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Nero Marsiglia
René Frégni


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Poche città al mondo hanno la fortuna letteraria di Marsiglia. Riconoscibilissima nelle sue vie, là scorre la toponomastica della letteratura, quella non di genere ma trasversale, iconografica ed esemplare si staglia sul mediterraneo. Nero Marsiglia si apre con una dedica a Jean Claude Izzo: abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto. E il romanzo effettivamente sembra un’opera mancata di Izzo, riconducibile è questa Marsilia alla Marsiglia della trilogia di Fabio Montale. Un sentito omaggio, un modello, una forma di paragone forse forzata con chi ha inventato il noir mediterraneo. La storia è semplice quanto veloce e brutale, rapiscono la figlia di un postino che si mette in moto per sopperire alle lacunose operazioni di polizia atte al ritrovamento della bambina. In suo aiuto accorre un vecchio amico d’infanzia, un uomo della Marsiglia di mondo, quella che vede scorrerere nelle sue vene criminalità e codice morale. Mentre la Marsiglia dei buoni, dei normali piange ipocritamente attraverso i media il rapimento, quella non ufficiale si muove e manovra verso il proprio destino. Al di là del bene e del male.

Fabio Izzo


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Le credenziali per cimentarsi nel noir marsigliese senza timori reverenziali verso Jean Claude Izzo, Frégni le ha tutte: prigioniero militare, evaso, disertore, vagabondo per l’Europa. Qui racconta la Marsiglia popolare che il mite e disperato postino Antoine, cui qualcuno ha rapito la figlia, scopre giocoforza insieme all’amico boss della mala e alla puttana Tania che cercano di aiutarlo. Il sole dell’Estaque e il giallo del Pastis si tingono via, via di scuro intenso.


dinamotassino.splinder.com, 17.6.08

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Jean Claude Izzo rimarrà inarrivabile, sia chiaro, ma René Frégni in questo romanzo restituisce dignità a Marsiglia, la vera protagonista del racconto. Il resto è un allucinante ed a tratti angosciante viaggio nelle viscere di una città, sì, ma soprattutto nei labirinti più inconsci e raccapriccianti della mente umana. Il tutto descritto in stile noir extralusso.

Dinamo Tassino


dropsea.quotaless.com, 8.5.08

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A volte la scelta del proprio stile (o del genere) letterario dipende dalle nostre passioni. E la dedica in Nero Marsiglia, le ultime due righe della dedica, sono una dichiarazione d’intenti, una passione per uno stile e un genere:
"A Jean-Claude Izzo abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto".
È questa la dedica di René Frégni, autore del france noir, un modo particolare di intendere l’ampio sottogenere del giallo che è il noir stesso. In un certo senso Frégni fa parte della scuola marsigliese, di quello che ancora più strettamente si potrebbe definire come un noir marsigliese, che ha come capostipite il grande Izzo, il creatore di Fabio Montale. In Nero Marsiglia, ancor più che ne La città dell’oblio, Frégni paga il suo debito nei confronti del suo autore preferito (ma lo è anche di chi vi scrive!): in questo caso alla trama, abbastanza semplice e banale, considerando le cronache di ogni giorno (una bambina viene rapita, l’unico genitore ancora in vita – la madre è morta – vaga per la città di Marsiglia preda della disperazione e dello sconforto), vengono innestati dei personaggi duri ma fondamentalmente realistici, anche grazie all’esperienza nel carcere militare passata dall’autore in giovane età e come aiuto e supporto ai carcerati poi. Frégni, in un certo senso fa parte di una nuova categoria di autori, che mettono le loro esperienze, apparentemente non proprio edificanti, al servizio della letteratura, in modo da plasmare personaggi reali e vivi, proprio come ne La città dell’oblio (nonostante la follia dei protagonisti, che fa del romanzo un’opera che si innesta perfettamente nello stile della regina del noir, Patricia Highsmith, della loro realtà il lettore non dubita mai) e ricchi nelle esperienze, come in Nero Marsiglia. Più efficace quest’ultimo del primo, hanno però il pregio di essere oltre che riflessivi, anche ricchi d’azione, senza dimenticare un minimo di denuncia sociale, soprattutto ne La città dell’oblio. Si potrebbe dire che l’eredità di Izzo è finita in ottime mani e che l’Europa ha trovato il degno avversario dell’altrettanto bravo Edward Bunker.

