carlociufelli.wordpress.com, 30.8.09 |
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È stata ristampata questestate la traduzione del romanzo La révolte des anges (La rivolta degli angeli), scritto nel 1914 da Anatole France. La prefazione è di Roberto Saviano che inizia riportando i famosi versi del Carducci:
Salute, o Satana
O ribellione,
O forza vindice
De la ragione!
Ne La rivolta degli angeli allinterno della classica organizzazione degli angeli (tre gerarchie di spiriti celesti, ognuna costituita da nove cori, con nella prima i Serafini, i Cherubini ed i Troni, nella seconda le Dominazioni, le Virtù e le Potenze, nellultima i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli), scoppia la ribellione. Alla testa del movimento clandestino cè Arcade, un bellissimo angelo custode, che avendo a disposizione una ricca biblioteca, ne divora i contenuti e "acculturandosi" si accorge delle falsità che i preti hanno diffuso al fine di garantirsi il potere sulla terra, come Dio (il cui vero nome è Ildabaoth) ha fatto in cielo. Ci si organizza allora sulla terra, o meglio a Parigi, per dare lassalto allordine costituito nei cieli e imposto con la forza militare comandata dallarcangelo Michele.
Quando tutto è pronto e le possibilità che questa volta il "richiamato alle armi" arcangelo Lucifero (diventato Satana a seguito del fallimento della precedente ribellione) riesca nellimpresa sono assai consistenti, per la disponibilità da parte dei ribelli di elettrofori ben più potenti delle saette utilizzate dagli angeli fedeli.
Ma Satana si dimostra divinità benigna e generosa, e rinuncia allultimo momento a dare la scalata al cielo per sostituirsi a Ildabaoth nel ruolo di Dio, perché, dice, "la guerra genera la guerra e la vittoria la sconfitta. Il Dio vinto diventerà Satana, Satana vincitore diventerà Dio. Possano i destini risparmiarmi questa spaventevole sorte! Io amo linferno che ha formato la mia mente. Amo la terra dove ho fatto un po di bene, se è possibile farne in questo spaventevole mondo dove gli esseri non esistono che per lassassinio". E rivolgendosi ad un angelo ribelle, che già aveva partecipato alla prima disastrosa campagna militare, afferma, concludendo il romanzo, che sino a quando non riusciremo ad attaccare dentro noi stessi la gelosia, la violenza, la litigiosità, la cupidigia, lavversione per le arti e la bellezza, e quindi sconfiggere lignoranza e la paura, ogni rivolta sarà inutile perchè permetterà di cambiare solo chi eserciterà un potere sempre uguale.
Nel 1920 la Chiesa cattolica mise allindice tutte le opere di Anatole France.
Lanno seguente, nel 1921, Anatole France fu insignito del Premio Nobel per la letteratura. Morì nel 1924 ed ebbe grandiosi funerali di Stato a Parigi.
Carlo Alicandri-Ciufelli
Class, novembre 2004 |
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Un gruppo di angeli fuggiti dal Paradiso si incontra nella Parigi di inizio Novecento per cercare di organizzare lassalto al potere divino. La rivolta degli angeli è il trionfo del piacere sulla frustrazione e il moralismo, è linvito a una vita guidata dalla passione del sapere e dalla priorità del dubbio rispetto al dogma.
domani.arcoiris.tv |
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Una coltissima e inaspettata prefazione di Roberto Saviano, per gli invidiosi che lo accusano di saper parlare solo di camorra, per un testo La rivolta degli angeli del premio Nobel Anatole France, dominatore assoluto della letteratura francese del suo tempo, in cui lo scrittore ingaggia una battaglia contro il potere divino, una rivolta contro le menzogne che Dio impone agli uomini come verità. Tutti i libri di Anatole France furono messi allindice dal Vaticano.
Margherita Smeraldi
il Giornale, 23.9.2004 |
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Messo allindice e poi Nobel Anatole France, pseudonimo di Jacques Anatole François Thibault, nacque a Parigi nel 1844 e morì a Saint-Cyr-sur-Loire nel 1924. Il suo primo grande successo giunse con Taide (1890). Cui seguirono numerosi romanzi in cui eleganza e cultura si sommano allironia e a un indulgente epicureismo. Ottenne il Nobel nel 1921.
Antiborghesi, anticlericali, bibliofili: i protagonisti di La Revolte des Anges, che esce ora in Italia, sono fatti a immagine e somiglianza del loro autore
Piovono angeli su Parigi. Atterrano tra gli scaffali di una biblioteca secolare, custodita nei saloni del settecentesco palazzo dEsparvieu che, allombra della chiesa di Saint-Sulpice, innalza i suoi tre piani austeri dai tempi della Rivoluzione Francese. Delle agitazioni del 1789, appunto, le creature celesti conservano bene coscienza e memoria se, a quasi un secolo e mezzo dagli irreversibili (mis)fatti, scelgono proprio la Ville Lumière, la città dei Lumi, per rinfocolare la scintilla di una grandiosa rivoluzione universale. Ma è di una sollevazione ben più lontana, precedente linizio dei tempi, che le soavi - non alate! - creature ravvivano il ricordo esemplare: la ribellione delle schiere di Lucifero, il più splendente dei Serafini, il più vicino al trono di Dio che, prima della nascita del mondo, mossero guerra al Creatore, contrattaccati (e vinti) da un esercito di Arcangeli in armi.
Rifacendosi a questi due celeberrimi, e documentati, precedenti - attestato luno, quello anteriore la Creazione, dalla tradizione cristiana e laltro, quello inaugurale delletà contemporanea, dalla tradizione storiografica -, Anatole France (1844-1924), nellAnno Domini 1914, immaginò di datare alla vigilia della Grande Guerra una clamorosa Rivolta degli Angeli.
Con simili presupposti, la sublime sommossa - scatenata contro Dio, naturalmente, che nel romanzo porta il nome esoterico di Iaidabaoth - non poteva che essere clamorosa. Coeva alla catastrofe europea e foriera (almeno nelle intenzioni) di un rovesciamento degli ordini teologici, attinge ampiamente alla storia dEuropa e alle dottrine della teologia per trovare i propri motivi di ispirazione. La mano, però, che pesca da tanto gravosa sapienza, è per fortuna quella sapientissima, agile, leggerissima del vecchio France, sessantenne allepoca della stesura di La Rivolte des Anges.
