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Le bugie di Hollywood
David Ambrose


Giancarlo De Cataldo, Hot
Pulp
Repubblica
www.hideout.it


Hot, dic 2005

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C’è una Marilyn innamorata di un JFK così rozzo e cialtrone da sembrare solo una pallida controfigura del Presidente più rimpianto d’America. C’è l’attore porno che si innamora della ragazzina acqua e sapone (ma attenzione: è proprio dall’acqua cheta che vengono, talora, le più sgradite sorprese). C’è il produttore emarginato che finalmente imbrocca il film del grande rilancio (almeno così pare, a meno che non si tratti di una grande bufala). Ci sono i sosia, o forse i cloni, e perché non i fantasmi, di Elvis e di un mutante da chirurgia estetica che ricorda assai da vicino Michael Jackson. E c’è persino un re-make dei Sei personaggi di Pirandello in chiave, ovviamente, noir … Insomma, in questo libro c’è la Hollywood di ieri e di oggi. Il cinema di sempre. La fabbrica di sogni e di illusioni. Il posto dove ci metti una vita ad arrivare e cinque secondi a perdere l’anima. E nessuno te la ridarà mai più. David Ambrose i mestieri del cinema li ha fatti un po’ tutti, dalla scrittura al palcoscenico. e se vi mette in guardia dalle paranoie in celluloide, credetegli: è uno che se ne intende!

Giancarlo de Cataldo


Pulp, nov/dic 2005

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La doppia faccia di un mondo effimero, sezionata in sette racconti crudi e feroci. Drappo hollywoodiano strappato e ricucito con l’intento di portarlo nudo al racconto, privo di cerone e belletti ammalianti. Da una Marilyn stordita e confusa a personaggi di carta che si rifiutano di morire, in un giro di giostra che continua a ridisegnare menzogna e simulazione. Le comparse di Le bugie di Hollywood nascono nel cuore di un labirinto e svaniscono ai bordi di una fortezza graffiata dai dubbi. Le loro anime assetate di gloria vengono condotte al palco attraverso un luccicante compromesso che, a poco a poco, le rende libere di scatenarsi. Il segreto di tutto stà nell’illusione, disegnata sull’asse di una scala dorata, in salita verso il cielo e in discesa verso l’inferno. Ambrose, abilissimo all’ induzione dell’inquietudine, plasma e ricrea un universo dove la condizione apparente elargisce i mezzi necessari a soddisfare le aspettative di mille occhi in attesa, e a far sì che questa, si trasformi in male. L’imprevisto è costantemente in agguato, vicino e lontanissimo, appena sopra l’ orizzonte visibile del destino che gratifica e punisce i personaggi. I loro passi, iniziati alle porte di una realtà esatta, svaporano man mano in deriva, sciolti nel prolungamento di un segno di smarrimento. Il trucco è necessità, la necessità è una replica autoprodotta e obbligata. La realtà si arrende alla simulazione che, come un’arma usurata dal mondo, si confonde tra le falle di figure inginocchiate al miraggio. Lo scrittore scompone senza diaframmi e pietà le regole di un gioco esasperato e lo trasporta nel romanzo, in un fiume eterno di illusioni, sesso e tradimenti che restituiscono il battito tachicardico di un mondo e il suo inequivocabile e stordente verdetto.

Patrizia Burra


Repubblica, 24.9.2005

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Hollywood e bugie matrimonio perfetto

