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All’immobilità qualcosa sfugge
Max Giovagnoli


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il Gazzettino, 26.6.08

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All’immobilità qualcosa sfugge (Euro 14) di Max Giovagnoli: sette personaggi, in bilico alla Saul Bellow, ma pericolosamente sbandanti verso la tragedia. Parte dei racconti è giocata attraverso le proiezioni in Second Life, un universo parallelo che inevitabilmente lascia fianchi scoperti e che alla prova de facto immancabilmente fa trovare impreparati. Un curioso esercizio per testare dove può arrivare oggi l’immaginifico, immerso in tendenze comunicative moderne. Forse già superate.

Alberto Beggiolini


il Mattino di Padova, 24.6.08

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Tradimenti di Second life
Il mondo bis del virtuale nasceva 5 anni fa. Il suo guru Giovagnoli scopre la fisicità.

A voler semplificare, si potrebbe parlare di tradimento. Ma sarebbe decisamente improprio. Il traditore sarebbe Max Giovagnoli, uno dei maggiori esperti italiani di cross-media, ovvero della comunicazione che usa contemporaneamente più media, incrociandoli tra loro, superando i limiti di quella che era la multimedialità. Ed ovviamente parlare di cross-media significa anche parlare di quella espansione della realtà che è il virtuale. Giusto cinque anni fa, il 23 giugno, nasceva Second life, la comunità virtuale tridimensionale che permette oggi a quattordici milioni di persone di avere una seconda vita, grazie ad avatar che si muovono in una sorta di duplicazione del mondo reale. In coincidenza con questi festeggiamenti proprio Max Giovagnoli ha deciso di pubblicare un romanzo, All’immobilità qualcosa sfugge, che sembra, per certi versi, rinnegare la virtualità a favore della più concreta fisicità. Il romanzo, pubblicato dall’editore padovano Meridiano zero mette in scene una serie di coppie sull’orlo di una crisi di nervi, in cui tutti tradiscono tutti e stanno male con se stessi. C’è il grande venditore, rampante e insoddisfatto, che ha la moglie professoressa e l’amante moldava prigioniera del racket della prostituzione. C’è la professoressa, sua moglie, che ha come amante un deputato e lo incontra via mail oppure in Second life, dove i loro avatar possono passeggiare nel centro di Roma senza destare sospetti. C’è la moglie del deputato, Barbara, che programma gli interventi di trapianto in ospedale e rimpiange la maternità che non è arrivata. C’è un padre appena trapiantato con un figlio, regista del Grande fratello o di qualcosa di simile, che cerca di accudirlo. Vite vorticose eppure in qualche modo immobili, perchè ancorate ad una sorta di perenne incapacità di verità, che all’improvviso però si mettono in moto, culminando in specie di resa dei conti totale da cui tutti escono cambiati, proprio perchè è la loro fisicità a subentrare al tormento interiore. Ed è come una liberazione, come una riappropriazione momentanea di verità anche quando racchiude in se la tragicità. Dunque è curioso che un esperto di virtualità faccia la festa a Second Life celebrando i corpi, ma la sensazione di un tradimento è solo apparente. Prima di tutto perchè le modalità narrative di Giovagnoli devono molto ai suoi interessi mediatici. Il romanzo è un continuo incrociarsi non solo di personaggi, ma anche di stili comunicativi, in cui il videogioco, il cinema, la letteratura, la comunicazione elettronica si fondono tra loro. Secondo perchè una corretta visione della virtualità non rinnega mai la fisicità, la concretezza, la vita reale. In altre parole non c’è nessun aut aut, una corretta visione cross mediale non oppone virtuale e reale. Si può passeggiare su Second Life e litigare in quella che è, invece, la prima vita.

Niccolò Menniti Ippolito


Nuovi Argomenti, lug-sett 2008

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I fondali bassi di tutti i giorni
A tratti le sembra tutto vicinissimo e imminente. Un secondo dopo tutto distante anni luce invece, e impossibile. All’immmobilità qualcosa sfugge è un romanzo ossimoro. Corale e incredibilmente intimista. Digitale e analogico nei fondali di Second Life e solido, fascinoso nella trama di struttura sfrullata eppure ricondotta a uno, scomposta con maestria in tessere che però si ricollocano con continuità in mosaico. Ana, Tommaso, Frank, Claudio, Barbara, X e Vera sono chiusi come monadi e come quelle compongono l’universo policromo e dolente di Max Giovagnoli, accalcandosi le une sulle altre o liberando l’orizzonte nel tentativo irrisolto di esistenze più tenui. All’immobilità qualcosa sfugge non è un romanzo di appendice o un feuilleton e neppure un saggio teleologico, o non solo, ma un intreccio di storie d’amore e mancanze, di rabbia e insoddisfazione, di malattia e desiderio, narrato giustamente, correttamente, rapidamente come un inseguimento… Ana era una ballerina, Tommaso uno sposo quasi felice, Frank conosceva l’apnea solo a mare, Claudio era un ragazzo spensierato con la sabbia sotto i piedi, Barbara non aveva figli, X non ha mai avuto un nome e Vera era sempre Vera e continua. Ma Vera è confusa in se stessa là dove gli altri hanno un obiettivo che li tiene come una lenza da pesca. E questa è la direzione. Da qui si emerge e altrove si affonda e basta. Tutti i personaggi hanno qualcosa di definitivo o almeno un canovaccio quasi buono di se stessi prima che la quotidianità pretendesse una sicurezza, una immobilità, una protervia nelle risposte che nessuno può assicurare. Ana è una puttana, Tommaso un traditore, Frank sta morendo, Claudio è sempre in ospedale, Barbara ha un bambino a distanza e non l’ha detto a nessuno, nemmeno al marito che le ha trafitto gli arti e il cuore, X non ha ancora un nome ma solo un’idea fissa, Vera accelera, accelera ancora perché l’idea fissa di X non è più abbastanza. La lingua di Giovagnoli è perfetta, insegue se stessa, tentenna intorno alle titubanze dei personaggi, coplpisce e si sporca di sangue, coccola, culla e sospira e All’immobilità qualcosa sfugge è un libro che corre e commuove.

