angolonero.blogosfere.it, 17.9.09 |
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La vita di Laurent Scheller, medico nonché scrittore e presentatore televisivo, non è un granché ultimamente. La sua popolarità è molto diminuita a seguito di un clamoroso crollo di audience, la moglie lo ha lasciato e lui non sa bene cosa ne sarà del suo futuro. Una sera però una telefonata desta il suo interesse. È Béatrice, moglie di Thierry Salvaing, un vecchio collega di Laurent. Thierry è in prigione con laccusa di aver provocato la morte di una paziente terminale eutanasia, cest a dire e Béatrice non sa a chi altro rivolgersi. Laurent, che fino a qualche mese prima, preso dal vortice degli impegni di unagenda strapiena, non avrebbe nemmeno risposto al telefono, va direttamente a casa di Thierry.
Di più, lo sostituisce come medico di famiglia e inizia a muovere le sue conoscenze mediatiche per sollevare il "caso Salvaing", presentando lamico, ai giornali e sui notiziari, come la vittima di una clamorosa persecuzione giudiziaria. Anche i figli di Thierry hanno fiducia in lui, nel fatto che riporterà il padre a casa.
Laurent intraprende la sua crociata, salvo che
Eh be, non si può dire di più. Brevissimo e sorprendentemente agile, Il seme della colpa esplora temi spinosi come leutanasia e la commercializzazione di medicinali dannosi. Ma sono soprattutto le persone e le loro motivazioni che rilevano: Laurent e la sua smania di successo; Thierry e la sua anima di duro e puro; Daniel, il comune amico defunto; lavvocato Nathan Semmler, il primario Grenier, il giudice Rijic
Tutti potenzialmente colpevoli di qualcosa, tutti spinti da obiettivi poco nobili.
Lautore, Christian Lehmann, affianca alla professione di medico quella di giornalista e scrittore "impegnato".
Alessandra Buccheri
biogiannozzi.splinder.com, 18.10.09 |
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Leutanasia e i baroni della medicina Il vero volto del medical thriller
Se si escludono Kathy Reichs, Patricia Cornwell, Robin Cook, autori anglofoni, il solo autore di un certo rilievo per lEuropa sarebbe David Khayat, che è soprattutto un oncologo, di fama mondiale. Fortuna nostra, in Italia il medical thriller ha conosciuto soltanto delle comparsate con Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi per un volume antologico edito da Einaudi qualche anno or sono: il solo racconto meritevole, Una lunga quaresima di paura che avrebbe meritato una edizione a sé è quello di Eraldo Baldini, che mischia con comprovata sapienza leggende popolari, riti pagani ed elementi horror per un thriller allultimo spasimo. Insignificanti rimangono i lavori di Lucarelli e Rigosi, che tentando una strada, per certi verso meno specialistica, danno vita il primo al solito killer, il secondo a un commissario malato di premonizioni.
Christian Lehmann è autore che rifugge il sensazionalismo spicciolo, i cliché tipici degli hard-boiled, per soffermarsi soprattutto sul cotidiano, sul mal di vivere di ogni giorno che colpisce indistintamente tutti, da chi ha una salute da leone a chi invece conta i minuti che gli rimangono sulle lancette dellorologio.
Il seme della colpa di Christian Lehmann è un romanzo che affonda il bisturi nel dolore di tutti i giorni, ma non tenta di esorcizzarlo o di estirparlo, semplicemente perché non è possibile, tranne nel caso si voglia credere alle impossibili promesse (e terapie) della New Age per andare incontro presto o tardi a una cocente delusione. Con Il seme della colpa Lehmann ci introduce in un tema più che mai attuale, quello delleutanasia o dolce morte.
La storia è quella di Laurent Scheller e Thierry Salvaing, due medici. Con il passare degli anni il primo diventa famoso dopo aver scritto un bestseller, ma il suo è un successo effimero; Thierry invece non la prova neanche la carta della fama, si dedica invece anima e corpo ai suoi pazienti, è un bravo padre e marito e non chiede poi molto altro alla vita, forse solo di riuscire ad alleviare il dolore di chi muore. Un brutto giorno Thierry viene accusato di omicidio: una paziente terminale, che solo sotto morfina trova un minimo di sollievo, muore in circostanze poco precise. Il medico viene subito accusato daver dato mano libera alla dolce morte. In un men che non si dica è in prigione. La moglie di Thierry disperata, dopo anni che non sente più Laurent, decide di chiamarlo per chiedergli il suo aiuto. È convinta che solo Laurent possa tirare fuori di prigione Thierry, perché adesso Scheller è un uomo di fama e poi è stato un grande amico di suo marito. Peccato che Scheller non sia più quello duna volta: è ancora famoso, ma ogni giorno che passa è un passo in più incontro allimpietoso oblio. Tuttavia quando sente la voce di Béatrice Ferey, donna che è stata anche la sua amante, decide di aiutare Thierry, luomo che Béatrice alla fine ha deciso di sposare.
Adèle Cellier, ricoverata nel reparto di oncologia del professor Grenier, curata dal medico generico Thierry Salvaing, muore. Grenier subito accusa Salvaing di aver praticato leutanasia su Adèle. A nulla servono le rimostranze di Thierry: il giudice Silvia Rijic ha ascoltato il medico, ma preferisce credere a Grenier, gran barone della medicina. Laurent, una volta a casa dellamico insieme a Béatrice, sua ex fiamma, ha il sospetto daver sbagliato tutto nella vita: forse avrebbe dovuto sposare Béatrice e accontentarsi duna vita umile e semplice. Tra Béatrice e Laurent rinasce subito lamicizia e Laurent si illude che la donna provi ancora qualche cosa per lui; ma soprattutto capisce che se riuscirà a portare fuori di prigione il suo amico Salvaing per lui Laurent Scheller si spalancheranno ancora una volta le porte della fama. Perché sì, per riuscire a far scarcerare lamico cè una sola via praticabile: convincere lopinione pubblica, con ogni mezzo possibile, che il medico di famiglia Thierry Salvaing è innocente mentre il gran barone della medicina Grenier potrebbe non essere quello che fa credere di essere. Coinvolgere giornali e televisione per dire ai francesi che Thierry è un bravo medico, un padre di famiglia e un uomo coscienzioso: di questo deve concedere lopinione pubblica e soltanto lui può farlo interpretando il ruolo di "regista assoluto".
Ne Il seme della colpa non ci sono né iperbolici inseguimenti lungo le strade parigine né macabri cadaveri ogni cinque minuti, non cè il serial killer né il poliziotto incazzato e duro a morire: cè invece la terribile realtà, la vita quotidiana di un semplice medico di famiglia che viene accusato daver dispensato la dolce morte a una sua paziente. Cè il dramma di chi muore e lo sa, senza che nessuno si preoccupi di alleviare le sue pene. Cè laccanimento terapeutico finché fa comodo ai baroni della medicina, ma poi, dopo, cè la dimenticanza totale e assoluta, un paziente in fin di vita con le sue piaghe da decubito immobilizzato a letto che solo gli infermieri di tanto in tanto passano a trovare. Cè larroganza e lindifferenza dei baroni della medicina che fanno i loro interessi e quelli delle case farmaceutiche. Cè che la normalità da (quasi) tutti accettata è quella di salvaguardare gli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Ne Il seme della colpa cè tutto questo e cè di più: la denuncia. Christian Lehmann non offre soluzioni contro lo strapotere dei baroni della medicina ma la denuncia cè; e fra le righe, ma neanche poi tanto, ci suggerisce che la dolce morte in alcuni casi è compassione e pietas.
Giuseppe Iannozzi
Bresciaoggi, 29.10.09 |
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La deontologia del medico e la manutenzione del dolore del malato, lo strapotere delle case farmaceutiche e le connivenze omertose del sistema medico-ospedaliero, le luci della ribalta mediatica e il cono dombra della provincia in cui vive la gente comune. Sono temi sensibili quelli che vengono trattati ne Il seme della colpa di Christian Lehmann, medico francese con la passione della scrittura e della denuncia "dal di dentro".
