Alias/il manifesto 1.3.2003 |
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Lolita sovietica
Il leningradese classe 48 Michail Kononov racconta di una ragazzina sul fronte della guerra antinazista: dove soddisfa le voglie degli ufficiali per accedere al Komosomol. Caso pornografico in Russia, è (forse) la denuncia della retorica del piccolo martire
Devesserci qualcosa di cruciale negli anni Quaranta sovietici, se con tanta insistenza la narrativa torna a investigare quel periodo. Lanno scorso, per esempio e tanto per riferirsi solo a quel poco che arriva anche in Italia, lEinaudi ha tradotto in Via derba i racconti di Asar Eppel, storie di baracche della periferia moscovita allindomani della seconda guerra mondiale. Ora è la Meridiano zero di Padova a proporre Nuda. Mucha la piccola pioniera di Michail Kononov (traduzione di Claudia Zonghetti), lungo recitativo di una adolescente quindicenne, colta in unattardata permanenza nei ranghi dei giovani pionieri e sulla soglia dellingresso al più maturo Komsomol, e impegnata sul fronte della guerra contro i nazisti in una straordinaria impresa collettivistica: dar sfogo con il proprio corpo ancora immaturo alle pulsioni sessuali degli ufficiali. Eppel e Kononov hanno poco in comune. Il primo è nato negli anni Trenta e appartiene al filone della narrativa russo-ebraica: quindi da un lato può avere per ragioni anagrafiche un interesse anche sentimentale per il decennio in questione e dallaltro cura ossessivamente il dettaglio, che può illuminare un mondo intero. Il secondo è un leningradese del 1948, oggi trapiantato in Germania, che da una ventina danni pubblica con fortuna alterna testi destinati al pubblico infantile e a quello adulto e che con questo romanzo ha raggiunto nel 2000 una certa notorietà. Notorietà, come sovente accade, non strettamente letteraria. Molto vi hanno contribuito le polemiche sulla pedofilia che farebbe da sfondo alla narrazione, sostenuta da unassoluta mancanza di reticenza sui dettagli delle prestazioni offerte dalla ragazza. E forse ancor più la storia del testo che, scritto alla fine degli anni ottanta, e quindi in epoca ancora sovietica, non è riuscito per lungo tempo a trovare un editore. Difficile capire quanto esso sia stato rimaneggiato, ma è certo che anche il suo modo sicuramente non convenzionale di affrontare il tema della Grande guerra patriottica non deve avergli giovato un granché fin dallinizio.Tanto vale sgombrare subito il campo dalle parentele letterarie che la critica ha individuato. La prima, scontata nella sua banalità, è quella con Lolita di Vladimir Nabokov: accettarla significherebbe ammettere che lunico interesse di Nuda sta nella sua descrizione di una adolescenziale opera di seduzione, considerato che stilisticamente Kononov è ben lungi da ogni nabokovismo. Il più giovane scrittore privilegia anzi la forza immediata della parola, le sue potenzialità drammaturgiche, al punto che il più interessante regista del neoesistenzialismo russo, Kirill Serebrennikov, sta preparando del romanzo una riduzione teatrale. La seconda parentela è quella con Vita e straordinarie avventure del soldato Ivan Conkin, il romanzo del 1969 di Vladimir Vojnovic che per primo tenta di incrinare il monolitismo trionfalistico della letteratura dedicata alla guerra. E anche in questo caso si tratta di un accostamento superficiale. Ivan Conkin ripropone con notevole forza distruttiva il punto di vista tradizionale dell«idiota», di colui cioè che, sostanzialmente disadattato, traccia un suo autonomo percorso senza cercare mediazione con lesistente. La piccola pioniera Mucha è una protagonista di genere affatto diverso. Non soltanto non è un «idiota», ma in virtù della sua generosa disponibilità non è nemmeno uninnocente. È invece una coerente rappresentante di un mondo tutto sovietico di valori, esageratamente forzati alleccesso, in cui il collettivismo è la fonte di ogni bene e a Stalin è riconosciuta la paternità di ogni cosa, ivi compresi i più banali proverbi popolari.