Edotto nellesegesi testamentaria, nellangelografla scolastica, nella demonologia gnostica, lo scrittore che, figlio di libraio crebbe in mezzo ai libri e si ammalò gravemente di bibliofilia, attribuisce ai suoi sovrumani rivoltosi le virtù del biblico Satana: audacia, orgoglio, malizia, fierezza. Illuminato dalla letteratura pamphiettistica e dal pensiero di spregiudicati philosophes, li segna di tutti i vizi dei liberi pensatori: sete di sapere, brama di conoscere, fede cieca nella filosofia naturale. Ma, dotato di genio ironico e visionario, si diverte a farli muovere, caricature di intellettuali bohémien, nei bassifondi della Parigi più colorita: "Gli albergucci di Saint-Ouen, della Chapelle, di Montmartre, nelle trattorie, le osterie, le case malfamate, le bische, le bettole, i lupanari...". O a infilarli, in pigiama forato, fra le lenzuola di una cocotte perché gli angeli, come gli uomini, amano (e desiderano la donna daltri), e perché "una storia senza amore è come il sanguinaccio senza la mostarda, una cosa insipida".
Li priva delle ali - "Perché dovrei averne, signora? Sono forse obbligato a somigliare agli angeli delle vostre acquasantiere?" -, ma non della madrelingua ebraica, parlata dallinfanzia nel nativo paradiso: "Ah, siete ebreo! Avrei dovuto accorgermene dalla vostra mancanza di tatto", fa dire a un suo mortale personaggio lo scrittore che, da innocentista, difese strenuamente il capitano Dreyfus. Rinuncia, iconoclasta, alliconografia angelica più stereotipata e, se proprio deve rifarsi a immagini consacrate da una tradizione, preferisoe larte e sceglie i dipinti di Delacroix i suoi angeli guerrieri, terribili, irati, ritratti, sulle pareti di Saint-Sulpice. Ma è a classiche, precristiane (neopagane?) fattezze che assomiglia la loro beltà: "Questo è il piede di un dio o di un atleta antico! La pianta che ha lasciato questorma è di una perfezione ignota alla nostra razza e ai nostri climi. Rivela, dagli alluci di uneleganza squisita, un tallone divino".
La divina impronta, disegnata su una spolverata di talco, appartiene allultimo degli angeli custodi, come dire un sottoproletario nelle gerarchie celesti. E la traccia del colpevole che, nottetempo, si è insinuato furtivo nella storica biblioteca del suo "custodito") per sottrarne uno dei volumi più preziosi, "un inestimabile gioiello": il Lucrezio rilegato in marocchino rosso con gli stemmi di Filippo di Vendôme, gran priore di Francia, e con note autografe di Voltaire. Proprio quel raro esemplare del De rerum natura - guarda caso la summa della filosofia epicurea, materialista, edonista, sposata dallo stesso France ed esposta nei folgoranti aforismi di II giardino di Epicuro (1895) - varrà a formare le schiere dei Ribelli, preparati a far crollare sotto i colpi di argomentazioni razionali, oltre che degli esplosivi finanziati dai plutocrati della banca di Francia, la cosmologia dellOnnipotente. Sullesito della sortita preferiamo tacere: per non disperdere la solforosa aura di mistero che dalla prima allultima pagina avvolge come laureola gli angeli eruditi e bombaroli di France. Dissacrante, possiamo dire, fu certamente leffetto del romanzo: nei confronti della borghesia parigina detestata dallo scrittore come della chiesa cattolica tanto invisa a quello spirito razionalista.
Moltissimo, in questo senso, gli angeli rivoltosi del romanzo hanno ereditato dal loro autore: le simpatie e le antipatie, lostilità al mondo borghese e laperto anticlericalismo. La passione bibliofila: dal negozio di papà, la librerie de France, prese il suo pseudonimo il romanziere che fu battezzato Jacques Anatole François Thibault e con il suo capolavoro, Il delitto di Sylvestre Bonnard, ha battezzato una casa editrice italiana, la Bonnard, che appunto lo pubblica. Lamore per il gentil sesso: gli amorazzi dei suoi angeli passionali smentiscono la fama di misogino dellartista almeno quanto le vicissitudini sentimentali di colui che, due volte ammogliato, fu amante di una nobildonna patrona delle arti, Madame de Caillavet, e portò al suicidio una spasimante dama americana.
Soprattutto, del loro autore e creatore, gli angeli in rivolta hanno lo stile: urbanamente scettico, graziosamente edonista, pervaso dallamabile disincanto, dallironica disillusione che non lo priva di una profonda partecipazione alle umane vicende di cui, divertito, sorride: "Gli uomini adorano il demiurgo che ha creato per loro una vita peggiore della morte e una morte peggiore della vita", fa dire al più pietoso dei suoi sobillatori. Tale sguardo sul mondo, anche quando eversivo dellordinamento del cosmo, fa di France il più degno prosecutore dello spirito del XVIII secolo. E la stessa visione delluniverso espressa nelle sue opere, messe allindice dalla prima allultima dalla Chiesa nel 1920, gli valse, larmo dopo, il premio Nobel, conferito "alla brillante impresa letteraria, alla nobiltà dello stile, alla profonda simpatia umana e alla grazia di un autentico temperamento gallico". A un simile letterario creatore, gli angeli di France non si sarebbero mai ribellati...
Alessandra Iadicicco
biogiannozzi.splinder.com, 18.7.09 |
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Anatole France Il premio Nobel ribelle invade di nuovo le librerie con La rivolta degli angeli
La rivolta degli angeli ha inizio nella Parigi di inizio Novecento perché le figlie degli uomini sono belle e gli angeli non sono immuni alla bellezza. Ma cè anche un altro motivo, ben più importante: Dio è stato riconosciuto colpevole di crimini contro quella umanità che lui asserisce daver creato di punto in bianco dal niente.
Il Dio che Anatole France disegna ne La rivolta degli angeli è una divinità talmente fragile, sottomessa al peso del suo stesso nome, che assomiglia più a un azzeccagarbugli male in arnese che non a un creatore di infinite possibilità. E un demiurgo, un impostore che ha avuto ragione dei Cieli solo grazie allinganno e alla menzogna. Arcade, angelo ribelle, decide di affrontare di petto la questione, giacché i mortali sembrano interessarsi di tutto fuorché del problema che è Dio. Arcade comprende che lumanità è sottomessa a un Dio di parvenze e menzogne; e comprende pure che forse qualcuno ha sospettato la verità ma per la pace della propria anima cioè per calcolata convenienza fa finta di niente e continua così ad adorare un "falso" gridando i suoi alleluia in Chiesa, genuflettendosi al cospetto di ogni pretino e non mancando quasi mai di baciare la Croce. Anatole France è un distruttore di idoli, che nega la bontà di un Dio creato ad arte dagli uomini per nascondere le proprie malefatte e per sottomettere e schiavizzare interi popoli.