Non a caso anche il protagonista del suo romanzo, Laurent Scheller, è un medico-scrittore che è diventato anche una star televisiva. Solo che la sua vita da un po di tempo segna il passo. La popolarità ha subito una flessione a causa di un tracollo dellaudience, la moglie lo ha lasciato e lui si trova in mezzo al guado, in attesa di un rilancio. Finchè una notte una telefonata riattiva il suo interesse. È Béatrice, moglie di Thierry Salvaing, un vecchio collega di Laurent, un medico di famiglia che ha scelto lonesto servizio professionale e non la carriera degli onori. Thierry è in galera con laccusa di aver provocato la morte di una paziente terminale un caso di eutanasia, insomma e Béatrice non sa a chi altro rivolgersi se non allamico famoso quanto disperso. Laurent, che fino a qual momento aveva tagliato i ponti con il suo passato, decide di andare in soccorso e di giocare nel contempo un doppia partita: da una parte sposa la causa di Thierry, rivelando alla stampa e alle televisioni come sia in atto una sorta di persecuzione giudiziaria; dallaltra tira la volata a se stesso, rimettendosi in vetrina.
Il romanzo, breve ma denso, smaschera i guasti della malasanità, le baronìe della medicina, ma soprattutto getta uno sguardo alla palude dellanima. Non esistono percorsi netti nelle esistenze degli uomini, ognuno è costretto a convivere con le miserie e i compromessi, a cominciare proprio dal protagonista che è voce narrante e portatore sano di sgradevole mediocrità. Il merito di Lehmann è proprio quello di inficiare appunto la credibilità del testimone.
Nino Dolfo
cinemadadenuncia.splinder.com, 24.9.09 |
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Medico televisivo e autore di bestseller attualmente in crisi di popolarità, il dottor Laurent Scheller confida di tornare in auge grazie al progetto di un nuovo programma proposto al direttore della Rete. Ma una sera riceve una telefonata sconvolgente: è Béatrice Salvaing, moglie dell ex collega e amico Thierry, che implora il suo aiuto per far uscire di prigione il marito. Laccusa che grava sulla testa del medico di famiglia Salvaing è di quelle da prima pagina dei giornali: eutanasia. Anziché ricorrere alle frasi di circostanza e assicurare un intervento a distanza per mobilitare lopinione pubblica, Laurent sale in macchina e si precipita da lei a Villers (nelle Yvelines). Riuscirà a togliere dai guai lamico? La sua già pericolante carriera televisiva ne risulterà danneggiata?
Se amate i libri che attingono allesperienza vissuta dallautore, Il seme della colpa fa per voi. Medico generico dal 1985 e apprezzato scrittore per bambini, Christian Lehmann (classe 1958) è difatti un autore che trasfigura in forme letterarie la sua conoscenza diretta del sistema sanitario francese, lasciandola trasparire in filigrana. Perché in filigrana e non in primo piano? Essenzialmente per due motivi: in primo luogo perché, come ogni scrittore che si rispetti, Lehmann non sacrifica lelaborazione letteraria sullaltare della veridicità e, in secondo luogo, perché sa che per evitare la spettacolarizzazione dellargomento scottante e per renderlo intimamente efficace occorre agganciarlo a un tema di più ampia portata che sia in grado di avvolgerlo e assorbirlo.
Fate attenzione al titolo originale: Une question de confiance, una questione di fiducia. La traduzione italiana, Il seme della colpa è il primo depistaggio di un romanzo che si nutre di inganni e apparenze, presentandosi come un noir medico per sferrare un attacco ben più radicale e mirato alla cosiddetta "civiltà delle immagini". Se è vero che leutanasia e il clientelismo sanitario costituiscono i punti caldi della storia, è altrettanto vero che la celebrità televisiva e la manipolazione mediatica ne rappresentano i temi strutturanti: per il dottor Scheller la prima preoccupazione non consiste nel sapere se il vecchio amico ha praticato o meno leutanasia, ma riguarda la strategia da adottare per seminare dubbi nellopinione pubblica e conquistare il consenso televisivo ("la scatola magica").
Animale mediatico scisso tra meschinità privata e rispettabilità pubblica (la sua coscienza interviene come se fosse la voce di un altro), Laurent organizza la realtà esclusivamente sulla base di immagini: incalza lo sprezzante primario Grenier ripensando a un dialogo di Guardato a vista di Claude Miller e mette a segno unintervista trionfale grazie a un collegamento suggerito da un film del 1975, I baroni della medicina di Jacques Rouffio. Un uomo di immagini. Allestremo opposto si collocano i personaggi positivi della vicenda: lamico in carcere Thierry (la cui integrità è "trascritta" nella coscienziosità delle sue cartelle mediche e nelle rabbiose annotazioni sulla cartella infermieristica dellagonizzante Adèle) e soprattutto Daniel, lamico del cuore morto due anni prima lasciandogli uneredità morale fatta di carta stampata (uno scomodissimo dossier contenente le prove della tossicità di alcuni medicinali da banco).
Ma è proprio nella scelta di affidare il ruolo del narratore a un individuo moralmente ambiguo e psicologicamente volubile quale Laurent che Il seme della colpa schiva il manicheismo. Sotto lapparenza esteriore (come se ogni carattere portasse una "lanterna magica" incorporata) quasi tutti i personaggi agiscono secondo la medesima logica calcolatrice: non soltanto laltezzoso Grenier che si occupa dei pazienti per "interpretare il suo ruolo di grande primario" o il temutissimo Besnard che dirige cinicamente la programmazione della Rete (lovvio riferimento è a TF1), ma anche Béatrice Salvaing, che ripaga con una prestazione erotica laiuto familiare di Laurent, e perfino lottantatreenne Lucienne Angelin, che va in brodo di giuggiole quando si tratta di avere il suo quarto dora di celebrità televisiva.
Mirabilmente reso dalla traduzione di Giovanni Zucca, lo stile scorrevole e levigato di Christian Lehmann ritrae questo universo di civile opportunismo e vellutata malignità giocando sulle sfasature minime (una parola di troppo che lascia indovinare unintenzione, un gesto che tradisce unemozione) e sulle sfumature psicologiche (la tendenza di Laurent a rimpiazzare Thierry nella sua vita professionale e affettiva). Fulminei tratti paranoici e secche notazioni tecniche ombreggiano episodicamente la narrazione: una scrittura che frequenta con sicurezza le tonalità del grigio senza disdegnare improvvisi oscuramenti o spiazzanti riproposizioni di interi passi, come quello che descrive lultimo incontro tra Laurent e Daniel in un ristorante sopra Biarritz (ripetuto a distanza con "varianti di montaggio"). E cè anche spazio per un gustoso private joke: a pagina 97, Laurent è sul punto di addormentarsi davanti allennesima replica di un poliziesco di Yves Boisset. Scommettiamo che si tratta de La tribu, il film che Boisset ha tratto dallomonimo romanzo di Lehmann del 1990?
Alessandro Baratti
www.lankelot.eu, 12.9.09 |
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Eutanasia, complesso di colpa di chi ha avuto successo, turbolento rapporto con le proprie origini sono gli assi portanti di questo romanzo del medico e scrittore francese Christian Lehmann, Il seme della colpa, pubblicato da Meridiano zero nellautunno 2009, a sette anni di distanza dalla prima edizione francese (Une question de confiance, 2002: letteralmente, "Una questione di fede"). È uno strano ibrido tra un giallo ma come giallo è abbastanza blando, la trama non è imprevedibile; gioca tutto sullintrospezione del protagonista, e giustamente e un romanzo esistenzialista.
