...


Two for Texas
James Lee Burke


AmericanWest
Film TV
il Giornale di Sicilia
jamesleeburke.wordpress.com
Liberazione
libri.forumcommunity.net
il mattino di Padova
Milano nera
Mucchio Selvaggio
Pulp
il quotidiano della Calabria
www.rootshighway.com
Tex Almanacco West 2006


www.americanwest.it, agosto 2004

<< < VAI > >>

Complimenti all’editore per questo racconto a sfondo storico del 1989 che inaugura la saga della famiglia Holland, uno dei protagonisti da cui è tratto anche un film, mai visto in Italia, con Kris Kristofferson e Peter Coyote. Ambientato nel 1836, anno in cui il Texas conquista la sua indipendenza, il libro dipinge un accurato quadro ambientale dell’epoca e del territorio (Louisiana e Texas orientale) collocandovi i due sbrindellati protagonisti che evadono da una colonia penale della Louisiana uccidendo un guardiano e la loro conseguente fuga oltre il fiume Sabine dove infuria la rivolta contro i messicani. Una tipica storia americana di viaggio-avventura.
I due, uno vissuto, ubriacone, insofferente e scafato (ha già combattuto con Jackson a New Orleans contro gli inglesi) e l’altro (Son Holland), detenuto per sbaglio, giovane ed un po’ idealista, ripropongono l’infallibile clichet della coppia cinematografica e si integrano perfettamente in pregi e difetti.
Malgrado una certa lievità narrativa (il libro si legge abbastanza in fertta) è efficace la descrizione del paesaggio ancora intatto (paludi, boschi subtropicali e praterie) e popolato di personaggi credibili (il vecchio traghettatore, il rozzo guardiano cajun, quasi un fantasma, che guida la posse di inseguitori, l’indiano Maglia-di-Ferro, il malavitoso Jack Tyler) quando non autentici come un Sam Houston che posa da aristocratico e il tostissimo Jim Bowie.
Poche pagine, e l’uso dell’artificio del racconto indiretto, bastano all’autore per inserire nella fiction l’elemento storico (l’Alamo, il massacro del comando di Fannin a Goliad, la battaglia di San Jacinto) e dare solidità di riferimenti alla storia narrata. Senza retorica.
Qualche perplessità sulla traduzione dei dialoghi che sembrano ricalcare troppo letteralmente le perifrasi e certe enfatizzazioni espressive dell’americano-sudista d’epoca ma nell’insieme, un libro che ogni appassionato del genere western (e sottogenere Texas) dovrebbe leggere anche per incoraggiare a dovere un editore che ha il coraggio di percorrere strade (vedi anche Fuoco sulla Montagna) che l’Italia attuale stenta ad accettare. Attendiamo il seguito.


Film TV, 18.7.2004

<< < VAI > >>

(dalla posta)
...Tuttavia la sua lettera è preziosa per due motivi: primo ci permette di restituire un po’ di verità alla Storia; secondo ci dà l’occasione per segnalarvi un gran bel libro, finalmente tradotto in italiano da Meridiano zero, scritto da uno dei migliori romanzieri americani viventi, James Lee Burke. S’intitola Two For Texas e parla anche di Alamo, e di come quegli eventi sospesi tra il mito e la dura cronaca siano fondamenta dell’immaginario di un popolo. Lo trovate in libreria a 13 euro, splendidamente tradotto da Luca Conti e Francesco Saba Sardi (Burke è un osso duro da rendere in italiano). Se c’è un libro che dovete a tutti costi leggere sotto l’ombrellone, o dove vi pare, è questo.


il Giornale di Sicilia, 25.7.2004

<< < VAI > >>

Ha scritto molti libri, creato il detective Robicheaux noto anche in Italia, vinto diversi premi. Di questo autore conosciuto anche come "il Faulkner della crime fiction" per le sue rievocazioni del profondo Sud americano, Meridiano zero incomincia la pubblicazione di tutte le opere. Si parte con un romanzo finora inedito da noi, ambientato nel 1835, in un campo di prigionia della Louisiana dal quale evadono due detenuti per precipitare in un altro inferno. Senza tregua. Un’ottima introduzione all’opera di un narratore che in patria molto considerano un gigante.