Chiara Valerio


www.gomarche.it, 27.6.08

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Il 1¡ romanzo italiano ambientato su Second Life A cinque anni dalla nascita della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco, esce in Italia il primo romanzo che ha come sfondo Second Life. Si tratta di All’immobilità qualcosa sfugge (pubblicato dall’editore Meridiano zero) dell’esperto di cross-medialità Max Giovagnoli.
A cinque anni dalla nascita di Second Life (l’anniversario è caduto lo scorso 23 giugno), l’arco di celebrità che ha accompagnato costantemente il mondo virtuale più popolato al mondo sembra ormai tendere alla sua fase discendente, e il Web 2.0 mostra ormai chiaramente quali fossero i limiti creativi della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco.
Saranno dunque la comunicazione per più media diversi (cross-media), i social network e le nuove communities online, la vera killer application di Second Life e degli altri metaversi? Pare di sì, e le ragioni sono diverse.
Per la dimensione nazionale delle communities della nuova Internet, innanzitutto, meno dispersiva di quella planetaria proposta da Second Life e dai mondi virtuali.
Per l’interattività nella condivisione dei contenuti tra partecipanti (immagini, blog, video, testi, e applicazioni "user generated") contrariamente alle scarse opzioni a disposizione degli avatar dei virtual worlds.
Infine, per il numero altissimo di piattaforme disponibili gratuitamente in tutto il mondo.
Non stupisce dunque che le nuove narrazioni e il "marketing del racconto" di oggi tralascino ormai sim e land di Second Life per rifugiarsi invece nei social network (myspace, facebook, linkedin, ning), video player (youtube, crackle) e piattaforme di video o testo per cellulari (qik, twitter ecc).
Il nuovo romanzo di Max Giovagnoli, esperto italiano di cross-medialità, usa questo scenario come sfondo e, in contro tendenza rispetto a saggi e manuali dedicati in Italia alla celebrazione di Second Life, intona una sorta di de profundis del metaverso nella trama del suo All’immobilità qualcosa sfugge, dove due tra i protagonisti usano appunto i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, all’ombra di una vecchia relazione avuta nella vita reale.
Nelle chat e nei loro romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico, il cui nome è così importante da non poter essere fatto, costruiscono un "adulterio virtuale" che poi, alla prova del corpo, saranno destinati a combattere contro la stessa dimensione fisica della loro natura.
"Se l’arco di comunicazione di Second Life si è ormai compiuto", dice Max Giovagnoli "e ormai a fare notizia sono solo i più o meno prestigiosi ’ingressi importanti’ tra i 14 milioni di utenti loggati, Second Life può essere invece ancora molto attivo come bacino emotivo da riverberare su advertising, comunicazione aziendale e scrittura creativa, sfruttando le nuove narrazioni del web 2.0".
All’immobilità qualcosa sfugge è il primo romanzo italiano ambientato in parte della sua trama in Second Life, un giallo dei sentimenti e un romanzo di deformazione che filma le azioni dei personaggi coprendo una tappa dopo l’altra, in un cammino che li porta alla affermazione o alla distruzione come nei diversi livelli di un game infinito.
"Ci sono persone che corrono sempre, ed è come se giocassero a riempirsi la vita, e nel farlo galleggiano inevitabilmente sul pelo dell’acqua – dice Max Giovagnoli – Ce ne sono altre, invece, che mantengono fisso un quotidiano più regolare e immobile, che si impegnano nell’abitare la vita degli altri pur di togliere energia alla propria, e nel farlo sono generalmente più bravi a trovare un equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, e anche se la vita di queste persone somiglia al battito regolare del cuore, o a una serie binaria di tanti 0 e tanti 1, quando fatalmente qualcosa si inceppa ne escono fuori sempre eventi violentissimi, avventurosi. Ecco, All’immobilità è il romanzo di questi due diversi tipi di persone, e di quello che succede quando vengono in contatto gli uni con gli altri".


iniziopartita.it, 17.6.08

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Second Life compie cinque anni e cede il passo al Web 2.0. E intanto All’immobilità qualcosa sfugge