Laurent, medico, è diventato uno scrittore di successo e una star della televisione francese. Il suo vecchio amico e collega Thierry è rimasto uno dei pochi medici di famiglia della cittadina di Villers. Adesso è sotto inchiesta: eutanasia. Si sta sollevando un polverone. E così Laurent torna a Villers, la sua madrepatria, per dargli manforte. E per ritrovare qualcosa di sé stesso, probabilmente. Per prima cosa, lo sostituisce in studio: dopo tredici anni, ricomincia a fare il medico generico, ritrovandosi surclassato da tutta una serie di innovazioni amministrative e burocratiche che lo spiazzano e lo disorientano. Man mano, si sente felice: ha voglia di celebrare il ritorno del figliol prodigo, del medico che un tempo era stato (p. 28) e che saccorge dessere rimasto. E ritrova il ragazzo che sognava lamore, e che invece non ha avuto altro che storielle, ed è stato contento di quella stupida leggerezza: bruciando, strada facendo, un matrimonio. Senza troppi pentimenti.
Era uno che silludeva che tutti i vecchi amici sarebbero rimasti sempre al loro posto, "che avrebbero continuato allinfinito ad andare su e giù per le statali e per i corridoi della rianimazione" come aveva atto anche lui, tanto tempo prima. Ma era uno che i vecchi amici li aveva traditi. Comportarsi bene con Thierry significava riscattarsi, in un certo senso. Non solo ritornare sui propri passi. Nel frattempo, Laurent "indaga", diciamo così. Cosè successo a Thierry? Un altro dottore lo ha accusato di aver fatto qualcosa di sbagliato. Laurent è convinto che non sia vero niente. E in ogni caso, vuole difendere lamico. Leutanasia è spesso un atto di umanità: non cè niente di amorale o di ingiusto, è soltanto che le leggi europee non sono ancora state adeguatamente aggiornate, punto. Lasciar morire chi non ha più nessuna speranza di guarire, e se ne va agonizzando giorno per giorno, senza più riuscire a camminare, a mangiare, a dialogare, è una questione di civiltà e di amore. Chi cè passato non ha dubbi. Lasciateci morire in pace, quando è il momento.
Laurent non ha mai amato il primario dellospedale, Grenier; si ricorda bene che aveva la coscienza sporca per tre o quattro strani decessi. Si sbriga subito a ricordarglieli, al primo incontro: giusto per stabilire le distanze e per avvertire che Thierry non va toccato. Nel frattempo, bada allo stato danimo della moglie del suo amico e dei suoi figli, come può, e valuta una nuova opportunità di lavoro per tornare in televisione. Lo scandalo che sta ferendo Thierry potrebbe, paradossalmente, restituire linfa alla sua carriera. Il destino è una questione di prepotenza, certe volte.
**
La morte dolce protagonista del romanzo è una questione Welby insegna di civiltà, ribadisco, e di sensibilità. Rivendicarla come un diritto per ognuno di noi è sacrosanto, giusto e normale. "Normale" è laggettivo più corretto. Se lintento di Lehmann era ricordarci tutto questo, mi sembra che lartista sia riuscito nellimpresa. È un romanzo sulla pietà che possiamo e dobbiamo avere per chi ci abbandona, per chi indietro non può tornare: sperando di riuscire ad averla anche per noi stessi, un giorno, o che qualcuno sappia averla per noi. Quando la vita non è più vita ha senso assecondare la natura, e spegnere le macchine. Il lutto è un fatto privato e non comunicabile.
Un medico che decide di accompagnare nellaldilà una sua paziente ormai incurabile, agonizzante e muta, spezzando per sempre le sue sofferenze, è un uomo buono, e non un boia. Non siete daccordo? Io sono con quel medico.
Gianfranco Franchi
liberidiscrivere.splinder.com, 18.11.09 |
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Benvenuto Christian su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Raccontaci qualcosa di te i tuoi studi, il tuo background.
Sono un medico di medicina generale dal 1984 nella regione di Parigi e sono uno scrittore, il mio primo romanzo è stato pubblicato nel 1988.
Raccontaci qualcosa del tuo esordio. La tua strada verso la pubblicazione.
Ho sempre scritto sia da bambino che da adolescente perché amavo raccontare storie. Arrivato alletà di scegliere una carriera mi sono accorto che non avevo niente di speciale da dire sul mondo e ho messo da parte la scrittura per dedicarmi alla medicina. Senza che me ne accorgessi la medicina ha fatto di me uno scrittore.
Ti ispiri ad avvenimenti reali quando scrivi le tue trame?
Probabilmente si ma resta un mistero per me. Credo che per ogni scrittore sia così una storia nasce lentamente la si costruisce per strati.
Quali autori ti hanno influenzato?
La lista è lunga vorrei ricordare Howard Philips Lovecraft, Philip Roth, Henry Miller, Lawrence Durrell
alcuni autori francesi.
Raccontaci qualcosa di No Pasaran: Le jeu.
È il mio primo romanzo pubblicato in gioventù, un successo internazionale totalmente inaspettato. Attualmente in corso di adattamento in fumetti.
Sei molto coraggioso nella tua denuncia dei mali del sistema sanitario contemporaneo in Francia. Puoi dirci qualcosa sul tuo impegno?
Coraggioso? Ah se solo fosse sufficiente a cambiare il sistema. No oggi ritengo di essere sul belvedere del Titanic e vedo liceberg molto prima della collisione, è inutile angosciarsi prima degli altri, in un sistema dove il potere politico è nelle mani di gente totalmente e fondamentalmente incompetente, le questioni finnazierie dominano e il sistema dei media è bloccato così come avviene in Francia.
Sei uno scrittore molto impegnato sensibile ai temi etici e sociali. Perchè hai scelto il genere noir?
Perché il noir permette di esplorare la natura del male e le menzogne in cui viviamo.
Riguardo a Une question de confiance più che un noir hai forse voluto scrivere un romanzo sulla solitudine? Tutti i personaggi sebbene in maniera diversa sembrano così soli.
Ho voluto esplorare levolvere del personaggio principale, un uomo che ha tradito i suoi ideali di gioventù, ma richiamato dai suoi vecchi amici è sommerso dai ricordi di un tempo ed è in bilico costantemente sul filo: agisce in risposta a cosa ci si aspetta da lui e ci sono momenti in cui può essere considerato persino un eroe poiché agisce contro il proprio interesse anche se questo agire onesto è forse solo dovuto al fatto di non volere rovinare limmagine positiva che gli è stata restituita in modo imprevisto.
Hai visto la copertina delledizione italiana de Il seme della colpa di Meridiano Zero? Non è un immagine perfetta per riassumere il senso profondo del libro? Personalmente mi ha ricordato le marine del pittore italiano Sandro Luporini.
Purtroppo al momento tu sei lunica persona che mi ha informato dellesistenza fisica del libro. (Sorride).
Altri progetti per versioni italiane dei tuoi libri?
Non è nelle mie mani
Che cosè per te il noir?
Come avviene per molti altri scrittori il noir è sempre più solo una scusa per parlare di altre cose delluomo, della società, della provincia, delle nostre paure distanziandosi dagli stereotipi di genere.
Il noir come ha detto Robin Cook esplora la pila di sporcizia che può scivolare sotto il tappeto. Scrivo romanzi polizieschi perché il male esiste, disse, come la mangusta con il serpente.
Sei uno scrittore, un giornalista, un medico. Tre professioni molto diverse, sei forse in grado di trovare un filo comune, qualcosa che le unifichi?
Non sono un giornalista, è una definizione del CV obsoleta da molto tempo. Al massimo sono o ero un avversario politico. Difficile fare altrimenti quando si è governati da dei perversi narcisisti.
Scrivi libri per bambini? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.
Mi dispiace dovrete aspettare che traducano in italiano la mia autobiografia Uneducazione inglese. (Sorride)
Raccontaci qualcosa di Patients si vous saviez. Confessions dune medicin generaliste. È un autobiografia ironica?
No, è un libro che racconta minuto per minuto la vita di un medico.
Ti piace lesistenzialismo di Derek Raymond? Ti ha influenzato?
Si certamente. Io tendo, voi lavete notato a chiamarlo con il suo vero nome Robin Cook.
Cosa stai leggendo al momento?
The Humbling lultimo libro di Philip Roth, magistrale.