La differenza non è da poco. Mentre lIvan Conkin rimane allinterno della tradizione dellassurdo, Nuda non a caso diventa una «féerie bellico-erotica» in cui la piccola pioniera coltiva una sua dimensione onirica in virtù della quale, trasformandosi da Mucha (Mosca) in Gabbianella, vola nottetempo sopra i fronti di guerra svolgendo delicatissime missioni segrete agli ordini diretti del generale Zukov. Una dimensione che ovviamente ha in sé la potenza di annullare ogni delimitazione tra ciò che è reale e ciò che invece è sogno in una assoluta indistinzione che è assicurata dalla rara maestria dellautore nel ricreare il registro linguistico dellufficialità propagandistica degli anni Quaranta. E questo registro mostra la sua inconsistenza nelluso che ne fa la piccola pioniera nuda. Non che il romanzo di Kononov vada considerato un mero divertimento letterario. Il realmente esistito generale Georgij Ukov, celato dietro lo Zukov del racconto, si guadagna un paio di pagine sulla sua pessima abitudine di uccidere di persona i soldati che tornavano vivi dai combattimenti con "spari psicopropedeutici a bruciapelo". Così come il capitolo sesto affronta il tema a lungo tabù del cannibalismo durante lassedio di Leningrado.
Ma Nuda è un romanzo che si nutre delle sue ricercate contraddizioni: lo smantellamento della esaltazione del ruolo eroico svolto dai pionieri in guerra dà luogo alla improbabile convivenza di una linea apertamente pornografica e di una linea di letteratura bellica di denuncia. E la denuncia è rivolta con tutta evidenza a quel genere macabro che glorifica le sofferenze e il martirio degli adolescenti, un genere, sembra suggerire lautore, non molto diverso dalla pornografia infantile. Resta al fondo lattenzione per gli anni Quaranta, per il modo in cui il mondo sovietico si struttura intorno alla rappresentazione, eminentemente linguistica, dei suoi valori. E qui non si può che ammirare limpegno con cui la piecola Mucha, ora Vergine più spesso puttana, riesce a piegare sogno e realtà allinterno di quella gabbia rappresentativa. Con lunico desiderio di essere finalmente ammessa al Komsomol.
Mauro Martini
LUnità, 9.2.2003 |
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Irwin e Kononov, due avventure surreali
Meridiano zero inaugura una nuova collana, Primo Parallelo, che ospiterà scrittori anticonformisti e poco conosciuti. Si parte con due testi strani e zeppi di citazioni: LIncubo Arabo e Nuda. Mucha la piccola pioniera
A passi lenti ma sicuri tanti piccoli editori approdano a livelli di proposte sempre più coraggiose e significative: da Minimum Fax a Fandango - ottime le loro ricerche nel campo della nuova narrativa anglo-americana - a Pequod, Sironi, MobyDick, con i loro autori casalinghi talora assai piu convincenti di certe bufale industriali; da Fanucci con le sue belle collane alternative a Casagrande, che tra Italia e Svizzera cerca - e trova - novità e ripescaggi dautore. Senza dimenticare la benemerita Hobby & Work madre elettiva di Connelly della grande Ben Pastor, e i più collaudati - e non più troppo piccoli - e/o e Fazi, per arrivare alla neonata Giano, che sta riproponendo interessanti classici del Novecento.
Meridiano Zero di Marco Vicentini, dopo anni di solida militanza noir, tenta ora la carta della narrativa sociale - purtroppo esistono ancora certe barricate socio-culturali -. La tenta con una collana bizzarra e graficamente allettante - Primo Parallelo - dove saranno di casa scrittori e romanzi magari sconosciuti allorecchio dei più, ma comunque determinanti per delineare le geografie internazionali della letteratura doggi. Sono libri annunciati anticonformisti, non convenzionali, spesso decorati da buoni riconoscimenti esteri, ma in qualche modo esclusi dal salotto buono delle traduzioni in tempo reale e magari affidati ad agenti con scarsa voce in capitolo. Mentre si annunciano indirittura darrivo una Uomini da mangiare di Christine Leunens, un Il signore dei lombrichi di Jack Allen e le Memorie di un nano gnostico dellanonimo - e pseudonimo - Madsen, si parte con due testi decisamente strani, intelligenti, zeppi di citazioni, riferimenti, memorie letterarie e storiche, talvolta un po faticosi ma comunque ricchi di stratigrafie culturali universali.
