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L’apprendista
Gordon Houghton


Anna
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Anna, 1.4.10

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Sarebbe lecito supporre che, perlomeno da morti, si capisca qualcosa della vita. E invece il romantico e spaurito zombie protagonista questa deliziosa meditazione in chiave gotica sulla fragilità umana, da cadavere non se la cava meglio di quando era vivo. Divertente, grottesca, delicata black comedy.

Antonella Ottolina


biogiannozzi.splinder.com, 1.4.10

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Gordon Houghton è l’Apprendista dalla parte dei morti resuscitati
Provate a morire. Una volta, una sola non potrà farvi poi troppo male!
Sul letto di morte quale sarà il vostro ultimo pensiero? E: avrete tempo di formularlo un pensiero, o piuttosto tirerete le cuoia punto e basta?
I più non se ne accorgono proprio che la loro vita è bell’e finita: un momento prima tenevano in mano l’ennesimo drink, quello dopo non sono più. Un proiettile vagante e quella strana cosa che è la vita gli scivola via fra le dita. Non sono poi pochi quelli che passano le loro giornate in attesa della Grande Falciatrice, peritosi, incapaci persino di respirate tanta è la paura di buscarsi un raffreddore. E c’è però anche chi la morte la insegue quasi la ritenesse l’unica degna amante da allattare al seno, dalla culla alla tomba: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, per tutta la loro breve esistenza non hanno fatto altro che sedurre la Morte provocandola stuzzicandola interpretandola con voce chitarra e scimmie sulla schiena.
Gordon Houghton immagina una storia, quella di uno zombie, o meglio di un tizio che è andato incontro alla morte in giovane età per un incidente capitatogli fra capo e collo proprio mentre stava svolgendo il suo lavoro di investigatore privato se non proprio alle prime armi quasi.
Ade è stato assassinato, non si sa da chi, fatto sta che i quattro cavalieri dell’Apocalisse, Morte, Guerra, Carestia e Pestilenza hanno bisogno di rimpiazzarlo. Scegliere il successore di Ade è meno semplice di quanto si possa immaginare, ecco dunque l’ennesima estrazione, o meglio riesumazione: Morte tira fuori dalla tomba il fortunato cadavere che suo malgrado diventerà l’Apprendista, per una settimana, al termine della quale i quattro Cavalieri dell’Apocalisse daranno il loro responso se è adatto o no a ricoprire il ruolo che fu di Ade. Il giovane zombie non sa che pesci prendere e quando un barlume d’intelligenza comincia a risvegliarsi nel suo cervello zombizzato è troppo tardi: oramai ha firmato il contratto, per sette giorni si darà da fare per prendere il posto di Ade, dovrà accompagnare Morte e imparare da lui; e se alla fine della settimana concessagli sarà giudicato non buono, potrà tornarsene nella tomba. All’inizio l’Apprendista si sente scombussolato, non capisce, i Cavalieri non sono proprio come lui se li era immaginati, e poi c’è Rissa, un giovanotto strano che si dice sia stato lui a far secco Ade. Tuttavia mancano precise prove a suo carico e la sola cosa che si possa fare per il momento è di formare l’Apprendista affinché prenda il posto di Ade e il ruolo che fu suo. C’è anche il grande Capo che guida tutta la baracca. Tuttavia trovarlo in ufficio è una impresa della Madonna, pare che non ci sia mai o che sia sempre impegnato, per cui avere un faccia a faccia con lui è più duro che guadagnarsi il Paradiso.
L’Apprendista, accompagnato da Morte, lo aiuterà nel suo compito, quello di aiutare i destinati a trapassare. Ma non è che sia proprio portato per questo mestiere, passa difatti la maggior parte del tempo a rimettere pure l’anima e a cercare di capire che ne è stato della sua vita precedente quando non era uno zombie. Scopre di sé cose che non avrebbe mai immaginato, gli arrivano risposte che solo una fine prematura gli potevano fornire, e non da ultimo capisce che nonostante sia solo uno zombie non ci tiene proprio a tornare nella tomba sotto due metri di terra, nel cimitero di Oxford.
Humour nero ma non privo di filosofia esistenzialista e di un dissacrante spirito kafkiano: L’Apprendista è infatti la storia tragicomica di un giovane investigatore, non troppo fortunato in vita e nemmeno una volta zombie, che suo malgrado si vede costretto ad affrontare ancora una volta l’esistenza ma nelle vesti di morto ricucito alla bell’e meglio dopo l’autopsia, pallido e con il pene mozzato.
Gordon Houghton fa sua l’arguzia di Terry Pratchett, l’assurdità situazionale di Ronald Dahl, la poeticità dark di Neil Gaiman, ma anche l’esistenzialismo di Franz Kafka e la cupa logica "illogica" di Dino Buzzati. Attraverso L’Apprendista, Gordon Houghton prende per i fondelli almeno tre generi letterari: il giallo, il noir, il rosa. Houghton invita il lettore a riflettere sul pasticciaccio che la morte è divertendolo, dandogli in pasto uno zombie pasticcione ma non per questo privo di sentimenti: non è azzardato sottolineare che il giovane apprendista è più vivo lui di tanti uomini e donne, che ogni giorno si suicidano per delusioni d’amore o solo perché stanchi di essere. Non leggere L’Apprendista è un crimine contro la Vita e la Morte. Credetemi sulla parola.