Che cosè per te la libertà? Un utopia? Uno stato danimo?
Una cosa impossibile. In effetti quando voi vi sbarazzerete di Berlusconi?
Che tipo di ricerche fai per i tuoi libri?
Leggo, guardo films. Limportante delle ricerche per un libro e di dimenticarsene subito. Si cerca di scrivere un libro non di dimostare ad un professore di aver lavorato bene.
Ti piace Leo Malet?
No.
Raccontaci qualcosa della tua Parigi.
Parigi è una città dove ho vissuto, dove ho studiato. Ma la mia città preferita è Londra.
Raccontaci qualcosa di La tribu. Esiste una versione cinematografica?
Si cè una versione cinematografica prodotta da Yves Boisset del 1990, lanno che il libro uscì. Ero assistente sul set e lo ricordo molto bene anche se il film è molto datato. Lo era anche alla su auscita. (Sorride)
A quali progetti stai lavorando?
Ad un adattamento in fumetto di No pasaran. Al rovesciamento del governo francese. Pranzo.
licenziamentodelpoeta.splinder.com, 16.10.09 |
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Braccati dalla legge, ma non più innocenti
Su un blog che ha iniziato la sua storia poco meno di sei anni fa parlando di libri, ogni tanto tornare alle origini non può che far bene.
Ho letto Il seme della colpa di Christian Lehmann, e la prima cosa che ho da dire su questo libro è che, anche se esce nella collana Meridianonero (collana, per chi lo ignorasse, di noir illustri e meno illustri) delleditore Meridiano Zero, Il seme della colpa non è un noir, non ci si avvicina neanche. Non so perché Marco Vicentini, che di Meridiano Zero è il patron, abbia deciso di collocarlo lì; daltronde occorre dire che per tale collana son passati già diversi libri, talora assai apprezzabili, che del noir non avevano niente o quasi. Scusate il disturbo del geniale Christopher Brookmyre, ad esempio (se non lavete ancora letto, a proposito, cosa aspettate?), romanzo parodistico quasi sovrabbondante dironia e di invenzioni, oppure Lucidi corpi di Harry Crews, incentrato sullossessione per la perfezione fisica abbinata allingombrante peso di un passato tuttaltro che perfetto. E così, ne Il seme della colpa non troviamo neppure uno dei topoi convenzionali del noir, se non quello delluomo accusato di un delitto che non ha commesso, tanto caro ad autori come David Goodis (mi viene in mente lui perché ci costruì sopra La ragazza di Cassidy, romanzo non tanto memorabile per lintreccio, di per sé banale, quanto per le magistrali scene di fuga che seguono lincidente dellautobus). E sempre le scene di fuga e di inseguimento da cardiopalma (unitamente, va detto, a un perfetto Tommy Lee Jones nei panni del tutore della legge che insegue il terrorizzato Harrison Ford) forniscono ragione della bellezza de Il fuggitivo, narrazione cinematografica sul medesimo tema, rampollata da una celebre serie televisiva dantan.
Ma anche il tema dellinnocente braccato dalla giustizia, ne Il seme della colpa, è più sfumato e complesso che nelle narrazioni che ho citato, e in quelle a cui siamo abituati. Anzitutto, qui luomo che viene accusato di aver commesso un delitto non sta scappando, ma si trova già in galera. Dopodiché, noi non sappiamo fino alla fine del romanzo se egli abbia commesso il delitto oppure no. E non lo sappiamo perché la vicenda è narrata in prima persona da un amico dellaccusato, Laurent Scheller, che per buona parte della storia fatica a ottenere un colloquio con il prigioniero, il dottor Thierry Salvaing: il quale, quando finalmente si ritrova a parlare con Scheller, è riluttante a parlare dellepisodio che è allorigine allaccusa. Scheller dunque dispone, allo scopo di scagionare lamico, solo di testimonianze indirette: perlopiù di colleghi e pazienti, nonché della moglie, di Thierry. E alla gran parte di costoro sembra impossibile che Thierry abbia fatto quello che lo accusano di aver fatto: ovvero aver ucciso una delle persone che aveva in cura.
La moglie di Thierry Salvaing si è rivolta a Laurent Scheller affinché la aiuti a far scagionare il marito, che secondo lei è vittima di una macchinazione. Sullo sviluppo del romanzo non vi dico altro, anche perché è un libro che si legge dun fiato. Io lho cominciato mentre aspettavo di prendere un aereo, e lho finito che mi trovavo ancora in volo (trattavasi di un volo abbastanza breve). Mi viene da dire, però, alcune cose sulle idee che, di questo libro, rappresentano la forza e che ne segnano il margine di unicità, rispetto ad altre narrazioni.
Abbiamo detto, pocanzi, che il tema delluomo perseguitato dalla legge è un tema classico del noir e della narrativa in genere. Esso contiene in sé un conflitto già bello e pronto a stimolare la nostra attenzione: quello tra la legge (che ha la funzione di proteggerci, e dunque crediamo tendenzialmente buona) e lapplicazione che della legge può esser fatta dagli esseri umani, chè immancabilmente imperfetta. Tuttavia, questo tema è svolto, nella gran parte delle narrazioni, secondo uno sviluppo molto lineare: linnocente ingiustamente accusato è braccato da ogni parte, e scappa (o, più di rado, langue in prigione). Frattanto, qualcuno (lui stesso, se ha libertà di azione, o un altro personaggio allesterno) va in cerca della verità che potrà scagionarlo: dando la caccia, solitamente, al vero colpevole. Esistono su questo tema numerose varianti, inclusa quella vista in opera nel già citato Il fuggitivo in cui il poliziotto che dà la caccia al fuggiasco si convince man mano della sua innocenza, e collabora con lui per scoprire la verità.
Ne Il seme della colpa, questo tema è visto da unaltra angolazione. Anzitutto, noi come ho detto non sappiamo se Thierry Salvaing sia colpevole oppure no. In seconda battuta, la colpevolezza o innocenza del dottor Salvaing sono meno importanti, per Laurent Scheller, di quanto non lo siano convenzionalmente nelle narrazioni di questo tipo. Ciò che Scheller si impegna a fare, di fronte alla moglie di Thierry Salvaing e poi a lui stesso, è scagionare lamico, con ogni mezzo. Non a caso la donna si rivolge a lui, onde riguadagnare la libertà del marito: e non a un investigatore privato, o a un poliziotto. Scheller non è, come da tradizione, un personaggio il cui mestiere sia quello di scoprire la verità: ma è uno scrittore e presentatore televisivo (sia pure di programmi di divulgazione medica), bello e carismatico, che ha il potere di creare un can can mediatico attorno al caso di Salvaing, producendo un clima sfavorevole allaccusa. Un simile stravolgimento dei canoni classici è interessante di per sé: ci rende testimonianza di un cambiamento nelle nostre convinzioni. Una volta i personaggi braccati dalla legge credevano che la verità li avrebbe fatti liberi, e si adoperavano affinché essa fosse scoperta: ora credono, consapevolmente o meno, che per essere liberi occorra produrre una versione plausibile della propria innocenza. Non contano i fatti, ma conta il modo in cui li raccontiamo nel corso del grande show mediatico quotidiano. Possiamo dire, in conseguenza di ciò, che perfino leterno personaggio dellInnocente Braccato Dalla Legge abbia perso la propria innocenza, almeno quella più intima.
Unaltra cosa interessante de Il seme della colpa, su cui mi soffermo più brevemente, è la complessità delle finalità umane, così come Lehmann la racconta. Quando Laurent Scheller comincia a muoversi sulla scena per salvare la libertà di Thierry Salvaing, è un personaggio televisivo completamente bollito, in declino da tempo. Il can can mediatico che si produce attorno allaccusa di omicidio gli offre loccasione di tornare sulla ribalta dei mezzi di comunicazione. E qui lautore è bravissimo a non farci mai capire, fino alla fine, quanto Scheller abbia accettato di farsi coinvolgere nella faccenda per salvare lamico, e quanto invece perché il suo ruolo in essa può rilanciare la sua carriera. Solo al termine del romanzo, quando arriva il colpo di scena finale, le motivazioni di Scheller diventano palesi. E sul colpo di scena finale non posso dirvi niente, come è logico.
