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Acqua Storta
Valerio Bindi e MP5


Animals
Blow Up
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Internazionale
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nulladiessinelinea
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il Tirreno


Animals, luglio-agosto 2010

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Acqua Storta è come un pozzo buio, ci si cade nella prima pagina e si riemerge alla fine, senza fiato, storditi e con la voglia – o la necessità – di ricominciare. È la storia di Giovanni, un camorrista feroce, sposato e figlio di boss. È la storia di Giovanni che si innamora di Salvatore, di una passione che scardina un codice etico e un ordine sociale e di come le cose vengono rimesse a posto. È un noir, ma soprattutto è una storia d’amore, storta perché storta è la realtà in cui nasce.
C’è la poesia spietata del romanzo d’origine, che Bindi distilla in un testo essenziale e ritmato, crudo e teatrale. E ci sono il rigore e la forza dei disegni di MP5, già incontrata su ANIMAls 11. L’artista costruisce pagina dopo pagina il proprio linguaggio di segni, sintetico e al tempo stesso denso, e dà forma a una Napoli senza colori, nonostante tutto attraente, coperta di inchiostro nero e poi presa a coltellate di luce bianca. L’immagine di un contrasto irriducibile, di una ferita che non si puó sanare. Quella di Giovanni, che è un personaggio odioso a cui pure, con disagio, vi capiterà probabilmente di volere bene. Perché è innamorato, perché siete nella sua testa e sapete quanto è sincero nella sua ricerca di un senso, di "una ragione a tutto questo male". Perché sapete che non sarà in grado di trovarla.

Alessio Trabacchini


Blow Up, giugno 2010

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Acqua Storta di Valerio Bindi e M.P. Cinque è l’esordio della nuova collana di meridiano zero dedicata al graphic novel. Dal romanzo di L.R. Carrino, una storia omosessuale all’ombra della camorra. Giovanni e Salvatore trascinano il loro amore nascosto verso l’improrogabile fine. Ognuno con la sua rigidità, con l’ineluttabile senso delle cose, incastrati in strutture che stritolano. Le tavole sono violente come le parole, fortemente contrastate. E la Napoli che ne esce è nera e potente come il mare incazzato che si frange sugli scogli.

Fabio Donalisio


www.flashfumetto.it, 16.6.10

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Acqua Storta è il nome (fittizio) di una cosca napoletana, al cui vertice sta don Antonio Acqua Storta. Il figlio del boss, Giovanni, vive la sua vita da camorrista senza farsi troppe domande: da giovane è stato nel carcere minorile di Nisida; ora, sposato con Mariasole, è avviato a diventare il degno erede del padre: spietato e lucido assassino, regola i conti del clan ascoltando musica neomelodica napoletana. Ma nella sua vita entra inaspettatamente Salvatore, il contabile della famiglia, e nasce una passione omosessuale che si consuma una volta al mese sugli scogli di Mergellina, e che va ovviamente tenuta segreta.
Questo l’antefatto, che ci viene raccontato soprattutto mediante flashback. Acqua Storta, il fumetto di Valerio Bindi e M.P. Cinque pubblicato da Meridiano zero e tratto dal fortunato romanzo di L.R. Carrino, si concentra invece (come del resto il romanzo) sugli ultimi tre giorni della vicenda, quando ogni cosa trova il suo corso e la storia scivola via dritta e veloce verso il drammatico nonché inevitabile epilogo. La sceneggiatura essenziale e rigorosa di Valerio Bindi asciuga il già non lunghissimo romanzo di Carrino, restituendo un fumetto dal ritmo serrato che cattura fin dalle prime pagine e si fa leggere tutto d’un fiato.
A questo ritmo contribuiscono i disegni di MP5, di cui nel 2007 avevamo pubblicato la storia Effetti collaterali. In questi tre anni MP5, anche grazie ai suoi lavori nel campo della street art, ha portato avanti la sua personale ricerca sul bianco e nero, arrivando in Acqua Storta ad una sintesi fatta di linee spesse ed ondulate e campiture nette prive di ombreggiature. All’interno di questa efficace e potente resa espressiva, MP5 si concede delle variazioni sul tema per caratterizzare alcuni passaggi: un tratteggio obliquo e fitto per la scena con i marchettari, uno orizzontale appenna accennato per l’incontro tra Giovanni e il padre, un tratto pastoso ad effetto lineografia (in realtà ottenuto con un’elaborazione digitale) per la scena di violenza nel carcere di Nisida.
Adattare un romanzo al linguaggio dei fumetti porta degli inevitabili rischi, innanzitutto quello di un eccessivo didascalismo. Bindi e MP5 trovano però una personale chiave di lettura, incentrata sul personaggio di Giovanni e sulla sua consapevole resa agli eventi e che si avvale di disegni che poco concedono ai particolari per concentrarsi sulla componenete dinamica ed espressiva. Ed è proprio la perfetta coerenza raggiunta tra la parte testuale e visiva che permette al duo Bindi/MP5 di superare brillantemente la prova, facendo di Acqua Storta un fumetto solido, ben strutturato e anche piuttosto inconsueto nel panorama italiano.

