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La legge dei figli
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Bari sera, 17.3.09

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Racconti noir e Costituzione

Alcuni tra i più famosi scrittori della giustizia italiana mettono alla prova la nostra Costituzione: prendendo spunto dai suoi singoli articoli, raccontano un paese in cui nulla è scontato, nemmeno l’applicazione dei principi stessi che sono alla sua base.
Un viaggio a tinte noir per scoprire un’Italia in cui le ombre non si annidano solo fra il malcostume e la criminalità, ma soprattutto nell’oblio della Costituzione stessa.
Omicidi efferati, misteriosi ritrovamenti di cadaveri, ricatti, corruzione e indagini deviate all’ombra del vessillo del Belpaese. Un percorso tra le storture del sistema e l’assenza di democrazia, laddove vengono continuamente sovvertiti gli articoli previsti dal nostro massimo statuto.


il Gazzettino, 25.12.07

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Nordest in giallo ma stavolta scrivono i poliziotti

La realtà supera la fantasia, la cronaca nera che leggiamo tutti i giorni sul giornale sbatte in prima pagina copioni di inusitata violenza che nulla hanno da invidiare ai migliori thriller. A vivere in prima persona queste storie di soprusi, stupri, omicidi, corruzione, insomma a fare il lavoro "sporco", sono poliziotti, carabinieri, magistrati, medici legali. E proprio i loro racconti sono stati scelti dalla casa editrice padovana Meridiano Zero per l’antologia La legge dei figli, uscita in questi giorni per la collana Meridiano nero in occasione dei sessant’anni della Costituzione. Sono scrittori di noir per passione, che per mestiere lavorano nelle forze dell’ordine e nell’amministrazione della giustizia, selezionati da Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti, con prefazione del "collega" Giancarlo De Cataldo. Prendono spunto da alcuni articoli della nostra Costituzione per raccontarci un’Italia in cui malavita e malcostume si annidano fin nel cuore stesso dello Stato, calpestando i diritti fondamentali che dovrebbero essere inviolati in una democrazia. Tra i sedici autori c’è anche Gianpaolo Trevisi, vicequestore aggiunto e dirigente dell’Ufficio immigrazione della Questura di Verona. Come scrittore ha vinto nel 2005 la prima edizione del concorso nazionale "Narrarori in divisa", organizzato dal mensile "Polizia moderna" e con la giuria presieduta da Giorgio Faletti, con "L’Africa in un cassonetto". La sua esperienza diretta con i mille e uno problemi degli stranieri che cercano fortuna in Italia dà corpo al racconto "Il cantiere in un sacco". Ad essere disatteso è l’articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Soprattutto quando continua dicendo "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese". La voce narrante è quella autobiografica di un funzionario della questura, incapace di aiutare, leggi alla mano, Joan Costantin, moldavo, regolarizzato da un anno con la moglie grazie ad una sanatoria. Vivono in povertà, nonostante il lavoro regolare di muratore, in 40 metri quadri. Il loro sogno è di far venire in Italia il figlio diciassettenne, ma il loro reddito troppo basso non lo permette. Il ragazzo li raggiunge clandestinamente ma nel racconto lo troviamo morto, chiuso in un sacco nero e buttato via come spazzatura. Sul cadavere i segni evidenti di un incidente in un cantiere edile. Il padre disperato si incatena ai cancelli, il corpo cosparso di benzina, l’accendino in una mano pronto ad accendersi se non salta fuori chi è stato non solo ad uccidere suo figlio, ma a trattarlo come fosse un rifiuto. Sul posto interviene il poliziotto, che cerca di riportarlo alla ragione. Ma quando entra in scena uno dei boss del cantiere, "tagliando la folla dei lavoratori come la lama della sua cravatta colorata", infastidito da quella "pagliacciata", il moldavo si dà fuoco. Non sveleremo il finale, che ci regala un inaspettato colpo di scena. Sarà la fantasia a concedere al povero Joan l’insperata occasione di riscatto, stravolgendo la crudele, impietosa realtà.
Gli altri autori sono Alessandro Cannevale, Marco De Franchi, Piergiorgio Di Cara, Girolamo Lacquaniti, Simona Mammano, Mauro Marcialis, Angelo Marenzana, Maurizio Matrone, Ugo Mazzotta, Carmelo Pecora, Marco Pelliccia, Giovanni Sicuranza, Piernicola Silvis, Sergio Sottani, Andrea Testa.