Giuseppe Iannozzi


buoneletture.wordpress.com, 12.3.10

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Humour nero, davvero!
Dimostrando uno stile comico che ricorda Neil Gaiman e Monty Python, il paradossale romanzo di Houghton riesce a mettere in ridicolo la morte, accomunandola ad un tipico burocrate.


www.fantascienza.com, 22.3.10

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L’apprendista, ovvero: non c’è pace neanche dopo morti
Con la morte tutto si ferma, cessa ogni cosa: la paura, la gioia, la fame, l’amore, il lavoro. Tutto. Sarà poi vero?
In tempi di crisi come l’attuale, trovare lavoro per molti è una chimera, ma dover lavorare anche dopo morti con dei datori di lavoro come i "Quattro cavalieri dell’Apocalisse" non sembra davvero una cosa auspicabile.
Questa situazione paradossale la racconta in maniera allegra e divertente Gordon Houghton nel romanzo L’apprendista, in questi giorni in libreria edito da Meridiano zero nella collana Primo parallelo.
Secondo la critica, l’autore ha scritto questo romanzo con la comicità dei Monty Python, la torrenziale fantasia di Neil Gaiman, e l’arguzia pungente di Terry Pratchett, senza perdere mai il ritmo.
Nel racconto, la situazione di Guerra, Morte, Pestilenza e Carestia è diventata difficile in quanto hanno perso Ade, il loro lavorante trovato sbudellato in un vicolo, ormai completamente morto.
I quattro "cavalieri" estraggono a sorte il loro prossimo apprendista e Morte si recherà di notte nel cimitero dove il "fortunato" è stato da poco seppellito.
A questo giovane Zombi gli verrà fatto il seguente discorsetto:
«Hai un’opportunità unica: ti prendiamo come apprendista per una settimana di prova.
Se riesci, diventerai un Agente qualificato, con tutti i benefici del caso: immortalità, impiego fisso, spese di viaggio pagate, e cosi via.
Ma se fallisci, potrai solo scegliere la maniera in cui morire.»
Il poveretto sarà in prova per soli sette giorni durante i quali dovrà contribuire alla realizzazione di sette morti differenti per dimostrare di saper lavorare, e anche uno zombi ci tiene a non tornare, all’umido, tra i vermi sotto terra.
E così il povero zombi andrà a lavorare negli uffici di High Street, dove i quattro cavalieri dell’Apocalisse ingannano il tempo giocando a scacchi, infettandosi con nuove malattie, privandosi del cibo e scatenando risse ovunque, anche nelle pause caffè.

