Fahrenheit, RadioRAI3, 25.1.08 |
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ascoltate l’intervista
Avvenire, 27.5.08 |
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Bamboccioni, esplorate il mondo!
Daccordo, lo svolgimento della trama non sarà allaltezza dello spunto iniziale, però lidea da cui parte il nuovo, breve romanzo di Marco Bosonetto merita attenzione.
Requiem per unadolescenza prolungata (edito dalla padovana Meridiano zero) è ambientato nellItalia prossima ventura dellanno 2013, nella quale lattività di bamboccione è perseguita per legge. Merito della CSAP, la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata, una vera e propria arma messa in mano ai genitori di ultratrentenni morbosamente stanziali, gente che continua a vivere con mamma e papà rimandando allinfinito il momento del distacco, dellindipendenza, dellassunzione di responsabilità. Si denuncia il caso, lautorità competente interviene, il cocco di famiglia si trova fuori casa e, a quel punto, deve fare da sé. Poco male quando il provvedimento riguarda giovanotti affluenti e signorine vittime della moda. Se però lestromissione tocca a un aspirante intellettuale come il fumettistico Candido Neve immaginato da Bosonetto, il gioco diventa più complesso. La trovata della polizia anti-bamboccioni, si diceva, è divertente, anche se di questi tempi non si sa mai, cè il caso che qualche politico la prenda sul serio e la trasformi in autentico disegno di legge. A colpire, però, è un altro dettaglio: Tanguy, il film francese che per primo ha affrontato il tema dei genitori in ostaggio del figlio adulto, porta la data del 2001. Da allora il mondo è cambiato, leuro ha preso a galoppare sul dollaro, delle guerre non mette neppure conto parlarne, ma sembra che Tanguy, che allepoca del film aveva 28 anni, non si sia mai mosso dal divano dei suoi. Oggi va per i 35, età sotto ogni aspetto impegnativa, come insegna la Divina Commedia. Se proprio non vuole viaggiare per i mondi dellaldilà, magari potrebbe cercare di esplorare questo in cui noi tutti viviamo. In fondo, se ci riesce un sognatore come Candido Neve potrebbe farcela chiunque, no?
Alessandro Zaccuri
Corriere della Sera, 7.5.08 |
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Odissea del bamboccione sfrattato dai genitori
Che può mai inventarsi, per sopravvivere, un bamboccione trentaduenne improvvisamente cacciato di casa? é quanto si trova a dover risolvere Candido Neve dal 29 maggio 2013, quando si ritrova per strada, in pigiama, dopo che i genitori hanno cambiato le serrature, aderendo alla Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata gestita dalle questure al motto di "prima uomini, poi figli".
È l'inizio di una piccola saga in quattro tempi (anche come tipologia narrativa e ritmo): con Candido Neve che, defraudato della sua non-vita parassitaria, chiede ospitalità al ricco amico Galfrè alle prese con un progetto di trasformazione duna casa popolare in museo di antropologia sociale per finanziare il quale si appresta a partecipare a una messa nera (siamo a Torino). Lasciato solo, Candido fa conoscenza con liperprecaria Silvia Anna, mammina dai plurimi lavori ottenuti con nomi diversi, finendo per innamorarsene. Persala, decide di intrufolarsi mascherato nella messa nera, attuando una invenzione diabolica la cui riuscita gli apre singolari prospettive lavorative.
Un andamento narrativo per quadri, dunque: non unitario, sviluppato per gemmazione, che offre il meglio nel tono grottesco: sia esso acidulo (nel primo capitolo) o giocoso e ridanciano (nel quarto). Ed è il tono più proprio a Bosonetto, nel trattare problemi reali. Che scivola, quando lo lascia. Come nel secondo capitolo, dallironia statica; e nel terzo, persino pedantesco nellandamento sentimental-sognante.
Ermanno Paccagnini
Corriere della Sera Magazine, 10.4.08 |
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Mettere Requiem nel titolo, pubblicare da un editore che si chiama Zero, chiamare il protagonista Candido Neve. Elementi a cui Freud avrebbe fatto caso.
Antonio DOrrico
www.eumagazine.it, 31.3.08 |
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Che a Marco Bosonetto, scrittore nato nella Cuneo del 1970, piacesse stupire, lo si era capito da subito, leggendo uno dei suoi primi romanzi, Nonno Rosenstein nega tutto, pubblicato nel 2000 dopo non poche difficoltà. Daltro canto la storia di un ebreo che nega gli orrori dellOlocausto per cercare di dimenticare i suoi reali, terribili giorni ad Auschwitz, risultò indigesto per molti seriosi intellettuali: su certe cose non si scherza, neppure se il tuo libro è brillante, divertente e intelligente.
A distanza di otto anni, questo giovane laureato in filosofia, che sbarca il lunario traducendo libri, decide di giocare ancora con il fuoco e di raccontarci una storia di giovani "bamboccioni", nel suo nuovo lavoro Requiem per unadolescenza prolungata (Meridiano zero).
Niente lavoratori precari, nessuna denuncia sociale urlata, solo la semplice storia di un trentenne di nome Candido, che, come il celebre personaggio di Voltaire, decide di "vivere nel migliore dei mondi possibili". E questo, per Candido Neve, vuol dire essere accudito dai suoi genitori, non pensare a nulla di pratico, e rivendicare con fierezza la sua identità di intellettuale proletario, sprovvisto di cellulare, di computer e di vestiti firmati: i suoi lussi sono solo dei pantaloni di velluto a coste e il libro di Bulgakov Il maestro e Margherita, perennemente citato.
Ma alle soglie del 2013, in un Italia stanca di questi figli stralunati e perennemente adolescenti, la società decide di ribellarsi e di negare ai giovani il diritto di essere figli. E così il povero Candido si ritrova a vagare in una "notte bianca" di una Torino ostile e affollatissima, dopo che i genitori gli hanno chiuso, letteralmente, la porta in faccia, lasciandolo senza cena e in pigiama. E lì, sotto la luce di questa notte, piena di quellamarezza già descritta da Dostoevskij, si rende conto che il cambiamento non è così facile per chi ha passato tutta la vita a leggere capolavori russi, fuggendo dal famigerato posto fisso.
Non ci sono colpe in questo romanzo, e questa, forse, è la vera novità: in unepoca in cui tutti criticano e dibattono su un argomento ben più complesso di quanto si possa immaginare, Bosonetto racconta una storia comica, tragica, a volte quasi irreale, in cui alla fine, tutti, genitori e figli, sono più o meno infelici.
Elisa Carrara
Giudizio Universale, giugno 2008 |
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Lo sfratto educativo
Lidea di partenza è divertente: chi sbatterà i bamboccioni fuori di casa? Sarà la fine della recessione, ormai vicina dati i miracoli che farà il prossimo governo, a regalare ai trentenni lindipendenza economica che li proietterà fuori dalla sfera dei genitori? O finalmente levoluzione della mentalità ci porterà in pari col resto del mondo, facendo capire a ogni mamma che quando al pargolo spunta non solo la barba ma anche qualche pelo bianco forse non è più "il mio bambino"? Nossignore: ci vorrà luso della forza, limposizione della legge.
Nel 2013 parte la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata. Migliaia di ultra trentenni "incrostati alla famiglia" vengono sbolognati nel vasto mondo: su iniziativa dei genitori, certo, ma con il decisivo aiuto di cortesi e cazzuti poliziotti. Tra i bamboccioni coinvolti, Candido Neve, appartenente alla particolare sottospecie dellintellettuale: di quelli che passano i pomeriggi a chiedersi orgogliosi quanti Nobel per la letteratura abbiano mai pulito una tazza del cesso, e persi in queste meditazioni evitano sia di scrivere un capolavoro sia di lavare il cesso. Lirruzione della CSAP nella sua vita catapulterà Candido, in pigiama, in una Torino popolata da extracomunitari tanto simpatici da lontano quanto minacciosi da vicino, da mamme multitasking che al parco giocano col figlio mentre lavorano sul pc portatile mentre parlano al cellulare mentre dormono, da architetti e funzionari pubblici intrallazzieri e satanisti.
I libri di Marco Bosonetto partono sempre da idee originali: Il sottolineatore solitario, esordio di dieci anni fa, vede un bibliotecario dare la caccia a quelli che deturpano i libri con le sottolineature, e in particolare al più furbo e feroce tra loro. In Nonno Rosenstein nega tutto è addirittura un ebreo sopravvissuto ad Auschwitz che diventa acceso sostenitore e bandiera della tesi negazionista che rifiuta lOlocausto. E sempre, queste idee originali Bosonetto le sviluppa con ironia gustosa, tono leggero, scrittura scorrevole. In Requiem per unadolescenza prolungata laspetto di satira sociale, di moderna parabola, è di gran lunga prevalente: dal nome del protagonista al modo di parlare dei personaggi (ma più corretto sarebbe definirli tipi), neanche per un momento si chiede al lettore quella sospensione del senso critico, quellabbandonarsi e credere che quanto si sta leggendo è vero, tipici del romanzo. Ma non perciò il libro è meno spassoso, soprattutto per il gioco del riconoscimento: chi vive a Torino o la conosce bene, ad esempio, può giocare a riconoscere le strade e a seguire passo passo Candido in un rocambolesco inseguimento (citazione esplicita di un altro inseguimento nel Maestro e Margherita di Bulgakov); ma chiunque può guardarsi allo specchio e cercare sé o i suoi simili, non solo negli adolescenti prolungati, ma anche nei loro patetici genitori, nelle giovani donne che invece fanno anche troppe cose, nel trentenne smagato che "presenta progetti" al fine di "avere finanziamenti", nellonorevole mammone, nel commissario infervorato nella propria missione.