Caterina Cisotto


Libertà, 19.1.08

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Lacquaniti, Matrone e Marcialis al Baciccia
Dagli "scrittori in divisa" omaggio alla Costituzione

Che cosa si racconta sui poliziotti nei libri gialli, nei noir e nei polizieschi? E come la raccontano gli stessi poliziotti, visto che sempre più nutrita è la schiera dei cosiddetti "scrittori in divisa"?
Per rispondere a questa domanda, il Baciccia ha organizzato, con gli Scrittori del Ducato e la libreria Fahrenheit 451, una serie di incontri in cui alcuni rappresentanti di questa categoria di poliziotti-scrittori presenteranno al pubblico i propri ultimi libri.
Questo hanno fatto l’altra sera, nel primo appuntamento del ciclo, Girolamo Lacquaniti, Maurizio Matrone e Mauro Marcialis (rispettivamente vicequestore e capo di gabinetto della Questura di Piacenza, agente di polizia, e maresciallo della Guardia di Finanza, nonché autori di racconti e romanzi), parlando della loro ultima fatica letteraria e, più in generale, delle motivazioni che stanno dietro alla loro decisione di diventare scrittori e dei modi in cui questa decisione si realizza.
Insieme ad altri 13 "scrittori della giustizia italiana", Lacquaniti, Matrone e Marcialis sono autori di La legge dei figli, antologia noir pubblicata da Meridiano zero per celebrare i 60 anni della Costituzione italiana raccontandone il tradimento e l’oblio cui essa è sottoposta ogni giorno in Italia e la difficoltà che i tutori dell’ordine incontrano quotidianamente nel difenderla e nel tentare di farla applicare.
Facendosi ciascuno ispirare da un singolo articolo della Costituzione, i sedici autori di questa spietata antologia hanno voluto in realtà – hanno spiegato l’altra sera i tre ospiti – testimoniare il loro amore verso questa fondamentale dichiarazione di principi, che pochi conoscono e pochi applicano.
Avendo diretto per anni la Squadra Mobile di Piacenza e quindi avendo sperimentato quanto sia importante per la polizia giudiziaria poter operare con una certa autonomia rispetto all’autorità giudiziaria, Lacquaniti ha scelto per il suo racconto di farsi ispirare da uno dei tanti fatti di cronaca in cui oggi si intrecciano politica, gossip e vicende giudiziarie: un pantano nel quale spesso chi opera per scoprire e perseguire i reati non riesce a muoversi.
Il racconto di Matrone è invece la cronaca (ovviamente inventata) di un madornale errore commesso da una pattuglia di agenti e parla di azioni inquietanti: "Fatti che spero non accadano mai, ma che potrebbero accadere e forse sono anche accaduti", ha detto lo stesso autore l’altra sera, spiegando come nei loro racconti e romanzi i poliziotti-scrittori spesso si trovino ad esprimere il loro desiderio di esorcizzare i timori, i dubbi e la paura di sbagliare che provano facendo il proprio mestiere.
Marcialis, infine, non poteva non parlare nel suo racconto dell’art. 53: "Era quasi un dovere", ha detto al pubblico, spiegando però che la scelta è stata dura, poiché "non c’è un singolo articolo della Costituzione che non venga quotidianamente in Italia violato, calpestato e umiliato".

Caterina Caravaggi


Polizia e Democrazia, luglio 2008

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La Costituzione tradita raccontata dagli "addetti ai lavori" Alcuni tra i più famosi scrittori della giustizia italiana – magistrati e agenti delle Forze dell’ordine – mettono alla prova la nostra Costituzione: prendendo spunto dai suoi singoli articoli, ci raccontano un Paese in cui nulla è scontato, nemmeno l’applicazione dei principi stessi che sono alla sua base.
Un viaggio a tinte noir per scoprire un’Italia in cui le ombre non si annidano solo fra il malcostume e la criminalità, ma soprattutto nell’oblio della Costituzione stessa. Un percorso tra le storture del sistema e l’assenza di democrazia, laddove vengono continuamente sovvertiti gli articoli previsti dal nostro massimo statuto: le libertà personali sono violate (art. 13), la stampa è censurata (art. 21), i cittadini non hanno pari dignità né uguaglianza di fronte alla legge (art. 3), il lavoratore non ha diritto ha una retribuzione proporzionata né sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art. 36).
Omicidi efferati, misteriosi ritrovamenti di cadaveri, ricatti, corruzione e indagini deviate all’ombra del vessillo del Belpaese. Un’antologia noir per celebrare i 60 anni della Costituzione italiana raccontandone il tradimento e l’oblio cui essa è sottoposta ogni giorno in Italia, e la difficoltà che i tutori dell’ordine incontrano quotidianamente nel difenderla e nel tentare di farla applicare.