Pino Cottogni


www.labileabile-traccia.com, 30.5.10

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Non c’è pace per i vivi. Ma non c’è pace neanche per i morti, almeno stando a quanto ci racconta Gordon Houghton nel suo bel romanzo L’apprendista.
Un cadavere riposa nel ventre della terra. Non il migliore dei posti, ma ormai si è ambientato. E anzi ha sviluppato una strana forma di comunicazione con gli altri ospiti del cimitero: un linguaggio fatto di graffi sul coperchio della bara, di piccoli colpi. D’un tratto questa surreale quiete viene interrotta dall’arrivo della Morte. Proprio Lei, l’implacabile mietitrice, è stata incaricata di riesumare un cadavere. Il prescelto diverrà "l’apprendista" e dovrà superare una serie di prove. Trascorsa una settimana, se l’esito sarà stato positivo, potrà unirsi ai quattro cavalieri dell’Apocalisse. Altrimenti ritornerà nel sepolcro.
Per il nostro disorientato zombi comincia così una rocambolesca avventura. E assistiamo a una teoria di decessi, enumerati dallo stesso autore nei capitoli: morte per caduta da una altezza elevata, morte per cioccolato, morte per un’incredibile successione di eventi sfortunati, morte per macchinari, morte per animali feroci, morte per soffocamento. Sette diversi modi di concludere l’esistenza, per sette giorni di prova. Le vittime predestinate sembrano talvolta sul punto di sfuggire al proprio destino, ma alla fine Morte trionfa sempre. Il mondo degli zombi scorre parallelo a quello dei vivi. Anzi i cavalieri dell’Apocalisse si muovono quasi inosservati, nonostante le loro grottesche sembianze e gli abiti sgargianti da avanspettacolo.
Una favola, dunque, sospesa tra il tragico e il grottesco. Un po’ come La sposa cadavere del formidabile Tim Burton. E anche ne L’apprendista l’allegorico e il reale si intrecciano e si confondono, tanto che si perde il nitore del confine. Tutto è avvolto in una nebbia fantastica. Con funambolica abilità, Houghton riesce a mantenere sempre l’equilibrio tra i diversi registri, anche supportato da una prosa asciutta e nello stesso tempo altamente evocativa. Il sorriso maschera la lacrima.
Man mano che la settimana di prova trascorre, il nostro apprendista comincia a disseppellire brani della propria esistenza e ricorda, finalmente, la propria tragica morte. Ricorda anche la persona che ne è stata causa: Amy, il suo primo e unico vero amore. Una donna che lo ha portato a perdere la ragionevolezza, a dimenticarsi delle regole, e da ultimo lo ha lasciato cadavere, fatto a brandelli, con il pene mozzato, rimesso insieme dopo un’autopsia sommaria.
Ma in questo turbinio incessante, in cui eros e thanatos vanno a braccetto come nella migliore tradizione della tragedia greca, il volto di Amy è l’unica costante, è il punto fermo, il riferimento. Come a dire che, prima o dopo la morte fisica, solo l’amore, banalmente e universalmente cantato da tutti i poeti e in tutti i tempi, rimane la cosa più preziosa, il bene irrinunciabile. Per dirla con il nostro simpatico apprendista: "L’amore è parte della vita che mi manca".