A cinque anni dalla nascita di Second Life (l’anniversario cadrà il 23 giugno), l’arco di celebrità che ha accompagnato costantemente il mondo virtuale più popolato al mondo sembra ormai tendere alla sua fase discendente, e il web 2.0 mostra ormai chiaramente quali fossero i limiti creativi della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco. Saranno dunque la comunicazione per più media diversi (cross-media), i social network e le nuove communities online, la vera killer application di Second Life e degli altri metaversi? Pare di sì, e le ragioni sono diverse.
Per la dimensione nazionale delle communities della nuova Internet, innanzitutto, meno dispersiva di quella planetaria proposta da Second Life e dai mondi virtuali.
Per l’interattività nella condivisione dei contenuti tra partecipanti (immagini, blog, video, testi, e applicazioni "user generated") contrariamente alle scarse opzioni a disposizione degli avatar dei virtual worlds. Infine, per il numero altissimo di piattaforme disponibili gratuitamente in tutto il mondo.
Non stupisce dunque che le nuove narrazioni e il "marketing del racconto" di oggi tralascino ormai sim e land di Second Life per rifugiarsi invece nei social network (myspace, facebook, linkedin,ning), video player (youtube, crackle) e piattaforme di video o testo per cellulari (qik, twitter ecc.).
Il nuovo romanzo di Max Giovagnoli, esperto italiano di cross-medialità, usa questo scenario come sfondo e, in contro tendenza rispetto a saggi e manuali dedicati in Italia alla celebrazione di Second Life, intona una sorta di de profundis del metaverso nella trama del suo All’immobilità qualcosa sfugge, dove due tra i protagonisti usano appunto i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, di notte, all’ombra di una vecchia relazione avuta nella first life, la vita reale. Nelle chat e nei loro romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico il cui nome è così importante da non poter essere fatto, costruiscono un "adulterio virtuale" che poi, alla prova del corpo, saranno destinati a combattere contro la stessa dimensione fisica della loro natura.
"Se l’arco di comunicazione di Second Life si è ormai compiuto", dice Max Giovagnoli: "e ormai a fare notizia sono solo i più o meno prestigiosi "ingressi importanti" tra i 14 milioni di utenti loggati, Second Life può essere invece ancora molto attivo come bacino immaginativo ed emotivo da riverberare su advertising, comunicazione aziendale e scrittura creativa, sfruttando le nuove narrazioni del web 2.0".
All’immobilità qualcosa sfugge è il primo romanzo italiano ambientato in parte della sua trama in Second Life, un giallo dei sentimenti e un romanzo di deformazione che filma le azioni dei personaggi coprendo una tappa dopo l’altra, in un cammino che li porta alla affermazione o alla distruzione come nei diversi livelli di un game infinito.
"Ci sono persone che corrono sempre, ed è come se giocassero a riempirsi la vita, e nel farlo galleggiano inevitabilmente sul pelo dell’acqua, e la loro vita somiglia a una riga continua, frizzettata, increspata – dice Max Giovagnoli. – Poi ce ne sono altre, invece, che mantengono fisso un quotidiano più regolare e immobile, che si impegnano nell’abitare la vita degli altri pur di togliere energia alla propria, e nel farlo sono generalmente più bravi a trovare un equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, e anche se la vita di queste persone somiglia al battito regolare del cuore, o a una serie binaria di tanti 0 e tanti 1, quando fatalmente qualcosa si inceppa ne escono fuori sempre eventi violentissimi, ferini, avventurosi. Ecco, All’immobilità qualcosa sfugge è il romanzo di questi due diversi tipi di persone, e di quello che succede quando vengono in contatto gli uni contro gli altri, come in una gigantesca arena massive".

Federico Baleani


www.jugo.it

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Debutta in libreria All’immobilità qualcosa sfugge (Meridiano zero), il primo romanzo italiano ambientato su Second Life: a cinque anni dalla nascita della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco, esce nel nostro Paese il libro dell’esperto di cross-medialità Max Giovagnol iche ha come sfondo il più famoso dei mondi virtuali.
Il nuovo romanzo di Max Giovagnoli, in contro tendenza rispetto a saggi e manuali dedicati in Italia alla celebrazione di Second Life, intona una sorta di de profundis del metaverso nella trama del suo All’immobilità qualcosa sfugge, dove due tra i protagonisti usano appunto i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, all’ombra di una vecchia relazione avuta nella vita reale.
Nelle chat e nei loro romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico, il cui nome è così importante da non poter essere fatto, costruiscono un ’adulterio virtuale’ che poi, alla prova del corpo, saranno destinati a combattere contro la stessa dimensione fisica della loro natura. "Se l’arco di comunicazione di Second Life si è ormai compiuto", dice Max Giovagnoli "e ormai a fare notizia sono solo i più o meno prestigiosi ’ingressi importanti’ tra i 14 milioni di utenti loggati, Second Life può essere invece ancora molto attivo come bacino emotivo da riverberare su advertising, comunicazione aziendale e scrittura creativa, sfruttando le nuove narrazioni del web 2.0".
All’immobilità qualcosa sfugge è il primo romanzo italiano ambientato in parte della sua trama in Second Life, un giallo dei sentimenti e un romanzo di deformazione che filma le azioni dei personaggi coprendo una tappa dopo l’altra, in un cammino che li porta alla affermazione o alla distruzione come nei diversi livelli di un game infinito. "Ci sono persone che corrono sempre, ed è come se giocassero a riempirsi la vita, e nel farlo galleggiano inevitabilmente sul pelo dell’acqua - dice Max Giovagnoli - Ce ne sono altre, invece, che mantengono fisso un quotidiano più regolare e immobile, che si impegnano nell’abitare la vita degli altri pur di togliere energia alla propria, e nel farlo sono generalmente più bravi a trovare un equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, e anche se la vita di queste persone somiglia al battito regolare del cuore, o a una serie binaria di tanti 0 e tanti 1, quando fatalmente qualcosa si inceppa ne escono fuori sempre eventi violentissimi, avventurosi. Ecco, All’immobilità è il romanzo di questi due diversi tipi di persone, e di quello che succede quando vengono in contatto gli uni con gli altri".