Ugo Rodorigo


Repubblica Bologna, 11.12.07

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Non è una bella Italia, quella di La legge dei figli. Antologia noir per i sessant’anni della Costituzione, curata da Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti per la Meridiano Zero. Non è un bella Italia specie se confrontata con la bellezza della sua Costituzione, dei diritti, dei doveri, dell’identità che quella carta fondamentale disegna. Un’immagine nata "anche dalla Resistenza", come sottolinea Giancarlo De Cataldo nella prefazione, ma che nei 16 racconti dell’antologia esce sfigurata.
Il progetto è intelligente: giallisti o noiristi, che sono anche magistrati o agenti delle forze dell’ordine, scrivono un racconto ispirandosi ciascuno a un articolo della Costituzione. Guidati da una domanda inquietante: più che la consueta "è ancora attuale?", la cupa "che cosa ne è rimasto?". E la risposta è fosca: la Costituzione è tradita. Da tutti: politici, forze dell’ordine, cittadini comuni, professionisti… Sono tanti i "criminali", e in pochi, quasi nessuno, a ribellarsi. La tensione è alta: si parla addirittura di colpi di stato (Piernicola Silvis). Ma la vera inquietudine non è data da storie ispirate a fatti realmente accaduti, come fa Simona Mammano, raccontando l’esperienza di una persona rimasta menomata dall’assalto alla Diaz il 21 luglio 2001, a Genova, durante il G8. Ciò che più inquieta è che tutti i racconti sono verosimili. Inventati, ma comunque credibili. Corruzione, abuso di potere, massoneria, stupidità, ignoranza, impunità, omicidi mai risolvibili, insabbiature: c’è di tutto, ma nulla di sorprendente. Non nel senso che si tratti di racconti banali (come in tutte le antologie alcuni racconti sono meglio riusciti, altri meno, ma il livello qualitativo è complessivamente alto), ma nel senso che sono narrate situazioni note, pane quotidiano tanto dei discorsi da bar, quanto delle inchieste giornalistiche. E questo è il punto più terrificante. L’abitudine. L’accettazione, ad esempio, delle aggressioni neofasciste come dell’evasione fiscale o del lavoro a cottimo, con gli extracomunitari ridotti a schiavi.
Il tutto è aggravato dal fatto che a denunciare questa realtà siano persone che certe situazioni le conoscono dall’interno, e ne scrivono, entrando in un territorio di finzione narrativa, ma forse fino a un certo punto. Nomi che vivono dietro le quinte, o in prima linea, con la passione della scrittura: Alessandro Cannevale, Maurizio Matrone, Ugo Mazzotta, Mauro Marcialis, Angelo Marenzana, Giampaolo Trevisi, Andrea Testa, Giovanni Sicuranza, Sergio Sottani, Marco Pelliccia, Girolamo Lacquaniti, Marco De Franchi. E nelle tinte fosche si nota anche quanto sia complessa la situazione. C’è chi attacca la violenza delle forze dell’ordine e chi, come Piergiorgio di Cara, denuncia il loro essere bersagli di frustrazione allo stadio. Ma c’è anche chi esce dal coro e racconta una storia "a lieto fine", come Carmelo Pecora, che narra la forza di reagire in nome della libertà di voto in un paesino siciliano, dove un diciottenne viene intimato di votare per un candidato biasimevole.

Alberto Sebastiani


il Venerdì, 7.12.07

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La Costituzione è stata tradita: parola di magistrati e poliziotti

Sedici racconti noir, scritti da "addetti ai lavori", celebrano la Carta. Mettendo in risalto le promesse non mantenute.

La Costituzione italiana è stata tradita. Lo sostengono i magistrati, prefetti e i poliziotti autori dei racconti di La legge dei figli, antologia noir per i sessant’anni della Costituzione, in uscita per Meridiano zero. Ogni racconto si ispira a un diritto fondamentale sancito dalla Carta. E al suo tradimento, da parte "di uno Stato troppo spesso sfilacciato o disperatamente assente, o connivente di nefandezze commesse in suo nome", come scrive nella prefazione il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo. Così Alessandro Cannevale, magistrato della Procura di Perugia, racconta nel Gobbo della stampa censurata nonostante l’articolo 21 la proclami libera. E Simona Mammano, un’assistente capo della Polizia, ripercorre in Diaz le violazioni alla libertà personale (articolo 13) perpetrate dalle forze dell’ordine al G8 di Genova.

Paolo Casicci


www.angolonero.blogosfere.it, 11.12.07

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Leggo adesso che Stephen King lamenta il declino del racconto breve. Sarà. Ieri invece riportavo il richiamo di Sandrone Dazieri ai noiristi perché tornassero a scrivere piuttosto che a presenziare.
E poi mi ritrovo tra le mani La legge dei figli, antologia noir per i sessant’anni della Costituzione, a cura di Lorenzo Trenti e Sabina Marchesi, edita da Meridiano zero. E mi rendo conto che in Italia ci sono scrittori che hanno ancora tanto da dire.
Gli autori rivestono ruoli istituzionali nell’apparato statale a vario titolo.
Ciascuno di loro ha preso spunto da un articolo della Costituzione (che il 1 gennaio 2008 festeggerà i sessant’anni) e ne ha tratto un racconto ispirandosi alla propria esperienza.
Ne viene fuori, da una parte, il ritratto di una carta costituzionale rimasta lettera morta, vilipesa, ignorata e disapplicata a volte anche da parte di coloro che dovrebbero farla rispettare. Una carrellata di "crimini italiani" che vanno dalla famigerata caserma Diaz al terrorismo, dalla corruzione allo sfruttamento del lavoro degli extracomunitari, dal razzismo alla violenza negli stadi. E molto altro.
Ma ne viene fuori, anche, il ritratto di uno Stato impegnato nella lotta contro il crimine. A fronte della mela marcia che sbaglia (e che fa notizia), ci sono tanti che nel silenzio svolgono quotidianamente il loro lavoro con dedizione, onestà, impegno e sacrificio.
E che a volte sentono il bisogno di raccontare quello che vivono quotidianamente.
Oggi, alla presentazione dell’antologia in Campidoglio, ognuno degli autori ha parlato brevemente: tutti, nessuno escluso, erano leggermente emozionati, segno che evidentemente non hanno poi tutta questa familiarità con presentazioni e festival vari. Ma tutti, nessuno escluso, davano l’idea di credere davvero in ciò che hanno scritto. Non ho dubbi: questa antologia merita. La legge dei figli è una raccolta in cui l’impegno civile (e personale, per la maggior parte degli autori) si è unito alla passione per la scrittura con risultati di ottimo livello.
Ogni singolo racconto lascia spazio a riflessioni. Più di uno emoziona e dà i brividi.
Non si può chiedere nulla di meno, ma neanche nulla di più, a un libro.
Leggetelo. Sono certa che dopo non potrete fare a meno di consigliarlo.