LIncubo Arabo dellinglese Robert Irwin è una sorta di dichiarato omaggio alle mille e una notte, unavventura pseudo-esotica in cui sincontrano e si accavallano tutti i più favolosi luoghi comuni dellorientalità narrativa, dei misteri legati al mondo sconfinato della fantasia. Le vicende senza sbarramenti logico-temporali del protagonista - il giovane pellegrino-spia inglese Balian - trovano una loro collocazione nella volontà umana di raccontarsi e di creare leggende necessarie al cammino dei popoli e delle loro tradizioni. LIncubo Arabo è un incantesimo diabolico nel quale ogni notte la malcapitata vittima sogna mondi e personaggi legati alla realtà come se vivesse unesistenza parallela: i risvegli sono dolorosi, con fiotti di sangue dal naso e dalla bocca e la sensazione di appartenere a universi simili ma sempre più irreali. La vittima di turno e ovviamente Balian, nella caotica geografia del Cairo nel 1486: arrivato in città, il giovane non riesce più a uscirne, e tra incontri magici - Zuleika, la signora dellamore, il diabolico Padre dei Gatti, il putrido cantastorie Yoll - e fughe in universi senza limiti di sensazioni, la sua odissea attraversa un percorso labirintico, surreale, in cui ogni accadimento rappresenta la verità e il suo contrario, in una sfida al lettore che è la scommessa - talvolta un po ostica - della letteratura.
Con Mucha la piccolo pioniera siamo nella vecchia Russia di Stalin, con un autore eclettico e sarcastico - Kononov, classe 1948 - che riesce a dipingere un affresco - anche questo surreale, metaforico - delle imprese velleitarie - nella loro patriottica assurdità - dellArmata Rossa durante il conflitto bellico contro i nazisti.
Mucha, la piccola pioniera - una sorta di boy-scout della gioventù comunista - vive la sua storia singolare in prima linea, materasso compiacente - ma non compiaciuto - per tutti gli sfoghi sessuali degli ufficiali. Mucha ha quindici anni, e nella ricostruzione satirica - dolorosa - di Kononov, rivive tutto il mondo di unantica, ingenua adesione agli ideali staliniani, in cui il dovere verso la patria diventa follia, ossessione. I personaggi dellesercito russo sono assurdi e grotteschi nella ricostruzione ironica di Kononov, che tenta unanalisi critica di un aniverso perso nelle allucinazioni di un potere crudele e impietoso. Mucha evade nel sogno, vola di notte sulle brutture del mondo e della guerra diventando la Gabbianella, cercando le voci smarrite del suo passato - linfanzia, i genitori, il primo amore - per poi tornare ogni volta sulla pancaccia dura e sconnessa dove vengono a cercarla - per saziare le loro fobie devastate - i militari del grande esercito russo. Tra realtà e sogno, storia e fantasia, il romanzo ha una sua valenza epocale e, se chiede al lettore una partecipazione attenta e severa, lo ripaga comunque con una ricca pattuglia di sensazioni, tra commozione e ironia. Romanzi non facili, dunque, ma in grado di proporsi come scommessa positiva nel mare magnum della narrativa contemporanea.