www.lankelot.eu, 27.5.08

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Quando un sistema muta equilibri – passando dall’ordine al disordine – allora la sua entropia aumenta. E magari possiamo farne letteratura, di queste nuove dinamiche del disordine d’un sistema, con buona pace di Beckett e delle sperimentazioni letterarie più introspettive e profonde, quelle rivoluzionarie intimiste protonovecentesche. Max Giovagnoli, giornalista, saggista e scrittore romano classe 1973, ha deciso di cantare l’entropia nel suo secondo romanzo, All’immobilità qualcosa sfugge, storia di sette persone intrecciate da dinamiche di amore, desiderio e morte. Due le reminiscenze cinematografiche chiave per accedere allo spirito del romanzo: la trilogia di Kieslowski, Tre colori, e Magnolia di Paul Thomas Anderson. Spiego: il narratore, extradiegetico e onnisciente, tiene i fili delle sue marionette, proprio come fosse dio; le sue marionette interagiscono deviando dalle loro relazioni originarie, fracassando stabilità e frantumando ogni equilibrio iniziale, seguendo esclusivamente un principio-cardine: assecondare un disegno che non conoscono. Fossimo stati in epoca classica avremmo parlato di destino, di volontà divina, di dannazione plurigenerazionale e di sacrifici per la liberazione dalle colpe: siamo in era postmoderna, niente destino, niente dio, nessun ghenos da estirpare, nessun disegno misterioso. O forse – proprio come in Kieslowski – necessità e destino sono sinonimi di casualità: si vede che certe storie andavano raccontate. Oppure, come in Magnolia, si devono accettare l’inspiegabile, le connessioni tra le vite delle persone, dimenticando che stiamo giocando il gioco di un autore. Il regista. Lo scrittore. Quasi questo regista fosse il regista di un Truman Show di weiriana memoria. Già. Altra reminiscenza nient’affatto accidentale, come scopriremo.
Il romanzo di Max Giovagnoli potrebbe – con l’eccezione di una storia, annodata attorno all’esperienza web borghese di Second Life, divertissement per creature nicolettiane, e del retrogusto grandefratellide di un’altra – essere stato ambientato in qualsiasi altro secolo, e in qualsiasi società occidentale. Perché le tematiche sono e rimangono quelle che ci ossessionano da sempre: desiderio, fedeltà, verità, lealtà, appartenenza. Cambiate il costume a questi personaggi, cambiate le tecnologie e sempre di fronte alla stessa umanità vi ritroverete. I dialoghi, in questo libro, mancano del tutto o quasi; c’è una discreta epifania di conversazioni avvenute su Second Life che non sembrano molto distanti dal parlato quotidiano e "reale", e qualche sms e una o due mail – non a caso, confezionate esattamente come le missive scritte a mano di qualche anno fa, o al limite battute a macchina. C’è qualche tentativo di rappresentare l’italiano di una straniera o il dialetto romanesco, ma senza incidere, senza volontà di rappresentarlo. Succede, e scivola.
La questione è indagare e analizzare i sentimenti, scandagliare le emozioni, descrivere. Giovagnoli è un descrittore infaticabile, è come se prima ambientasse e dipingesse e poi, e soltanto infine, raccontasse. È come se volesse fosse il lettore a far dialogare queste sue mute creature di carta. È un autore che ti racconta quel che succede ma non sa interpretarlo. Succede. Terza persona. Come centodieci, centoventi anni fa. Come era in principio.
La differenza potrebbe, dovrebbe farla la contemporaneità: ogni elemento della contemporaneità. Uno dei personaggi è uno dei registi mestieranti dell’abominio catodico per antonomasia della televisione berlusconiana, senza nominarlo – che questo almeno possiamo fare - facilmente avete inteso: parlo dello squallore assoluto della ripresa delle scimmie antropoidi in gabbia, viatico per serate delle scimmiette televisive da Costanzo e nei locali. Scopriamo la sua umanità nel momento in cui s’accorge che il padre sta combattendo contro un grande male all’ospedale: quanto al resto, il personaggio è curiosamente polemico nei confronti di quelle figurette che gli danno da mangiare, i suoi topolini dal volto d’uomo e di donna, e nei confronti della curiosità morbosa del pubblico della sua televisione. Ma insomma, viene il sangue al cervello soltanto al pensiero che un personaggio letterario sia un regista di un format trapiantato da quasi un decennio nelle reti, già pericolosamente livellate verso il basso, del capo del governo, dei suoi sponsor e dei suoi discutibili scherani.
Allora è meglio non pensare che la contemporaneità è il format della casetta con tante telecamere e l’internet dei ricchi annoiati che scoprono il web, dimentichi delle avventure grafiche degli anni Ottanta e Novanta o della preesistenza delle community nel Duemila almeno. È meglio pensare che la contemporaneità di Giovagnoli è composta da quei sentimenti universali che decidono il nostro stato, e determinano i nostri ruoli o almeno le nostre interazioni. Troverete una prostituta dell’est e le sue ferite d’adolescenza, e di perduto romano amore; e la nostalgia irrefrenabile del conquistatore traditore, già sposato e con un bambino in arrivo; e la di lui moglie che intanto tresca su Second Life con un loffio parlamentare; mentre la di lui moglie cura il padre del regista di quel programma idiota e patetico, steso su un bianco letto d’un ospedale. Matrimoni traballanti, tresche senza colpevolezza, passioni clandestine e fittizie. Sentimenti falsi ed emozioni vere. Ci si incontra di nascosto, o per caso. Il destino è un disegno. Autoriale.
Buon viaggio.