Gianluigi Filippelli


L’Indice, dicembre 2002

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L’intreccio di questo noir essenziale e rapido, con tratti di intenso lirismo, sembra contaminare una trama alla Scerbanenco e molta cronaca recente. Siamo in un quartiere popolare di Marsiglia: ogni giorno un mite postino vedovo, Antoine, aspetta sulla porta della scuola la sua bimba di sette anni, Marie, che alleva da solo con infinito amore. Un pomeriggio, Antoine tarda di qualche minuto e la bimba scompare, inghiottita da una lussuosa auto nera dove l’ha fatta salire un’elegante signora, in nero anche lei.
Dietro la Marsiglia popolare e bonaria degli amici di Antoine – tifosi sfegatati dell’Olympique Marsiglia, giocatori di bocce e di biliardo, pescatori dilettanti di polipi dal molo dell’Estaque – se ne profila a questo punto un’altra, agghiacciante e minacciosa: quella dei torturatori di bambini che producono snuff movies e dei satanisti a caccia di piccole vittime da sacrificare nelle catacombe che si estendono sotto un’antica abbazia. Non sarà tanto la polizia ad aiutare Antoine nella disperata ricerca della figlia, quanto un simpatico boss suo amico d’infanzia, coadiuvato da Tania, puttana dal cuore d’oro e dai capelli turchini.
Dopo scene di violenza insostenibile, nelle quali la vendetta di Antoine si colora di grand guignol, arriva un gran finale hollywoodiano. La traduzione è eccellente.

M.B.


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Questa è la recensione di un romanzo uscito da qualche tempo. Ma vuole essere il tributo ad un autore. E l’antipasto in attesa di un’imminente prossima uscita.
René Frégni è uno scrittore di origine corsa che abita a Marsiglia. Nero Marsiglia, il bellissimo noir pubblicato da Meridiano Zero qualche anno fa, www.meridianozero.it, ha delle dediche importanti, che già fanno capire. Capire come e dove si schiera questo scrittore. Dediche che sono una vera dichiarazione. D’intenti. Di scrittura. A fianco delle storie che nessuno vorrebbe mai sentire, a fianco dei marginali. A fianco delle strade di Marsiglia, dei suoi panorami: "Per quei detenuti della prigione delle Baumettes che ritrovo ogni lunedì da anni e ai quali ho letto questo romanzo, settimana dopo settimana, come loro mi hanno letto tutte le grida di rivolta e d’amore che tracciano, la notte, sui loro quaderni.." "A Nicole, a cui ho dettato queste righe perché non so ancora usare una macchina da scrivere e mi piace troppo la penna." "A Jean-Claude Izzo abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto." Nero Marsiglia contiene amore e rivolta. Come gli altri romanzi di Frégni, La città dell’oblio ed Estate pubblicati sempre da Meridiano Zero (che a giugno pubblicherà un suo nuovo libro) contengono la disperazione, Marsiglia, l’abbandono, l’amicizia e l’amore, questi temi si ritrovano in questo noir dal ritmo straordinario e capace di donare pagine d’assoluta poesia, l’amore, in questo caso assoluto, perfetto, infantile, gioioso e in seguito sempre più tragico, disperato per un padre verso la figlia, unico affetto che gli è rimasto dopo la morte della moglie. Ci sono i quartieri popolari e le stradine arroccate e bruciate dal sole della meravigliosa città portuale, della città-approdo, della città con le facce che raccontano storie di luoghi lontani, storie di partenze e di speranze. Ci sono amicizie che vanno oltre, oltre la legalità, oltre tutte le convenzioni. C’è la complicità potente, un cemento indistruttibile di chi ha passato la sua vita o quasi tutta, sulla strada. Come Tania, la prostituta-fata turchina. C’è una storia che rende di pietra. Una storia che morsica il cuore. Una storia, che a tratti, lo scalda di piccole cose impensabili. Penso di avere scoperto tardi questo scrittore, ma sono felice di averlo trovato. Di poter aspettare un romanzo nuovo. Questo libro è del 2001, nel 2004 è uscito Estate e anche Marilù e l’assassino per Mondadori, di cui trovate notizia qui www.monde-diplomatique.it. In fondo Frégni scrive libri che sono capitoli perfetti di uno stesso grande romanzo. Forse proprio in Nero Marsiglia si discosta, in parte, sottolineando la dimensione noir, l’orrore, il gorgo che avvolge e che frantuma la vita di Antoine.
Di questo suo amore sciupato, avvilito, strappato: "Tutto il quartiere sorrideva a l vederli passare mano nella mano, mai l’uno senza l’altro fuori dalla scuola. Come due innamorati sedevano a mangiare uno di fronte all’altro nella pizzeria all’angolo, andavano al cinema il sabato sera o allo stadio in curva nord. La musica delle fiere e l’odore rosa dello zucchero filato li rendevano malinconici. Quando le giostre arrivavano sulla piazza andavano a letto di buon’ora e si raccontavano delle storie. Dopo quella notte di San Giovanni dormivano in due lettini gemelli, tenendosi per mano. L’estate giocavano insieme sulle sabbie dei Catalans, sui ciotoli di Malmousque o sotto le mura di Fort Saint–Nicolas, dove Antoine aveva imparato a nuotare… la trovava più graziosa e monella del giorno e della notte messi insieme." Frégni ha avuto una vita particolare, ha conosciuto la scrittura a 19 anni, alla prigione militare. Finito in cella d’isolamento ha cominciato a scrivere poesie, ha letto tutto quello che poteva, Genet, Giono. E’ poi evaso dal carcere, e, disertore, ha passato la frontiera con documenti falsi, ha girato per l’Europa, ha fatto mille mestieri, poi è tornato in Francia. Per sette anni ha lavorato in un ospedale psichiatrico e dall’osservazione quotidiana della follia gli è tornata la voglia di scrivere, di raccontare, di aprire finestre sugli ultimi. Su chi viene messo da parte. La sofferenza, le ferite. C’è tutto nei suoi romanzi.
Sui suoi temi e la sua scrittura si possono leggere cose molto interessanti qui http://perso.wanadoo.fr/liber-the/liber-the/cherie/Fregni.html. E un bellissimo tributo al suo lavoro qui http://site.voila.fr/renefregni/. La poesia popolare e mediterranea di questo autore che sono felice di aver incontrato, e nulla accade mai per caso, la sua capacità di descrivere strappi e cose perdute tra le righe di storie che sono mondi delicati e devastanti, mi ha colpito. Mi ha fatto sentire di nuovo zingara. Come fra le pagine dei libri del mio amatissimo Izzo. Randagia fra gli ultimi. A leggere una grande letteratura. Dove Marsiglia non riesce mai ad essere solo scenografia. Dove Marsiglia è, nella sua maestosa, luminosa bellezza, coprotagonista, testimone.. Complice. Di laceranti amori. Di immense tristezze.