Sergio Pent
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Lo ammetto. Non è stato facile avvicinarmi alla lettura di questo romanzo di Kononov. A ogni pagina sfogliata scoprivo una voce più stridula, sotterranea a quella più esplicitamente narrante, e questa voce confondeva le immagini e impediva il fruire della lettura. Ho cominciato a cercare cosa fosse. Perché non era una difficoltà dovuta al tema arduo della violenza sessuale, benché la piccola pioniera è valsa a suo tempo allautore unaccusa di pedofilia, e non era neppure una fatica legata al sottofondo di revisionismo nei confronti della storia russa, già criticato a Kononov e che pure ha spinto tante mani a scrivere in quegli stessi anni. Solo verso la fine della lettura ho avuto modo di capire. Lo sforzo che mi segnava pagina dopo pagina era nel sentimento della partecipazione. Lirritazione che provavo era la stessa dellautore. Ma andiamo per ordine. Il romanzo di Kononov viene scritto negli anni Ottanta ma trova un editore solo parecchio tempo dopo, nel nuovo secolo. Chi è Mucha, la nuda del titolo? Mucha è una ragazzina. Una quindicenne. Una piccola pioniera, cuore pulsante della gioventù comunista. Cosa fa Mucha? Vive i suoi quindici anni in prima linea, trascorrendo gran parte della sua giornata su luridi materassi a compiacere gli sfoghi sessuali degli ufficiali di tutta lArmata rossa, a inventare improperi e a vedersi strappare le mutande. Perché lo fa? Perché da ragazzina qual è, è una devota, e, sebbene la sua patriottica missione rivesta i panni dellassurdità, le sue sono le gesta di una credente. Mucha ha fede nella vecchia Russia di Stalin e crede che qualunque cosa accada è giustificabile perché in fondo "la guerra è guerra, PUZZONA PORCA!" e, tra tutto ciò che accade, poco peso ha soddisfare le voglie degli ufficiali, se poi si ha la possibilità di accedere al Komsomol e di sentirsi parte di qualcosa, finalmente riconosciuta con una propria appartenenza. Siamo nel periodo del conflitto bellico contro i nazisti e per tutto il romanzo si avverte una battaglia ideologica prima che militare, pagina dopo pagina viene dipinto un affresco ridicolo delle imprese dellimpero. Eppure già nelle stilettate affondate contro la filosofia delleroica patria, qualcosa va oltre. Certo, una vena satirica piuttosto visibile attraversa la narrazione ed è presente il fantasma della revisione storica, intento a tirar giù i drappeggi dorati che coprono una guerra fatta di tante ombre, certo ci sono tratti di eccessiva attenzione alle morbide carni di questa quindicenne e gli otto capitoli sono infuocati, ma da quale fuoco? Le vicende di Mucha sono raccontate con satira graffiante. Vero. Ma non abbastanza per nascondere il vero dolore di Kononov. Nella descrizione della morbosità in cui la protagonista vive il suo credo rivive un mondo di ideali che trasforma il dovere in missione e questa in ossessione. I personaggi che si susseguono sono emblematici di un esercito alla rovina, dove vige lassurdo, nel fare grottesco dei soldati non cè solo ironia e neppure un vago tentativo di analisi critica. La storia di Mucha è la denuncia dellunica strada possibile per la salvezza, strada che passa attraverso le allucinazioni di un benessere più alto, da perseguire fino alla morte, invenzione di un potere impietoso che trasforma in suo utile il bene adolescenziale dellingenuità. È rammarico quello che impasta le parole di Kononov. Lo stesso autore non poteva sostenere tanta amarezza ed ecco che regala a Mucha la possibilità di sognare, di evadere quando la notte è troppo fredda per darsi pace. Nella notte, alla piccola pioniera è dato di volare al di sopra del suo mondo in guerra e di diventare la Gabbianella, eroina capace di ergersi oltre il dolore di una vita sacrificata a un sogno malsano. E di cercare così le voci perdute del suo passato, quella infanzia bruciata al sacro fuoco della patria, fuoco che minimizza a sfondo tutto il resto, che brucia al suo altare genitori e primo amore. Durante la lettura mi sono persa nella matassa dei proverbi popolari, nel mondo tutto sovietico dei valori delleccesso, dove Stalin vige come una divinità, per incastrarmi poi nella denuncia ai danni del generale Zukov, nome