Giampiero Cinque


jamesleeburke.wordpress.com, 6.11.07

<< < VAI > >>

Uscito nel 1982 negli Usa e nel 2004 in Italia, Two for Texas è stato il quarto titolo di James Lee Burke. Non ha ancora "creato" Dave Robicheaux e si immerge in un affresco storico-popolare.
La vicenda è quella di Son Holland e di Hugh Allison, due evasi da un penitenziario nei pressi di Baton Rouge. Siamo nel 1835. Sulle tracce dei due si mette Emile Landry, il sadico guardiano dei prigionieri, e li seguirà per una peregrinazione lunga mesi, che passa dagli accampamenti delle tribù tonkawa, dai saloon e dai bordelli del basso Texas, fino a concludersi in un fatto storico, vale a dire la battaglia di San Jacinto, il 21 aprile 1936.
Sam e Hugh si sono arruolati nell’esercito di Sam Houston, mentre Landry è finito tra le fila dei messicani invasori del generale Antonio Lopez de Santa Anna. Gli ultimi tre capitoli del libro sono un ritratto storico stupendo, con i soldati di Houston che avanzano al grido (autentico) di "Ricordatevi di Goliad, ricordatevi di Alamo!" (sia il massacro di Goliad, 340 prigionieri texani massacrati gratuitamente, che Alamo erano appena avvenuti nel mese di marzo), mentre Son e Hugh combattono per lo stato della stella solitaria, per la propria sopravvivenza e per scovare ed eliminare per sempre Laundry. Il romanzo storico (che in Europa ha visto Walter Scott, Alessandro Manzoni e Victor Hugo come maestri assoluti) non aveva ancora dato negli States frutti maturi: forse Two for Texas è tra i primissimi esempi "compiuti".
Un’ultima aggiunta, un "particolare". Son Holland è antenato di Billy Bob Holland, che vedrà la luce solo qualche anno più tardi in Terra violenta (Cimarron Rose)…

Walter Gatti


Liberazione, 12.8.2004

<< < VAI > >>

James Lee Burke, il "Faulkner del noir"
L’anima selvaggia e e ribelle del deep South

È stato definito "il Faulkner della crime fiction" per la sua capacità di raccontare le ombre e le zone oscure della cultura del Sud degli Stati Uniti. James Lee Burke, cresciuto tra il Texas e la Louisiana, come il celebre scrittore del Mississippi non si è fermato davanti ai tanti tabù della società del "deep south" scegliendo anzi di farne il cuore di una narrazione articolata in oltre una ventina di romanzi giocati sui codici del noir.
Il ricordo della Guerra di Secessione, il razzismo e il perdurare dei conflitti razziali, la terribile miseria delle aree rurali abbandonate da buona parte della popolazione e l’emergere, con il petrolio come con le nuove tecnologie, di nuovi centri ricchi e opulenti, fanno da sfondo a storie dure, segnate da un senso di sconfitta e di morte. Del resto la stessa biografia di James Lee Burke sembra racchiudere tutte le caratteristiche di quei "poveri bianchi" che popolano le sue pagine come quelle della migliore letteratura sudista. Operaio per una compagnia petrolifera, reporter, impiegato all’ufficio di collocamento della Louisiana, professore universitario, pompiere e assistente sociale, Burke ha attraversato molte stagioni diverse, e complesse, prima di arrivare alla scrittura. Sono stati però i capitoli più bui della sua vita a spingerlo inesorabilmente verso la narrativa noir. Prima l’esperienza della guerra in Vietnam e poi la lunga parentesi dell’alcolismo. Non a caso il personaggio con cui, dalla seconda meta degli anni ottanta, si impone all’attenzione del pubblico e della critica statunitense, è un reduce della guerra nel sudest asiatico che continua a fare i conti con i fantasmi di quel conflitto terribile e, quando non vi riesce, preferisce cercare di annegarli con una buona bottiglia. Così, "gli spiriti degli abitanti dei villaggi, le loro bocche spalancate per la forza d’urto delle esplosioni, non mi bisbigliavano più da sotto le scure correnti del Mekong".
Dave Robicheaux questo il nome del protagonista, quasi suo malgrado, di oltre una decina di romanzi di successo di James Lee Burke - oltre la metà disponibili anche in traduzione italiana - non è però solo l’ennesimo simbolo della generazione del Vietnam. Attraverso le sue vicende, giocate tra i bayou della Louisiana e le zone petrolifere del Texas, o lungo i tratti di confine tra due stati, è l’immagine di un "altro" sud che ci viene restituita. È come se la sottile linea di confine che tradizionalmente divide la letteratura americana tra le esperienze innovative delle grandi città dei nord e il maggiore realismo degli scrittori meridionali, venisse messo in discussione dall’uso di codici metropolitani per raccontare la realtà dei grandi spazi aperti a sud del Missouri. Non solo James Lee Burke ha così impresso un’impronta decisiva sul noir sudista, insieme a personaggi del calibro del texano Joe R. Lansdale, ma ha contribuito anche alla riscrittura di una parte della storia degli Stati del sud. Un percorso che cerca di leggere nelle vicende che hanno accompagnato e seguito la Guerra di Secessione, anche le fasi di sviluppo di una parte degli Usa, per molti aspetti chiusa in una sorta di "frondera interna".
Un percorso che James Lee Burke ha iniziato già da alcuni anni, alternando al noir fil romanzo d’impronta storica e ai ritmi dell’indagine poliziesca quelli dell’avventura. Two for Texas, tradotto ora nel nostro paese per i tipi della Meridiano zero, rappresenta una delle testimonianze migliori di questa nuova narrazione del sud inaugurata da James Lee Burke. Intorno alla dichiarazione d’indipendenza del Texas e alla sconfitta di Alamo, siamo nel 1836, lo scrittore della Louisiana costruisce una vicenda che sembra, per molti aspetti, trasporre in uno scenario da vecchio west lo stile dell’hard boiled.

