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La gabbia delle scimmie
Victor Gischler


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alanaltieri.forumfree.net, 5.7.08

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Non mi capita molte volte di arrivare alla fine di un libro e dire "questo avrei potuto scriverlo io". E non in senso dispregiativo o, al contrario, autocelebrativo. È che questo noir d’azione che si presenta con una spavalda copertina fumettistica proprio mi ha preso e stupito perchè… mi ci sono ritrovato. Con il genere di storie che scrivo in questo momento, con le mie idee sul ritmo, sul nero, sui personaggio.
Certo qui siamo in America e c’è un’atmosfera certamente diversa dai miei romanzi, ma la cadenza dei fatti, il tasso d’azione sicuramente alto e il liguaggio rapido, sincopato mi hanno conquistato. Storia semplice ma fino a un certo punto. Charlie Swift detto il Sarto è l’uomo di punta del gangster Stan, vecchio caporione di Orlando che il più moderno Beggar vuole sostituire affidandogli un brutto lavoro in piombo. Si tratta di far secco il padrone di un topless bar e recuperare una certa valigetta. Ma allora perchè spuntano i federali e a Charlie tocca pure farli fuori? E chi cerca di fargli sparire la valigetta? Dentro la medesima ci sono dei registri contabili, una seccatura peril nuovo padrino ma anche una potenziale fonte di soldi per un gruppo di agenti dell’FBI capitanati dalla vulcanica Tina. e qui tra bande rivali, tre killer Gemelli con pistoloni da paura, rapimenti, doppi giochi e moltissime sparatorie e scazzottato la storia corre via veloce come un film di Tarantino. a volte se vogliamo un po’ surreale ma decisamente tosta.
Raccomandato.

Alan Altieri


Alto Adige, 6.5.08

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Meridiano zero, piccola ma agguerrita casa editrice padovana, continua a stupire per la capacità di pescare titoli ed autori "giusti" nel vasto calderone del noir e del thriller.
Qui troviamo un cadavere senza testa nel bagagliaio di una Chrysler e un killer psicopatico e maniaco degli esplosivi come collega. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, California, questa è ordinaria amministrazione. Fin quando si ritrova unico superstite di una mattanza…
Forte di un congegno narrativo a orologeria, La gabbia delle scimmie incastra ultraviolenza e humour nero, simile a una corsa impazzita su un’autostrada americana.

Carlo Martinelli


babborenna.blogspot.com, 13.3.10

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La gabbia delle scimmie edito da Meridiano zero (2008) è l’esordio meraviglioso di un talento unico, Victor Gischler. Questo romanzo è stato finalista sia all’Edgar che all’Anthony Award e, a quanto pare, diventerà pure la trama di un film hollywoodiano. Come non bastasse, la garanzia più autorevole arriva da Joe Lansdale in persona, che ritiene Victor Gischler uno dei propri autori preferiti.
Charlie Swift è il braccio destro di un anziano boss della mala di Orlando. Ma Beggar Johnson, che da Miami controlla la criminalità organizzata di quasi tutta la Florida, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. Mentre la sua gang viene massacrata, Charlie si ritrova in possesso dei registri contabili dei traffici illegali di Johnson e diventa così l’obiettivo primario dell’FBI e dei gangster rivali di Miami. Inseguimenti, sparatorie, risse si susseguiranno in un continuo, incessante, frenetico movimento. Swift è un gangster della vecchia scuola, un duro che, pure in situazioni pazzesche, riesce a cavarsela trovando le soluzioni più imprevedibili, un killer spietato che non perdona ma al tempo stesso coerente con i propri principi, rispettoso verso il proprio capo e premuroso verso la propria famiglia. È un delinquente che può piangere così come fare una carneficina sventagliando proiettili con pistole automatiche in entrambe le mani.
La genialità di Victor Gischler ha creato il personaggio incredibile di "criminale per bene" che cattura da subito tutta la simpatia del lettore, anche grazie a uno humor nero strepitoso che accompagna la narrazione dall’inizio alla fine.
Dello stesso autore, sempre grazie a Meridiano Zero, sarà disponibile Anche i poeti uccidono dal 3 aprile. Personalmente non vedo l’ora!

Renato Millioni


www.blackmailmag.com, 4.7.08

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"Imboccai la Florida Tumpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica."
Sentite come suona in originale: "I turned the Chrysler onto the Florida Turnpike with Rollo Kramer’s headless body in the trunk, and all the time I’m thinking I should’ve put some plastic down."
Sembra di ascoltare Jon Spencer con la sua Blues Explosion in forma smagliante. Ma non è il punk blues di Jon Spencer. Cosi scrive Victor Gischler da Baton Rouge, Louisiana. Autore di quattro romanzi, il primo dei quali è proprio La gabbia delle scimmie (Gun Monkeys, uscito negli USA nel 2001), l’ultimo Go-Go Girls of the Apocalypse. Hard boiled di malavita, gente marcia e disgraziata, pistolettate, pugni in faccia, litri di roba da bere (preferibilmente Chivas, altrimenti whisky da quattro soldi per le situazioni d’emergenza) giusto per star su un’altra notte nello schifo del mondo. Se no come fai? Schiacci il grilletto. Schiacci il piede sull’acceleratore. Metti il turbo. Metti un altro caricatore e fai BUM! BUM!! BUM!!! E vaffanculo. Vampate di umorismo dark come nel cinema di Quentin Tarantino o nella serie a fumetti Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon. Cool. Abbastanza cool. E, sì, se ve lo state chiedendo, i debiti sono tanti, a cominciare da quello con gli zii James Crumley per la caratterizzazione dei personaggi ed Elmore Leonard per i dialoghi. Ma cercate di non pensare a questo. Né alla copertina bruttina che al massimo susciterà l’invidia di Andrea Pinketts. Pensate all’estate, e a letture più indicate per un pigro pomeriggio sulla veranda di una splendida villa abusiva a tre metri dalla spiaggia. Roba leggera, veloce, divertente. Insomma, non proprio Alle origini della filosofia contemporanea. Wilhelm Dilthey. Antinomie dell’esperienza, fondazione temporale del mondo umano, epistemologia della connessione.
Una Chrysler, dunque. E la Florida. E un tizio che si chiama Charlie Swift, quarantenne, di professione sicario sul libro paga di Stan, un vecchio gangster di Orlando, la città del Walt Disney World Resort, dell’Universal Studios Escape e di Wesley ’Quanto ti devo?’ Snipes. Clima subtropicale caldo e umido. Justin Timberlake dice di adorarla. Ma Charlie Il Sarto non è Justin e non credo che Madonna si sognerebbe mai di scambiare due chiacchiere con lui. Non con un soggetto poco raccomandabile che si ritrova con un mucchio di guai spalmati su 24 capitoli più un epilogo. BUM! BUM!! BUM!!! A Charlie, i casini piovono addosso come niente: rivali in affari, oppure piedipiatti. I Federali, addirittura. Come se non bastasse quel pezzo grosso di Miami che si è messo in testa di fare le scarpe al suo capo. E pensare che lui, Charlie, ha addirittura una fidanzata (Marcie, neanche lei è esattamente a posto) e si porta sempre dietro una vecchia copia del National Geographic (a ciascuno i suoi feticci).
Bel ritmo. Buona storia di fughe, inseguimenti, cose che vanno puntualmente storte. Metti su Jon Spencer, o in alternativa i Detroit Cobras e hai la colonna sonora giusta. Gischler preferisce gli Abba (Uuuhhh!) e Johnny Cash (adesso ragioniamo), ma chi se ne frega.

J.R.D.


Blow Up, 1.9.08

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Tradotto sette anni dopo la sua pubblicazione iniziale, che gli era valsa una nomination all’Edgar Award come miglior esordio del 2001, La gabbia delle scimmie è uno di quei noir diretti ed essenziali, aspro come un bourbon bevuto tutto d’un colpo, che suscita emozioni brutali come una canzone dei Ramones. È la storia di Charlie Swift, gangster della Florida, che di mestiere uccide la gente e che sa cosa vuol dire far bene il proprio lavoro. Avrete intuito che di morti amazzati nel libro ce ne sono parecchi, specialmente quando Swift si ritrova più o meno l’unico sopravvissuto di uno scontro tra bande rivali e non può fare a meno di risalire alle cause primarie del suo problema. Ritmo incalzante e colpi di scena non mancano, e Gischler sa trascinare alla perfezione il lettore nel crescendo inarrestabile della furia del suo personaggio.
Quello che difetta al libro è forse una costruzione che vada oltre la semplice linearità, causale e cronologica, della vicenda; per questo il paragone con le sceneggiature temporalmente asimmetriche di Tarantino, del quale eredita giusto un certo gusto per il pulp, ci pare fuori luogo; e a dire il vero Gischler non mostra, in questo esordio, la stessa maturità che fu di Palahniuk o di David Peace. Ottimo è invece il tratteggio dei personaggi, e Charlie Swift, con il suo credo nella fedeltà al padrone così teneramente fuori moda, sarebbe degno di figurare in un romanzo di Horace McCoy. Un libro che lascia comunque molte aspettative per il futuro letterario di Gischler; speriamo che la Meridiano zero non ci lasci senza seguito.

Bizarre


Bresciaoggi, 15.5.08

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Victor Gischler e il gangster al servizio del vecchio boss

Un incipit splatter con un cadavere acefalo nel baule di una Chrysler (avete presente il grand guignol grottesco di Voglio la testa di Garcia di Sam Peckinpah?) e un finale sornione, con il ghigno abrasivo e amaro alla Elmore Leonard, in cui la fortuna premia l’astuzia gaglioffa, a riprova che in questo mondo siffatto il crimine qualcosa purtroppo paga. La gabbia delle scimmie è un poliziesco che cita a memoria scene madri e autori canonici, opera di Victor Gischler, scrittore americano che in patria vanta già quattro titoli, ma che da noi è al suo esordio. Un romanzo, il suo, che non si concede il lusso di una descrizione ambientale o di una nota psicologica. L’azione vi scorre copiosa e distillata, la violenza sembra l’unica legge di natura e i personaggi sono "scimmie armate", sicari psicopatici, soldataglia maldestra per la quale uccidere è lavoro ordinario preceduto e intervallato da lunghe ore di ozio fuori campo in cui si gioca a Monopoli.
Charlie Swift, gangster al servizio di un vecchio boss della mala di Orlando, Florida, si ritrova invischiato nel vortice di una lotta di clan per il controllo del territorio. La nuova mafia che viene da Miami ed ha un sistema imprenditoriale molto più moderno e ramificato, vuole imporre i suoi metodi. È una guerra di successione destinata a terminare solo con la mattanza. La banda di Charlie viene massacrata, ma lui si ritrova in mano i registri contabili sul giro degli affari, il cui possesso costituisce una condanna a morte, ma anche una via di salvezza. Ad essere interessati a quelle cifre che scottano sono in molti, compresi gli agenti dell’Fbi, sia quelli che veri che quelli deviati o infiltrati. Inevitabile la lotta senza quartiere nella contemporanea giungla d’asfalto e cemento, in cui il bipolarismo tra bene e male si è frantumato in varie fazioni autonome. Charlie, detto il "Sarto" (perché ha ucciso un uomo con le forbici) è un duro impassibile, un executive del delitto, che pur nella sua spietatezza ha conservato un suo codice d’onore ("Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me"). È rimasto fedele al suo capo, ha un fratello minore da mandare all’università, una mamma che è sempre la mamma e una donna con la quale condividere una possibilità di fuga e di rinascita, lontano sia dall’inferno della pena che dal purgatorio della coscienza. Il paradiso infatti è ai tropici con il malloppo.
Victor Gischler recupera atmosfere e crudezze hard boiled (Spillane più che Chandler) miscelandole con l’ironia guascona di un Tarantino: un buon esercizio di stile con qualche scontatezza.

Nino Dolfo


Buscadero, ottobre 2008
bookshighway.blogspot.com, 2.12.10

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Nelle paludi dove i Mudcrutch si sono formati, poi sciolti e poi ricostruiti, non c’è margine di trattativa. Un ambiente suburbano fatto di locali di infima categoria, (pessimi) rock’n’roll show (Tom Petty, appunto, si è costruito una reputazione laggiù), quartieri anonimi, bar dove la vita si ripete all’infinito. La distanza tra Gainesville e Orlando, Florida dove altre bande (quelle di Victor Gischler) affilano ben altra esperienza si misura in un paio di centinaia di chilometri, ma si tratta pur sempre della stessa, disperata geografia. L’humus ideale in cui Charlie Swift, protagonista della Gabbia delle scimmie, deve far fronte ad un travolgente susseguirsi di inganni, errori e altri misfatti che portano, neanche a dirlo, lui e tutti i disperati come lui a trovarsi dalla parte sbagliata di una pistola. In realtà non è nemmeno facile capire quale sia quella giusta anche se Charlie Swift detto anche il Sarto rimane fedele fino in fondo al suo boss. È il capitano che affonda con la nave e rimane in prima linea fino all’ultimo cadavere, sempre nella speranza che non sia il suo, ma la sua coerenza è unica e, agli occhi di tutti gli altri, anche fuori posto. La trama è spessa e contorta proprio perché tra doppi e tripli giochi, agenti infiltrati e traditori, pasticci e impiastri vari (come ricorda qualcuno: "il marcio è dappertutto") è difficile tenere il conto, ma a tutti gli effetti non è neanche necessario. Già dopo le prime pagine ci si trova invischiati in una lunga teoria di omicidi, sparatorie, torture, tutto il vocabolario più efferato delle gang malavitose e quindi si va giù duro con pistole e fucili sempre caldi e abbondanti, che Victor Gischler descrive e maneggia con cognizione di causa in calibri, manovre e (devastanti) effetti finali. Non si tratta di un elemento secondario perché come ama dire Charlie Swift, se c’è qualcosa di importante sono "i dettagli. Questo distingue i professionisti dai coglioni qualunque. I dettagli". Nella Gabbia delle scimmie è difficile trovarne uno fuori posto, tanto che, più che un romanzo, sembra già un film: frulla fotogrammi di Sam Peckinpah, Martin Scorsese e Quentin Tarantino in un’ipotetica carrellata sulla storia dei gangster movie. Una macchina infernale che stritola anche tutti i cliché e i luoghi comuni delle storie noir e/o hard boiled in una centrifuga che funziona a pura adrenalina.

Marco Denti


cellulosaecelluloide.blogspot.com, 29.9.11, 2.12.10

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Dopo la folgorazione con Black City, sono passata subito a leggere un altro romanzo di Victor Gischler, approfittando degli ultimi sconti dei distributori di libri online.
E anche La gabbia delle scimmie si è rivelato un romanzo divertente, pieno di azione e di violenza, un mix che non mi delude quasi mai, ed è pure stato candidato all’Edgar Award, come bollino di garanzia. Stavolta non ci sono scenari apocalittici, lo scenario che fa da sfondo alle vicende è quello del sottobosco criminale di Orlando, popolato da boss della malavita, scagnozzi che sembrano incarnare i migliori stereotipi del genere, pupe molto sveglie con cui progettare una fuga tropicale.
La gabbia delle scimmie è una stanza sul retro del bar O’Malley, dove gli uomini di Stan giocano a Monopoli, bevono, fumano e gestiscono le varie attività dell’organizzazione; Stan gestisce le attività criminali di Orlando, ed è un vecchio boss ormai sul viale del tramonto. E Charlie Swift, detto il Sarto, è il suo braccio destro, un uomo duro e disincantato, violento quando ci vuole ma dal cuore tenero quando si tratta della famiglia e di Stan.
Il romanzo inizia quando tutto comincia ad andare a rotoli, con una botta iniziale di sangue e violenza nei primi capitoli (che da soli meritano l’acquisto) veramente fantastica; la gabbia delle scimmie è distrutta, Stan è sparito, e gli altri della banda sono morti o scomparsi. Cos’è successo da quando Beggar Johnson, il boss di Miami, ha deciso di mandare in pensione Stan e appropriarsi dei suoi affari?
Charlie deve scoprire cosa è successo alla gabbia delle scimmie e a Stan, cercare di salvarsi la pelle e magari trovare anche il malloppo di cui si parla. Ma deve anche proteggere i suoi affetti, la mamma, il fratello e la sua ragazza, e la sua nuova donna Marcie, tassidermista e artista che sembra fatta apposta per lui.
Gli ingredienti per un bell’hard-boiled ci sono tutti, e Gischler li ha cucinati a puntino, creando un romanzo incalzante che mi ha tenuta appiccicata alle pagine, e dando vita ad un fantastico perdente dedito al crimine ma irresistibilmente simpatico. I personaggi secondari danno vita ad un ritratto del mondo criminale a tratti molto stereotipato, ma con parecchi tocchi di originalità ed una certa tendenza al grottesco; alcune scene non solo mi hanno strappato dei sorrisi, ma vere e proprie risate. Il romanzo rallenta un po’ nella parte centrale, per poi finire in bellezza con un serrarsi progressivo dell’azione, e culminare infine con un bel massacro, pallottole e sangue come se piovessero, ed un lieto fine che però non mi ha completamente convinta – ma questo è un mio limite, il lieto fine mi fa venire l’orticaria nel 90% dei casi.
Victor Gischler si conferma uno degli scrittori più sorprendenti e interessanti in cui mi sia imbattuta negli ultimi tempi, non vedo l’ora di incontrarlo in autunno.
"Non ho fatto molto di cui andare orgoglioso. Me la cavo bene con i pugni e con la pistola, non esattamente il genere di cose che inorgogliscono tua madre, colpiscono una brava ragazza o ti rendono un benefattore della società. Okay, non sono un cittadino modello…ma ho una regola, una sola regola che ho sempre rispettato a qualsiasi costo. Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me."

