporto dell’uomo con la realtà, affermando la priorità della ragione nei processi cognitivi. Eppure a volte ci sono dei fenomeni che sfuggono a un’interpretazione razionale, a volte si avvertono delle presenze che si preferisce liquidare come allucinazioni e su cui si ha paura di indagare. E’ proprio il campo del paranormale che lo scrittore inglese David Ambrose esplora, nel suo nuovo romanzo "Superstizione" pubblicato da Meridianozero. Che cosa succede quando un esperimento ha successo e le conseguenze sfuggono di mano? Quando l’uomo si sostituisce a Dio creando un altro essere? un Frankenstein incorporeo in una storia che sfida la credibilità e che ci tiene inchiodati fino all’ultima pagina, lasciandoci ancora più sconcertati dopo aver letto, nei "ringraziamenti", dell’esperimento vero da cui prende spunto il romanzo. Lo psicologo Sam accetta una sorta di sfida, quando decide di provare a creare un fantasma: se la realtà esiste come oggettivazione del pensiero, concentrando lo sforzo mentale di un gruppo di persone verso un unico obiettivo deve essere possibile dare vita ad una persona "fantasma". Prima è necessario fare un identikit della persona che si vuole creare: dargli un nome (Adam, come il primo uomo, Wyatt, come l’avventuroso avventuriero Wyatt Earp) e un aspetto fisico (bruno, capelli ricci), stabilirne la nazionalità (americano), l’epoca storica in cui farlo vivere (aveva seguito Lafayette in Francia ed era stato vittima della Rivoluzione). Poi ci si deve assicurare che nessuno con questo nome e questa biografia sia mai esistito, e infine si possono iniziare gli incontri intorno al tavolo delle sedute spiritistiche, perché si manifesti il suddetto Adam. Ci vuole un po’ prima che questi segnali la sua presenza (ma non ci vogliono anche nove mesi per far nascere un bambino?), ma poi acquista sicurezza e dà prove concrete della sua presenza e del suo carattere, che non è esattamente come gli otto "genitori" avevano pensato- e forse non si erano neppure dati tanta pena di pensarci. L’esperimento è riuscito, forse è meglio interromperlo ma, a questo punto, Adam non vuole saperne di scomparire: è la sua vita in cambio di quella di loro otto. E tutto sommato è facile far passare degli assassinii per incidenti. E, se c’è chi sopravvive, ha senso vivere quando nessuno ci riconosce più? quando si è superato l’esile confine tra un mondo e l’altro e non c’è più alcuna certezza? è una superstizione maggiore credere nell’occulto o che la scienza possa spiegare tutti i fenomeni dell’universo? Stilos ha intervistato David Ambrose, scrittore di romanzi ma anche di sceneggiature di film e di drammi teatrali. Laureato in legge a Oxford, David Ambrose ha anche fatto l’attore e attualmente vive tra Londra, la Svizzera e la Provenza.

Nel suo primo romanzo pubblicato in Italia, "L’uomo che credeva di essere se stesso", l’argomento era quello degli universi paralleli, nel secondo, "La madre di Dio", quello dell’intelligenza artificiale, in questo si parla di esperienze paranormali: mi incuriosiscono le sue scelte, sia il fatto che scelga UN argomento e lo esplori interamente, sia l’originalità degli argomenti stessi. Che cosa le ha dato l’idea di scrivere questo libro?
Molti anni fa ero stato affascinato da qualcosa che era accaduto a Toronto, in Canada: nel 1973 otto persone si erano riunite intorno ad un tavolo ed avevano iniziato a creare un fantasma. Erano cinque uomini e tre donne, tutti membri della Società per la Ricerca Psichica ed erano tutti scettici riguardo a qualunque cosa fosse al limite della superstizione. A presiedere l’esperimento c’era un matematico e genetista, George Owen che, in tutta la sua carriera scientifica, aveva mantenuto un interesse per l’unica cosa che in genere viene considerata come incompatibile con il procedimento scientifico: il paranormale. Diciamo subito che nessuno ha mai messo in dubbio l’integrità o il rigore intellettuale del dottor Owen e che è inconcepibile che lui o qualcuno del suo gruppo fosse animato da altro che non fosse curiosità intellettuale. Quello che fecero, seduti intorno al loro tavolo a Toronto, fu di inventare, nell’arco di alcuni mesi, una persona di nome Philip, dandogli un passato avventuroso che terminava in un suicidio per una tragica storia d’amore. Ad ogni incontro tenevano le luci accese e c’era in funzione una cinepresa con audio. Si incominciarono a sentire dei colpi dal tavolo con cui stabilirono un sistema di domande e risposte, un colpo per "sì", due per "no". Poi si riuscì a instaurare una vera e propria conversazione coerente, a volte cantavano delle canzoni di cui il tavolo seguiva il ritmo. Infine il tavolo iniziò a muoversi da solo nella stanza, capitò anche che si sollevasse persino nell’aria. I colpi del tavolo, che erano stati registrati, risultarono ad un’analisi di tipo sconosciuto. Un grafico mostrava come si originassero nelle fibre di legno del tavolo, allargandosi verso l’esterno, l’opposto di quanto succede quando qualcosa viene colpito in maniera solita. Mi sono imbattuto in riferimenti a questa storia più di vent’anni fa, ma è stato solo nel 1995 che sono riuscito a trovare un testo molto raro, una copia del libro scritto da due membri del gruppo che aveva fatto l’esperimento e firmato da tutti e otto. Questo esperimento mi ha dato lo spunto per il romanzo, ma avevo bisogno di una storia. Ed è qui che è entrato in gioco il mio interesse per la fisica. Mi ha sempre incuriosito e affascinato il modo in cui la realtà, a livello fondamentale, quello dei quantum, sia generata da un osservatore. Ho preso questa idea e l’ho applicata ad un mondo di gente reale, "generando" un personaggio che porta con sé un intero mondo che alla fine assimila e sostituisce il mondo degli altri. Mi sembrava un’idea paurosamente meravigliosa, perché era basata su due cose reali: la storia vera di Toronto e scienza vera.

