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Ti vivrò accanto
Massimo Del Papa


L’introduzione di Marinella Venegoni
A
Fegiz Files
Figaro
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Trentino


L’introduzione di Marinella Venegoni

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Chi è, davvero, Renato Zero? Neanche i sorcini – che pure sono un autentico popolo, devoto e fedele – riuscirebbero a dare una risposta univoca al di là dell’amore senza misura che gli dedicano. Ma il mistero che regna comunque intorno alla sua figura, l’ambiguità di cui egli stesso è stato il primo, e rutilante manifesto in un’Italia ancora chiusa nei propri schemi sociali, e ancora provinciale nelle forme del consumo culturale, ne hanno fatto il personaggio più intrigante della musica popolare italiana.
Eterno oggetto di discussioni, simbolo da difendere con fanatica intransigenza o da colpire con impietosa delegittimazione, certo inconsapevolmente Zero ha costruito la propria carriera intorno a una sorta di inafferrabilità esistenziale, che ha infiammato le fantasie di un Paese dove le canzoni (anche al di là della musica) hanno fatto storia e costume: a tale inafferrabilità, Renato ha finito per dare voce anche artisticamente, spostando nel tempo il baricentro della propria ispirazione, mutandone gli addendi senza preavviso, suscitando sorprese talvolta non gradite, sia musicali e che visive, fino a catturare sempre più seguaci dentro una rete di stimoli eccentrici e – perché no – contrapposti. I suoi fan risultano dunque una casta trasversale per età, sesso, composizione sociale: ma pur sempre una casta, addetta a un culto che non ha mai ammesso dubbi o incertezze.
A questo soggetto, tutto sommato ancora misterioso, Massimo Del Papa dedica il libro che state per leggere. Un libro davvero sorprendente nelle pagine che a mano a mano dilatano la dimensione del racconto, disegnando un orizzonte di riferimento dove cronaca e storia, vita ed emozioni, desideri, progetti, ambizioni, perfino segreti risvolti psicologici, finiscono per tracciare un profilo che segna pezzi essenziali della storia di un tempo, tanto autentica è la passione per questo personaggio e per la musica che ha creato e attraversato nella sua più che trentennale carriera artistica; e tanto certosina è la cura della ricerca e dell’analisi espressiva, che procede attraverso una meticolosa elencazione degli album e delle loro canzoni, esplorandone l’essenza complessiva, il contenuto stilistico e musicale, ma pure il contesto esistenziale e sociale, e gli affetti, dentro i quali la ’zerofollia’ andava edificando una propria poetica. Massimo Del Papa, che coltiva con animo generoso la libertà di scrittura e di espressione, fotografa qui con complice sincerità un percorso di vita dove le proprie private passioni finiscono per integrarsi con la storia – umana e artistica – di quello che in anni verdi dev’esser stato un oggetto di culto, ma che poi, con la maturità e l’accumulo doveroso della razionalità, è diventato un serio oggetto di osservazione e di studio. Attento, paziente. Implacabile.
Nel suo racconto stringente, prima il ragazzo, poi l’uomo Zero tracimano dai solchi degli album, le canzoni si fanno misura della progressiva costruzione di un universo espressivo dove diventa sempre più difficile districare la partitura dal vissuto quotidiano, e la vita e il lavoro si fanno una cosa sola. Alla fine, letta l’ultima riga, chiuso il libro, Ti vivrò accanto è il fascinoso racconto della lunga – anche dolorosa – resa dei conti di Renato con se stesso. Dalla quale uscirà certamente più maturo, ma non cambiato del tutto, in salda compagnia di controsensi e certezze che si evolvono verso la grande stagione della maturità.
Del resto, di Renato Zero tanta storia deve ancora essere vissuta, e raccontata. Ma il ritratto che salta via, intrigante, vivido, appassionato, dalle pagine di Ti vivrò accanto è a figura intera: è quello di un artista che ha cominciato a sfidare le convenzioni già quand’era soltanto adolescente, quasi senza nemmeno saperlo, e poi ha continuato per una vocazione che s’andava a mano a mano consolidando e radicando, prendendosi il piacere irrinunciabile di una libertà a tutto campo. Un ribelle di periferia che è diventato divo continuando a ignorare ogni pressione, e ogni convenzione, e badando a dar retta soltanto a se stesso. A qualunque costo. Un uomo vero, che merita conoscere.

