Giochi per il mio computer, giugno 2005 |
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"Nel mondo virtuale potevi vivere un milione di vite, assumere un migliaio di identità e non cera nulla di lontanamente paragonabile al rimpianto, perché potevi sempre tornare indietro, ricaricare una partita già salvata e cambiare il corso degli eventi."
(Christopher Brookmyre, Real Life)
Il videogioco, comè noto, non è una forma narrativa. Può diventarlo solo a condizione che rinunci a essere se stesso. Half-Life 2 non è una storia, ma una sequenza di azioni. Diviene una storia nel momento in cui il giocatore racconta la sua esperienza ludica a terzi ("Ho fatto questo", "Ho fatto quello", "Sono morto"). Tra il videogioco giocato e il videogioco raccontato cè una differenza analoga a quella che sussiste tra il libro scritto e il libro letto. In altre parole, il videogioco raccontato non è un videogioco, ma è una conversazione, un film, un romanzo.
Uno dei migliori esempi di "videogiochi raccontati" che mi sia capitato di incontrare negli ultimi mesi è Real Life di Christopher Brookmyre. Pubblicato a maggio da Meridiano zero, questo avvincente romanzo restituisce con sorprendente efficacia lesperienza del videogame e dei suoi effetti collaterali. Uno su tutti, lintesa segreta tra reale e virtuale. Il protagonista è Raymond Ash, un trentenne disilluso che vive con poca convinzione il proprio doppio ruolo di padre e insegnante di inglese. Da bambino sognava di diventare una rockstar, da "grande" deve fare i conti con la vita reale. Per sfuggire alla pressione, Raymond si diletta con i videogiochi, trascorrendo intere nottate in mondi virtuali, fraggando nemici di poligoni e costruendosi una nuova identità. Le cose si fanno complicate quando riappare dal nulla un misterioso amico di gioventù, Simon Darcourt, che tutti credevano morto in un incidente daereo e che, invece, ha scelto la via dellestremismo criminale. A quel punto, la vita di Raymond si trasforma letteralmente in un videogame, con colpi di scena a ripetizione, situazioni inverosimili e cadaveri in quantità industriale. Mi fermo qui per non rovinare la sorpresa.
Dei sette romanzi di Brookmyre Meridianozero ha già tradotto in italiano tre piccoli grandi classici come Scusate il disturbo (2003), Il paese della menzogna (2001) e Un mattino da cani (2000) Real Life è il più videoludico in assoluto. I suoi personaggi, pur non essendo bidimensionali, hanno unanima di pixel. Simon, per esempio, sembra uscito dalla serie di Hitman, mentre Raymond è lalter ego del videogiocatore-nerd che usa il divertimento elettronico per sfogare le tensioni e le insoddisfazioni della vita quotidiana.
A differenza di un romanzo come Skill (Alessandra C., Einaudi, 2004), in cui il videogioco fa da fulcro allintera narrazione al punto che non esiste nulla al di fuori della dimensione ludica in Real Life cè un continuo accostamento tra verità e finzione, rappresentazione e simulazione. Questa strategia era già stata seguita, con grande successo, dallo scrittore inglese Ian Banks, con il thriller Complicità (Tea, 1998). Là il protagonista Cameron Colley altro grande appassionato di videogame ingaggiava una partita mortale contro uno spietato serial killer.
Laspetto più interessante di Real Life è che Brookmyre sembra voler giustapporre gli assassini virtuali Raymond e, più in generale, coloro che spendono ore con Quake, Doom e Unreal a quelli reali, come Simon. Ciò che li accomuna è un senso di noia e insoddisfazione di fondo. Lunica differenza è che il videogiocatore riesce a convogliare la sua innata passione per lomicidio di massa in un atto puramente virtuale, mentre il terrorista inventa dei pretesti (il denaro, lideologia, la religione), per giustificare la propria brutalità. Il primo sceglie lintroversione, il secondo lestroversione. Fortunatamente per il lettore, Brookmyre non fa sociologia spicciola: il suo romanzo oscilla tra reale e surreale, tra puro terrore e irriverenza, esattamente come i migliori videogiochi.