di battesimo di Georgij Ukov, additato ai più per il vizio di uccidere a bruciapelo i soldati tornati vivi dai combattimenti, e in altre minuzie del genere. Episodi accompagnati naturalmente da descrizioni di cannibalismo o da un sistematico smantellamento dellimmagine delleroe, peraltro, diciamocelo, necessaria in una guerra, o ancora nelle sfumature accese delloltraggio alla giovane carne di Mucha. A fine lettura, riaprendo il libro, sono riuscita a trovare come incollare tutto questo. Solo allora, quando ho potuto rileggere la dedica a "coloro che ci salvano" e, finalmente, parteciparvi. Ma non prima di aver sentito lo stesso freddo sentito da Mucha sulla panca di legno su cui trascorreva le sue notti. Allora sono potuta correre oltre, finire nel post scriptum, ormai fondamentale, e trovare lautore, pronto a svelarmi il motivo di tanta partecipazione, sentendo il fiato caldo che aveva spinto avanti la sua mano. Nella postfazione ho conosciuto Valentina Vasilevna, scrittrice e combattente, donna che parla perché ha vissuto la sua guerra e muove la mano di Kononov spingendola al ritmo della sua esperienza. Protagonista reale della guerra combattuta da Mucha, la Vasilevna cercherà di raccontare di nuovo e per sempre la sua storia, ma, nellatto di rendere finalmente il nero su bianco, si rompe dannatamente un braccio e la penna di Kononov si intinge nel risentimento, nellamarezza di vedere superato il limite della comprensione. È questo il dolore che si fa largo nelle pagine del romanzo, vestito con i panni della fantasia, per girare grottesco nel fango, tra i militari e nelle loro mani infilate nel corpo di Mucha. Un dolore rabbioso che diventa invocazione sulle labbra dellautore, che scrive: "forse che tu non senti il dolore? [...] Che sia il Tuo amore, disperando della via crucis del bene, a perseguitare luomo come una moglie brontolona, come il figlio di una ragazza-madre bistrattata che pretende attenzioni, affetto e severità non femminili, diverse, certe, che potrebbe dargli solo un padre? Ma Tu non sei il nostro Padre, Signore? Non sei tu il primo a preferire la libertà di un diavolo tentatore o di un padre che deve pagare gli alimenti e che vuole riscattarsi dai suoi figli affamati con le briciole della tavola di unesistenza, di un sapere e di una felicità sterminate?". E mentre Kononov faceva i conti con Dio, io comprendevo finalmente tutto il romanzo e partecipavo della sua rabbia, vedendolo scrivere della piccola Mucha, seduto sulla sua sedia a rotelle, dove da anni è immobilizzato dalla sua infermità. Nel tentativo di capire ha scritto una storia acre e dolorosa, pulsante e pornografica come lo è il dolore quando non trova spiegazioni. Kononov è una Mucha privata del sogno, che si aggira desolata a guardare con meraviglia i bambini che dormono e fanno leffetto di una "bella lampadina che gorgoglia di onde dorate e si accende di arcobaleno" e, come la ragazzina nuda, si chiede dove siano finiti quei bagliori, chi glieli abbia portati via e se tutto ha veramente un senso. Chiudendo il libro, lunica bestemmia contestabile è quel "Deus conservat omnia" odoroso di rancore e affatto di consolazione che capeggia il quinto capitolo. Dopo aver tanto preso parte al gioco, lasciando in pegno i propri sogni e i propri arti, quanto la divina preservazione è una benedizione e non invece una amara pena?
Marzia Cikada
www.lettera.com, 21.3.2003 |
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Mucha la piccola pioniera: avanti Gabbianella, sei la nostra speranza
Mucha farebbe qualsiasi cosa per il collettivo. E disposta ad ingoiare il suo egoismo a fondersi con i suoi compagni nello slancio unitario verso linevitabile vittoria finale. E non importa se ha solo quindici anni e se, quando non manovra la fida mitragliatrice maxim, è la puttana degli ufficiali, che fanno la fila davanti alla porta del suo bunker. Perchè quando si addormenta, si trasforma nella Gabbianella, arma segreta dellArmata Rossa agli ordini diretti del Generale Zukov, eroe dellUnione Sovietica. Ogni notte Mucha vola via, per compiere la sua missione segreta. Nulla la può toccare, nulla la può fermare quando sfreccia velocissima sulle trincee fangose dove sputa sangue ogni giorno.
