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Welcome Ossi!
Wolfgang Brenner


il Gazzettino
il giornale di Brescia
www.letturablog.it
il mattino di Napoli


il Gazzettino, 3.9.2000

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Un agente della Stasi (la polizia segreta dell’ex-Germania Orientale) va all’Ovest per uccidere, su commisione, un imprenditore di una piccola cittadina. Un incarico di tutto riposo, pensa, ma non ha calcolato l’accoglienza dei tedeschi occidentali nei confronti di quelli orientali; Scopre inoltre che il benessere tanto desiderato dall’Est è corruzione, schiavitù sul lavoro, rapporti umani degradati dal denaro. Il decantato "paradiso" è in effetti un inferno ricco di sorprese. L’autore, con una narrazione concisa, senza fronzoli, e con un pizzico di umorismo, tratteggia il confronto tra due "civiltà" dello stesso ceppo ma estremamente diverse.

Giovanni Lugaresi


il giornale di Brescia, 9.9.2000

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Strane vite tedesche dell’Est e dell’Ovest
Un interessante quadro della situasione tedesca dopo la caduta del muro di Berlino; la descrizione apparentemente casuale, ma precisa, del pregiudizio con il quale le due Germanie si guardano ora che non ci sono più cavalli di frisia ad annebbiare lo sguardo; La mancanza di una precisa direzione politica, s’infrange tra gli abitanti dell’Ovest o dell’Est, non solo perché i primi riempiono di pugni i secondi in nome del fatto sembrino i parenti poveri per i quali dover pagare le tasse, ma anche sulle doppie vite di normali cittadini. Nessuno sembra "normale" in Germania. Ciascuno ha un segreto, ha collaborato con la Stasi o con la Cia; ha avuto amici o parenti invischiati in giochi sottili. Nessuno che detta legge, nessuno preciso a cui dovere obbedire. Bruno Rabau trova a Bubach la posssibilità della sua rinascita, il modo di mettere a frutto tutte le sue conoscenze, trova soprattutto una via tra l’essere dell’Est senza più nessuno a farla da padrone e voler diventare dell’Ovest, cioè un tedesco a tutti gli effetti; facendo leva sulla paura occidentale di perdere le proprie prerogative. Inscatola nei suoi casellari mentali le pecche di un’intera comunità che, invece del muro, abbatte il padrone della fabbrica di sacchetti di plastica, George Schauff, imitando così l’altra Germania, uccidendo il simbolo della mancanza di libertà; Frau Birkenbach da amnte diventa direttrice; Lothar e Jurgen Meurer non devono più fare i conti con il ricatto a scapito della loro omosessualità; Sersch non avrà più un uomo a intimorire la sua famiglia, malata a causa della fabbrica; tutta la comunità ha avuto un indennizzo della morte perché lo meritava. In Germania, alla fine del giallo, tutti hanno sofferto.

Alessia Biasiolo


il mattino di Napoli, 8.6.2000

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Forse il sogno di tutti gli ossi è di diventare wessi, forse no. Certo è che molti dei primi - i tedeschi dell’Est così sprezzantemente definiti dai secondi, quelli dell’Ovest - si sentono ancora stranieri in patria. Uno di loro, Bruno Rabau, è il protagonista di un’odissea dal sapore kafkiano in una piccola città dall’apparenza tranquilla, dove in realtà si svolgono loschi traffici e il riciclaggio dei soldi della Stasi. Non che Bruno, tedesco di Jena e possessore di una Trabant, sia un angelo, anzi. Lui in Occidente è venuto per uccidere appunto l’industriale che vuol truffare gli ex servizi dell’Est. Ma l’impresa si rivelerà irta di ostacoli e deviazioni e Bruno finirà impigliato nelle maglie e nelle logiche di un mondo profondamente diverso dal suo, verso il quale egli prova insieme repulsione e curiosità.

Raffinato e ricco di Humour, grottesco e amarissimo, Welcome, Ossi! di Wolfgang Brenner, edito da Meridiano zero, è un romanzo che scavalca i confini del giallo, il che accade sempre più spesso nei nuovi autori, che si servono del genere solo come pretesto per tentare un affresco sociale altrimenti impossibile, questa volta su un paese in tumultuosa trasformazione. L’ossi di Brenner è lo straniero che strappa il velo dell’apparenza, l’eroe involontario che porta alla luce i segreti inconfessabili di una società del benessere raggiunto con ogni mezzo. Del resto, il passaggio da ossi a wessi non può mai essere indolore. Bisogna saper accettare le regole. Che sono, nell’un caso e nell’altro, nient’affatto trasparenti, né lineari, né rispettose della legge.

Santa Di Salvo