Luca Filippi


www.lankelot.eu, 27.3.10

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Leggendario redattore – ed editor – di una rivista di recensioni e critiche dei videogames come Zzap!, indistruttibile totem (per le stroncature, e non solo) della mia generazione, cresciuta (bene) leggendo ogni mese la sua edizione italiana e quindi la sua gemella (per l’Amiga) "K", Gordon Houghton è diventato romanziere. Ce ne accorgiamo, con una discreta dozzina d’anni di differita, grazie alla traduzione del suo secondo romanzo, L’apprendista, pubblicato da Meridiano zero nel 2010. Subito una buona notizia per quei bambini/ragazzini oggi ultratrentenni che leggevano Zzap!: vi ricordate lo stile cattivello, ironico, pungente e dissacrante di quegli articoli? Nostalgia eh? Tranquilli: è passato per bene nella narrativa del letterato Houghton. Ed è passato tanto liscio che sua maestà Neil Gaiman ha speso buone parole per questo suo romanzo.
L’apprendista è un romanzo che farà la gioia dei lettori di Tiziano Sclavi, qui in Italia. Tre buone ragioni: ridicolizza la morte, è citazionista sino al parossismo (sì, c’è Il settimo sigillo), si prende gioco del male ma è completamente intriso di male. È una sorta di romanzo horror – meglio: un horror fantastico – fondato su questa interessante premessa: quando moriamo, non moriamo del tutto. Viviamo una sorta di vita altra come cadaveri, certamente molto silenziosa ma non estranea alla comunicazione (un mezzo morse, tra una bara e l’altra), e intanto andiamo gioiosamente decomponendoci. A pochi fortunati può succedere qualcosa di veramente incredibile. Quanto incredibile? Immaginate soltanto che Morte, Carestia, Guerra e Pestilenza (e il giovane, ambizioso Rissa) prendono e vengono a riesumarvi, correggendo – per quanto possibile – quanto accaduto nel frattempo, e vi tengono nel loro ufficio per un periodo di prova. Serve un garzone che impari il mestiere, perché il vecchio Ade ha fatto una brutta fine.
Questo è quanto accade al nostro narratore. Era morto da un’eternità quando ha sentito bussare al coperchio della bara. Ci ha messo un pezzo ad aprire la bocca e a chiedere chi è, un po’ per incredulità, un po’ per paura di smascellarsi. Alla Yorick. E quando s’è ritrovato zombie, ha dovuto accettare, con inglese indifferenza, d’aver misteriosamente perduto, nel frattempo, varie dita, qua e là, e un pene. Intero. In compenso, le vene si sono inondate di sangue nuovo, le ossa si sono distese e rafforzate, i muscoli si sono tesi, di scatto, e la pelle è tutta un brivido per il ritorno di certe sensazioni. La morte non era mai stata così eccitante.
Certo, sulle prime è un po’ perplesso per questo suo ritorno sulle scene. S’era abituato a starsene tutto tranquillo nella bara, al sicuro, tutto protetto. Là dentro nessuno viene a cercarti, non c’è più nessun pericolo. Soprattutto, aveva imparato ad amare "quel dolce odore di terra e decomposizione": la prima doccia è un disastro, il suo nuovo odore gli risulta del tutto sgradito. E poi, "Nessun cimitero del paese mi avrebbe più accettato", in quelle condizioni. Adesso la morte è cambiata, è passato da un’altra parte della barricata. Perchè?
"I morti – la paziente massa di cadaveri che aspettano il giorno del Giudizio Universale – sono una specie totalmente diversa, quella che includeva anche me fino a poco tempo fa. Sono a sangue freddo, pigri, socialmente inetti e indifferenti a quasi tutto tranne che alla propria sicurezza. Hanno una pelle cerea e pallida anche quando è intatta. Vengono mangiati ed espulsi da altre creature. I non morti – gli zombi – stanno a cavallo dell’abisso tra i due. Il nostro sangue è freddo e scorre lento; possiamo stare in piedi ma ci viene più facile cadere; desideriamo la vita e le sensazioni senza mai davvero comprenderle; vogliamo fare domande ma facciamo fatica a trovare il momento giusto e le parole adatte. Abbiamo la pelle grigiastra e irrigidita, ma ci vuole poco per mascherarla. Uno zombi mangia ed espelle, ma la sua alimentazione di solito si limita alla carne viva. Questo rovina la digestione."
La Morte, poi – pardon: "il" Morte – è ben diversa da come ce la descrivono. Il Morte è altissimo, parlotta tenendo le mani in tasca. Non ha nessun cappello, è pallido, ha pochi capelli neri. Ispidi. Ha una sciarpa grigio chiara e un lungo cappotto spinato di tweed. Lo riconosci giusto per la targhetta dorata a forma di falce, sul risvolto del cappotto.
Ha il suo ufficio, un’agenzia. È una casa di angolo, due piani, una scala che porta giù in cantina; un piccolo parco macchine, parecchi ospiti da sistemare (il trasloco già l’angoscia). Dopo tanti millenni, s’è stancato. Purtroppo, dopo i primi mille anni, ha cominciato, assieme ai suoi compagni, a riconoscere gli schemi, e ad annoiarsi. Ha perso le motivazioni, a differenza di Guerra e Pestilenza, e non è giovane come Rissa. Cerca una gratifica impossibile, tira avanti. Ma è dura.