Claudia


contornidinoir.blogspot.com, 19.2.11

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Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler. Un killer psicopatico e maniaco degli esplosivi come collega. Un "lavoretto" facile e pulito che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, Florida, questa è ordinaria amministrazione. Le cose si complicano quando il suo capo Stan, boss incontrastato della mala locale, si ritrova con le spalle al muro: Beggar Johnson, che da Miami controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. La banda di Stan viene massacrata e Charlie si ritrova unico superstite della mattanza, ma con i registri contabili dell’impero criminale di Johnson fra le mani, diventando così l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata dall’FBI e dalla gang di Miami.
Questo libro viene descritto come miglior esordio dell’anno (2008) e nominato all’Edgar Award.
Victor Gischler ha scritto quattro romanzi, anche se questo è l’unico tradotto in italiano. La storia è molto violenta, tanti morti e sangue, un uomo che si ritrova solo a combattere contro una gang criminale, anche se lui stesso fa già parte di quel mondo spietato. Un noir alla Tarantino, come è stato definito, con dei retroscena in cui le regole della delinquenza sono molto radicate, tanto da trasformare i rapporti in amicizia, e per le amicizie, talvolta, si da anche la vita. Un personaggio che inizialmente sembra secondario, alla fine condurrà il gioco di sangue, con dei vinti e dei vincitori. Ma a quale prezzo?
Romanzo molto cruento, a tratti divertente, ma scritto veramente bene.

Cecilia Lavopa


corpifreddi.blogspot.com, 7.10.10

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"…Non ho fatto molto di cui andare orgoglioso. Me la cavo bene con i pugni e con la pistola, non esattamente il genere di cose che inorgogliscono tua madre, colpiscono una brava ragazza o ti rendono un benefattore della società. Okay, non sono un cittadino modello…ma ho una regola, una sola regola che ho sempre rispettato a qualsiasi costo. Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me…"

Quando il noir si fonde con il pulp, quando si sta leggendo un romanzo ma potrebbe anche essere un fumetto allora avete tra le mani La gabbia delle scimmie di Victor Gischler edito da Meridiano zero.
Nel bagagliaio dell’auto di Charlie Swift c’è un cadavere decapitato. Colpa di quel buono a nulla di Blade Sanchez che come al solito non riesce a combinarne una giusta! Il cadavere a Charlie serviva intero e ora dovrà inventarsi qualcosa per risolvere il problema. Ancora ignora che quello non sarà l’unico inconveniente della giornata…
Charlie Swift o Charlie il Sarto (soprannome che ha guadagnato dopo aver ucciso un uiomo con delle fornì bici) lavora per Stan, boss della malavita di Orlando. Un bel giorno Stan sparisce, la sua squadra viene fatta fuori e lui si ritrova braccato dagli uomini di Beggar Johnson, un boss di Miami che sta piano piano allargando il suo giro in tutto lo Stato.

"Chiamai Stan al numero di casa. Ventuno squilli. Nessuna risposta.
Telefonai a Bob Tate. Tre squilli. Segreteria telefonica… riagganciai.
Provai con Benny. Quindici squilli. Nessuna risposta.
Dove cazzo erano tutti?
"

Pur commettendo crimini a volte orribili Swift è un personaggio simpatico, ombroso ma umano che fa vivere al lettore situazioni drammatiche ma allo stesso tempo elettrizzanti e paradossali. Tra sparatorie, rapimenti, animali impagliati e sangue a volontà, lo seguiremo, sfogliando avidamente le pagine del libro, nella sua corsa sfrenata con unico scopo quello di salvare la pelle e magari ritrovare il suo capo.
Stravagante noir che si legge alla velocità della luce.
Victor Gischler è un narratore di talento. Leggere il suo romanzo è stato divertimento allo stato puro. Merito sicuramente di una trama dall’intreccio ritmato, priva di fronzoli o inutili arzigogoli. Merito della sua scrittura tagliente, di un ritmo veloce, dialoghi spassosi, atmosfere che ricordano quelle cupe e tenebrose di Sin City di Miller o personaggi che sembrano usciti direttamente da un film di Tarantino. Quando leggi libri di questo calibro e arrivi alla fine vorresti ricominciare da capo e rivivere l’avventura dall’inizio. La cosa più difficile è stata riporlo sul comodino la sera e addormentarmi perché a ogni pagina sembrava di stare sulle montagne russe, dove trattieni il fiato, chiudi gli occhi, ma la scarica di adrenalina è talmente forte che vuoi subito ripartire.

Marianna De Rossi


D, Repubblica delle Donne, 3.5.08

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Si direbbe un riuscito incrocio tra la saga dei Sopranos e e il meglio del cinema di Quentin Tarantino, il poliziesco irresistibilmente comico e mozzafiato con cui l’americano Victor Gischler, già autore in patria di quattro romanzi, fa il suo esordio in Italia. Gun Monkeys (La gabbia delle scimmie nella bella traduzione italiana), a parafrasare i gun men, uomini armati delle loro brave pistole, ma maldestri come scimmie. Criminali da strapazzo che si aggirano sulle superstrade della Florida con cadaveri dalla testa mozzata nel portabagagli, e tra un omicidio e l’altro passano il tempo giocando infinite improbabili partite a Monopoli.
"I personaggi del libro se la cavano a meraviglia con le armi da fuoco e i cazzotti, ma sono rozzi e sgraziati," spiega Gischler. "Scimmie armate (Gun monkeys) mi è sembrato che rendesse l’idea."

Avrà sicuramente pensato di farne un film.
"Sì, e al momento c’è una bella sceneggiatura del romanzo scritta da Lee Goldberg che circola per Hollywood…"

Ha pensato anche a un regista?
"Robert Rodriguez o Tarantino. Adoro il buon cinema pulp. Ma alla fine mi basterebbe che venisse fuori un buon film."

Colonna sonora?
"Direi un mix eclettico-delirante: Warren Zevon, Johnny Cash, Jethro Tull… e un po’ di Frank Sinatra, per cambiare il ritmo."

È la musica che ascoltava scrivendo il romanzo?
"Sì, ma ascoltavo anche Rod Stewart, Ben Folds, Neil Diamond e gli Abba… Lo so, non è molto hard-boiled ascoltare gli Abba, ma a me piacciono. So che è difficile crederci, ma per lo più io scrivo guardando il golf in tivù. È uno sport che puoi seguire distrattamente, un’occhiata di tanto in tanto, e se sei fortunato becchi anche un bel tiro di Tiger Woods."

Nella nota biografica dice che dorme sette minuti a notte… sul serio?
"È un po’ esagerato, ma è vero che bevo litri di caffè nero e resto sveglio fino a tardi… Ultimamente sono sempre stanchissimo. Forse avrei bisogno di dormire un po’ di più."

Tiziana Lo Porto


www.dooyoo.it, 11.10.11

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La gabbia delle scimmie (Gun Monkeys) è il primo romanzo noir di Victor Gischler, un autore brillante e geniale di cui consiglio senz’altro la lettura se vi piace il pulp americano. Si divora in pochissimo tempo e se amate il genere sicuramente apprezzerete! La storia è la classica noir americana: un condimento di violenza che però violenza non appare affatto, sparatorie, sesso, alcol e crudeltà, con intercalate frasi d’effetto che fanno ben capire la genialità dell’autore. Charlie è un esponente della Gabbia delle scimmie, un clan retto dal mafioso Stan, che impera e regna da anni ad Orlando. Un giorno però, il vecchio Stan, viene soppiantato da un boss più giovane che fa strage dei suoi uomini. Charlie rimane clamorosamente illeso, e comincia la sua corsa verso i colpevoli, lasciando mille tracce dietro di sé, che però porteranno a una nuova rinascita.
Affiancato dai superstiti e da una favolosa e cruda donna di cui si innamorerà, Charlie riesce a far luce al mistero, trascinandosi in una vorticosa vicenda che incalza veloce fino alla fine. Gischler non dà spazio a sentimenti negativi, è un autore senza precedenti e leggere questo romanzo incolla gli occhi e non dà tempo al lettore di riflettere. Bellissimo, stupendo se amate il genere!
Conclusione: Ottimo noir americano


il Gazzettino, 26.6.08

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Meritano una segnalazione le ultime recenti uscite della padovana Meridiano Zero. Si tratta di due opere prime. Cominciamo da La gabbia delle scimmie di Victor Gischler, nella traduzione giustamente senza fronzoli di Carlo Prosperi e Marina Rotondo. È uno sparatutto, un videogioco con il cattivo-buono e tutto il resto nulla, ossia la tradizionale guerra tra cosche per il controllo del territorio. Siamo a cavallo tra Miami e Orlando, ma Disneyword è lontanissima e le orde di turisti per Cape Canaveral anche. Qui c’è soprattutto piombo & sangue, una lunga scia che segue Charlie Swift, gangster con madre e fratello a carico, un duro tenerone che tenta di salvare il suo boss finito nel mirino di altri pistoleri e altri boss. Un buon esordio, sempre in bilico tra pulp e azione, che ha già meritato una nomination all’Edgar Award.

Alberto Beggiolini


Film TV, 18.6.08

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Scimmie con la pistola

Segnatevi il nome: Victor Gischler. È uno scrittore hard boiled molto quotato negli Stati Uniti e il cui esordio La gabbia delle scimmie (in originale Gun Monkeys) è appena stato pubblcato da Meridiano Zero. Racconta di Charlie Swift, un gangster di Chicago vecchio stampo, di quelli che non si tirano indietro se c’è da scaraventare qualcuno nella valle di lacrime, senza però sparare così, tanto per fare. Per Charlie, quella del rapinatore è un’occupazione tutto sommato dignitosa. Per il suo prossimo colpo si è scelto però il socio sbagliato, un killer psicopatico, e tutto va in vacca. A questo aggiungete che un boss della mafia di Miami gli dà la caccia per via di qualche vecchio libro contabile, pieno di segreti che farebbero la gioia del Bureau, e avrete lo scenario.
Il talento c’è tutto, la durezza di scrittura regala qualche pagina divertente, solo lo humour nero rischia qualche volta il grottesco, e lo splatter fa pensare più a Sin City versione Rodriguez che a Mickey Spillane o Richard Stark.
Comunque, ideale per spiaggia & ombrellone.

Mauro Gervasini


forum.tgmonline.it, 25.1.11

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«Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler. Un killer psicopatico e maniaco degli esplosivi come collega. Un "lavoretto" facile e pulito che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, Florida, questa è ordinaria amministrazione.
Le cose si complicano quando il suo capo Stan, boss incontrastato della mala locale, si ritrova con le spalle al muro: Beggar Johnson, che da Miami controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio…
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…seppur con tutti i limiti del romanzo di "questo" genere La gabbia delle scimmie si fa leggere che è un piacere!
Ci troviamo ad Orlando al fianco di Charlie svelto di pistola, ma anche di cervello… con la fissa della fedeltà e dell’onore ad oltranza, anche quando proprio non converrebbe… Non proprio il classico esempio da seguire ma non si poteva chiedere di più per un Killer della Mafia.
Charlie, vi assicuro vi piacerà!
Le sue vicissitudini si seguono in apnea. Un colpo di pistola appresso all’altro.
L’autore prova a rendercelo pure più simpatico, oltre che per il suo humor nero, caratterizandolo con un fracco di manie, tipo: conta sempre il numero degli squilli prima della risposta quando telefona (manco fosse un oroscopo) e tipo non può stare senza chiamare ognidove la mamma per dirle dov’è e come sta…
Charlie è così, prendere o lasciare.
Sospendere la credulità… o godersi lo spettacolo!
Nessun approfondimento, nessun doppio piano di lettura, tzè, qui è azione pura senza soste… e una buona dose di sano umorismo cinico. Non c’è trucco non c’è inganno siori e siore è noir dalla prima all’ultima pagina.
Ripeto: avrà tutti i limiti di un noir di settore, ma pure tutto l’armamentario che uno si aspetta!! Scene epiche, sparatorie, inseguimenti, banconote che volano fuori da buste di cartone, malloppi segreti, FBI, "spietatezza varia"(!!) (cioè prima ti sparo ad una rotula poi sto lì a vederti piangere e disperare mentre finisco di preparare e inizio a mangiare uova e bacon ).
("Pensi di essere veloce Mister? Non abbastanza per…" Tup!).
Grande!
Grande e divertente, senza troppe pippe mentali, senza misteri o spie da sgamare… liscio e nero (taaaaaaanto tanto nero, così tanto che ho perso il conto dei cadaveri a metà lettura) proprio come ci si aspetta dall’acquisto di un romanzo del genere.
Ottimo consiglio di GoDs ( amichetto di letture )
Lo consiglia pure Zio Lansdale, ve lo consiglio anche io!

Sava73


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it, 28.7.11

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La gabbia delle scimmie, un noir avvincente con delle venature pulp.
La gabbia delle scimmie di Victor Gischler (Meridiano Zero, 2008) è un romanzo noir dalle tinte forti, con un protagonista che, malgrado tutto (malgrado la facilità con cui preme il grilletto) è un personaggio in qualche misura "etico".
Charlie Swift, braccio esecutivo di Stan, un mafioso vecchio stampo, che domina i traffici loschi a Orlando (Florida), è fedele e accorto nell’esecuzione dei compiti "speciali" che Stan gli affida, salvo quando è affiancato da un "secondo" incapace di controllarsi e troppo esuberante come appare nella scena di esordio. In quiete, sta assieme ad altri, nel retro d’un locale di cui è proprietario il suo capo: luogo che viene denominato la "gabbia delle scimmie" (da cui il titolo italiano, mentre quello originale, un po’ diverso, fa Gun Monkeys).
Beggar Johnson, capo della mala di Miami, ha deciso di mettere le mani sul territorio gestito da Stan, estromettendo quest’ultimo.
A sorpresa, comincia una vera e propria guerra che sgomina e disperde quasi per intero la squadra di supporto di Stan, che scompare: non si sa se sia vivo o morto. Solo che, nel corso di un’azione precedente, comandata dallo stesso Stan, Charlie era venuto in possesso – come nella migliore tradizione del genere – di alcuni registri che contengono preziosissime informazioni utili o per ricattare o per incastrare Beggar Johnson.
Da qui, si scatena una vera e propria guerra tra gli agenti federali, di cui alcuni – corrotti – fanno il doppio gioco (se non il triplo gioco). Charlie viene a trovarsi esattamente nel centro del ciclone, preso dagli obblighi di fedeltà nei confronti di Stan e dal desiderio di preservare i preziosi registi.
La trama è complessa e avvincente, con delle coloriture pulp, come è nello stile di Victor Gischler e che rimanda ala cinematografia di Tarantino.
Charlie che sa usare la testa, ma anche le armi da fuoco, si lascia dietro una vera e propria carambola di morti (tra cattivi e pseudo-buoni che fanno il doppio gioco). Ma non è un vilain che s’inimica la simpatia dei lettori: anzi, il contrario, perché sicuramente riesce a conquistarsela: quello che fa – per quanto così sanguinario – lo fa per una giusta causa. Ma anche perchè é inflessibilmente fedele al suo datore di lavoro Stan e, infine, perché vuole salvarsi la pelle e, in fondo, sogna di una vita migliore e di un possibile riscatto.
Si legge tutto di un fiato, perché l’azione è incalzante e l’intreccio complesso è incredibilmente ben costruito.