Fabio Sera


Internazionale, 5.7.10

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Il paese raccontato non sembra questo paese. Nel senso che le vicende di Camorra (e affini) per chi vive da Roma in su sembrano lontane. Un sentimento diffuso di estraneità che ha la sua importanza nell’accettazione di questo stato di cose. Adattamento del romanzo di L.R. Carrino, l’estraneità diventa straniamento. Un quotidiano da incubo diviene quindi surreale, insensatamente paradossale: "Questo è l’unico posto al mondo dove voglio stare, per dare ragione a tutto questo male". È un posto sul mare, tra gli scogli, dove il racconto comincia e finisce. Un desiderio regressivo di stasi, quasi una metafora dello stato del paese. Carnefici degli altri e di se stessi, ci si rifugia in un’illusoria oasi di pace. L’aspetto onirico deve molto al lavoro di sceneggiatura ritmato ed ellittico di Bindi e soprattutto al lavoro grafico di M.P. Cinque.
Acqua Storta sarebbe probabilmente un’opera indigesta senza l’approccio concettuale del disegno, stilizzato e con contrasti netti dei bianchi e dei neri. S’interseca a immagini con stile abbozzato e ad altre ancora che sembrano riprendere estetiche più arcaiche come le miniature o le vetrate delle chiese. Storia di killer e boss camorristi, Acqua storta ha dialoghi che riprendono i modi di parlare di un mondo ossessionato da un puritanesimo contiguo alla perversione: i riti sono sadici e omosessuali, ma l’amore tra uomini è odiato. Un ritratto forte di comportamenti (insensati) più che di psicologie.

Francesco Boille


www.laltrapagina.it, 7.8.10

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Appuntamento sotto l’ombrellone per una selezione di fumetti per ogni tipo di palato, con qualche chicca in più per gli amanti delle illustrazioni e anche del cinema.
Chiudiamo con Acqua Storta, un fumetto italiano della Meridiano zero che ci accompagna nella malavita napoletana accanto a un protagonista omosessuale. Tematica forte all’interno del volume che unisce il tema della criminalità organizzata a quella della sessualità tra persone dello stesso sesso e che nasce da un romanzo di Carrino. La Napoli che contorna la città è una metropoli vissuta e conosciuta che lascia spazio a tante vite che si intrecciano e che sembrano dettate da un ritmo che trascina in avanti quasi per inerzia. L’amore tra Giovanni e Salvatore è turbolento e difficile, tanto più in un mondo freddo e crudele come quello della camorra. I disegni netti e decisi di MP5, con i suoi chiaro e scuri che lasciano un’ombra nella narrazione, danno quel senso di cupa angoscia in certi casi, e risultano decisamente interessanti e del tutto idonei al tipo di racconto che ci viene proposto. I testi dominano accanto alle illustrazioni lasciando che ci accompagnino lungo una storia difficile che inizia e finisce a Mergellina.