Lultima cosa, su cui mi soffermo ancor più brevemente, è il contenuto di denuncia sociale del libro, che lautore è bravissimo a far passare tra le pieghe del racconto senza mettere pistolotti in bocca ai personaggi: ovvero il fatto che la privatizzazione della sanità sia una porcata delle più immonde. Argomento sul quale io già non avevo dubbi, ma la lettura de Il seme della colpa mi ha dato materiale ulteriore, e di prima qualità, a conferma delle mie convinzioni.
Davide L. Malesi
lideablog.wordpress.com, 23.9.09 |
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Ve lo devo confessare, io ho un problema. Quando entro in una libreria, reparto giallo/noir, inizio a scorrere i molti titoli di costa in cerca della M della Meridiano Zero. Non mi lascio scappare nessun suo gustoso nuovo o vecchio titolo. Chi ha portato in Italia il sopraccitato James Lee Burke? E Victor Gischler (occhio che a Novembre esce Pistol Poets!)? Vogliamo parlare di Angelo Petrella? Io 13,50 euro, se fossi in voi, li spenderei per questo libro. Potreste guadagnarci moltissimo e perdere tre birre al massimo. Ve le offro io.
lideablog.wordpress.com, 19.10.09 |
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Il seme della colpa (ed. Meridiano zero) di Christian Lehmann è, semplicemente, un piccolo gioiello. È uno di quei libri che, una volta letti, difficilmente passa. Perché? Perché fa male. Perché ti si pianta nella carne come un chiodo e ti scarnifica, velocemente durante la lettura per poi proseguire lentamente una volta finito e riposto nella libreria di casa. Questo libro è una stigmate nella mano del lettore, un promemoria alluomo sul dolore e la solitudine dellUomo. È unopera di grande letteratura in grado di riecheggiare sullo sfondo gli scritti imperituri di gente come Camus o Céline.
Francamente è ancora oggetto della mia riflessione se laver categorizzato Il seme della colpa come un libro noir, cioè di genere, sia stato per lopera stessa un vantaggio o uno svantaggio. Da un lato può averne favorito la lettura da parte di lettori "di genere", affezionati, cioè, a tutto ciò che reca in sé mistero, morti ammazzati, verità nascoste, permettendo loro di andare, invece, al di là del genere stesso e gustarsi un libro che magari non avrebbero mai avuto occasione di prendere in mano. Dallaltro lato, diversamente, può aver scoraggiato quei lettori un po con la puzza sotto il naso, quelli che reputano il noir come una non categoria letteraria di serie C poco adatta ai loro fini cervelli da intellettuali della domenica e da premio Strega. Si perderanno unopera che si beve a colazione come un uovo crudo i vari Giordano, Scarpa, Mazzantini, Coelho e newagisti vari.
Laurent Scheller è ormai un ex medico, da tempo non pratica più la professione avendo preferito adagiarsi tra i comodi guanciali garantitegli dal successo televisivo del suo programma sulla salute. Una notte, però, la chiamata di Béatrice, la moglie del suo ex amico e collega Thierry Salvaing, lo rigetta in un mondo che sembrava essersi ormai lasciato definitivamente alle spalle. Thierry è infatti stato arrestato con laccusa di aver praticato leutanasia su una sua pazienze affetta da un tumore in fase terminale. La moglie gli chiede di darle una mano per cercare di scagionare il marito, magari facendo ricorso alle sue tante conoscenze in ambito giornalistico e legale. Laurent si ritroverà in questa maniera coinvolto in un vortice che inesorabilmente lo porrà a confronto con il suo passato e il suo presente, spalancando, contestualmente, unincognita sul suo futuro.
Come dicevamo sopra Il seme della colpa è soprattutto un libro sulla solitudine. La solitudine di Laurent, terribilmente ammantata di lustrini e paillettes, perso nellinseguimento di una continua fama effimera tra i nani, le puttane e le ballerine della televisione, avendo rinunciato ormai da tempo alla passione e alla vocazione del suo antico mestiere. La solitudine di Thierry, figura che rimane sempre sullo sfondo, di cui i personaggi non fanno altro che parlarne per tutto il romanzo ma che compare solo in poche pagine, stritolato tra legge e morale. La solitudine di Béatrice, una donna costretta a farsi carico di problemi e accadimenti che vanno al di là delle sue forze. La solitudine di Daniel, altro vecchio collega e amico di Laurent e Thierry che compare solo nei flashback del protagonista, vittima impotente di poteri per lui troppo forti quali il profitto senza pietà e il cinismo senza ragione.
E sullo sfondo i grandi problemi della nostra attualità: leutanasia, la riflessione su cosa sia lumano, lo strapotere feroce ed egoista delle case farmaceutiche, il mondo dorato e accecante della televisione, la provincia minuta, le persone semplici veri motori della Storia minuta di tutti i giorni, il senso da dare alla proprio vita attraverso lonesto lavoro quotidiano, il significato di un mestiere quello del medico che molti vorrebbero essere una missione, ma che labitudine trasforma soventemente in un mero mercenariato egoista e carrieristico.
Il libro ha solo 158 pagine, un piccolo mazzo di carta che però aumenta progressivamente il suo peso con il progredire della lettura a causa del crescente peso specifico derivato dagli argomenti trattati e qui solamente accennati. "Il seme della colpa" è un libro tanto breve quanto denso. In un precedente post intitolato "Prossimamente in libreria: un poker dassi!" e pubblicato su Pegasus Descending, in cui per la prima volta parlavo di questo romanzo, concludevo dicendo che "Io 13,50, se fossi in voi, li spenderei per questo libro. Potreste guadagnarci moltissimo e perdere tre birre al massimo. Ve le offro io". Beh, credo che dopo aver letto questo libro, se seguirete il mio consiglio, le tre birre me le offrirete voi.
Andrea Pelfini
P.S. Una menzione speciale per la casa editrice Meridiano zero, capace di tirare fuori dal cappello un altro grandissimo autore finora passato inosservato in Italia e di abbinargli, per il suo primo romanzo, una copertina semplicemente perfetta e capace come poche di riassumere in una immagine il contenuto e le sensazioni del libro intero. A me ha ricordato le struggenti marine di Sandro Luporini.
www.linsolito.net, 8.11.09 |
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Leutanasia come scrupolo morale
I mass media come specchio in cui si riflette la società
Un medico che ha smesso di praticare e che ora frequenta i set televisivi, anche se il successo di un tempo sta svanendo. Un vecchio amico in difficoltà, accusato di eutanasia. La moglie dellamico, memoria di una vita fa, che chiede aiuto sperando che il volto della tv possa salvare chi pare già condannato dallopinione pubblica e dalla legge.
Questo, in breve, il triangolo umano che compone Il seme della colpa di Christian Lehmann, a sua volta medico prima di essere scrittore, apprezzato anche per bambini, e giornalista.
Il seme della colpa è a partire dal titolo, sintomatico, un nero dolente. Un romanzo importante, che con toni pacati si fa portatore di istanze collettive, non necessariamente contingenti al periodo e ai luoghi presi in esame. Il dilemma etico parla con il cuore in mano al lettore, senza pretese di verità o di oggettività. La storia sviscera ogni possibile dubbio morale e non pretende di dare risposte. Nel momento in cui potrebbe ergersi a demagogo, Lehmann sceglie infatti la via più intelligente, quella dellinterrogativo aperto mascherato da finzione di genere.
La trama gialla o post noir, per usare un termine da poco in voga che qui calza benissimo è parte di un libro breve che riflette sulleutanasia e sul potere dei mass media. Non è un pamphlet di ampio respiro, piuttosto una interiorizzazione di ciò che influenza lanimo umano. Ed è in questa introspezione che il dialogo del protagonista con se stesso si fa noir. Il dottore che non ha risposte è il più fallibile degli animali asociali. Un mostro, quando la sua figura è deformata dallo specchio televisivo, un martire quando si immola in una battaglia già persa facendo credere a un amico che sia un atto di generosità.
