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Un caso di coscienza
Frances Fyfield


L’Adige
Alias/il manifesto
Avvenimenti
D, la Repubblica delle donne
il Gazzettino
il mattino di Napoli
Pulp
la Repubblica/Musica


l’Adige, 9.6.2000

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Penalista e scrittrice, Frances Fyfield è nata e vive a Londra e dice di aver scoperto, diventando avvocato, che "la legge è un argomento freddo, a meno che non si tratti di crimine". Dopo aver vissuto un’infanzia segnata dalla follia della madre e dall’alcolismo del padre, l’interesse per il crimine, dice le sembrava una cosa perfettamente naturale. Nascono così le figure del pubblico ministero del tribunale di Londra Helen West, e dell’agente Mary Secura, entrambe coinvolte nella lotta a una violenza tanto più sconvolgente in quanto indisturbata e quotidiana, quella che ha luogo, nascosta, all’interno delle famiglie. Una violenza che nasce dalla povertà, dagli orrori urbanistici, dalla precarietà e dalla rassegnazione, e che non è, comunque, in nessun modo giustificabile; Come molti dei testi meritoriamente pubblicati da Meridiano zero (si ricordino solo l’inquietante Le madri nere di Pascal Fran¨aix, o il libro estremo di Derek Raymond, Il mio nome era Dora Suarez, da poco in libreria), anche questo scandaglia gli abissi del male partendo dalla sua apparente normalità.

Gaia Passamonti


Alias/il manifesto, 15.4.2000

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Qual è il "punto di rottura", il momento in cui una donna vittima di violenze domestiche decide di andarsene o di denunciare il suo persecutore? L’agente Mary Secura non potrebbe dirlo con esattezza, ma sa che quel momento arriverà e sarà bene che lei sia lì, per evitare che tutto finisca un’altra volta in tragedia... Perciò, scrupolosa e battagliera, eccola a proteggere Cath, una giovane donna delle pulizie dal passato torbido, a cui hanno appena ucciso il fratello. Intorno, un intreccio di relazioni e motivazioni in cui Cath, guidata dalla penna accorta e controllata di un’affermata autrice di crime stories inglese, diventerà la cartina di tornasole di verità temute e sottaciute, scure e incombenti come una grossa nube gonfia di pioggia.

Geraldina Colotti


Avvenimenti, 4.6.2000

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Animi umani. Il vecchio autobus 59 parte dal nord-est di Londra, dove abita la giovane donna delle pulizie Mary Catherine Cath Boyce, piccola venticinquenne con una orribile cicatrice sul ventre e sempre piena di lividi, si muove lentamente verso il centro, in venti/trenta minuti raggiunge Kensington, dove lavora il trentatreenne marito Joe, barman allo Spoon and Fiddle, prosegue verso sud, in altri venti/trenta minuti conduce a Islington, vicino l’abitazione dell’energica Emily e dell’affermato avvocato Alister Eliot con i tre figli di nove, dodici e quindici anni. Joe continua a picchiare Cath (mai sulla faccia), Helen ad amare l’alto e magro poliziotto qurantasettenne Bailey (e ad accettare il consiglio dell’amica Emily facendosi aiutare in casa da Cath) alle prese con lo strano assassinio di Damien Flood, bel giocatore di biliardo, ex pugile e fratello di Cath, con monolocale proprio ad una fermata dalla sorella e ottimo amico della padrona del pub di Joe, ex campionessa di sollevamento pesi. Si parla di violenze non solo domestiche e le storie si intrecciano. Sempre originali questi noir femminili. Chi scrive è una cinquantaduenne avvocato penale in attività, scrittrice affermata (Silver Dagger Award nel 1991) con padre alcolizzato e madre folle, Frances Fyfield, Un caso di coscienza. Segnalo dove fluttua la verità fra lingue e prospettive diverse, a pag.192. Consigliato ai maschi (affinché riconoscano i sessi). Tre pallini.

Valerio Calzolaio


D la Repubblica delle donne, 3.5.2000

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Il giudice Helen indaga

Si parla di pub di un certo decoro e di altri trucidi dove gli avventori aspettano l’ora di chiusura per tornare a casa ubriachi e picchiare le mogli. Si parla della cupezza di certe periferie di Londra dove regnano rassegnazione e sconforto. Si parla di violenze domestiche quasi mai denunciate. Si parla di due omicidi, d’una indagine che non decolla e di rabbie sottili, leggere e feroci che i protagonisti tengono ben nascoste. Si parla soprettutto di donne, in Un caso di coscienza, edito da Meridiano zero, un romanzo con il quale, per la prima volta in Italia, fa un bell’ingresso Frances Fyfield, avvocato penale tuttora in attività ma anche scrittrice d’un certo talento. Racconta, e lo fa con stile, una vicenda appassionante nella quale personalizza così bene i personaggi mettendo a nudo i loro dubbi, le riflessioni, i caratteri, le incomprensioni della vita, da lasciare quasi in secondo piano la trama di fondo, che è noir.

