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Lettera ai miei assassini
René Frégni


Bresciaoggi
D, Repubblica delle Donne
L’Indice
Pulp
Venerdì di Repubblica
www.marcovallarino.it


Bresciaoggi, 29.6.2006

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Una lettera per i propri assassini

Un noir esistenziale e dolente come un blues sullo sfondo di Marsiglia, città sensuale e "femminea" che, pur sotto l’incombere di una alienante modernità, conserva il suo buon cuore meticcio, porto di mare e di terrene convivenze, luogo di approdi fughe ed eterni ritorni, paesaggio dell’anima. L’omaggio esplicito è all’universo geografico e poetico di Jean-Claude Izzo, il grande scrittore scomparso, che della capitale mediterranea era il genius loci.
In Lettera ai miei assassini (Meridiano Zero, pp. 185, euro 13,00) René Frégni ricorda non a caso il funerale del suo "maestro": "Salendo verso il crematorio, mi ricordai di una mattina come questa, azzurra e serena. Avevamo accompagnato il nostro amico Jean-Claude fino ai cancelli dell’eternità. Avevamo ascoltato la tromba di Miles Davis, lontana, malinconica, e quella melodia assomigliava a tutti i personaggi di Casino totale e a questa Marsiglia."
È sempre il destino il protagonista del noir francese. Un destino bizzoso e bastardo che taglia le ali ai sogni e risveglia le pulsioni dormienti. La quotidinità è solo una situazione di stasi pencolante sul mondo del crimine. Basta un nulla, un ghiribizzo del caso per precipitare in una vita altra, per ritrorvarsi con un ruolo indesiderato nella scacchiera. Questa è la maledizione. Il destino non chiede mai il nullaosta. Arriva ineluttabile. Allora la vittima può riscattarsi solo con la dignità e l’etica. Un’etica che non corrisponde a quella della maggioranza, ma che consiste solo nella forza e nel coraggio di fare la cosa giusta.
È un’estate soffocante quella di Marsiglia. Rintanato nel suo sottotetto, Pierre è uno scrittore in crisi creativa, alle prese con lo spettro della pagina bianca, quando irrompe a casa sua, inseguito dalla polizia, Charlie, un amico di infanzia che è diventato nel frattempo un boss della malavita. Pierre e Charlie non si vedono da anni, ma tra loro è rimasto quel legame di sangue che è fatto di memoria, di condivisione di esperienze, di fratellanza.
Non c’è tempo per la rimpatriata. Charlie gli consegna un numero di telefono e una microcassetta da custodire. E così Pierre, uomo assestato nella routine di una esistenza anonima, reduce da una separazione con tutti i suoi effetti collaterali di mestizia e scacco, si ritrova suo malgrado coinvolto in quella zona di fuoco tra bande rivali e in competizione per il controllo del mercato dell’eroina. Paradossalmente lo scenario è quello dei suoi romanzi, solo che qui le pallottole sono vere. Per sopravvivere e per non venir meno al suo codice d’onore, Pierre dovrà impugnare la pistola e sporcarsi le mani. Un bagno di realtà ricostituente per la sua vena narrativa in secca, purché gli rimanga ancora la possibilità di scrivere.
Un romanzo teso in cui l’azione non si autocompiace, ma apre spiragli di lettura sull’interiorità, sulla sofferenza dei sentimenti, sull’amore di un padre per la figlia, sull’amore di uno scrittore per la sua città. René Frégni, evaso e disertore, conosce sulla pelle quel che scrive.