Gianfranco Broun


www.mangialibri.com, 3.6.10

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"Quasi vent’anni fa, Don Antonio ha fatto bonificare una palude a Villa Literno… ci ha fatto la discarica della munnezza, e sopra ci ha costruito le case… Allora gli altri capoclan invece di Don Antonio Farnesini lo chiamavano Don Antonio Acqua Sporca. Ma da quando se n’è sceso l’occhio sinistro, è diventato Acqua Storta. E mo siamo tutti Acqua storta. Pure Giovanni". Giovanni è il figlio di Don Antonio. Si muove senza farsi troppe domande ai confini di Napoli – ventre molle del sistema camorra – paga gli stipendi agli amici della "famiglia" a Secondigliano, si concede un po’ di umanità sugli scogli di Mergellina, tra spazzatura e topi incazzati: "l’unico posto al mondo dove stare per dare ragione a tutto questo male". Giovanni le cose troppo complicate non le capisce, non si fa troppe domande, ascolta musica neo-melodica napoletana. C’è la "famiglia" ed è la sua realtà, quella che conosce. I fatti salienti del suo curriculum sono il carcere minorile e il matrimonio combinato con Mariasole. Poi l’incontro con Salvatore e il suo perdersi in questa storia d’amore omosessuale. Fuori luogo: una totale mancanza di rispetto verso sua moglie e il più grave affronto alla famiglia. Fuori discussione: un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, perché "l’onore è più forte della carne, è più forte del sangue", qualunque sia il prezzo da pagare…
Acqua Storta di Valerio Bindi (soggetto e sceneggiatura) è l’adattamento alla veste della graphic novel, misurato e dosato alla perfezione, dell’omonimo romanzo di Luigi Romolo Carrino. Il segno bianco e nero di Maria Pia Cinque (alias MP5) non dà scampo, lasciando il lettore con il fiato sospeso per circa 170 pagine. Uno spazio, anche questo, misurato con precisione, al millilitro di china, per raccontare a ritroso i tre giorni che portano al tragico epilogo di una storia d’amore omosessuale tra un boss della camorra (Giovanni) e il suo sottoposto (Salvatore). A fare da protagonista non è solo la Camorra, ma è soprattutto l’omosessualità, vissuta dalla "famiglia" come una bestemmia, dissonante al punto da fornire un movente che rende meno spietata, più sensata agli occhi di quella società governata da uno stato parallelo, la condanna a morte di Salvatore: "Noi siamo come le talpe. Dobbiamo camminare sottoterra, sottoterra come le talpe cecate… Sottoterra riusciamo un poco a vivere per i fatti nostri, a vivere per un poco la vita come si deve. Noi siamo talpe che sbagliano, ogni sbaglio è ’na pallottola da evitare, prima o poi succede, e se non stai attento finisce che ti levano da mezzo". Per linguaggio (un misto di dialetto/inflessione napoletano e italiano), ambientazione ("questa storia comincia e finisce sugli scogli a Mergellina") e temi trattati, il libro si colloca a pieno titolo nella zona della narrazione neorealista pura. Sono di fatto quelle stesse situazioni, quegli stessi fatti e quelle persone che con cadenza ritmica e regolare trovano il loro posto nei notiziari e nei quotidiani a fornire i connotati alla cultura della Camorra, a una città – Napoli, a una regione – la Campania, a grossi pezzi di un Paese – l’Italia. Raccontata per lo più a ritroso dalla voce narrante di Giovanni, ma anche da un segno pieno ed espressionista alleggerito talvolta da un uso lieve e denso (come una fine pioggia fitta) del tratteggio, questa graphic novel entra a pieno titolo nella ’letteratura’ italiana del fumetto. Un buon modo di inaugurare una collana dedicata alla romanzo grafico per Meridiano zero, no?

