Il bacio della strega di Emma Donoghue: come raccontare fiabe da brivido. Consigliato a tutti, meno che a quelli che si scandalizzano facilmente.
Cassero, sett 2007 |
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Può darsi che Cenerentola in realtà preferisca la Fata al Principe e che alla fine, scarpetta o no, scarti i bicipiti dellerede al trono per labbraccio di quella donna che ha tramutato in seta i suoi stracci. E può darsi, allo stesso modo, che la maschera della Bestia celi unaltra Bella, la cui "bestialità" in realtà non è altro che la traduzione in fiaba del discriminare. Per Emma Donoghue autrice poco nota al pubblico italiano ma da tempo apprezzata in Europa e nel mondo la favola è un terreno in cui giocare. Quasi un Presepe allestito, da guardare da diverse angolazioni per scorgere inedite declinazioni di quel cammino verso la felicità. Il bacio della strega è il prodotto di questo gioco: bambole che si avvicendano una allaltra, quasi fossero generate dalla stessa Matrioska, o incastonate come perle rare in un filo che le trattiene e che le lega. Il riscatto, se di riscatto si può parlare, è nei confronti di quellincuria letteraria che le aveva partorite nelle favole come personaggi a metà. Pertanto Donoghue soffia nelle statue dargilla della letteratura più tradizionale, sfida il non detto di quelle donne streghe, serve o principesse la cui ricerca della felicità è diventata leggenda. Senza presunzione, e senza voler correggere o riscrivere quei racconti ormai ancorati nella memoria dei più. ma con la sola voglia di distendere le pieghe, e di sbirciare in quelle fessure in cui guardando si intravede unaltra luce.
Vincenzo Branà
D, Repubblica delle Donne,7.7.07 |
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BACIAMI, FATA
La Cenerentola dellirlandese Emma Donoghue lancia la scarpetta tra i rovi e, incurante del principe, scappa con la fata.
Ai bando I desideri prestabiliti e i comportamenti tradizionali: i 13 racconti di Il bacio della strega, scritti in prima persona, rielaborano le storie classiche dei Grimm in chiave lesbo-femminista, rivendicando per la donna un ruolo di primo piano, il destino non è immutabile, le storie hanno uno svolgimento diverso. Cenerentola, in lutto per la morte della madre, riempie le sue giornate con un lavoro autopunitivo. Non cè più una matrigna diabolica. "Le grida erano tutte dentro di me. Fai questo, fai quello, pigro ammasso dl sudiciume".
Biancaneve, Raperonzolo, la Bella addormentata, Gretel, sono donne moderne che riescono a superare il dolore e a disporre delle proprie vite. Proprio come i personaggi di Angela Carter (che in Il vuoto attorno, Corbaccio, rivisita le fiabe in senso erotico e femminista) o le Dodici perle di saggezza di Rosie Little di Danielle Wood (Alet). E anche nel racconti di Donoghue (autrice anche del romanzo Stir fry, storia damore di tre ragazze al college) è sempre in agguato lhappy end. Come quello di Cenerentola e della fata: "Così ella mi riportò a casa, o io la riportai a casa, oppure fummo entrambe portate in qualche modo da qualche parte".
Benedetta Marietti
il Giornale,10.8.07 |
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Le favole capovolte
Può essere che Cenerentola si annoiasse al ballo per il figlio del re? Che gironzolasse nel salone del castello rifiutando tartine, tirando in dentro la pancia, mordicchiando tuttal più unala di pollo tra gentiluomini attempati che non avevano nulla da dire "ma non per questo stavano zitti". Che sentisse le mani del principe indugiare sulla sua schiena minuta "come una foglia dautunno pronta a cadere". E udisse i rintocchi della mezzanotte come leco annunciata della lunga processione degli anni, degli interminabili giorni a palazzo, di tetre notti senza luna. Ma via di corsa, allora! Giù a rotta di collo per le scale, lontano a spron battuto sul suo cocchio (trainato giustappunto da destrieri ratti come topi). Nel peggiore dei casi, guardando il proprio sogno andare in fumo e in cenere come ogni Cenerentola che si rispetti? poteva dubitare: "Avevo frainteso tutta la storia?".
Sono favole senza finale e senza morale quelle che racconta la 38enne irlandese Emma Donoghue. Ma resta senzaltro un libro favoloso e, attenzione, né immorale né inconcluso Il bacio della strega con cui, in dieci anni (come Kissing the Witch uscì nel 97), ha stregato i lettori anglofoni «dInghilterra, Irlanda, Scozia, Canada e Usa», ringraziati per lentusiasmo in appendice. E che finalmente scocca per conquistare anche gli italiani, nellammaliante traduzione eseguita da Maria Rosaria Corrado per Meridiano zero.