Francesca Mazzucato


www.lettera.com, 7.8.03

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Nero Marsiglia: in cerca di Marie

In un quartiere popolare di Marsiglia Antoine, postino, abita con la sua unica figlia Marie, di sette anni. Ha perso la moglie e la bambina è tutto ciò che gli rimane. In maniera misteriosa ed improvvisa Marie sparisce, forse è salita su una lussuosa macchina nera che la aspettava all’uscita dalla scuola. La polizia, come spesso accade, brancola nel buio.
Jacky Costello è un amico d’infanzia di Antoine, uno che ha trascorso un bel pò di tempo in prigione ed ha le idee chiare su come funziona il mondo della piccola e della grande criminalità.
Jacky ha un’opinione: forse ora la piccola è nelle mani di un gruppo di pedofili.

"Le marmellate sono opera mia, in prigione prendi delle manie da nonnetta. Prima non ero neanche capace di cuocermi una bistecca, ora vorrei allevarmi le mucche da solo. "

Come nella città dell’oblio, Renè Frègni propone i temi a lui cari: l’amicizia, il mondo della criminalità (che non sempre è marcio come sembra), la prigione (che insegna ad amare la vita), ed un’ossessione, un incubo. Questa volta il dramma è ritrovare la piccola Marie, unica ragione di vita di un postino di Marsiglia, Antoine. Con il fiato in gola il protagonista si butta in strada e setaccia la città senza fermarsi mai, dimenticandosi di mangiare e di dormire.
In una lunga corsa contro il tempo incontra pallidi gestori di sexy shop, poliziotti disorientati, prostitute dai capelli azzurri, sadici, pedofili ed aspiranti satanisti. E noi, incollati dalla prima all’ultima pagina, lo seguiamo. Sappiamo che ogni minuto è prezioso anche se probabilmente questa è una ricerca vana.
Un dettaglio curioso: come succedeva in Quelli che restano di Hugues Pagan, una donna di nome Rosa fuma delle sigarette che nessuno compra più, le Kool. Quella di Pagan era una prostituta finita male, la nostra è perversa e senza scrupoli, ricchissima, sensualissima, sempre vestita di nero. Il romanzo è dedicato a Jean Claude Izzo, "abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto".