Poi, certo, la vicenda in qualche modo deve proseguire: e quindi vediamo Candido ficcarsi in demenziali corteggiamenti o improbabili sedute spiritiche, per arrivare infine a una nuova consapevolezza di sé. Proprio questa forse è la parte un po più debole, questo voler essere anche romanzo "di formazione ", e poi anche omaggio al già citato Bulgakov, e poi anche sberleffo della cosiddetta Torino magica, e poi anche
insomma nel voler tenere dentro tante, troppe cose. Soprattutto, si finisce per prendere alla lettera una frase contenuta alla fine dei ringraziamenti: "Una minaccia: la storia di Candido Neve non finisce qui". Ecco, preferiremmo che questa storia, con il suo sarcasmo surreale, finisse davvero qui, e contemporaneamente pendesse sempre su di noi, come un avvertimento. Come una minaccia.
Dario De Marco
Trentanni e ancora a casa dei genitori: è questa la fotografia di unItalia che non cresce, un paese popolato da figli prima che da uomini e donne. È lesercito dei bamboccioni, così legati alle comodità familiari da protrarre la propria adolescenza di anni, persino di decenni: fra questi anche Candido Neve, il protagonista dellultimo libro di Marco Bosonetto, autore già affermato con Nonno Rosenstein nega tutto e Morte di un diciottenne perplesso.
Ma stavolta Bosonetto affronta un tema di scottante attualità, sposta la scena in un futuro e racconta le problematiche della generazione dei giovani adulti di oggi: Requiem per unadolescenza prolungata, questo il titolo del romanzo che verrà presentato sabato alle 17.30 alla libreria Fahrenheit 451 di via Legnano alla presenza dello scrittore Paolo Colagrande. Al centro un protagonista che si muove in unItalia del 2013, quella in cui il parlamento ha deciso di snidare i temuti bamboccioni attraverso una Campagna per lo sradicamento delladolescenza prolungata: le porte della casa natale si chiudono in faccia a Candido Neve, eterno ragazzo sotto la maschera dellintellettuale proletario, e le prospettive che emergono, in una Torino multietnica popolata da personaggi stralunati, non sono poi così serene e scontate. È il presente che entra di prepotenza in uno spazio di possibilità future, le problematiche attuali che diventano progressivamente più serie e difficili da gestire nel giro di pochi anni: "Eppure io ho iniziato a scrivere il libro già nel 2000, in unepoca in cui di bamboccioni si parlava ben poco," rivela Bosonetto, "naturalmente lidea originaria è nata dallosservazione di molti miei coetanei, delle loro difficoltà ad abbandonare i genitori; ma otto anni fa la tematica non era così attuale come lo è oggi".
Non un "istant book" dunque, il Requiem per unadolescenza prolungata.
"A dire la verità questo libro raccoglie solo una parte di un progetto ben più ampio, che vorrei pubblicare in seguito."
Gli scenari che descrivi presentano quasi toni apocalittici: è il parlamento che decide di intervenire con forza per sradicare i figli dalle case paterne.
"A essere narrato è un problema sociale, quello con cui la società di oggi deve confrontarsi: certo non è auspicabile uno stato così coercitivo, però non si può ignorare che spesso i giovani sono obbligati vivere con i genitori anche dallattuale congiuntura economica non particolarmente favorevole."
Forti tradizioni familiari per unItalia che marchia i propri abitanti con uno status, quello di figlio, che ormai sta diventando quasi eterno: questo il problema che Bosonetto analizza per giungere ad una ironica conclusione: "La crescita è pagata cara attraverso la scoperta che ogni cosa, anche il proprio sé, è in vendita".
be.para.
Libertà, 13.4.08 |
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Storia di un bamboccione
"Padoa-Schioppa mi ha fatto un favore." Parola di Marco Bosonetto. Ma tangenti e nepotismi non centrano, ad essere coinvolti sono semmai i bamboccioni, oggetto di una battuta del politico e protagonisti dellultimo libro dellautore cuneese di nascita ma piacentino dadozione. Requiem per unadolescenza prolungata (Meridiano zero), questo il titolo di un lavoro "pensato già dal 2000 come parte di un progetto più ampio," precisa Bosonetto "eppure incredibilmente attuale ora": e infatti la presentazione, guidata da Paolo Colagrande, si è svolta in una libreria Fahrenheit 451 piena allinverosimile, fra amici e curiosi, lettori e forse emuli di quel Candido Neve, che nel libro pratica "lozio critico" e "resiste al consumismo". Certamente lo fa a suo modo, attraverso un appartamento diviso dalla casa paterna da un esiguo pianerottolo: i genitori aprono sempre la porta al loro amato figlio, "trentaduenne mal conservato" lo definisce lautore, fino a quando è addirittura il parlamento a porre un freno alla piaga sociale dei bamboccioni. È la "Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata" lo spauracchio atteso e finalmente realizzato, quello che porta Candido Neve ad uscire dalluniverso appiattito fatto di soli diritti, quelli di figlio, e a confrontarsi con la realtà forse più anarchica degli adulti: ma il protagonista, che si muove fra evocazioni intellettuali "sui generis" e dimensioni autoerotiche, amicizie interessate e ruoli mefistofelici, risulta persino simpatico nel suo parassitismo delirante.
Senza dubbio simpatico è lautore, che ha costruito una dimensione autenticamente narrativa, in cui sono i protagonisti a costruire e a modificare la storia: attraverso una sintesi armonica e musicale di fantasia e iperboli misurate, vis comica e tragici paradossi, Bosonetto dà voce ad un tema, quello dei bamboccioni, "in una chiave puramente letteraria," ha precisato Colagrande "di cui si percepiscono tutte le suggestioni"; attualità senza polemica dunque in Requiem per unadolescenza prolungata. "Un libro in cui lo scrittore non si mette in scena, ma resta defilato," ha continuato lautore di Fideg "ed infatti è difficile rintracciare lanima di Bosonetto nel protagonista, un po Biancaneve ed un po Candide, che osserva la realtà circostante come una sorta di Jahvè, credendola frutto del suo lavoro intellettuale."
A muoversi, sullo sfondo di una Torino multietnica del 2013, non è lo scrittore ma Candido Neve, che recita davanti allo specchio i passi preferiti de Il Maestro e Margherita di Bulgakov e si autocompiace di rifiutare qualsiasi orpello borghese: tra grottesco ed allucinazioni prende corpo la realtà attuale e racconta la sua tragica verità.
Mucchio, maggio 2008 |
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Nel 2013 il governo vara una battaglia di civiltà, la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata. Si tratta di sottrarre i bamboccioni allimbarazzante dipendenza dalle famiglie di origine. Il motto è: prima uomini, poi figli. A farne le spese, tra gli altri, è il trentaduenne Candido Neve, laureato in Lettere, intellettuale proletario militante (secondo lui), esperto in letteratura russa. Strappato dalla CSAP alla cura dei genitori, allappartamento della nonna, allo scrocco sistematico e alla pretesa di una mamma-colf, Candido si ritrova in mezzo a una via, in pigiama nella Torino del prossimo decennio, quasi sedotto da una mamma-con-bambino e di seguito invischiato come inatteso protagonista in una messa nera di incappucciati. Lidea iniziale è più che buona, il tono divertito e surreale, anche se la materia narrativa, nella seconda parte del romanzo, è tenuta insieme con mano non fermissima.
Gianluca Veltri
Polizia e democrazia, giugno 2008 |
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Bamboccioni attendono il futuro
La casa dei genitori non si apre davanti a Candido Neve che busssa per la cena. NellItalia del 2013 il Parlamento ha approvato lidea di snidare i bamboccioni e renderli per legge "prima uomini, poi figli". È nata la campagna per lo sradicamento delladolescenza prolungata. Gli eterni adolescenti dovranno arrangiarsi da soli; costretti a restare in casa se non a prezzo di pesanti indebitamenti: il lavoro manca del tutto per gli umanisti, e non è ben remunerato per tecnici e scienziati. Uscire dalla famiglia senza averne le possiblità non ha senso: uscire dalladolescenza lo vorremmo tutti, ma daltra parte ladolescenza sospettiamo sia uninvenzione del marketing. Non perdete questo libro, da leggere e da meditare, che strappa risate amare e riflessioni.
Ugo Rodorigo
Queer/Liberazione, 19.4.08 |
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Breve, divertente e divertito racconto dalle lievi tinte surreali, il Requiem per unadolescenza prolungata di Bosonetto gioca a inventare un futuro non lontanissimo in cui la piaga dei giovani intellettuali incapaci di recidere definitivamente i rassicurati cordoni ombelicali con la famiglia viene affrontata di petto dalle Istituzioni grazie a una fantomatica Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata promossa dal Parlamento italiano nellanno domini 2013.