Le donne. Ecco allora Helen West, pm in tribunale sezione Violenze Domestiche; Mary Secura, agente di polizia e paladina delle donne maltrattate; Emily, casalinga piccolo borghese che s’interessa solo dei suoi fatti personali, e poi Cath, viso d’angelo, mite e sottomessa che fa le pulizie per le case, sempre piena di lividi sul corpo per le botte del marito Joe. Le donne, certo. Ma anche uomini: Joe, appunto, o il commissario Baily, che ha un legame sentimentale estemporaneo con Helen. E poi Damien, fratello di Cath, ucciso in una rissa fra teppisti, con un colpo feroce di baionetta. Finché va, non metterci le mani è la filosofia di Helen. Ma poi le mani dovrà mettercele, cercando di carpire alcuni oscuri segreti di Cath anche sotto la leggera pressione di Bayle che non crede alla colpevolezza di un ragazzo che hanno arrestato; E arriva anche un altro omicidio, quello del marito di Cath, trafitto sempre da un colpo di baionetta. E si ricomincia: Baily pensava a Joe come il colpevole, ma Joe è stato assassinato alla stessa maniera. Non può essere stato il ragazzo.

Edmondo Dietrich


il Gazzettino, 29.7.2000

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Cath lavora come donna delle pulizie nei quartieri alti di londra: lucida la casa degli Eliot, lei casalinga, lui giudice, un quartetto di figli pestiferi, e sitema con cura l’appartamento di Helen West, pubblico ministero del tribunale di Londra, sezione Violenze Domestiche. Cath non è una bellezza: non ha neanche trent’anni, eppure sul viso è già comparso "l’inizio di un doppio mento", ha "guance pallide, capelli trattenuti da un elastico e gli occhi già segnati da una raggera di rughe". Cath odora di varechina e di sapone disinfettante, un odore sgradevole che si mescola ad uno sguardo grigio, lo sguardo di chi è morto dentro senza saperlo. Cath si è spenta dentro troppi anni prima, violentata-sedotta e poi fatta abortire dall’adorato fratello, che la ragazza continua ancora ad adorare, e continua a spegnersi anche adesso, picchiata e maltrattata dal marito Joe, barista alcolizzato che giura di amarla ma poi la bastona sempre. Sulle braccia, sulle gambe, sul ventre, ma "mai sul viso".

Un difficile Caso di coscienza per il pubblico ministero Helen West, protagonista di questo sorprendente romanzo di Frances Fyfield, avvocatessa-scrittrice londinese acclamata dall’Evening Standard come "migliore autrice di crime stories vivente". Dei suoi dieci romanzi pubblicati con grande successo nel Regno Unito è finalmente arrivato in Italia Un caso di coscienza, appena portato in libreria da Meridiano zero, lucida e spietata riflessione morale sul "male nascosto" che devasta sempre più donne: le violenze domestiche.

Fyfield conosce le donne: le osserva mentre subiscono in silenzio trovando una giustificazione al male inflitto, le ascolta mentre confessano di amare l’uomo che le martorizza, le comprende quando le vede dibattersi nell’inferno delle mura di casa, incapaci di aprire l’uscio per uscire. Un inferno che, per lo meno in Italia, offre dati agghiaccianti: negli ultimi tre anni sono state oltre 175 mila le denunce per soprusi subiti dal marito o dal partner, ma questo dato rappresenta soltanto la punta del sommerso, perché solamente un caso su venti esce dall’anonimato per chiedere giustizia. Pugni, calci, ematomi, segregazioni, privazioni delle risorse economiche, minacce, scarsa considerazione: comportamenti ricorrenti che hanno portato l’Unione Europea a calcolare che una donna su cinque è stata picchiata almeno una volta dal marito o dal compagno, e una donna su cinque vive con un uomo violento. In quel luogo del paradosso che, come scrive lo studioso francese Jean Claude Chesnais, è la famiglia, "centro degli affetti e rifugio contro le avversità, ma anche primo nucleo da cui si irraggia la violenza, unico luogo in cui ognuno può scoprire, senza maschere, il suo vero volto".

E il vero volto della dolente Cath di Frances Fyfield è quello della sofferenza-appagata. Un comportamento che irrita profondamente il pubblico ministero Helen West, incapace di stanare "la sua donna delle pulizie" dal mondo imperfetto nel quale Cath sembra aver comunque trovato un rifugio. Ma un atteggiamento che la poliziotta Mary Secura capisce a perfezione: le donne maltrattate e picchiate di rado riescono a scampare al loro destino. È più facile che sia il caso a "liberarle", spedendole comunque all’obitorio prima del marito violento. Possono quindi due donne che si muovono nelle complicate maglie della giustizia londinese sperare di correggere l’ennesima ingiustizia? Possono "forzare" il corso della giustizia, pur di condannare quello che sembra un colpevole impunito e impunibile? Helen West e Mary Secura vorrebbero spedire in galera il marito di Cath, soprattutto perché Joe, oltre a picchiare la moglie, sembra essere l’assassino del caso di cui si sta occupando il commissario Bailey.