Alessandra Buccheri


www.borderfiction.it, 19.2.08

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Per cominciare, verrebbe da dire che questo è un libro di M.
No, che avete capito, non in quel senso… Seguitemi un attimo, per favore. Innanzi tutto l’editore: Meridiano Zero, alias il bravissimo, instancabile Vicentini (che di nome fa Marco). E date un’occhiata agli autori: a cominciare da due che ne fanno 4: ovvero il Matrone Maurizio e il Marcialis Mauro. Spalleggiati dal Marenzana e dal Mazzotta (che è pure Medico legale), e dalla Mammano Simona (unica gentildonna del Mucchio di autori) che lavora con la Direzione Distrettuale Anti… Mafia. Mmmmm… eh? Il De Franchi è un Marco, e pure il Pelliccia. E che dire del Lacquaniti, per gli amici Mimmo? Siete convinti? No, eh? beh, Sottani è Magistrato, come Cannevale, e come il prefatore De Cataldo, che si è occupato nella realtà e nella finzione della banda della Magliana. Silvis? Sta nelle Marche. Sicuranza? Medicina legale. De Cara? CoMMissario e autore di CaMMina stronzo… A quante M siamo? Vogliamo vedere quanti dei signori suddetti hanno avuto a che fare con la Mobile? E la curatrice, Marchesi? Quanto all’altro curatore, Trenti Lorenzo (cioè L, appena prima della…) per buona misura collabora con Thriller M-agazine.
Bel gioco dura poco, diceva la mia nonna. E se vi ha tratto in inganno il tono irriverente delle prime righe, sappiate che ci troviamo davanti a una delle più interessanti antologie pubblicate di recente, e anche a una delle più unitarie e coerenti quanto a ispirazione. Non so chi abbia avuto per primo l’idea di celebrare in noir il sessantesimo compleanno di una delle più moderne, civili e avanzate costituzioni del mondo, ma gli faccio i complimenti. Senza ricadere nei ripetitivi luoghi comuni sul noir come unica possibile letteratura civile (a volte è vero, a volte semplicemente no), il confronto tra alcuni degli articoli della carta redatta dai padri costituenti per figli non sempre meritevoli di tanto onore, e la realtà evocata dai 16 racconti che sfilano in questo libro è impietoso doloroso sconfortante avvilente. Accidenti, ma… ho detto realtà? Ovviamente volevo dire fiction, finzione pura. Che diamine… quando mai, un golpe in Italia con liste di gente da arrestare e far sparire, magari prima torturandola un po’ (Silvis)… E polizie occulte, dedite a tutelare interessi non esattamente della collettività (De Franchi)… Figurarsi se un anziano signore che per caso va a dormire in una scuola di, poniamo, Genova, può finire con le ossa rotte a manganellate (Mammano)… Insabbiare nelle secche della burocrazia indagini che toccano i potenti, poi (Lacquaniti), s’è mai sentito? Evasori fiscali, assassini, razzisti, ignoranti, arroganti… Un ritratto davvero edificante di noi, italiani brava gente. E per una volta, i temuti immigrati-spauracchio di cui trabocca la cronaca, appaiono per quel che spesso sono nella realtà (ho detto realtà?): vittime, sfruttate letteralmente fino alla morte (Mazzotta, forse il racconto più bello della raccolta, un vero pugno nello stomaco). Certo, sono solo storie, pulp fiction, anche se il dubbio viene, che questi signori nutrano le loro storie con la realtà: in fondo, sono tutti, in un modo o nell’altro, della Madama (e dài), anche quando gli scappa la mano, fanno una bavure (vulgo: cazzata) e per coprirla rincarano la dose (Matrone). E allora quel dubbio, diventa qualcosa di più: diventa la (quasi) certezza che questi signori, con questo libro di M, ci abbiano voluto dire, no, gridare, che questo paese sta proprio nella m (e questa volta avete capito bene, questa volta è proprio quella) e ci abbiano voluto dire, no, gridare: noi facciamo il possibile, ma da soli non ce la facciamo. Intanto che pensiamo a come dar loro una Mano, leggiamo questo libro: che non, non è solo, un noir. Questo libro è un libro Morale.