Maurizio Crispi


http://www.kultvirtualpress.com/, 14.7.08

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Faccia a faccia con i morti ammazzati. Esordio travolgente per intensità e tensione al massimo. Victor Gischler, al suo primo romanzo, costruisce una trama imbevuta nell’amianto fuso, nel gelo liquido e in stracci intrecciati a sostante sconvolgenti. Il thriller La gabbia delle scimmie è un’opera pensata per quanti amano le corse folli dentro le agitazioni dei film, nelle avventure infarinate e servite con ausilio di pistole, e ancora di dollari.
Un "bravo" gangster di Orlando, Usa, – Charlie Swift – deve portare a compimento un assassinio di routine. Ma le cose presto diverranno molto più difficili. Infatti, il suo capo è costretto a vedersela con un altro boss che vuole mangiargli quanto lui da tempo controlla; e il capo non ci sta. Dunque, Charlie è chiamato a fare tanto di più. Anche se per buona parte delle cose non è aggiornato. Il gangster però esegue, e bene. Allo stesso tempo diventa invece l’unico superstite di un’operazione impeccabile di telemisurazione fisica portata a termine dai nemici. Swift, perciò, deve salvarsi. Perché è rincorso, e non solamente per essere catturato, sia dall’FBI che dalla banda avversaria; dove l’FBI non fa un lavoro utile alla giustizia, ma è coinvolta perché chiaramente corrotta. E Charlie ha anche incontrato Marcie, che diventa praticamente la sua ragazza, e pure lei, che fa l’impagliatrice d’animali, deve darsi da fare per tenersi lontana dal grandissimo casino. Il gangster protegge lei come cerca di difendere il fratello, che vorrebbe diventare pure lui parte della nota e inarrestabile Gabbia delle scimmie.
Violenta e piccole dosi d’humor, anche certamente humor noir. L’intreccio è perfetto. In tantissimi momenti, per di più, la penna di questo Gischler riesce a fare un’operazione da cinema, riuscendo quindi a costruire delle scene descrittive facilmente vivibili al pari di film.
Gli amanti del genere potranno dire di aver trovato un grande autore, uno scrittore in grado di mettere sulle pagine una storia avvincente e una scrittura avvolgente, dialoghi perfetti e sensazioni riproducibili nel corpo dei lettori. Non serve sostituire a un film questo romanzo, perché questo romanzo senza ombra d’alcun dubbio farà venir voglia di vedere una pellicola. Immagine per immagine non dovrebbe far male. Visto d’altronde che tutta questa violenza, poi, vien sempre il desiderio d’odiarla.

Nunzio Festa


www.laltrapagina.it, 2.12.10

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Torniamo a parlare di Victor Gischler, pubblicando la seconda parte dell’intervista concessa a noi in esclusiva, alla scoperta dello scrittore attraverso le sue opere.
Docente universitario e scrittore. Ora sei anche sceneggiatore di fumetti: come ti è capitata questa occasione?
Il mio agente rappresenta altri sceneggiatori di fumetti, alcuni molto noti (come Greg Rucka), così gli ho chiesto di mettermi in contatto con le persone giuste. C’è voluto un po’ per partire ma alla fine le cose sono andate per il meglio e ho cominciato a scrivere sceneggiature per la Marvel. Al punto che è diventato davvero molto divertente.
Hai trovato difficoltà nel passare dall’attività di scrittore a quella di sceneggiatore? Quali sono i principali problemi che hai riscontrato?
Nessun tipo di difficoltà. Amo le storie, qualsiasi sia la forma in cui vengono raccontate. È importante conoscere le nuove regole, i nuovi tempi e ritmi, ma quel che conta davvero è l’abilità nel saper raccontare una buona storia.
Ti piace scrivere fumetti?
Sì.
Tra gli altri hai lavorato su Punisher, un personaggio che sembra perfetto per far parte dei tuoi romanzi e delle tue storie. Ti è piaciuto scrivere di lui? Come ti sei trovato?
Sì, mi è piaciuto molto e se la Marvel mi avesse chiesto di scrivere altre storie per il Punisher lo avrei fatto senza battere ciglio. C’è una meravigliosa semplicità nel Punisher. Il Punisher individua un ragazzo cattivo. Il Punisher uccide un ragazzo cattivo. Al momento sono molto impegnato con gli X-Men, ma in futuro magari avrò altre opportunità per scrivere nuove storie per il Punisher.
Sempre nel campo del fumetto: quale è il tuo personaggio preferito? E su quale, se potessi scegliere, vorresti lavorare?
Deadpool è il mio preferito. Lui è troppo divertente e mi fa impazzire quel suo modo assurdo di interagire con la cultura pop. Non so se riuscirò a scrivere altre storie per Deadpool in futuro ma spero proprio di sì. Sono stato molto fortunato perché mi sono divertito con tutti i personaggi della Marvel per cui ho scritto.
Ti piacerebbe vedere i tuoi romanzi trasformati a fumetti oppure credi che sia meglio lasciarli solo al mondo delle parole?
Sono aperto alle possibilità.
Quale è il tuo prossimo progetto? Ci anticipi qualcosa?
Sto scrivendo la sceneggiatura del mio romanzo Go-Go Girls of the Apocalypse. Ho ancora una marea di lavoro da fare sugli X-Men per la Marvel.
Come hai trovato il pubblico italiano? Quando tornerai a trovarlo?
Ho una grande voglia di tornare ma non so ancora se e quando. L’Italia mi ha accolto benissimo e mi sono sentito a casa. E sono soddisfattissimo del mio editore italiano Meridiano zero, direi che mi calza a pennello. Un pugno di grandi professionisti che lavora duro per far arrivare le mie storie ai lettori. Sono molto grato ai ragazzi. Sto per pubblicare anche un romanzo di genere diverso (Go-Go Girls of the Apocalypse, di cui parlavo prima) per un altro editore italiano: Newton & Compton, ma non credo che sia ancora pronto per la pubblicazione. Ma sono molto felice che abbiano pensato di prendere i diritti di un paio dei miei libri per pubblicarli in Italia.
Vuoi lanciare un messaggio per i tuoi lettori italiani?
Il messaggio è semplice: grazie infinite. Ho ricevuto grande entusiasmo e energia dai miei lettori italiani, e la mia gratitudine è davvero molto sincera.

Durante il periodo intercorso tra l’aver realizzato l’intervista ed averne pubblicato questa seconda parte, abbiamo avuto conferma che Gischler tornerà in Italia a settembre del prossimo anno; i suoi fans avranno quindi modo di incontrarlo in quelle che speriamo saranno una serie di tappe nelle principali città dello stivale.
Dopo aver già parlato de Anche i poeti uccidono passiamo a questo altro romanzo di Gischler. Doppia versione, tascabile e non, per il volume che Meridiano zero ci propone. Un noir d’azione dove la penna dello scrittore scivola sulle pagine con una magia che distingue la sua narrazione sempre molto fluida e veloce, tanto coinvolgente da lasciarci rimanere incollati al volume fino all’ultima pagina.
La gabbia delle scimmie è una storia di malavita, ma anche di lealtà e tradimenti, di onore e di regole non scritte che vanno ben oltre i sentimenti. È voglia di normalità, famiglia, amicizia, rispetto. Charlie è uno dei più importanti membri della banda di Stan, gruppo che domina Orlando, Florida, terra ghiotta di occasioni per i malavitosi di fuori. Il retro di un bar è la gabbia delle scimmie, il luogo di ritrovo della banda. Dopo un lavoretto riuscito male per colpa di un collega troppo poco controllabile, Stan chiama Charlie per un’emergenza: un capoclan di una città non lontana vuole incontrarli. È l’inizio della fine. Quasi tutto il gruppo della gabbia delle scimmie viene ucciso e Charlie dovrà fuggire sia dall’FBI che da questi nuovi nemici cercando tracce del proprio capo con l’aiuto di poche persone ancora fedeli e con un debito d’onore. A proteggerlo dei registri contabili che riportano tutti i loschi affari del gruppo invasore.
Come sempre Gischler ci incanta, ci incolla alle pagine del libro senza darci tempo e modo di tenere un minimo di distacco dettando un ritmo rapido alla lettura che sembra frutto della sua bravura, della sua tecnica ma anche dell’esperienza. Proprio come per Anche i poeti uccidono anche questo racconto si presta per Hollywood e fa senz’altro piacere scoprire che ci siano concrete possibilità per vedere il progetto cinematografico andare in porto.
Se nell’altro suo romanzo le figure femminili erano un contorno, qui quella sensazione di congrega di soli uomini si perde un po’ grazie alla figura di una donna che è parte attiva e diretta del racconto e che con le sue gesta detterà un determinato svolgimento alla trama, influenzando il destino di più personaggi.
Gischler, come sempre, si mostra un autore attento e piacevolissimo da leggere, facendo trepidare i lettori per l’uscita delle sue prossime opere.

I fumetti di Gischler
Poliedrico e dalle inesauribili capacità, l’autore di Baton Rouge ci porta anche nel mondo del noir a fumetti scomodando tra l’altro nomi non da poco. Oltre a diversi episodi degli X-Men sotto la sua penna scendono in campo The Punisher e Deadpool. Nel primo caso possiamo gustarci una storia tra le paludi della Louisiana, che Victor ben conosce, una storia di adrenalina dove Frank Castle dovrà dare la caccia a degli assassini facendo ben attenzione a non diventare lui stesso preda, mentre nel secondo ci ritroviamo catapultati in Deadpool, uno dei più divertenti e dissacranti personaggi del mondo Marvel, che dovrà recuperare la propria testa arrivata dall’universo parallelo di Marvel Zombi, una realtà differente in cui un virus ha trasformato buona parte dei personaggi in veri e propri morti viventi.

a cura di Gianfranco Broun


www.lankelot.eu, 1.7.08

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Uno scrittore eccezionalmente insonne (naturalmente formidabile la responsabilità della caffeina, stando alle boutade di Random House), un passato da docente di scrittura creativa, sintetizza il suo amore per la letteratura nera ("Crime writers like Elmore Leonard and Carl Hiaasen certainly are a big influence"), la Florida ("What do I find attractive about Florida? Water. Also, warm weather, which translates into girls in skimpy beach outfits") e il cinema di Quentin Tarantino – è chiaro: almeno Le iene e Pulp Fiction – dando vita a un romanzo che sembra l’evoluzione di un bel canovaccio per un film. Un film dal montaggio frenetico, dal ritmo furibondo e dal grilletto facile – tanto facile che un po’ si sorride.
Un film parlato (e) sparato, con una colonna sonora capace di rivelarsi, al momento giusto, satirica e diegetica, come da lezione Reservoir Dogs.
La gabbia delle scimmie, originariamente edito nel 2001, viene finalmente pubblicato in Italia per merito della Meridiano zero di Marco Vicentini nell’estate del 2008: romanzo dialogico, estraneo a descrizioni superiori alle quattro righe – il caffè ammazza i tempi morti, ti costringe a scattare e a precipitare la trama: Gischler lo sa bene – è la rocambolesca storia di un assassino braccato.
Tutto ha inizio con un cadavere decapitato nel bagagliaio. Al tuo fianco, un killer di professione, nome di battaglia Blade – conquistato sul campo. Un balordo. Proverà a fregarti per intascare la compensa, riuscirai a liberartene con l’aiuto dell’ex donna del primo morto, Marcie. Magari dopo spari al suo orso polare impagliato in garage, e lei ci rimane male. Succede. Lei li impaglia pensando di farne opere d’arte, per dare loro l’espressione dei padroni. Sembra che funzioni.
Stan è il capo della tua banda. Controlla le scommesse, il contrabbando, la droga. Tutto quello che è sporco, nel territorio, è suo. La gabbia delle scimmie è là dove va a prendere i suoi ragazzi per mandarli in missione. Ma i tempi di Stan stanno per finire, c’è sempre qualcuno più furbo e più cattivo di te. Il problema è che il nuovo padrone intende fare piazza pulita di tutta la cricca. Non ci voleva, pensa Charlie.
Siamo ad Orlando, Florida. Com’è Orlando? "Una città che non si sviluppa in altezza ma a macchia d’olio, cresce alla rinfusa in tutte le direzioni fagocitando sobborghi come Altamonte e Longwood e zone un tempo rurali come Sanford, Oveido, persino Bithlo. Tutta la Florida centrale, da Disneyworld alla Space Coast, è un dannato groviglio di tangenziali, centri commerciali, complessi residenziali fatti con lo stampino. E hotel, hotel, hotel".
Punto. Allora meglio farcela raccontare in un romanzo o intravederla in un film.
La gabbia delle scimmie ha una scrittura piana, semplicissima e molto fedele allo slang e agli stilemi del parlato; Gischler ha catturato la lingua del popolo e ha saputo convertirla in quella della mala. Va da sé che qui si sta giocando a parlare la lingua di tutti, ma con quel controllo e quell’artificio ben mascherato che nascondono l’intelligenza di un autore promettente; una volta in grado di mescolare alcolici e via dicendo al caffè, alternando a dovere droghe leggere, Gischler saprà sprofondare nell’abisso delle intenzioni, dei rimorsi e delle paure dei suoi personaggi: spareranno non senza condividere con noi superbi e lisergici monologhi interiori. Intanto, in attesa di apprezzare le traduzioni dei libri scritti dopo il 2001 – Vonnegut è nominato come influenza importante: valuteremo – e curiosi di scoprire se la riduzione della caffeina ha implicato un rallentamento in questa sua incredibile giostra, prendiamo atto della sua capacità di rappresentare la violenza, senza nessun filtro morale o etico e altra valenza che non sia ludica e letteraria, e attendiamo con fiducia la traduzione più naturale: quella in pellicola.
Ogni tanto i letterati hanno bisogno di qualcosa di ozioso. Diciamo che qui troveranno tutta la freschezza del sangue dei banditi di certi fumetti d’antan: qualcosa – nella fulmineità, nella sregolatezza, nel sangue freddo – ricorderà cupe figure antagoniste; altro farà venire una voglia incredibile di ascoltare Al Pacino parlare nella sua lingua di paisà, magari in Donnie Brasco. Per dire.
Pubblicato nella collana Meridianonero, sua 75esima uscita, è pienamente fedele al dna di questa pionieristica avventura editoriale padovana: pensata per cultori del genere, aficionado e non solo, continua a guadagnare qualche lettore debole o occasionale alla causa della letteratura. A me va benissimo così: non appenderò un poster di Gischler in camera, non scriverò mai niente del genere, ma so già a chi regalare questo libro. E a chi parlarne.

Gianfranco Franchi


www.lettera.com, 19.6.08

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Charlie Swift deve far sparire una persona e per un veterano del suo calibro dovrebbe essere ordinaria amministrazione. Però si dimentica qualcosa, o forse è troppo tempo che fa lo stesso lavoro e la storia comincia a prendere una piega imprevedibile e piena di incognite: le armi si accendono e non si spengono più.

Killer a ripetizione: il noir secondo Victor Gischler
"Ero abituato a lavorare con una certa professionalità, io. Forse per questo preferivo lavorare da solo. O forse era perché non mi piaceva la gente."