Gianfranco Franchi


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Ana, giunta a Roma dall’Ucraina, non si aspetta certo di vedere infranti i suoi sogni lungo strade buie di periferia a vendere il proprio corpo al primo passante. Lei che conosce la musica classica, che desidera diventare ballerina, lei che è convinta di avere conosciuto e trovato l’amore quella notte, una come tante, quando ha incontrato Tommaso.
E invece anche lui, come tutti gli altri, l’ha delusa, ingannata, pagandola, prostituendola più vilmente di qualsiasi altro uomo. Ad Ana quel nuovo lavoro come custode in quel vecchio palazzo e l’incontro con Claudio paiono un nuovo inizio e la possibilità di cancellare Tommaso dalla sua vita. Tommaso che non accetta di essere scaricato da Ana, di cui ossessivamente ogni notte vede il volto e sente il corpo abbracciato al suo, Ana che desidera ancora un’ultima volta per poterla finalmente dimenticare mentre il suo matrimonio con Vera sta andando in pezzi dopo la nascita della piccola Anita. E Vera che nella sua condanna a Tommaso, insegue sogni e desideri di amori virtuali da avatar con X, un uomo politico importante, insoddisfatto del suo rapporto con Barbara conosciuta a Milano e poi sposata. Barbara che passa le sue notti in ospedale a curare e salvare vite, a scrivere cartelle, ignara dei tradimenti, fino a quella notte, in cui il mondo le cadde addosso alla vista di una e-mail e di parole d’amore che un tempo erano per lei e non lo sono più. E Claudio, impegnato a filmare vite (eccetto la sua), che cerca disperatamente Barbara per avere notizie di suo padre Frank, quasi in fin di vita dopo il trapianto al fegato. Tutti in cerca e in corsa per qualcuno o qualcosa e nessuno che arriva da nessuna parte, se non a una personale discesa all’inferno…
Sette vite, distanti, diverse, inafferrabili, sull’orlo di un baratro, che esplodono all’improvviso alla fine di una estate in una Roma assolata, e che inaspettatamente si intrecciano per ricongiungersi in un punto di non ritorno, là dove i sogni assopiti si risvegliano dall’immobilità come un pugno nello stomaco, cercando la guarigione in dinamiche di amore, desiderio e morte.
Gli equilibri si sfaldano, le vite deviano dai loro percorsi ordinari e naturali, le sicurezze crollano come carte da gioco truccate gettate sui tavoli illusori di Second Life, nel tentativo di cambiare un destino. O di inseguire necessità di possesso, di appartenenza, di fedeltà e lealtà. Niente più disegni prestabiliti, niente più fato. Tutto diventa casualità che consente di accettare l’inspiegabile, l’intreccio di vite, l’ossessione, l’imprevedibile, l’inimmaginato e l’inimmaginabile.
Un fermo immagine su sette esistenze, passate al dettaglio dall’autore con la stessa meticolosità con cui Claudio filma con la sua cinepresa le vite all’interno della casa stile Grande Fratello, in fotogrammi disincantati che analizzano i sentimenti, scandagliano le emozioni, arrivando all’essenza. Mettendo a nudo, come un forte nodo alla gola.
È questo lo stile di scrittura di Max Giovagnoli: pennellate attente, precise, scaltre, infaticabili, che lasciano immaginare – descrivono, senza raccontare - la tensione più intima e più profonda dei tanti protagonisti. La luce al posto giusto, come un grande spot, su volti dalla disperazione inesplosa, su desideri crescenti e spenti, su lunghe corse affannate in auto di lusso e ad alta velocità tra i luoghi più suggestivi, da Roma giù fino al mare per non ascoltare i grigi, i bui dell’anima dove tutto scivola e si compie. Oltre il volere, oltre il pensiero. La vita si brucia, lentamente, un pezzo alla volta mentre tra il lettore, accattivato, e i personaggi, inermi marionette del caso, si instaurano muti dialoghi e relazioni strette per arrivare a scoprire se oltre quella facciata, al di là di tutto quel fittizio, esiste un pizzico di vera umanità.
Dialoghi a tu per tu, che altrimenti sarebbero scarsi in tutto il romanzo, ad eccezione di poche battute interscambiate qua e là e di corrispondenze anch’esse virtuali e intoccabili, fatte di sms e di rapide e-mail attraverso siti e metamondi pericolosi, che ambientano il romanzo alla nostra era. Perché, per il resto, potrebbe essere storia di ogni tempo: di matrimoni traballanti, di passioni clandestine, di sogni fittizi, di tresche al limite dell’inconsapevole, di incontri nascosti, di destini sbandati.
Principio di una epifania dai risvolti più crudi, dagli incastri perfetti, se non fosse per quell’immobilità che tutto imprigiona e frena fuorché i moti dei desideri più animaleschi e contaminati, avviati in un intricato inferno di vicoli ciechi dove tutti sono vittime e carnefici di se stesso e degli altri.

Francesca Morelli


www.nannimagazine.it, 8.9.08

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Passioni, emozioni, verità, desideri, tresche clandestine e comportamenti sleali. Fin qui nulla di nuovo: tutti elementi che stanno bene dentro un romanzo di sentimenti. Ma se il racconto si svolge su un piano diverso da quello reale, allora qualcosa cambia. Se l’ambientazione in cui si muovono i personaggi è, addirittura, Second Life, allora si aprono le porte per un nuovo tipo di romanzo, un romanzo ’tecnologico’. A cimentarsi in quest’opera di contaminazione di realtà e linguaggi, a 5 anni esatti dalla nascita della comunità virtuale tridimensionale, è Max Giovagnoli, pioniere italiano di cross-medialità, nel suo All’immobilità qualcosa sfugge.
La sua penna vivace, infatti, spazia dal cinema al videogioco, fino ai linguaggi digitali delle chat, e racconta la vita di tre coppie ’scoppiate’. Una di queste, per esempio, è composta da una professoressa che ha per amante virtuale un uomo politico e per marito un venditore che, a sua volta, la tradisce con una prostituta moldava.
Vite complicate, intrecci clandestini tra avatar digitali e corpi in carne e ossa, personaggi sull’orlo del baratro che l’autore scruta con attenzione. Ne studia le mosse, ne scandaglia gli stati d’animo e alla fine ne racconta le scelte. Obbligate per tutti.
Di fronte al risvegliarsi delle emozioni, infatti, s’infrange l’immobilismo di facciata e l’unica strada percorribile è quella della menzogna, sia essa fatta di esibizionismi in pixel o di silenzi e ipocrisie reali. Nessun giudizio di valore da parte dello scrittore, che si limita a descrivere nuovi scenari percorribili nel panorama narrativo, ma ispirati dalle novità dei mondi virtuali e dei suoi assidui frequentatori. Al di là della trama, sapientemente costruita come un’opera di architettura policroma, infatti, è proprio questa la nuova frontiera narrativa che Max Giovagnoli riesce a ’taggare’ con il suo romanzo.