Contro il naturalismo, contro Émile Zola, il pensiero di Anatole, convinto classicista, par essere indirizzato verso quei filosofi che scavarono nel subconscio umano: il mondo è volontà e pessimismo, come Arthur Schopenhauer sottolineò in "O si pensa o si crede": "Quando uno comincia a parlare di Dio, io non so di cosa parli, infatti le religioni, tutte, sono prodotti artificiali". Ed ancor più, Anatole abbraccia lidea axiologica nietzschiana che Dio è morto, che tutto è eterno ritorno, che non cè volontà senza spirito dionisiaco. In "Ecce Homo" il celebre filosofo sottolineò che "lateismo non è un risultato, e tanto meno un avvenimento come tale non lo conosco: io lo intendo per istinto. Sono troppo curioso, troppo problematico, troppo tracotante, perché possa piacermi una risposta grossolana. Dio è una risposta grossolana, unindelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solo un grossolano divieto che ci viene fatto: non dovete pensare!". E Anatole France, attraverso la rivolta degli angeli, invita quel poco che resta dellumanità a pensare. A ribellarsi. E sempre F.W. Nietzsche a mettere a nudo la scomoda verità, che è poi al centro del capolavoro di Anatole France: "Cè un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso
Un mondo così fatto è il vero mondo
Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa verità, cioè per vivere
La metafisica, la morale, la religione, la scienza
vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita".
La révolte des anges è del 1914, ma in Italia una prima traduzione di Luigi De Mauri apparve soltanto nel 1928. In vita Anatole France godette di grande attenzione, dopo la sua morte nel 1924 fu quasi loblio, grazie soprattutto alla cecità dei surrealisti e della pruderie di André Gide. Questi non è ancora capace di emanciparsi dal moralismo borghese e dalle sue menzogne; si tenga poi conto che è reduce dallabbandono della moglie sua cugina Madeleine, la quale accortasi dellambiguità sessuale del marito lo abbandona, lasciando nellanimo delluomo un grosso vuoto esistenziale. Il Gide che definisce Anatole uno scrittore "senza inquietudine di cui si capisce tutto subito" è un personaggio succube dellinvasamento religioso che lo maledì tra il 1885 e il 1888 grazie alla cugina Madeleine: André e la cugina ebbero un fitto rapporto epistolare, che portò Gide a tuffarsi nello studio metodico della Bibbia. Nonostante abbia già scritto I sotterranei del Vaticano e il saggio socratico Corydon contro i pregiudizi verso lomosessualità e la pederastia, André Gide è purtroppo ancora prigioniero dellimprinting borghese, così nellopera di Anatole France ravvisa soltanto una superficialità che in realtà non cè. Dati questi motivi, chiaro che Gide non vedesse di buon occhio un ribelle tout court come Anatole: La rivolta degli angeli gli premeva il piede sul petto, lo soffocava. Non potendo combatterlo, André dovette ribassarsi a schernirlo.
La nuova edizione de La rivolta degli angeli, per i tipi Meridiano zero, collana sottozero, si basa sulledizione italiana Barion (Milano) del 1928, nella traduzione di Luigi De Mauri revisionata da Tommaso Pezzato; il volume accoglie anche una intelligente prefazione di Roberto Saviano che val la pensa di leggere con la dovuta attenzione.
Il romanzo di Anatole narra le tribolazioni di Arcade, angelo custode del giovane Maurice DEsparvieu, rampollo duna famiglia piuttosto in vista nella Parigi di inizio Novecento. Maurice è un tipo né carne né pesce, che vivrebbe senza troppi scossoni le sue avventure amorose occupando il resto del proprio tempo a coltivare lozio, non fosse che un giorno il suo angelo custode gli si mostra per dirgli chiaro e tondo che ha deciso di muovere guerra a Dio. Maurice accoglie la notizia prima con incredulità, poi con sospetto, in ultimo con disperazione: Arcade lha abbandonato e lui si sente come se gli avessero amputato un arto. In una Parigi anestetizzata, Arcade trova altri angeli ribelli: insieme si decidono per rovesciare una volta per tutte Dio. Lucifero avrà presto il trono che merita e verrà così adorato come Dio! Ma per riuscire nellimpresa bisogna organizzarsi, o sarà una mezza disfatta uguale a quella che vide Lucifero confinato per la prima volta negli Inferi.
La rivolta degli angeli è oggi più che mai attuale. Il crimine è uno soltanto: ci si è dimenticati di Anatole France per troppo tempo, per colpa dei surrealisti, dei futuristi (dei fascisti). Negli anni Sessanta e Settanta ci furono dei tentativi di riesumare la grandezza del premio Nobel per la Letteratura (La rivolta degli angeli, tr. di Alessandra Baldasseroni, Firenze, Sansoni, 1966; La rivolta degli angeli, tr. di Lisa Tullio, Roma, Curcio, 1978), ma con scarsi risultati. Nel 2004 i tipi Meridiano zero riportano sul mercato La rivolta degli angeli, finalmente in una traduzione aggiornata; nel 2009 esce in edizione paperback il capolavoro dello scrittore francese, con una valente introduzione critica di Roberto Saviano. È questa unoccasione imperdibile per restituire ad Anatole France la grandezza che merita: "Ciò che viene definito bene è soltanto ciò che è imposto, nullaltro che lordine e le consuetudini costituiti. Anatole France, continuando a manipolare linfinita ludica letteraria, risolve lannoso problema del bene e del male occupando con i suoi angeli ribelli un posto al di là delle due determinazioni. [
] I demòni di Anatole France, con questo romanzo assurgono nellOlimpo del mito letterario a numi della crisi capaci di disgelare ciò che vi è di falso e disumano dietro lordine del bene. Questi demòni letterari indicano le strade che portano alla vita presa nel vortice del sapere, rapita nel tempo della passione, nellordine dellanarchia, educata nel dubbio e nella musica, nellamore per la materia e per le scienze della natura, al di là di ogni determinazione morale, giuridica, religiosa" (dallIntroduzione di Roberto Saviano).
Condannato alloblio, tratto in salvo da pochi ma valenti demòni illuminati, Anatole France è la Letteratura di cui questo secolo buio precipitato nel più volgare e ignorante medioevo ha bisogno: la sua scrittura scardina pregiudizi culturali religiosi e sociali, ed è questo che ancor oggi fa paura ai tanti ipocriti e arrampicatori sociali, che giorno dopo giorno si adoperano in favore dello sterminio dei liberi pensatori, con le terribili conseguenze che si possono immaginare.
Giuseppe Iannozzi
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"Figli del Cielo! Compagni! Voi vi siete liberati della servitù celeste. Avete scosso il giogo di Colui che è chiamato Jahvè, al quale noi dobbiamo qui restituire il suo vero nome, Ialdabaoth, poiché Egli non è il Creatore dei mondi, ma solamente un Demiurgo ignorante e barbaro che, essendosi impadronito di uninfinita particella delluniverso, vi ha seminato il dolore e la morte. Figli del Cielo, io vi chiedo, volete combattere e distruggere Ialdabaoth?". Tutti come una sola voce risposero: "Lo vogliamo!".