Tredici fiabe ispirate alla tradizione popolare che da sempre va ripetendo di orfani sperduti e belle dormienti, di Raperonzolo e Rosaspina, di Hansel e Gretel, la Bella e la Bestia, di regine delle nevi e sirenette degli abissi. Allacciate luna allaltra in un girotondo allincontrario: «Chi eri tu prima?» chiede sempre in versi una voce fuori campo interrogando fra un capitolo e laltro il protagonista del racconto appena terminato, «Chi eri tu prima di diventare colei che rovistava nella cenere?». E (capo)volte a forza di metamorfosi, ribaltamenti, scambi di ruoli e piroette in una girandola di ballate pop.
Alessandra Iadicicco
Giudizio Universale, sett 2007 |
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La Bella è la Bestia
Emma Donoghue nel Bacio della strega riscrive le favole per far scegliere alle donne il loro destino
"Tremate, tremate, le streghe son tornate!" era uno degli slogan più gettonati negli anni Settanta dalle femministe in corteo. Dove per streghe si intendeva donne ribelli, eretiche, pericolose perché consapevoli del loro potere. Dando al termine, evocativo di una storia di persecuzioni, una valenza altra e positiva, auto-affermativa. Con un rovesciamento caratteristico della presa di coscienza delle minoranze, la ribellione passa attraverso unattribuzione di nuovi significati a vecchie parole. È successo con nigger per gli afro-americani, queer per i gay, e ancora bitch per le femministe: termini connaturati negativamente sono stati rivestiti di una nuova, orgogliosa significazione. Il rovesciamento è unarma potente di rivendicazione: riformulare il linguaggio significa incidere sulla tradizione, e quindi sulla cultura che ne deriva.
La letteratura scritta dalla donne sulle donne è il percorso di una voce ritrovata, dal linguaggio inedito e dai contenuti inattesi. Loperazione compiuta dalla scrittrice e drammaturga irlandese Emma Donoghue con Il bacio della strega si inserisce in un filone già tracciato da Angela Carter, quello della riscrittura delle favole tradizionali: un atto, prima ancora che poetico, politico, di riappropriazione del fantastico.
Attraverso la fiaba, perché quello delle fiabe è un sistema di riferimento chiuso e conservatore, in apparenza immutabile, con protagoniste indifese, tratte dimpiccio in extremis dallarrivo provvidenziale di un uomo, principe o cacciatore che sia.
Le tredici fiabe scelte dalla Donoghue sono quasi tutte conosciute e riconoscibili, nonostante i titoli diversi e lassenza dei nomi delle protagoniste: sono i dettagli e la trama a permetterci di individuare Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e le altre. Non è una scelta casuale, questa: eliminare ogni elemento di immediata identificazione costringe chi legge a un processo di rielaborazione che è antitetico rispetto alla familiarità acritica generata dalla fiaba. Per riconoscere qualcosa, sembra dire la Donoghue, bisogna vederlo per la prima volta, nella sua purezza archetipica.
Le eroine delle sue fiabe si incamminano per il loro destino senza subirlo: semplicemente, a un certo punto, scelgono di prendere unaltra strada, di fare una deviazione rispetto al lieto fine che tutti attendiamo. La loro salvezza non coincide con larrivo del principe, ma con la scoperta dello sguardo di unaltra donna su di sé.
Solo le donne sanno osservare e osservarsi. Cè in questa scoperta la consapevolezza che la letteratura di genere rende giustizia a secoli di personaggi femminili appiattiti sul desiderio maschile, privi di voce e di personalità: da Elena in poi, motori immobili dellazione e come tali intercambiabili.
Qui invece sono le donne che fanno accadere le cose, e le disfano, e creano la trama delle loro esistenze. Non eroine stucchevoli, ma creature terribili e contraddittorie, che sbagliano e (si) fanno del male, unite, di fiaba in fiaba, in un abbraccio saffico e salvifico al tempo stesso.
Ci vuole coraggio per dire lindicibile, ossia che la Bella e la Bestia, il cui amore si nutre di attesa e di allusioni, sono entrambe donne, o che la strega della Sirenetta è in realtà una dama dagli occhi ardenti il cui isolamento può essere spezzato dal bacio appassionato di unadolescente ribelle. E la ribellione, benché sommessa, sussurrata, conquistata in anni o vite intere, è il filo rosso di una narrazione pulsante, febbrile, improvvisa come la pubertà delle protagoniste, la cui verginità sottointesa è qui potenzialità, possibilità di sottrarsi a un destino già scritto, per definirne uno inedito.
Sottrarsi alla schiavitù della fiaba, da sempre strumento educativo nellattribuzione dei ruoli, tradendone le aspettative, è unoperazione filologica e filosofica: genera una sessualità non-euclidea che sveglia la Bella Addormentata nel Bosco, accoglie Gretel tra le braccia di una strega benevola, libera Pelle DAsino dal peso di un principe troppo superficiale per intravederne la bellezza, e le riporta dove già furono, allinizio, in una purezza che sa di invincibilità e appartenenza. Il processo di rovesciamento operato dalla Donoghue coinvolge anche la struttura della narrazione, che procede a ritroso: ogni fiaba rimanda a quella precedente, ogni donna deriva da unaltra donna, e tutte sono racchiuse luna nellaltra come matrioske, in una successione uterina in cui il maschile è un elemento accessorio, perché raccontarsi è più importante di essere (com)prese.