Guido Caldiron


libri.forumcommunity.net, 28.8.10

<< < VAI > >>

Trama:
Louisiana, 1836. Tra paludi soffocanti e fatali, un campo di prigionia dai ritmi massacranti. Due detenuti, Son Holland e Hugh Allison, condividono la stessa cella e la speranza di andarsene un giorno, sognando il Texas. Non hanno nulla in comune e un giorno, del tutto inaspettata, si presenta la loro occasione. I due fuggono, ma l’inferno che credevano di essersi lasciati alle spalle non tarderà a braccarli. Inizia così una fuga disperata, un vorticoso viaggio dalla Louisiana al Texas. E mentre il cerchio attorno a loro si stringe, i due entrano di forza nella storia americana. A pochi giorni dalla Dichiarazione di Indipendenza del Texas, Hugh e Son saranno al fianco di Sam Huston nell’esercito che sconfiggerà definitivamente i messicani a Sant’Anna.

Recensione:
In un contesto storicamente attendibile, quale la Louisiana e il Texas del 1836, si snoda la vicenda di due personaggi piuttosto scombiccherati e male in arnese, galeotti per vocazione ed eroi più per caso e loro malgrado, piuttosto che in reale ricerca di gloria.
La "strana" coppia funziona bene, l’afflato storico, western a cavallo dell’indipendenza del Texas dal Messico, dona robustezza nella trama e colore ai personaggi.
Lee Burke, tramite una scrittura asciutta e suggestiva, tale da evocare immagini vivide della durissima e lurida vita dell’epoca, e dialoghi secchi e mortiferi come un colpo di pistola, trasmette mirabilmente quanto, in quel periodo, fosse un successo ogni giorno in più strappato alla miseria e alla violenza da essa dettata. Una popolazione ancora confusa e sbandata, insediata in uno stato ancora in progetto, non poteva del resto che avere reazioni istintive, e solo a fatica e con grande abnegazione, alcuni coraggiosi iniziavano a disciplinare.
Sentir poi parlare della vicenda di Alamo e della cruentissima battaglia che ivi si svolse, mi ha provocato una piacevole nostalgia, nel rammentare le serate in cui, nella mia famiglia d’origine, si stava davanti al vecchio televisore in bianco e nero (il nuovo focolare ancestrale) per assistere ai film con John Wayne e James Stewart.


il Gazzettino, 12.6.2004

<< < VAI > >>

L’Ottocento di due evasi

L’occasione è da non perdere, perché James Lee Burke è uno dei maggiori autori di crime fiction americani. Ma la Meridiano zero comincia la pubblicazione integrale delle sue opere con un singolare romanzo storico, Two for Texas, che dice molto sulle matrici letterarie di Burke, tra i cui punti di riferimento c’è Faulkner. Dunque, il sud degli Stati Uniti e più propriamente la Louisiana, che è una sorta di Sud nel Sud, un concentrato inquieto, di cui Burke è integralmente figlio. E poi il Texas, e con esso uno dei miti di fondazione degli Stati Uniti. Two for Texas, scritto alla fine degli anni ottanta e trasformato in un film quasi dieci anni dopo, è la storla di due evasi, che dalla Lousiana arrivano fuggendo fino in Texas. Ma questo viaggio è anche un viaggio nella storia degli Stati Uniti, perché siamo nel 1836 ed è iniziata la guerra tra Texas e Messico, che segnerà, alla fine, l’ingresso del Texas negli Stati Uniti. Ed a questa guerra finiscono per partecipare i due evasi.