Pa.Al.


www.nonsololink.com, 18.8.08

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Che cosa sfugge? I tradimenti, quello che pensavi di avere in mano e che invece non c’è mai stato; una realtà nella quale vivono migliaia di persone e che non è altro che un reality televisivo. Sfugge la malattia che porta in ospedale; la possibilità che la donna che credi d’amare ti prenda a botte. Insomma, quello che credevi certo e che non lo è mai stato.
Leggo il lavoro di Max Giovagnoli con interesse, nell’intreccio di capitoli che si chiamano con il nome dei protagonisti le cui vite sono disperatamente distanti eppure, forse per questo, così vicine. Una vita regolare della quale abbiamo bisogno, per il nido per la quiete, ma che ci annoia al punto da diventare avatar, da innamorarsi di una ragazza prigioniera del rachet della prostituzione e che pensa solo a liberarsene pagando il suo "debito" di schiava. Anche lei ci credeva in quella storia, se non ci fosse stata in mezzo una moglie e una figlia; se la moglie non fosse l’amante di un onorevole, colto in flagranza di messaggi e-mail da una dottoressa-moglie che lo aggredisce in una misera e squallida stazione, un giorno qualsiasi, di una vita insulsa.
Siamo davvero così? Davvero, e per l’ennesima volta, la realtà batte la stessa fiction che il regista disperato osserva impotente con gli occhi di figlio che pensa il padre in fin di vita in ospedale? Cos’è vero alla fine?
Tutto e niente. Non c’è privacy in questo romanzo lento e piatto e per questo drammaticamente ricco di suspense, di aspettativa, di noia, di cortocircuiti cerebrali. La scrittura diventa ancora una volta protagonista nelle sue sonorità stampate. La creatività non è altro che nel progresso di caratteri immaginati nella storia che si dipana senza crearsi: è già bell’e pronta in tele di vita insignificanti e incongruenti nelle quali chiunque può identificarsi.
Un buon lavoro, intrigante, lento quel tanto che basta, drammatico nel midollo, così come è ovvio e regolare. Aleggia il fantasma della Casa, di quella realtà virtuale che diventa virtuosa se osservata sotto la lente della vita borghese apatica, morta, vuota. La fuga in Africa per non perdonare, per dimenticare: il nido era un covo di vipere, l’uomo amato soltanto un impostore. Dimenticare. Andarsene lontano dai propri affetti, dai propri interessi, dal proprio mondo e anche dall’amore vero e profondo (quello per il proprio lavoro) che ha reso credulone, ingenue, ambiziose di una favola già masticata dal lupo cattivo. Un buon romanzo. Da leggere.

Alessia Biasiolo


www.nybramedia.it, 16.7.08

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Pagine in Second Life
Prima di parlare di quanto promette o minaccia il titolo di questa nota, esulto a una notizia appresa dal sito di Meridiano Zero: Vincenzo Mazzitelli è vincitore del Premio di Poesia "La Ginestra", edizione 2008.
Perché ne sono felice? Per saperlo, cliccate QUI.
Complimenti a Marco Vicentini, editore di MZ; non so quanti fra i suoi colleghi avrebbero pubblicato quel libro pur straordinario.
Il 23 giugno Second Life ha festeggiato i suoi primi cinque anni e Cosmotaxi ha ricordato la ricorrenza affidando a Mario Gerosa un un telegrafico bilancio di quel multiverso.
Com’era prevedibile, l’universo sintetico ha stuzzicato la fantasia di scrittori che hanno ambientato in parte o in toto romanzi tra le isole di SL.
Il primo, in Italia, fu Gianluca Nicoletti con Le vostre miserie il mio splendore; libro purtroppo malriuscito sia concettualmente sia per qualità di scrittura. E’ stata poi la volta di un tandem: Cristiano De Majo e Francesco Longo con Vita di Isaia Carter, avatar e qui, invece, c’è tanta qualità anche perché la narrazione è frutto di una ricerca documentaristica (del resto, Cristiano De Majo è coautore anche di uno splendido documentario letterario) e non punta ad essere un vero e proprio romanzo, genere da me scarsamente amato.
Ora – se non ho dimenticato di citare altri autori – Meridiano Zero pubblica di Max Giovagnoli un libro che vede, in una delle sue parti, un’ambientazione in Second Life: All’immobilità qualcosa sfugge.
L’autore, un antesignano della crossover communication, muove assai bene i personaggi con il veloce linguaggio che sta tra fumetto e cinema: battute di dialogo corte da nuvoletta, profili che lampeggiano tra frames.
Piccola riflessione sulla forza e sulla perversione del romanzo. Paul Valéry disse di mai volerne comporre uno perché sarebbe stato fatale ad un certo punto nelle pagine scrivere "La marchesa uscì alle cinque" (aut similia) e non voleva conoscere quell’umiliazione. Ora, perfino gli inediti scenari come quelli di SL sembrano obbligare la penna verso quella frase, o battuta simile. Aveva ragione Valéry (e Pessoa, e Manganelli, e Charms, e Ceronetti e tanti altri ancora): per non vedere quella marchesa uscire di casa, forse bisogna solo astenersi dallo scrivere un romanzo.