Marinella Venegoni


Anna

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Non è vero che Renato Zero lo si ama o lo si odia. Intanto bisogna decidere di quale Renato Zero si parla. Dell’essere androgino accecante di lustrini? Del pifferaio magico con frotte di adoranti sorcini? O dell’introspettivo cantante sciamano degli anni ’90? L’autore li conosce tutti.

Antonella Ottolina


Fegiz Files, 13.8.09

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Massimo del Papa, grande giornalista, penna sagace e capace, graffiante, scomoda che illumina coi suoi interventi il Mucchio Selvaggio, ha pubblicato da poco un bellissimo libro che vede protagonista il mondo di Renato Zero.
Ti vivrò accanto, con una splendida prefazione della Venegoni de La Stampa, è un’opera esauriente, scevra di pettegolezzi e gossip relativi al personaggio Zero. Tocca con puntigliosa maestria tutto il percorso artistico del Renato nazionale, dagli esordi fino all’ultimo sorprendente Presente.
Non incline alle mezze misure, Del Papa esalta le contraddizioni del discorso musicale dell’artista romano, ne sottolinea le sbavature e non evita di dare il giusto peso ai singoli album pubblicati in una così tanto lunga e fortunata carriera.
Apprezzabile il lavoro di Del Papa che si inserisce in una selva di libruccoli che nulla aggiungono a ciò che si sa già; qui invece, il buon Massimo studia a tutto tondo l’opera di Zero, rivela aneddoti significatvi per comprendere bene di chi si stia parlando…
Un libro consigliato per chi ha a cuore la musica italiana, avendo come oggetto un artista, che è, come scrive Marinella Venegoni "un ribelle di periferia che è diventato divo continuando a ignorare ogni pressione e ogni convenzione, badando a dar retta soltanto a se stesso. A qualunque costo. Un uomo vero, che merita conoscere".
Un plauso a Del Papa, che da sempre ammiro e seguo per la sua unicità e capacità di essere così vero e spietato e non per questo meno dolce e umano nel suo scavare nelle viscere dell’animo umano…
Il libro è delle Edizioni Meridiano Zero, lo si trova in libreria al costo di 16,00 euri.