Giovanni Zucca


www.delirio.net, 23.5.08

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La legge dei figli: quando la Costituzione viene tradita. Con questa antologia, i più famosi scrittori della giustizia italiana, magistrati e agenti delle forze dell’ordine, mettono alla prova la Costituzione italiana, a sessant’anni dalla sua nascita: prendendo spunto dai suoi singoli articoli, raccontano un paese in cui nulla è scontato, nemmeno l’applicazione dei principi stessi che sono alla sua base. Un viaggio a tinte noir per scoprire un’Italia in cui le ombre non si annidano solo fra il malcostume e la criminalità, ma soprattutto nell’oblio della Costituzione stessa. Un percorso tra le storture del sistema e l’assenza di democrazia, laddove, secondo gli autori, vengono continuamente sovvertiti gli articoli previsti dal nostro massimo statuto. Gabriele Sorrentino intervista Lorenzo Trenti, uno dei curatori de La legge dei figli.
Il 1 gennaio 1948 entrava in vigore la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza e dall’incontro tra le grandi culture cattolica, laica e socialista. Sessant’anni dopo che ne è di questa carta fondamentale che nei suoi principi fondamentali è ancora tra le più moderne al mondo? Questo interrogativo è alla base di un’inquietante ed interessante antologia noir curata da Lorenzo Trenti – modenese autore di giochi di ruolo, racconti, manuali per l’animazione, teatro interattivo – e Sabina Marchesi – romana, giornalista e scrittrice – che raccoglie sedici racconti di autori che hanno in comune la caratteristica di essere servitori dello stato, magistrati e agenti delle forze dell’ordine. Si tratta di autori già noti – Alessandro Cannevale, Marco De Franchi, Piergiorgio Di Cara, Girolamo Lacquaniti, Simona Mammano, Mauro Marcialis, Angelo Marenzana, Maurizio Matrone, Ugo Mazzotta, Carmelo Pecora, Marco Pelliccia, Giovanni Sicuranza, Piernicola Silvis, Sergio Sottani, Andrea Testa, Gianpaolo Trevisi – che conoscono dall’interno la macchina dello stato e ne svelano impietosamente le storture e i mal funzionamenti.
La forza di questa antologia sta nella grande varietà di stili e sensibilità uniti dal filo rosso degli articoli della della nostra Carta Costituzionale, ciascuno ad ispirare un racconto. Si passa così dall’inquietante "L’Ordine" di Silvis – dove un colpo di stato militare azzera di colpo tutte le libertà costituzionali, mettendo ordine certo, ma a prezzo della libertà – al vivido "Diaz" di Simona Mammano – ispirato ai drammatici fatti del G8 – a "Deve morire lo sbirro" di Di Cara – che grida la rabbia di un poliziotto contro l’odio ingiustificato cui è fatto oggetto negli stadi, per citarne solo alcuni, in un alzarsi di voci e di punti di vista diversi dove lo stato (e i suoi rappresentati) è ora vittima, ora inadeguato, ora carnefice più o meno consapevole ma dove nulla è completamente bianco o nero e le zone grigie, nella migliore tradizione del noir d’autore, sono estese e inquietanti.
Messaggi di speranza ed eroismi si mischiano e lottano con meschinità e debolezze di istituzioni, uomini e donne che, pur combattendo tutti in teoria dalla stessa parte, finiscono per trovarsi antagonisti a causa delle storture dello Stato che, in definitiva, sono quelle degli uomini che lo compongono. Come spiega il giudice Giancarlo di Cataldo nell’introduzione, questa antologia ci restituisce la voce di tanti italiani onesti ed eroici che servono con dedizione la collettività, in contrapposizione con tanti altri che seminano a piene mani bruttezza e degrado.
Insomma, La legge dei figli rappresenta l’Italia come dovrebbe essere e com’è, nel bene e nel male. Per questo è un’opera interessante che ci mostra cosa accade quando la società si lascia andare e tradisce i propri valori ma anche come è possibile rialzarsi dalla polvere in cui si è caduti da soli. Abbiamo posto alcune domande al curatore, Lorenzo Trenti.

Delirio.NET : Perché nasce questa antologia?
La legge dei figli nasce per due motivi. Il primo è che volevo fare qualcosa per ricordare il 60¡ della Costituzione che ricorre in questo anno 2008. Non mi pareva che nessuno stesse organizzando niente, ho anche telefonato al Quirinale per chiedere informazioni, ma niente. Così mi sono messo un po’ a pensare cosa potevo farne e ho deciso di puntare sulla narrativa. Il secondo motivo è che mi sono accorto di quanto sempre crescente sia il numero di autori italiani (non solo di polizieschi) che vengono dalle file delle forze dell’ordine e della magistratura. Come se queste persone, impegnate quotidianamente in prima linea, avessero un’urgenza pressante di raccontare il loro vissuto, il loro scontrarsi giornaliero con l’applicazione della legge e dei principi costituzionali. L’editore Meridiano zero ha creduto in questa operazione, che con un po’ di supponenza definirei come "impegno civile non autocelebrativo", e anche gli autori coinvolti si sono subito dimostrati entusiasti del progetto.