Victor Gischler frulla fotogrammi di Sam Peckinpah, Martin Scorsese e Quentin Tarantino in un’ipotetica carrellata sulla storia dei gangster movie. Il ritmo non risparmia nessuno, inchioda il lettore alle pagine dall’inizio alla fine. Una macchina infernale che stritola anche tutti i cliché e i luoghi comuni delle storie noir e/o hard boiled in una centrifuga che funziona a pura adrenalina. Univoco in questo senso perché il ritmo forsennato della Gabbia delle scimmie non concede lo spazio per altre considerazioni, nemmeno per rifiniture di stile o deviazioni di percorso.
Anche dal punto di vista del territorio, Orlando, Florida e dintorni, non c’è margine di trattativa. Un ambiente suburbano fatto di locali di infima categoria, (pessimi) rock’n’roll show, quartieri anonimi, bar dove la vita si ripete all’infinito. Una geografia disperata nella quale Charlie e tutti gli altri disperati che prima o poi si trovano dalla parte sbagliata di una pistola. In realtà non è nemmeno facile capire quale sia quella giusta. Charlie Swift o il Sarto rimane fedele fino in fondo al suo boss: è il capitano che affonda con la nave e rimane in prima linea fino all’ultimo cadavere, sempre nella speranza che non sia il suo, ma la sua coerenza è unica e, agli occhi di tutti gli altri, anche fuori posto.
La trama è spessa e contorta proprio perché tra doppi e tripli giochi, agenti infiltrati e traditori, pasticci e impiastri vari (come ricorda qualcuno: "il marcio è dappertutto") è difficile tenere il conto, ma a tutti gli effetti non è neanche necessario. Già dopo le prime pagine ci si trova invischiati in una lunga teoria di omicidi, sparatorie, torture, tutto il vocabolario più efferato delle gang malavitose e quindi si va giù duro con pistole e fucili sempre caldi e abbondanti, che Victor Gischler descrive e maneggia con cognizione di causa di calibri, manovre e (devastanti) effetti finali. Non si tratta di un elemento secondario perché come ama dire Charlie Swift, se c’è qualcosa di importante sono "i dettagli. Questo distingue i professionisti dai coglioni qualunque. I dettagli". Nella Gabbia delle scimmie è difficile trovarne uno fuori posto, tanto che, più che un romanzo, sembra già un film.

Marco Denti


lideablog.wordpress.com, 9.9.09

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Con questo romanzo, nel 2002, Victor Gischler è riuscito a giungere in finale nella sezione opera prima dell’Edgad Award, prestigioso premio letterario riservato alla narrativa gialla, conquistandosi i favori prima della critica e poi del pubblico, consacrandolo tra gli autori emergenti americani di uno strano genere ibrido, capace di mescolare in un’unica soluzione il thriller, il pulp e la commedia, aprendo, cioè, quella strada poi percorsa con successo da Josh Bazell con Vedi di non morire. Charlie Swift, il protagonista del libro, è un noto killer di Orlando, Florida. Come ormai avviene da diversi anni sta svolgendo il suo "onesto", quotidiano lavoro, quando la notizia dello sterminio dell’intera sua congrega di criminali lo raggiunge come un montante al mento. Che fare? In primo luogo sarebbe cosa buona e giusta cercare di restare vivi, cosa non facile se sei in possesso di una certa valigetta, vera causa degli assassinii dei tuoi degni compari. La trama si dipana attraverso infiniti scorrazzamenti su e giù per la Florida, ammazzamenti vari, personaggi a volte bizzarri e a volte molto, molto pericolosi. La lettura è veloce e piacevole, grazie anche all’esperienza fumettistica di Gischler – ha scritto un albo di Punisher MAX – la tensione non cala mai e le scene scorrono sotto i nostri occhi come tavole a colori (o in bianco e nero, come preferite). Dello stesso autore negli USA sono già usciti altri quattro romanzi: Pistol Poets, Suicide Squeeze, Shotgun Opera e Go Go Girls of the Apocalypse. Sono ancora tutti inediti in Italia. Speriamo che la Meridiano Zero sani la ferita.
Questo pezzo è stato scritto per essere pubblicato su di un magazine all’interno del quale tengo una rubrica mensile di critica letteraria e, in modo particolare, di pulp, thriller, hard boiled e compagnia. È con piacere, quindi, che vi annuncio l’uscita a Novembre di un nuovo/vecchio romanzo di Victor Gischler, Pistol Poets, sempre per la mitica Meridiano Zero – che ringraziamo commossi – e con la traduzione di Luca Conti. Ogni tanto qualche buona notizia, cazzo!


liberidiscrivere.splinder.com, 20.1.10

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Ciao Victor e benvenuto su Liberidiscrivere. Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di te. Chi è Victor Gischler?
Sono un tontolone, uno sciocco ragazzo che ha voluto fare della scrittura il suo mestiere per vivere. Nessuno però mi aveva detto che la scrittura è un lavoro davvero duro. Oh bene, passiamo alle cose serie. Amo la buona birra, il buon vino e le belle ragazze. Mia moglie dice che non c’è nessun problema con la birra e il vino.

Victor da Baton Rouge, Louisiana. Raccontaci qualcosa della tua città.
In Lousiana fanno un cibo così buono. Hanno messo il burro praticamente in tutto! Ho preso 30 punds da quando vivo a Baton Rouge.

Raccontaci qualcosa del tuo esordio. La tua strada per la pubblicazione.
Il mio primo romanzo si intitola Gun Monkeys ed è stato pubblicato da un editore molto cool, ma molto piccolo chiamato UglyTown. Una nomination agli Edgar Award ha salvato il romanzo dall’ oscurità e poi un editore più grande mi ha preso per i romanzi futuri. L’ editoria è un settore che non potrò mai comprendere appieno. Sembra molto che tutto dipenda dalla fortuna. I miei meravigliosi editori italiani mi trattano molto meglio rispetto al mio editore americano. Sono molto gratificanti. Per il futuro mi limiterò a continuare a scrivere i libri migliori che posso e a tenere le dita incrociate.

Scrivi a tempo pieno, adesso? Ci sono lavori che hai tenuto in passato?
Ho insegnato presso l’Università e in alcuni college, ma appena ho potuto sono tornato alla scrittura a tempo pieno. Oltre ai romanzi, scrivo anche per la Marvel Comics ed è molto divertente.

Raccontaci qualcosa circa il suo romanzo d’esordio Gun Monkeys, pubblicato in Italia da Meridiano zero e intitolato La gabbia delle scimmie.
È un romanzo nella tradizione hard-boiled. Volevo scrivere qualcosa di "duro" ed è così che è nato Gun Monkeys. Ho agito molto liberamente, non preoccupandomi di offendere qualcuno. Ho pensato che tanto non sarebbe mai stato pubblicato e che nessuno l’avrebbe visto comunque, perché quindi preoccuparsi. Charlie Swift è una delle scimmie, una Stan’s Gun. È un assassino, un uomo senza paura, fedele al suo capo, all’amore per la sua ragazza Marcie. Sì. Un vero uomo del Rinascimento. (ride) Completa il tutto una serie di descrizioni iperrealistiche di violenza sanguinaria e con un linguaggio molto crudo. Fughe adrenaliniche, personaggi esilaranti, risate.

Ti piace Crank con Jason Statham?
Divertente. Sì, mi è piaciuto. Mi piace perché è piuttosto irriverente e non si scusa. Urrà per Crank.

Punk blues o rock n roll come colonna sonora?
Per che cosa? Gun Monkeys? Avrebbe dovuto essere un mix – Waren Zevon, Frank Sinatra e Johnny Cash!

Raccontaci qualcosa di Go-Go Girls of the Apocalypse. L’uso del linguaggio, l’atmosfera, tutto è veloce e diretto.
Sì. Volevo cercare per questo romanzo di camminare su una corda tesa tra azione vera e propria, avventura e satira. Ho preso amorevolmente in giro altri romanzi post-apocalittici che sono venuti prima. Ho sempre desiderato scrivere queste cose e sono quindi molto sorpreso quando gli editori in realtà vogliono pubblicarle.

Raccontaci qualcosa di Shotgun Opera.
Il protagonista è in corsa per la sua vita con un assassino sulle sue tracce. L’idea era di descrivere cosa succede nella testa di un tizio che uccide per vivere quando decide di andare in pensione Che cosa potrebbe fargli venir voglia di andare in pensione? E poi che cosa potrebbe farlo uscire di nuovo dal pensionamento.

Suicide Squeeze è il terzo romanzo, il più divertente, pieno di strani personaggi, un gangster giapponese ossessionato con l’America, una squadra di ninja letali, una ragazza chiamata Tyranny Jones, un ex agente della NSA. Un inseguimento continuo tutto per una figurina da baseball firmata nel 1954 sia da Joe DiMaggio che da Marilyn Monroe. Raccontaci qualcosa di più.
L’ "eroe" si fa per dire di questo romanzo è una sorta di perdente. Ho voluto creare tutta una sorta di strani personaggi che vanno contro di lui da ogni direzione. Che cosa farebbe un ragazzo "normale" in queste circostanze? Tutto è nato da questo.

Pistol Poets è un nuovo tipo di romanzo poliziesco, con un gusto anarchico che mescola la criminalità e il mondo accademico, il più nero dei tuoi libri. Puoi dirci qualcosa al riguardo?
Come accademico di recupero, ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere un libro che fosse una specie di Elmore Leonard che incontra Kingsly Amis. Il risultato è stato Pistol Poets. Ho un amore/odio per il mondo accademico. Lo amo, perché l’università è un luogo di libero pensiero e di creatività e di idee… ma lo odio per la pretenziosità e tutto quel darsi grande autoimportanza.

Vampire a Go-Go è un racconto di vampiri, zombie, streghe, Ti piacciono i film horror vecchi? Erano un’ influenza?
Io amo il vecchio film horror Hammer.

Hai letto un sacco di John Macdonald. Ti ha influenzato?
Macdonald era un grande della letteratura poliziesca, e da giovane ho letto tanto di lui e in questo senso sicuramente mi ha influenzato.Ma penso che i miei personaggi ora sono molto diversi dai suoi. Scrivi una sorta di neo noir senza bravi ragazzi. Perché hai scelto questo genere di fiction?
Io in realtà non l’ho scelto… Appena ho iniziato a scrivere è venuto fuori così, naturalmente.

Cosa stai leggendo in questo momento?
Sto leggendo un romanzo basato sul videogioco The Elder Scrolls e sono molto curioso. Io e mia moglie amiamo giocare a questo gioco, quindi voglio vedere come si traduce in una fiction.

Sei insegnare di scrittura creativa? Cos’è il talento per te? Più duro lavoro o solo un dono?
Ho insegnato scrittura creativa e lo farò ancora, se qualcuno mi farà l’offerta giusta. Non credo che si possa insegnare il talento, ma lo si può riconoscere in uno studente e alimentarlo.

Che cosa è per te la libertà?
Essere in grado di rimanere a casa e lavorare tranquillo nel mio studio. Vivere la vita come mi piace senza che qualcuno mi dica cosa fare "per il mio bene".

C’è qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?
Gun Monkeys è opzionato e Lee Goldberg ha scritto la sceneggiatura. Abbiamo un regista e adesso una grande star di Hollywood (shhh segreto…) sta cercando di decidere se prendere il ruolo di protagonista. Go-Go Girls of the Apocalypse è anche opzionato, e stanno lavorando su un progetto di due script. Abbiamo anche un affare in sospeso per The Deputy, il mio romanzo poliziesco che uscirà in aprile 2010. Dita incrociate. Sono molto fiducioso.

Scrivi racconti o solo romanzi?
Se qualcuno mi chiede una storia breve, provo a scriverla.

A quali progetti stai lavorando ora?
Una sceneggiatura per un film di zombie. Inoltre, molti fumetti per la Marvel. Comincerò un nuovo romanzo il mese prossimo.

Descrivimi una tua tipica giornata passata a scrivere.Hai delle abitudini di scrittura particolari?
Non c’è un giorno tipico. È sempre caos. MY LIFE IS CHAOS!

Ti piaciono i gialli scandinavi ?
Si, sono sempre aperto ai suggerimenti.

Chandler o Hammett?
Chandler.

Eventuali consigli per gli aspiranti scrittori?
Leggere leggere leggere leggere leggere.


libri.forumcommunity.net, 16.10.10

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Trama:
Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler. Un killer psicopatico e maniaco degli esplosivi come collega. Un "lavoretto" facile e pulito che deflagra in un’escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, Florida, questa è ordinaria amministrazione. Le cose si complicano quando il suo capo Stan, boss incontrastato della mala locale, si ritrova con le spalle al muro: Beggar Johnson, che da Miami controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. La banda di Stan viene massacrata e Charlie si ritrova unico superstite della mattanza, ma con i registri contabili dell’impero criminale di Johnson fra le mani, diventando così l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata dall’FBI e dalla gang di Miami.

Recensione:
Chiudere questo libro ha voluto dire anche esalare un "wow" in contemporanea.
Intendiamoci, non è sempre costantemente allo stesso livello, talvolta si ripete nella ricerca effettistica delle situazioni più efferate e violente, ma sono effetti trascurabili alla luce di una incredibile e pirotecnica sequenza di inarrestabili invenzioni, tutte volte a descrivere una realtà universalmente nota come quella del mondo dei gangster, con l’aggiunta della modernità a degno corollario.
Gischler taglia il burro delle convenzioni per fonderlo e spalmarlo con la marmellata delle sapide e coinvolgenti realizzazioni della sua ineffabile creatività hard boiled: un intenso progetto di ipercinetica violenza e humour nerissimo, di action estremo e serafica filosofia criminale.
Quando si fanno "approdare gli occhi" su un prodotto come il summenzionato, vale più leggerlo che commentarlo, poiché è nel turbinio delle parole che si riscontra e rafforza il proprio amore per il thriller, nel baluginio delle pistole e nel sibilare delle pallottole trova consolata ospitalità l’orgoglio del sostenitore d’un troppo vituperato genere, nella descrizione del cinismo screziato di cupidigia e della risoluzione radicale e sanguinosa di un intoppo l’effetto catartico della propria visione esistenziale.
L’edizione Meridiano zero capitatami è di elevata leggibilità, in un formato da tascabile elegante e funzionale, e con periodi sapientemente separati per non "perdere il segno".

