...


La prova del fuoco
Frances Fyfield


www.lettera.com
nonsololink.com
Pulp


www.lettera.com, 3.10.02

<< < VAI > >>

Helen West è un pubblico ministero che ha rinunciato alla carriera trasferendosi in provincia per stare accanto all’uomo che ama. Geoffry Bailey, il suo compagno, è un cortese commissario di polizia, molto inglese. Evelyn Blundell è una ragazzina bella e troppo adulta per i suoi quindici anni. William Featherstone è il figlio, ritardato e perso nel suo mondo, della coppia che gestisce un disastrato pub molto tipico. Yvonne Blundell, madre di Evelyn, è il cadavere semisepolto della moglie dell’uomo più ricco del paese. Antony Sumner, decadente insegnante di letteratura e squallido ex rubacuori, è accusato del delitto. Branston, appena fuori Londra, è una provincia dove di noia si può morire, nel vero senso del termine. L’importante è che ciò avvenga dietro le tendine. Da questo momento, la vita di tutte queste persone è destinata ad essere sconvolta.

La prova del fuoco: Noir in rosa

Helen tornò a casa a occhi bassi, vergognandosi un poco per aver spiato. Devo imparare, si disse, a fidarmi solo di prove indiscutibili. Imparare a fare quello che si fa a Branston: rientrare in casa e chiudere a chiave le porte. Devo smettere di guardare dalle finestre degli altri. I ficcanaso non piacciono a nessuno. Non si fa così in una comunità che tiene tanto alla privacy. La coesione di questo paese nasconde una deprimente tendenza all’isolamento. Torna a casa Helen West. Torna a casa e chiudi la porta.
La letteratura nera non finisce mai di stupire per come il fenomeno umano, etico e sociale dell’azione criminale possa essere lo spunto per i più diversi approcci letterari. Il mondo del crimine, e non solo quello della fantasia narrativa, questa volta ci porta una nuova ed interessante sensibilità, tutta femminile. Frances Fyfield, di professione avvocato penalista ed ex pubblico ministero, sembra introdurre il più classico dei gialli alla Agatha Christie, ma gradualmente spiazza il lettore che si trova di fronte a ben altre urgenze narrative, indifferenti alla sostanza del giallo classico. Non dimostra nessuna attenzione nei confronti dello svolgersi dell’attività investigativa come elemento drammatico. Il suo vero interesse, come rivela in una sorta di dichiarazione di intenti, è quello di "scrivere di paura e di motivazioni, piuttosto che indagini".
Coerentemente, tutti gli elementi per la soluzione della vicenda non vengono "scoperti" dall’attività investigativa, ma semplicemente rivelati, con lo svelarsi dell’universo emotivo ed interiore dei personaggi che, come le tessere di un mosaico, compongono la "polpa" del un romanzo. A fare la storia sono le persone e i personaggi, non certo le azioni, sono i fragili equilibri dei rapporti interpersonali e le loro mutazioni e patologie, piuttosto che lo svolgimento dell’ intreccio polizesco.
Il crimine diventa un pretesto, un laboratorio, un ambiente dove osservare paure e motivazioni, realtà sociali, conflitti familiari, abbandono, frustrazione e solitudine. L’assassinio non è in primo piano come fenomeno sociale o etico, non è la parabola dell’umana sconfitta di fronte alla vita, ma causa e conseguenza di sofferenza, di separazione ed emarginazione, di incomprensione e di odio. Le vicende dell’umano sentire sono al centro, a rappresentare l’affacciarsi di una sensibilità nuova nel panorama della letteratura di genere nero. Una sensibilità, come detto, tutta femminile, che si riflette in una prosa elegante e introspettiva, lontana dall’asprezza dei toni e dalla scabra essenzialità dello stile classico del noir.
Certo, mancano l’immediatezza dell’impatto emotivo e l’efficacia di quel particolare coinvolgimento che va dritto allo stomaco: Frances Fyfield tocca altre corde. Non è un caso che, in questo noir atipico, il ruolo da protagonista sia rivestito dal conflitto tra il vitale coraggio di una donna, Helen West, ed il luogo in cui vive, Branston, nella provincia alle porte di Londra. A Branston la monotonia dei rapporti sociali unita ad un fanatico rispetto per la privacy possono creare un pericoloso senso di claustrofobia e di isolamento. La relazione fra questo ambiente sociale, fatto di individui che hanno rinunciato alla "troppa" vita della città per concentrarsi nella corsa al meglio dei beni materiali e del comfort, e le spinte motivazionali dei personaggi sono il punto di forza del libro. Le affollate e multietniche vie di Londra sono troppo sporche di vita e di umanità; le tranquille strade di Branston sono invece pulite ed asettiche come il tavolo operatorio di un patologo all’obitorio. E c’è di che aver paura. Helen West questo lo ha capito ed è spaventata più che mai, ma la sua è una lotta contro la rassegnazione, l’indifferenza e la passività, la lotta di chi sente una insopprimibile voglia di vivere contro chi è morto dentro. In questa battaglia, nella quale i più deboli sono le vittime designate, arriverà fino in fondo, al punto di mettere in discussione l’amore per il suo uomo, l’unica cosa che la riscalda, nel gelo di Branston.

