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Christmas Pulp
Ennio Kitterlegnosky


Corriere Nazionale
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www.sugarpulp.it
il Trentino


Corriere Nazionale, 19.12.10

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Se a Natale vi piace essere controcorrente c’è un libro che fa al caso vostro. È il dissacrante Christmas Pulp di Ennio Kitterlegnosky. A Kitterlegnosky non piace il Babbo Natale che conosciamo tutti, quello che arriva il 24 dicembre. In questo libro di racconti ci regala una raccolta di personaggi divertenti e grotteschi, sventagliando mitragliate di comicità sgangherata e irresistibile. Veloce e sorprendente, con piglio sicuro trascina in guai senza scampo dei poveri diavoli pronti a sequestrare Gesù Bambino pur di trovare un briciolo di fortuna.

Stefania Nardini


www.kultunderground.org, 8.7.09

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Meridiano Zero ha il potere di fare sorprese davvero sorprendenti. L’ultima pubblicazione della casa editrice padovana, che al suo interno è fatta di un talent scout di nome Marco Vicentini, si chiama Christams Pulp: e sono tredici racconti inattesissimi di Ennio Kitterlegnosky. Dunque, in questo luglio si è fatto Natale. Ma una nativitˆ tutt'altro che nella norma. Che, invece, prende bocce d'aria dal contenitore dell'acqua per servirle a un finto-falso-padre babbonatale, un uomo che approfitta della situazione per portarsi a casa una maestrina da frequentare sessualmente e che, ancora, dietro di lui, vede avvicinarsi una bambina padrona della stessa casa. Come sorprendenti sono le scene del furto del bambino-vero del presepe-finto, in realtà il figlio d’uno con tanti soldi. Questo giovane autore è stato in grado d’impastare racconti diversi dal cosiddetto minimalismo carveriano (così come ci hanno insegnato a chiamarlo) e pure diversi dal maestro italiano del genere, ovvero Andrea Carraro. Perché Ennio Kitterlegnosky sceglie di guardare maggiormente alle pagine bukowskiane, senza però lasciarsi fregare dalla sceneggiata d’una lingua fatta di carta copiativa. Christmas Pulp è veramente un volume che raccoglie pezzi di scrittura che possono aiutari a sentire una certa perdita dell’innocenza. Siamo davanti a una serie d’avventure degli ultimi (così come ci hanno insegnato a chiamarli, questa volta i cattolici). Ma quella categoria di persone capace di provocare situazioni inverosimili e comiche, quando proprio disavventure, che però accetta con sulla bocca la prova di non volersi pentire all’ultimo istante. L’autore ha voluto inventare questa tipologia di eventi. E d’evento letterario, infine, si tratta.

Nunzio Festa


www.lankelot.eu, 16.7.09

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Il narratore e zio Geremia in fuga, con Gesù Bambino sottobraccio. Un piccolo Cristo che vale oro. È il figlioletto di un imprenditore, sequestrato durante un presepio vivente, studiando per bene i tempi e via dicendo. Sono stati San Giuseppe e Melchiorre. "Ora siamo qui, ad alzare polvere. A sfiancarci come dannati su questa mulattiera di sassi, con mezzo paese infuriato alle calcagna", racconta il santo. Non finirà bene, in ogni caso "Buon Natale", si dicono i due. Molto pii. Questo l’incipit della raccolta di racconti dell’esordiente Ennio Kitterlegnosky, classe 1980, stravagante e divertente scelta editoriale di Meridiano Zero. Chi è questo Kitter? Uno che scriveva, nel suo sito: "Oggi è il 19 aprile. Questo blog compie tre anni. Ed è ancora affezionato alle mammelle" e altre boutade del genere. Non sembrava, in effetti, particolarmente promettente. E invece… il ragazzo ha qualcosa da dire e ha un suo stile. Soprattutto: riesce a far sorridere il lettore, e spesso a far ghignare per bene. Non è poco. Non è poco per niente. E chissà che tenuta potrebbe avere un suo romanzo, un giorno: mi domando se Vicentini ha scoperto un talento comico. Ci spero. Confido che cresca bene.
Torniamo al libro. Libera uscita per Babbo Natale, il quarto pezzo, è la storia di Claus, che per arrotondare si traveste da Babbo: rimorchia una maestra d’asilo, se la porta a casa e… e purtroppo non posso dirvi come finisce, perché è proprio tutto lì. Posso solo dirvi che fa sinceramente ridere. È brutale e innocente al contempo, spiazzante e intelligente e… comico. Blasfemo ma senza eccedere: come nel caso di Al santuario, trasferimento di cocaina in un tempio cantando l’Ave Maria in playback, all’interno di un Cristo, durante una processione infuocata. Non male.
Genuinità e genialità infantile in Era estate, storiella della prima visione della passera di un gruppo di marmocchi casinosi e rissosi. Stessa idiozia infantile, ma così ridicola che risulta trascinante, formidabile, nello Scompartimento, che sembra costruito per illusioni ottiche, per progressive rivelazioni di comportamenti imprevedibili in individui apparentemente paciosi, dolci o affascinanti. Micidiale.
Nel secondo pezzo, Stella di Hollywood, giocato su tutta una serie di dialoghi fulminanti, un ragazzotto senza una lira ma con un buon amico si ritrova ad affrontare il padrone di casa che domanda gli arretrati, e una notte di passione "psicologica" che costa cara – diciamo così, altrimenti brucio tutto. L’epilogo è completamente inatteso, disorientante, delirante. La vicenda curiosa dell’ambiguo bandito Nibelunghi è protagonista di un racconto picaresco, allucinato e folle. L’epilogo è demenziale. Fa ridere, comunque. Come sempre.
L’affare Nagasaki mantiene questo ritmo bestiale, scoppiettante, forsennato: Kitterlegnosky si sbizzarrisce nella rivisitazione di qualche vecchio film (o telefilm?), finendo per puntare su una clausola sonnecchiante. Omaggi ai famosi dialoghi tarantiniani di Pulp Fiction, argomento i panini del Mac, nascosti in La vicenda del cinodromo. Altro da dire non mi sembra ci sia; manca solo un giusto applauso e un giusto riconoscimento all’opera di scouting di Marco Vicentini e di Meridiano Zero – da Padova continuano a emergere autori dotati di buona personalità, stile e intelligenza. L’ultimo della serie, questo chiassoso e pazzo buffone delle patrie lettere, potrebbe diventare uno dei miei preferiti, negli anni a venire. Che sorpresa.