"Curati dellabito quando è nuovo e del tuo onore quando è giovane, puzzona porca! "
Nuda è un libro dalle molte anime. A tratti ricorda il Bora Cosic del Ruolo della mia famiglia nella rivoluzione mondiale, col suo caratteristico modo di guardare alle nefandezze della storia attraverso gli occhi entusiasti dei bambini, che riescono a vedere eroi invece di assassini e gloria invece di tristezza e morte. Anche Kononov fa in modo che i suoi lettori, che bambini non sono, intravedano la durezza, la crudeltà e linsensatezza di quello che accade durante una guerra. La propaganda, quella sovietica non fu nè meglio nè peggio delle altre, i mille modi che i generali inventano per stimolare lo spirito combattivo delle truppe, la vita in trincea. Tutto qui? Non proprio. Nuda ha in serbo la struggente bellezza dei "voli" notturni della piccola protagonista, che contribuisce anche nel sonno alla sacra causa della Vittoria, ma almeno riesce ad allontanarsi dal pancaccio dove riceve le visite dei signori ufficiali, dai lividi che le lasciano sul corpo. La notte che la circonda è illuminata e riscaldata dallalone di energia che circonda i soldati, più debole se moriranno presto, gli alberi, gli animali. E un mondo palpitante e meraviglioso in cui le distanze che ci separano da chi ci è più caro possono essere colmate in pochi minuti di volo radente. Non male, di questi tempi.
Marco Dellantonio
www.resistenze.org, 14.3.2003 |
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www.resistenze.org, 14-03-03
Avete passato il segno !
Lettera aperta a Luigi Pintor
Ci sarebbe molto da discutere sul suo editoriale "Ei fu" (il manifesto del 2 marzo scorso) dedicato a Giuseppe Stalin, sulla personalità del quale, da un lato sospende "un giudizio storico equanime" perché, come par di capire, ancora prematuro, mentre poi, contraddittoriamente giudizi ne dà, eccome!
Ma, appunto, varrebbe la pena di discuterne, mentre cè soltanto da indignarsi per una recensione apparsa il 1 marzo nella Talpa Libri del supplemento a il manifesto, "Alias".
Rivolgo a lei questa lettera aperta perché nello stesso editoriale scrive: "...non dimenticherò quellinverno in cui il mondo cessò di respirare, dallAtlantico agli Urali al Pacifico, in attesa di conoscere il proprio destino... I secondi (i sovietici) avevano vinto i primi (i nazisti) nella più grande delle battaglie e fu così che il mondo uscì dal coma. Un crinale della storia era stato varcato con nostra fortuna" (parentesi e sottolineatura mie).
Sì, fu quello il crinale sul cui orlo il mondo rimase sospeso e non cadde nellabisso perché lintero popolo sovietico, con i suoi 20 milioni di morti ed il suo immenso eroico sacrificio si mise sulla strada della croce uncinata ed impedì che si instaurasse nel mondo intero il "nuovo ordine" di Hitler.
"Lolita sovietica" è il titolo della recensione assolutamente acritica, anzi del tutto favorevole del vostro Mauro Martini al libello Nuda. Mucha la piccola pioniera di Michail Kononov, leningradese classe 48, già "dissidente" ("non è riuscito per lungo tempo a trovare un editore", si rammarica il vostro recensore) ed ora finalmente arruolato nelle file dei pennivendoli al servizio delloligarchia mafiosa instauratasi al potere nella Federazione Russa.
Negli ultimi anni, da parte di reazionari, pentiti e revisionisti di ogni risma, si è passati dalla demonizzazione di Stalin, a quella di Lenin e via via risalendo, alle calunnie sullintero movimento operaio rivoluzionario, sulla sua storia, sui tentativi di costruire una società non basata sullo sfruttamento delluomo sulluomo, sugli stessi ideali comunisti.
Nella propaganda fascista- berlusconiana linfame equazione Stalin=Hitler si è ben presto trasformata in quella di comunismo = nazismo. Ma finora, tranne che nel "Libro nero sul comunismo" e nei tentativi di Gasparri e camerati di riscrivere la storia, ben pochi avevano osato infangare la "Grande guerra patriottica" e finora nessuna pubblicazione di "sinistra" o che addirittura si definisce "comunista", come il suo giornale, lo aveva fatto.