Hit Man


LoveandBooks, 14.10.11

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Victor Gischler è stato una vera scoperta. Black City mi ha conquistata, ma La gabbia delle scimmie mi è piaciuto ancora di più! Primo romanzo dell’autore, che reputo uno dei più brillanti che conosco in fatto di noir, ma vincente e perfetto! Non si può chiedere di più. Se non conoscete l’autore ve lo consiglio, vi innamorerete della sua scrittura e della sua fantasia.
Charlie Swift, il protagonista, lavora per la gabbia delle scimmie, il clan del mafioso Stan, che detiene il potere da anni sulla città di Orlando. Charlie è un gangster al suo servizio, totalmente devoto al vecchio Stan. Non ne ha mai sbagliato una e in materia sa il fatto suo. Un giorno però la banda di Stan viene incredibilmente sterminata e lo stesso Stan scompare dalla circolazione. Beggar Johnson, il boss della mala vita di Miami, si è occupato della faccenda, con lo scopo di appropriarsi anche di tutta quella fetta che circonda la città di Orlando.
Ma Charlie non ci sta, eh no. Il vecchio Stan starà anche perdendo colpi ma rimane un leader. Così, da solo, si mette alla ricerca dei colpevoli, facendo tabula rasa di tutto quel che trova al suo passaggio. Charlie ha infatti recuperato dei preziosi registri fiscali del clan di Johnson, che lo inchioderebbero per sempre. Ha così inizio una spietata caccia all’uomo: dal clan di Stan a quello di Beggar, dalla polizia locale all’FBI, il tutto condito da azione, violenza, humor nero e frasi scandite e d’effetto.
Una vicenda che tiene il lettore incollato alle pagine, fino all’ultima, in cui gli eventi scorrono veloci e ricordano una pellicola cinematografica riuscitissima. Il libro sarà infatti presto un film per Hollywood. E quale scelta più azzeccata?
Semplicemente magnifico.


www.mangialibri.com

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Charlie Swift è un gangster, uno di quelli tosti. Occhi da pazzo, pistola con il colpo in canna pronta a fare boom, sigaretta penzolante a lato della bocca… si direbbe che l’unica cosa che manca al ritratto è un bicchiere di whisky di qualità mediocre che brucia in gola come fuoco e un piede che schiaccia l’acceleratore come fosse una pallina anti stress. Che cosa significa essere Charlie Swift? Vuol dire essere in guai seri. Quando il suo boss si ritrova con le spalle al muro perché il capo dei capi di tutta la criminalità di Miami si vuole appropriare anche della sua zona, lui resta l’unico sopravvissuto di una carneficina senza precedenti. La sfortuna/fortuna vuole che i registri segreti sui quali sono appuntati i contatti dei malavitosi più pericolosi di tutto lo Stato siano proprio nelle sue mani. E allora via, al volante della sua Chrysler, a tutta velocità cercando di salvarsi la pelle…
Ne La gabbia delle scimmie (mai titolo fu più azzeccato considerata la follia generale che impregna le pagine) gli inseguimenti sono rocamboleschi e ai limiti del paradossale, i personaggi sono grezzi e tagliati con l’accetta, senza fronzoli e dal cuore duro. Per Victor Gischler, che con questo primo romanzo si cuccò una nomination per l’Edgar Award, fu un esordio hard-boiled di ottima fattura, il primo di una serie di quattro romanzi il cui ultimo Go-Go Girls of the Apocalypse ha avuto un ottimo successo in America. Frenesia è la parola chiave, sia nella trama che nello stile: sincopato, concitato, febbrile, non c’è un momento di pace! Il lettore non ha tempo di soffermarsi a ragionare, a riflettere, ogni paragrafo è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Se volessimo tirare fuori un paragone cinematografico penseremmo automaticamente a Quentin Tarantino e se pescassimo nel panorama thriller-splatter-black humor-hard boiled spunterebbero Mickey Spillane e Raymond Chandler. Lo stesso autore, in una recente intervista, associa al suo romanzo una colonna sonora di tutto rispetto: Warren Zevon, Johnny Cash, Jethro Tull e Frank Sinatra. Ottima scelta! La trama è già stata già sceneggiata da Lee Goldberg (scrittore ed autore televisivo) ed è, a quanto sembra, pronta per essere trasposta cinematograficamente. Se ne vedranno delle belle…

Carlotta Vissani


il manifesto, 10.7.08

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L’uscita di scena del killer che giocava a Monopoli

Leggendo La gabbia delle scimmie, noir di Victor Gischler (accasato come James Lee Burke in Louisiana) recentemente pubblicato da Meridiano Zero, il pensiero corre ad un piccolo gioiello del cinema americano: Chi ucciderà Charley Varrick? diretto da Don Siegel e uscito sugli schermi nel 1973. Non per particolari similitudini della storia ma per il ribaltamento del finale che scardina il meccanismo altrimenti consueto del genere.
Nel film di Siegel un rapinatore qualunque svaligia una banca di provincia solo per scoprire che si tratta di una delle basi di riciclaggio del denaro della mafia ritrovandosi in questo modo alle calcagna tanto i poliziotti quanto killer prezzolati. È noto il fatto che di un noir non si deve mai svelare il finale, ma nel caso de La gabbia delle scimmie il finale opera un vero e proprio tradimento del meccanismo narrativo che preside il noir.
Nel romanzo di Gischler un placido (se così può essere definito un killer) caposquadra dei tirapiedi di Stan, boss della mala di Orlando, Florida, preferisce stare nel bar che fa da sede alla squadra giocando a Monopoli piuttosto che andare ad eseguire i lavori commissionatigli, per quanto metta in essi tutto il proprio impegno ed una bravura certo non trascurabile. Il problema è che i boss di Miami vogliono scippare al boss di Orlando il suo giro d’affari ed organizzano un bel cambio della guardia eliminando tutte le sue forze in campo. Unico baluardo contro di loro si erge Charlie Swift, questo il nome del killer protagonista del romanzo. Non solo perché, abbastanza casualmente, si ritrova tra le mani una valigia con i documenti contabili del boss di Miami, assai appetiti sia da questo che dalle forze dell’Fbi, ma soprattutto per un inedito senso di lealtà che gli impedisce di abbandonare il vecchio capo anche quando capisce che egli non è più in grado di reggere il gioco. Proprio come il Charley Varrick interpretato da un superbo Walter Matthau, Charlie Swift non perde la testa ed organizza in maniera geniale non solo la vendetta contro chi ha tradito la «famiglia», ma anche una magistrale uscita di scena che gli permetta non solo di levarsi dai guai, ma di guadagnarci pure.
In questo modo, sia per il romanzo di Gischler, sia per il film di Siegel è mantenuto il mood del noir assieme al lieto fine. E questo accade grazie alla proposizione di un protagonista "cattivo" ma «simpatico», abile ed a suo modo sostenitore di principi che non appartengono agli altri malviventi ma neppure alle forze dell’ordine che pure dovrebbero rappresentarli. Grazie alla sotterranea (ma non troppo) vena d’humour con cui l’autore ed il regista riescono a stemperare anche i momenti più drammatici. Che, per altro, non mancano nel romanzo, ed anzi riesce quasi incredibile che La gabbia delle scimmie sia "solo" il romanzo d’esordio di Victor Gischler visto come l’oliatissima narrazione viaggia sicura ed avvincente sempre con l’occhio ai meccanismi hollywoodiani.
È dunque da vedersi in maniera estremamente positiva il fatto che una casa editrice come Meridiano zero, attenta alle novità del panorama noir e dintorni, abbia deciso di acquisire i diritti di traduzione per questo autore, che potremo anche incontrare a dicembre durante la prossima edizione del Courmayeur Noir In Festival.

Francesco Mazzetta


meridianozer0.blogspot.com, 6.11.089

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Taccuino di un lettore seriale.

"Victor Gischler non si accontenta di spingere al massimo la scrittura, la porta a danzare sull’orlo dell’abisso. Leggerlo è un divertimento selvaggio."

Joe R. Lansdale

Per quanto riguarda Victor Gischler credo bastino le parole di Joe R. Lansdale. Con una presentazione così potremmo già andarcene tutti a casa. Quello che posso dire di utile è che Gischler è il maestro della new wave del noir americano, un autore che con La gabbia delle scimmie (Gun Monkeys in originale) è andato dritto in finale all’Edgar Award per il miglior esordio dell’anno nel 2002. Se dovessi provare a descrivere cosa c’è nel suo libro farei fatica ma posso dire che se prendete Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Sam Peckimpah, Frank Miller, Joe R. Lansdale ed Elmore Leonard e centrifugate il tutto otterrete qualcosa che si avvicina alla sua scrittura.

Matteo Strukul


Milanonera, luglio 2008

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Scrivendo questo libro non può non avere pensato al cinema… Infatti so che c’è già una sceneggiatura pronta. Ce ne vuole parlare?
Lo sceneggiatore è Lee Goldberg, un veterano di Hollywood che ha lavorato in molti spettacoli televisivi, compreso il famoso "Detective Monk". Io lo conosco di persona e so che ha una gran passione per le belle storie. Mi piacerebbe raccontarvi del regista che vogliono per il film, ma siccome non è stato firmato ancora niente, non voglio contribuire a spargere voci non confermate. La sceneggiatura cambia qualcosa rispetto al libro, ma il risultato è maledettamente buono! Spero che il film riesca bene e magari che attiri un po’ d’interesse anche sugli altri romanzi.

Gli echi di Tarantino sono forti nel suo libro. Concorda? Conosce i B-movies poliziotteschi italiani cui Quentin si ispira?
C’è un film di Kubrick, The Killing (Rapina a mano armata, 1956), che so ha ispirato Tarantino, e mi è piaciuto molto. Non sapevo dei film italiani, ma adesso voglio assolutamente vederli. Per piacere fatemi sapere quali sono e li vado subito a noleggiare.
Io sono un grande fan di Tarantino, ma lui è solo uno dei tanti che mi hanno influenzato. Mi piacerebbe poterlo incontrare e magari discutere di lavoro davanti a un bicchiere di birra. Tutto quello che fa è stupendo, e io adoro in particolare i film Kill Bill. Mi ricordo quando cercavo di trovare un agente, dopo aver scritto La gabbia delle scimmie, e uno mi ha risposto dicendo che il romanzo assomigliava troppo a quello che fa Tarantino.
Io ho pensato, ma come diavolo si fa ad assomigliare "troppo" a Tarantino? È come dire che sei "troppo" bravo…

Il suo romanzo è ambientato in Florida. Finalmente noi Eurorei non l’assoceremo più soltanto a CSI Miami… Quanto si presta per un noir spietato quello stato assolato?
Ho studiato all’Università della Florida, a Orlando, e così ho ambientato lì il romanzo semplicemente perchè conoscevo il posto. Inoltre tanti, troppi romanzi si svolgono nella più seducente Florida del Sud (Miami, le isole Keys, ecc.), ma non avevo mai sentito che ce ne fosse uno ambientato a Orlando che è proprio nel centro dello stato. Mi è sembrata un’ottima idea.

Chi sono i suoi modelli letterari?
Raymond Chandler, Kurt Vonnegut, William Faulkner, Mike Resnick, Jim Thompson, il mio amico Scott Phillips, Christopher Moore, Elmore Leonard e Hemingway.

Lei ha insegnato per anni scrittura creativa. Onestamente: per diventare scrittori servono davvero questi corsi?
Molto spesso gli scrittori veri hanno bisogno di un veterano per affinare il loro talento. Anche Tiger Woods ha un allenatore per mettere a punto i suoi leggendari cambi di swing.
C’è qualcuno che non diventerà mai uno scrittore, qualcuno che non avrà mai bisogno di un consiglio, ma resta ancora un sacco di gente tra i due estremi…

a cura di Paolo Roversi


Mucchio Selvaggio, giugno 2008

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Orlando, Florida. Semplicemente mozzafiato le prime pagine: Charlie Swift è un sicario al soldo dell’anziano capoclan Stan. Nel corso di un ’lavoro’ apparentemente senza rischi, elimina un complice pur di fornire un cadavere al temutissimo committente dell’omicidio. In questo modo si espone alle ire di due boss: il proprio, perché gli ha eliminato un uomo; il committente, perché gli ha consegnato il corpo di un altro. Di entrambi, comunque, perché li sta ingannando.
È il prologo di una serie di rovesci, in qualche modo addolciti dalla conoscenza di una donna, l’ex-moglie di un balordo che Charlie stesso ha tolto di mezzo. I goodfellas di Gischler vivono da padroni del mondo nel loro piccolo regno, da O’Malley. Il retro del locale, dove dettano legge, è detto "la gabbia delle scimmie ". Stan-il-grande-capo ordina, loro eseguono. È facile vivere così. Charlie sta in mezzo, è una specie di sotto-capo. Scommesse, ricettazione, prostituzione, e se qualcuno sgarra, kaputt. L’omicidio è all’ordine del giorno. Ma è in arrivo un uragano che sta per spazzare via quel mondo e Charlie colleziona un inaudito numero di omicidi per tentare di fermare la valanga di fango che gli sta cadendo addosso.
I riferimenti che vengono in mente sono svariati: Jim Thompson, Joe R. Lansdale, Elmore Leonard, David Goodis. Gli elementi salienti nella scrittura di Gischler, valsi all’autore la nomination all’Edgard Award, sono la sfrontatezza diretta e senza fronzoli nel rivolgersi al lettore, la violenza naturalistica e necessaria, la capacità di tenere a bada l’elemento del suspense, senza rinunciare a una dose di humour cinico e nero. Se l’esordio di Gischler mantenesse per tutte le sue 250 pagine la stessa cifra delle prime trenta, sarebbe semplicemente mostruoso. Ma nonostante ciò fatalmente non sia possibile, il romanzo è riuscito e merita tanto di cappello, per la tensione che non cala mai, per l’esemplare cattiveria e la geometrica precisione.

Gianluca Veltri


Mucchio Selvaggio, febbraio 2009

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Courmayeur, Noir Festival, tardo pomeriggio invernale. Il festival si sta chiudendo, l’atmosfera è un po’ decadente. Sala di cortesia di un grosso albergo del centro, probabilmente il più lussuoso del paese, di certo il più imponente. La neve imbianca il paesaggio fuori dalle finestre, una suadente melodia jazz riscalda lo spazio interno, enorme e mezzo vuoto.

In un contesto del genere, per di più abbinato a un festival sul "noir", ti aspetteresti di incontrare da un momento all’altro una femme fatale, pronta a sedurti e ucciderti con lo sguardo. O al massimo un Jack Torrance, pronto a piantarti un’accetta tra le scapole. Invece, seduto in uno dei divani della sala, c’è Victor Gischler. Viso paffutello, sorriso un po’ alla Prodi, cordialità americana, niente accette e tantomeno magnetismi da femme fatale, Gischler è a Courmayeur per presentare La gabbia delle scimmie, il romanzo d’esordio di una carriera letteraria che oggi conta già diversi altri titoli, il primo pubblicato in Italia da Meridiano Zero. Se il valore di un libro è direttamente proporzionale alla rapidità con cui lo leggi, La gabbia delle scimmie è da podio olimpico: lo apri, ti immergi nella storia di Charlie Swift, sgherro della criminalità di Orlando che si ritrova incastrato in uno scontro tra gang e agenti FBI deviati, e arrivi alla fine senza quasi neanche accorgertene. Se poi il valore di un libro dipendesse anche dal numero di omicidi al suo interno, beh, allora La gabbia delle scimmie sarebbe da medaglia d’oro. Già solo l’incipit è emblematico: "Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica". Sangue e black humour a go-go, insomma. Uno stile che non poteva non piacere a Joe Lansdale. Ed è proprio da una citazione di Lansdale che decolla la nostra chiacchierata montana.

Secondo Lansdale tu "prendi a calci in culo il concetto di andare al massimo e lo metti a danzare sull’orlo dell’abisso". Qualunque cosa significhi, sembra un complimento. E di certo è un complimento un’altra sua considerazione: "Leggerlo è un divertimento selvaggio". Cosa pensi di un simile giudizio?
Cosa penso? Wow! Io sono contento che i lettori si appassionino ai miei libri, ma quando sono i tuoi stessi colleghi ad esprimere commenti così gentili non c’è paragone. Gente che sa quanto sia difficile sedersi e creare qualcosa. Poi se il collega in questione è addirittura un mito come Lansdale…

Lo conosci di persona?
No, forse ci siamo incontrati e stretti la mano una volta. E abbiamo fatto un po’ di corrispondenza. Ma niente di più. In effetti, lui è sempre stato molto gentile quando ha parlato di me.

Tu sei stato paragonato a molti altri mostri sacri della letteratura noir, da Mickey Spillane a Raymond Chandler, da James Crumley ad Elmore Leonard. Ti riconosci in questi paragoni? Sono corretti?
Voglio che siano corretti! Sono tutti maestri. James Crumley è mancato da poco ed è stata una perdita gigantesca per la crime story. In quanto all’influenza, di certo tutti i nomi che hai citato ne hanno esercitata nel mio modo di scrivere. Però ci sono anche altri autori – che non appartengono a questo genere letterario – che mi hanno insegnato molto. Da Kurt Vonnegut ho imparato a giocare con la satira, per esempio. Mentre Carl Hiaasen mi ha mostrato come si possa essere divertenti e bizzarri allo stesso tempo.

Le tue letture sono dunque molto varie?
Prediligo il noir, ma cerco di spaziare il più possibile. Anche dal punto di vista della scrittura sto provando a esplorare altri generi. Nel mio ultimo romanzo, Go-Go Girls Of The Apocalypse (ancora inedito in Italia, NdR), ci sono addirittura degli zombi. Ma non è un semplice horror, non fa paura. Immagina un Cormac McCarthy sotto anfetamine. Con atmosfere simili a quelle di Bubba Ho-Tep: sia il libro di Lansdale che il film.

A proposito di film, La gabbia delle scimmie mi sembra praticamente già scritto per finire sul grande schermo. Dobbiamo aspettarcelo, prima o poi?
In effetti c’è già una sceneggiatura pronta, scritta da Lee Goldberg. In Italia forse non lo conoscete, ma in America è molto popolare come autore di serie tv (IMDB segnala, tra le altre, Baywatch, Diagnosis Murder, Martial Law, A Nero Wolfe Mystery, NdR). C’è già anche il regista, un giapponese dallo stile molto personale chiamato Ryuhei Kitamura (elogiato su queste pagine, un mesetto fa, per un’altra operetta piuttosto sanguinolenta, l’adattamento del racconto di Clive Barker Macelleria mobile di mezzanotte, NdR). Adesso mancano solo i finanziamenti per iniziare le riprese.