La scrittura è acuta, la storia forse non particolarmente originale, ma coinvolgente. I personaggi fanno la differenza: le loro interazioni giocano sulle parti e sul loro potenziale valore in una strategia ben orchestrata. Il seme della colpa, che poi potrebbe chiamarsi anche il seme della violenza o il seme della morte o il seme della follia, per come riesce ad abbracciare uno spettro ampio di emozioni dolorose, è un ottimo esempio di rilettura sociale del presente attraverso un racconto accorato del passato che sfocia in unipotesi cinica di futuro.
Matteo Di Giulio
www.mangialibri.com, 9.11.09 |
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Da medico anonimo appassionato del proprio lavoro, Laurent Scheller è diventato una star. Ha pubblicato dei bestseller, condotto in TV un seguitissimo programma divulgativo sulla medicina. La sua unica preoccupazione, ora, è di mantenersi a galla nel successo, cosa non semplice in un sistema di notorietà usa e getta. Limprevisto, come ogni imprevisto che si rispetti, arriva di notte, sotto forma di una telefonata che risveglia i suoi antichi fantasmi e ribalta le sue priorità attuali. A chiamarlo è Béatrice, la moglie di Thierry Salvaing, amico e collega che non vede più da anni. Dalle sue frasi singhiozzanti e smozzicate Laurent apprende che Thierry è stato messo sotto custodia cautelare con laccusa di aver aiutato a morire una paziente divorata dal cancro. E adesso Béatrice lo prega di far uscire il marito di prigione avvalendosi delle sue numerose conoscenze. Sorprendendo prima di tutti se stesso, Laurent accetta. Parte per Villers, la città di provincia dove Thierry ha lo studio, si installa in casa sua, apre al posto suo lambulatorio, visita, riempie moduli, compila ricette e intanto muove i suoi contatti. Parte la macchina mediatica, con le interviste, i passaggi al telegiornale. Ma per chi si sta mettendo in gioco Laurent? Per Thierry, in memoria dei vecchi tempi? Per la sua affascinante consorte? Per scontare il tradimento nei confronti di un altro amico, che ormai non può più assolverlo? O per rinfrescare la sua popolarità ormai appannata? Comunque sia, la verità verrà fuori. Ed è noto a tutti che la verità spesso fa male, molto male
Sembra che la medicina stimoli il talento letterario. Lo ha fatto con Cechov, Conan Doyle, Cronin, Céline, Bedeschi, Tobino, Crichton. Anche Christian Lehmann è un medico, oltre che uno scrittore, e parla (si presume) con cognizione di causa della durezza della realtà ospedaliera, dellinsensibilità di certi primari senzanima e della fatica quotidiana di certi dottori che invece lanima la danno tutta quanta (e se la dannano pure) per curare i malati, anche se purtroppo non sempre basta. Parla anche di eutanasia, tema di quelli che arroventano il dibattito (e questo già nel 2002, anno in cui il romanzo è uscito in Francia, prima del polverone scatenato dal caso Englaro) e non risparmia nemmeno la denuncia dellassenza di scrupoli dei colossi farmaceutici e dei loro prodotti dannosamente efficaci. Questo però è un noir, non un pamphlet, e quindi al centro della dinamica narrativa restano i moventi e la psicologia dei personaggi. Ossia di Thierry, che non si sa se abbia commesso oppure no il reato di cui è incriminato. E ovviamente di Laurent, che non si capisce se voglia redimersi da un passato di cui non può andare troppo fiero. O se invece intenda spremere più che può la possibilità di tornare sotto i riflettori, dopo essere rimasto per un pezzo lontano dalle luci della ribalta. Lehmann usa la penna come un bisturi per scrivere una storia veloce, corrosiva e tagliente, che non risparmia nessuno, visto che nessuno in fondo è innocente. E che riserva alla fine una sorpresa amara, troncando con un colpo netto lillusione di redenzione. Perché quando il seme della colpa fa radici non si può più estirparlo. Continua a crescere nel cuore come un bubbone infetto, inghiottendo le speranze di riscatto.
Maria Ferragatta
mauriziocrispi.blogspot.com, 17.12.09 |
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I diversi volti della Medicina contemporanea nel crudo romanzo di Christian Lehmann
Per i tipi di Meridiano zero e nella traduzione di Giovanni Zucca, ha visto la luce in edizione italiana Il seme della colpa del francese Christian Lehmann, inquadrato allinterno di una collana di noir, anche se a mio avviso ha poco del noir in senso stretto e sembra possedere piuttosto le qualità del romanzo-denuncia che, in questo caso, tocca i temi scottanti dei diversi volti della Medicina contemporanea divisa tra aspetti umanitari e pratiche di potere e violenza che ben poco hanno a cuore la salute del paziente, se non per "vetrina".
La storia di Lehmann, egli stesso medico (pediatra) oltre che scrittore, mostra infatti il conflitto tra mondi diversi ed incompatibili nella pratica della Medicina odierna.
Da un lato, vi è lo zoccolo duro del lavoro silenzioso, senza gloria e con molti oneri, dei medici di famiglia che, se non si lasciano prendere dalla semplice burocratizzazione del proprio ruolo, sono costretti spesso a farsi carico di situazioni difficili e disperate, specie nel campo delle malattie degenerative di stadio avanzato e in quelle terminali.
Dallaltro, si riconosce in modo inequivoco la pratica della medicina come esercizio di potere, tipica di certi cattedratici e dei primari ospedalieri (almeno, di alcuni di essi), in cui ciò che conta è la salvaguardia del proprio ruolo (tutelarsi sempre le spalle e il c***), e la possibilità di mietere riconoscimenti e benefit vari, mentre i loro collaboratori sono spesso gettati allo sbaraglio, costretti ad assistere impotenti a situazioni difficili o a dover fare salti mortali per sopperire a gravi carenze strutturali.
Infine, la terza realtà è quella scintillante della Medicina mediatica, dei palinsesti che si occupano di problematiche mediche, di tutela della salute e/o di prevenzione, oppure di "casi" di malasanità.
È questo un mondo scintillante (in cui ciò che si presenta è sempre perfetto e allavanguardia), ma nello stesso tempo crudele e spietato, quando va alla ricerca dei "casi" da esporre al grande pubblico (il battage mediatico attorno al caso Englaro ne è la prova).
Spesso i paladini di queste trasmissioni sono medici (specialisti e non) che hanno abbbandonato o significativamente ridotto la loro pratica professionale per entrare nelluniverso mediatico.
E spesso si tratta di personaggi pronti a piombare come avvoltoi (o squali) sulla loro preda, che viene considerata cadavere ancora prima di esserlo, esibendo per far ciò una falsa umanità.
Spesso le apparenze ingannano e, in tali contesti, i processi mediatici vengono celebrati, prima che un un legittimo verdetto di colpevolezza sia emesso e provocando, a volte, degli effetti di linciaggio morale.
Prendendo spunto da un "presunto" caso di eutanasia, il romanzo di Lehmann ci mostra appunto questi intrecci in tutto il loro turpe squallore, gettando luce tuttavia sulla generosità e lagire disinteressato di alcuni altri.
Maurizio Crispi
www.nonsololink.com, 17.12.09 |
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Eutanasia e colpa
Si preannuncia un noir, ma in realtà non ci sono colpi di scena, i morti sono vittime di malattie e vecchiaia, non ci sono terribili spargimenti di sangue. Soltanto un medico accusato di eutanasia. Bellissimo questo breve, intenso romanzo di Christian Lehmann, medico e scrittore, che affascina con una storia davvero da leggere.