Gioia Gottini
Lautrice: nata a Dublino nel 1969, ha scritto romanzi, opere teatrali, poesie
Il libro: scritto nel 1997 (titolo originale Kissing the Witch), già adattato per il teatro, pubblicato in Italia solo adesso
Come finisce la Sirenetta: "Un altro anno passò, e sposai un pescatore dagli occhi verdi al quale piaceva sentirmi cantare, ma preferiva sentirmi parlare"
Come finisce Biancaneve: "Mi feci mettere a terra e uscii dalla cassa, sorda alle loro proteste. Mi guardai attorno finché vidi il castello, piccolo sullo sfondo della foresta fiammeggiante, lontano sulla collina. Mi voltai da quella parte, e cominciai a camminare"
www.giudiziouniversale.it, sett 2007 |
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Affascinante riscrittura delle favole più note, con finali spesso rovesciati: qui sono le donne a scegliere il loro destino
inlungoeinlargo.wordpress.com |
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Sono arrivata a questo libro dopo varie ricerche, nel tentativo di aiutare una persona a fare un regalo. Alla fine, incuriosita anchio, ho scritto direttamente a Meridiano Zero e mi sono fatta spedire il libro a casa.
Emma Donoghue è una giovane scrittrice irlandese che si è trasferita in Canada. Alletà di 32 anni, ha al suo attivo una produzione che spazia dalla narrativa alla saggistica e al teatro. Storica di formazione, è alla storia che attinge per la maggior parte dei suoi romanzi e racconti, secondo un filone letterario che negli ultimi anni sta avendo altri seguaci, soprattutto al femminile. È autrice di romanzi (alcuni dei quali hanno vinto premi prestigiosi) e opere teatrali, curatrice di una raccolta di poesie damore scritte da donne, insegnante di scrittura creativa. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue.
Così si può leggere nella quarta di copertina de Il bacio della strega:
"Farsi baciare da una strega è pericoloso. Mille volte più pericoloso che lasciarsi toccare una mano, farsi tagliare i capeli o rubare le scarpe. È il modo più semplice perchè il suo potere ti penetri nel cuore."
E le popolari protagoniste delle storie di Emma Donoghue non manca certo il coraggio: il coraggio di perseguire il proprio destino, ma soprattutto di sovvertirlo. E così Cenerentola, dopo che per tre giorni ha preso lezioni per poter essere la più corteggiata al ballo, getta via la scarpetta, e, incurante del principe che la cerca, fugge con la fata buona._Tredici storie intrecciate luna con laltra: donne giovani e vecchie che si aggirano in scenari da fiaba in cerca di un riparo, di potere o di ciò che in fondo al loro cuore desiderano. Lavorano, fanno la fame, si sposano per amore o per denaro, perdono bambini o li rubano, pianificano fughe o vendette. Ma soprattutto si raccontano le loro storie, in un susseguirsi dal gusto arabeggiante, un gioco di scatole cinesi nel quale la narratrice della storia precedente finisce per essere la destinataria della successiva. Una magica ragnatela di alleanze, a volte infide a volte erotiche, ma sempre imprevedibili._Una riflessione tutta al femminile, nella rielaborazione di tredici favole reinventate e modernizzate, con stile e intelligenza, senza nascondere una predilezione per il femminismo e il lesbismo, mai forzato e sempre introdotto con leggerezza e sentimento. Così, di fronte a ogni principe azzurro, dovremmo cominciare a chiederci se lo vogliamo davvero, o se è semplicemente ciò che ci hanno insegnato a volere, ciò che gli altri vogliono per noi.
Così la Donoghue descrive lopera: "Il bacio della strega è una sequenza di tredici fiabe rivisitate, ispirate a fonti europee tradizionali: i Fratelli Grimm, Perrault, Andersen. Pubblicato per gli adulti nel Regno Unito e per i ragazzi negli Stati Uniti, è arrivato finalista nel James Tiptree Award, e nominato allALA Popular Paperback for Young Adults. Il libro è stato pubblicato anche in olandese e catalano".
I tredici racconti sono annodati da poche righe, interludio tra una e unaltra storia, trama tessuta per suggerire unaltrimenti impossibile coerenza e coesione tra diverse favole.
"Nel giardino domandai:
Chi eri tu prima di sposare mio padre?
Ed Ella dissa: Vuoi che ti racconti la mia storia?
È la storia di un fazzoletto.