Figaro, aprile 2010

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Quando si dice nomen amen: si tratti di pura coincidenza o di una sorta di coerenza del destino, fatto sta che in marzo, appena dopo l’uscita dell’album Presente, sono state le edizioni Meridiano zero a pubblicare Ti vivrò accanto, volume che Massimo Del Papa, giornalista dalla penna elegante e acuminata, ha dedicato alla vicenda artistica di Renato Zero. Fra i diversi libri pubblicati, anche di recente, sull’argomento, quello di Del Papa è senz’altro il più interessante.
Già il titolo non può non suonare evocativo per coloro che, adolescenti sul finire degli anni ’70, hanno condiviso, sulle note di una canzone, l’universo fiabesco e allo stesso tempo neorealista dell’artista romano.
Ti vivrò accanto è un affresco vivido e coinvolgente, un percorso emozionante attraverso una "favola infinita" dai contorni unici e irripetibili e, scorrendo queste trecento e più pagine, risulta subito evidente che non solo l’autore conosce molto bene lo sconfinato repertorio di Zero, ma è anche in grado di mantenere un equilibrio non semplice in cui l’autentica passione con cui è affrontato il mondo di questo artista non intacca di un’oncia la necessaria obiettività del giornalista e del critico.
Poiché Renato è, da sempre, riservatissimo sulla sua vita privata, tutti coloro che fino ad ora si sono cimentati a scrivere un libro su di lui (l’ultimo è stato Tommaso La Branca che sempre quest’anno ha pubblicato un libro dal titolo "Da Zero a Zero") si sono trovati a poter utiIizzare solo i pochi fatti già noti che, nel corso degli annil sono filtrati sulla stampa o a districarsi in una selva di aneddoti non verificabili, leggende, pettegolezzi più o meno verosimili che l’interessato non si è mai curato di confermare o smentire.
Del Papa, invece, non si avvicina nemmeno al calderone dei "si narra" e dei "si dice" e si dedica piuttosto ad esaminare, con partecipe e meticolosa attenzione, ciò che da sempre brilla sotto il sole e cioè le canzoni, quelle canzoni che, come spesso Renato ripete durante i suoi concerti, sono "l’unico specchio fedele".
Il risultato è un vero e proprio viaggio attraverso quarant’anni di carriera artistica, di vita spesa fra il palco e la strada, fra la favola e la realtà. Del Papal nel presentare il proprio libro, giustamente afferma che "non esiste in Italia un altro artista che abbia delegato ai suoi versi altrettanta autobiografia" ed è proprio così: a dispetto del riserbo di cui si diceva primal Renato nelle sue canzoni ha raccontato i propri percorsi personali ed esistenziali senza nulla celare, in un modo così scoperto da non concedersi quasi mai nemmeno il velo della metafora, con una sincerità estrema, quasi spiazzante. Sicché, pur non essendo una biografia, il lavoro di Del Papa finisce per essere biografico nella stessa misura in cui autobiografiche sono le canzoni di Zero.
Leggendo questo libro, lo si vede passare dalle strade della borgata alle assi del palcoscenico, lottare per conquistarsi uno spazio in un mondo discografico che inizialmente lo respinge, agguantare un successo insperato e clamoroso che quasi lo travolge per poi ritrovarsi, all’improvviso, intorno alla metà degli anni ’80, alle prese con una crisi professionale che Zero affronta nell’unico modo che conosce, continuando a scrivere e a cantare, a dispetto di una vena che non sembra più quella felice di un tempo. E, canzone dopo canzone, lo si vede faticosamente risalire la china, contro tutto e contro tutti, riavvicinare il suo pubblico con meno orpelli, ma con la stessa inesausta fantasia, la stessa energia di sempre, sia pure forse con un pizzico di inevitabile disillusione e con una consapevolezza stavolta ben precisa del prezzo che si paga per raggiungere certe vette.
Pagina dopo pagina, vedi l’artista crescere, farsi grande imparando anche dai propri errori, e vedi l’uomo rialzarsi testardamente dopo ogni caduta, proprio come dice in uno dei brani più belli dell’ultimo album: "mille volte cadutil mille volte rialzati".
Del Papa riesce a dare una profondità storica a questo singolare percorso mantenendo sullo sfondo un’Italia che cambia, e non sempre in meglio, purtroppo: le canzoni di Renato Zero attraversano trasversalmente gli anni e le generazioni, raccontandone le inquietudini e le speranze, facendosi testimoni di quasi quattro decenni di vita italiana, dai ribollenti anni ’70 alla crisi di questi nostri incerti anni 2000.
Il libro di Del Papa, inoltre, coglie appieno il multiforme, mercuriale talento di Zero, mettendone in luce le tante contraddizioni (spesso solo apparenti) e, allo stesso tempo, la sostanziale, profonda, convinta coerenza artistica.
Renato Zero è un artista che, sistematicamente e anche a costo di feroci incomprensioni, si è sottratto a qualsiasi definizione abbiano cercato di affibbiargli, forse perché ogni definizione contiene in se un limite e Renato, più di una volta, si è detto fermamente convinto che "per capire tutto e tutti bisogna essere tutto e tutti" e che "un uomo che ha vissuto ha più di un mondo dentro sé", riecheggiando così, forse inconsapevolmente, Walt Whitman che di sé diceva: "sono vasto, contengo moltitudini".
Se a ciò si aggiunge un amore quasi bulimico per le diverse esperienze della vita e una vocazione artistica così precoce e così irruenta da cancellare, qualora vi fossero mai stati fra l’uomo e l’artista, il risultato che si ottiene è complesso e indecifrabile, come un prisma dalle mille facce. Questa molteplicità, questa inafferrabilità esistenziale di cui parla Marinella Venegoni nella sua bella prefazione, spesso non è compresa e, talvolta, disorienta persino i fan più accaniti, sicché ciascuno finisce per valorizzare e apprezzare l’immagine dell’artista che più si addice alle proprie corde, sottacendo gli aspetti che più gli sono lontani.
Del Papa, senza tentare definizioni ("Definirlo è ridurlo. Incasellarlo è scorretto", scrive), fornisce invece un quadro il più possibile completo: c’è lo Zero trasgressivo, provocante e provocatorio e quello rivolto alla spiritualità e alla riflessione intimista; c’è iI menestrello bizzarro e irriverente, ironico e sfacciato e c’è il cantautore sobrio, introspettivo e pensoso; c’è lo Zero sensuale e c’è il cantore dell’amore universale, dell’amore per l’amore che sopravvive ad ogni delusione, ad ogni storia finita; c’è il "mercante di stelle" che dipinge il suo mondo di colori fiabeschi, e c’è lo Zero che frequenta la notte e i balordi e che racconta con crudezza realtà emarginate, periferiche, perdenti; c’è il divo irraggiungibile, l’animale da palcoscenico, l’attore asserragliato dietro le sue maschere, e il figlio del popolo che diventa artista per pura caparbietà e che si offre a volto scoperto, raccontando nei suoi versi anche le sue crisi, le sue fragilità, le sue ferite. Uno stregone da palcoscenico dal carisma indiscutibile, capace di dosare con teatrale leggerezza ironia e malinconia, rabbia e poesia, in una miscela di contrasti singolare ed irresistibile. Anche adesso che sembra così sereno e placato, anche adesso che è circondato da un affetto e da un rispetto che lo ripaga ampiamente delle botte e degli insulti patiti in gioventù, Zero resta un artista complesso, con un fondo di imprevedibilità che rimane latente ma mai sopito, con una immutata attitudine all’intuizione folgorante, al guizzo geniale che sorprende e spiazza.
Quello che emerge dal Iibro di Del Papa è il ritratto di un uomo estremamente sensibile al punto di essere magari vulnerabile ma, allo stesso tempo, capace di azzardi coraggiosi, un uomo libero e privo di freni, disposto a pagare qualsiasi prezzo pur di non tradirsi, pur di rimanere se stesso e assecondare le proprie scelte e la propria libertà.
Ed è chiaro che per Renato la libertà è il requisito irrinunciabile, la condizione imprescindibile. Non può essere altrimenti. Perchè la creatività di un artista non sopporta argini o interferenze. E perché, in fondo, il talento primario di ogni grande artista è proprio la capacità di sottrarsi alle maglie strette del conformismo e di scardinare la realtà attraverso la più eversiva delle qualità umane: la fantasia.