Nicolò Menniti-Ippolito


milanonera.hotmag.me, 14.10.10

<< < VAI > >>

Che il western e l’hard-boiled siano parenti è cosa risaputa ma forse non ampiamente riconosciuta. In fin dei conti si tratta di due generi di letteratura pulp nati uno di seguito all’altro, storie che segnano il passaggio dell’America della frontiera a quella del banditismo. James Lee Burke, creatore della saga di Robicheaux, si spinge a raccontarci una vicenda dichiaratamente western senza lasciare le paludi per sottolineare una fratellanza intellettuale non da poco. Moltissimi thriller della scuola dei duri riprendono caratteri e situazioni del western. La vicenda di Son e Hugh, prigionieri in un carcere della Louisiana che colgono la fortuna e iniziano un percorso iniziatico attraverso l’America in fase di formazione per raggiungere il Texas è la riproposta del miglior nero on the road che sta alla base del poliziesco moderno.
I due protagonisti sono la strana coppia, il giovane e la canaglia, eroi del West ma anche di centinaia di telefilm e romanzi della scuola dei duri sino a oggi. La loro avventura, avvincente, ben descritta, umanissima e spietata è la metafora di un mondo in cambiamento. Che poi è il succo di ogni vero thriller americano. Da leggere, sognando a ogni pagina come davanti a un bellissimo film in cinemascope. Il tema stesso del viaggio come percorso di formazione è emblematico. Il Texas è indipendente, incombe la battaglia di Alamo e Son e Hugh scoprono di non essere solo due carcerati in fuga. E capiscono di non essere così duri di fronte a una realtà selvaggia, popolata di personaggi strambi, feroci, calati in situazioni pericolose.
Il loro è un percorso di formazione, di costruzione di una amicizia virile. Un percorso che, a ben guardare, è comune al western quanto al poliziesco. Forse, c’è da chiedersi, non solo McCarthy ha saputo cogliere il senso della frontiera. Forse un giallista spesso maltrattato nelle edizioni italiane (troppi gli editori che lo hanno mollato prima del tempo) ha saputo sparare e colpire il bersaglio.

Stefano Di Marino


Mucchio Selvaggio, 13.9.2004

<< < VAI > >>

(...) Non "una" storia, ma un corpo composto di tante storie, quale potrebbe essere quella narrata in Two for Texas di James Lee Burke, famoso per la serie del detective cajun Dave Robicheaux. È dalla foce del Mississippi che ha infatti inizio questo romanzo (nuovo per noi, ma scritto nell’89) che narra di due carcerati nella prigione di New Orleans che scappano facendo perdere le tracce tra le paludi. Ma il tempo non è quello nostro: Two for Texas è ambientato infatti nel 1836, quando ancora il Texas era messicano, e i due fuggitivi vi scorgono non solo la possibilità di salvezza, ma pure d’ottenere la terra promessa a chi avrebbe combattuto per l’indipendenza.
Son e Hugh non potrebbero essere più diversi: un giovane che ha visto prima la sua famiglia massacrata per poi trovarsi in galera solo per aver dormito vicino alla gente sbagliata e un veterano di tante battaglie amante del whiskey e delle risse. Ma proprio la diversità, come due poli magnetici, li tiene uniti durante la fuga alle guardie francesi. Incroceranno, non sempre amichevolmente, messicani ed indiani, fino a gettarsi tra le braccia di Sam Houston, il generale che riuscirà a sconfiggere il governatore messicano del Texas, Santa Ana.
Si tratta dunque di un romanzo "western", ma di un western in cui si respira uno spirito ben diverso rispetto ai classici del genere. Il realismo è quello di un Cormac McCarthy, ammorbidito però da uno stile più "pulp", più alla Joe R. Lansdale. Anche qui, come con Mississippi, il protagonista vero del libro è la storia degli States vista dalla terra e dagli uomini che la lavorano e che la concimano col loro sangue. Una storia tanto alternativa a quella ufficiale quanto più vera e coinvolgente.