Norina Wendy Di Blasio


nulladiessinelinea.wordpress.com, 20.7.11

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Acqua Storta, del duo Bindi-Cinque, uscito nel 2010 per Meridiano zero, rimarrà per un bel po’ a ricordarci che si può fare letteratura parlando di cose reali senza nulla togliere alla più raffinata estetica. 15 Euro si spendono volentieri per 176 pagine una più bella dell’altra. Gli autori ci hanno dato dentro ispirati da un’immaginazione folgorante. Non si sono risparmiati e il risultato va oltre il successo che hanno avuto con il Premio Lucca Comics 2009.
La storia, che si conclude in tre giorni, è ambientata a Mergellina, sul mare di Napoli. Giovanni, figlio del capo cosca Don Antonio Acqua Storta, sposato con Maria Sole e innamorato di Salvatore, il contabile della famiglia, è rimasto intrappolato in groviglio da cui non può uscire. È troppo. L’onore ha una sua purezza che costringe a pulire qualsiasi onta. Questa, in sintesi, la trama. Ma la graphic novel è altro, molto altro.
La forza del racconto è un ritmo fluido e aperto al divenire della più sagace prospettiva. Si intuisce sin dall’inizio che finirà male. Ogni cosa lo annuncia con delicatezza come il piccolo teschio coi due pugnali che segna il numero di pagina. Un dettaglio da cornice noir. In un baleno il tempo torna sui propri passi per definire i nodi di un destino che non ha via di scampo. Si respira una torbida fatalità a cui l’eroe della vicenda si consegna senza troppe resistenze. Ci sono frasi di sconcertante attualità a dichiarare che siamo figli di una trama che ci sovrasta.
Sullo sfondo il mare, amico e nemico che tutto vede e tutto sa, e il nero che ingloba la luce restituendo miserie quotidiane. Vivere è magnifico ma implica regole che è necessario conoscere. C’è sempre qualcosa di superiore alle nostre decisioni e non c’è spazio per i sentimenti: "Ogni cosa potrebbe essere l’ultima che sentiamo". La scrittura è precisa e pungente. Nella sua essenzialità non perde mai d’intensità e si sposa con un segno che non ha bisogno di colori per esprimersi al meglio. A tratti addolcisce l’oscuro, il lurido spazio umano ogni istante trascinato in primo piano.
Bindi e Cinque, sceneggiatore e disegnatrice, si ritrovano a occhi chiusi. Vanno a memoria, scavano nella terra del male dove amore e passioni non sono possibili. Il tempo è scandito da orari del giorno e della notte e da una pagina da una parte bianca e dall’altra nera. Quasi a prendere un po’ di fiato nello scontro dei personaggi. Consapevoli o meno di quello che li aspetta, in comune hanno al morte, la reclusione, la fuga, il sottoterra che li nutre e li sfigura.
Acqua Storta è un’ispirazione riuscita che in Italia porterà avanti la conoscenza del genere.

Salvatore Smedile


opinionista.noblogs.org, 31.5.10

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Tratto dal romanzo noir di Luigi Carrino, è uscito Acqua Storta, graphic novel disegnata da MP5 e sceneggiata da Valerio Bindi. Si da il caso che conosco entrambi e che godono della mia stima, dunque non sarà una recensione obiettiva; ma d’altronde io obiettivo nella mia vita credo di non esserlo quasi mai stato.
Letto tutto d’un fiato stanotte, sotto le pezze, dopo un pomeriggio "moderno pasoliniano", Acqua Storta è una storia di amore, omosessualità e camorra, che inizia sugli scogli di Margellina e lì finisce. L’amore tra Giovanni e Salvatore, il contabile e il figlio di un boss de "o’ sistema", tra faide tra clan e la passione travolgente di due uomini costretti a nascondersi. È un amore malato, come malato e distorto è il contesto in cui crescono e vivono. Amore e possessione, malsana, maschia e violenta; Testimoni e rivali da eliminare. Sangue e monnezza. I vicoli e gli scogli napoletani. La famiglia e il clan. E il tutto funziona, tanto da farmi venire voglia di leggere anche il romanzo da cui è stata tratto il fumetto._
Metteteci che a me piace molto il tratto di MP5. Un bianco e nero secco, senza sfumature, tondo e tagliente, autentico. Non è il biancoenero del Miller di Sin City, paragone azzardato e fuoriluogo, ma è uno stile il suo, che caratterizza un lavoro e una creatività che merita di essere seguita e sostenuta. Daje Emmepì daje.
"E i segreti che abbiamo non restano segreti a lungo. Io questo lo so, è impossibile. Dobbiamo fare come le talpe, camminare sottoterra. E noi là stiamo, sottoterra."


il Tirreno, 26.6.10
supermizzi.blogspot.com, 30.6.10

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Una storia d’amore, di violenza, onore e camorra in una Napoli in rigoroso bianco e nero. Tratta dall’omonimo romanzo di L.R. Carrino, Acqua Storta è l’intensa graphic novel realizzata da Valerio Bindi alla sceneggiatura e MP5 ai disegni. Giovanni, il figlio del boss, un duro senza scrupoli, si perde in un inconfessabile amore omosessuale per Salvatore, il cassiere del clan, tenuto rigorosamente segreto, perché uccidere si può, ma voler bene a un uomo è peccato che si paga con il sangue. In una città terribile e senza mezze misure, tra topi e monnezza, rifiuti tossici e omicidi efferati, regolamenti di conti e tragedie, non c’è scampo per nessuno e la tenerezza è destinata a scontrarsi con la realtà come il mare sugli scogli a Mergellina. Premio Lucca Comics 2009 come migliore storia breve.

Guido Siliotto