Annessieconnessi.net, 10.7.11 |
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Molti tra i migliori romanzi più audaci, nascono da una domanda semplice, che ricorda quasi i giochi dellinfanzia: "Che cosa succederebbe se
?". Anche questo romanzo di Christine Leunens, Uomini da mangiare, senza dubbio si inserisce tra le opere audaci, e molto.
Una ragazzina, Kate, combatte la sua quotidiana guerra contro il cibo che sua madre, lituana emigrata in America, le propina. Le sfugge il significato intrinseco del nutrirsi, ed è affascinata morbosamente dal processo di trasformazione dei prodotti in cibo. Un giorno assiste per caso ad una scena di intimità, e da quel momento intuisce che deve esserci un legame profondo tra quello che ha visto ed il nutrirsi. Questa consapevolezza cresce dentro di lei, avvalorata da espressioni retoriche e figurate che riscontra nel linguaggio comune della gente e anche nella Bibbia (carne della stessa carne, uniti nella carne), fino a trasformarsi in passione, o per meglio dire, in fame inestinguibile.
La trama di questo romanzo si sviluppa in due fasi. Nella prima abbiamo Kate ragazzina che, nellarco di qualche anno, sviluppa la convinzione che la passione sessuale e il nutrirsi siano azioni strettamente correlate, e non in senso figurato. Nella seconda, Kate è una giovane donna in preda al più intimo degli appetiti, che però risulta deformato e morboso a causa di questo antico fraintendimento.
Nella prima fase la narrazione è molto pungente ed ironica, sempre in prima persona: ci viene presentata questa madre orribile ma allo stesso tempo pateticamente buffa che per risparmiare il più possibile (i suoi soldi che "lavorano sodo") propina alle figlie manicaretti forse non proprio adatti alla loro età come reni, quaglie ed altre frattaglie insensibile alle proteste della protagonista, che fa di tutto per non mangiare. La voce della ragazzina è molto ben delineata e chiara, i pensieri che esprime, i dubbi e le perplessità sulle sue prime (errate) scoperte lasciano un senso di verosimiglianza e credibilità che rende la lettura estremamente piacevole e leggera.
Al contrario, nella seconda parte del romanzo si perde un po quellironia per lasciar spazio al paradossale grottesco che procede in escalation di pagina in pagina, fino a culminare nel finale. Kate crescendo non è riuscita a sdoganarsi da quelle errate credenze sul sesso ed il cibo ed una volta libera dalloppressione della madre si trova a doversela cavare da sola nel mondo di quegli adulti dei quali ha frainteso la meccanica. Le scene grottesche in questa fase si susseguono, al punto, talvolta, da rendere difficoltoso proseguire la lettura.
Indubbiamente questo romanzo di genere è dal punto di vista stilistico unopera notevole e geniale, per di più per unesordiente. Luso delle similitudini e la stessa costruzione della trama denotano unabilità considerevole e non comune. Certo è che, per il contenuto a tratti decisamente un po forte se ne consiglia una lettura solo agli stomaci forti, da consumarsi lontano dai pasti.
Legione
Cinemadadenuncia, 5.12.11 |
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Wachovi, Florida. Vita, visioni e aberrazioni alimentari di Kate Lester, bambina soggetta alle storture educative della madre lituana. Perso il padre alcuni anni prima a causa di un incidente in auto dai risvolti inconfessabili, Kate fa del suo meglio per sottrarsi ai diktat dellirascibile e micragnosa genitrice, artefice di ripugnanti manicaretti tradizionali, ma lintransigente e reticente educazione materna la spinge a fantasticare un universo in cui lerotismo sconfina nel cannibalismo.
Le tre e diciotto di lunedì 5 dicembre.