Aurora Feis


il Padova, 25.4.09

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Due Zero: Renato nel libro di Meridiano

"Dietro di me, profili e cittˆ. Un uomo che va e non sente. Chi ti capirà, che siede al posto mio. Che il mondo che vive è il mio".
Leggendo il libro di Massimo Del Papa si possono trovare questo e altri frammenti di canzone-poesia. È arrivato in libreria il 15 aprile, edito dalla padovana Meridiano Zero, Ti vivrò accanto, libro definitivo sull’artista che ha rivoluzionato la musica italiana. L’autore è Massimo Del Papa, stimato critico musicale che, nell’arco di 20 anni, ha sperimentato tutti gli ambiti del giornalismo – stampato, televisivo, radiofonico e online – ed è editorialista della rivista Il Mucchio. Il suo libro offre una panoramica ricca e completa sull’opera di Renato Zero, ripercorrendone la carriera: dagli esordi, passando per il successo, per il baratro e infine raggiungendo e descrivendone la rinascita.


ilquotidiano.it, 26.3.09

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È in pubblicazione l’ultimo lavoro dello scrittore e giornalista fermano, che ha attraversato i 45 anni di carriera di Renato Zero; a giorni le presentazioni in diverse città italiane.
Il giornalista e scrittore Massimo Del Papa, milanese d’origine e fermano d’adozione, torna in libreria con Ti vivrò accanto, ambizioso lavoro ispirato alla carriera di Renato Zero che da pochi giorni ha pubblicato il nuovo disco Presente. Il volume uscirà in aprile per i tipi di Meridiano Zero, che ad una tradizione di alta qualità nel noir sta ora affiancando una nuova collana musicale, intrapresa con Il cavaliere elettrico di Matteo Strukul, un viaggio romantico nell’opera di Massimo Bubola.
Ti vivrò accanto costituisce l’analisi più approfondita e aggiornata (all’ultimissimo album) sull’opera omnia di Zero. "Non un morboso spionaggio dell’idolo" dice Del Papa "ma un’esegesi: sia la musica a parlare, perché nessun altro artista le ha delegato altrettanta autobiografia". Dalla gavetta al Piper e con Fellini, fino al trionfo annunciato di Presente, 45 anni di carriera dai risvolti spesso drammatici e di sfide coraggiose, in un’Italia che attraversava gli anni di piombo, l’edonismo, il riflusso, la globalizzazione, la virtualizzazione della musica.
Secondo Del Papa, "le canzoni di Renato Zero andavano rimesse, una dopo l’altra al posto che loro compete, nella rispettiva cifra musicale, nei significati testuali, nei rimandi ad altre forme artistiche dalla letteratura alla pittura al teatro. Inoltre, in Zero l’arte è sempre stata un ponte verso la vita: e sono pochissimi gli autori col coraggio di stemperare il loro talento da fine a mezzo". Il libro ha la prefazione di Marinella Venegoni, critico musicale de "la Stampa".