Protagonista della storia il trentenne Candido Neve, emblematico esemplare di colto perditempo troppo affezionato al suo ruolo di libero pensatore serenamente squattrinato per decidere una buona volta di crescere e diventare finalmente "uomo", vale a dire forza produttiva, a tutti gli effetti membro di una collettività che chiede ai suoi figli di avere un lavoro credibile, una famiglia stabile e in definitiva una tranquilla vita borghese. Niente di più estraneo alleterno bamboccione Candido, che si barcamena con fiera disinvoltura tra letture raffinate e traduzioni dal russo che gli valgono compensi risibili ma comunque sufficienti a soddisfare le sue modestissime necessità. Situazione destinata a sgretolarsi in pochi istanti proprio grazie allinaspettato intervento della nuova norma, che costringe il signor Neve a un improvviso sfratto dalla casa dei genitori obbligandolo a trovare un modo per arrangiarsi da solo. Pretesto narrativo che dà il via alla vicenda, e disegna attorno al suo protagonista ulteriori situazioni irreali ma paradossalmente credibili, accompagnate da personaggi altrettanto fuori schema e da una città, Torino, continuamente sospesa fra sogno e realtà. Più che un romanzo vero e proprio questa nuova prova di Bosonetto si direbbe un inizio, un abbozzo di incipit per qualcosa che potrebbe andare oltre e proseguire, diciamo pure la prima puntata, laccordatura per un concerto da camera appena cominciato: le voci vivono, gli scenari sono imbastiti, la scrittura è ottima. Manca solo tutto quello che forse verrà dopo, e che probabilmente varrà la pena attendere.
Ade Zeno
Rumore, giugno 2008 |
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Marco Bosonetto è un autore nato nel cuneese, torinese dadozione, piacentino di residenza. La sua produzione letteraria è ricca di tre opere: Il sottolineatore solitario (Einaudi), Nonno Rosestein nega tutto e Morte di un diciottenne perplesso (entrambi usciti per la Baldini e Castoldi Dalai).
Requiem per unadolescenza prolungata (Meridiano zero) è il quarto capitolo di una saga che il giovane autore porta a compimento attraverso lesaltazione del paradosso e del grottesco come chiave di lettura della società contemporanea. Siamo a Torino, Anno Domini 2013. Dal 29 maggio, per volere del prode deputato Marco DellElmo, è stata varata la CSAP (Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata) che sconvolge la quieta esistenza del trentenne Candido Neve, laureato con tesi su Bulgakov, intellettuale indolente e postgattopardiano, ancora accollato sulle spalle dei genitori, eversore del concetto del posto fisso e della tecnologia incalzante: un peana vivente alle superficiali dichiarazioni di Padoa Schioppa a riguardo dei bamboccioni incalliti.
Una serie di quadretti surreali, ironici e gustosi, accompagnano il protagonista in pigiama, fra inflessibili sbirri antimammoni, architetti creativi, sette segrete finalizzate al finanziamento di progetti artistici di nicchia attraverso lutilizzo di finanze pubbliche ed un colpo di teatro finale che conduce fino alla presa di coscienza definitiva di una generazione costretta da se stessa e dalle (massì usiamolo ancora con incoscienza!) sovrastrutture a non poter crescere ed emanciparsi.
Potremmo considerare il Requiem come un romanzo di formazione, soprattutto analizzando lepilogo; ma è la formazione debole della nostra generazione, quella fondata sulla speranza e sul "tiriamo a campare", sulla consapevolezza che laggettivo "atroce" va speso per quelle generazioni mandate al macello in guerra o costrette a patire la fame e la miseria e non per quella a cui viene impedita lopportunità di divenire adulta e autonoma. Un libro da leggere soprattutto per i temi trattati e che ci confermano case editrici come Meridiano zero tra le meno banali del grigio panorama editoriale italiano attuale. Generazionale.
Domenico Mungo
il Sole 24 ore, 18.5.08 |
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Adolescenza finita
Fra i nostri (ex) giovani autori, Marco Bosonetto è uno dei più estrosi. I suoi personaggi sono in dissonanza con la vita, maniacali, eppure colmi di sogni destinati spesso a essere frustrati con la durezza della realtà. Bosonetto ha humour, e non scrive compitini ben pettinati (ahi, quanti!) per ledificazione del lettore, ma lo colloca dinanzi a figure-crisi.
Così nel suo romanzo desordio, Il sottolineatore solitario (grande titolo), così nel recente breve romanzo Requiem per unadolescenza prolungata. Che ha molti pregi. Soprattutto il ghiribizzo della trovata iniziale. E la capacità di farla correre in assoluta scioltezza, facendoci ridere amaro, per buona parte della trama. Perché nellanno 2013, ladolescente "prolungato" Candido Neve, 32 anni, laureato su Bulgakov (ciò che, è notorio, apre tutte le porte del ruvido mondo del lavoro oggi), e avvezzo a campare alla meno peggio mettendo insieme due o tre lavoretti da precario (altro non trova), un brutto giorno viene messo di fronte, allimprovviso, alla concreta ferocia del vivere. Lui che abita sullo stesso pianerottolo dei genitori stessi, sfrutta in pratica tutti i servizi, telefono, pranzi e cene, lavaggio della biancheria e stiratura (ignaro ad esempio "dellesistenza del detersivo per stoviglie"), suonando il campanello dingresso per usare il loro bagno (certo, anche il bagno), sente sussurri al di là della porta, senza che nessuno apra.
Molto semplice: papà e mamma hanno deciso di rivolgersi a una nuova organizzazione, la CSAP, ovvero la "Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza prolungata". Organizzazione nata con lo scopo di emancipare quelli eterni fanciulli dei nostri figli, che non vogliono staccarsi dai cari parenti. E cosa importa se la società non offre loro un lavoro stabile? Che si arrangino. Inizia qui per il nostro "Candide" una via crucis gogoliana: alla Polizia, a casa di un amico tanto ricco quanto coinvolto nelloscura trama a sfondo satanista della CSAP. E in un parchetto, dove leterno ragazzone si innamora di una mammina svampita. Fino al redde rationem con i cattivi. Cè, nella seconda parte del libro, qualche sfilacciatura e lungaggine di troppo. Ma Bosonetto ci diverte e ci fa riflettere: la sua città, surreale e sulfurea, non è lontana dalla Mosca del suo Bulgakov, e dagli incubi sulla disfatta di una buona vita civile di cui è difficile prender atto, oggi.
Giovanni Pacchiano
Terre verdiane, sett-ott 2008 |
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Zigzagando tra Orwell e Pennac Marco Bosonetto ne esce benissimo.
Diverte e insegna Requiem per unadolescenza prolungata: un racconto lungo, edito dai tipi di Meridiano Zero, ambientato nel 2013 in una Torino cosmopolita e variopinta. Un manifesto schietto sul tema dei "bamboccioni" che Bosonetto tratteggia in punta di matita ma che, sottile come una lama ben arrotata, coglie il cuore del problema. Marco Bosonetto, classe 1970, nato a Cuneo, ma piacentino dadozione. Ha già pubblicato per Einaudi e Baldini & Castoldi e si interessa e scrive di teatro. In questo suo ultimo lavoro, che consiglio a tutti, ci offre uno spaccato sociale neoneorealista futurista (la contraddizione è solo apparente) ben narrato e pregno di intelligente ironia.
Lidea dellintellettuale mantenuto in casa dei genitori, ligio al proprio ruolo di intellettuale squattrinato, squadernato e disoccupato, perseguito dalla CSAP, Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata, è geniale. Non importa che lo leggiate sotto lombrellone o in studio, piuttosto che in un caffè letterario. Cominciate con lo sfogliarlo.
Andrea Villani
da "La solitudine dei giovin scrittori"
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Cè sarcasmo anche nel Requiem per unadolescenza prolungata di Marco Bosonetto (Meridiano zero): la storia del trentaduenne Candido Neve, "con accenno di canizie", aspirante intellettuale proletario, ha qualcosa di epico e di fantozziano (le cose possono bene andare insieme). Perché si trova a tradurre istruzioni di montaggio per frullatori per il mercato russo, perché va a masturbarsi a casa dei genitori (in quella sua no, "pensava che fare sesso nello sporco era orribile, anche da soli"). Siamo nel 2013 e il Parlamento italiano ha approvato la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata: Candido finisce per attraversare le strade di Torino in pigiama e pantofole, e Bosonetto lo segue con sguardo partecipe, a volte complice. Come e dove comincia la vita del nuovo Candido Neve? In una lunga, affannosa corsa-rincorsa di sé stesso, delle sue possibilità (nella gestione dei sentimenti, soprattutto). "Il nuovo Candido Neve si vergognò per tutte le volte che sua madre gli aveva stirato le mutande ed era scesa in cortile a buttargli limmondizia": con questo piccolo auto-processo forse riesce a tagliarla via davvero, ladolescenza.
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Paolo Di Paolo
www.arcilettore.it |
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Era tanto che attendavamo un nuovo libro di Marco Bosonetto la cui genialità narrativa abbiamo avuto modo di apprezzare tante volte nei suoi precedenti libri.