Armando Adolgiso


www.paradisodegliorchi.com, 21.7.08

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Diceva Pasolini: La verità non sta in un sogno, ma in molti sogni. Che forse era una via di mezzo tra l’ardire freudiano e il suo contrario. In questo romanzo si vorrebbe far intendere che la verità sta nella rivoluzione tecnologica, nella costruzione di mondi alternativi per fuggire la realtà. Nelle isole di Second Life. Balle. Questo è un romanzo conservatore. Che non vuole avere un’accezione negativa, conformista.
Per me è solo un dato di fatto. Caso mai mi interessa altro: una lingua appropriata, uno stile riconoscibile, una linearità d’intenti, probabilmente una coerenza. Mi interessa il ’fegato’ che non è un’inutile esplosione di artifizio letterario, ma sperimentare una sostanza e renderla credibile.
Dunque veniamo a noi: la storia di Ana (prostituta dell’est), di Claudio (che lavora in tv), di Frank (padre di Claudio, quasi in punto di morte), di Tommaso (innamorato di Ana), di Vera (moglie di Tommaso), di Barbara (infermiera), di X (entità che sta con Barbara ma flirta con Vera) ha una sua logica: ma si è voluto dare a questa logica una chiave di lettura errata. Sbandierando una virtualità che ha solo nell’urgenza di mercato una sua ragion d’essere, altrimenti la ’quadratura’ della vicenda è un’altra, santo iddio.
È quella di una frammentarietà di rapporti che è difficile gestire, ma che paradossalmente è facile da ricomporre se si distillano gli stimoli, e come in un mazzo, se ne capano quelli più confacenti. È vero, nel romanzo di Giovagnoli (à propos: il titolo. All’immobilità qualcosa sfugge. Davvero centrato, perché la specificità dell’intreccio sta proprio nell’immutabilità delle situazioni, che però, non essendo granitiche perché a questo mondo nulla è granitico tranne la stupidità o Ignazio La Russa, perdono per strade qualche ’stilla’) vi è il tentativo di proporre una sorta di rapporto ’altro’, dove due dei personaggi s’incontrano nella lande infinite di un mondo alternativo (come si diceva prima: Second Life), ma è davvero poca cosa. Ma non così perché trattata male, ma perché marginale rispetto all’ipocrisia dei sentimenti e delle relazioni alla base di tutto la storia. Direi questo: All’immobilità qualcosa sfugge è molto più brillante di opere prime che vincono anche il premio Strega (qui la coerenza psicologica dei personaggi mica è adulterata!), ma che non venga presentato come qualcosa che non è. Max Giovagnoli, come ci dicono le note, sarà pure un pioniere della crossover communication (?), ma ha scritto un libro classico, godibile, sincero, e tradizionale nella sua canonicità. C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico… diceva il poeta. Giustamente.

Alfredo Ronci


www.parvapolis.it, 18.7.08

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L’ultima fatica di Max Giovagnoli, già autore di saggi sulla scrittura creativa

Definito dal Corriere della sera una delle voci più note della WebLit, Max Giovagnoli dirige il corso di laurea in Cross-media Communications alla Link Campus University di Roma. Già autore di saggi sulla scrittura creativa, ha appena dato alle stampe il romanzo All’immobilità qualcosa sfugge per l’editore Meridiano zero. In questo libro l’autore si diverte a mescolare i piani narrativi, proponendosi di raccontare un "amore digitale". Già, perché nel web non proliferano solo i forum tanto cari a Diana Harja, non opera solo il variegato universo di nickname amati (ma non troppo) da Gian staccato Luca Campagna, ma sbocciano (almeno così dicono) amori duraturi, come pure quelle love-story mordi e fuggi che ben sintetizzano la precarietà morale della condizione sentimental-esistenziale dell’uomo postmoderno, spesso uno sfigatello con poche risorse intellettuali, che cerca di rifarsi un’identità a buon mercato, frequentando le chat-line o rifacendosi una verginità su Second Life. È in questo originale contesto che si snoda la vicenda di sette personaggi diversi per caratteristiche e ruolo sociale: una lucciola, un narcisista ossessionato dalla cura del proprio corpo, un regista di reality show, un politico che insegue i propri sogni ed altri. Tutti finiscono per diventare vittime e carnefici, prigionieri, legati dagli invisibili fili di un destino comune. Quel che l’immobilità non riesce a imprigionare è il moto generato dal desiderio, che travolge vite e matrimoni, conduce alla morte o alla rovina ma anche, a volte, alla salvezza-guarigione. Il romanzo è scritto con un ritmo incalzante, ma è pur vero che il rischio di smarrirsi tra i meandri di una trama particolare c’è, ed è il preciso limite di questo libro. Alcune considerazioni finali: Internet, per ora, e lo dico da vero appassionato, resta un’occasione perduta. Doveva servire a creare nuove occasioni lavorative e possibilità di incontro/scambio culturale, ha finito per fare le veci di un’improbabile agenzia matrimoniale, scadendo a muro consolatorio per cuori infranti, per non parlare dello squallore determinato dall’enorme diffusione dell’industria pornografica, che ha trovato nella Rete un micidiale alleato. I conti, insomma, non tornano. All’immobilità qualcosa sfugge prova a darci qualche strumento di riflessione in più.


www.ilquotidiano.it, 5.6.08

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All’immobilità qualcosa sfugge, live del romanzo di Max Giovagnoli.
Il libro si fa in tre, in occasione dei primi cinque anni di Second Life: un reading, una performance musicale e un virtual tour.