Eppure nulla è quello che sembra. Può capitare che le vittime si trasformino in carnefici e che l’unica vincitrice resti alla fine la violenza intesa come principio puro, innarrastabile, irreversibile. È solo allora che esplode tutta la vicenda narrata da Frances Fyfield, coi suoi personaggi candidi e oscuri, con i suoi paesaggi di case da ristrutturare o casermoni squallidi di periferia, con i pub da ubriaconi e da gente per bene, gli itinerari dei bus, gli uffici di polizia dove i poliziotti tentano di fare il loro dovere e i banali affari quotidiani nei quali troppe relazioni amorose naufragano in cerca di un salvagente. È solo allora che ogni cosa e ogni persona acquistano l’aspetto di un’apparenza falsa, di un ingranaggio implacabile, di un’amara illusione. E l’eterno problema della giustizia ritorna al punto di partenza. Come chiudere un caso? E in questo avvincente noir costruito con una struttura a incastro, Fyfield offre il ritratto della quotinianità del male. Un disordine morale nel quale molte donne finiscono per precipitare. Ma un disordine che molte altre tentano di arginare. E non è poco.

Chiara Pavan


il mattino di Napoli, 11.5.2000

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Thriller d’alta scuola, narrazione d’atmosfera, scrittura eccellente. Arriva in Italia Frances Fyfield, avvocato penalista inglese tuttora in servizio, ma anche scrittrice di successo, tradotta per la prima volta da Meridiano zero. Un caso di coscienza è un romanzo sulla violenza domestica. Un tema arduo, narrato con commossa partecipazione attraverso le esperienze di un pm, Helen West, e di un agente di polizia, Mary Secura, ugualmente impegnata nella difesa delle donne brutalizzate da mariti picchiatori e spesso vittime consenzienti. All’origine c’è un omicidio all’apparenza slegato dalla catena di violenze consumate in silenzio. Si scoprirà che non è così, mentre un secondo assassinio aprirà la caccia agli oscuri segreti nascosti tra le pareti di casa.

Santa Di Salvo


Pulp n. 24, marzo 2000

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Frances Fyfield è un’autrice inglese ancora non conosciuta in Italia, ma di discreto successo nei paesi anglosassoni. Avvocato e procuratore ha esercitato la professione per anni, dividendo l’interesse legale per il crimine con la scrittura. Un caso di coscienza, come Shadow Play e Without Consent, hanno come protagonista Helen West, pubblico ministero specializzata nei casi di violenza familiare. Come molti altri testi noir e di argomento criminale presentati in Italia da Meridiano zero, anche Un caso di coscienza consente al lettore di seguire una vicenda appassionante, un’indagine, e, al contempo, svela il contesto sociale in cui è logico che certi delitti vengano concepiti e commessi. Sono soprattutto la povertà, il lavoro precario, gli orrori dell’urbanistica, le carenze istituzionali dell’istruzione a essere messe sotto accusa, come nel caso di Derek Raymond. "Fu colto da un moto di rabbia al pensiero che qualcuno potesse progettare un edificio così ostile agli esseri umani, poi represse quell’opinione così antiquata e si chiese invece quanto gli sarebbe costato convincere i ragazzini che giocavano lì intorno a organizzarsi per dar fuoco a quella costruzione". In questi quartieri è logico che un giovane venga ucciso dopo una partita a biliardo o che una giovane donna delle pulizie subisca quotidianamente sevizie dal marito alcolizzato. Helen West, come gli altri personaggi apparteneti alle istituzioni che ruotano nei suoi romanzi, si scontra quotidianamente con la rassegnazione di queste persone che sopportano le violenze senza ribellarsi, che, addirittura, ne ostacolano il corso e, alla fine, anche la loro liberazione.

La narrativa di Frances Fyfield è attenta ai pensieri dei personaggi, ne libera le riflessioni e i dubbi, entra nei loro caratteri e li espone al lettore con crudele sincerità e precisione. Così il resoconto delle loro intimità assume un’oggettività pari a quella espressa dalle descrizioni e dai dialoghi. Un bel romanzo.

Domenico Gallo


la Repubblica/Musica, 11.5.2000

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Anche nel noir e nella crime story si cominciano a intravedere figure femminili di un certo spessore. La Fyfield, avvocato e scrittrice inglese, mette in scena due donne, un Pubblico Ministero e una poliziotta, che devono vedersela con un delicato caso di coscienza.

Filippo La Porta