Scrivo nel cuore della notte mentre il vento soffia raffiche che scuotono i rami degli alberi, mandandoli a sbattere contro la lamiera della portineria nella quale da più di nove ore sono rintanato. Ho già pensato a un paio di modi per iniziare la recensione, ma entrambi mi sono suonati goffi e pomposi, così per rompere il ghiaccio ripiego su questa istantanea tra il cronachistico e il pietoso. Il fatto è che Uomini da mangiare non è affatto un libro facile da recensire. Non tanto perché la protagonista è una ragazzina vessata da una madre dai gusti culinari decisamente discutibili, ma poiché Primordial Soup, questo il ben più pregnante titolo originale, è un romanzo chiuso, ossessivamente chiuso.
Chiuso nella prospettiva narrante in prima istanza. A filtrare lintera vicenda della famiglia Lester è lo sguardo di Kate, o meglio la visione di Kate (oggettivata dalla scrittura in prima persona), orfana di padre come la sorellina Cecilia e in balia di una madre allucinante: avida, opportunista, collerica e totalmente contraria a dare credito alle richieste delle figlie, soprattutto quelle provenienti dalla maggiore. Inevitabile che Kate, ripetutamente castigata per la condivisibile ripugnanza delle pietanze materne o la formulazione di qualsiasi esigenza personale fuori ordinanza, si rifugi nellimmaginazione per sopperire alle lacune egoistiche della genitrice, tanto perentoria e brutale nel somministrare punizioni o imporre assurde regole di condotta quanto evasiva e reticente allorché si tratta di affrontare questioni di educazione sessuale.
Chiuso nella monomania gastronomica in secondo luogo. Concretamente rifiutato da Kate, il cibo monopolizza lintera vita della ragazzina: prima costituendo il campo di battaglia tra la sua volontà e i dogmi materni, poi rappresentando il campo semantico a cui ricondurre e tramite il quale decifrare lignoto, i traumi misteriosamente naturali della crescita. Tutto ciò che sfugge allasessuato pragmatismo delleducazione materna viene interpretato da Kate sotto forma di commestibilità, in una grottesca, totalizzante riduzione dellesistenza allattività del mangiare. Come quando, in seguito a uno svenimento provocato da un filmato sulla catena alimentare, si sveglia nellinfermeria della scuola e nota: "Le pareti dellinfermeria erano mute e rosa, tranne che per un poster raffigurante il profilo di un essere umano con del cibo allinterno. La scritta diceva SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO".
Chiuso nellossessione biblica, infine. Inseparabile compagna di Kate, la Bibbia pullula di metafore alimentari riferite alla sessualità. La ragazzina, colta alla sprovvista dalla bruciante comparsa degli appetiti erotici e incapace di formulare interpretazioni di secondo grado, prende alla lettera le immagini del testo sacro ("La Bibbia dice che luomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e dovranno divenire una sola carne"), finendo per identificare atto sessuale e cannibalismo amoroso. Inevitabile che lapprodo al college e lo scontro con la spregiudicatezza intellettuale dei professori facciano vacillare le fideistiche certezze dellingenua Kate: "La diga morale che aveva trattenuto la corrente per tutto quel tempo stava cominciando a cedere, e le mie gambe pure". Ma anziché smantellare ledificio alimentare edificato sulle instabili fondamenta bibliche, la ragazzina ormai adolescente ci si asserraglia dentro in un crescendo allucinatorio dagli esiti rovinosamente autolesionistici. Un libro teneramente, beffardamente autoreferenziale. O meglio di unironia dolcemente autofagica.
Le cinque e sei minuti di lunedì 5 dicembre.