Nino Dolfo


D, Repubblica delle Donne, 8.7.2006

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Sapore di Marsiglia

René Frégni è lo scrittore francese perfetto, con una vita spericolata finita in romanzi paragonati a quelli di Jean-Claude Izzo, un "maledetto" che vive nel sole e nella dannazione della Francia del Sud, la Marsiglia e la Provenza dei grandi delinquenti. Ha conosciuto il carcere a 19 anni, ha girato la Francia da evaso e disertore e poi ha lavorato come infermiere in un ospedale psichiatrico. In questo nuovo romanzo, Lettera ai miei assassini (tradotto da Alessandra Maestrini), nel pieno di un’estate torrida a Marsiglia uno scrittore in crisi d’ispirazione che sitrascina tra la tv e il foglio bianco vedrà la sua vita sconvolta quando gli piomba in casa all’improvviso un amico d’infanzia diventato un pericoloso criminale. Un giallo "morale" dove realtà e immaginazione si rincorrono fino a superarsi.

Il tema del noir è anche quello dello scrittore che ha sempre bisogno di una "botta di vita" per narrare. capita anche a lei?
In passato sì. Ho sempre cominciato a scrivere dopo una forte emozione. Oggi accade il contrario. Invento personaggi e situazioni che poi sconfinano nella mia vita. In questo libro narro di uno scrittore che finisce in galera. Il punto è che dopo aver scritto il libro anch’io sono finito in prigione. Sono diventato il personaggio perseguitato dalla polizia giudiziaria. Mi è accaduto quello che avevo inventato.

Che cosa innesca il thriller?
Dettagli della vita che diventano fantastici. Sono d’accordo con Hitchcock: le persone straordinarie non mi interessano. mi interessano quelle ordinarie a cui capita qualcosa che scardina la vita. Come quando si accende la passione.

Nel libro compare la figura del grande criminale "silenzioso"…
Ne ho incontrati tanti nel carcere di Marsiglia. Si tratta di personaggi simili ai mafiosi, che non sanno la differenza tra bene e male. Per loro bene è portare a termine un crimine. Male non eseguirlo.

Lei ha iniziato a scrivere in prigione. Ora tiene corsi ai carcerati: la scrittura come redenzione?
Soprattutto come un modo per ritrovare tutto quello che sembra irrimediabilmente persoquando si sta in carcere: le foreste, gli alberi, il mare, i profumi, la tenerezza, l’amore. Tutto ritorna, tutto si recupera quando si scrive.

Antonella Fiori


L’Indice

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In una torrida estate, a Marsiglia, Pierre, scrittore in crisi creativa abbrutito dalla routine, vede piombarsi in casa Charlie, amico d’infanzia di cui aveva perso le tracce, ora boss della malavita, braccato dalla polizia e da un terribile concorrente. Charlie gli consegna una compromettente cassetta e un numero di telefono. Il tranquillo scrittore si trova così catapultato in una dimensione per lui sconosciuta, costretto a vivere in prima persona quel romanzo che non riesce a scrivere. Involontario protagonista di una guerra tra bande, dovrà affrontare sparatorie e uccisioni e organizzare fughe ed evasioni. Attraverserà inoltre con occhi nuovi la sua città, riscoprendo il rapporto che lo lega a essa. Il successo letterario di Marsiglia non sembra dunque destinato a concludersi, dopo la morte di Jean-Claude Izzo che, da osservatore lucido e cantore appassionato, aveva saputo dare della città francese un’affascinante e riuscitissima rappresentazione letteraria. René Frégni (che raccoglie l’eredità del suo amico e maestro, qui ricordato in una commovente pagina) le tributa infatti un partecipato ma non acritico omaggio. In questo romanzo non c’è però soltanto la testimonianza d’affetto per una città conosciuta in ogni suo angolo, amata per com’è oggi e rimpianta per come era ieri. C’è anche l’impalpabile ma solido senso di appartenenza a una comunità e la celebrazione dell’amicizia e della solidarietà. Frégni sceglie di mettere in primo piano tutto questo, a discapito di una piena coerenza narrativa, e di non nascondere la forte empatia che lo lega ai suoi personaggi, raccontati con passione e ironia.