Gianfranco Franchi


www.macademia.it, 29.7.09

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Ve l’avevo anticipata in questo post, ma ho sbagliato di una settimana. La mia recensione su Christmas Pulp – la prima fatica letteraria di Ennio Kitterlegnosky – si trova quindi a uscire oggi, 29 luglio, in piena calura estiva. A dispetto del titolo e del ’babbo natale’ impresso sulla copertina del volume.
A dispetto, scrivevo, e forse non è un caso.
Meridiano Zero, la casa editrice dell’amico Marco Vicentini, da sempre ci ha abituato a sorprenderci con scelte coraggiose e con autori fuori dall’ordinario. Autori capaci – Angelo Petrella e Luigi Balocchi, fra gli altri – di abbinare un personale stile narrativo a contenuti ’forti’ e al contempo godibili. Picolli, paradossali, piacevoli pugni nello stomaco.
Anche Kitterlegnosky rientra, con onore, in questa schiera ma nella sua scrittura, in più, si percepisce chiaramente – a mio avviso – un’ironia surreale capace di sfociare nel sarcasmo e appunto, nel dispetto. Ci sono i piccoli dispetti che si fanno, fra loro, i personaggi di alcuni racconti del libro; ci sono i dispetti più grandi che, anche per incoscenza, conducono al dramma e infine, – presenza continua e inquitante – c’è l’immenso dispetto che sembra voler fare la Vita a tutti coloro che decidono di affrontarla. Sia come protagonisti, sia come semplici comparse.
I tredici pezzi che compongono Christmas Pulp costituiscono un unico, caledoscopico, "fermo immagine" sulla nostra moderna società. Ci sono i poveracci che non hanno più nulla da perdere e decidono di rapire un gesù bambino, i disperati che – pur di campare – raccolgono gli escrementi dei cavalli al seguito di improbabili circhi, i bambini alla scoperta delle verità del mondo, gli imbroglioni e i truffatori di professione, i detenuti senza più nulla da perdere e gli esaltati alla ricerca di una effimera gloria mortale. Il tutto tenuto assieme da una scrittura veloce, dissacrante e godibile. La stessa scrittura rappresentata magistralmente dall’immagine di copertina: un babbo natale in bermuda e occhiali neri – con uno sguardo obliquo e indagatore – stravaccato su una panchina.
Certo, non tutti i racconti sono ugualmente riusciti e si notano – raramente – piccoli cedimenti nel ritmo o nella forza espositiva ma, complessivamente, il livello qualitativo dei testi è alto. Ennio Kitterlegnosky riesce a confezionare un’opera letteraria di fantasia con un impianto da saggio antropologico e noi riusciamo a leggerla tutta d’un fiato come se si trattasse di ingoiare una medicina, amara, ma necessaria.
E la malattia dalla quale cerchiamo di guarire, risucchiati fra le pagine di Christmas Pulp, ha un nome semplice e conosciuto. Si chiama, ipocrisia.