Concetta A. Colavecchio


nientelietofine.splinder.com, 21.9.07

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Un uomo sfinito percorre le vie di Marsiglia con in braccio una bambina ed un fucile.
Non vede niente, non sente niente.
E niente può fermarlo.
Alla fine quello che conta è poter riabbracciare sua figlia, l’unico affetto che gli resta.
E non importa quanti sacrifici e quante morti sono serviti, perché la vita e l’amore sono "al di là del bene e del male."
Un noir intenso, pieno di sangue e amore, disperazione e rabbia, un’esistenza normale completamente trasformata dalla cattiveria degli uomini.


nuke.ilsottoscritto.it, 15.5.08

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Marsiglia dei misteri. Thriller, noir, romanzo psicologico e lirismo, si intrecciano in Nero Marsiglia (Meridiano zero) dello scrittore marsigliese René Frégni. È nella sua città, la Marsiglia dei vicoli e dei misteri, che scompare una bambina: un fatto cui la cronaca ci ha, purtroppo abituato e che mette in moto la macchina delle ricerche sino alla scoperta, anche questa, ormai scontata che dietro a quel rapimento ci sta una banda di pedofili. Ma la storia di Frégni opera anche uno scavo psicologico nei sentimenti, primi tra tutti l’amore paterno e l’amicizia.


www.saurosandroni.com, 29.3.07

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Un piccolo blues (della costa ovest

Con questo libro proseguo nella mia personale sfida con la città di cui al titolo: ennesima storia ambientato a Marsiglia, ennesima storia che mi è piaciuta parecchio. Inizio dicendo che il libro di René Frégni è una libro un pochino spiazzante. Se mi chiedessero: tu in che reparto della libreria lo metteresti? Io risponderei subito: nel reparto "noir", porco boia. Però poi ci ripenserei e direi: no, forse è meglio se lo mettiamo nel reparto "noir atipici". Mi spiego.
Cominci a leggere Nero Marsiglia e scopri che Frégni ha scritto l’inizio della storia come se fosse una fiaba. Nelle prime pagine si apprende che a Marsiglia vive un postino, Antoine, e che questo postino è la persona più buona della città, benvoluta da tutti. Si scopre poi, leggendo, che Antoine è vedovo e che sua figlia Marie, di sette anni, è la cosa più preziosa della sua vita. I primi passaggi del libro sono occupati dalla descrizione di come si svolga la vita dei due, di come vivano insieme, di come siano uniti, di come il padre sia completamento perso nell’amore per la figlia. Bene, tutto questo Frègni lo rende con il tono fuori dal tempo tipico delle fiabe, per mezzo di un registro poetico e sognante. Ora, qualcuno di voi conosce i miei gusti letterari, e sa che sono tutto fuorchè tendenti al mieloso o allo sdolcinato (io sono cresciuto in un circolo Arci dove la parola più romantica era "vaffanculo", perdio); eppure devo ammettere di essere rimasto ammaliato. Frégni è stato infatti abile nello sfuggire al "patetico" e nel limitarsi al solo "poetico", miscelando sapientemente il sublime (già arrivato) e il tragico (ancora da arrivare). Insomma, tutto è estremamente godibile, specie se si considera che la vicenda è pur sempre una vicenda noir con tutti i crismi del genere.
La storia diventa nera quando Marie sparisce un giorno che Antoine arriva tardi a prenderla a scuola. La va a prendere e lei è sparita. Non si trova più. Cominciano le ricerche. Il tempo passa e Antoine è sempre più disperato, una disperazione che Frégni è ancora una volta bravo a far trasudare dalla sua scrittura (praticamente non ha sbagliato uno virgola, porca miseria). L’unico indizio nelle mani della polizia è la segnalazione di una vecchina che ha visto la bambina salire su un macchinone nero, insieme ad una donna. Poi più niente, per mesi. La situazione per Antoine si farà disperata fino a quando non incontrerà Crystal, un suo vecchio amico d’infanzia che nel frattempo è diventato un boss della malavita. Crystal sfrutterà il suo sapersi muovere in un certo ambiente per aiutare il suo vecchio compagno, in un rapporto che ricorda molto quello tra l’Alligatore di Carlotto e il suo amico Beniamino. Da qui in poi, la storia ve la dovete leggere. Ho detto anche troppo.
Il libro è strano, dicevo. E’ strano per il suo essere "noir fiabesco", ma non solo; è strano anche per il fatto che la storia è semplice, semplicissima, a volte quasi elementare nel suo svolgimento, eppure coinvolgente come poche altre. Il punto di forza del libro non è la trama, che ha pure un finale che in altre occasioni avrei trovato risibile, ma la scrittura di Fregni, leggera e terribile nello stesso tempo, capace di descivere perfettamente i personaggi con le loro emozioni più pure e toccanti (ma anche quelle più infide) così come le situazioni più rivoltanti e trucide. E tutto questo, si badi bene, mantenendo sempre il registro "semplice" (nell’accezione migliore del termine) tipico delle fiabe, anche quando parla dell’"orco" di turno (figura che non poteva mancare, in una favola). Insomma, un libro diverso, spiazzante, ma che mi ha toccato proprio dentro; un libro nella quale la scrittura ha un valore maggiore della trama. Se fossi Paolo Ziliani che fa la pagella del posticipo della domenica sera e dovessi dare un giudizio in una parola, direi: Nero Marsiglia di René Frégni: struggente.
Due note, per chiudere. Di Meridiano Zero, in precedenza, non avevo mai letto niente e ora mi ha fornito due libri che mi sono piaciuti parecchio (molto diversi tra loro, per altro): Cane Rabbioso di Petrella e, appunto, Nero Marsiglia. Adesso ne provo un altro, di Meridiano Zero, a caso: se mi dovesse piacere anche quello, lo dico subito, sento se è possibile fare l’abbonamento. Casomai disdico quello a Corna Vissute, che ultimamente mi sembra aver perso un pochino lo smalto dei vecchi tempi.
Seconda (e ultima) nota: Frégni è il terzo autore che mi piace, dopo Bunker e Izzo (che tra l’altro conosceva: ll libro è dedicato "a Jean-Claude Izzo, abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto"), ad essere stato in prigione. Ecco, dico io: magari se Previti l’avessero tenuto dentro ancora qualche giorno, a quest’ora avrei potuto fare la recensione del suo, di libro. Un’occasione persa? Parliamone.