Il fatto che lautore di Real Life viva in Scozia, patria della saga di Grand Theft Auto, mi sembra tuttaltro che incidentale. Aspetto i vostri commenti
Matteo Bittanti
il manifesto, 21.1.06 |
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Ma i videogiochi sono veramente, internamente, "narrazioni"? O, come suggerisce Christopher Brookmyre nel suo Real Life sono piuttosto profondamente affini a una delle tre/quattro esperienze che ripetutamente danno origine a narrazioni, in questo caso lesperienza dello sport? Nei panni di Raymond Ash, lex proprietario di un locale di videogiochi protagonista del suo thriller, il testosteronico scrittore scozzese prospetta addirittura una evoluzione: "Quello che aveva davvero sconvolto il mondo dei giochi per computer ed era andato ad occupare militarmente il resto della vita di Ray erano Quake e il gioco multiplayer. Fino ad allora, lattrattiva dei giochi per computer era unesperienza interattiva che però era comunque basata su una narrazione, in molti sensi simile al cinema o alla televisione. Lavvento di Quake, con la sua tangibile fisicità e un motore 3D talmente realistico che poteva dare il mal di mare, e soprattutto con la sua modalità multiplayer, ne aveva fatto invece unesperienza simile allo sport".
Anche Ray e il suo arcirivale, lex compagno di appartamento Simon Darcourt, ora reincarnato in qualità di terrorista professionista nellelusivo, imprendibile Spirito Nero, sono due figli delusi della Space Age Generation, che hanno visto i bambolotti Playmobil vestiti da pilota e da astronauta della loro infanzia tradizionale risposta non verbale alla domanda difficile: "Cosa vuoi fare da grande?" sparire, vittime di un irreversibile anacronismo. "Ma forse era meglio vederli sparire che assistere al sorgere di una nuova serie che includesse specialisti di informatica, operatori di call center e impiegati dellindustria del fast food. Anche gli accessori non sarebbero stati granché". Se lo sport è una pia e regolata sublimazione della caccia e della guerra, e il videogame è sport adrenalinico, immobile e connesso, i "mmporg" si presentano paradossalmente, nel libro di Brookmyre, come lultima arena, se non di una gioventù, di una "trentennità" bruciata non dai sogni ma dal mercato liberista del lavoro. Come una sur/reale (virtuale) palestra di vita e di morte, dove da un lato si addestrano e attirano moderni eserciti (e ce lo ricorda anche DAlessandro portando il caso di Americas Army, il gioco distribuito gratuitamente, dal 2001, sul sito delle forze armate statunitensi), dallaltro luomo comune travolto da un gioco mortale più grande di lui, il Raymond Ash della situazione, può trovare il know-how interiore, e magari lo stratagemma fortuito e fortunato per farvi fronte. (Il resto, il coraggio, è noto che uno non se lo può dare).
Sempre più tempo, e per ragioni non futili, viene dunque speso da lettori/giocatori in altri mondi, e sempre più spesso escono libri che ne parlano. Forse perché, come sottolinea John Leland nel New York Times in un recente articolo intitolato "The Gamer as Artiste", in una cultura come quella occidentale che ha rimosso e reso asettica la morte, i videogiochi ormai la principale forma di intrattenimento di chi ha meno di trentacinque anni sono lunica esperienza culturale che mette al centro la morte del singolo individuo.
Ma, bisognerebbe forse aggiungere con Brookmyre, nel gioco vivo Real Life non è possibile ricaricare la partita una volta terminata, o riconnettersi al server se il collegamento viene interrotto. O forse (a seconda del senso che diamo volta per volta alla funzione di reload) invece sì?
Laura Pugno
Venerdì, 24.06.05 |
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LInghilterra salvata a colpi di videogame
Quel tragitto in macchina verso laeroporto racconta di frustrazioni, di ambizioni fallite, del placido e riconosciuto orrore del quotidiano che solo il possesso di unauto imponente riesce a compensare.
Ma è anche qualcosaltro: è linizio della nuova vita di un uomo qualunque che diventerà il terrorista più crudele e ricercato del pianeta.
Nonché lincipit di Real Life, ultimo romanzo del geniale scrittore scozzese Christopher Brookmyre, uno dei pochi a poter azzardare una spy story raccontata nella modalità narrativa del videogame. Perché a ritrovarsi e sfidarsi negli orrori di una Gran Bretagna che teme un attentato ancor più distruttivo di quelli che stanno insanguinando il mondo, sono due assassini: uno reale, Simon, e uno virtuale, Raymond. Il primo è sfuggito alla monotonia diventando un terrorista. Il secondo, suo antico amico, ex musicista inchiodato alle responsabilità familiari, è un campione di videogiochi online. Si riconosceranno e si sfideranno: come in una straordinaria e irripetibile partita.