Delirio.NET : Qual’è il messaggio che trasmette?
Più che un messaggio si tratta di un monito: cos’è rimasto della "legge dei padri" che ci è stata consegnata 60 anni fa? Viene applicata oppure no?

Delirio.NET : Nel complesso il quadro che fa ti sembra positivo?
Direi piuttosto il contrario! Abbiamo scelto il noir come lente oscura attraverso il quale leggere la realtà. E basta sintonizzarsi su qualsiasi telegiornale per capire quanto la Costituzione sia stata disattesa. Tuttavia, personalmente ho trovato molto rassicurante scoprire che tra i servitori dello Stato ci sono persone con una grande sensibilità. Con tanta voglia di raccontare la realtà e di provare, un pochino, a cambiarla in meglio.

Delirio.NET : La nostra costituzione, con tutti i problemi, ti sembra svolga ancora il suo lavoro o è ormai "superata"?
Andrebbe applicata, andrebbe studiata, andrebbe insegnata nelle scuole. Andrebbe semplicemente tirata già dagli scaffali e letta. Fatelo, davvero. Ci sono dei passi quasi commoventi. Sfido chiunque a leggerla e a non sentirsi almeno un po’ indignato per come stiamo facendo andare questo paese rispetto a come l’aveva immaginato chi voleva ricostruirlo dalle macerie del dopoguerra.


www.dioblog.it, 10.1.08

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«Da un lato c’è la Costituzione, la legge fondamentale della Repubblica, nata dalla Resistenza, dall’incontro fra le grandi culture cattolica, laica e socialista che avevano traghettato l’Italia alla liberazione dal Fascismo attraverso anche (non solo, ma anche) una sanguinosa guerra partigiana. Dall’altro lato ci sono loro. I magistrati, i prefetti, i poliziotti, i funzionari che in questi anni hanno incarnato la spina dorsale di uno Stato che, nelle sue plurime articolazioni, si sarebbe dovuto atteggiare e condurre nel rispetto della sua legge fondante. (…) Ma l’espressione Stato, in un simile contesto, rischia di apparire generica, vuota di senso, meramente descrittiva. L’Italia è il Paese degli italiani "brava gente" che si massacrano allegramente a colpi di tritolo e P 38 e che bruciano i boschi, intossicano le falde, seminano a piene mani bruttezza e degrado in un territorio universalmente reputato fra i più belli al mondo. Ma l’Italia è anche il Paese dei cento eroi per caso, dei coraggiosi magistrati, dei poliziotti che non sono stati nella caserma Diaz e che interpretano la propria missione al servizio del cittadino, dei marescialli che mantengono l’ordine nei piccoli centri con molta intelligenza e risolvono i casi intricati con la pratica della vita più che con il kit fantascientifico da CSI. Questa antologia ci restituisce la loro voce. Un grido d’allarme, un grido lacerante, ma un grido rivolto alle nostre coscienze: non disperate, la Costituzione, anche in mezzo a tutto questo nero che ci circonda, è ancora possibile.» dalla prefazione di De Cataldo.
Un’antologia noir per celebrare i 60 anni della Costituzione italiana. Sedici autori tutti appartenenti a vario titolo alle istituzioni dello Stato (in qualità di magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e altro) mettono alla prova la nostra Costituzione prendendo spunto dai suoi singoli articoli, ci raccontano un paese in cui nulla è scontato, nemmeno l’applicazione dei principi stessi che sono alla sua base.
Buona lettura…