Mentre si profila allorizzonte lo scoppio della prima guerra mondiale, Anatole France (vincitore del Premio "Nobel" per la letteratura nel 1921) dà vita alla sua ultima fatica narrativa, "un progetto vasto, ambizioso, capace non soltanto di arginare, almeno nel perimetro della carta, lidiozia militare e nazionalista, ma di coinvolgere con la sua scrittura lintero ordine universale delle cose". Così viene definito il romanzo da Roberto Saviano, che ne ha brillantemente curato lintroduzione, ricca di informazioni preziose e osservazioni puntuali.
Come sottolinea Saviano, lautore afferma a gran voce che, nei momenti più difficili della storia umana, lo scrittore (il poeta) ha lobbligo morale "di riformulare la vita, di svelare il midollo della natura e la realtà delle cose". Dunque, unopera salvifica quella del socialista Anatole France, una sorta di faro a rischiarare il buio nel quale luomo troppo spesso si trova ad agire. E ai tempi della stesura del romanzo gli uomini vivevano proprio al buio se preparavano una guerra che si sarebbe rivelata il più grande massacro ufficiale del Novecento.
Per Anatole, autore anticlericale messo allindice dal Vaticano nel 1920 (e come poteva essere altrimenti?), Dio e la sua legge sono una menzogna, mentre la verità risiede nel sapere, nella scienza, nel libero arbitrio. Ecco perché la grande biblioteca della famiglia dEsparvieu, custode di una ricchezza immensa, si trasforma nella mente di France nello strumento decisivo per le sorti di un conflitto, compresa la ribellione a Dio. La biblioteca, situata nel palazzo di famiglia, vicino alla chiesa di Saint-Sulpice (nel quartiere di Saint-Germain), è stata fondata dal barone Alexandre Bussart dEsparvieu, che qui visse dal 1825 al 1857. I trecentosessantamila preziosi volumi da lui raccolti aumentano grazie a una clausola testamentaria, che "aveva prescritto agli eredi di continuare ad accrescere la biblioteca acquistando qualsiasi pubblicazione di rilievo nel campo delle scienze naturali, morali, politiche, sociali, filosofiche e religiose". E così fu, tanto che ancora oggi essa è "una delle più belle biblioteche private di tutta Europa".
Ma altri sono i luoghi del romanzo, tutti suggestivi e carichi di fascino e mistero. Come la chiesa di Saint-Sulpice, con la Cappella degli Angeli, decorata con tre dipinti di Delacroix, attorno alla quale ruotano dotte discussioni: perché leccentrico Delacroix avrebbe raffigurato solo angeli irati? Gli mancava forse la fede?
Protagonista umano del romanzo è Maurice dEsparvieu, uno dei pronipoti di Alexandre, di educazione cristiana, un tipo tiepido e pigro, che fa il suo dovere e nulla più, barcamenandosi tra unamante e unaltra. E che un giorno, mentre si trova nel suo boudoir con lamante Gilberte, incontra il proprio angelo custode, che gli si presenta in forma umana. Il suo nome è Arcade e fin da subito mette al corrente Maurice del suo grandioso progetto di libertà: "Vi rivelerò un segreto da cui dipende il destino delluniverso. Dichiarandomi avversario di Colui che voi considerate come il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, io preparo la rivolta degli angeli". Un progetto di libertà, che necessita proseliti e finanziamenti; dopo svariate peripezie, Arcade riesce a trovarli proprio a Parigi.
Julien Sariette, uno dei personaggi centrali del romanzo, detto anche "il vecchio adoratore di libri", fa da raccordo tra i vari momenti del racconto. È stato il precettore di Maurice ed è il conservatore, morbosamente geloso, della biblioteca dei dEsparvieu. Sarà proprio Sariette, e in particolare uno dei testi a lui più cari, un Lucrezio di marocchino rosso, ad aprire e a chiudere la scena. Sparito dalla biblioteca, il volumetto ritornerà nelle mani del bibliotecario, ma a caro prezzo: un omicidio.
In sostanza, il libro parla di Dio, autoritario e avido, e della lotta tra il bene e il male, tra gli angeli fedeli a Dio a oltranza (e per questo ciechi) e gli angeli ribelli, seguaci invece del dubbio e della conoscenza.
Gli angeli ribelli si avvicinano agli uomini, piovono su Parigi, per strappare dai loro occhi il velo che il cristianesimo vi ha posato da secoli, per renderli liberi e migliorarne lesistenza. Tra demoni e uomini si stringe unalleanza, avversata da Dio e dai suoi ministri, e saranno proprio i demoni a svelare agli esseri umani che è il potere "lorigine di ogni aberrazione della ragione e del sentimento", e che lInferno e la Terra sono posti migliori del Regno del Padre.
Dalla battaglia primigenia tra Lucifero e gli angeli del Padre, si passa al nuovo tentativo del 1914 capeggiato da Satana, forte della conoscenza, del sapere, del desiderio, del dubbio, ma anche consapevole dei propri limiti: da un lato il bene, imposto da un Dio oppressore e per questo falso, dallaltro il male, fonte di verità e di bellezza.
Il sorprendente risultato di questa seconda rivolta degli angeli non va naturalmente svelato. Basti dire che il finale del libro è aperto alla speranza, alla possibilità di salvezza di tutti gli esseri umani. Ma soprattutto, è nelle ultime righe della sua fatica letteraria che Anatole svela chiaramente il suo impegno antimilitarista ("la guerra genera la guerra e la vittoria la sconfitta"), incitando ognuno di noi a sgominare "lignoranza e la paura", veri demoni feroci, pronti ad approfittare delle debolezze umane.
Lorella De Bon
www.lankelot.eu, 31.7.09 |
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"Come? Voi non credete in Dio?"
"Credo, poiché la mia esistenza dipende dalla sua e perché, segli più non esistesse, cadrei io stesso nel nulla. Credo come i sileni e le baccanti credevano in Dioniso e per le stesse ragioni. Credo al Dio degli ebrei e dei cristiani. Ma nego chegli abbia creato il mondo. Tuttal più ne ha organizzato una piccola parte e tutto quel chegli ha toccato porta limpronta del suo spirito imprevidente e brutale. Non credo che egli sia né eterno, né infinito, perché è assurdo concepire un essere che non sia finito nello spazio e nel tempo. Lo credo limitato, molto limitato. Non credo chegli sia lunico e per lungo tempo nemmeno lui lha creduto, dapprima fu politeista, più tardi il suo orgoglio e le adulazioni dei suoi adoratori lo resero monoteista. È incoerente ed è meno potente di quel che si crede. Per dirla tutta, è molto più demiurgo ignorante e vano di quanto non sia Dio. Quelli che come me conoscono la sua vera natura lo chiamano Ialdabaoth".