Quello che presentiamo non deluderà il lettore che consigliamo di correre in libreria per comprarlo e soprattutto leggerlo.
La storia parte dal problema che i sociologi discutono continuamente, cioè linnaturale prolungamento delladolescenza dei ragazzi di questultima generazione. Quella, per intenderci, che il buon ministro delleconomia del Governo Prodi ha sintetizzato in modo disgraziato e semplicistico come la generazione dei "bamboccioni".
Poiché la vulgata che passa tra la gente semplice è che si tratta di ragazzi pigri e troppo attaccati alla mamma, la soluzione che può dare un governo serio che voglia modernizzare il Paese non può che essere una mano forte che sappia tagliare alla radice il fenomeno: il CSAP, la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata. È così che il nostro ignaro protagonista, Candido Neve, laureato in lettere moderne con una dotta tesi su Il maestro e Margherita di Bulgakov si trova in pigiama e per la strada, senza possibilità di chiedere aiuto ai genitori. Daltra parte sono proprio loro che hanno chiamato lo speciale nucleo della polizia che si occupa di questi bamboccioni. Non avendo dove andare e dopo aver rifiutato di fare la spia per conto di questo nuovo nucleo di polizia, Candido Neve va da un amico che gli offre ospitalità in attesa di trovare una soluzione.
Proseguire a raccontare il libro sarebbe un delitto perché la storia prende una piega paradossale che ha come vittima il potere visto come un qualcosa di occulto, non trasparente, non democratico e Candido Neve come il protagonista di un riscatto, di un rivolgimento delle trame oscure che si stanno delineando e che si celano dietro il CSAP.
Nei ringraziamenti, Marco ci avverte che rivedremo Candido (un nome che non è certamente fortuito) e noi tifiamo per poter assistere alle sue avventure.
www.hideout.it, 15.7.08 |
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A caccia di bamboccioni
La Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata, ossia la CSAP, è una divisione della polizia di un immaginario futuro non lontano, composta da una squadra di agenti chiamati ad intervenire per salvare genitori, assillati da figli eterni bambini, e figli incapaci di vivere in modo autonomo. Vista dal punto di vista delleroe del romanzo di Marco Bosonetto, non è altro che una manica di esagitati che non vogliono altro che rovinare la vita di povera gente. Di questo Candido Neve è convinto, perché lui vive bene in casa della nonna, sullo stesso pianerottolo dei suoi genitori. Vive bene in una camera e un bagno riassettati e puliti quotidianamente dalla mamma. Vive bene a pranzo e cena a scrocco. Lui non vuole cambiare: gli basta solo di non avere responsabilità e di vivere di quel poco denaro guadagnato facendo lavoretti poco impegnativi. Gli basta leggere libri di letteratura russa rivivendo quotidianamente il suo romanzo ispiratore Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Ma la CSAP non ha pietà e irrompe nella vita narcotizzata di Candido obbligandolo a perdere il suo candore e a prendere coscienza.
Nelle poche pagine di un romanzo come Requiem per unadolescenza prolungata, assistiamo a tutto questo: a una svolta repentina di un Candido inizialmente apatico a un Candido reattivo e ipercinetico. Tutto ha inizio con una porta chiusa in faccia che lo mette di fronte ad uno specchio. Candido è incredulo, si autocommisera e fin qui tutto rimane immobile poi inspiegabilmente, forse grazie a un incontro con una donna che accende in lui il senso paterno, o forse grazie ad una messa di satanisti, Candido sfodera una prontezza di riflessi mai vista ed una sagacia indubbia.
Candido è comunque sempre un ironico osservatore della realtà che lo circonda (è divertente la classificazione delle mamme che incontra al parco); gli capita spesso di esserlo perché, come dice di lui stesso, è Çmolto più interessante valutare le molteplici conseguenze ipotetiche di molteplici decisioni ipotetiche che non constatare una sola misera conseguenza concreta di una decisione concretaÈ. Il romanzo si muove veloce tra i diversi episodi che lo vedono goffamente spostarsi tra amici improbabili e conoscenze repentine. Il problema è che non convince completamente il fatto che altrettanto repentinamente Candido si convinca e cerchi di convincerci di essere cambiato, o meglio maturato. La conclusione sembra un po precoce e approssimativa: nellultima pagina il nostro eroe elenca tutto ciò di cui ora è convinto e quali saranno da quel momento i suoi obiettivi nella vita. Valeva sicuramente la pena sviluppare maggiormente il suo personaggio nel suo evolversi perché probabilmente ciò avrebbe riservato ulteriori risate e anche più credibili segni di cambiamento.
Alessandra Cavazzi
scritture.blog.kataweb, 17.3.08 |
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È un piccolo libro surreale. Una lettura deliziosa e a tratti feroce. E in uscita da Meridiano zero il nuovo romanzo di Marco Bosonetto e la casa editrice padovana, dopo Acqua Storta, pare vivere un 2008 in stato di grazia e propone unaltro tassello che vi consiglio di non perdere e che va ad arricchire il già notevole catalogo di narrativa italiana. Cosa succede ai tanto vituperati "bamboccioni"? Cosa riserva il futuro degli ultratrentenni casalinghi per volontà, pigrizia, forza maggiore o un po di tutto? Per un po tirano a campare. Ad esempio Candido Neve è fiero di vivere come un intellettuale proletario. Non si concede nessun lusso, nessun orpello borghese come un cellulare o un lavoro( godetevi le pagine che descrivono la sua vita, lamaro sarcasmo che scava nelle pieghe dei nostri drammi contemporanei). Candido Neve attende serenamente qualche evento che scuota i suoi trentanni e intanto continua a dedicarsi, fra ossessione e melodramma, alla sua passione, i classici russi, Vive sullo stesso pianerottolo dei suoi. E per cibo, televisione e telefono si rivolge a loro, il superfluo lo raziona senza problemi ma per il resto sa di poter fare affidamento: del resto non si sentirebbero soli, altrimenti, i suoi famigliari? Certo che sì. Gli intenti sono buoni e tutto scorre tranquillo tra momenti di riflessione e recite solitarie del Maestro e Magherita. Fino a un certo punto. Linaspettato. Arriva la famigerata campagna CSAP, approvata dal Parlamento (siamo nel 2013) Eun disegno di legge importante, mica roba da niente. La Campagna per lo Sradicamenteo dellAdolescenza Prolungata. Non è cambiato molto da adesso. Si tratta sempre di sostegno alle famiglie, si insegna ai genitori a non cedere ai ricatti di questi eterni adolescenti. E ora che se la cavino da soli, i genitori devono essere seguiti e aiutati, lincrostazione alla famiglia dorigine deve giungere al termine, la campagna "snidiamo i bamboccioni" ha inizio. Candido è frastornato. Stranito. Deve riorganizzare la sua vita. Ma come? Non ve lo svelerò naturalmente, ma non perdete questo libro che strappa risate amare e riflessioni, scritto magistralmente da uno scrittore parco e attento, che annusa, consce e fa espoldere contraddizioni, vizi e preconcetti del nostro tempo. (Lo seguo dai tempi de Il sottolineatore solitario, pensai che fosse un titolo da Nobel e il romanzo non deluse le mie aspettative, questo ultimo uscito le conferma in pieno.) Si legge velocemente ed ha una leggerezza fiabesca che fa da contrasto a certe enormità narrate, a certi eventi ai quali Candido Neve prima assiste e poi, suo malgrado, è costretto a prendere parte.
Francesca Mazzucato
www.labileabile-traccia.com, 25.6.09 |
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Spesso vengono definiti "romanzi generazionali", testi che fotografano caratteristiche, sogni, idiosincrasie e aspettative di coloro che, di volta in volta, sono adolescenti, liceali, universitari o appena entrati nel mondo del lavoro. Se i protagonisti superano la trentina laggettivo scompare, come se le generazioni finissero con il pieno inserimento familiare, sociale e professionale nel cosiddetto "mondo dei grandi".
Nonostante il superamento dei limiti di età, mi sento comunque di definire "generazionale" anche Requiem per unadolescenza prolungata di Marco Bosonetto, i cui protagonisti si muovono sullo sfondo di una Torino surreale e a tratti grottesca.
In un futuro che appare possibile oltre che prossimo, il Parlamento promuove la Campagna per lo sradicamento dellAdolescenza prolungata, una sorta di azione coattiva che aiuti (o costringa) i giovani incapaci di staccarsi dalla famiglia a trovare il proprio posto nella società.
Candido Neve è fermamente convinto che tutto ciò non lo riguardi. Lui è un intellettuale proletario, "una persona cui liniquità dei tempi e della società negava un reddito decente, un individuo che anziché piegarsi al pensiero unico che lo vuole incatenato a unoccupazione sottopagata [
] proseguiva la sua ricerca, rifiutandosi di spegnere la sua coscienza critica".