I ritmi e il linguaggio (ben sostenuti dalla traduzione di Anna Feruglio Dal Dan) sono malinconici, crudeli, feroci.
In sostanza, Brookmyre è bravissimo.
Loredana Lipperini
www.excite.it, 9.12.2005 |
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Dicesi "sparatutto" quella species del genus videogame in cui il giocatore deve limitarsi a vagare per un dungeon (altresì detto labirinto) e ammazzare con più o meno efferata violenza, tutto ciò che gli si para di fronte.
Detto questo, Real Life è un libro "sparatutto".
Infatti, questopera di Brookmyre non solo fa della videoludica uno dei pilastri del romanzo - quindi, se non avete mai imbracciato virtualmente un RPG per lanciare missili terra-terra contro il cattivone di turno, rischiate di perdervi gran parte delle chicche di questo libro- ma anche perchè il protagonista (uomo medio, con famiglia media, e vita media) si trova a dover fronteggiare uno dei più efferati terroristi internazionali, che ha fatto dellassassinio di massa unarte molto redditizia, proprio in forza delle sue eccellenti qualità di videogamer.
Un libro dazione fatto di inseguimenti, sparatorie e di una buona dose di morti civili (e non), un libro "filmico" girato con il piglio del miglior John Woo.
Nel complesso una lettura più che divertente con qualche picco di classe e qualche (per fortuna pochi) momento di confusione.
Simone Tempia
Eterno Peter Pan costretto a diventare grande, a rinchiudere i videogamaes in un cassetto, per sempre. Il giorno in cui decide di scappare,lasciarsi tutto alle spalle sarà anche il giorno in cui farà un incontro che per lui si rivelerà fatale. Un noir scritto con estrema maestria. Da leggere e da regalare se amate i videogames, avete paura di diventare grandi e se volete essere tra i primi a leggere questo autore prima che diventi di moda.
www.musicletter.it, 15.12.08 |
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Prendete una scuola scozzese degli anni 80, prendete una nota località considerata dagli autoctoni la regina del petrolio del nord (Aberdeen), prendete appunto uno sviluppo che non arriverà mai, prendete un ragazzo che sa farci con le donne e uno imbranato, prendete due ragazzini indisciplinati che sfuggono al controllo dei genitori, prendete un terrorista di livello internazionale, inafferrabile, che demolisce e ammazza senza alcun rimorso, al soldo di chiunque gli depositi in tasca un mucchio di soldi. Prendete, infine, una giovane famiglia e un bambino che non dorme mai che ha reso i genitori una specie di zombie. Poi una poliziotta nera che non ha credibilità, aggiungete una conoscenza del rock dellautore seconda a nessuno, il disgusto per i Queen, lattitudine a leggere le persone per quello che ascoltano (come in Alta Fedeltà, esatto, non lo avete mai fatto eh? Suvvia, dite la verità). Se state per shakerare il tutto aspettate qualche secondo perché cè un accadimento, della durata di un attimo, che deve ancor a verificarsi ecco, è successo, ora potete procedere. Ah, un attimo, please: cè da aggiungere il lucido sarcasmo cinico e senza perdono di un quarantenne autore scozzese che non sbaglia un colpo e, anzi, guadagna proseliti a ogni nuova uscita. Real Life è un gioco, proprio un gioco di quelli di ultima tecnologia, dove si muovono attori in carne e ossa, muoiono un mucchio di persone (vere) ma dove si ride, tanto.
È ovvio che si rida anche amaro, Brookmyre non ha alcuna pietà a descrivere la pochezza, anche della sua generazione di finti artisti e potenziali falliti. Della sua terra imbrigliata nel miraggio economico sul modello arabo, che non sarà mai. Dei suoi abitanti, tronfi di nazionalismo, piccoli di umanità. Real Life è un romanzo noir deviante, che aggiunge alla tradizione del genere più crudeltà nella descrizione umana e tende a non salvare nessuno.
Esce per Meridiano zero, che ha un catalogo di artisti, molti dei quali minori (ovviamente tali solo perché non ancora assurti a grande popolarità) ma che invece hanno tanto da dire e che si muove spesso nei meandri di un genere che sembrava immobile da decenni (il noir, appunto) e che invece vede crescere una nuova genia di autori, ben consci di poter omaggiare il genere stesso solo deviandolo costantemente dalle sue traiettorie oramai consolidate.