Alessio Gagliardi


Pulp, sett 2006

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Charlie è in fuga. Braccato da una banda di criminali senza volto. E in possesso di una cassetta che scotta. L’unica salvezza è Pierre Chopin, l’amico d’infanzia diventato scrittore, il compagno di rocambolesche avventure al limite della legalità. Una pallottola nella spalla, il caso e una promessa d’aiuto riportano Pierre sulla strada di Charlie, nel bel mezzo di un torrido agosto marsigliese. Poi, per quest’ultimo sarà ancora la fuga, il carcere, le pistole. A Pierre, costretto a una sfiancante corsa contro la morte, all’abbandono di ciò che gli è più caro, il destino riserverà un viaggio altrettanto oscuro, fino all’agnizione di una nuova identità.
Su tutto, il cielo di Marsiglia, la trappola dei suoi vicoli, la sua bellezza sfacciata. Che René Fregni, come prima di lui l’amico e mentore Jean-Claude Izzo, dissemina con ironia e disillusione, dentro le pagine del suo ultimo romanzo, sinfonia amara costruita su un intreccio di voci rigorosamente maschili, alle quali il monologante protagonista conferisce una scabra eppure vivida elegia. Pierre, Charlie, Salvatore, l’"angelo dalla faccia sporca", duro e generoso: tre uomini soli contro il gioco efferato della mafia e della polizia, uniti nell’impresa pazzesca dell’evasione di Charlie e dell’omicidio di un pericoloso boss della droga.
Ricorda in parte I senza nome, un film del 1970 di Jean-Pierre Melville, questa trama senza requie di Fregni, scandita dagli atti di personaggi senza futuro, dal sogno di un possibile riscatto che li farà incontrare e uccidere. Poetica del traqué, quella dell’ormai incensato autore marsigliese, in nome della quale, tuttavia, sembra sacrificata, alla fine, una certa coerenza narrativa, tanto forte è l’empatia che lo lega biograficamente agli uomini che descrive. Evasi, disertori, canaglie, tueurs: manovalanza di un noir francese forse ancora troppo caparbiamente fedele ai suoi cliché.

Ombretta Romei


Venerdì di Repubblica, 25.8.2006

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Lo scrittore braccato dalla mala di Marsiglia
L’ultimo noir di René Frégni, autore con un passato di disertore e detenuto. Pieno di spunti autobiografici.

Una giovinezza difficile, la diserzione, la prigione, l’evasione hanno fatto di Réne Frégni uno degli scrittori di noir più interessanti di Francia. Marsigliese, quando gli chiedi se si sente il legittimo erede di Jean-Claude Izzo si schermisce. Lo ha scoperto il bravo Marco Vicentini di Meridiano Zero, che ha pubblicato quattro romanzi. L’ultimo, Lettera ai miei assassini, racconta la storia di uno scrittore che per caso si trova braccato dalla mala di Marsiglia e sprofonda nell’abisso della dannazione. Da leggere di un fiato.

Quanto c’è di autobiografico nella storia di Pierre Chopin?
"Tutti i miei romanzi partono dalla mia vita. Non ho immaginazione e sono condannato a vivere emozioni forti, paure, passioni estreme. Quindi in tutti i miei libri c’è una piccola parte autobiografica e poi la mia piccola immaginazione fa il resto".

Disertore, fuggitivo, mentitore…se potesse tornare indietro cambierebbe la sua vita?
"No, ho amato la mia vita, i momenti difficili e i grandi incontri. Céline diceva "Bisogna vivere in modo tumultuoso, violento". Oppure sei un grande scrittore come Kafka e Giono che, nell’immobilità dei loro studi, inventavano dei mondi"

La voce dei noir l’ha trovata in prigione?
"Il respiro del libro è quello che si sente nelle strade di Marsiglia, una città un po’ folle, eccessiva, dove un uomo perduto di paura si aggira. Conosco Marsiglia, gli assassini dei miei libri li ho conosciuti tutti nella prigione Baumettes. So cos’è il mondo dell’angoscia e della paura. Dietro la porta di ogni cella c’è un romanzo nero".

Brunella Schisa