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Inagehi
Jack Cady


Buscadero
Pulp
il Sole 24 ore


Buscadero 205, luglio 1999

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Inagehi (che nella lingua parlata cherokee si pronuncia in-na-ghe-hii) significa una persona che vive da sola in un luogo selvaggio.

E’ la scelta di Harriette Chiamata Del Tuono, Amica Dell’Albero che sente, come un imperativo del destino, di dover scoprire, capire e far propria la morte del padre, avvenuta per mano assassina anni e anni prima. Il misterioso delitto è l’unica nota noir di questo splendido romanzo di Jack Cady, volto da capitano Achab, un passato di camionista e boscaiolo e un presente di outsider letterario, con un saggio sul pensiero religioso agli albori degli Stati Uniti in lavorazione. E’ anche la scintilla che accende di un fuoco vivo, intenso Inagehi dove protagonisti assoluti sono la natura selvaggia, le montagne, gli alberi, il passare delle stagioni, le variazioni atmosferiche. Tutti considerati alla stregua di personaggi, persino di testimoni e non in un’ottica misticheggiante come spesso vengono proposte le visioni native. Jack Cady è abbastanza scafato e preparato quanto basta per non lasciarsi trarre in inganno da false suggestioni e presenta il mondo di Inagehi dei nativi con tutte le sue ombre. A prova di smentita scrive: "La terra a occidente, la terra delle ombre, la terra della morte. Quando moriva un cherokee, si diceva che era andato nella terra delle ombre. Gli indiani d’America non erano stati capaci di affrontare la morte, non più del sesso. Il sesso era circondato da tabù e battute sconce, la morte era accompagnata dal terrore. Si sapeva che certi indiani abbandonavano i propri morti, piangendo allo stesso tempo in preda a un dolore inconsolabile. I cherokee non erano così pittoreschi; a volte, era vero, tenevano cerimonie di sepoltura elaborate, ma in genere non parlavano facilmente della morte". E’ per questo che il prezzo che paga Harriette Chiamata Del Tuono, Amica Dell’Albero ("A quanto pareva, un prezzo bisognava pagarlo") si diffonde, frase dopo frase, in Inagehi come le radici degli alberi nella montagna che custodisce i segreti della morte del padre e della sua stessa vita.

Un libro prezioso perché riporta al centro dell’attenzione il rapporto con la natura: per un’ecologia dell’anima, più che dell’ambiente. Così, "come tutte le tragedie, anche questa ha bisogno di un coro" scrive Jack Cady. C’è solo l’imbarazzo della scelta: potete metterci John Trudell, Robbie Robertson o i dischi di Bill Miller. Non saranno della stessa tribù di Harriette Chiamata Del Tuono, Amica Dell’Albero, ma come colonna sonora di Inagehi andranno benissimo.

Marco Denti


Pulp n. 20, luglio 1999

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È la terra la protagonista di Inagehi di Jack Cady, scrittore assolutamente da scoprire (e di cui sarà utile riparlare): "La terra racchiude luoghi sacri, luoghi in cui si intersecano dimensioni sconosciute, o dove forse affiorano i resti di una creazione primigenia. Quella creazione può anche esere stata un big bang. Non importa. È qualcosa di antichissimo e di reale. Le forze più disparate vagano per l’universo e a volte si manifestano sulla terra". È Janet Scott, in Inagehi di Jack Cady e la terra è la stessa che i cowboy hanno calpestato con gli speroni che piacevano a John Wayne. Una terra di frontiera, forse un mito.

Marco Denti


il Sole 24 Ore, 15.8.1999

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Un’interessante segnalazione viene proposta dalla casa editrice Meridiano zero e risulta legata alla penna di Jack Cady, un professore universitario fuori dagli schemi, nato nell’Ohio e con alle spalle esperienze da camionista, venditore d’asta, boscaiolo: non a caso è proprio a quest’ultima attività che si riallaccia Inagehi, romanzo impostato sulla morte di un uomo "che ha avuto come testimoni solo gli alberi del bosco che stava distruggendo".

Mauro Castelli