Tutta la rete di sogni e desideri delle protagoniste del libro aleggia già nella dedica inserita dalla Donoghue:
"A Frances, mia madre e prima cantastorie, che mi ha letto Pinkel e la strega di Andrew Lang più volte di quanto lei riesca a ricordare, dedico questo libro, con gratitudine e affetto."
www.labileabile-traccia.com, 28.1.08 |
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Con Il bacio della strega lirlandese Emma Donoghue rompe molti schemi precostituiti. Innanzitutto, rielabora tredici fiabe classiche, trasformandole in altrettanti racconti, incastrati luno nellaltro come pezzi di un puzzle la cui immagine finale si comprende solo leggendoli tutti. Sfilano davanti agli occhi del lettore il racconto della scarpa, poi quello delluccello e della rosa e così via, sino al racconto del bacio. Oggetti e gesti quotidiani che, utilizzati nel titolo e caratterizzanti il nucleo centrale delle singole storie, rendono le fiabe del tutto anonime (sta al lettore riconoscerne lidentità tradizionale). La scrittura, però, non si interrompe mai. Filo conduttore tra un racconto e laltro è sempre una domanda Ñ chi eri tu prima di essere chi sei ora? Ñ, ritornello che funge da collante tra presente, passato e futuro. Ed è come se ognuno dei protagonisti generasse quello successivo, generato a sua volta da quello precedente. Tredici racconti che somigliano ad altrettante stanze, comunicanti luna con laltra tramite una porta: addentrarsi in questi spazi magici significa compiere un viaggio indietro nel tempo, perché ogni personaggio racconta la propria storia passata, metamorfosi necessaria per giungere a essere la creatura presente.
Ma Emma ci riserva unaltra sorpresa, o meglio un colpo di scena che è davvero un peccato svelare. I protagonisti maschili delle fiabe subiscono una "mutazione". Il principe azzurro non è un uomo, bensì una donna, e Cenerentola fugge dal ballo perché "non appena le parole cominciarono a fuoriuscire dalla sua bocca, formarono una nuvola in cui potevo vedere il futuro". Durante la fuga perde una scarpa e strappa il vestito, come da copione, ma poi incontra lei e si chiede: "Come avevo potuto non notare la sua bellezza?". E vissero insieme felici e contente. "Così ella mi riportò a casa, o io la riportai a casa, oppure fummo entrambe portate in qualche modo da qualche parte".
È facile innamorarsi del libro di Emma. Perché parla della nostra infanzia, perché lo fa attraverso le fiabe che abbiamo ascoltato da piccoli, perché la scrittura è semplice e accattivante, perché rivisita il tradizionale ruolo della donna in chiave moderna. Dalle pagine del libro emerge così una figura femminile forte e indipendente, decisa a prendere in mano le redini della propria vita e a non farsi più sottomettere dal volere maschile. Una splendida e poetica dichiarazione di indipendenza, certo, ma anche un ritratto attuale della donna di oggi: un po santa e un po strega, eroina nella vita quotidiana, a volte peccatrice, altre volte vittima di uomini che non vogliono rinunciare al potere che, con landare del tempo, ha cessato di essere una prerogativa maschile, ma che ha ancora tanta strada da fare per stare dalla parte delle donne. Le quali sanno quanto sia difficile esercitarlo nel modo migliore, che poi è quello di non commettere ingiustizie. "Potere che dovevo imparare a gestire senza rimanerne scottata, che dovevo imparare a forgiare, dissimulare, sfoggiare e adoperare; dovevo imparare quando era il caso di usarlo, e quando invece di trattenere il fiato e non fare proprio nulla". Le fiabe, costruite per perpetuare uno status quo, diventano quindi lo strumento con il quale riscattare secoli di sudditanza della donna al maschio. "Ragazzina, vedi questa foglia annerita sotto la neve? È morta, così potrà rinascere su un ramo in primavera. Una volta ero una ragazza stupida; adesso sono una donna arrabbiata. Talvolta devi toglierti la pelle per salvarla".
Multiformi i rapporti che Emma ha creato tra le protagoniste del libro. Donne che dialogano, interagiscono, si confessano, si amano e si odiano. In primo piano il legame esistente tra madre e figlia (o tra matrigna e figliastra), spesso conflittuale, a volte simile al rapporto tra vittima e carnefice, fulcro attorno al quale lautrice sviluppa i racconti. "Il tuo viso non è una gran ricchezza, perciò lolio di gomito deve essere la tua dote. Ciò è quanto mi ripeteva sempre mia madre. Era la sua battuta preferita, che amava ripetere ai passanti". Si tratta di rapporti tutti al femminile che sopravvivono alla morte e si perpetuano nel tempo come le fiabe, con il loro carico di dolore e di gioia. "Ogni volta che volevo chiudere la porta per nascondermi, il piede di mia madre la teneva aperta".
Le donne di Emma viaggiano e crescono contando solo sulle proprie forze, sottraendosi al millenario potere decisionale del maschio (spesso un potere di vita e di morte). Sullo sfondo della narrazione, molto in lontananza, si possono scorgere delle sagome maschili, semplici accessori da cui prescindere. Storie di emancipazione dalla madre e dalla figura maschile, segnate dallincognita che caratterizza ogni rapporto giunto al termine. "Pensavo a come entrambe avevamo rifiutato di seguire i percorsi tracciati dalle nostre madri e dalle loro madri prima di loro, mentre invece eravamo andate ostinatamente per la nostra strada, e mi chiedevo se questo alla fine ci avrebbe portato minore o maggiore felicità".