Una performance musicale, il reading di un romanzo e un viaggio nel mondo virtuale più famoso al mondo (Second Life) in una curiosa contaminazione tra parole, immagini, webfiction e musica. Martedì 10 giugno alle ore 21,30, presso il Caffé letterario di Via Ostiense 95 a Roma, va in scena All’immobilità qualcosa sfugge, live del romanzo di Max Giovagnoli (Meridiano zero) con performance musicali di Zogaros e letture di Marco Simeoli. Il primo evento librario ispirato dai social network – dal sodalizio tra i tre artisti nato sulle pagine di MySpace – con un live sulle isole di Second Life, che nel mese di giugno compirà il suo primo anniversario: 5 anni (e sfiora ormai i 14 milioni di utenti iscritti nel suo "metamondo").
La suggestione dalla quale nasce l’evento è nella trama del romanzo: All’immobilità qualcosa sfugge racconta infatti di tre coppie che esplodono all’improvviso, nell’ultima domenica di un’estate. Tra fughe avventurose, violenza e inganni, due tra i protagonisti usano i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, di notte, all’ombra di una vecchia relazione. In chat e per mezzo di romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico, costruiscono in questo modo nel loro "adulterio virtuale" due identità parallele che poi, alla prova del corpo, saranno destinate a combattere contro la stessa dimensione fisica della propria natura.
Di qui il "ponte" tra le parole, le immagini e la musica che, incontratesi casualmente nel web, porteranno le loro emozioni e le loro contaminazioni dritto nel cuore della serata e del pubblico del "Caffè Letterario".
Max Giovagnoli, che ha origini ascolane, dirige la laurea in Cross-media Communications ed è stato caporedattore web del "Grande Fratello". Autore di programmi per radio e coordinatore del Corso Sceneggiatori di RAIfiction, ha scritto saggi e manuali sulla web culture e le nuove forme di narrazione. Su Second Life il suo avatar è Odisseus Writer. In narrativa, ha pubblicato: Fuoco ci vuole (Hacca Editrice) e All’immobilità qualcosa sfugge (Meridiano Zero).
Laura Montanari è "Cultural mediator in songwriting" e si è esibita di recente di fronte al Premio Nobel per la letteratura Toni Morrison, della quale ha musicato un testo in forma blues. Linguista, ha insegnato italiano presso la Colgate University nello stato di New York, ed è stata definita: "Un’interprete degli spiriti che inviano le canzoni".
Marco Simeoli è attore e regista teatrale, finalista al "Golden Graal" con il recente Il viaggio di Felicia. Si è formato nel laboratorio teatrale di Gigi Proietti, con cui collabora. È tra i fondatori della compagnia teatrale I Picari. Ha recitato e recita in numerose fiction per la Tv e nel cinema.


re-censore.com, 22.7.09

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Personaggi travolti da una finta immobilità
Perché la razionalità spesso non interviene nei cambiamenti

All’immobilità qualcosa sfugge, è inevitabile o almeno così pare dopo aver letto questo romanzo. Troppo delicati sono gli equilibri di ogni giorno sui cui viaggiano gli esseri umani. Ciò coinvolge qualsiasi scenario di vita, da quella più statica e ripetitiva a quella trascinata da desideri irrinunciabili e senza regole. A volte anche la stessa causa scatenante nella rottura di un equilibrio è totalmente contraddittoria verso se stessa e in un secondo è in grado di riportare a un nuovo equilibrio simile nella forma al precedente, anche se magari con un legame un po’ rivisitato, come un parente alla lontana.
Perché anche nell’immobilità qualcosa si muove, lentamente, in maniera quasi del tutto impercettibile, ma costante, come un fluido che si insinua lentamente tra i mattoni di una certezza fino a sgretolarla completamente, facendola marcire al suo interno e abbattendola in un solo attimo con una forza del tutto inaspettata.
Sono tanti i personaggi che si incastrano tra di loro nel romanzo di Giovagnoli, lo fanno partendo da lontano, senza vedersi. Come tante macchine che procedono su una superstrada ignorando l’esistenza gli uni degl’altri fino ad arrivare con una frenata troppo lunga a un’inevitabile scontro, a un incidente programmato dal destino che decide di beffare ogni loro accorgimento, ogni loro tentativo di condurre una guida corretta, una guida in grado di portarli a dove sognavano di arrivare, un percorso che si interrompe in un punto comune dopo il quale dovranno trovare altre strade perché quella di prima non sarà più praticabile.
Lo stile, la forma e la costruzione del romanzo rispecchiano in pieno la sua cadenza, il suo procedere, la sua andatura. Meticoloso, pieno di particolari, attento in ogni frase a procedere con cautela per poi scorrere via rapido e incisivo non appena saltano gli equilibri, capace di cambiare marcia per raggiungere la massima velocità d’impatto e spiazzarci con lo stesso effetto con cui pensieri, tormenti e convinzioni improvvise lasciano increduli anche loro, i personaggi del libro.

Gianluca De Salve


www.satyrnet.it

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Amare qualcuno sulle isole di Second Life è pericoloso. Puoi ritrovarti a desiderare una donna per anni senza toccarla mai; anche se è sposata, anche se tu sei sposato e sei un politico importante. L’amore virtuale può essere un veleno che cancella la vita e la dignità. Puoi scrivere cose che non diresti mai, troppo forti e intense per quello che sei normalmente. Max Giovagnoli, il pioniere della cross-media communication, mescola i piani narrativi e i generi e racconta un amore digitale per la prima volta nella letteratura italiana. Attorno a questo sentimento centrale si intrecciano a Roma le vite di sette persone molto diverse, legate dai fili invisibili dei loro destini.
Tra loro una prostituta e un uomo ossessionato dal proprio corpo, un giovane regista di reality show e un politico innamorato di un sogno… tutti vittime e carnefici gli uni degli altri, responsabili dei vicoli ciechi in cui sbucano le loro vite. L’incastro è prefetto. Quello che l’immobilità non riesce a imprigionare è il moto generato dal desiderio, che accelera e travolge vite e matrimoni, conduce alla morte, all’amore, alla rovina o alla guarigione. Max Giovagnoli intinge la penna nell’inchiostro delle immagini e "filma" con efficacia cinematografica sette storie pronte a ingannare le fragili costruzioni degli uomini attraverso sogni, speranze e ossessioni che bruciano la vita un pezzo alla volta. Un romanzo che cela in sé una telecamera nascosta, spia gli attori dall’interno per inchiodare su carta le ragioni delle loro scelte. Scritto con il ritmo incalzante dei desideri, nel presente di una ripida discesa, All’immobilità qualcosa sfugge annuncia e prepara un diluvio, taglia i cavi di un ascensore che precipita ogni protagonista in un inatteso inferno personale.