Lo scrittore inglese David Ambrose ha fatto il regista e il drammaturgo, l’attore e lo sceneggiatore. Che conosca bene le sublimi menzogne dei mondi di cartapesta lo dimostra questa sua raccolta fulminante di racconti su Le bugie di Hollywood. Sono storie vivide, esatte, "rappresentate", dai tempi rapidi e sempre teatralissimi. Gli scambi di battute hanno la qualità sintetica e comunicativa dei dialoghi di un bel copione. Come in un film o in una commedia, sono le azioni che contano, non le descrizioni di motivazioni interne. Con l’esito di una sorta di gioco scenico dinamico e avvincente. In fondo Le bugie di Hollywood potrebbe farsi leggere come un serial spettacolare sulle inesauribili atrocità del regno californiano dell’illusione, dove tutto è finto, dai denti alle tette delle star, e per sfondare "non puoi fingere di essere finto: devi esserlo davvero".
C’è il bar affollato dai sosia dei divi, dove un Elvis probabilmente pazzo vuole convincere un giornalista di essere il Presley vero, fatto passare per morto da una cospirazione. C’è il personaggio di una soap-opera che si ribella al suo sceneggiatore, e gli entra in corpo dominandolo come fa Hyde con Jekyll. C’è l’enfant prodige cantante-ballerino-attore, degenere e narciso fino all’alienazione, ossessionato da cure ormonali e plastiche facciali come Michael Jackson. C’è anche Marilyn, di vulnerabilità disarmante. Ci sono l’omicidio facile, l’ipocrisia perversa, il sesso arrogante e finalizzato, la frustrazione patetica, il cinismo sistematico, il culto irridente di un cosmo nutrito solo di artifici. E’ un libro perfido e audace, dove si tessono lodi ai peggiori vizi autodistruttivi dicendo che "non è che vivi più a lungo se li abbandoni, è solo il tempo che passa più lentamente", o si può valutare l’onestà di un’attrice porno sostenendo che "scopare per guadagnarsi da vivere è più dignitoso che farlo con un produttore per ottenere due battute in un film di cassetta".

Leonetta Bentivoglio


www.hideout.it, gennaio 2006

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"Tutto quello che avete sentito dire di Hollywood è vero, bugie comprese" avverte la voce di Orson Welles prima che il lettore inizi il libro e si ritrovi scaraventato in un mondo in cui il confine tra bugia e realtà, ammesso che esista, è quanto mai labile. Vale la pena davvero di lasciarsi coinvolgere dallo stile di David Ambrose e di vivere, per sette splendidi racconti, "nelle illusioni degli altri".

"Ogni mattina per guadagnarmi il pane io mi reco al mercato dove vendono le bugie e pieno di speranza mi metto anch’io in fila coi venditori"
"Che cos’è?"
"Hollywood. Una ballata scritta da un poeta molto amaro".

Questa non è una citazione tratta dal libro in questione, ma uno stralcio di dialogo da Il disprezzo di Godard. Ho voluto usarlo qui come incipit, perché contiene in sé tutti gli elementi che sostanziano l’ultima fatica dell’inglese David Ambrose, una raccolta di racconti che ci restituiscono con incredibile vivezza altrettante storie ambientate nel mondo dello spettacolo. Un bar affollato da sosia di vecchie glorie del cinema, dove Elvis Presley reclama in ogni modo la propria originalità; il personaggio di un serial che si ribella al suo sceneggiatore; due attori di film porno che si innamorano l’uno dell’altra. E poi ancora un produttore raggirato, stelle del cinema ossessionate dalla propria bellezza, e una struggente Marilyn Monroe in fuga dalla limousine presidenziale. Un carosello di figure di fantasia, ma dai tratti profondamente veri ed umani, personaggi quasi presi in trappola tra le "luci del varietà" e che il lettore vede aggirarsi come fantasmi tra un racconto e l’altro, mentre silenziosamente implorano di non essere dimenticati.
Belle ricostruzioni di ambienti e atmosfere, apparenza sì, ma affascinante apparenza. Hollywood: "...questo è un mondo finto. I denti, le tette, i capelli delle star sono finti. I set sono finti. Le storie sono finte. Il loro lieto fine è doppiamente finto. Perfino la musica è finta. Ma se vuoi avere successo in questo mondo, non puoi fingere di essere finto. Devi esserlo per davvero". Così la bugia finisce per gettar luce sulla verità, anzi su molte verità: Hollywood è un caleidoscopio, è un gioco, è una quantità infinita di colori in combinazioni diverse tra loro. Lo stile di Ambrose sta decisamente al passo con questa girandola, i tempi della sua scrittura sono precisi, senza sbavature, sono tempi drammaturgici. I dialoghi, più di ogni altro elemento, sono capaci di restituire il carattere di ogni personaggio, di dirci da dove proviene, che vita ha avuto e perché agisce in un certo modo. Le sue parole funzionano come in teatro funzionerebbe il corpo dell’attore, la cui fisicità contiene già tutte le informazioni necessarie. Tante piccole rivelazioni che da Hollywood vanno a colpire al centro le vite di tutti, perché si tratta, in fondo, di una grande metafora. E anche tanta, efficacissima ironia, quella di chi sa di essere, anche lui, un venditore di bugie, e sorride di se stesso: perché "le illusioni degli altri non sono un buon posto dove stare".

Antiniska Pozzi