È un angelo a parlare. Blasfemia dantan? Satanismo? Niente affatto: questo è puro e semplice antico gnosticismo, semplificato e snellito per letteraria causa. È originale come può esserlo un pensiero antico millenni. Non è affatto attualizzato o alterato. È semplicemente riproposto con uno strano retrogusto rancoroso. Curioso.
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Curatela deccezione (Roberto Saviano, autore di unintroduzione massimalista ed enfatica) per il recupero dun vecchio romanzo di Anatole France (1844-1924), Nobel per la Letteratura nel 1921. Recupero sensato? France ha trasfigurato la dottrina gnostica per dar vita a unopera che sintetizzasse la sua Weltanschauung antimilitarista, anticlericale, antigerarchica, neo-illuminista e raccontasse, simbolicamente, ai suoi concittadini francesi tutto il suo malessere e la sua rabbia per quanto stava per capitare. È il 1914 e lEuropa sta per andare incontro al gran massacro della Prima Guerra Mondiale; France gioca con la fantasia, alterando tutto a un tratto la sua solita narrazione piana, manierista e scolastica, decisamente ordinata e beneducata, precipitando una pioggia di angeli (ribelli: ribelli al Dio che non dovremmo adorare; perché quel Dio altri non è che Ialdabaoth, nuova e lineare incarnazione del demiurgo) tra i borghesi parigini, mostrandoli umanissimi e integrati e determinati a rovesciare e combattere Dio. Dio? Yaldabaoth (o Ialdabaoth, come scrive AF), pardon: il Dio che non avremmo mai dovuto conoscere e adorare, perché è un Dio sbagliato, un mezzodio. Pieno di difetti. Molto più umano degli esseri umani.
Saviano: "La rivolta degli angeli è un testo che raccoglie in sé la tradizione dellangelistica scolastica, episodi biblici, influenze gnostiche, derivazioni manichee, suggestioni ordinarie, comuni pregiudizi sugli angeli e demòni. Il romanzo riesce nella titanica impresa di rovesciare le categorie della teologia e della politica attraverso la foggiatura letteraria del possibile. La fantasia dismette la sua consistenza metafisica e assume nelle pagine di France una concretezza palpabile".
Ecco; diciamo che non vedo niente di titanico nellimpresa, piuttosto vedo una grossolana e facilotta adozione e traduzione della dottrina gnostica, adeguatamente integrata in un contesto letterario che spurgato da questo aspetto sarebbe stato, altrimenti, un classico France; una buona lettura edificante per gente perbene, borghese e un po annoiata, in cerca di ribellione soltanto tra le pagine dei libri. Con molta maniera e una rabbia davvero edulcorata. Sin troppo.
Scriveva invece Ruggero Bianchi su Tuttolibri: "Amara e pungente riflessione sullassurdità di ogni conflitto, le cui pulsioni idealistiche, quandanche ci siano, sfociano senza scampo nel trionfo di un Potere identico a quello che si vorrebbe abbattere, il romanzo è laffresco di un universo che azzera ogni distinzione, a cominciare da quella tra angeli e demoni, diversi nei ruoli ma non nella natura. Dio stesso è un angelo/demone che qui prende il nome di Ialdabaoth. Non è né infinito né assoluto e, qualora fosse sconfitto, verrebbe a sua volta scagliato nellinferno. E se Lucifero trionfasse, appena preso il posto dellAltissimo farebbe propri i valori e le scelte del suo predecessore. Gnostico e libertino, razionalista e dionisiaco, utopico e immoralista, arcadico e scettico, La rivolta degli angeli è uno scritto affascinante, insaporito da un pizzico di esprit alla Voltaire e di humour alla Dickens" (TTL, 28 dicembre 2004).
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Memorabile qualche passo dedicato alla Chiesa, e alla sua contrapposizione con la Scienza; quello che sto per proporvi va campionato perché mi sembra eccezionalmente didascalico e felicemente partigiano:
"Che! Voi negate che la scienza abbia assestato colpi mortali alla Chiesa? Ma la Chiesa pensa ben diversamente. Essa teme la scienza, e la proscrive. Ne condanna i dettami, dai dialoghi di Galileo ai piccoli manuali di Aulard. E questo non senza ragione. Un tempo la Chiesa, composta di tutto quanto vera di grande in fatto di pensiero umano, governava i corpi assieme alle anime, e con il ferro e con il fuoco imponeva lunità, lobbedienza assoluta. Oggi, il suo potere non è più che unombra, e gli ingegni superiori le hanno voltato le spalle. Ecco la condizione in cui lha ridotta la scienza".
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Demoni e angeli umanissimi, allora: in un gioco di ruolo che chi ha studiato un testo intelligente e potente come Il libro della luce di Hoeller giusto per spendere il nome della pubblicazione gnostica più recente ed elegante potrà facilmente riconoscere e assecondare. Ma per amore della diversità ecco ancora lentusiasta Saviano, innamorato del romanzo, pronto a lanciarlo su Alpha Centauri: "I demòni di Anatole France, con questo romanzo, assurgono nellOlimpo del mito letterario a numi della crisi capaci di disvelare ciò che vi è di falso e disumano dietro lordine del bene. Questi demòni letterari indicano le strade che portano alla vita presa nel vortice del sapere, rapita nel tempo della passione, nellordine dellanarchia, educata nel dubbio e nella musica, nellamore per la materia e per le scienze della natura, al di là di ogni determinazione morale, giuridica, religiosa". Olè.
Personalmente non scomoderei né lOlimpo né il mito letterario, ma probabilmente vengo da una formazione e da studi un po diversi da quelli dellautore di Gomorra, e certe cose non mi sono suonate nuove, né innovative, né così affascinanti. Limite mio, per carità. Mi ha divertito, piuttosto, scendendo su un piano molto più quotidiano, pensare che Wim Wenders potrebbe aver preso spunto da un romanzo come questo per raccontare e ideare i suoi angeli terrigni. Al termine della lettura mi sono chiesto se esistono prove di questa congettura, accennata anche in Quarta di Copertina; non ci crederete, ma il regista ha speso un nome diverso: quello di Rainer Maria Rilke. Forse bisogna intervistare Peter Handke. Magari lui ha lopera omnia di Anatole France nascosta da qualche parte, e una gran voglia di parlarne.
Gianfranco Franchi
lismor.blogspot.com, 13.5.09 |
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Gli angeli di Anatole France: ribelli o liberi pensatori?
La ribellione ha sempre un punto di innesco e in questo principio spesso sta la forza [divina o demoniaca] di avvenimenti che vengono archiviati nel cassetto della Storia come fatti ineluttabili dellumanità.