I temi trattati nel libro sono tanti, ma ruotano tutti attorno a quello della famiglia: buoni sentimenti, adozione, abbandono, vessazioni. Per arrivare sino allabuso sui minori, che viene trattato con estrema delicatezza, a conferma che le fiabe sono il mezzo migliore che hanno gli adulti per parlare ai bambini.
La scrittura di Emma è molto lirica, nel suo volgersi allinterno dei personaggi e nel suo svolgersi tanto simile al verso poetico. "I miei piedi erano in equilibrio come quelli di un gatto. La mia mano aveva il colore della rosa. Guardai in basso e riconobbi me stessa". Per cui sorprende il modo in cui è scritto Il racconto del casolare, che tanto somiglia a un bambino che parla, con estrema semplicità e molteplici errori. "Una volta avevo fratello che mia madre diceva eravamo due mani una veloce una lenta. Una volta avevo padre che è perso nei boschi. Una volta avevo madre".
Alla fine del viaggio, la metamorfosi: la donna si emancipa dai genitori e fugge dalla torre in cui era rinchiusa, stanca di sentire sempre le stesse storie di famiglia e di dover soggiacere allobbligo millenario di diventare madre. Ma la conquista dellindipendenza femminile non piace alluomo, un principe che piange "una principessa immacolata che non esisteva, annegata nel fiume del tempo". E forse non piace neanche alla donna, il cui nuovo ruolo sembra non appartenerle, "come se una mano invisibile mi stesse attirando".
In unintervista pubblicata nel suo sito ufficiale, la scrittrice irlandese afferma che la scrittura non è pura ispirazione (magari lo fosse!), bensì un esercizio quotidiano. Peccato che il pubblico italiano non abbia potuto goderne prima. Sorprende, infatti, lampio lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione del libro in Irlanda (1997) e la sua traduzione e pubblicazione in Italia (2007). Dieci anni sono davvero troppi, a testimonianza che la buona letteratura è ancora relegata in una nicchia, che mi auguro diventi ogni giorno più stretta e scomoda. Comunque, meglio tardi che mai! Buona lettura a tutti e
ricordate che "baciare una strega è pericoloso [
] quale modo più semplice di un bacio per dare strada al potere nel proprio cuore?".
Lorella De Bon
www.lankelot.eu,15.7.07 |
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Irlandese, classe 1969, Emma Donoghue ha già pubblicato, conquistando diversi riconoscimenti, quattro romanzi, due raccolte di racconti brevi, monografie (We are Michael Field), antologie (Quattro secoli di poesie damore tra donne, Racconti brevi lesbici); è stata autrice teatrale e radiofonica. Sino ad oggi, questa produzione era patrimonio esclusivo degli anglofoni. Le prime traduzioni italiane si devono a Meridiano zero questo Il bacio della strega e a Il dito e la luna, che ha recentemente tradotto e proposto ai lettori italiani il primo romanzo dellautrice, Stir fry.
Introduzione obbligata, considerando che il nome di Emma Donoghue è uno di quelli che dovremmo abituarci a sentire circolare negli anni a venire; partendo, naturalmente, con lo svantaggio di dover recuperare, rispetto ai letterati americani e inglesi, unopera notevole e varia, e ancora ampiamente inedita. Cominciamo quindi a colmare le lacune da Il bacio della strega, originariamente pubblicato nel 1997: consultando il sito ufficiale dellautrice, scopriamo che si tratta del suo terzo libro di fiction, successivo rispetto a Stir fry (1994), Hood (1995), precedente a Slammerkin (2000), The Woman Who Gave Birth to Rabbits (2002), Life Mask (2004), Touchy Subjects (2006).
Il bacio della strega: ovvero tredici favole reinventate e modernizzate, divertissement letterario fondato su un nuovo, discreto protagonismo delle figure femminili; su una nuova coscienza, una diversa e contemporanea credibilità delle loro azioni, e delle loro scelte di vita: con stile e intelligenza, senza nascondere una predilezione per il lesbismo mai forzato, sempre introdotto con leggerezza e sentimento. Lasciamo che sia la voce dellautrice (fonte: sito ufficiale) a introdurre lopera e a raccontare le sue fortune editoriali: "Kissing the Witch is a sequence of thirteen re-imagined fairytales, inspired by traditional European sources (Brothers Grimm, Perrault, Andersen). Published for adults in the UK and for young adults in the US, it was shortlisted for a James Tiptree Award, and named an ALA Popular Paperback for Young Adults. Kissing the witch has also been published in Dutch and Catalan (
)".