Tutto si risolve nei sospetti e nei pareri del lettore, fugati nelle ultime tre pagine in modo asciutto, rasentante il grottesco, quando si frantuma unesistenza sotto gli occhi e si percepisce la colpa come essenza concreta, latente nel profondo dellanimo umano, capace di distruggerci perché non ci rendiamo nemmeno conto di essere colpevoli. Labile penna di Lehmann la dipinge tra le righe e la rende evidente come uno schiaffo ricevuto in pieno viso.
Lintreccio è ottimale: un medico incarcerato con linfamante accusa di avere provocato la morte della sua paziente, per la quale era medico di famiglia attento e premuroso; un primario cinico e vigliacco, despota nel suo reparto e carnefice nei confronti dei malati quando si rende conto che non sono più curabili, scacco allarte della quale si ritiene padrone assoluto (peraltro il malato destinato soltanto a morire non rende più, né in termini di introiti per esami e cure, né per notorietà a seguito di guarigione); una moglie disperata che telefona al vecchio amico famoso ed influente (o almeno presunto tale) che accorre; lamico che accorre, non è altri che un medico che ha deposto il camice per rivestire i panni, ben più remunerati, di conduttore televisivo: si ritrova nella vita che ha negato a se stesso, con una donna che gli piace, tre marmocchi che dipendono dal suo potere di fare scarcerare il padre, dei pazienti che invocano il suo aiuto, in mancanza del loro medico di famiglia.
Tutto torna indietro nel tempo, tipico per la Vita che, nella sua sottile arte di mettere a posto le cose e ridare una possibilità anche se in forma non facilmente riconoscibile, vuole riportare sulla corretta strada colui che ha venduto se stesso per il successo. E lo fa, il bravo medico De Er El, vestendo i panni del paladino: sostituisce lamico incarcerato, spezza una lancia per lui in televisione ritornando per qualche momento in auge, chiama il suo famoso avvocato e gli ingiunge di occuparsi del caso, a sue spese. Guadagna i soldi dai pazienti e li lascia tutti alla povera moglie che consola per consolare se stesso. Tutto fila liscio, insomma. Fino a quando, con un eccezionale coup de théâtre, ecco che la realtà diventa davvero tale. Vera. Concreta. Non unappendice del nostro ego. E il romanzo diventa un gioiello di genere.
Alessia Biasiolo
nonsolonoir.blogspot.com, 24.9.09 |
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Laurent Scheller è stato un buon medico, un professionista preciso, attento, metodico, fino al giorno in cui la fortuita partecipazione ad un talk show televisivo (in sostituzione di un superiore troppo impegnato, o solo deciso a evitare una probabile figuraccia) gli ha aperto le porte verso unattività allettante e ben remunerata: quella di presentatore di un programma di divulgazione medica. Vittima del successo e della propria vanità, intrappolato nel ruolo (decisamente ipocrita) di alfiere mediatico della medicina dal volto umano, e troppo impegnato a guardare il proprio matrimonio andare in pezzi, Scheller ha dimenticato gli amici di un tempo e il passato da "interno" nel piccolo ospedale di Villers, nelle Yvelines; poi, unimprovvisa, accorata, telefonata di Béatrice Ferey, ex compagna di corso oggetto dun amore mai confessato e moglie del vecchio amico Thierry Salvaing, lo riporta bruscamente al passato. Ricomposti i pezzi della confusa richiesta daiuto di Béatrice, Scheller si rende conto che Salvaing è stato accusato di eutanasia, e forse lui è lunico che possa salvarlo da uningiusta condanna.
Colto di sorpresa e nel bel mezzo di una profonda crisi esistenziale alla totale mancanza di affetti seguita al divorzio si sono uniti i problemi lavorativi, il programma Alla salute è stato cancellato in seguito ad un crollo degli ascolti, e Scheller aspetta da mesi di poter esporre ai dirigenti della rete il suo nuovo progetto , lex medico (e, almeno momentaneamente, ex presentatore), accetta di tornare a Villiers per aiutare lamico in difficoltà; allarrivo sul posto si trova però faccia a faccia con i fantasmi del suo passato e, tentato il tutto e per tutto per espiare le vecchie colpe, si rende conto che non cè rimedio per gli errori commessi, e non esiste nessuna redenzione
Romanzo affilatissimo, rapido, persino incalzante a dispetto dellassoluta mancanza di scene dazione(1), Il seme della colpa, del francese Christian Lehmann, vive nella terra di confine che separa, in un campo difficile come quello medico, la "semplice" deontologia dalletica generale. Prendendo lavvio da un tema di scottante attualità, come quello delleutanasia (e senza trascurare una giusta critica allo strapotere delle multinazionali farmaceutiche), Lehmann scava nellanimo dei suoi protagonisti portando alla luce, attraverso passaggi successivi, una serie di dinamiche psicologiche sempre più profonde, che vanno dalla semplice invidia ai tentativi di risoluzione razionale dei complessi di colpa, e ancora più in fondo, per arrestarsi solo di fronte allo sconsolante e sorprendente (per i lettori tanto quanto per il protagonista
) finale.
Tradotto da un vero intenditore (anche se lui preferisce letichetta di "appassionato") del genere come Giovanni Zucca, già traduttore di Maxime Chattam, Romain Sardou, Jean-Luc Hennig ecc., collaboratore di importanti riviste del settore (www.thrillermagazine.it, www.europolar.eu
) e curatore delledizione italiana del Dizionario delle letterature poliziesche di Claude Mesplède, Il seme della colpa, uscito in Francia nel 2002, ma proposto solo oggi ai lettori italiani, è certamente uno dei noir dellanno.
Il romanzo Il seme della colpa, di Christian Lehmann, è edito in Italia da Meridiano Zero.
(1) Non sono certo i clichés dei racconti hard-boiled o delle crime stories che da noi vanno sotto la generica etichetta di "romanzi noir", a fondare lappartenenza al genere di unopera come Il seme della colpa; se il romanzo di Lehmann è un noir e lo è, e nel senso più stretto del termine , è per la coerenza con un certo sistema di valori, perché il noir e i lavori inscrivibili in quel filone esistenzialista rivelato al mondo da Derek Raymond hanno contribuito non poco alla (ri)scoperta di questa verità , è unetica ancor prima che unestetica, una visione quasi organica del mondo che, trasfigurata nella forma del romanzo, produce un inesplicabile senso di incompiutezza, un sentore di male metafisico, unatmosfera profondamente malinconica dettata da una ritrovata coscienza dellineluttabilità del destino e della forza soverchiante del caso; insomma, una verità neo-tragica alla quale i protagonisti (e gli autori) reagiscono, o tentano di reagire, in maniera inutilmente spavalda (Philip Marlowe, ma anche i crumleyani Milodragovtich, C.W. Sughrue e persino Hap & Leonard
), fatalista (i protagonisti della Trilogia Nera di Malet, i personaggi di Héléna, lanonimo sergente della "Factory" di Raymond, il Jack Taylor di Ken Bruen, Toni Romano di Juan Madrid ecc.) o risolutamente ironica (Nestor Burma, Hector Belascoaràn ecc.) senza peraltro incidere in nessun modo sullinevitabile, doloroso corso naturale degli eventi.
Fabrizio Fulio-Bragoni
Salvagente, 28.9.09 |
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Parigi. Estate 2001. Laurent De Er El Scheller ha circa 45 anni. Era medico, scrisse un romanzo di grande successo, tradotto ovunque e portato sullo schermo, poi altri libri di successo, ospite e protagonista di tutte di ricche famose trasmissioni televisive sulla salute, non esercita più da 10 anni, unaltra vita. Era sposato con Olivia senza figli, infedele prima lui poi entrambi, divorziò, aveva il grande amico malato Daniel, non se ne interessò bene e dimenticò, ha fatto lungamente vita da divo, unaltra storia. Ora, da un paio danni, le cose non vanno più tanto bene. Una sera lo chiama Beatrice Ferey in Solvaing, sua antica affascinante allieva-ostetrica, da 12 anni moglie del suo antico più giovane amico Thierry, medico di famiglia a Villers. Hanno tre figli e lui è stato arrestato con laccusa di aver praticato eutanasia nel Centro Ospedaliero dove avevano lavorato insieme, con lo stesso insopportabile primario di allora. Decide di aiutarlo. Lo sostituisce con i pazienti. Assiste Beatrice a casa (e
). Coinvolge il proprio avvocato. Usa le conoscenze nel mondo dellinformazione. Sfrutta il caso anche per rilanciarsi. È tutto su un doppio registro identitario (fasi della vita, immagine per le psiche propria e altrui) il noir del competente cinquantunenne Christian Lehmann (Il seme della colpa, Meridiano Zero 2009, pag. 158 euro 13,50; orig. Une question de confiance 2002, trad. Giovanni Zucca), in piena forma nei risultati di plot e stile. Segnalo lo schizofrenico chiuso mondo tv, a pag. 50. Musiche di prima, cibo di corsa.