Sandro Sandroni


Stilos, dicembre 20.2.07

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A Marsiglia, tra quartieri popolari e vie assolate, è in corso una frenetica ricerca: una bambina è scomparsa e la polizia sta mettendo a soqquadro la città, ma senza risultati. Il padre della piccola osserva stupefatto e distrutto dal dolore, i fallimenti delle autorità, senza riuscire a immaginare chi ci sia dietro quel rapimento.
Inizia così, con la tensione che schizza subito alle stelle questo bel romanzo di René Frégni, scrittore di polar, come li chiamano oltralpe, che nella sua scrittura deve molto ad un altro autore che di Marsiglia ha fatto la sua musa: Jean-Claude Izzo.
Frégni ne è ben consapevole e, infatti, apre il libro con una dedica che la dice lunga su quello che dovremo aspettarci dalla lettura: "A Jean-Claude Izzo abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto".
Il romanzo di Frégni è un omaggio puro a Marsiglia, alle sue strade, ai suoi bar, al suo cibo, ai suoi bassifondi, al suo mare e ai suoi misteriosi sotterranei. Ma è anche un noir spietato e dolcissimo al tempo stesso, costantemente in bilico fra lo sgomento di un padre di fronte allo spettro della pedofilia che incombe sulla figlia, il suo atavico desiderio di vendetta, di violenza e la speranza che sia solo un brutto sogno dal quale si risveglierà presto.
Il protagonista si chiama Antoine Briata, postino vedovo che vive solo per una ragione: sua figlia Marie.
"Non puliva i vetri né toglieva la polvere sopra il frigorifero, ma si occupava della piccola Marie, sua figlia, con un amore ogni giorno più grande".
La vita di Antoine cade in pezzi all’improvviso, il giorno in cui la piccola viene rapita all’uscita della scuola e non se ne ha più traccia. L’uomo, dopo un primo periodo di stordimento, decide di reagire. A convincerlo è un suo vecchio amico legato al mondo della criminalità, Jacky Costello, detto Cristal, per il suo sguardo glaciale. Proprio nel rapporto d’’amicizia fra il protagonista e il gangster risiede uno dei punti di maggior forza del romanzo oltreché il motore dell’azione. Cristal, poi, agli appassionati del genere, non potrà non ricordare in molti tratti Beniamino Rossini, l’alter ego dell’Alligatore, in molti romanzi di Massimo Carlotto.
Ad impedire ad Antoine d’impazzire durante la caccia ai rapitori sarà Camille Ferréol, la maestra di Marie che con la sua dolcezza e materna pazienza sembra essere l’unica in grado di poterlo salvare dalla sua caduta verticale.
La ricerca della bimba inizierà coi metodi rudi della mala da un sexy shop in cui si svolgono loschi traffici. Da qui Antoine e Cristal si metteranno sulle tracce di un’insospettabile rete organizzata di maniaci e di cultori delle "emozioni forti". Con due soli obiettivi: giustizia e vendetta. Fiutata la pista giusta il ritmo della vicenda si farà serrato: azione e atmosfera al punto da farvi leggere le ultime pagine d’un fiato.