Il principio di ribellione contenuto ne La rivolta degli angeli di Anatole France è lurgenza di dimostrare che le leggi di Dio sono trappole nelle quali restano ingabbiate verità, libertà e volontà. Attraverso il dubbio che il mondo, luniverso, il cosmo forse può esistere indipendentemente da Dio, langelo Arcade, appartenente al basso grado della gerarchia celeste, riesce ad organizzare la più grande impresa mai tentata dopo la creazione del mondo: sovvertire lordine stabilito dei cieli.
Il quartier generale di questa compagine diventa la biblioteca dEsparvieu di Parigi, e Arcade è proprio langelo custode di Maurizio dEsparvieu, ultimo discendente della famiglia omonina.
Giunto alla conoscenza della filosofia, della letteratura degli antichi, dei trattati naturalistici, dei testi biblici, degli epistolari scientifici, delle verità naturali, Arcade si trascina dietro esseri ultraterreni, quasi tutti non alati, desiderosi di apprendere verità e sapienza a qualsiasi costo.
Accorrono angeli ribelli a Parigi, trovano comoda dimora tra gli scaffali della biblioteca secolare custodita nei saloni del settecentesco palazzo che, allombra della chiesa di Saint-Sulpice, fu testimone dei fatti della Rivoluzione francese.
La rivolta degli essere celesti avviene circa un secolo e mezzo dopo la presa della Bastiglia; gli angeli sono esseri dalla memoria eterna conservano bene coscienza degli avvenimenti di tutti i tempi, e dagli avvenimenti che portarono i francesi ad affermare uno stesso comune destino per tutti, la falange guidata da Arcade prende spunto per ripropore e portare a termine la sollevazione iniziata ai tempi in cui le schiere di Lucifero mossero guerra al Creatore, contrattaccate e vinte da un esercito di Arcangeli armati.
Partendo da questi due fatti storici, Anatole France immaginò di datare allanno 1914, alla vigilia della Prima Guerra mondiale, una ben più clamorosa rivolta: quella contro Dio.
La ribellione attinge alla storia dEuropa e alle dottrine della teologia e prende corpo attraverso la vena narrativa, sapiente agile, leggerissima del vecchio France, già sessantenne allepoca della stesura.
A. Iadicicco: "Edotto nellesegesi testamentaria, nellangelografla scolastica, nella demonologia gnostica, lo scrittore che, figlio di libraio crebbe in mezzo ai libri e si ammalò gravemente di bibliofilia, attribuisce ai suoi sovrumani rivoltosi le virtù del biblico Satana: audacia, orgoglio, malizia, fierezza. Illuminato dalla letteratura pamphlettistica e dal pensiero di spregiudicati philosophes, segna gli angeli ribelli di tutti i vizi dei liberi pensatori: sete di sapere, brama di conoscere, fede cieca nella filosofia naturale. Ma, dotato di genio ironico e visionario, si diverte a farli muovere, caricature di intellettuali bohémien, nei bassifondi della Parigi più colorita: "Gli albergucci di Saint-Ouen, della Chapelle, di Montmartre, nelle trattorie, le osterie, le case malfamate, le bische, le bettole, i lupanari
". O a infilarli, in pigiama forato, fra le lenzuola di una cocotte perché gli angeli, come gli uomini, amano (e desiderano la donna daltri), e perché "una storia senza amore è come il sanguinaccio senza la mostarda, una cosa insipida."
Per renderli più simili agli uomini con le loro debolezze, Anatole priva i suoi angeli delle ali:_ "Perché dovrei averne ? Sono forse obbligato a somigliare agli angeli delle vostre acquasantiere?"_, ma li restituisce alle tinte forti dei guerrieri, terribili, di Delacroix, ritratti sulle pareti di Saint Sulpice, mentre la loro bellezza ricalca le orme classiche e neopagane:_ "Questo è il piede di un dio o di un atleta antico! La pianta che ha lasciato questorma è di una perfezione ignota alla nostra razza e ai nostri climi. Rivela, dagli alluci di uneleganza squisita, un tallone divino". _Il divino piede appartiene ad Arcade, il quale conquistato dalla ricchezza immensa della biblioteca d Esparvieu, si sposta da un piano allaltro, da una lettura allaltra, gettando scompiglio ma sempre preso dal pesante dilemma: "Ragione dove mi conduci? dove mi trascini pensiero?"
A. Iadicicco: "Soprattutto, del loro autore e creatore, gli angeli in rivolta hanno lo stile: urbanamente scettico, graziosamente edonista, pervaso dallamabile disincanto, dallironica disillusione che non lo priva di una profonda partecipazione alle umane vicende di cui,divertito, sorride: "Gli uomini adorano il demiurgo che ha creato per loro una vita peggiore della morte e una morte peggiore della vita", fa dire ad uno dei sobbillatori."
Langelo, il principe di tutte le ribellioni, di Anatole France è assai diverso dal Mefistofele del Faust di Goethe, e da Adrian Leverkhn del Doktor Faustus di Thomas Mann, pronti ad allearsi con la potenza del male per raggiungere scopi terreni: è piuttosto un ribelle che ha il senso del limite e possiede la coscienza che ogni grandezza della mente è regolata dal limite della materia, ed è proprio questa limitazione che stimola la necessità di sapere. E così, Arcade, risponderà a se stesso e a Maurizio dEsparvieu, quando giunge il momento della sua rivelazione: _"Quanto a me è la scienza che mi ha ispirato un generoso desiderio di affrancarmi. Trovandomi presso di voi in una casa che contiene una delle più vaste biblioteche del mondo, ho preso il gusto della lettura e la passione dello studio
Così
ho scrutato le antichità orientali, la Grecia e Roma, ho divorato le opere dei teologi, dei filosofi, dei fisici, dei geologi, dei naturalisti. Ho saputo, ho pensato, ho perduto la fede
Dio esiste poiché da lui dipende la mia stessa esistenza, se egli non esistesse più cadrei io stesso nel nulla. Ci credo come i Sileni e le Menadi credevano allesistenza di Dionisio e per le stesse ragioni. Ma nego che egli abbia creato il mondo, tuttal più ne ha organizzato una piccola parte
E per dirla tutta piuttosto che un dio è un demiurgo
quelli che come me ne conoscono la vera natura lo chiamano Iadalbaoth". _Arcade si fermerà solo quando si imbatterà nel De Rerun Natura, somma delle filosofie epicurea, materialista, edonista e si convincerà della necessità di reclutare angeli ribelli, ad hoc prepararli per far crollare, sotto i colpi della scienza razionale [e degli esplosivi offerti dai plutocrati della banca di Francia] la Cosmogonia Divina. Per preparare la nuova battaglia contro lOnnipotente, Arcade chiama a raccolta gli angeli ribelli che avevavo partecipato con Lucifero alla prima rivolta. In un misto di dissacrante ironia, di ludica narrazione, di storiografia e di fantastico, Anatole France ripercorre la storia dellUmanità per bocca di Nettare, luogotenente di Lucifero e a conoscenza dei presunti misfatti di Iadalbahot.