Chi ti piacerebbe come attore protagonista?
L’attore perfetto esiste, ma è troppo vecchio. Quando ho scritto il libro, ho immaginato il personaggio di Charlie Swift sulla falsariga di Tom Reagan, il gangster interpretato da Gabriel Byrne ne Il crocevia della morte dei fratelli Coen. Solo che quello era un film del 1990. Bisognerà trovare qualcun altro.

Hai contribuito alla sceneggiatura o hai lasciato fare a Goldberg?
Mi sono fatto da parte. La prima volta che ho incontrato Goldberg gli ho dato le chiavi e gli ho detto: "Io non saprei cosa tagliare e cosa cambiare, fai tutto tu". Avrei potuto lavorare sull’adattamento di un romanzo di qualsiasi autore, ma non su un mio libro.

Hai scritto già qualcosa per il cinema?
Sì, ho appena finito un copione tratto da un mio racconto. So già cosa stai pensando: "Ma come, mi hai appena detto che non sei in grado di lavorare a un adattamento da un tuo libro!" In effetti non riesco con i romanzi, in cui devi per forza sacrificare qualcosa, eliminare dei capitoli o dei personaggi. Con i racconti è diverso, più divertente: lì devi aggiungere per forza qualcosa. Comunque vedremo: si chiama Silent Harvest, è una commedia dark ed è stata opzionata da un produttore di New York.

Nel tuo curriculum figura anche l’insegnamento in corsi di scrittura creativa per studenti universitari. Quanto hanno influenzato il tuo modo di scrivere? Insegnando hai anche imparato qualcosa?
Nei corsi di scrittura creativa tu ti occupi di alcuni aspetti fondamentali della scrittura. Alcune regole base. La cosa divertente è che passavo il tempo a ripetere agli allievi "Devi fare questo, questo e quest’altro". Poi mi fermavo e pensavo: "Aspetta un attimo, io non ho mai fatto queste cose nella mia vita! Anzi, ho sempre cercato di aggirarle queste regole!". Credo che l’importante non sia tanto applicare determinate regole, quanto conoscerle. Solo dopo averle imparate potrai decidere se infrangerle o no. Adesso comunque io e mia moglie ci siamo trasferiti in Louisiana: dopo aver insegnato scrittura creativa all’Università, ora ho dei corsi di sceneggiatura in un college.

Dal punto di vista delle strutture narrative, La gabbia delle scimmie è il trionfo della linearità. Si passa da A a B a C sempre seguendo la stessa retta, senza mai scartare, saltare, tornare indietro. In una recente intervista hai citato tra i tuoi narratori preferiti Quentin Tarantino, che invece è esattamente agli antipodi rispetto a un racconto lineare. Vuol dire che piacerebbe anche a te provare a giocare un po’ con piani e tempi narrativi?
In realtà, no. Anche perché c’è una grande differenza tra me e Tarantino. Lui può fare certi giochetti, andare avanti e indietro nel tempo, saltare da un piano narrativo all’altro, e riesce comunque a realizzare dei grandi film. Io farei solo un enorme casino. Credo che il mio talento risieda in altri aspetti della scrittura, preferisco non perdere mai di vista il filo del racconto.

Per chiudere, un po’ di musica. Una delle (tante) scene ad alta tensione di La gabbia delle scimmie ha come colonna sonora I Walk The Line di Johnny Cash. Altri artisti da citare dal tuo archivio segreto?
Se qualcuno sbirciasse mai tra i miei dischi mi darebbe del pazzo. Mi piace un po’ di tutto: da Warren Zevon al "rat pack" di Dean Martin e Frank Sinatra, dal country al rock classico dei vecchi Aerosmith. Dipende sempre dall’umore. Poi quando voglio sentirmi dire che sono "cool" cito Johnny Cash. Fin lì va tutto bene. Il problema è quando mi lascio scappare che ogni tanto ascolto gli Abba.

a cura di Luca Castelli


www.noirfest.com, 8.12.08

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La gabbia delle scimmie parte con un ritmo micidiale, necessario, perché, come dice lo stesso Gischler: «l’apertura serve a registrare i toni. I lettori tendono a dare una scorsa alle prime due pagine di un libro prima dell’acquisto. E in base a queste fanno la loro scelta». E le prime pagine di questo libro parlano di Charlie Swift che si ritrova un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler. È solo l’incipit: poi compaiono un killer psicopatico, maniaco degli esplosivi, e Blade Sanchez, collega di Swift, con il quale forma una coppia consumata. Un solo oggetto come portafortuna: un numero del National Geographic. Sembra un "lavoretto" facile e pulito da fare, ma immediata deflagra una escalation di violenza. Per Charlie Swift, gangster di Orlando, Florida, questa è ordinaria amministrazione. Lo chiamano "il sarto", perché una volta ha ucciso un uomo con un paio di forbici. Le cose si complicano quando il suo capo Stan, boss incontrastato della mala locale, si ritrova con le spalle al muro: Beggar Johnson, che da Miami controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. La banda di Stan viene massacrata. Charlie è il solo superstite della mattanza, ma con i registri contabili dell’impero criminale di Johnson fra le mani diventa l’obiettivo di una sfrenata caccia all’uomo scatenata sia dalla gang di Miami sia dall’FBI.
«In Gun Monkeys i personaggi non si accorgono di quello che gli succede. Per loro è letteralmente terrificante. Eppure per il lettore entrare nel loro mondo è davvero divertente. Mi piace mescolare nei miei romanzi l’energia del rock ’n’ roll con il dinamismo parossistico dei fumetti e l’approccio cinematografico. Il mio processo creativo somiglia molto da vicino a una valanga. Le idee cominciano a rotolare, ruzzolare, prendere velocità e a quel punto è troppo tardi per poter pensare di fermarle.»
I personaggi sono essenziali, grezzi, dal cuore duro, ideali per una trasposizione cinematografica, di cui già esiste infatti una sceneggiatura scritta da Lee Goldberg. Un romanzo in viaggio, senza mai fermarsi, lungo la Florida, terra di acqua e sole, che sarebbe come dire belle ragazze in costume da bagno, partendo da Orlando, «una città che non si sviluppa in altezza ma a macchia d’olio, cresce alla rinfusa in tutte le direzioni fagocitando sobborghi come Altamonte e Longwood e zone un tempo rurali come Sanford, Oveido, persino Bithlo. Tutta la Florida centrale, da Disneyworld alla Space Coast, è un dannato groviglio di tangenziali, centri commerciali, complessi residenziali fatti con lo stampino. E hotel, hotel, hotel». Victor Gischler sviluppa uno stile originale: «Fra gli autori che ho amato cito Raymond Chandler, Jim Thompson, Kurt Vonnegut, John D. Macdonald, Elmore Leonard, Carl Hiaasen. Io voglio che i miei lettori, quando finiscono uno dei miei libri, dicano, "wow, era divertente". E poi però possano anche dire "ha centrato un punto strano", e capire, mentre stanno ridendo, che dietro si sta parlando di altro».


nonsolonoir.blogspot.com, 30.11.08

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"Spari. Vetri rotti. Il parabrezza del Suburban sembrava un urlo in braille. Lou rialzò la testa. Impugnava una delle mie automatiche, mirò alto, svuotò un caricatore su una fila di asciugatrici. I poliziotti si sdraiarono a terra."

Orlando, Florida. Charlie "sarto" Swift, è uno degli uomini di punta della banda di Stan, anziano ma incontrastato boss locale. Quando il capo gli chiede di andare allo strip club "toppers" e recuperare, per conto del temibile gangster Beggar Johnson, in visita da Miami, una valigetta in pelle marchiata "AA", il killer affronta la faccenda come un qualunque lavoro di routine: arriva sul posto, si libera delle guardie armate, mette sotto torchio il gestore e, ottenuto ciò che vuole, lo uccide. Quando però, già pronto per tornarsene alla "gabbia delle scimmie", quartier generale della banda, scopre di aver ucciso quattro agenti del dipartimento di polizia, Charlie si rende conto di essere nei guai. D’accordo con Stan, apre allora la valigetta, e scopre di essere entrato in possesso di alcuni libri contabili pieni di dati relativi alle attività illegali di Johnson. Intanto, gli uomini della sua banda vengono sterminati, e il capo scompare. Fedele al vecchio boss, pronto a tutto per ritrovarlo ed impedire che la città di Orlando finisca in mano a qualche gangster venuto da fuori, Swift getta il necessario in una sacca da ginnastica e, tallonato da una serie di agenti FBI decisi a mettere le mani sui registri oltre che da Johnson e scagnozzi, si lancia in una fuga disperata…
Il modello stilistico di La gabbia delle scimmie è chiaramente Miami blues di Charles Willeford e, più in generale, tutto il ciclo delle avventure di Hoke Mosley, ma sono soprattutto le influenze cinematografiche, dall’action-thriller degli anni ’80, al nuovo gangster movie americano, a farsi sentire nel romanzo di Gischler.
L’intreccio è abbastanza ben strutturato e lineare da risultare credibile (resistenza fisica del protagonista a parte, ma questo, si sa, è uno dei tratti distintivi del genere action nel quale La gabbia delle scimmie rientra a pieno titolo), ma il ritmo della narrazione è tanto frenetico da non lasciare spazio alla benché minima domanda: così anche le conseguenze naturali di azioni necessarie stupiscono, spiazzano e sorprendono il lettore.
Lo stile di Gischler, frutto di un lungo, impagabile lavoro di artigianato (l’autore è stato per anni docente di scrittura creativa, e la confidenza, la sicurezza nell’uso delle parole che permeano ogni sua pagina sono degne di un vero veterano della letteratura), è un riuscito mix di moderno minimalismo all’americana e humour nero, escursioni nel macabro, nel grottesco (nel "pulp", per servirsi di una parola tanto inflazionata da suonare vuota e fastidiosa), dialoghi all’insegna della più classica spacconeria neo-noir e metafore, perfette e durissime, usate con senso del tempo e moderazione.

Fabrizio Fulio-Bragoni


nordestcowboy.blogspot.com, 26.8.08

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Prendete un killer professionista e un collega psicopatico con un debole per gli esplosivi. Aggiungete una gang scalcinata di malavitosi che giocano a Monopoli nel retro di una bettola della Florida. Condite il tutto con una caccia all’uomo in cui Mala e FBI cercano a turno di mandare fuori giri una preda che non si lascerà inchiodare tanto facilmente. Otterrete un capolavoro. Victor Gischler – che appartiene alla new wave del noir americano insieme a Duane Swierczynski, Sean Doolittle, Dave Zeltserman e Anthony Neil Smith – padroneggia dialoghi e azione in modo splendido. Un plot dal ritmo incalzante, atmosfere sanguinarie e iniettate di humour, colpi di scena e sequenze mozzafiato conferiscono a La gabbia delle scimmie un sapore inconfondibile. Fra Quentin Tarantino e Sam Peckimpah, fra Elmore Leonard e Joe Lansdale. Un talento mostruoso. Da comprare a scatola chiusa.


www.paradisodegliorchi.com, 13.6.08

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Un amico gay mi fa: ma l’hai visto l’uomo sulla copertina del libro di Gischler? Lo voglio! E me lo sposo. E poi il protagonista de La gabbia delle scimmie Charlie Swift mi sta ancora di più simpatico se penso che ha la sua stessa faccia.
Sulla simpatia di quest’ultimo ci andrei piano: per carità, è uno concreto, uno coi piedi per terra, ma attenzione, se gli salta la mosca sul naso fa sfracelli. A scanso di equivoci: uno dei personaggi più violenti che mi sia capitato d’incontrare (narrativamente ovvio).
Gischler sguazza nell’hard-boiled, nell’ultraviolenza, nel grandguignol più efferato, con un linguaggio ad hoc della serie: cristo-merda-cazzo-joe. Cinematografico quanto si vuole, tarantiniano quanto si vuole, ma necessario. Perché una storia di clan malavitosi non potrebbe sopravvivere all’interno di un’ossatura linguisticamente più strutturata.
Parliamone. Un critico sfizioso recentemente ha adottato un termine per indicare lo stile dei nuovi narratori italiani: ’neostandard’. Potenza delle parole e anche potenza dell’inutilità. ’Neo’ prosupporrebbe una situazione già pre-esistente (ma come diceva il compianto Gassman in un vecchio spot pubbliciatario: "Ah questo lo ignoro"), ’standard’, secondo sempre il critico, per un’omologazione della grammatica riveduta alla base della grammatica del parlato. E si aggiungeva: spesso si scrive come i traduttori rendono le pagine degli scittori stranieri.
Può darsi, ma il linguaggio, come tutte le cose, va contestualizzato.
La gabbia delle scimmie adotta una scansione che va a cecio con le dinamiche della trama: guizzante, mozzafiato, impazzita e che se poi l’indigena letteratura ne fa calchi, beh, non sono affari di Gischler.
Ri-parliamone. Anzi, facciamo degli esempi.
Pag. 34: «Era arrivato nel 1955 con una pistola e due palle d’acciaio inossidabile. La sua voce faceva l’effetto di un carico di sassi in un’asciugatrice.»
Pag. 178: «Ehi, lo sai cosa sono le stigmate? – Un problema di vista.»
Per carità, piccole tracce (anche se ritengo la prosa, in questo preciso contesto, dinamica), ma illuminanti per riaccendere la controversia sulla lentezza e sulla velocità della realtà, ma anche dello stesso linguaggio.
Anni fa a scuola s’insegnava come Verga avesse adottato un nuovo modo di scrivere e avesse inaugurato il verismo: leggendo per caso dei diari di bordo e riflettendo sull’essenzialità di quelle note. Bene: adottiamo lo stesso sistema per confrontarci con le diverse ’improntÈ della narrativa contemporanea. È inutile chiedersi il perché di una ’neostandardizzazionÈ (ce n’è stata un’altra?) dello stile. È solo il risultato di una globalizzazione (lo so, il termine è abusato) del comportamento. E tenendolo a mente lo si storicizza.
Se volete una storia di criminali, di sparatorie, di scazzottate, di sangue, di vendette e di killer psicopatici La gabbia delle scimmie fa per voi: non cercateci l’allure arbasiniana. Sarebbe come cercare del sano antifascismo in Giampaolo Pansa.
Lo so, polemicucce di strada, ma ce l’avevo lì

Alfredo Ronci


Queer, 21.9.08

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Humor alla Tarantino, dialoghi alla Leonard. Primo romanzo in Italia per l’americano Victor Gischler, candidato all’Edgar Award.