www.lankelot.eu, 24.4.09

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È semplicemente l’anno di Renato Zero, nell’editoria italiana: allo studio pieno di stile e di personalità di Tommaso Labranca (Da zero a zero) si affianca adesso Ti vivrò accanto di Massimo Del Papa, storica firma del Mucchio, analisi metodica e organica (album per album, canzone per canzone) dell’opera dell’artista capitolino. Siamo dalle parti di quei libri che i fan giudicheranno monumentali e necessari: io mi trovo esattamente nella condizione di qualche mese fa, ascoltatore generico di Zero, qualche disco sugli scaffali, parecchi ricordi. 315 pagine dedicate a un cantante che non ha mai spopolato nella mia classifica personale sono probabilmente troppe: non so quanto faccio testo, come lettore. So che ho apprezzato lo stile di Massimo Del Papa, il suo approccio deciso e diretto, il suo racconto di un percorso artistico minato, nel saggio, dalla struttura stessa, inevitabilmente ripetitiva (cfr. osservazioni sulla collana "Testi" di Arcana) e a volte limitante. Ripeto: dipende da cosa state cercando. I libri dedicati alla musica pop si rivolgono sempre a una platea di aficionado e di ossessi: dovrebbero essere loro, e loro soltanto, a scriverne.
Quanto all’extra Zero, vale la pena di sottolineare quanto Del Papa sia critico verso Bowie ("L’accusa, facile e provinciale, di copiare dal glamour d’oltreoceano (Bowie su tutti) andrebbe casomai ribaltata" – spara. "Zero, attenzione, non sceglie mai l’escamotage teatralmente elementare di inventare personaggi, di cui magari rimanere schiavo: lui inventa identità, ma restando sempre fedele a sé stesso. Se alienazione c’è, è tutta interna, figlia delle proprie contraddizioni. Non di visioni più o meno indotte". Non è finita: non basta aver rimarcato le distanze da un modello possibile (cfr. anche Labranca), perché Del Papa sente il bisogno di dichiarare che Bowie è un "emaciato Zarathustra dal talento più sopravvalutato che reale". Mi sembra – onestamente – una valutazione abbastanza incosciente. Più interessante, invece, l’invito a calibrare una comparazione tra Zero e Gabriel nei primi Genesis o Petrolini.
Del Papa tende a mostrare molta comprensione nei confronti delle contraddizioni di Zero: prende atto del suo antiberlusconismo e prende nota della sua presenza alla festa di Mediaset; prende atto di certa matura e meno estrosa borghesia e prende nota di qualche battuta per glissare sull’argomento; prende atto di qualche errore negli album, ma cerca sempre di salvare il salvabile. Non è un’agiografia, ma siamo da quelle parti. È uno studio nato per la gioia dei sorcini, e se i sorcini si riconosceranno completamente nel testo allora vorrà dire che avrà avuto senso.
"Più di qualcuno mi ha sempre spinto con le spalle al muro; e questo, da quando esisto. Siamo troppo orfani, noi artisti, in questo Paese: se sbagliamo, ci lasciano soli con i nostri errori, senza poter chiedere conforto a nessuno" (Renato Zero). Ecco, è giunta la parola di conforto.