R. Saviano: "In questa bizzarra reinterpretazione manichea France considera letà antica come il momento di massima influenza dei demòni sugli uomini. Dioniso è Satana. Dioniso, archetipo della vita indistruttibile, tenta di far fuoriuscire luomo dalla minorità in cui Dio lo ha cacciato. La mitologia pagana, il politeismo greco e latino, questo culto della vita e del piacere, dellamore e dellarte, divengono
il riferimento della passata umanità libera in cui demòni e uomini vivevano felici. Tutto muta con lavvento del cattolicesimo, dellideologia del sacrificio che Ialdabaoth attraverso suo figlio diffonde per sottomettere nuovamente luomo. Dinanzi a tale portento religioso, che relega la vita al dolore e alla penitenza, i demòni avranno immani difficoltà nel riuscire ancora a consigliare gli uomini. I nuovi angeli ribelli hanno però una saggezza sconosciuta al mondo degli uomini. Dal sonno dei demòni scaturirà la ragione, ossia la rinuncia al potere, il rifiuto dellautorità come causa dogni errore, impossibile da orientare verso battigie di libertà. La consapevolezza di trovare nel potere lorigine di ogni aberrazione della ragione e del sentimento, rende lInferno, la terra stessa, luogo migliore del trono divino."
La saggezza dello scrittore, avvezzo a conoscere il limite di ogni essere, creato e creatore, si rivela tutta nel finale quando, per bocca del Principe Cherubino che aveva osato sfidare Dio prima che il Tempo fosse, ammette la fallibilità di ogni proposito basato sulla necessità della guerra:
"Compagni, no non conquisteremo il cielo, la guerra genera la guerra e la vittoria la sconfitta. Il Dio vinto diventerà satana, Satana vincitore diventerà dio. Possa il destino risparmiarmi questa sorte spaventosa
In quanto a noi, spiriti celesti, demoni sublimi, avremo sconfitto Iadalbaoth, il nostro tiranno, se avremo distrutto in noi lignoranza e la paura." Poi, volgendosi verso il giardiniere, disse: "Nettare, hai combattuto con me prima della nascita del mondo. Siamo stati vinti perché non abbiamo capito che la vittoria è Spirito e che è in noi, in noi soltanto
"
Inutile dire che Anatole France incontrò lostilità della borghesia, che detestava, e la chiusura totale della Chiesa per questo suo romanzo; gli venne assegnato nel 1921 il Nobel per la letteratura e questo fatto inasprì ancora di più i suoi numerosi detrattori. Dopo la morte, fu bersaglio di un pamphlet dei surrealisti, Un cadavere, in cui Aragon scrive: "Per me ogni ammiratore di Anatole France è un essere degradato".
Per lui, Anatole France è un "esecrabile istrione dello spirito", rappresentante della "ignominia francese". La reputazione di France divenne così quella di uno scrittore mediocre, paludato nello stile classico e superficiale. Diversi specialisti dellopera di France considerarono questi giudizi eccessivi e ingiusti, o perfino frutto di ignoranza, in quanto trascurano gli elementi magici, irragionevoli, buffoneschi, neri o pagani di cui egli si servì sapientemente.
www.mangialibri.com, 22.6.09 |
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1912, Parigi. René dEsparvieu, erede di una nobile dinastia conservatrice ed ex magistrato, è proprietario di una enorme e prestigiosa biblioteca di quasi 500.000 volumi nel campo delle scienze naturali, morali, filosofiche e religiose. Una collezione iniziata da un suo antenato il barone Alexandre dEsparvieu e che in passato aveva anche rischiato di finire dispersa. Ma che ora occupa un intero piano della elegante dimora di famiglia, nel centro della città. Conservatore della bilioteca e archivista è dal 1895 un certo Julien Sariette, uomo di origini modeste ma preciso e cocciuto. Ha catalogato ed etichettato tutti i volumi (purtroppo seguendo un criterio che solo lui è in grado di decifrare) e li ama di un amore geloso. Tutte le mattine alle 7 Sariette è alla sua scrivania in mogano, in biblioteca, e si alza solo a mezzogiorno in punto per un breve pranzetto in trattoria, al ritorno dal quale lavora fino a sera: poi una cena frugalissima, una partita a domino, una passeggiata e via a nanna. Durante la sua gestione della biblioteca nemmeno un foglio è andato perso, e Sariette è riluttante persino a permettere la consultazione dei volumi, come fossero figli che ha la missione di proteggere dagli estranei. Figuratevi la sua costernazione quando la mattina del 10 settembre, aprendo come sempre la biblioteca alle 7 precise, luomo trova una quantità di libri tra i quali preziose edizioni antiche della Bibbia o del Talmud, trattati rabbinici e manoscritti armeni gettati alla rinfusa, spiegazzati, ammucchiati senza garbo. Orrore! Chi può essere responsabile di un tale scempio? Chi si è introdotto in biblioteca di notte, e come ha fatto ad andare e venire, se la porta e le finestre erano e sono chiuse? Forse il vecchio domestico Hyppolite? O Maurice, il giovane viziato e vizioso rampollo degli dEsparvieu? Ma anche se fosse (e appare assai improbabile), che interesse avrebbero quei due per testi del genere? Il misterioso fenomeno si ripete ancora e ancora nei giorni seguenti: Sariette ha i nervi a pezzi, e anche passare la notte in biblioteca a fare la guardia non lo aiuta a risolvere lenigma. Nel frattempo Maurice ha avviato una relazione clandestina con la bella e insoddisfatta Madame des Aubels: un sabato pomeriggio, mentre i due sono impegnati in un languido amplesso, in camera da letto appare un uomo nudo. E, cosa ancora più incredibile, costui afferma di essere Arcade, langelo custode di Maurice, e annuncia lo scoppio di una rivolta contro Dio, anzi contro Ialdabaoth, il crudele demiurgo che lumanità crede suo dio
Messo allindice dal Vaticano nel 1920 e insignito del Nobel per la Letteratura nel 1921 ah, i bei tempi dellisolamento pre-Concordato della Chiesa cattolica! Anatole France in questo romanzo usa lo gnosticismo (lantica eresia cristiana secondo la quale molto sinteticamente il reale è uno stato di decadenza del divino che va superato ed è dominato da una semi-divinità malvagia, non dalla Provvidenza) come pretesto per tratteggiare un grande affresco sociale e politico. Alla vigilia del massacro della Grande Guerra, le aristocrazie e le elite economiche, perse nella loro visione antiquata, decadente, reazionaria e criminale del mondo stanno per precipitare lEuropa in un abisso senza fondo, e la ribellione degli angeli che si confondono tra la piccola borghesia e i bohemienne, innamorati del popolo (e della sua sensualità) è una metafora libertaria fin troppo evidente. La narrazione di France non cade nella trappola della magniloquenza sempre dietro langolo con una trama così e si manrìtiene leggera e ironica, con qualche sprazzo di erotismo. Meridiano zero ripropone ledizione italiana del 1928 (con le deliziose illustrazioni originali di Carlègle), impreziosendola con una prefazione di Roberto Saviano che restituisce a questo romanzo il ruolo centrale che gli compete nel panorama letterario della prima metà del 900.