* * *

L’apprendista del vecchio Morte è uno che dovrà convincere il Grande Capo d’essere adatto a quel lavoro, oppure dovrà tornarsene nella tomba. Nel frattempo, ha perso la memoria, e lentamente ricorda tutto quel che gli era capitato. Era un giovane detective un po’ sfortunato, superficiale, guardone. Era morto giovane, ventotto anni. Il nodo è ricordarsi come. Non è l’unico nodo, no. Il tempo è poco, ma l’apprendista saprà giocarselo per bene.
L’apprendista è un piacevole giocattolone gotico, macabro e nero, caratterizzato da un’ironia molto inglese, ma molto famigliare al pubblico italiano cresciuto con Dylan Dog; più ancora per quei ragazzi nati negli anni Settanta (forse anche Sessanta…) che studiavano quali dischetti del Commodore64 comprare (o farsi piratare) solo dopo aver letto "Zzap!". Parecchi di noi si ricordano le parole magiche. Voglio ripeterle.

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E poi succedeva una cosa del genere. Guardate qui. Fatto? Chi si stupisce della fantasia di Gordon Houghton non ha mai giocato a computer, da bambino. Non è mai saltato sulle lapidi giocando a "Ghosts’n’Goblins", ammazzando zombi pixelosi come niente fosse. Non sa quanti cortocircuiti stiamo facendo confondendo le vecchie avventure con i nuovi libri. E quanto ci divertiamo (sì, basta poco). E questo è quanto.

Gianfranco Franchi


www.librinews.com, 3.3.10

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"Dovrebbe essere una lettura obbligata per tutti quelli che vanno nell’aldilà. Io l’ho letteralmente adorato." (Neil Gaiman)
"Secondo romanzo di Gordon Houghton, L’apprendista, è un piacere da leggere e la Morte non vi sembrerà poi così cupa." (Dominic Bradbury, The Times)
"Questo romanzo di Houghton unisce lo spirito di Neil Gaiman con le osservazioni beffarde di Douglas Adams." (Randy Silver, Amazon UK)

In un’emozionante e surreale commedia nera che svela tutto quello che c’è da sapere sull’essere morti, lo scrittore inglese Gordon Houghton imbastisce la trama del suo secondo romanzo L’apprendista, pubblicato in Italia dalla casa editrice Meridiano zero.
L’autore, con la comicità dei Monty Python, la torrenziale fantasia di Neil Gaiman e l’arguzia pungente di Terry Pratchett, traccia una commedia surreale piena di ritmo e ironia, percorrendo quella linea di confine tra horror, satira e umorismo, atta a determinare il successo ottenuto da questo romanzo, in un mix di personaggi caratterizzati apparentemente senza sforzo, ma con risultati eccellenti e situazioni rocambolesche intriganti.
Pubblicato nel luglio del 1999 dall’editore Transworld, L’apprendista è un libro brillante, uno dei migliori del genere, che merita sinceramente di essere raccomandato per quella meditazione gotica sulla fragilità umana, sulla morte e sulla vita dopo la morte.