I tredici racconti sono annodati da poche righe, interludio tra una e unaltra storia, trama tessuta per suggerire unaltrimenti impossibile coerenza e coesione tra diverse favole; limpatto di questi paratesti è suggestivo, da autentica storyteller, sulla scia duna tradizione antica: la lezione di quelle raccolte di novelle che un tempo venivano architettate e immaginate per la lettura in pubblico, di fronte a spettatori rapiti e affascinati.
Così:
"Sullerba scura domandai:
Chi eri tu
Prima di acquistarmi per un pugno di ravanelli?
Ed ella disse: Vuoi che ti racconti la mia storia?
È la storia di un fratello."
E con questo nesso paradossalmente gracile, a una lettura superficiale sintende, si costruiscono i legami tra una e unaltra trama.
Si comincia col Racconto della Scarpa, rilettura di Cenerentola: la nostra eroina ha paura, è incerta, non sa nemmeno più come vestirsi; dopo la morte della madre, passa le giornate bastando a se stessa, lavorando per casa, tutta sola. Sente tante voci infestare la sua mente, nessuna è quella della madre. A notte saccovaccia al focolare, si racconta qualche storia
questo sin quando una sconosciuta incantatrice non le mostra lalbero di sua madre, lei si sente rinata e vive lincantesimo. Per tre sere, sino a mezzanotte, va al ballo; la terza volta incontra il principe, vagheggia per un attimo quella bianca e soffice via duscita dalla sua condizione, infine preferisce lanciare la scarpa rimasta su un ramo in alto; la lascia lì, oscillante, innamorandosi della strega.
Sintuirà che le varianti non sono poche, e si rivelano non poco divertenti (in senso etimologico) e suggestive. La rotta è quella di rimarcare e ribadire la fonte prima (ingiustizia sociale; riscatto; liberazione, rigenerazione) con esito ed epilogo diverso e inatteso, egualmente sospeso nel principio e tuttavia altro dalla fonte.
Nel Racconto dellUccello, una bambina che si sentiva inutile e "in prestito" ("Non appartenevo a nulla, tutto qua. Né alcunché mi apparteneva; la mia era una vita in prestito"), maltrattata dai genitori, si riscatta con uno splendido matrimonio: acquista un nuovo nome, e tuttavia
lui vuole che nulla le faccia del male, e nulla la tocchi. Così non la lascia uscire di casa. Un giorno, trova una rondinella ferita. Laccudisce, si commuove vedendola guarire, infine la libera; decidendo che quello sarebbe stato il suo futuro, che avrebbe avuto cura di sé sino a una nuova liberazione.
In questo frangente, il sentiero è quello di rimarcare la condizione della donna come splendido oggetto, come creatura considerata comunque debole, unica possibilità quella di passare da un giogo a un altro, da una gabbia qualunque a una gabbia dorata. La soluzione stavolta non è lesbica, è semplicemente logica.
Questi due esempi valgono per dimostrare la qualità delle innovazioni e delle riscritture di Emma Donoghue; continuerei volentieri a sondare le differenze che passano, ad esempio, tra "La bella e la bestia" e il suo Racconto della Rosa, dove appare il primo duna serie di interessanti travestimenti (espediente notevole), seguito da Il Racconto della Chioma (alterazioni e innovazioni sullo spartito di "Raperonzolo" dei Grimm); tra la vulgata de "Biancaneve" e il suo Racconto della Mela, con una nuovissima interpretazione del legame tra regina e principessa (e relative origini della vicenda della regina, nel Racconto del Fazzoletto) e la mela avvelenata soltanto dalla verità, tra la "Bella Addormentata" e il Racconto dellAgo, iniziazione al lavoro, alla fatica e alla sofferenza (chiara la eco di Siddharta)
continuerei volentieri, dicevo, ma questo scritto non può diventare un saggio, né voglio bruciare il piacere della lettura e della scoperta a nessuno di voi.
Superba occasione per tornare sui primi passi delle vostre letture dai Grimm ad Andersen e magari per riscoprire il saccheggiatore saccheggiato Giambattista Basile, Il bacio della strega è solo apparentemente un gioco erudito, una trasgressione della tradizione e una favola delle favole; sottotraccia, si racconta la coscienza e la lucidità della consapevolezza della donna contemporanea. Ama ancora le favole, ma vorrebbe fossero più fedeli alla nuova realtà e alla nuova società; non sempre un principe risolve la solitudine, né un mascheramento rivela e annuncia un inganno malvagio o una sciagura
talvolta è una costrizione per facilitare linterazione e lintegrazione in un mondo che preferisce credere che non siano due le belle o due le bestie, ma una la bella e laltra la bestia. Da leggere consiglio assieme la consultazione delle fonti, per apprezzare puntualmente variazioni, invenzioni, nuove direzioni. La strega più credibile della letteratura contemporanea è quella dellultimo racconto. Paradigma nuovo.
Gianfranco Franchi
www.listalesbica.it,14.8.07 |
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Emma Donoghue ci fa un regalo prezioso: le fiabe che non cerano. Dedicato alle bambine di ogni età che non sanno che farsene dei principi azzurri
Forse potrete rimanere stupite leggendo nel risvolto di copertina: "quale bambina non ha almeno una volta nella vita sognato di essere una principessa?"