Ne La gabbia delle scimmie con Charlie il Sarto non se ne salva uno.
Un gangster d’altri tempi, di quelli con un codice d’onore da rispettare. Con anche una mamma sulle spalle, un fratello minore da mandare all’Università e una donna con cui evadere da una brutta situazione.
Certo, mica un santarello e neanche un pivello dell’ultima ora in quanto a freddezza. Anzi. Ha ucciso un uomo con un paio di forbici e da allora tutti lo chiamano il Sarto. Duro e impassibile, uno prestato al crimine per necessità – di cui poi ha fatto virtù – questo Charlie Swift, protagonista de La gabbia delle scimmie, primo romanzo tradotto in Italia (da Meridiano Zero) del professore di scrittura creativa Victor Gischler, al suo quarto libro in patria statunitense. Il nostro ultimo eroe della mala vive ad Orlando (in Florida) ed è al soldo di Stan, un vecchio boss che la nuova mafia in arrivo da Miami vuole destituire, imponendo un sistema imprenditoriale molto più moderno e spregiudicato. Il titolo del romanzo è ispirato ad un luogo reale della storia: la gabbia delle scimmie è infatti il covo della banda di Stan, il retro del locale di O’Malley, dove i goodfellas si ritrovano a giocare a Monopoli, in attesa degli ordini che il capo Stan impartisce loro.
Già dall’incipit - adrenalinico e anche un po’ splatter – si annusa odor di mattanza. Charlie si ritrova con un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua Chrysler, nel corso di un lavoretto facile andato male. L’incidente di percorso deflagrerà in una spirale di violenza senza fine: l’intera banda di Stan verrà fatta fuori da Beggar Johnson e Charlie si ritroverà unico superstite. Tiene però in consegna i registri contabili dell’impero criminale dell’avversario, diventando così obbiettivo di una caccia all’uomo scatenata dall’Fbi e dalla gang di Miami. Ne segue una guerra di successione sanguinaria fatta di scontri, sparatorie, omicidi a catena, droga, tradimenti e poliziotti corrotti.
Una storia tutta azione e zero pensiero, dialoghi serrati, nessuna descrizione ambientale né cedimento alla passione. Addirittura neanche un po’ di sesso, elemento che nel genere non manca mai, quantomeno per allentare la tensione.
Un plot al cardiopalma e per stomaci pesanti, insomma vicino sia alla costruzione cinematografica alla Tarantino che, in parte, ai classici hard-boiled. Nella scrittura di Gischler si riconoscono infatti tutti i riferimenti del genere: Jim Thompson, Joe R. Lansdale, Elmore Leonard, David Goodis. Ma va attribuita all’autore anche una certa autonomia di stile, tale da avergli meritato la nomination all’Edgar Award. Linguaggio diretto e sfrontato, in grado di mantenere alto il livello necessario di suspense. Con un’aggiunta di umorismo nero e cinismo (alla Tarantino) che sono il sale (e il pepe) della narrazione.
Tra gli amanti del genere c’è chi affermerà di aver trovato in Victor Gischler un autore capace, se non di stupire, comunque di riuscire a creare una narrazione ancora avvincente e mozzafiato, in un campo in cui è stato detto quasi tutto in questo periodo di abuso del poliziesco-noir. Altri, al contrario, saranno pronti a giurare che La gabbia delle scimmie non aggiunge niente di nuovo a quanto scritto finora e che quello di Gischler è un buon esercizio di stile con qualche scontatezza.
Come al solito la verità sta nel mezzo ma, probabilmente, gli uni e gli altri non avranno problemi a convenire sul fatto che trattasi di una scrittura fatta apposta per il cinema, e nessuno di loro salterebbe sulla sedia se La gabbia delle scimmie finisse in qualche studios di Hollywood. Non è detto poi che quel giorno sia così lontano, almeno stando alle dichiarazioni dell’autore secondo cui una sceneggiatura scritta da Lee Goldberg è già in circolazione. D’altra parte, non poteva andare diversamente. Basta dare un’occhiata alla copertina del libro: su quella dell’edizione italiana campeggia la faccia di un uomo dalla mascella quadrata con barba, cerotto e sigaretta tra le labbra, tiene una pistola nella mano destra. Un viso da duro che è tutto un programma. Irresistibile per un genere di cinema che – complice la letteratura – sta conoscendo davvero un periodo fortunato.

Monia Cappuccini


Rolling Stone Magazine, giugno 2008

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Charlie fa bang bang

Si chiama La gabbia delle scimmie ed è un noir ultraviolento ambientato in Florida. Mettete un killer ultraferoce, ma sempre leale, al centro di una battaglia tra vecchia e nuova malavita e il gioco è fatto. Quattro chiacchiere con l’autore, Victor Gischler.
Nell’intervista-monumento con Franois Truffaut, Alfred Hitchcock parlava di MacGuffin, quell’elemento che fa da punto di partenza per la storia e ne rappresenta il fattore scatenante. Lo considerava indispensabile per la riuscita di un plot narrativo. In La gabbia delle scimmie di Victor Gischler, tradotto da Carlo Prosperi e Marina Rotondo per Meridiano zero, il MacGuffin della situazione è una valigetta (ogni riferimento a Pulp Fiction è lecito) di documenti compromettenti, registri contabili che mostrano nero su bianco il riciclo di denaro sporco in una importante e feroce organizzazione criminale. Gischler scrive duecento e passa pagine fitte di azione, corruzione, ammazzamenti più che a sangue freddo, tradimenti e fedeltà, ambientate a Orlando, Florida. Ripropone il classico passaggio, molto traumatico, tra vecchia e nuova malavita. Al centro della vicenda, Charlie Swift, killer di professione, uomo tutto d’un pezzo, con umani cedimenti, legato al suo capo, l’amatissimo Stan. La sua è la classica fuga, uno contro tutti. Finale top secret. Due chiacchiere con Mr. Gischler ci stanno bene.

Nel libro, scritto nel 2001, Orlando appare come un crocevia di merce rubata, taccheggio, riciclo denaro sporco. È ancora così?
Credo che Orlando abbia la sua quota di crimine come ogni altra città, ma in realtà non so niente sulla natura di quel crimine. Il mio racconto del mondo criminale è pura fantasia. Rispetto molto quegli autori che fanno ricerca sul campo, ma io scrivo lasciandomi andare all’ispirazione. Il mio unico scopo è creare una storia buona, anche se vuol dire tirar fuori una storia dal nulla che è quello che faccio abitualmente.

Charlie Swift è purissima sostanza di killer e non c’è alcuna idea di redenzione nella sua storia? Non sei interessato alla questione morale?
Charlie ha il suo codice di comportamento e non gli importa se è in sintonia con quello di altri o no. Pensa di poter risolvere molti problemi schiacciando un grilletto, la qual cosa gli rende quasi impossibile avere problemi morali. Ha semplicemente un punto di vista diverso su cosa è morale rispetto al sentire comune. La lealtà è probabilmente la sua più grande virtù.

Il tuo libro è un noir, ma è anche, a modo suo, una tragedia…
Penso che abbia elementi tipici del noir, ma ha anche un lieto fine che non è così classico in quel tipo di letteratura. Il Noir, come genere, è abbastanza inclassificabile. Se vuoi vedere una bella rissa tra scrittori di mistery durante una convention, chiedi a qualcuno di loro di definire il genere noir.

Charlie ha 40 anni. Mi sono distratto o non c’è in tutto il libro una sua descrizione fisica?
Volevo che fosse giovane abbastanza per essere in grado di affrontare tutte le cose fisicamente impegnative che gli capitano nel libro, ma anche adulto abbastanza per sapere già come vanno le cose del mondo. In effetti, non lo descrivo mai fisicamente. Volevo che i lettori gli dessero la fisionomia che preferivano. Per quanto mi riguarda, mentre scrivevo il libro avevo in mente il Gabriel Byrne in Crocevia della morte dei fratelli Coen.

I tuoi riferimenti letterari?
John D. MacDonald è stata una prima influenza. Poi James Crumley ha scritto libri molto divertenti. Ma la gran parte del mio lavoro ha un forte senso satirico, e in questo senso Kurt Vonnegut è stata una grande influenza. Ma non ci sono solo i libri. Di grande ispirazione sono stati anche i film di Sam Peckinpah, Quentin Tarantino e Sergio Leone.

Charlie è protagonista di altri tuoi romanzi?
Prima o poi potrei anche dare un sequel a La gabbia delle scimmie, ma non mi vedo a scrivere una serie. Non so quanto riuscirei a mantenere interessante un personaggio per diverso tempo.

La gabbia delle scimmie sarebbe un ottimo film. Niente in programma?
C’è un’ottima sceneggiatura già scritta e si sta pensando all’interprete. Spero vada in porto.

a cura di Franco Capacchione


il Salvagente, 3.5.08

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Orlando, Florida. Gennaio 2000. Il quarantenne Charlie Swift "il Sarto" fa il killer, vice del vicecapo; quando serve spara e tira pugni per Stan, vecchio boss della criminalità organizzata cittadina, senza orari o cartellini, senza fare e farsi domande: lotterie e scommesse clandestine, protezione, ricettazione.
Mascella larga, mento squadrato, molte armi al seguito, da undici anni vive in un comodo appartamento da single. La banda delle scimmie armate si trova nel retro di un bar, aspettano giocando a Monopoli. Il papà è morto, la mamma cucina ancora bene, premurosa e dimessa, il giovanissimo fratello ha uno schianto di ragazza e si è stufato di studiare. Scarsi studi, tiratore scelto, forte e veloce, Charlie gira in Buick Skylark, beve Chivas, si mette con la rossa artista di uno che ha ammazzato, Marcie, 34 anni. Il fatto è che l’aitante boss di Miami ha deciso di allargarsi e fa terra bruciata intorno a Stan. Charlie si trova con i registri criminali e non sa bene che farsene, inseguito da tutti, compresa la FBI. La scia di morti si allunga, lui subisce rapine, ricatti, torture e sogna spiagge lontane.
L’insonne docente di scrittura creativa Victor Gischler ha scritto quattro romanzi e questo è il primo (La gabbia delle scimmie, Meridiano zero), carino sanguinoveloce, in prima sullo scanzonato protagonista, buono con buoni, cattivo quasi sempre. Cibo al risparmio. Musica dura, ma anche Johnny Cash e Abba. Niente male, controllare il resto.

Valerio Calzolaio


Senzaunadestinazione, 11.12.08

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"Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica. D’accordo, la carretta era a nolo, ma non mi andava di lasciare in giro trofei per l’inevitabile safari della Scientifica. Ora mi sarebbe toccato staccare il tappetino del bagagliaio, innaffiare il sangue di candeggina e sperare che l’Avis impiegasse un sacco di tempo ad accorgersene. Molto meglio se avessi speso un minuto a stendersi sotto un telo di plastica. Merda."

Questo è già Charlie Swift, protagonista in prima persona, a partire dall’incipit, dell’ultimo romanzo di Victor Gischler, arrivato al Courmayeur Noir in Festival dalla Louisiana, La gabbia delle scimmie (Meridiano Zero). Gangster violento, unico sopravvissuto a una guerra tra bande criminali, obiettivo primario di una caccia all’uomo che si sviluppa con ritmi veloci, tra reazioni estreme e humor nerissimo, Charlie rimane legato fino all’ultimo a una sua morale totalmente scollata dalla civiltà, ma capace di rispondere alle regole di obbedienza di quel mondo parallelo che è la delinquenza.

Qual è il suo concetto di narrativa nera?
Costruisco personaggi che hanno problemi interiori e difficoltà amplificate dall’ambiente esterno. Questo non è esattamente voler fare noir, ma diventa una conseguenza di dati di partenza forti, di questa fusione tra personaggi e ambiente. Sono tutte persone che pensano di fare scelte giuste, e invece si trovano nei guai.

Perché questa scelta di rappresentare sempre soggetti distruttivi?
È una mia perversità, mi diverto. È nato tutto da un libro secondo il quale la cosa importante, nella scrittura, era creare ai protagonisti guai e situazioni difficili. Io alla fine li salvo sempre, e questo mi differenzia dal noir. Anche qui Charlie sembra aver perso tutto, perché la sua gang sparisce e con lei il suo mondo, i suoi punti di riferimento. Lui diventa un cane sciolto allo sbando, ma alla fine trova il modo di venirne fuori.

Ma quindi la sua dimensione della società è di questo genere?
Non è positiva né negativa, è solo il prodotto di quello che succede. Ci sono persone di ogni genere che si comportano nei modi più diversi. Il risultato, per come la vedo io, è che la società non ha un cervello, ma è l’insieme di una pluralità di situazioni e punti di vista.

Qual è il messaggio di fondo che vuole trasmettere al suo lettore?
Nei miei libri i personaggi possono scoprire dei lati della loro personalità che non sapevano di avere. Per esempio l’amicizia o il senso di lealtà, seppure rapportati alle situazioni che vivono. In questo libro parliamo di una parte della società che non rispetta le regole e la legge, eppure anche in Charlie c’è qualcosa di buono: la fedeltà, l’amicizia che sa dimostrare verso chi lo ha aiutato. Lui è il mio eroe del romanzo, anche se è difficile vederlo positivamente. Tuttavia questo serve a creare contraddizioni e a chiedersi da che parte si vuole stare: il lettore è da solo davanti alla pagina e agli accadimenti, non si deve confrontare con nessuno. Può essere sincero con se stesso e arrivare anche ad ammettere il senso di complicità che gli scatena un personaggio così negativo.

Paola Pioppi


Siamoinonda, 3.12.08

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Un cadavere senza testa nel bagagliaio della sua auto e uno psicopatico come collega: per Charlie, gangster in Florida, è solo ordinaria amministrazione. Le cose, però, si complicano quando il suo capo si ritrova con le spalle al muro: chi controlla la criminalità organizzata di quasi tutto lo Stato, ha deciso di impossessarsi anche del suo territorio. La banda di Charlie viene massacrata e lui rimane l’unico superstite. Recupera i registri contabili del suo capo e non si perde d’animo, ma diventa l’obiettivo di una inevitabile caccia all’uomo. Portata avanti sia dall’FBI sia dalla gang che vuole conquistare l’intera Florida.

Paolo Franchini


Stylos, gennaio 2011

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Victor Gischler è uno degli autori più interessanti tra quelli tradotti in Italia di recente, capace di sfornare romanzi in bilico tra generi diversi (dal western urbano alla black comedy, passando per storie incentrate sull’elemento detection), amalgamando gli ingredienti delle sue trame con salse dal gusto pulp. Egli stesso dice di aver sempre amato la narrativa pulp per il suo essere "larger than Iife" (espressione idiomatica anglosassone che indica personaggi e situazioni sopra le righe: eccessivi, debordanti, capaci di azioni drammatiche a profusione). «II pulp è la vita… senza i confini angusti della vita – afferma sornione. – Il pulp è scintillante, chiassoso, un pugno in faccia Il pulp tiene sveglio il lettore e lo induce a fissare il mondo del romanzo con gli occhi bene aperti!».
Quella di "tener sveglio il lettore" sembra essere per Victor Gischler una priorità. I suoi romanzi si muovono con disinvoltura tra misure diverse: si prenda a esempio La gabbia delle scimmie, in bilico tra gangster story e revenge play, due topoi letterari che si innestano su un robusto plot investigativo. Le storie di Victor Gischler s’impongono all’ attenzione del lettore facendo sì che egli "veda" l’azione svolgersi, come se guardasse un film. Una scelta intenzionale, questa che trae origine dal metodo di lavoro dell’autore: «Penso in maniera molto visuale – dice – e quando scrivo una scena la vedo svolgersi davanti ai miei occhi come un piccolo film».
Nella sua più recente uscita italiana, Anche i poeti uccidono, Gischler osa di più rispetto a La gabbia delle scimmie, nella varietà dei personaggi e delle situazioni. Ciò non stupisce pensando che la Gabbia, edito negli Usa nel 2001, era un esordio: la scrittura di Gischler è maturata, e così la sua drammaturgia.
Nella Gabbia la commistione di generi non si rivelava troppo ardita: c’era un personaggio tosto ma leale, cinico ma con un cuore, che usciva dritto dai canoni dell’hard boiled e non mancava di debiti verso gli eroi del milIeriano Sin City (Gischler stesso è sceneggiatore di fumetti, oltre ad essere appassionato di film noir in bianco e nero come La fiamma del peccato e Il grande sonno, che menziona tra i suoi prediletti).
La vicenda prendeva subito una piega deliziosamente pulp – tra teste fatte saltare con l’esplosivo, una procace ex moglie pronta a incassare una fetta della taglia sul marito ucciso, regolamenti di conti tra gangster in lotta per il territorio, agenti federali in caccia e un registro contabile di attività illegali su cui tutti vogliono mettere le mani.
Anche i poeti uccidono è inizialmente meno rutilante, e apre le danze con passi che non sarebbero dispiaciuti al Bret Easton Ellis de Le regole dell’attrazione. Vediamo uno spacciatore intento a rifornire di pillole una studentessa alquanto sexy nonché rossa di capelli (come lo era anche la Marcie della Gabbia: avrà un debole per le chiome fiammeggianti Gischler?). La ragazza finirà morta di lì a poco, dando all’autore il pretesto per inventarsi una raffica di situazioni che coprono tonalità sia comico-grottesche che drammatiche, complice una galleria di personaggi in cui si mescolano due categorie di soggetti: da una parte quelli legati al mondo accademico, studenti o docenti che siano, dall’altra spacciatori e malavitosi vari.
Gischler si diverte a spostare di continuo la linea di confine tra i due mondi, intorbidando le acque e tingendo di grigio la moralità dei personaggi, non esitando a innestare colpi di scena e snodi narrativi su un punto di scaturigine prosaico e banale (si pensi a come, nella Gabbia, l’identificazione del cadavere di Rollo Kramer rappresenta lo spunto per una girandola di situazioni in cui sono presenti violenza, ironia, e perfino un seme di dramma – il voltafaccia di BIade – destinato a crescere in importanza con lo svolgersi della trama). A Gischler, quella di sviluppare il suo discorso narrativo partendo da situazioni talora fruste e prosaiche appare come una sorta di necessità: «Qualche volta, una situazione elementare può prendere nuova vita nelle mani di un abile scrittore. Le idee per la narrazione vengono un po’ per magia, una magia sfuggente. Come fanno gli artisti a vedere il colore, e i musicisti a udire le note?».
Vietar Gischler è un autore il cui lavoro deve molto al cinema e ai fumetti, e che non si rifugia nella specificità del mezzo scritto, ammettendo ogni contaminazione. Certo, c’è chi si chiede se una siffatta concezione della narrativa produca letteratura. Gischler è piuttosto ironico al riguardo: «Quando la gente si chiede se un’opera narrativa sia letteratura o no, si sta chiedendo in realtà: quest’opera dovrebbe esser presa sul serio? lo credo che dovremmo prendere sul serio tutto ciò che troviamo godibile e interessante. La vita è troppo breve per non godere di ciò che leggiamo, per non abbracciare ciò che stimola la nostra mente».