Fabio Fracas


mariodesantis.blog.deejay.it, 15.7.09

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C’è qualcosa di pulp nel mandare in libreria un libro (una raccolta di racconti per di più!) di un esordiente italiano con un nome impossibile in un luglio italiano infuocato e dargli pure il titolo invernale di Christmas Pulp.
L’editore Meridiano zero – ovvero Marco Vicentini from Padova, che pure sa quello che fa, avendo all’attivo molto buon lavoro letterario e una serie di esordienti battezzati e poi partiti con la fama verso lidi confortevoli di grandi editori – ha deciso evidentemente di sposarne la causa e puntarci molto su questo autore che tanto talento quante consonanti nel cognome: Ennio Kitterlegnosky.
A Kitterlegnosky evidentemente non piace il Natale che conosciamo tutti noi specie se accompagnato da quel fintone di vecchio con guance rosate e barba bianca.
Il Babbo Natale di Kitterlegnosky è più un uomo un po’ marcio, sbracato su panchina con fiasca di vino e in mutande come da copertina. Un personaggio equivoco più impegnato a portarsi a casa ragazze che a far contenti i bambini. Anzi…
Il Natale di Kitterlgnosky è una farsa popolata di mezzi balordi comici spaventati e franati al punto giusto, per esempio i due travestiti da Re magio e Pastore che decidono di rapire il bambinello Gesù, Alis il paffuto e ricco erede dell’imprenditore più importante della zona.
Un universo di provincia e paure skizzato nel vasto mondo del no-where italiano che potrebbe proprio per questo essere pure un non-luogo all’americana.
Amosfere nere e ghigno comico, come potrebbero esserlo le grottesche avventure di soliti ignoti all’italiana ( o poveri diavoli, se preferite la metafora sacra, visto che siao in tema…)
Christmas Pulp è un libro di racconti con un filo comune: la perdita di innocenza. Per questo l’uso di una figura – per il resto trita anche nella dissacrazione (vedi Sedaris) – come il Santa Claus si giustifica ancora come simbolo di un’idea. Per il resto c’è la scrittura di Kitterlegnosky già sicura e apprezzabile per i suoi 29 anni di età che sa bruciare come un bicchiere di tequila tracannato in malo modo senza sciogliendo anche in modo giusto quel tanto di scuola di genere che pure c’è anche negli autori che quel genere lo hanno fondato.
Christmas Pulp è un colorato affresco pieno di facce buffe e personaggi strampalati, grotteschi e surreali, spiazzanti e soprendenti, in un’atmosfera priva ormai dei sensi di colpa di una cultura provinciale e piccolo-borghese che sa produrre i suoi anticorpi magari a suon di micro-violenza, di finali impietosi, in un paesaggio complessivo che convince, come convince la capacità di tenuta stilistica di cui è capace il giovanotto Kitterlegnosky. Lo aspettiamo con prove letterarie, magari un romanzo, in cui tutte queste premesse e promesse saranno mantenute al 100%. Con questo cognome chi lo dimentica….

Mario De Santis


www.sugarpulp.it, 29.7.09

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Ennio Kitterlegnosky è il drugo della letteratura italiana. I suoi racconti sono biomasse dai contorni sanguinanti e irridenti. In Christmas Pulp, il giovane autore romano, elvetico d’adozione – che debutta in questi giorni per la scuderia di Meridiano Zero – mescola una dozzina di brevi polaroid narrative in acido fondendo ambientazioni tex mex con la provincia italiana più selvatica, quella delle colline umbre e delle processioni religiose da profondo sud.
Insomma, materiale altamente infiammabile che ben si colloca fra le letture di queste lande, posto che è anche al racconto che qui a Sugarpulp guardiamo, genere in parte svilito dall’editoria italiana ma che andrebbe ricoltivato con attenzione e cura.
Un autore, Kitterlegnosky, che è davvero perfetto per i nostri lettori, per il feeling che gronda sorrisi e frattaglie dalle pagine, per quella cifra impastata di cinismo e accenti sadici nei confronti di personaggi che sembrano comparse di un film dei fratelli Cohen.
Prendete allora il Babbo Natale alcoolizzato ed erotomane di "Libera uscita per Babbo Natale" o la banda di nani peruviani di "Nibelunghi" o magari la corsa dei carretti in "La discesa di Corso San Zenone" e troverete alcune delle invenzioni narrative più sgangherate e efficaci degli ultimi mesi.
Una verve, una comicità naturale, un gusto per lo sberleffo che rendono questa raccolta di racconti un cocktail davvero riuscito.
E poi una scrittura rapida, senza fronzoli, divertita e in grado di regalare mescalina al lettore, perché Christmas Pulp ha come unica vera protagonista la perdita dell’innocenza. Una raccolta di personaggi divertenti e grotteschi, surreali e dissacranti. Sospeso nella più pura assenza di sensi di colpa, Kitterlegnosky sventaglia mitragliate di comicità guascona e irresistibile. Il suo stile abrasivo brucia come un bicchiere di tequila liscia buttata giù d’un fiato.
Da provare.

Matteo Strukul


il Trentino, 26.9.09

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Storie degli ultimi
Continuano le scoperte di Meridiano zero. Ecco tredici racconti fuori da ogni schema, firmati da un autore nato a Ferrara ed oggi, ci si dice, in Svizzera. Fuochi d’artificio quelli di questo libello corrosivo e senza punti di riferimento, a partire dalla copertina. Un Babbo Natale in bermuda, accaldato. Per non dire di alcune delle trame. Un finto-falso-padre babbonatale, un uomo che approfitta della situazione per portarsi a casa una maestrina; o il furto di un bambino-vero dal presepe-finto. Queste sono storie degli ultimi, amare eppure capaci di provocare situazioni inverosimili e comiche. Vedremo se questo autore – come altri scoperti da Meridiano Zero – ci stupirà ancora. Le premesse ci sono.

Carlo Martinelli