Ecco il libro si rivolge proprio a quelle bambine che hanno da sempre guardato con sospetto alle fiabe intuendo, fin da piccole , il sottile tranello teso per traghettare il loro immaginario sulle sponde delle "magnifiche sorti e progressive" delleterosessualità.
E che con Emma Donoghue non ci siano riusciti è un piacevole dato di fatto.
Proprio per questo riesce a catturarci ed è un piacere abbandonarsi alla nostalgica magia del linguaggio delle fiabe; senza remore perchè sin dallinizio abbiamo la certezza che questa volta ci possiamo fidare.
Già lincipit infatti, con la rivisitazione di Cenerentola, apre le porte a un futuro che sfugge alle rigide regole della normalità; parlando del principe infatti ella scrive: "non era un uomo minaccioso: ciò che mi offriva era bianco e soffice, confortevole come la nebbia. Non cera nulla di cui spaventarsi. Ma proprio allora la campana di mezzanotte cominciò a rintoccare la lunga processione degli anni, giorni a palazzo e notti senza luna."
E come non apprezzare la splendida soluzione alternativa?
Sono davvero affascinanti le storie e le protagoniste piccole e grandi che si avvicendano, legate tra loro da una filo di domande che da comprimarie le rende protagoniste. In una gamma di possibilità che non finisce di stupirci.
Fino allepilogo splendido della strega che riassume in un desiderio realizzato il coraggio trasgressivo di tante donne che da sempre, semplicemente, "non ci stanno".
Patrizia Colosio
www.nonsololink.com, 17.9.07 |
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Donne e streghe
Interessante il romanzo dellautrice irlandese Emma Donoghue già due volte adattato per il teatro e proposto dal New York Time come "Notable book of the year".
Interessante non certo perché citato a livello internazionale, e per noi italiani ben tradotto da Maria Rosaria Corrado per i tipi di Meridiano zero, la casa editrice padovana che propone ottimi noir e sempre chicche di letteratura. Quanto, invece, per quellintensità di stile, di impianto narrativo e di tessuto che affascina.
Non sono mai del parere che un libro sia buono solo perché piace ad un pubblico vasto di lettori, perché è tradotto in tante lingue o perché il critico ne legge panegirici in storie, o storia, incomprensibili ai più. Un libro è un buon libro quando riesce a evocare lafflato letterario intrinseco ad ognuno di noi. Quando sa essere quel tanto universale che basta. E per questo piace. E per questo viene tradotto. Certo, i meno illusi possono pensare allottimo agente, alla buona pubblicità, allamico che lavora al giornale. Certo, è tutto vero. Ma è anche vero che deve esserci in un libro quello che lo connota. Altrimenti mentre lo si legge si è indotti a pensarne il peggio, senza coglierne lanima.
Nel libro di Emma lanima lho trovata. E giace negli albori del tempo. Quel tempo che ci ha viste, noi donne, prigioniere di un destino che ci ha intrappolate, imprigionate in noi stesse. Nel nostro corpo, nella nostra anima. Destino che ha fatto della nostra essenza un punto di fine anziché un punto di partenza. A meno che la partenza non fosse intesa come un figlio. Possibilmente maschio. Altrimenti poteva essere solo uno sfortunato, come si legge in queste pagine, dove la donna, lessenza femminile, sembra portarsi appresso la morte, la miseria, lostilità del mondo.
Si parla di fiabe, in questo libro, e non già in maniera originale. Lautrice ha riscritto trame e finali delle favole più note, dalla Cenerentola che lancia la seconda scarpa su un albero, alla mela che non era proprio avvelenata; dalle gocce di sangue dellago che vanno a finire su un fazzoletto, alla torre che diventa sigillo della solidarietà femminile.
Un libro al femminile. Non partigiano, non "patriottico" perché la donna non ha patria. Quando le va bene è una regina, altrimenti è una strega. Si porta appresso la storia dellumanità e ne è messa al bando. È cieca, è diafana. È lessere da tutelare da se stessa, e per questo tenuta prigioniera. È la donna che spera in una realizzazione di sé, fino a quando non scopre che il principe che ha sposato è tisico e destinato ad una precoce fine.
È colei che vede tutto bello e tutto roseo, fino a quando non cresce e tenta, disperatamente, di appropriarsi del proprio corpo e del proprio destino, per sfuggire allincedere della vita che calpesta, matrigna crudele più delle matrigne vere, e che punisce severamente tutti coloro che non si appropriano del loro destino.
La donna tratteggiata proprio come se fosse una favola, ma riscritta, come vorremmo riscriverla noi, donne che ci possiamo permettere di essere e che diventiamo schiave solo se ci sottomettiamo a quel bagaglio maschilista di cui ancora oggi è pieno il mondo. La donna artefice della Storia nella stessa misura in cui luomo ha cercato di cancellarla come essere pensante e determinante. La donna protagonista dei sogni e degli incubi, dei perché, dei regni, delle favole e che oggi deve essere trasmessa alle nuove generazioni come merita e non come luoghi, credenze, politiche vorrebbero che fosse.