David Frati
www.nybramedia.it, 1.9.09 |
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"In riconoscimento della sua brillante realizzazione letteraria, caratterizzata da nobiltà di stile, profonda comprensione umana, grazia, e vero temperamento gallico.".
Questa la motivazione del Premio Nobel conferito nel 1921 ad Anatole France, allanagrafe Franois-Anatole Thibault; Parigi, 16 aprile 1844 Saint-Cyr-sur-Loire, 12 ottobre 1924.
Figlio di un libraio, visse gli anni giovanili in impieghi editoriali, poi divenne bibliotecario presso il Senato. Nel 1896 fu eletto allAcadémie franaise. Innocentista durante il processo Dreyfus, partecipò alla vita politica e fu tra gli ispiratori delle leggi per la laicizzazione della scuola pubblica. Dopo la rivoluzione russa del 1917, si dichiarò a favore del comunismo. Nel 1920 la Chiesa cattolica mise allindice tutte le sue opere
a proposito dellIndex librorum prohibitorum, una curiosità. Lultima edizione è del 1948 e fra le opere condannate non cè il Mein Kampf di Adolf Hitler, in quel lungo elenco che abbraccia, anzi soffoca, quattro secoli di letteratura compaiono però i nomi, tanto per dirne solo alcuni, di Flaubert, Kant, Spinoza, Stendhal, Sterne, Voltaire, Zola, Fogazzaro, Foscolo, Leopardi
Ora, lEditrice Meridiano Zero, condotta da Marco Vicentini, ripubblica, di Anatole France, La rivolta degli angeli (1914), a cura di Roberto Saviano, traduzione di Luigi De Mauri con la revisione di Tommaso Pezzato; le illustrazioni nel volume sono quelle originali di Carlègle del 1925.
Scrive Saviano nella prefazione: In questo romanzo, i demòni di France assurgono nellOlimpo del mito letterario a numi della crisi capaci di disgelare ciò che vi è di falso e disumano dietro lordine del bene. Questi demòni letterari indicano le strade che portano alla vita presa nel vortice del sapere, rapita nel tempo della passione, nellordine dellanarchia, educata nel dubbio e nella musica, nellamore per la materia e per le scienze della natura, al di là di ogni determinazione morale, giurica, religiosa. Bellezze trascendenti ogni autorità che ormai soltanto dei demòni ribelli e nascosti possono ancora far avvampare nel cuore degli uomini del nostro tempo.
Armando Adolgiso
scritture.blog.kataweb.it, 2.12.09 |
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Su Parigi gli angeli non la smettono di cadere. Anzi, in verità, a Paris, come daltronde su tutta la terra abitata, gli angeli decidono di fermarsi; ma, occorre aggiungere, per abbattere il potere fatto di fasullo del dio che per secoli, per non dire millenni, avevano servito con forza coraggio dedizione. Ma si tratta dun pretesto. Che non è altro duna scusa dellautore francese France, questa, per sbattere in faccia e sotto la faccia, quando non gli occhi proprio, del dio di cielo e dei giorni. In realtà lallegoria riguarda punto per punto e Storia dentro Storia, o storia in storia, la Prima guerra mondiale. E il Nobel France non vorrebbe che diserzione, per inciso. Nella Francia di Anatole France i nasi acquisiscono colpi e colpetti di belle donne e vita spensierata, e nonostante la morte e le morti datrocità dalla guerra consegnate. Il Dio della Bibbia, raccontano questi angeli duno dei più importanti scrittori del Novecento, è una falsità. Un impostore, è. Si tratta, niente di più, che di Ialdabaoth. Quellastrattezza che prima di tutto langelo più famoso avrebbe voluto spostare dal trono ingannatore. Eppure il personaggio principale del romanzo è un semplicissimo e modesto "angelo custode": Arcade. Colui che tanto per produrre ilarità in lettore e lettrice scompiglia i neuroni dun poveretto, ovvero il custode dunimmensa libreria parigina. Ometto che a sua volta è lumiltà, anche lui, fatta persona. Un servitore che però difende, come non si dovrebbe fare, i suoi libri. Addirittura arrivando allestremo di non volerli cedere in lettura o visione. Arcade rompe la normalità inventata dal sacrestano dei volumi. Grazie alle operazioni, inoltre, langioletto si nutre di cultura. La forza che gli permette di coltivare sete di rivolta, si può dire. France, dotato e utilizzatore duna lingua pulita e fitta di purezze, si serve di battute sconvolgenti. Anatole France è capace di distillare dialoghi secchi per perfezione e lunghe descrizioni. Momenti, questultimi, in special modo depiche battaglie montate sopra al livello dellumanità. Tutto ciò e molti altri rispettabili quanto secondari e allo stesso tempo non secondari dettagli funzionali a pezzi dellalta letteratura in grado di riflettere e dare riflessioni sui temi del Mondo. In sostanza, uno di quei libri che superate le corse persino del 2000 cinvitano a stare attenti a quanto accade. Sempre.
Nunzio Festa
tuttolibri, 28.12.04 |
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Gli angeli di Anatole France
È di uninquietante e ironica attualità (come Bush jr., ad esempio, anche larcangelo Michele è un fautore della guerra preventiva) La rivolta degli angeli (trad di L. De Mauri, pref. di R. Saviano, Meridianozero, pp. 312, Euro 14), satira storico/metafisica concepita da Anatole France, ormai settantenne, alla vigilia della Grande Guerra.
Amara e pungente riflessione sullassurdità di ogni conflitto, le cui pulsioni idealistiche, quandanche ci siano, sfociano senza scampo nel trionfo di un Potere identico a quello che si vorrebbe abbattere, il romanzo è laffresco di un universo che azzera ogni distinzione, a cominciare da quella tra angeli e demoni, diversi nei ruoli ma non nella natura. Dio stesso è un angelo/demone che qui prende il nome di Ialdabaoth. Non è né infinito né assoluto e, qualora fosse sconfitto, verrebbe a sua volta scagliato nellinferno. E se Lucifero trionfasse, appena preso il posto dellAltissimo farebbe propri i valori e le scelte del suo predecessore. Gnostico e libertino, razionalista e dionisiaco, utopico e immoralista, arcadico e scettico, La rivolta degli angeli è uno scritto affascinante, insaporito da un pizzico di esprit alla Voltaire e di humour alla Dickens.
Ruggero Bianchi
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