Paolo Roversi


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, 5.12.06

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A Marsiglia, tra i quartieri popolari e le vie assolate, è in corso una frenetica ricerca. Una bambina è scomparsa e la polizia sta mettendo a soqquadro la città, ma senza risultati. Il padre della piccola osserva stupefatto i fallimenti delle autorità, senza riuscire a immaginare che ci sia dietro quel rapimento. Ma dopo un primo periodo di stordimento, l’uomo decide di reagire. A convincerlo è un vecchio amico legato al mondo della criminalità, che gli deve un favore. A partire da un negozietto di loschi traffici, i due si mettono sulle tracce di un’insospettabile rete organizzata di maniaci e di cultori delle "emozioni forti". Con due soli obiettivi: giustizia e vendetta. Azione e atmosfera. Come già ne La città dell’oblio, in Nero Marsiglia Frégni riesce nella sfida di coniugare una scrittura intima e nitida con una trama di grande impatto. Il suo romanzo ha la struttura di un thriller, il ritmo di un romanzo psicologico, il tono di una poesia. Come ha scritto il Magazine Littéraire: "René Frégni riconcilia quei due generi troppo spesso contrapposti che sono la letteratura popolare e la pura poesia: di questo va ringraziato".


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Lifting alla copertina e riedizione nuova di zecca da parte di Meridiano Zero per questo spietato romanzo di René Frégni. Una trama che taglia come un coltello di Spagna è l’arma vincente di Nero Marsiglia, meglio ancora se compattata in meno di duecento pagine dal ritmo frenetico e una girandola di immagini che scompongono in sequenze mozzafiato la storia. Noir al veleno dunque e un romanticismo appassionato come la rosa sull’asfalto della strada che esce direttamente dalla copertina e sembra anticipare i temi di una fiaba struggente.
A Marsiglia, il postino Antoine si vede strappare quasi da sotto gli occhi la piccola, adorata figlia Marie. Il dolore che scatena il rapimento è insopportabile. Ancor più per un uomo che ha già perduto l’amore della propria vita e che si riduce ben presto ad una larva rabbiosa. Rivolgersi a Jacky Costello, amico d’infanzia ed ora boss mafioso che fa tremare i polsi alla polizia francese, sembra ad Antoine l’unica risposta possibile ad una ferita che gli sta mangiando il cuore. La faccenda si rivelerà ben presto più sporca e violenta di quella che i due avrebbero mai potuto immaginare e la ricerca di Marie diventerà un appuntamento con la morte.
Scrittore straordinario, che ha conosciuto la galera delle celle d’isolamento, René Frégni pesta sull’acceleratore in Nero Marsiglia, aumentando progressivamente i giri e spingendo la narrazione fuori scala per farla deflagrare in un’escalation di violenza fragorosa, a tratti quasi insopportabile. Un uragano cannibale di colpi che sbrana i corpi macellati delle pedine incontrate sulla strada che conduce ai rapitori della piccola innocente.
Non mancano gli ingredienti per una lettura affascinante in questo romanzo di René Frégni: superbe atmosfere con scene ricavate in una Marsiglia punteggiata di bistrot imbottiti di fumo e pastis o incorniciata dalle banchine silenziose di Porto Vecchio e le viuzze di Canebière traboccanti di sex shop; scrittura felice e perfetta nella resa di personaggi essenziali, attorcigliati su sentimenti che sembrano scavare i volti, uomini e donne consumati da una solitudine che ha il sapore di una punizione esistenziale, un finale che sembra almeno regalare un filo di speranza dopo le scariche nervose della storia.
Dolcemente amaro nella febbre che cresce di pagina in pagina, con un respiro poetico che avvolge le parole, facendole girare nell’aria, Nero Marsiglia cattura anche il lettore più scettico e lo tiene legato fino alla fine, in una corsa contro il tempo per salvare la vita di Marie.

Matteo Strukul