nonsolonoir.blogspot.com, 15.3.10

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"Di colpo ero stato travolto dalla consapevolezza che l’esistenza non era quella visione precisa e tranquilla che l’esempio dei miei genitori mi incoraggiava a credere: vedevo il futuro non come l’inevitabile estensione della mia fanciullezza incondizionatamente felice, con i suoi principi morali e soluzioni semplici, ma come una terrificante idra che emergeva da una nebbia fitta. Responsabilità, sessualità, timidezza, affettazione, potere, autodeterminazione, caducità: queste parole non erano più concetti astratti trovati nei libri che leggevo, ma una creatura disgustosa con sette teste da rettile, dalla quale non sarei mai riuscito a sfuggire…"

Tempi d’oro per i morti? Tutt’altro: da quando Ade, vecchio assistente di Morte, è stato ritrovato sventrato, le viscere rovesciate in un fosso ai margini di una strada rurale, e i quattro cavalieri dell’apocalisse battono i cimiteri in cerca di un rincalzo (pescando a caso numeri identificativi con l’aiuto "dell’empia lotteria") a nessuno è dato di riposare in pace… E, anche dal punto di vista dei quattro agenti "dell’agenzia" – Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte –, affiancati dal giovane Rissa, non si può dire che le cose vadano gran che bene… Altro che "amabili resti": nessuno dei sei candidati resuscitati per una "settimana di prova" si è dimostrato all’altezza del compito affidatogli. Si aggiunga a questo che l’agente Morte si muove ormai stanco e pieno di dubbi sullo sfondo della Oxford di fine anni ’90, e che la "terminazione" di Ade, è opera di uno degli uomini dell’agenzia, e si avrà una vaga idea dell’antefatto.
Per completare il tutto, si getti al centro della vicenda un settimo candidato d’eccezione: il cadavere semimartoriato di un detective insicuro, imbranato, voyeur e pieno di complessi che non ricorda nulla – o quasi – delle circostanze della sua morte; uno che tutto ha in mente, meno che dare una mano ai cavalieri dell’apocalisse nel loro devastante incedere; uno zombi dotato di forze fisiche appena sufficienti per andarsene a spasso, ma abbastanza acuto da far luce sulla misteriosa morte di Ade, e senza una vera e propria indagine – insomma, una sorta di moderno Dupin dell’oltretomba, nutrito a noir classici e filmetti porno, già morto, eppure in pericolo(1), impegnato nello svelamento di un "doppio" mistero…
Seconda opera dell’inglese Gordon Houghton, pubblicato in Inghilterra nel 1999 ma proposto solo oggi ai lettori italiani, L’apprendista concilia la costruzione lisergica(2) del Brautigan di Sognando Babilonia con l’irriverenza alcolico-surreale e l’occhio metanarrativo del Bukowski di Pulp, passando con disinvoltura dalle citazioni kafkiane alla stesura di finti contratti con la morte, e muovendosi in una cornice cinica, follemente comica, ma non per questo priva di riferimenti alla realtà(3).
Romanzo nero e ironico, che si serve dello stile narrativo tipico della "Scuola dei Duri" (prima persona e passato remoto, a dispetto dei due diversi "tempi" raccontati) per costruire una vicenda pulp tanto piena di elementi metaforici(4) e velate (ma amare) riflessioni esistenziali(5) da vanificare ogni tentativo di sintesi (immancabilmente destinato a risultare una piatta elencazione), L’apprendista, di Gordon Houghton, è edito in Italia da Meridiano zero.

(1) Sì perché, in caso di inefficienza, o mancato "rinnovo del contratto", l’apprendista rischia la "terminazione" o il confinamento nel misterioso "deposito"…
(2) Da un punto di vista tematico, ma anche stilistico.
(3) Tant’è vero che intorno a pagina 70 – momento che segna l’entrata in scena dell’intreccio hard-boiled – cominciano ad affacciarsi sullo sfondo le ombre dei realisti James M. Cain e Dashiell Hammett…
(4) Due tra gli esempi più lampanti: il "contratto in prova" come metafora – non solo politica – della precarietà, e la comica ambizione dell’aiutante "Rissa".
(5) Essenziali, tanto per limitarsi agli esempi più ovvi, i temi della "crescita" e dell’ineluttabilità della morte.