Francesco Mazzetta


Pulp, luglio/agosto 2004

<< < VAI > >>

1835. Son Holland, montanaro del Tennessee, cala in città in cerca di fortuna e si ritrova ingabbiato in una Cayenna del delta, popolata da aguzzini francofoni e da serpenti velenosi. In una terra ancora dominata dalla bianca, e agonizzante, aristocrazia creola, solo l’evasione potrà offrire al nostro delle scarne possibilità salvifiche. Stretto un forzoso sodalizio con Hugh, uno sciamannato guascone di frontiera, i due uomini in fuga dal capestro si ritroveranno, loro malgrado, a rinfoltire le fila dell’armata stracciona ed indisciplinata dell’Esercito Rivoluzionario del Texas. Pronti ad assistere alla caduta di Alamo e a sfoderare il loro latente, ma geneticamente determinato, eroismo nello scontro decisivo di San jacinto. Calati di prepotenza in un’atmosfera tex-mex un po’ da cinema parrocchiale (quella che, per intenderci, ci faceva tornare a casa spronando il nostro fedele destriero schivando le frecce comanche), si segue volentieri il prevedibile destino dei due fuggiaschi. Meno enfatico dell’epopea hollywoodiana, il testo rimane pur sempre venato da un poderoso patriottismo di frontiera, sebbene addolcito da qualche tratto "politically correct".
Two for Texas offre quindi alcuni tra quegli elementi stilistici che saranno destinati a caratterizzare le opere successive di un autore ancora in cerca della strada maestra. I melmosi bayou della Louisiana, il virile sodalizio di due beautiful loser e la costante presenza di un’afosa sensazione di minaccia incombente, colorano questa gradevole opera di un Burke ancora acerbo anticipando le inquietudini di un Dave Robicheaux ancora in gestazione, ma impaziente dalla voglia di nascere.

Corrado Pipan


il quotidiano della Calabria, 8 ottobre 2004

<< < VAI > >>

James Lee Burke: la libertà in Texas

James Lee Burke è uno dei più bravi scrittori contemporanei di romanzi polizieschi. Purtroppo la sua vicenda editoriale italiana è discontinua e lacunosa, e non gli rende onore. L’editore Meridiano Zero manda adesso in stampa, a quindici anni dalla sua uscita, il romanzo Two for Texas (Euro 13, trad. Francesco Saba Sardi e Luca Conti), che ci auguriamo sia il prologo a una ripubblicazione più organica del corpus di Burke.
In Two for Texas è assente l’alter-ego dello scrittore, Dave Robicheaux, il tormentato detective di Burke al quale eravamo ormai abituati. La sua carica umana e il suo senso etico vengono meno, sostituiti dalle vicende di due evasi, nella Luisiana del 1836. Sempre di una storia del profondo sud, si tratta. Ma decisamente diversa dalle solite. Burke, spesso, per sbrogliare le matasse dei suoi gialli tornava indietro nel tempo, alla memoria cattiva e inconciliata dei pionieri, al garbuglio etnico (neri, cajun, bianchi, pellerossa) che ha solcato percorsi di colpa e di vendette. Qui, invece, lo scrittore texano sceglie di ambientare l’intera storia direttamente in un passato assai remoto, appunto la prima metà dell’Ottocento.
Ecco allora i due detenuti, Son e Hugh. Sono rinchiusi in un carcere di inaudita durezza, che sorge su una secca fangosa del Mississippi, in mezzo agli acquitrini. Col corpo segnato da cicatrici, geografia di un passato non immacolato. Son e Hugh riescono a evadere. Iniziano le peripezie dei due in un vagabondaggio picaresco, tallonati dal fratello dell’aguzzino carcerario da essi ucciso nell’evasione. Son è giovane e sprovveduto, e sarà iniziato al mondo di fuori da Hugh, che invece è un vecchio pendaglio da forca, una spugna piantagrane.
La storia si snoda tra la Luisiana e il Texas, in un aurorale spaccato americano di violenza e di assenza di leggi. Ancora, all’epoca, il Texas era in mano al Messico e i due fuggitivi finiranno per far confluire la propria personale storia nell’epopea, entrando nell’esercito che sconfiggerà i Messicani.
Two for Texas, pur non essendo il miglior James Lee Burke, è comunque una lettura avvincente, che riprende i temi dello scrittore sui miti fondativi della nazione americana. un romanzo di avventura, d’ambientazione western, che a tratti può rammentare certo cinema sudista dei fratelli Coen, ma che vira più decisamente verso Cormac McCarthy: un western dalla parte dei disadattati, dei non-integrati, dal linguaggio molto spiccio e privo di compromessi.
È emozionante lo scenario rossastro di infinite distese, quando ancora tanta storia dovrà essere scritta. Gli accampamenti degli indiani - i rickaree, i tonkawa - ancora intervallano il paesaggio; i reduci, i pionieri, gli immigrati tutti sono in cerca di un’incerta fortuna pagata cara.
Infine i due eroi meriteranno le medaglie sul campo. Il nuovo governo assegna a tutti i soldati texani che hanno preso parte alla guerra un appezzamento di terreno e un assegno. Tanta terra conosce la mano dell’uomo e viene coltivata per la prima volta proprio in quegli anni. Da Two for Texas è stato tratto il film per la TV La libertà è in Texas di Rod Hardy, con Kris Kristofferson e Peter Coyote.