Davide Malesi


www.sugarpulp.it, 12.9.09

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Francamente, e credo di non essere il solo a pensarla così, ritengo che Victor Gischler sia l’autore più interessante dei nuovi scrittori di quella che noi barbabietole insanguinate di Sugarpulp chiamiamo la new wave del noir americano e considerato che "Champion" Joe Lansdale dice grandi cose di Victor, per esempio che prende il concetto di delirio di scrittura per portarlo al massimo fino a farlo danzare sull’orlo dell’abisso – sono parole sue non mie – allora mi sento più tranquillo e in qualche modo autorizzato a spendere parole importanti. Insomma con Joe che certifica i quattro quarti di nobiltà artistica di Gischler, ci sono gli estremi per dire che questo, per chi ama un certo tipo di lettura, quello che va sulle pagine di Sugarpulp, è il nuovo grande autore da prendere a scatola chiusa. Ma perché vi parlo di Gischler? Numero uno perché tenterò di recensire finalmente sulle pagine della nostra Tortuga letteraria il capolavoro di cui non abbiamo ancora parlato, La gabbia delle scimmie, edito da Meridiano zero ancora l’anno scorso. Poi perché di Victor Gischler uscirà a novembre sempre per Meridiano zero Pistol Poets, non conosciamo ancora il titolo dell’edizione italiana ma sappiamo già per certo che la traduzione del romanzo sarà di quel vecchio demonio di Luca "The Wizard" Conti, sappiamo anche che Pistol Poets è un vero capolavoro che spiazzerà ulteriormente coloro che avevano amato La gabbia delle scimmie portando il livello di follia e divertimento a un grado ancora superiore. Del resto, se il tuo penultimo libro racconta di una Terra post-apocalittica il cui futuro è indissolubilmente legato ad una catena di Strip Club – Go Go Girls of the Apocalypse – ancora inedito in Italia, e il tuo ultimo romanzo in uscita – il primo settembre negli States – è un piccolo capolavoro a base di lupi mannari, streghe, golem e frati-killer ambientato a Praga allora come minimo la targa di scrittore più pulp degli ultimi dieci anni, Joe Lansdale era già sugli scudi of course, te lo meriti tutto.
Fatta questa doverosa premessa e incrociando le dita in attesa di Pistol Poets veniamo ora a La gabbia delle scimmie, in originale Gun Monkeys.
Charlie Swift è un gangster, uno di quelli tosti, viaggia con un cadavere senza testa nella Chrysler presa a nolo e ha un compagno di squadra psicopatico che di nome fa Blade Sanchez e si diverte a far saltare in aria le vittime con pasticcini imbottiti di tritolo. Fin qui ordinaria amministrazione, un buon attacco noir pulp nella migliore tradizione tarantiniana, ma io ci metterei anche Rodriguez magari shakerato con Spillane, ma se a questo aggiungete un ritmo micidiale che non scende mai e dico non scende mai per duecentocinquantasei pagine, una storia irta di false piste in cui niente è come appare, uno humour che vi farà sgolare di risate per tutta la durata del romanzo, una serie di personaggi tratteggiati con guascona intelligenza quasi a mettere in scena una crociata dei pezzenti del noir, allora vi renderete presto conto che Gischler è un talento puro.
Gangster che si scannano a Monopoli, agenti dell’FBI più o meno sporchi, fidanzate impagliatrici di animali, madri iperprotettive, fratelli da mandare all’Università che sognano pistole intergalattiche, sparatorie da Ok Corrall ambientate in lavanderie a gettone, concerti rock tenuti in locali di quart’ordine nella provincia di Orlando, la capitale di Disneyland.
Come e meglio di Bazell se è vero che dopo questo Gischler ha già scritto altri sei romanzi tutti in attesa di traduzione italiana, ha collezionato una nomination agli Edgar e una agli Anthony Award, ha una versione cinematografica di La gabbia delle scimmie in rampa di lancio e sceneggiature Marvel di Punisher, Wolverine e Deadpool che mandano gli albi sold out.
Victor Gischler: il nuovo, grande autore della new wave noir americana.
In attesa di Pistol Poets, leggetevi La gabbia delle scimmie: non vi deluderà. Perché? Perché è un grande spettacolo, non solo uno splendido romanzo.

Matteo Strukul


www.sugarpulp.it, 19.12.08

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Victor Gischler è, senza ombra di dubbio, il maestro della new wave del noir americano. Oggi ha quarant’anni. Si è guadagnato un PhD in letteratura inglese alla Southern Mississippi University per poi diventare docente di scrittura creativa alla Rogers State University di Claremore, Oklahoma. Stabilitosi successivamente a Baton Rouge, (Louisiana) ha coltivato parallelamente alla carriera accademica il dono della scrittura. Il suo primo romanzo, Gun Monkeys, (tradotto in Italia da Meridiano Zero con il titolo La gabbia della scimmie) lo ha portato direttamente alla finale del prestigioso Edgar Award per la miglior opera prima. Il successo di critica per Victor Gischler è via via divenuto di pubblico con i romanzi Pistol Poets, Suicide Squeeze, Shotgun Opera (finalista all’Anthony Award) e il recentissimo Go Go Girls of the Apocalypse per la Touchstone, divisione di Simon & Schuster, che ha già collezionato entusiastiche recensioni di Publishers Weekly, Library Journal, Kirkus Reviews.
Il suo stile mescola il noir con il pulp ed è assolutamente cinematografico, le sequenze narrative sono montate come brandelli sanguinanti strappati da un film di Rodriguez o Tarantino e La gabbia della scimmie incrocia humour nero e azione da sparatutto, con un plot a orologeria che non mancherà di inchiodarvi alle pagine. Insomma, noi di Sugarpulp, un autore così non potevamo certo lasciarcelo scappare.
Quindi un po’ di botta e risposta con Victor Gischler ci casca assolutamente a fagiolo.

L’INTERVISTA
Per cominciare: quando hai cominciato a scrivere racconti e romanzi?
In prima elementare scrissi un racconto che aveva per protagonista un detective che trascinava una gang di nani in una foresta per rubare delle ciambelle. Finiva tutto in un bagno di sangue. Se un alunno di prima elementare scrivesse oggi una cosa del genere credo che i suoi maestri lo manderebbero dritto all’ospedale psichiatrico. Comunque, durante gli anni delle elementari, scrivevo storie per far divertire i miei amici. Ho sempre saputo dentro di me che avrei scritto storie.

Quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato?
Jim Thompson, Mike Resnick, Kurt Vonnegut, John D. MacDonald, Carl Hiaasen, Elmore Leonard e Raymond Chandler.

Parallelamente alla scrittura coltivi anche una carriera accademica che fra l’altro ti offre "materiale infiammabile" per le tue storie – penso al tuo secondo libro Pistol Poets – me ne parli un po’?
Ho un rapporto di odio-amore con l’università ed è proprio questo che porta, credo, ai passaggi più divertenti del mio secondo libro che è appunto Pistol Poets. Amo la libertà che può dare l’università ma quell’atmosfera autoreferenziale che spesso la caratterizza mi riesce piuttosto indigesta. Però amo insegnare ai ragazzi.

A mio parere come per Joe Lansdale o Elmore Leonard anche per te è fondamentale mescolare gli elementi del noir e dell’hard boiled con lo humour da commedia nera e le atmosfere pulp. La gabbia della scimmie mi sembra un caso emblematico in questo senso…
Esatto. I personaggi non si rendono conto che quello che gli accade è divertente, anzi per loro è semplicemente terrificante. Resta il fatto che per il lettore entrare nel loro mondo è, spero, divertente in un modo che potrei definire non privo di una sua irriverenza.

L’attacco de La gabbia della scimmie: «Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica. D’accordo la carretta era a nolo, ma non mi andava di lasciare in giro trofei per l’inevitabile safari della scientifica. Ora mi sarebbe toccato staccare il tappetino del bagagliaio, innaffiare il sangue di candeggina e sperare che l’Avis impiegasse un sacco di tempo ad accorgersene. Molto meglio se avessi perso un minuto a stenderci sotto un telo di plastica. Merda.» è davvero una bomba. Quanto conta per un romanziere un attacco forte?
L’apertura serve a registrare i toni. I lettori tendono a dare una scorsa alle prime due pagine di un libro prima dell’acquisto, quindi l’attacco è fondamentale e poi, come si dice… se non riesci a scriverlo bene cerca almeno di scriverlo forte.

Nel 2002 Gun Monkeys, (tradotto in Italia da Meridiano zero con il titolo La gabbia della scimmie, NdA) ti ha portato direttamente alla finale del prestigioso Edgar Award (gli Oscar del noir, NdA) per la miglior opera prima. Raccontami per favore di quell’esperienza.
Quello fu un momento formidabile. Ricordo che Tom Fassbender della UglyTown Press – la mia casa editrice di allora – mi chiamò per dirmi che avevo ricevuto la nomination e gli chiesi se fosse completamente ubriaco. Il premio per la mia categoria, quello per la miglior opera prima, veniva consegnato nella fase finale della cerimonia e questo mi mandava letteralmente fuori di testa. Quando diedero l’annuncio ero nervosissimo. Vinse qualcun altro. Pazienza, pensai. Avrei avuto più fortuna la volta successiva. Fu comunque una bella serata trascorsa a bere parecchi drink con gli altri scrittori.

Recentemente hai scritto una storia per il fumetto Punisher – MAX (Il Punitore della Marvel Comics, NdA) dal titolo Little Black Book. Quanto sono importanti i fumetti per la tua scrittura?
Mi ricordo che quando avevo dieci anni io e mio fratello spedivamo pacchi di storie e idee per nuovi personaggi alla Marvel. È incredibile pensare che oggi quel sogno d’infanzia sia divenuto realtà. Ho altri albi di Punisher – MAX in preparazione e finché la Marvel sarà soddisfatta del mio lavoro puoi star certo che continuerò a darci dentro.

Come descriveresti il tuo stile e il tuo processo creativo?
Mi piace mescolare nei miei romanzi l’energia del rock ’n’ roll con il dinamismo parossistico dei fumetti e l’approccio cinematografico. Il mio processo creativo somiglia molto da vicino ad una valanga. Le idee cominciano a rotolare, ruzzolare, prendere velocità e a quel punto è troppo tardi per poter pensare di fermarle.

Quale musica preferisci ascoltare?
Warren Zevon, Abba, Neil Diamond, Johnny Cash, Frank Sinatra, Freakwater, The Rolling Stones, The Clash, una marea di cose diverse insomma.

È possibile che qualcuno dei tuoi libri divenga in un prossimo futuro un film?
Direi che è altamente probabile. Di due dei miei romanzi ho già venduto i diritti cinematografici ma adesso come adesso non posso davvero dire di più o qualcuno verrà a spezzarmi le gambe…teniamo le dita incrociate.

Matteo Strukul


www.thrillermagazine.it, 30.4.08

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La copertina: in primo piano un volto da duro con barba, sigaretta tra le labbra, mascella quadrata, cerotto e pistola tenuta con la mano destra (non so perché ma mi è venuto in mente Stefano Di Marino), mi ha riportato di colpo agli anni cinquanta quando, da ragazzetto più o meno imberbe, seguivo le avventure di Mike Hammer, Michael Shayne e di tanti altri protagonisti della hard boiled americana coi loro uffici scalcagnati, le sedie pericolanti, l’immancabile sigaretta tra le labbra e il solito whisky, cognac, bourbon o roba simile a portata di mano. Ma anche ai primi noir in cui ci si trova tutta la spazzatura del genere umano tra cazzotti, pistolettate, tradimenti, sesso e droga e la lista sarebbe ancora lunga.
Ho avuto un attimo di indecisione. Poi istintivamente ho tirato giù La gabbia delle scimmie di Victor Gischler, Meridiano zero 2008, dallo scaffale della solita libreria di Siena, l’ho aperto e ho letto l’incipit "Imboccai la Florida Tumpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler…". Altro momento di incertezza. Io sono per il giallo "tranquillo". Troppi scossoni mi mettono in ambascia. E qui siamo già in macchina. Poi ho avuto uno scatto deciso. Un po’ di movimento mi avrebbe fatto bene. Mi sono sbagliato. Ma solo su "un po’ ". Questo libro è pura energia, puro movimento. Di trama e di stile.
Si parte con un cadavere nel bagagliaio nella macchina di Charlie Swift, gangster di Orlando (Florida), insieme al collega (svitato) Blade Sanchez e si continua il viaggio per tutto il libro. Viaggio inteso nel senso vero e proprio della parola (c’è di mezzo pure il National Geographic) e viaggio inteso nel senso che non si sta, comunque, mai fermi. Non c’è un attimo di respiro, di riposo (a meno che non si sia in ospedale). Tutto veloce, tutto frenetico. La gabbia delle scimmie è il luogo di ritrovo di una banda (ma anche il nome di un blog per discussioni scientifiche e riecheggia in parte il titolo di un libro di Kurt Vonnegut, famoso autore di Mattatoio n.5 ) capeggiata da un certo Stan. Ma c’è chi ce l’ha con lui perché poco attivo, poco dinamico. E allora giù botte da orbi, scontri, sparatorie, morti a go-go, droga, tradimenti, l’FBI, mele marce nella polizia, libri contabili che fanno girare il tutto. Manca il sesso ed è pura meraviglia.
E poi c’è lui, Charlie detto il "Sarto" (perché ha ucciso un uomo con un paio di forbici) che fa parte della combriccola, fratello più piccolo da proteggere e la mamma che è sempre la mamma. Freddo, duro, impassibile. Fisico di ferro. Con le sue regole "Quando hai un capo rimani con lui", "Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me", che si innamora (di Marcie) e ha il suo attimo di umana debolezza "Mi raggomitolai dentro la giacca e le lacrime cominciarono a scendere rapide e calde lungo il viso". Un attimo, dicevo, perché poi è tutto un tup tup tup. E se manca la pistola c’è il coltello a farne le veci.
Uomini e un paio di donne, oltre la mamma e Marcie, a completare il quadro. La buona, Amber, e la cattiva Tina che in fondo al libro hanno la loro parte.
Stile ironico (gangster che giocano a monopoli), humour nero, qualche metafora degna di Ross MacDonald insieme a battute scontate. Ma, soprattutto, un continuo, incessante, frenetico movimento.
Mi è venuto il fiatone.

Fabio Lotti


Velvet, ottobre 2008

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Questo mese qualcosa di pulp, citazioni forti da libri spiritosi. Victor Gischler, La gabbia delle scimmie, Meridiano Zero un noir divertentissimo alla Elmore Leonard: "A differenza dello schizzato l’altro tizio era pericoloso per costituzione. Il classico ariano alto, biondo e possente. Giovane. Indossava un costoso completo nero, camicia e cravatta porpora. Era duro e freddo e la sua giacca era gonfia nei punti giusti".

Michela Gattermayer