Fabrizio Fulio-Bragoni


omardimonopoli.blogspot.com, 29.4.10

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Una settimana da Zombie…
I contratti a progetto non rappresentano evidentemente una croce solo per le nuove generazioni di (soprav)viventi, anzi, tutt’altro: allo sfigato cadavere protagonista del romanzo dell’inglese Gordon Houghton (leggendario redattore nonché totemico stroncatore per una famosa rivista di videogames dall’onomatopeico nome di Zzap!) capita di venire arbitrariamente richiamato dal suo ultimo viaggio verso l’eternità per lavorare assieme alla Morte – sì, sì, proprio la "Grande Mietitrice" in persona, con la sua letale falce assassina a portata di mano – ma questo solo per sette giorni. Un vero e proprio contratto di precariato della durata di una settimana: sette giorni di dedizione in cui l’apprendista zombificato dovrà dimostrare tutto il suo talento – pena l’inderogabile riconsegna al sonno eterno – affiancando gli apocalittici collaboratori dell’agenzia che fa capo alla Morte: tali Guerra, Carestia e Pestilenza. Una truppa di personaggi scalcagnati, torvi e bizzarri come il loro titolare (che ad esempio ha l’hobby di giocare a scacchi per posta, per dire l’eccentricità), e che come lui vivono alla luce del sole in mezzo ai vivi, occupandosi di quell’originale business che consiste nella "terminazione" degli abitanti del pianeta.
L’apprendista è un godibilissimo giocattolone gotico, macabro al punto giusto e saturo di quell’ironia british che non dispiace affatto al pubblico del Belpaese, soprattutto a quello cresciuto a pane e Dylan Dog; se infatti dovessimo indicare un riferimento nostrano per quest’opera non potremmo che guardare a Tiziano Sclavi e al suo approccio pop-horror alla realtà, indubitabilmente in linea con le pagine di questo ottimo romanzo (che pure frulla atmosfere che richiamano a Una notte sul Monte Calvo di disneyana memoria) e per questo molto, molto consigliato.

Omar Di Monopoli


Rolling Stone, aprile 2010

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Vivere una settimana da zombie non è facile. Farlo con un contratto a progetto è anche peggio. Entrambe le cose capitano al cadavere protagonista del romanzo dell’inglese Gordon Houghton che viene resuscitato per lavorare a fianco del signor Morte. I sette giorni che ha per dimostrare il suo nuovo talento – altrimenti morirà di nuovo – sono anche il tempo necessario per ricostruire il suo passato e conoscere i colleghi che lavorano in Agenzia: Rissa, Guerra, Pestilenza e Morte. Tutti mezzi scassati e bizzarri, come Morte, che ha l’hobby di giocare a scacchi per posta, vivono alla luce del sole in mezzo ai vivi, occupandosi del loro business: aiutare le "terminazioni" della gente. Un macabro spasso, ma anche nelle scene più ardite l’autore ha un raro sense of humor-mortis.

Alessandro Beretta


splattergramma.blogspot.com, 8.3.10

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Morte ha bisogno di un apprendista, e così Carestia, Guerra e Pestilenza estraggono a sorte una salma in un cimitero di Oxford.
Risvegliato dalla Mietitrice in persona, il giovane zombie comincerà a lavorare negli uffici di High Street, dove i quattro cavalieri dell’Apocalisse ingannano il tempo giocando a scacchi, infettandosi con nuove malattie, privandosi del cibo e scatenando risse ovunque, anche nelle pause caffè.
L’apprendista ha sette giorni di tempo, e altrettanti decessi in cui assistere Morte, per imparare il mestiere, altrimenti tornerà nell’Abisso e continuerà a marcire.
Zeppo di umorismo nero e simpatiche efferatezze, L’apprendista è il nuovo romanzo di Gordon Houghton, pubblicato da Meridiano zero proprio in questi giorni.