Eppure Candido si trova inaspettatamente a fare i conti con i funzionari statali incaricati di dare attuazione alla Campagna. Lappartamento di sua nonna, proprio sullo stesso pianerottolo di quello dei genitori, non è considerato il segno di una sufficiente separazione dalla famiglia dorigine, soprattutto se sono gli stessi genitori a sporgere denuncia alle autorità. E in effetti, come dar loro torto? Quale altro metodo utilizzare per far spiccare il volo a un trentenne laureato in lingua e letteratura russa, le cui occupazioni contemplano le traduzioni in russo di istruzioni per il montaggio di frullatori, il remixaggio allinfinito di "brandelli di tesi in vista di fantomatiche pubblicazioni accademiche" o lo "scrivere recensioni illeggibili sul settimanale diocesano che tutti compravano solo per i necrologi"?
Candido finisce a percorrere in pigiama le strade di Torino, per poi trovare asilo presso alcuni amici. Le vicende che lo vedranno protagonista tesseranno collegamenti tra gli ideatori della Campagna e i suoi attuatori, tra giovani mamme che causano a Candido infatuazioni improvvisate e improbabili membri di unimmancabile, almeno per Torino, setta satanica.
Il viaggio che Marco Bosonetto riserva a Candido Neve, ingessato in unutopia daltri tempi, porta inevitabilmente verso la crescita personale del protagonista, allevoluzione che fa diventare "prima uomini e poi figli", allallontanamento progressivo da quella condizione di bamboccione che, a tutti i costi, la società vuole sradicargli di dosso. Lunico dubbio è se, una volta diventato "grande", Candido manterrà linnocenza indispensabile per sfuggire a un sistema che "non tollera solidarietà che non si basino sul denaro".
Andrea Borla
www.lankelot.eu, 18.3.08 |
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Nuova interpretazione satirica del dramma generazionale del precariato e della disoccupazione degli umanisti: Requiem per unadolescenza prolungata del letterato piemontese Marco Bosonetto, scrittore e traduttore classe 1970, è una brillante e amarissima trasfigurazione di una tragicomica palude esistenziale. Allinvettiva, al pamphlet e alla denuncia rabbiosa lartista preferisce il grottesco, liperbole e lassurdo, con generose reminiscenze bulgakoviane spese a testimoniare, paradossalmente ma non troppo, come la Letteratura possa incidere e decidere delle nostre sorti, e quanto una formazione umanistica possa avere senso e peso nella quotidianità: la finale incarnazione della letteratura nella realtà è una sottesa dichiarazione di rifiuto dellultimatum che tutti stiamo ricevendo; è la velenosa artigliata dellintellettuale che pur ammettendo la sconfitta non sa arrendersi. Difficile negare, daltra parte, che questa società rifiuta gli umanisti e considera zavorra i letterati: la decimazione è in atto e questa satira ne è testimonianza.
Dobbiamo, dovremmo, snaturarci: deformarci e trasformarci, divenendo altro da noi, pur di guadagnare lopportunità dellintegrazione.
La società contemporanea è riuscita nellimpresa di far sentire gli umanisti colpevoli del loro studio, delle loro passioni e delle loro attitudini: costretti a terrificanti autodafè quotidiani, a malinconico e depressivo isolamento, allautoironia coatta come ultimo stadio prima della disperazione, e del furore.
Bosonetto, traduttore, romanziere e collaboratore di vari quotidiani, risponde così: resuscitando memorie dun romanzo scritto contro un regime omicida, replicando immagini della quotidianità di molti giovani intellettuali figli della piccola e media borghesia, rinnovando angosce e sensi di colpa che scavano dentro di noi come lacqua in una grotta, giorno dopo giorno.
Aiutarci a sorridere della situazione è un atto nobile. Ridere di questa situazione è folle, perché è una santa barbara.
Veniamo, in sintesi, alla trama. 29 maggio 2013 è la data destinata a restare scolpita nella memoria dei cittadini bamboccioni: savvia la CSAP, Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata, nata per liberare le famiglie dal peso abnorme della presenza degli ultratrentenni estranei allautonomia e allindipendenza.
Protagonista della vicenda è Candido Neve, trentadue anni, chierica e principio di epa, alle spalle una laurea in Lingua e Letteratura Russa, sei anni di relativa disoccupazione postlauream e un vivo culto per "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov: un intellettuale proletario. Il budget prevede tot sigarette, birre, cinema e quotidiani. E parecchi pasti scroccati a destra e a manca.
Non paga laffitto la casa lha ereditata dalla nonna morta ed è separato solo e soltanto da un pianerottolo dai suoi genitori: la mamma ancora lava e stira e cucina. In casa, Candido ha molti libri e pochi vestiti. La CSAP lo costringe a uscire dallo stallo; ne derivano vicende grottesche e caricaturali, colloqui con commissari idealisti per così dire e con vecchi amici pronti a consegnarsi alle forze del male per così dire non senza una curiosa chiacchierata con una coraggiosa madre che si divide in tre lavori pur di mantenere il figlioletto.
In senso lato potremmo considerare il Requiem come un romanzo di formazione, soprattutto analizzando lepilogo; ma è la formazione debole della nostra generazione, quella fondata sulla speranza e sul tiriamo a campare, sulla consapevolezza che laggettivo "atroce" va speso per quelle generazioni mandate al macello in guerra o costrette a patire la fame e la miseria e non per quella a cui viene impedita lopportunità di divenire adulta e autonoma.
Nel libro, si fa differenza tra i figli di papà che guadagnano per divertirsi, tra viaggi, palestre, centri benessere e via dicendo, sempre restando in casa e figli del popolo che campano al minimo, negandosi tutto, fedeli al paradigma dellintellettuale critico: anticonsumisti ma daltra parte impediti a consumare.
La morale sembra chiara; poche e singolari sul serio le eccezioni, siamo costretti a restare in casa se non a prezzo di pesanti indebitamenti: il lavoro manca del tutto per gli umanisti, e non è ben remunerato come in passato per tecnici e scienziati. Bisogna tornare a ragionare sui legami famigliari, sul rispetto che dobbiamo ai parenti che ci permettono di sopravvivere e sulla fortuna costituita dallesistenza di queste microsocietà: il futuro è grigio, una risata ci seppellirà. Uscire dalla famiglia senza averne le possibilità non ha senso: uscire dalladolescenza lo vorremmo tutti, ma daltra parte ladolescenza sospettiamo sia uninvenzione del marketing.
Da leggere e da meditare. È uno specchio che costa soltanto dieci euro. Rientra nel budget.
Gianfranco Franchi
www.milanoweb.com, 9.9.08 |
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Si dice che i ragazzi italiani amino restare in casa dei genitori allinfinito, al contrario dei giovani di altri paesi europei che prima dei 25 anni sono già tutti indipendenti.
I ragazzi del Belpaese, però, si difendono dicendo che purtroppo in Italia non esistono agevolazioni, facilitazioni, input, per compiere il grande passo e abbandonare le sicurezze della casa paterna: gli affitti sono troppo alti, le università mal organizzate, la mentalità mammona è ancora profondamente radicata nella società.
Dunque non è difficile credere a quanto va ipotizzando Bosonetto nel suo brillante libro Requiem per unadolescenza prolungata, edito da una delle più belle realtà editoriali italiane, Meridiano Zero.
Nel breve romanzo si parla di una campagna molto particolare, la CSAP (Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata), il cui scopo, come si può immaginare, è quello di andare a scovare i tanti Peter Pan, per spingerli (obbligarli) a rendersi (finalmente) indipendenti. In questo caso, il protagonista del libro è un certo Candido Neve, trentenne, laureato, esperto in letteratura russa, in pratica il perfetto fancazzista che ora, grazie alla CSAP, è perseguibile per legge.
Il nostro viene quindi a vivere avventure al limite del surreale, in un Italia proiettata nel non lontano 2013, dove si presume i mammoni over trenta saranno di più di quelli accasati con famiglia. Ha a che fare con sbirri, architetti, sette segrete. Il giovane viene letteralmente sbattuto per strada in pigiama e invitato ad affrontare la vita da uomo, e non più da bamboccione.
La trama riporta alla mente un film francese del 2001, Tanguy, girato da Etienne Chatiliez.
Il protagonista è un giovane (ventottenne), intellettuale e affascinante, che alla prima notte lontano da mamma e papà gli viene un attacco di panico, costringendolo a far ritorno dai suoi.
Gigro
www.nonsolocinema.com, 21.4.08 |
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Campagna sradicamento adolescenza
Marco Bosonetto interpreta con ironia surreale la fine degli ormai celebri "bamboccioni" in un romanzo che è baluardo e difesa di quegli intellettuali umanisti che la società contemporanea vuole isolare e deprimere perché ne rifiuta le passioni e gli interessi.
Siamo nel 2013 e un importante Disegno di legge approvato dal parlamento dà il via alla Campagna di Sradicamento dellAdolescenza Prolungata ( CSAP) così il povero Candido Neve, ultratrentenne intellettuale proletario che "vivacchia" con il sostegno dei genitori, nella casa ereditata dalla nonna sullo stesso pianerottolo dei suoi, si vede costretto a rileggere la propria vita. La sua laurea in letteratura russa, il suo culto per Bulgakov e Il Maestro e Margherita non gli occorreranno per riuscire a contrastare la "Campagna". Da qui scaturiscono vicende grottesche descritte con arte dallautore che lasciano amare riflessioni sulle contraddizioni e i vizi dei nostri tempi.