elDievel


www.milanonera.com, 18.12.07

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Sabina Marchesi e Lorenzo Traenti sono i curatori di questa raccolta di racconti noir per festeggiare la Costituzione, l’idea guida è quella di partire dai singoli articoli per sviluppare una storia e costatare quanto questa tradisce o è fedele ai principi espressi.
Nell’interessante introduzione di G. De Cataldo si rileva come la galleria di storie siano dei casi "disparati e disperati" nei quali sono stati disattesi i dettami fondamentali della Costituzione.
I toni narrativi dei racconti sono piuttosto grevi, quasi senza speranza, come nella migliore tradizione noir.
Le storie sono tragicamente collimanti alla realtà quotidiana, disincantate, ci offrono un panorama morale ed esistenziale desolante, violento, impregnato di un’ingiustizia profonda che scuote il lettore da un generale torpore intellettuale che tende ormai ad archiviare e a cannibalizzare gli orrori quotidiani sbattuti in prima pagina.
Quasi tutti i protagonisti dei racconti sono tutori della legge, magistrati e "sbirri", eroi e/o antieroi, c’è chi prova a mettere una pezza al disastro e chi, galvanizzato dal proprio potere, ne fa abuso, così si riduce sempre più lo spazio e il confine tra lecito e illecito, tra giusto e inaccettabile, tra guardie e ladri.
Da segnalare per la loro intensità narrativa e per il pathos che sanno creare nel lettore almeno quattro racconti.
"L’ordine" di Piernicola Silvis è uno straordinario affresco di fantapolitica nel quale si allude ad un colpo di stato e alla compilazione di liste di sovversivi che saranno stanati e torturati.
Saranno fatte fuori le persone sbagliate in un clima di sospetto e paura, sarà così tradito l’articolo 1 che sancisce la sovranità popolare contro ogni forma di dittatura.
Un racconto minaccioso, dai toni epocali, contraddistinto da una velocità narrativa che lo rende fluido alla lettura nonostante i temi trattati siano di spessore politico importante.
Toccante ed emotivamente coinvolgente è invece la narrazione dei fatti del G8 nell’interpretazione di Simona Mammano nel suo racconto "Diaz".
Due personalità a confronto nella breve trama: quella di un anziano signore che, dopo aver pacificamente sfilato, si rifugia alla Diaz, per il riposo notturno interrotto drammaticamente dall’altro protagonista, un poliziotto invasato che si diverte a compiere una mattanza all’interno della scuola senza risparmiare nessuno e anzi accanendosi con i più deboli.
Contrasti forti, resi ottimamente dall’autrice, una verità che non si racconterà mai abbastanza e un principio fondamentale tradito: art. 13, la libertà personale è inviolabile.
Ne consegue che perquisizioni e sequestri di persona immotivati o violenza gratuita non possono far pensare che ad un black out istituzionale totale.
"Il gobbo" di Alessandro Cannevale è solo apparentemente meno drammatico, ha un taglio noir godibilissimo pieno d’ironia e lucida follia, e si snoda attraverso il viaggio a ritroso di una mente criminale perfetta.
È la storia di un giornalista che si culla da sempre nelle raccomandazioni politiche e diventa una pedina irrisa del carrozzone dei mezzi d’informazione del quale fa parte e proprio da questa frustrazione nasce il suo istinto omicida.
L’autore ha usato un pretesto giallo per denunciare la pressante censura politica e istituzionale sulla manifestazione del libero pensiero degli organi di informazione, qui l’articolo ignorato è il 21, tradito da una classe politica alla deriva.
"Foto ricordo" di Mauro Marcialis scandaglia invece il mondo dell’evasione fiscale e di una Guardia di Finanza che assiste con le armi spuntate al fiorire di una cultura del malaffare che coinvolge famiglie affari e potere.
Il celebrato modello d’impresa Nord est è qui denudato dei suoi luccicanti spot per investitori esteri.
Sordidi imbrogli sono stipati assieme alle merci in oscuri magazzini e tutto appare assolutamente veritiero al lettore che è trascinato nei meandri di un’illegalità infondo tollerata dai più, e senza controllo.
L’articolo ignorato e calpestato è il 53 che estende a tutti noi la compartecipazione alla spesa pubblica.
Sono molte le tematiche da scoprire in questo libro duro e prezioso, per imparare a non dimenticare coloro che hanno tracciato con buonsenso il nostro cammino democratico, per ritrovare la strada senza chiudere gli occhi davanti alle mille deviazioni che si palesano quotidianamente.

Alessandra Anzivino


www.nonsololink.com, 24.3.08

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Un noir sopraffino. Non c’è che dire. Un’idea interessante per celebrare il sessantesimo dell’entrata in vigore della Costituzione Italiana, quel 1948 che sembra tanto lontano da noi. Così come sembrano lontani i valori della Costituzione, mal conosciuti e calpestati, quotidianamente, in mille modi.
È questo il filo conduttore di quest’ottima raccolta di racconti, per la curatela di Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti, per i tipi di Meridiano zero. Si tratta della rivisitazione di alcuni articoli della Costituzione della Repubblica in chiave noir. Di ottimo livello. Si parte dell’Articolo 1 che recita: "L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", si scorre l’Articolo 3 ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…", si ripassa l’Articolo 13: "La libertà personale è inviolabile"; si conferma che anche "Il domicilio è inviolabile" con l’Articolo 14 e si finisce con altre riflessioni fino alle Disposizioni transitorie e finali. In tutto quindici articoli e una disposizione finale per rispolverare le vecchie memorie di lezioni noiose di diritto e, perché no, insegnarle ai ragazzi d’oggi che a stento sanno in cosa consista, veramente, la Costituzione stessa.
Allora, ecco in cosa entra la famosa casa editrice padovana. Ha proposto la stesura di questi capitoli ad esperti non soltanto del genere noir che ne fa una delle migliori case editrici italiane (anche per il buon gusto di non fare pagare agli Autori il costo dell’edizione del libro), ma anche del settore che più è chiamato in causa dal noir stesso. Gli autori dei racconti ispirati alla nostra legge per eccellenza sono Alessandro Cannavale, magistrato; Marco De Franchi, sostituto commissario della Polizia di Stato; Piergiorgio Di Cara, commissario capo della Polizia di Stato; Girolamo Lacquaniti, vicequestore aggiunto; Simona Mammano, assistente capo della Polizia di Stato; Mauro Marcialis, maresciallo della Guardia di Finanza; Angelo Marenzano, funzionario dell’Agenzia delle Dogane; Maurizio Matrone, agente della Polizia di Stato; Ugo Mazzotta, medico legale; Carmelo Pecora, ispettore capo della Polizia Scientifica; Marco Pelliccia, tenente colonnello della Guardia di Finanza; Giovanni Sicuranza, specialista in Medicina legale; Piernicola Silvis, dirigente della Polizia di Stato; Sergio Sottani, magistrato; Andrea Testa, carabiniere scelto; Gianpaolo Trevisi, vicequestore aggiunto.
Pluripremiati per racconti di genere o polizieschi, questi autori dimostrano di essere molto capaci con la penna, ma soprattutto con l’articolazione delle problematiche raccontate, sia che si vada a curiosare nel lavoro nero, sia che si seppellisca un cadavere sotto i sampietrini della piazza, sia che ci si imbatta in casi di pedofilia on line o di sospetti che si preferisce fugare alla luce di una buona mazzetta.
Senz’altro il lavoro "sul campo" degli Autori ha contribuito non poco ad acuire il senso critico anche letterario, naturalmente supportato da una buona capacità di utilizzare l’arte dello scrivere. In un’Italia che sembra languire sul piano thriller e di pathos puro per un pubblico colto ed esigente, quest’insieme di autori forse altrimenti non così noti, è un’operazione che merita il plauso e il seguito dei lettori.