Leroina del libercolo in questione, a cui "Alias" dedica una pagina intera, "è impegnata sul fronte della guerra contro i nazisti in una straordinaria impresa collettivistica: dar sfogo con il proprio corpo ancora immaturo alle pulsioni sessuali degli ufficiali" e ancora "è una coerente rappresentante di un mondo, tutto sovietico, di valori esageratamente forzati alleccesso, in cui il collettivismo è la fonte di ogni bene e a Stalin è riconosciuta la paternità di ogni cosa..." (commento del vostro recensore). E sapete perché Mucha agisce in questo modo? "con lunico desiderio di essere finalmente ammessa al Komsomol".
Ma non basta: il degno rappresentante della "moderna" cultura russa, già che cè, deve dare il fatto suo al generale Ukov o Zukov che sia, il quale "aveva la pessima abitudine di uccidere di persona i soldati che tornavano vivi dai combattimenti con spari psicopropedeutici a bruciapelo ", il che, oltre che uninfamia, è unillogica idiozia. Se davvero il generale avesse applicato questa pratica, con quali soldati avrebbe combattuto e sgominato i nazisti? Ma il vostro recensore non se ne accorge e ripete fedelmente.
E perché non manchi nulla, non si rinuncia a gettare un altra palata di fango, annunciando un capitolo che affronta "il tema a lungo tabù del cannibalismo durante lassedio di Leningrado". Cè da chiedersi se si vuole davvero infrangere un tabù o tentare vigliaccamente di insozzare limmagine terribile e solenne, per sempre impressa nei nostri cuori, di una città stretta per lunghi mesi nella morsa di in un terribile assedio e quotidianamente bombardata, i cui abitanti morivano lentamente di fame, di freddo e di malattie, ma non rinunciavano né a combattere il nemico con le residue forze, né alla loro vita spirituale. Una città assediata dove Shostakovich compose la sua Settima sinfonia e Vera Inber scriveva i suoi versi e li recitava nelle biblioteche fredde e buie, dove i cittadini di Leningrado ancora si riunivano e prendevano libri in prestito. No, non siamo degli inguaribili romantici. Rispettiamo il più alto livello raggiunto dalla coscienza umana.
Per concludere, il giudizio del vostro recensore si sintetizza come segue: "Nuda è un romanzo che si nutre delle sue ricercate contraddizioni: lo smantellamento della esaltazione del ruolo eroico svolto dai pionieri in guerra dà luogo allimprobabile convivenza di una linea apertamente pornografica e di una linea di letteratura bellica di denuncia. E la denuncia è rivolta con tutta evidenza a quel genere macabro che glorifica le sofferenze e il martirio degli adolescenti, un genere, sembra suggerire lautore, non molto diverso dalla pornografia infantile".
Con questa recensione avete davvero passato il segno. E per favore non venite a parlarci di rispetto per la "libertà di espressione" e di non voler applicare la censura ai recensori che ospitate. Tanto valeva recensire favorevolmente Il libro nero del comunismo!
Vi siete resi complici di chi ha deliberatamente voluto infangare figure eroiche, come quelle di Zoja Kosmodemjanskaja, giovanissima partigiana, che operò nei territori sovietici occupati e che, scoperta, fu torturata e impiccata dai nazisti, di Ivan Buslov, dodicenne, che compiva azioni clandestine di ricognizione al di là delle linee nemiche, torturato e fucilato dai nazisti, dei 700 membri del Komsomol che si arruolarono volontari come esploratori nella battaglia di Stalingrado e, in generale, di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle organizzazioni giovanili comuniste, che, a fianco dei membri del Partito, nella guerra contro il nazismo ebbero il solo ed unico privilegio di essere in prima fila nello scontro, i primi ad attaccare, i primi a ricevere in carne propria la mitraglia del nemico.
Non si tratta di non voler "incrinare il monolitismo della letteratura dedicata alla guerra". Gli autori sovietici che svilupparono questo tema erano in gran parte combattenti (in mille furono presenti su tutti i fronti, 300 di loro non tornarono); nei loro scritti essi colsero tutti gli aspetti di quella che fu una grande epopea e non ne dettero una descrizione agiografica, ma ne misero in evidenza la ricchezza, non nascondendone le diversità e le contraddizioni. Basta leggere la vasta letteratura che ci hanno lasciato e che purtroppo è sparita dagli scaffali delle librerie e dai cataloghi degli editori, in quella distruzione silenziosa della memoria che ha sostituito il rogo nazista dei libri, per far posto ai nuovi generi: trash, pornografico e horror che la "moderna" critica letteraria, Alias inclusa, sembra prediligere.