Requiem per unadolescenza prolungata si può definire un romanzo di formazione di una generazione avvilita dalla mancanza di lavoro, alla vana ricerca di opportunità che non esistono e che, per questo, si chiude in un guscio esistenziale che nasconde il dramma della mancata integrazione, dellimpedito raggiungimento dellautonomia. In fin dei conti, però, si resta in famiglia per pigrizia, per volontà, per contingenti motivi sociali, per forza maggiore e un po per tutte queste ragioni insieme. La morale sembra chiara: è necessario rimanere in casa, contare sui legami famigliari e scrutare, da lontano, un futuro grigio che riporta a considerare luscita dalladolescenza un "optional" troppo costoso.
E un libro che si legge con piacevole rapidità grazie al tono leggero, quasi fiabesco, con cui sono trattati, per contrasto, argomenti fin troppo seri e preoccupanti.
Maria Chiara Alfieri
www.nonsololink.com, 28.4.08 |
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Straordinario. Un intreccio elegante, snello, sviscerato con estro e con ottima penna, con una buona dose di liricità e quel tanto di realismo da rendere il nuovo lavoro di Bosonetto un piccolo capolavoro letterario.
Lambientazione non è troppo lontana da noi: nel 2013, forti di decenni di incasamento più o meno abusivo, gli eterni adolescenti vengono stanati e instradati verso una vita legittima e legittimata.
Nasce, ad opera di un onorevole e con segugi degni delle migliori squadre di polizia, la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata. Il romanzo si propone come ironico e satirico, con punte di analisi precisa sulla situazione un po necessaria un po approfittata di tutti coloro che, dopo la laurea e oltrepassati i trenta, vivono ancora alle spalle dei loro genitori. Con argomentazioni degne dei migliori filosofi, proprio oggi che la filosofia sembra tanto fuori moda. La storia è così ben congegnata da sembrare vera: il povero Candido Neve, che ormai non si pulisce più il bagno né la camera, che rinuncia a pensare di riempirsi il frigorifero perché tanto lo fa per lui la mamma, si ritrova senza lappoggio genitoriale. Il momento è drammatico, più per i genitori che per lui: porte chiuse, serrature cambiate, impossibilità di dialogo. Basta. È ora che diventi adulto. E laddove i genitori non possono, non sanno e non vogliono ottenere questo risultato da soli, ecco intervenire un agente della CSAP. Nel caso di Candido è arrivato il migliore agente cittadino (il romanzo è ambientato a Torino), tale Livio Ardenti. E allimprovviso, la realtà diventa unaltra. Per Candido. Per tutti. Comincia ad osservare il mondo che lo circonda. Comincia a ragionare "da solo".
"Candido invidiava la capacità di adattamento di quelle minitribù che tenevano in vita piazze e cortili svuotati dalla televisione e dalla riservatezza, percepiva nella loro occupazione del paesaggio urbano lesercizio di un diritto abissalmente più legittimo del suo. E dove anziché dalle famiglie lo spazio era occupato da uomini soli, giovani e fieri, si sentiva sotto tiro, in colpa, come uno che ha sconfinato nella patria ancestrale di un popolo bellicoso, si vedeva con i loro occhi e si voleva cacciare via
ora conosco il vero volto del sistema. Ci vuole senza ripari, senza protezione, sena legami, senza famiglia. La famiglia è unistituzione solidale, e il sistema non tollera solidarietà che non si basino sul denaro". Viene, in effetti, da pensare proprio sulla necessità di andarsene dalla famiglia. Che senso ha avere una casa, dannarsi per trovare i soldi per mantenerla, se non si crea una famiglia? Certo, il caso di Candido, eterno nullafacente, è da aborrire; ma perché, alla fine, ridurre a brandelli la solidarietà familiare tanto osannata come parte della famiglia di un tempo, per soddisfare la necessità di costruire alloggi, di acquistare nuovi mobili e nuovi arredi per mandare avanti una produzione che altrimenti ristagnerebbe? È una vera necessità lasciare la propria casa o è unennesima invenzione consumistica? Qui i genitori continuano ad occuparsi di un non più ragazzo, ma ci sono anche ragazzi che si occupano dei genitori. Cosè giusto, in un panorama da 2013 non dissimile da quello di oggi, con donne che inventano i nomi per essere tre persone diverse ed avere tre lavori con i quali mantenere sé, la casa, un figlio?
Le considerazioni sulla necessità, e forse il desiderio, di paternità si fanno strada nella mente di Candido che non ha più spalleggiamenti. Nel bene e nel male. Entra addirittura in un meandro demoniaco dove, anziché soccombere, interpreta la parte del Demonio e, alla fine, viene spontanea la considerazione che, in fondo, Candido potrebbe anche non cambiare del tutto (se non proprio per niente) il suo stile di vita. Lalternarsi di pensieri adulti e infantili, la preponderanza di ragionamenti narcisistici ed egocentrici con altri più maturi, ma soltanto perché presi a prestito dalla letteratura russa, portano Candido per strade eterne, percorse a passo svelto.
Il romanzo si chiude non su una soluzione materiale, ma sullunica possibile. Alla fine di quel 29 maggio 2013, giorno che ha segnato la fine delladolescenza di Candido, egli una soluzione al suo problema di eterno bambino lha trovata. Si è dato un prezzo.
In chiave negativa questa considerazione rimanda alloggettivizzazione del tutto. In chiave positiva, fino a quando ciascuno di noi non si dà un valore, non può giungere a realizzare il suo percorso di vita.
Un romanzo bellissimo, da non perdere.
Alessia Biasiolo
www.paradisodegliorchi.com, 14.4.08 |
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Come cambiano i tempi, e come cambiano i concetti! Di Candido Neve (ça va sans dire), il protagonista, ad un certo punto del romanzo si dice: Una persona cui liniquità dei tempi e della società negava un reddito decente, un individuo che anziché piegarsi al pensiero unico che lo voleva incatenato a unoccupazione sottopagata qualsiasi proseguiva la sua ricerca, rifiutandosi di spegnere la coscienza critica.
Nel 68 uno così sarebbe stato almeno un pallido rivoluzionario, un contestatore, anche un figlio di papà borghese, insomma uno di quelli che stavano sulle palle a Pasolini, che si scontravano coi poliziotti, ma solo i poliziotti erano figli di gente umile (aho, sono concetti espressi dal Pierpaolo
).
Ora è etichettato come bamboccione, secondo una definizione dellex ministro Padoa Schioppa, che raccoglie un po il sentire della sociologia e, indefinitiva, del nostro essere italiani.
Lungi da noi la polemica politica (ci basta aver subìto la più brutta campagna elettorale da quando andiamo a votare e la più vuota di contenuti), pretendiamo solo un aggiustamento da un punto di vista linguistico. Bamboccione: accrescitivo da bamboccio, uomo goffo, immaturo, irresoluto, privo di carattere (da Il grande dizionario Garzanti della lingua italiana).
Al di là di un idem sentire (come direbbe Bossi) popolare che raccoglie banalità ed una sorta di resistenza generazionale, il Candido del romanzo non ci sembra così. Un poaddormentato sulle gambe lo è non sarebbe mai uno sprinter, al massimo un passista ma è anche preparato culturalmente. Cita a memoria interi passi de Il maestro e Margherita di Bulgakov, che, mi si permetta un altro raffronto col 68, specimen ben più cazzuto e letterariamente valido dellallora blocco russo e cinese che alla visionarietà preferiva lideologia di stato.
Sbattuto fuori di casa dalla polizia che attua rigorosamente la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata (siamo nellItalia del 2013, ma tempo davvero fittizio), il Candido deve arrabattarsi per riuscire a vivere e a sopravvivere.
Inutile raccontar la trama: il libro va letto, pensiamo noi, non per trovarvi riscontri o divertirsi per carità lecito fare sia una cosa che laltra, ma sarebbe come porsi di fronte alla realtà in modo superficiale e poi fotografarla con la vecchia Polaroid: insomma ricavarne una sbiadita rappresentazione ma per ridefinire concettualmente letà dellinnocenza. Che non è quella che separa la giovinezza dalla maturità, ma quella che nei giorni nostri, deve intendersi come resistenza ad una società unicamente di mercato.
Candido ha la mia solidarietà e non solo: nella sua ingenua indeterminatezza sa anche reinventarsi (leggere la scena delliniziazione) un ruolo. Che è di fantasia. Una volta si diceva che la fantasia doveva andare al potere. Si esagerò, perché ci arrivò qualcosaltro di più violento.
Candido non è brutale, anzi, e come il suo omonimo voltairiano, prende solo atto che non si vive nel migliore dei mondi possibili. E per questo ci è simpatico.
Libro gustoso
Alfredo Ronci
www.paradisodegliorchi.com, 14.4.08 |
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Intervista a Marco Bosonetto
Domanda inevitabile: visto che il tuo libro parla dei bamboccioni che non vanno mai via di casa, quanto del "problema" ti è stato suggerito dal ministro Padoa Schioppa e quanto invece da una tua considerazione generale?