Alessia Biasiolo
È attraverso la penna di Emma Donoghue, scrittrice irlandese che vive in Canada, che le eroine delle fiabe rivivono nel XXI secolo. Il libro Il bacio della strega (Meridiano zero) è una raccolta di ritratti al femminile, storie in cui le vecchie eroine delle fiabe rivivono, con i tratti e il carattere delle donne moderne.
Una moderna Cenerentola in lutto per la morte della propria madre, riempie le sue giornate con un lavoro autopunitivo; Biancaneve e Raperonzolo sono donne moderne che riescono a superare il dolore ed a prendere in mano il controllo della propria vita. Ci sono anche le moderne Gretel e Bella addormentata, impegnate a crescere e superare le difficoltà quotidiane.
Dalle recensioni sul volume in lingua originale scopro linteressante espediente narrativo utilizzato dallautrice: di storia in storia le varie eroine delle fiabe - e del nostro tempo - si pongono una domanda, e da questa domanda scaturisce il racconto successivo e sarà poi leroina della prossima storia a rispondere al quesito della precedente. Come nella vita reale le donne si interrogano e si scambiano dubbi e perplessità, che poi portino un antico nome fiabesco invece di uno moderno, serve solo a rendere più interessante la lettura.
La Provincia, 13.10.07 |
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Una Cenerentola annoiata che passa le sue giornate strofinando e passando la scopa perché non trova niente di meglio da fare, si reca al ballo e danza con uomini attempati che non hanno nulla da dire e lancia la scarpa dalla scalinata perché le fa male al piede. Se fossimo noi ad aver frainteso tutta la storia?
Emma Donoghue, scrittrice irlandese, rompe con la tradizione e ci narra un mondo di fiabe dove le principesse si ribellano a un mondo culturalmente prestabilito e prendono consapevolezza dei propri desideri, diventando artefici del loro destino e forgiando una nuova strada. Il "lieto fine" delle fiabe viene stravolto per dar voce a tredici voci di donne che raccontano le loro vite in un gioco di scatole cinesi dove la narratrice di una storia diventa la destinataria di quella successiva, dando vita a un gioco di intrecci dal finale imprevedibile. Scaturisce così uno scambio di dubbi e perplessità che riporta le fiabe sul piano della realtà, dove trova voce la lucidità e la consapevolezza della donna contemporanea.
Manuela Moretti
Il bacio della strega di Emma Donoghue: come raccontare fiabe da brivido. Consigliato a tutti, meno che a quelli che si scandalizzano facilmente.
www.thrillermagazine.it, 4.2.08 |
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Ci sono storie che non vanno raccontate, perché troppo lunghe, troppo preziose, troopo ridicole, troppo dolorose
Dopo tutto, dopo tanti anni e tanti viaggi, i miei segreti sono tutto ciò su cui mi è rimasto da rilfettere durante la notte. Questa è la storia che mi hai chiesto. Te la lascio sulle labbra.
Qual è limpronta che un bacio stampa dove si posa? Proviamo a capirlo dalle pagine incantate (e incantevoli) del frizzante testo di Emma Donoghue, Il bacio della strega. Un intreccio di tredici storie, tredici abbracci di donne e oggetti animati, entro cornici da fiaba. Donne nemiche, donne alleate, donne tradite, donne invaghite. Donne in fuga, donne approdate, donne svelate. Principesse ribelli o lesbiche, che irridono al finale lieto, appena destate da un bacio che infrange lincantesimo di un destino irreale.
Rinnoviamo la domanda: qual è limpronta che un bacio stampa, dove si posa? Geometricamente, somiglia a un trapezio isoscele.
Basi parallele, lati obliqui congruenti. Una affinità pericolosa, anche se di spessore nullo. Perché un bacio a forma di trapezio non può che sortire malia. Come baciare una strega
è pericoloso, dieci volte più pericoloso che lasciarsi toccare una mano o farsi tagliare i capelli o rubare le scarpe.
Le storie si ricorrono, grazie a una scrittura vaporosa, come in una sequenza di matrioske: inscatolate una dentro laltra, secondo un algoritmo per cui la narratrice delluna diventa la destinataria della storia seguente.
Qual è la morale della storia, una volta giunti allepilogo?
una strega non dovrebbe baciare. Forse è il non essere baciata a renderla una strega; forse lorigine del suo potere sta nel soffio della solitudine che la circonda.
Emma Donoghue è nata a Dublino nel 1969. È autrice di romanzi (alcuni dei quali hanno vinto premi prestigiosi) e opere teatrali, curatrice di una raccolta di poesie damore scritte da donne, insegnante di scrittura creativa. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. Attualmente vive in Canada. Il bacio di una strega è stato adattato già due volte per la drammatizzazione teatrale.
Marinella Lombardi
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