Real Life è solo uno dei libri eccellenti pubblicati in un pugno di anni da Christopher Brookmyre, ha un paio danni sulle spalle ma è perfetto da regalare anche a Natale 2008. A Natale, si sa, il livello di pochezza degli uomini è inversamente proporzionato al livello di spiritualità che si vorrebbe fosse suo proprio. Restituite a Natale quel po di umanità facendo il percorso al contrario
solo chi conosce il male veramente e lo canta agli uomini pu˜ contrastarlo efficacemente. Leggere un libro come Real Life, infatti, rende tutti più consapevoli. Dunque, incontestabilmente, per forza più buoni.
Massimo Bernardi
www.thrillermagazine.it |
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Che cosa significa "diventare grandi"? Imparare ad assumersi responsabilità, lavorare, avere meno tempo per suonare la chitarra, per giocare ai videogames, e altre cose ancora. Certo. Ma... dover affrontare un pericolosissimo terrorista, il più pericoloso del mondo? Certo che no. Eppure... Raymond Ash è proprio in quella fase in cui, diventato grande, sente il rimpianto di quandera "piccolo". Una moglie, un bambino, un lavoro da insegnante appena ottenuto e non proprio amato. Una vita così, che scorre dentro binari comuni a milioni di mortali, in cui il problema sono i conti da pagare o il bimbo che piange la notte. E poi, un giorno, una tappa allaeroporto, e un volto tra la folla, che sembra... sembra proprio Simon Darcourt, ex-migliore amico di Raymond. Morto qualche anno prima in un incidente aereo... Chiaro che Raymond si è sbagliato. Ma allora, quei due tizi con la pistola che gli sparano addosso a pochi passi da casa? Tutto questo mentre i servizi di sicurezza e la polizia britannica sono in allarme rosso: pare che un dittatorello africano, che ha qualche motivo di risentimento contro la Gran Bretagna, abbia commissionato un attentato contro la "perfida Albione" allo Spirito Nero, il più pericoloso terrorista mercenario sulla piazza... La data dellattentatone si avvicina inesorabile. Raymond viene rapito. Riesce a evadere, ma lunica che gli dà retta è la piccola, tostissima Angelique, poliziotta di colore che sta dando la caccia al superterrorista... Certo, adesso Raymond pensa che sarebbe bello poter fare un bel reset, come se fosse una partita di Doom o di Quake, ma ormai è tardi. Ormai, Raymond deve davvero diventare "grande"...
Scritto benissimo (e adeguatamente tradotto) Real Life è un thriller avvincente, che si fa beffe della (pallosissima) precisione documentaria alla Tom Clancy, e corre con un ritmo sempre più frenetico verso un finale spettacolare (come un videogame); ma è soprattutto un grande romanzo, pieno di vita, di intelligenza, di emozioni, senzaltro da suggerire ai critici che periodicamente decretano la "morte del romanzo". Uno di quei romanzi in cui è difficile non riconoscersi, non vedere un pezzetto della propria vita, come in uno specchio. Un romanzo del 2001, che en passant fustiga la cieca violenza dei terroristi con feroce, amara ironia. Quarto lavoro di Christopher Brookmyre pubblicato in Italia da Meridiano Zero, Real Life rappresenta la conferma di un sicuro talento già messo in evidenza da Un mattino da cani, Il paese della menzogna e Scusate il disturbo. Straordinario.
Giovanni Zucca
Win Giochi, aprile 2006 |
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In libreria, a caccia di terroristi
Dallo sparatutto alla realtà, il passo è breve
La Gran Bretagna è sotto scacco. Un pericoloso dittatore africano ha assoldato uno dei terroristi più ricercati e spietati per colpire al cuore il regno di Sua Maestà la Regina. Raymond, il protagonista, è cresciuto a pane e sparatutto e ora deve combattere contro la monotonia di una vita senza boss di fine livello
Davvero un bel problema. Per puro caso si ritrova sulle tracce del fantomatico attentatore e la sua esperienza videoludica gli sarà di grande aiuto.
Un thriller dazione diretto e scorrevole, una lettura intrigante che non disdegna riflessioni e confronti tra reale e virtuale.
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