Requiem per unadolescenza prolungata fa parte di una storia più complessa e corale che per ora non ha trovato uno sbocco editoriale. Ci lavoro dal 2000, ben prima delluscita di Padoa-Schioppa sui bamboccioni, che peraltro non mi ha scandalizzato. Ci sono persone che inseguono lautonomia e non la raggiungono per oggettive difficoltà economiche, legate spesso a nuove forme di sfruttamento (pardon, "flessibilità"), ma ci sono anche tanti "ragazzi" a oltranza che rimangono nella famiglia dorigine per potersi permettere uno stile di vita che da soli non potrebbero mantenere. In ogni caso, siamo un popolo che fatica ad assumersi responsabilità, che non può, o non vuole, sottrarsi alla tutela di padri e padrini.
Tu hai trentotto anni. Hai superato la "fase critica" del distacco dai genitori?
Convivo con la mia compagna (ora moglie e madre del piccolo Pietro) da quando avevo 26 anni. Fra i miei coetanei, almeno fra quelli laureati, sono stato "precoce". Nel Nordeuropea sarei già stato etichettabile come "bamboccione". Allepoca avevo appena cominciato a fare il traduttore, un lavoro bellissimo ma sottopagato e incerto. Mi sono buttato e ne sono felice. Certo, sapevo che in caso di necessità la mia famiglia avrebbe potuto sostenermi, e non tutti hanno questa fortuna. Inoltre, a trascinarmi fuori casa è stata soprattutto la mia compagna. Chissà, forse senza di lei mi lascerei ancora rifare il letto dalla mamma. Ma preferisco pensare di no.
I tuoi libri sono sempre al limite del "surreale". Dal bibliotecario che va alla ricerca dei folli sottolineatori al vecchio che rinnega luniverso concentrazionista dei campi di sterminio. Ora una storia ambientata addirittura nel futuro (per quanto molto vicino
).
Gadda diceva: "Barocco non è Gadda, barocco è il mondo". La realtà spesso è assolutamente surreale. Non condivido lentusiasmo di molta critica per la misura, il saper togliere, il minimalismo. Ho letto con passione Calvino, Queneau, più recentemente Pennac. Preferisco uno scrittore che sbrodola ma mi stupisce a uno che non si concede nulla di inessenziale ma è prevedibile. Per quanto riguarda Requiem per unadolescenza prolungata, si svolge in futuro molto simile al nostro presente. Mi serviva spostare la vicenda un po avanti nel tempo per potermi concedere qualche libertà, come la Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata, un settore della polizia che si occupa di cacciare di casa i "bamboccioni", che ovviamente oggi non esiste.
A proposito di futuro, anche tu hai amato la fantascienza come labbiamo amata noi?
Non amo molto la fantascienza "tecnologica". Ho letto Asimov senza entusiasmo, per esempio. Mi piace la fantascienza "sociologica", invece, innanzitutto le grandi utopie negative di Orwell, Huxley, Zamjatin. Ma il mio vero modello è Kurt Vonnegut. Nei suoi libri ci sono lironia, lintelligenza, la fantasia e la critica feroce che vorrei tanto riuscire a mettere nei miei.
La scena ultima del libro dove il protagonista partecipa ad una cerimonia diniziazione mi ricorda molto la mascherata kubrickiana di Eyes wide shut. Ho preso proprio una cantonata?
Non ci avevo pensato, però non è una cantonata, è un complimento. Per quella scena non avevo un modello specifico. Ma spero che in tutto il libro si respiri un po dellatmosfera febbrile e un po allucinata de Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. E a pensarci bene lì cè una "mascherata" satanica, un ballo in un appartamento che si dilata nello spazio finché ci trova posto una folla enorme.
Hai scritto un libro su Cuneo. Quanto amore un cuneese per eccellenza come Nuto Revelli, autore del fondamentale "Il mondo dei vinti", ti ha trasmesso per la gente umile e spesso dimenticata?
Secondo me la lezione fondamentale di Nuto Revelli è che i libri devono servire a qualcosa, a riparare torti. Lui riparava torti intervistando i "vinti" della civiltà contadina, o i "preti giusti" emarginati dalla gerarchia ecclesiastica. Io ci provo con altri strumenti: lironia, lavventura, il grottesco. Ma in fondo il protagonista del mio libro, Candido Neve, è un "vinto". Ha passato anni a studiare con impegno e amore cose che sul mercato non valgono nulla. E non si dà pace, non vuole accettare un lavoro che sia mero reddito e non anche la realizzazione di una sua aspirazione legittima. Così si trova in trappola, rifiuta di crescere. Finché non trova un suo modo paradossale per tradirsi senza tradirsi troppo, impara "a darsi un prezzo". È un personaggio che spero susciti ribrezzo e simpatia allo stesso tempo.
La Resistenza a volte sembra un concetto superato. Cuneo è stata terra di grandi partigiani, Revelli appunto e anche Bocca, cosa ne pensi di questo tentativo di sminuirla se non addirittura delegittimarla che qualche forza politica sta portando avanti in questi ultimi anni?
Sono fiero che per qualcuno la città in cui sono cresciuto sia associata a personaggi di grande statura culturale e morale come Revelli e Bocca e non a certe facce da rotocalco come Briatore e Santanché. La Resistenza è stato uno dei rari momenti storici in cui una fetta consistente di italiani (minoritaria ma significativa) ha deciso di agire da adulta, senza aspettare lintervento salvifico di un esercito straniero o di un uomo del destino. Chi cerca di sminuirne il valore lo fa per motivi strumentali: vuol mettere sullo stesso piano chi rastrellava ebrei da mandare ad Auschwitz per conto dei tedeschi e chi rischiava la vita per liberare il Paese da una dittatura ventennale. È unoperazione ignobile. Non bisogna però nascondersi i limiti della storiografia antifascista: in primo luogo lerrore di aver avallato unidea della Resistenza come insurrezione popolare contro un fascismo senza consenso. Purtroppo invece il fascismo aveva un consenso enorme, oserei dire che ce lha ancora. Visto che siamo in tema, ne approfitto per parlare di uno delle cose a cui tengo di più fra quelle che ho scritto: Mucche ballerine. È un monologo teatrale in cui una mucca valdostana racconta un pezzo di Resistenza, basato su unidea originale dellattrice Alessandra Celesia. Ha girato un po lItalia, soprattutto in recite per le scuole. Questestate va al Festival di Avignone, in traduzione francese. Ne sono molto fiero: fa ridere, piangere, riflettere. Fine dellautoincensamento.
Sei traduttore dallinglese. Cè uno scrittore che ti piace in modo particolare ed un altro che vorresti tradurre ma non ne hai avuto la possibilità?
Mi è piaciuto molto tradurre Cancellazione di Percival Everett (Instar Libri). Un libro difficile ma per certi versi geniale, illuminante sugli stereotipi razziali. Un autore che vorrei tradurre, scusa se mi ripeto, è Kurt Vonnegut.
Il libro che hai sul comodino.
In questo momento Chesil Beach di Ian McEwan, anche se non ho esattamente un comodino.
A cura di Alfredo Ronci
Per un pugno di libri, 21.4.08 |
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"Sentivo il cuore diventare duro e solitario come uno scoglio
". Ahi, come sono pietrose le prose dei giovani sfortunati che raccontano vite un po vuote e senza senso. Certo, non è colpa loro, se il mondo non gli offre niente, se possono solo rimuginare la loro assenza di prospettive. Ma "mi aveva letteralmente rubato il cuore sciogliendo il blocco di ghiaccio nel qual lavevo rinchiuso", come ci racconta Jacopo Reali in Fuori di qui, e/o, a poche righe dallo scoglio iniziale, sinceramente è un po troppo. E aggiungerei che non è nemmeno colpa soltanto del giovane scrittore, quanto delleditore, che non gli ha spiegato nemmeno che un cuore-scoglio e un cuore-ghiaccio, nella stessa pagina, non ci possono stare.
"Ho sempre creduto, fin da piccolo, che non mi sarebbe mai potuto accadere niente di bello" è già meglio, come descrizione della sfiga metafisica giovanile; è Fabrizio Buratto, Curriculum atipico, Marsilio, che scrive. E "la casa, la famiglia, le ferie, la mutua, la tredicesima
sono da considerarsi privilegi di cui godono sempre meno lavoratori" è unosservazione più che legittima. Ma non basta perché, come recita la quarta di copertina, si possa dire che si tratta "dellironico portavoce di una generazione senza più né santi né eroi". LIronia prevede qualcosa di più e, al di là del gioco di presentare la straziante biografia del protagonista come curriculum, e lelenco degli insuccessi di chi si scontra con un mercato del lavoro asfittico, santi ed eroi esclusi, non mi pare riesca diventare letteratura.
Insomma, il filone del racconto delle sfortunate vite dei giovani doggi si arricchisce in continuazione, e Dio sa se ce nera bisogno.
Tommaso Padoa Schioppa non si sarebbe mai aspettato che la sua definizione di "bamboccioni", per i vitelloni mammodipendenti di oggi, avrebbe avuto tanta popolarità, al di là delle polemiche di qualche tenero genitore che ha protestato perché nessun giovane si può permettere un appartamento di lusso, al giorno doggi (e vaglielo a dire agli emigranti). Non solo viene utilizzata per pubblicizzare divani, ma i bamboccioni sono diventati anche i protagonisti di un libro.