Mi chiedo: di questo passo arriverete ad avallare le calunnie della propaganda dello Stato di Israele, secondo la quale i ragazzi dellIntifada sarebbero deliberatamente mandati al massacro dai combattenti palestinesi e dalle loro stesse famiglie? Con la scusa di recensire qualche "nuovo storico" fascista, o un "nouveau philosophe", gli darete una mano per infangare anche le nostre staffette e le combattenti partigiane con interpretazioni porno della loro partecipazione alla Resistenza?
Quando, due anni fa, avete subito un attentato fascista, avete ricevuto, in segno di solidarietà e comera giusto, una valanga di abbonamenti al giornale, da parte di chi era daccordo e di chi era in disaccordo (come la sottoscritta) con voi. Ma non cè solidarietà che tenga per difendervi dal vostro nemico interno, molto più pericoloso di una bomba fascista: da quel revisionismo, che spesso sfocia in anticomunismo, che pervade le vostre pagine, a dispetto della vostra testata che recita ancora: "quotidiano comunista".
Malgrado tutto ciò, può esserne certo, Pintor, anche la seconda parte della profezia di Stalin si avvererà. Il vento della lotta di classe spazzerà via dalla sua tomba e da quella di tutti i rivoluzionari cha hanno fatto la storia la montagna di immondizie che in tanti vi hanno accumulato. Il socialismo è stato solo temporaneamente sconfitto.
In quanto agli "uomini comuni" che oggi come ieri si battono per i loro diritti, per la loro dignità, per la giustizia sociale, contro la guerra imperialista "con la forza della loro semplicità" a cui si riferisce in chiusura il suo editoriale, ne sia certo, Pintor, che più presto che tardi - ci sono segnali incoraggianti in questo senso Ð la loro parte più avanzata, nelle cui file la classe operaia riconquisterà sul campo la sua funzione dirigente, sentirà il bisogno di sbarazzarsi delle menzogne mediatiche e di attingere autonomamente allimmenso patrimonio dellesperienza del movimento operaio rivoluzionario e comunista internazionale, dei suoi partiti comunisti, della strada aperta dalla Rivoluzione dOttobre alla costruzione del socialismo in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti.
Allimmagine oscenamente distorta del passato, che viene loro ossessivamente proposta allunisono da chi li sfrutta ed opprime e dai "disertori della speranza" della cosiddetta sinistra, le nuove leve rivoluzionarie sapranno sostituire lo studio scientifico delle conquiste del movimento rivoluzionario internazionale; sapranno far tesoro degli apporti teorici e pratici di coloro che lhanno ispirato e diretto: da Marx, ad Engels, a Lenin, a Stalin, a Mao Tse-tung, di coloro, cioè, che hanno guidato le grandi masse proletarie alla conquista del potere e alla costruzione del socialismo, i movimenti di liberazione nazionale alla vittoria sul colonialismo ed in generale il proletariato mondiale al raggiungimento dei più alti livelli di protagonismo politico e pratico mai conquistati dallumanità; sapranno infine fare, senza remore, il bilancio degli errori in rapporto alle circostanze in cui sono stati commessi, quelli inevitabili e quelli evitabili, collocandoli nel loro contesto storico e nel quadro della lotta che, per la legge ineluttabile delle contraddizioni di classe, continua Ð sebbene in forme diverse - durante la transizione dal capitalismo al comunismo e ne ricaveranno preziosi insegnamenti per non ripeterli e non pretesti per disertare.
Da questo inestimabile patrimonio e dalla loro esperienza trarranno la capacità e la forza per sviluppare creativamente la teoria rivoluzionaria, adattandola alla situazione concreta e alle condizioni particolari di ciascun luogo, e per costruire partiti comunisti allaltezza del compito di far avanzare i lavoratori e lintera umanità verso lunica società senza sfruttamento, ingiustizie e guerre: il comunismo.
Adriana Chiaia
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