www.stradanove.net, 1.4.10

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Come diventare il braccio destro di Morte
Si dice che quando "esce il nostro numero", quando giunge l’ora fatidica, è inutile scervellarsi alla ricerca di una geniale soluzione in grado di sistemare tutto. Non si torna indietro dall’ultimo viaggio, non ci viene mai concessa un’appendice più o meno lunga di esistenza nella quale occuparsi delle tante, troppe questioni lasciate in sospeso. Questo almeno in teoria…
Può infatti capitare che il "nostro numero" venga estratto una seconda volta, magari decenni dopo la dipartita, durante un’empia lotteria il cui scopo è trovare un nuovo aiutante per Morte. E Morte, in questo caso, non è un nomignolo ironico appiccicato a un tizio particolarmente funereo o dall’igiene personale più che discutibile. Si tratta proprio dell’Oscura Signora in "falce e ossa", con la sua combriccola di amici-collaboratori (Guerra, Carestia e Pestilenza) e la sua agenda zeppa di uccisioni più o meno bizzarre da "produrre".
All’apprendista, che definire un morto vivente è tutt’altro che fuorviante, toccherà un compito sulla carta abbastanza agevole: aiutare la Nera Mietitrice a concludere senza contrattempi il suo programma settimanale di esecuzioni, agevolando il naturale (ma non sempre…) scorrere degli eventi.
Il contratto d’apprendistato – decisamente più svantaggioso rispetto a quelli, in verità non eccelsi, in vigore qui in Italia tra i vivi – durerà una settimana, al termine della quale si avrà una valutazione sul "lavoratore" che potrà portare o a un’assunzione a tempo indeterminato (potenzialmente pure per l’eternità), o a un "mi spiace, la sua figura, nonostante l’indubbia professionalità, non è quella che cercavamo". Nel primo caso il neozombi potrà dire addio alla bara e gustarsi la nuova vita. Nel secondo caso, avrà il solo privilegio di decidere come tornare sei piedi sotto terra, scegliendo tra le "terminazioni" di cui si è occupato nell’ultima (e unica) settimana di lavoro.
Sulla carta (del contratto) tutto facile e chiaro, ma… ma bisogna mettere in conto gli imprevisti, soprattutto quelli legati a un passato dimenticato in anni di sepoltura che pian piano riemerge. E che dire poi della riscoperta dei piaceri dell’essere vivi, un tesoro altamente desiderabile per ogni zombi che si rispetti?
Tra morti "per soffocamento", "per animali feroci" o per "un’incredibile successione di eventi sfortunati", l’apprendista avrà tante occasioni per mostrare il suo valore. E per capire se il contratto firmato nasconde qualche clausola in grado di salvargli la pelle (quella poca che gli rimane).
Commedia nera che mescola l’umorismo surreale dei Monty Python (le scritte sulle T-shirt che ogni giorno il "rinato" indossa sono impagabili), le fantasiose trovate narrative di Neil Gaiman e Kurt Vannegut e l’arguzia parodistica di Terry Pratchet, L’apprendista di Gordon Houghton è una spassosa avventura al confine tra la vita e la morte, che fa luce su gusti, aspettative e preferenze di uno zombi per caso._
Valori aggiunti all’opera, la bella copertina scelta dalla Meridiano Zero per l’edizione italiana, l’abilità di scrittura dell’autore, che all’ironia unisce una prosa di gran classe, e la parte investigativa della vicenda (com’era morto il protagonista prima della resurrezione?), appassionante e ben congegnata.
Consigliato, anche e soprattutto ai fan del fumetto John Doe, che ha parecchi punti in comune con il libro di Houghton.

Giovanni Scalambra