E un racconto lungo (o romanzo breve, non si sa mai come dire), quello di Marco Bosonetto, Requiem per unadolescenza prolungata, Meridiano zero, e parte da unipotesi fantascientifica, ma non troppo. In un prossimo 2015, la nazione è esasperata per lallargarsi della fascia di giovani adulti che non ne vogliono sapere di trovarsi un lavoro ed andarsene di casa. Il Parlamento, così, vara una Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata: unapposita polizia si occuperà di cacciare di casa, dopo aver cambiato le serrature, i bamboccioni impenitenti, che saranno così costretti a trovarsi unoccupazione e a procurarsi un tetto per conto loro.
Non sto qui a raccontare la storia del protagonista, bamboccione soddisfatto di una inutilizzata laurea in filosofia, che si crogiola nel suo status di intellettuale disoccupato e nemico della tecnologia, fino allarrivo degli sradicatori delladolescenza. Forse i riferimenti colti e le larghe citazioni di Bulgakov sono un po tirate per i capelli e potranno disturbare qualcuno. Ma la storia è raccontata con un registro lieve e canzonatorio, decisamente surreale, con un tono caustico nei confronti delle contraddizioni del nostro tempo.
Che dire? Gli sfigati, i diligenti allievi delle scuole di scrittura creativa, i cantori di una gioventù vuota e contenta di esserlo e qualche critico severo diranno che è pura fantasia, scrittura astratta e slegata dal reale; fantascienza, insomma.
Ma cè qualcosa da imparare, invece. Per esempio, che si può scrivere della sfiga giovanile con ironia e fantasia. Perché non basta raccontare la sfiga così comè. La letteratura, appunto, è invenzione, trasfigurazione, fantasia e irrealtà. Coraggio di rompere gli schemi.Bosonetto non è Bulgakov, ma almeno ci prova. Ha la sfacciataggine di costruire un racconto del tutto astratto, con personaggi fin troppo inventati, una storia fragile ma fortemente allegorica, nomi grossolanamente allusivi, e perfino un lieto fine.
Quei giovanotti che si limitano a descrivere la sfiga metafisica, invece, restano i pedissequi cantori di una realtà che è talmente noiosa di per sé, da non meritare proprio di essere letta sulle pagine di un libro. Forse bisognerebbe fare una campagna per sradicare anche la loro adolescenza, fin troppo prolungata.
Piero Dorfles
rota.wordpress.com, 23.9.08 |
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Ritorno a "bussare alla porta" di casa (editrice) Meridiano zero, e dopo Claudio Morici questa volta mi "risponde" Marco Bosonetto, con il suo Requiem per unadolescenza prolungata, romanzo agile e breve (116 pagine di testo effettive), del genere da leggersi tutto dun fiato in un pomeriggio, o durante un viaggio aereo e comunque, così facendo, credo cogliendone meglio le sue più apprezzabili peculiarità
In Requiem per unadolescenza prolungata Bosonetto compone un originale biasimo della categoria dei bamboccioni, resa celebre dallex-ministro Tommaso Padoa Schioppa (sarei curioso di sapere se lidea del romanzo a Bosonetto sia venuta dopo le affermazioni pubbliche dellex-ministro, o se fosse precedente
), personificata nel protagonista della storia, Candido Neve, il quale, in un ipotetico prossimo anno 2013, si trova ad aver a che fare con la CSAP, "Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata", ovvero la soluzione finale al problema degli ultra-trentenni ancora nascosti sotto la gonna di mammà messa in atto dal governo di turno: buttato fuori casa da un agente tanto gentile quanto inflessibile, allontanato dallaccogliente grembo familiare, senza sapere che fare dacché incapace di saper fare qualcosa, visto che fino a quel momento a tutto hanno pensato i genitori
La storia si regge sostanzialmente su due basi, due trovate che la delimitano nettamente in principio e nel finale e ne determinano la narrazione: luna, come detto, la CSAP, laltra, la passione del protagonista per la letteratura russa e in particolare per il romanzo di Bulgakov Il Maestro e Margherita, grazie alla quale Candido Neve troverà una specie di "via di fuga" dalla situazione cadutagli addosso ovvero un motivo di scuotimento dal torpore nel quale è vissuto fino a quel momento e di riscossa verso un futuro più a schiena diritta
Peraltro, il finale del romanzo, in effetti suggestivo e simpatico, serve da riscossa anche al romanzo stesso, che a mio parere si fissa un po troppo sullidea principale alla base della storia (la CSAP, appunto, e il suo effetto su Candido Neve) e, nella parte centrale, sembra stentare nel prendere una direzione letteraria che lo possa in qualche modo contraddistinguere: secondo me troppo statico, troppo "leggero" negli accadimenti, i quali solo verso il finale, come detto, prendono un più intrigante ritmo e tratteggiano una scena narrativa più avvincente, dunque più stimolante per la lettura
Lo stesso finale, in ogni caso, non lo è nettamente, ovvero non conclude la storia in sé per come si è dipanata nel corso del romanzo, ma semmai ne produce una "svolta", ed è lo stesso autore a minacciare (lo scrive lui), in ultima pagina: la storia di Candido Neve non finisce qui
Da rimarcare invece è che Requiem per unadolescenza prolungata si mantiene ben scritto lungo tutte le sue pagine, con uno stile semplice, sempre comprensibile e mai in qualche modo rozzo, da letteratura mainstream atta a sorprendere con ad esempio volgarità gratuite o altro del genere, e personalmente ritengo sempre una tale caratteristica alquanto importante e positiva, nella scrittura odierna.
Una lettura gradevole, insomma, ma che poteva anche "osare" qualcosa di più, che poteva essere più rimarchevole, più memorabile per il suo lettore, nonostante ribadisco le buone intuizioni e certe manifeste piacevoli peculiarità
Da consigliare? Certo, dacché per chiunque leggerà questo mio personale, ripeto, personale giudizio, soltanto la lettura di Requiem per unadolescenza prolungata potrà dare ad esso lassenso, o di contro far che se ne possa essere poco o tanto dissenzienti
Lode, comunque, a Meridiano Zero, casa editrice padovana dinamica e intraprendente, con un catalogo veramente mooolto interessante e originale, alla cui porta penso proprio "busserò" ancora
Luca Rota
vertigine.wordpress.com, 20.5.08 |
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Unattrice e Candido Neve
Laltra sera ho bevuto un bicchiere di vino assieme ad unattrice romana. In verità lei non fa solo lattrice, ma gestisce assieme ad altri ragazzi un locale qui a Roma. Lidea era quella di organizzare una serie di incontri letterari curati dal sottoscritto. Lei si è dimostrata molto disponibile, annuiva a tutto quello che le dicevo, non distinguendo Lucarelli da Carlotto. Lei legge molti libri, dice, ma è un po disordinata, dice. Il punto, però, non è questo. Dopo due minuti di discussione attorno alla "questione libri", lei inizia a parlarmi della sua vita di intellettuale precaria, delle sue giornate passate nella sua stanza, tra scrittura, lavoro di ufficio stampa per il locale, varie ed eventuali. A lei mancavano pochi esami per laurearsi in Medicina, mica cazzi, poi ad un certo punto molla tutto perché vuole fare lattrice. A lei non va a genio questa cosa di scrittori e registi che fanno libri, spettacoli teatrali e film sul precariato. Per lei il precariato è una forma di libertà. È la migliore delle soluzioni possibili. Il non sottostare a logiche contrattuali asfissianti. Ok, ci siamo capiti. Io lascoltavo con la stessa attenzione con cui si ascolta un rinoceronte che russa. Perché questa lunga premessa, vi chiederete. Perché stanotte quando ho letto Requiem per unadolescenza prolungata di Marco Bosonetto, piccolo libro edito da Meridiano Zero, mi è tornata in mente lattrice precaria. Perché Candido Neve, il 32enne protagonista del romanzo, altro non è che una variante di questa corposa fetta di intellettuali proletari che infesta il nostro stivale: "Non si concede nessu lusso, nessun orpello borghese come un cellulare o un lavoro. Con i suoi pantaloni di velluto e la camicia a quadretti dai polsini sfilacciati, attende serenamente qualche evento che scuota i suoi trentanni, e intanto recita a memoria i passi preferiti del Maestro e Margherita di Bulgakov davanti allo specchio". Giusto per avere chiaro in mente il personaggio. Il romanzo è ambientato in un futuribile 2013, anno in cui nella nostra Italietta il Parlamento approva una legge volta a snidare i bamboccioni, affinché questi siano "prima uomini e poi figli". Tale progetto va sotto il nome di Campagna per lo Sradicamento dellAdolescenza Prolungata e quindi il nostro Candido Neve è costretto ad abbandonare labitazione della nonna, situata nello stesso pianerottolo dei suoi, e a ricominciare la sua esistenza da zero, considerandosi rapidamente in una nuova prospettiva. Il libro è breve, scorre veloce, diverte ma non lascia il segno. Però ho una mia convinzione. Se per una volta la barriera che separa realtà e finzione crollasse determinando un irriguardoso mescolamento, credo che la mia attrice troverebbe molto attraente Candido Neve e chissà forse la voglia dello stesso di divenire padre, espressa più volte nel libro, potrebbe trovare un suo convincente approdo.
Rossano Astremo
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