Alessia Biasiolo


il Segnalibro

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Scrittori informati sui fatti
Per celebrare i sessant’anni della Costituzione italiana, gli autori di questo volume (La legge dei figli, Meridiano zero) hanno voluto raccontare la difficoltà che i tutori dell’ordine incontrano quotidianamente nel difenderla e nel tentare di farla applicare.
Facendosi ispirare da un singolo articolo, i sedici scrittori (tra loro tutti addetti ai lavori: carabinieri, magistrati, medici legali, poliziotti, avvocati) raccontano un Paese in cui nulla è scontato, neanche l’applicazione dei principi stessi che della Costituzione sono alla base: principi che pochi conoscono e ancor meno applicano.
Omicidi efferati, misteriosi ritrovamenti di cadaveri, ricatti, corruzione: la realtà supera molto spesso la fantasia e la cronaca nera che leggiamo tutti i giorni nulla, purtroppo, ha da invidiare al migliore/peggiore dei thriller. Un viaggio a tinte noir per scoprire un’Italia in cui le ombre non si annidano solo fra il malcostume e la criminalità, ma soprattutto nell’oblio della Costituzione stessa.
Un percorso tra le storture del sistema, laddove vengono continuamente sovvertiti gli articoli previsti dal nostro massimo statuto. Come l’articolo 3, quello che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua…».
Spesso, si sa, non è così e a vivere in prima persona le storie di soprusi sono proprio gli autori del libro, i cui racconti, selezionati da Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti, vantano la prefazione di Giancarlo De Cataldo.


www.sherlockmagazine.it, 25.12.07

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Se si uccide la Costituzione…

Le antologie di racconti mi sono sempre piaciute. Mi sembra di averlo già detto (la memoria fa cilecca). Lo ripeto. Intanto perché se sono brutti sono anche brevi, e poi perché si può fare un confronto tra autori e stili diversi. E, a differenza del romanzo, in genere quando si iniziano a leggere si finiscono pure in una volta, senza ritornarci sopra e almanaccare su quello che è già successo. Dunque mi sono beccato La legge dei figli, una antologia di racconti curata da Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti, Meridiano zero 2007.
Copertina nera con pistola a tamburo che esce fuori dall’interno di un libro. Probabilmente un libro sulla Costituzione, essendo i racconti legati ai principi più importanti della nostra carta costituzionale. Sì, avete capito bene. Non sto a ripeterlo. Una idea originale ed una iniziativa meritoria che ci induce a riflette su alcuni aspetti importanti della vita sociale italiana.
Questi sono racconti noir, duri, diretti, concreti. Li raccolgo velocemente insieme tanto per darvi un’idea: pronunciamento militare con dittatura – vita dura degli extracomunitari – giustizia personale – poliziotto senza regole con vittima del G8 di Genova – ancora coppia di poliziotti fuori dalla legge – il problema delle intercettazioni telefoniche – la bestialità della folla allo stadio – carriere truffaldine e meschine con tradimento e vendetta – sfruttamento del lavoro nero – il problema sociale degli handicappati – il sistema dei voti truccati alle elezioni e quello per non pagare le tasse – seguire una indagine piuttosto che un’altra da parte della magistratura – ancora sulla giustizia personale – sfruttamento della "mala" per sconfiggere una organizzazione terroristica.
Tutti temi attuali, veri, scottanti. Un po’ di artificio, alcune forzature su una iniziativa nata a tavolino ma poi passione, sentimento, coraggio e denuncia. Linguaggio incisivo che va al nocciolo della questione, dove non manca il grottesco e il paradosso. Contenuto ora doloroso, ora drammatico con qualche schiarita di luminosa speranza. In un mondo che va a catafascio una riflessione sui nostri principi costituzionali fa sempre bene.

Fabio Lotti