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Qualche osservazione ulteriore. Notevoli diversi passi aneddotici: mi riferisco almeno a quelli dedicati a Ciampi, sostenuto durante le sue crisi etiliche da Renato Zero, a Claudio Villa, omaggiato a dispetto della famosa battuta uno-zero, a Rino Gaetano, rivale e antagonista trattato con rispetto e ammirazione (cilindro dono proprio di Renato Zero); alle vicende discografiche, in generale, e alla questione di Fonopoli (e del centro di recupero per tossicodipendenti, nobile e generoso atto dell’artista Zero). Del Papa tende a ribadire la natura anarchica in scena e conservatrice nella vita privata di un ex giovanotto di estrazione piccolo borghese e orgogliosamente borgatara, impolitico ma capace di prendere posizione sia nei riguardi dei bombardamenti americani, sia dell’aborto (non favorevole); convinto della necessità di spogliarsi delle maschere e di indossarle per gioco (buone le pagine sul travestitismo), assertore di un pacifismo senza se e senza ma, artista che non vende dischi ma magia, sentimento e purezza: scrivendo spesso per la sua gente, fedelissima, e fronteggiando con non poco divertimento le critiche. Zero fa denuncia sociale, al limite, mai politica. Niente pugni chiusi paraculi, niente braccia tese: semmai braccia aperte nel gesto dell’abbraccio. E se il pubblico non è pronto, ci pensa lui a prepararlo.

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Cosa rimane da fare, a questo punto, dopo aver interiorizzato due saggi in due mesi dedicati a Renato Zero, icona della romanità e del secondo Novecento? Ascoltare la sua musica, chiudere i libri e tornare a consultarli tra – diciamo – quarant’anni, quando tante cose ci avranno voltato le spalle e di questa Roma nostra che abbiamo abitato senza accorgerci di quanto grandi erano certi concittadini potremmo trarre un bilancio e un giudizio diverso, non romantico né confezionato per un pubblico adorante; non più cauto nei confronti degli errori e dei guasti, e non più penalizzato dalla consapevolezza del provincialismo di certa nostra cultura. Allora, ne sono convinto, Renato Zero diventerà una maschera della nostra epoca, e vanterà schiere di imitatori. Perché non è stato mai un epigono: è stato mille anime diverse, e uno spirito unico; l’espressione del territorio, e non del marketing. Una grande e forte personalità, non un’eco. Come David Bowie: senza essere Bowie.

Gianfranco Franchi


il Resto del Carlino, 11.1.10

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Ti vivrò accanto, omaggio a Renato Zero
Fusione tra musica e poesia per la prima data dell’anno di ’Poetista tour’.
I versi del giornalista Massimo Del Papa e gli accordi del batterista Dino Pulcini hanno dato vita ad uno spettacolo dove il ritmo, protagonista di parole e note, ha scandito le emozioni tra palco e pubblico. La performance ha accompagnato la presentazione del libro Ti vivrò accanto, che Del Papa ha dedicato a Renato Zero e alla sua opera musicale.
Un personaggio "ribelle" che "difende ciò che lui stesso è", "un artista non replicabile" capace di influenzare anche metrica del giornalista. Una esibizione voluta e un’interpretazione dovuta per raccontare e raccontarsi. "Mi sono preso il rischio di presentarmi al pubblico": con queste parole l’autore ha commentato la scelta di leggere le sue poesie. "Raccontare i rapporti interpersonali - ha spiegato Del Papa - i mondi interiori, i sentimenti, la cronaca non più con gli articoli ma in versi. Interpretare un fatto come uno stato d’animo. Mettendosi in gioco completamente, esposto al giudizio emotivo di chi ascolta. Tutto questo fa il Poetista, colui che non rinuncia a vedere, a sentire, anche a criticare, con più intensità di prima. Senza più sconti". Diverse e numerose le tematiche e i pensieri che Del Papa trasforma in versi. Dal mondo marcio della televisione alla prostituzione minorile, dalla giustizia italiana ad un sistema che delude, dalla sofferenza di un uomo al dolore per la morte del padre: il giornalista descrive le sue realtà di frontead un mondo che non capisce, che non comprende ma nel quale non ha mai smesso di credere e sperare. Del Papa ha sperimentato nell’arco di 20 anni tutti gli ambiti dell’informazione; è editorialista della rivista il Mucchio; ha all’attivo 10 libri tra saggi, inchieste, narrativa e poesia. Attualmente sta lavorando ad un libro sul terrorismo italiano, con particolare attenzione al caso Moro.


Trentino, 9.5.09

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Non ha dubbi Massimo Del Papa. È l’artista che ha rivoluzionato la musica italiana. E lo racconta nelle 320, fittissime pagine di Ti vivrò accanto. La favola infinita di Renato Zero.
Un panorama ricco e completo sull’opera di Renato Zero. Un affresco di arte e realtà sociale, costume e melodie. Non solo musica.

Carlo Martinelli