C’è un motivo per cui ha scelto di far vivere il suo "fantasma" nel periodo della Rivoluzione francese e di metterlo in relazione con Cagliostro?
Ad essere sincero, il motivo principale è stato che conoscevo molto bene la Rivoluzione francese perché me ne ero occupato anni prima per un film colossale di sei ore sulla rivoluzione- un film che viene ancora proiettato in televisione e viene fatto vedere in tutte le scuole in Francia. Ho messo Cagliostro nella storia, che non c’era nel mio film, per l’associazione del suo nome con la magia e il mistero, e perché ho scoperto che era a Parigi all’epoca.

"Superstizione": sembra ci sia più di un’interpretazione del titolo.
In realtà "superstizione" è una parola difficile da definire adeguatamente. L’Enciclopedia Britannica dice che è "un termine ambiguo, che probabilmente non può essere impiegato che in modo soggettivo" e il filosofo Francis Bacon ha scritto che "c’è della superstizione anche nel rifuggire la superstizione".

Al di là dell’esperimento con il paranormale, il suo romanzo è anche sulla responsabilità di assumersi il ruolo di Dio e sul problema del libero arbitrio.
Non ho mai capito la paura di "giocare a fare Dio", come si è soliti dire. Se non avessimo mai fatto niente di tutto quello che può essere interpretato come giocare a fare Dio, saremmo ancora all’età della pietra- dove alcune religioni vorrebbero che noi fossimo rimasti. Disprezzo le persone che preferiscono l’ignoranza alla conoscenza, quelli che, per paura dei cambiamenti tuonano contro il recitare la parte di Dio ogni volta che l’intelligenza umana ci spalanca un nuovo orizzonte. Se ascoltassimo quelle persone, non avremmo mai inventato la ruota, il motore, la penicillina. Detto questo, ci sono dei rischi, come ci sono rischi in tutto. Preferisco l’espressione che usa lei, "assumersi il ruolo di Dio", piuttosto che "giocare a fare Dio". Mi sembra che l’unica scelta che abbiamo nella situazione umana in cui ci troviamo, sia di esplorarla ai limiti della nostra intelligenza e del nostro ingegno. Il fatto che le cose possano andare male è semplicemente un elemento in più nel mistero della nostra situazione, e non una prova che la nostra ambizione di conoscere di più sia malvagia. Ricordiamoci che il mostro di Frankestein sarebbe dovuto essere una creatura di grande bellezza e intelligenza. Semplicemente l’esperimento è andato storto. Ma era la prima volta!

Ho sempre liquidato come stupidaggine il fenomeno del poltergeist, ma non ne sono più così sicura, dopo aver letto il suo libro.
Devo dire che, dopo aver fatto molte ricerche sull’argomento, sono assolutamente convinto che sia reale. Negli anni ’90, mentre facevo ricerche per scrivere "Superstizione", sono stato anche in visita al laboratorio PEAR- specializzato nella ricerca su casi anomali- dell’Università di Princeton dove stanno investigando questo fenomeno dal punto di vista scientifico e ho visto la dimostrazione di fatti sollecitati da nient’altro che l’applicazione della concentrazione umana.

Uno dei suoi personaggi dice che, dopo tutto, non hanno fatto niente di diverso da quello che fanno gli scrittori, gli artisti e i bambini- hanno inventato qualcuno che non è mai esistito.
Il che è vero. Gli scrittori, parlando dei personaggi che hanno inventato, dicono spesso che "hanno assunto una loro propria vita". Adam Wyatt è semplicemente un esempio estremo di questo.

Come sempre accade per i suoi libri, è difficile definire il genere di questo romanzo: è un thriller, una mystery story, una storia gotica e mi fa anche pensare alle storie di fantasmi di Henry James.
Sì, è vero che mescolo i generi ed è difficile classificare i miei romanzi. L’unico genere che reclamo per me stesso è quello dello "storyteller", colui che racconta le storie. Se i lettori non possono fare a meno di girare le pagine e continuare a leggere, vuol dire che almeno sto facendo qualcosa di ben fatto.

Marilia Piccone


tuttolibri, 8.5.2004

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Ambrose
Una superstizione paranormale

Giocare col paranormale è comunque rischioso, anche quando si vuol tenere l’esperimento sui binari della scienza, anziché praticare le vie dell’occultismo o della magia. Può darsi infatti che si materializzi qualcosa (o qualcuno) che prima non esisteva ma che, una volta preso corpo, si crea un suo passato e una sua storia reale, sovrapponendosi al nostro piccolo universo domestico, annullandolo o deformandolo con drammatiche conseguenze. È questa la morale di Superstizione di David Ambrose, originale variazione sugli universi paralleli alla luce delle moderne teorie sulla struttura della materia e sul rapporto tra percezione e londo empirico.

Ruggero Bianchi