Simone Veritiero


nonsololink.com, 4.11.02

<< < VAI > >>

"Sono nata nel 1948. Ho vissuto in una lontana zona di campagna con molti fratelli e sorelle, animali domestici, maiali e galline e dei genitori piuttosto interessanti, sempre indebitati.
All’Università ho studiato Letteratura Inglese.
Poiché non mi interessava diventare un’insegnante ho affrontato gli studi di legge e sono diventata avvocato: così ho scoperto che la legge è un argomento freddo a meno che non si tratti di crimine.
Ho lavorato come procuratore e mi sono occupata di ogni sorta di crimini, compresi omicidi e corruzione di poliziotti, e in questo settore ancora oggi lavoro part-time.
Le esperienze significative della mia vita sono state l’alcolismo di mio padre e la follia di mia madre. Ben prima dell’età adulta, dunque, mi sono trovata a tu per tu con i demoni che abitano le menti della gente e sin da allora ho lottato per capirli.
L’interesse per il crimine mi è sembrato una cosa perfettamente naturale.
Verso i trent’anni mi venne un forte desiderio di scriverne più di ogni altra cosa, poiché le storie d’amore e la politica mi sembravano cose assai scialbe in confronto. Volevo scrivere soprattutto di paura e motivazioni piuttosto che di indagini. Volevo anche scrivere dei finali felici dato che nei casi reali che mi trovavo ad affrontare ciò era cosa assai rara… Uno degli altri motivi che mi hanno spinto a scrivere questo genere di romanzi è che la narrativa da premio letterario normalmente (non sempre) mi annoiava a morte…
"
È quanto scrive al suo editore italiano, di pugno, Frances Fyfield, autrice inglese di fama internazionale; i suoi romanzi, una decina, hanno per protagonista Helen West, un pubblico ministero caparbio e di grande umanità.
Il romanzo è ambientato a Branston, alle pendici estreme di Londra, in campagna, dove la noia regna sovrana.
William, diciassettenne dallo sviluppo intellettuale definitivamente bloccato, ruba pezzi di vetro e costruisce gioielli di toccante efficacia.
Evelyn, quindici anni, bella e intelligente, ha troppo di tutto ma le manca qualcosa.
Antony Summer, dandy fuori tempo massimo, innamorato del proprio fascino, dispensa seduzione a colpi di poesia.
Yvonne Blundell, incauta amministratrice delle fatiche del marito, ama i tessuti di lusso ed è attratta dall’oro, novella umana gazza ladra. Verrà ritrovata morta nel bosco una mattina di primavera.
Sarà Helen West a dovere sbrogliare la matassa di quest’omicidio, a rischio e pericolo della tranquillità che aveva cercato in campagna per sfuggire a questioni di cuore.
Al lettore il cercare di stare fermo sulle parole per non saltare subito alle non scontate conclusioni.

Alessia Biasiolo


Pulp, gennaio 2003

<< < VAI > >>

Certe volte, tanto per cambiare, per riprendersi dalle carneficine dell’hard-boiled e del noir nostrano o d’importazione, fa piacere leggere un giallo dove di morti ce n’è uno solo, di innocenti (forse) ingiustamente accusati anche, e attorno al cadavere ruota un ridotto numero di personaggi. Magari un giallo scritto da un suddito di Sua Maestà britannica; insomma, il classico giallo inglese.

Ma questo romanzo della giallista britannica (nonché avvocato penale) Frances Fyfield, uscito nel Regno Unito dodici anni fa ma solo oggi ripescato da Meridiano zero (che tanto per cambiare ci ha visto giusto) è tutt’altra cosa dagli straclassici di Agatha Christie (o del Francis Durbridge degli sceneggiati polizieschi anni ’60). Non è solo per l’acutezza e la spudoratezza con cui l’autrice scava negli angoli più riposti della mente dei personaggi, prendendo di petto il sesso e altre cose sulle quali, all’epoca della Christie, si glisssava; né per la sincera brutalità con la quale vengono ritratte le miserie familiari dalle quali, com’è quasi sempre negli omicidi, la violenza esala come il lezzo da un cadavere; ma è soprattutto per il paesaggio urbano nel quale la Fyfield ha scelto di ambientare la sua vicenda, l’indagine sull’omicidio della signora Blundell, moglie di un agente immobiliare nella periferia remota e ’perbene’ della metropoli londinese.

Branston, questo suburb dove si rifugiano i ceti medi che scappano da una Londra ormai troppo caotica, multietnica e paurosa, è in effetti il vero protagonista del romanzo, più dell’acuto e introverso poliziotto Geoffrey Bailey e del sensibile e intelligente procuratore Helen West. Rifugio di famiglie che vorrebbero la pace della campagna, Branston si rivela invece il purgatorio di gente che si porta dietro un vuoto interiore che non perdona.

Sarà reazionario il giallo italiano? Non so; ma questo della Fyfield mi sembra, nel suo britannico grigiore, sottilmente eversivo.

Umberto Rossi