Gianluca Veltri


www.rootshighway.com, n. 40

<< < VAI > >>

L’abbiamo sempre conosciuto per Dave Robicheaux, il personaggio principale dei suoi noir ambientati tra New Orleans e il bayou, ma la narrativa di James Lee Burke abbraccia uno spettro più ampio di spazi, tempi, paesaggi. A dir la verità anche Two For Texas parte dalla Louisiana (del 1836), da dove due prigionieri, Son Holland e Hugh Allison, fuggono dopo aver massacrato, complice il caso, uno dei loro aguzzino. Li insegue l’altro, il fratello, altrettanto feroce e spietato e il duello a distanza si risolve in un tormentato vagabondaggio che porterà i fuggitivi ad arruolarsi nell’esercito texano di Sam Houston, tra la sconfitta di Alamo e la vittoria a Santa Anna.
Two For Texas si legge al galoppo, tra battute fulminanti dei protagonisti (che non si risparmiano niente), lunghe dissertazioni sui paesaggi della Louisiana e del Texas (nonché alcuni acuti passaggi sulle condizioni dei nativi americani e sul loro sfruttamento) e il fascino innato di due comunissimi delinquenti che infine, portando a termine la propria vendetta, rischiano persino di diventare degli eroi.
Nelle sue pagine più intense (la descrizione dell’infernale prigionia nella Louisiana o l’epica battaglia finale) Two For Texas ricorda il lirismo di Cormac McCarthy e questo, sarebbe d’accordo anche James Lee Burke, è già qualcosa in più di un omaggio.
Consigliatissimo.

Marco Denti


Tex Almanacco West 2006

<< < VAI > >>

E passiamo ora a un altro titolo che farà sicuramente la gioia di tutti gli appassionati. Si tratta di Two for Texas (Meridiano zero), di James Lee Burke, un romanzo che ha tutte le caratteristiche per diventare un piccolo classico della letteratura di Frontiera. La critica ha ribattezzato Burke "il Faulkner della crime fiction", per la sua capacità di raccontare in maniera concreta il Profondo Sud americano, illuminandone soprattutto le zone più oscure e Two for Texas è una stira che mantiene le promesse fin dall’inizio. La vicenda è ambientata nel 1835, in un duro campo di prigionia della Louisiana. Da questa Cayenna americana evadono Son Holland e Hugh Allison, due detenuti che, in cerca disperata della libertà, finiranno catapultati in un autentico inferno. In quel periodo è, infatti, scoppiato il conflitto tra il Messico e il Texas, ed è proprio in quest’ultima regione che Son e Hugh decidono di trovare rifugio. I due sono diversissimi per storia e carattere: il primo è un giovane che ha visto prima la famiglia massacrata e poi si è trovato in galera soltanto per aver dormito vicino alla gente sbagliata, mentre il suo compagno è un indiscutibile pendaglio da forca. Durante la loro fuga, Son e Hugh dovranno sopravvivere a nemici di varia sorta (le guardie di origine francese che vorrebbero rimetterli in galera, i soldati dell’esercito regolare messicano, gli indiani), cadendo tra le braccia di un uomo che cambia il loro destino: Sam Houston, il generale che riuscirà a sconfiggere il governatore messicano del Texas. In Two for Texas si respira il realismo di certi romanzi di Cormac McCarthy (che purtroppo manca da un po’ di tempo dalle librerie nostrane), ma anche uno stile decisamente pulp" che lo avvicina al Joe R. Lansdale da noi precedentemente citato.

Luca Crovi