Valerio Calzolaio
www.scanner.it, 20.11.09 |
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Un graffiante noir che entra sotto pelle
Il dottor Laurent Scheller aveva un lavoro da medico, stimato dai suoi pazienti e con al fianco una moglie che lo amava. Poi il destino lo pone allattenzione dellopinione pubblica grazie ai successi come scrittore e la sua vita cambia di punto in bianco. Ma in un momento di calo di notorietà, una una voce al telefono chiede il suo aiuto. Il suo vecchio amico Thierry Salvaing è in carcere con laccusa di aver ucciso un paziente. Ma come se lo ricorda Laurent, Thierry è una persona dedita ai valori familairi e senza lati oscuri. Laccustore è un grande nome della medicina, intriso di ipocrisia e con metodi molesti nei suoi rapporti con pazienti e colleghi. Per un divo come Laurent ribaltare il pensiero della gente e portare alla salvezza il suo amico, è un operazione alquanto facile da gestire a livello mediatico, ma deve fare i conti con le incognite del caso. La ricerca della verità per lo scrittore lo porterà inevitabilmente a scontrarsi con gli affetti perduti della sua precedente esistenza e quello che apparirà sotto i riflettori della nazione, saranno cose poco piacevoli per Laurent e per le persone coinvolte. Breve e incalzante romanzo, Il seme della colpa mette in evidenza il vile spettacolo dei personaggi principali spinti da obiettivi personali, e colpevoli di non riconoscersi in una comune morale ed egli stessi motivo di una catena insana di bassezze e gesti senza scrupoli. Un graffiante noir che entra sotto pelle e ci svela le miserie dellodierna quotidianità.
Matteo Merli
senzaunadestinazione.blogspot.com, 27.11.09 |
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Succede tutto in quattro giorni. Il tempo di unautopsia, di un esame tossicologico. Un tempo sufficiente a segnare unesistenza, a consumare un tradimento. A rendersi conto di essere arrivati al capolinea. Christian Lehmann, medico francese che si divide con la scrittura, in Il seme della colpa (Meridiano Zero, 13.50 euro) parte da unaccusa di eutanasia che porta in carcere Thierry Salvaing, medico condotto dalla professione onesta. Il grande tema rimane presto sullo sfondo, perché questo scorrevole romanzo racconta altro. Tratteggia lo scontro allinterno della casta dei medici, tema trasversale e mai abbastanza indagato, così come la mercificazione della professione sanitaria. Mostra lamarezza di un uomo di successo nel dover prendere atto di essere arrivati alla fine di una parentesi. Il tentativo, forse inconsapevole, di cavalcare una buona causa per rilanciare se stessi. La pietà e i suoi limiti. Lottima traduzione di Giovanni Zucca rispetta lequilibrio della scrittura, e dei suoi tempi. Le pagine scorrono non tanto alla ricerca di un finale, ma della soluzione dei conflitti dei protagonisti. Il passo dei francesi nel noir si distingue, si alimenta di atmosfere che scivolano sotto la pelle, che non hanno bisogno di essere descritte, ma che sono lì, a disegnare lo sfondo.
Un buon libro, tempo ben speso.
Paola Pioppi
www.wuz.it, 19.10.09 |
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"Non hanno il diritto di fare una cosa così, non a un dottore come lui. Guardi che lo so di cosè accusato, me lha detto la mia vicina, ma è una cosa che non sta in piedi. È un dottore bravissimo, il dottor Thierry, è molto umano. E di dottori io ne so qualcosa, è il quarto che ho, gli altri sono morti prima di me, tanto per dirle
Be, uno come lui io non lho mai visto. Quanti crede che ce ne siano, di dottori che si dannerebbero lanima per far restare una povera vecchia come me a casa sua?"
Una telefonata nella notte. Una voce di donna che parla tra le lacrime. Suo marito, Thierry Salvaing, medico di famiglia, è stato trattenuto in custodia cautelare, accusato di aver praticato leutanasia su una paziente. La moglie Béatrice vede ununica possibilità di aiutarlo far intervenire il vecchio amico, Laurent Scheller, che un tempo esercitava la professione proprio come Thierry e poi laveva abbandonata per scrivere un libro e diventare una stella televisiva. Laurent conosce tante persone, Laurent, con il suo ruolo pubblico, può battagliare in favore di Thierry. E infatti Laurent lo fa, sconsigliato dal suo avvocato, che peraltro lui pagherà di tasca propria perché assuma la difesa dellamico. Laurent si mette al volante, raggiunge la casa dei Salvaing nei dintorni di Parigi, addirittura si offre come sostituto di Thierry nellambulatorio, si reca in visita ai pazienti a casa, si accattiva la simpatia dei tre bambini dellamico. E della moglie, ahimé.
Perché fa tutto questo Laurent? Si è veramente stancato della vita sotto i riflettori? Soffre di un rigurgito di amicizia, dopo essere scomparso per dodici anni, dopo non aver mai risposto ad un invito dei Salvaing, mai una parola di rallegramento per la nascita dei bambini e neppure di dolore per la morte di Daniel, laltro amico sia suo sia di Thierry? Che cosa pensa Laurent delleutanasia? Che cosa pensa Laurent di Thierry Salvaing?
Il seme della colpa è un piccolo libro denso che offre una lettura veloce, colma però di spunti di riflessione. Il tema centrale è quello delleutanasia (a scanso equivoci chiariamo che il libro è stato pubblicato in Francia nel 2002, ben prima, quindi, delle polemiche del caso Eluana in Italia), ma, per parlarne, Christian Lehmann medico generico lui stesso, oltre che scrittore e giornalista sceglie due personaggi che sono luno lantitesi dellaltro, pur condividendo la stessa formazione, pur essendo stati molto vicini in passato. E uno dei due quello che ha raggiunto la fama, naturalmente è la voce narrante. Un espediente narrativo che permette allo scrittore di giocare di ambiguità, perché si suppone che chi parla in prima persona sia credibile e che ci si debba fidare di lui. Invece, ricordiamolo, Laurent Scheller è abituato a fare lattore e ad avere un pubblico davanti. Forse non sa più neppure lui stesso quando recita e quando no. O comunque questa è limpressione che ha il lettore, che resta sospeso nellincertezza sui moventi di Laurent, sulla sincerità del rimpianto e della nostalgia per un altro tipo di vita, per una famiglia e dei bambini, per dei pazienti di cui si sa tutto e per cui il medico curante Thierry in questo caso è un padre, un fratello, un amico, per una professione esercitata secondo il suo vero spirito e con tanta, tantissima umanità.
Cè il buono e cè il cattivo, nel libro di Christian Lehmann. Soltanto che a tratti pare difficile distinguere quale dei due, se Laurent o Thierry, sia il buono e quale sia il cattivo. Spesso la realtà non ha linee di demarcazione così nette; spesso il lupo si traveste da agnello e lagnello è obbligato a fare il lupo, anche se non ne è capace perché resterà sempre un agnello.
Il lettore crede di sapere, proprio come Laurent, che cosa ha fatto Thierry e non si stupisce più che tanto. Ma cè ugualmente la sorpresa finale. Con lamara riflessione che ognuno di noi conosce un Laurent e un Thierry (e una Béatrice).
Marilia Piccone
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