Alessandro Baratti
www.colonialunare.net, 31.8.11 |
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Figlia di una severa e spilorcia vedova lituana residente negli Stati Uniti ed orfana del padre, la giovane Kate si trova a vivere conflitti quotidiani con la madre in virtù della sua profonda avversione nei confronti del cibo. Ancora poco più che bambina cerca già in ogni modo di evitare di trovarsi costretta a mangiare quello che la madre le impone, non raramente ingegnandosi per trovare espedienti che le consentano di far sparire il cibo dal piatto senza doverlo ingoiare. Ogni volta che questi suoi tentativi non vanno a buon fine e la madre scopre gli inganni a suo danno, questultima la rinchiude nella dispensa per punizione tra cipolle, sacchi di patate e prosciutti appesi a stagionare nel tentativo di far sì che la figlia impari il valore del denaro che spende per nutrirla. Tuttavia, la presenza oppressiva della madre non si limita al solo e limitato spazio circoscritto dalle pareti domestiche: ad esempio, attraverso i vestiti che lei e sua sorella Cecilia sono obbligate a indossare per andare a scuola, nonché anche qui per mezzo del cibo che prepara loro per non pagare i soldi della mensa, lingombrante figura materna le segue anche fuori casa come unombra. Ma il cibo e labbigliamento non sono gli unici motivi di turbamento di Kate. Con il sopraggiungere della pubertà, la ragazza si trova a provare i suoi primi impulsi sessuali: si tratta di un risveglio sensoriale che la giovane, essendo priva di adeguate informazioni in merito, finisce con lo sviluppare in modo tuttaltro che ordinario. Infatti, grazie ad una mente estremamente vivace e certamente non priva di fantasia, mescolando ricordi e conoscenze, notizie colte di sfuggita e sensazioni che le attraversano il corpo, i suoi appetiti sessuali si intrecciano con quelli culinari dando vita ad una particolare visione del mondo e delle relazioni personali secondo la quale gli uomini e le donne si mangiano a vicenda, letteralmente. E nel momento in cui riesce ad allontanarsi dalloppressiva ombra materna grazie ad una borsa di studio che le permette di andare a studiare teologia lontana da casa, la ragazza trova il modo di concretizzare le sue fantasie, trasformandosi in una vera e propria mangiatrice di uomini.
In pratica, il romanzo si divide in due parti: una prima parte che si svolge nellambito di un ambiente famigliare allinterno del quale, tra lotte e conflitti, la ragazza sviluppa le sue fantasie; e una seconda parte nella quale Kate, libera dalla soffocante presenza materna, riesce a dare una forma concreta a quei desideri che in ogni caso, per quanto devianti dalla norma, non vengono mai presentati dallautrice come patologie. Chiaramente non si tratta di unapologia dellantropofagia, quanto piuttosto di un lasciare che progressivamente possano affiorare e imporsi gli aspetti metaforici su quelli meramente narrativi. Con levolversi della vicenda, quello che sembra apparire in modo sempre più chiaro è come il realismo della storia in quanto tale interessi alla Leunens solo come veicolo narrativo, e solo nella misura in cui può risultare funzionale a quella lotta tra forze opposte che avvolge il cuore pulsante del libro. Gli scontri tra Kate e la madre in merito al cibo confluiscono nel definire il territorio privilegiato di un conflitto tra uneducazione fortemente autoritaria ed unesigenza di libertà ed autonomia. Il cibo che la madre cerca di far mangiare alla figlia non è solo nutrimento, è una rappresentazione concreta di una visione del mondo che la donna cerca di imporre alla prole. Dalla scelta degli ingredienti e delle pietanze in generale, fino allimperativo che vieta che qualcosa possa andare sprecato, nei riti alimentari famigliari è in gioco molto di più della semplice alimentazione. Il desiderio di Kate di mangiare ciò che le piace come di rifiutare ciò che la disgusta viene a essere completamente trascurato, quando non apertamente contrastato, da quello che invece la madre considera prioritario: laccumulare denaro. Quello della madre è un mondo nel quale il piacere del gusto, come del resto qualsiasi altra forma di piacere, non ha alcun valore per il semplice fatto che non è monetizzabile. Più in generale, tutto ciò che non è quantificabile sul piano economico non è altro che uno spreco di risorse: solo ciò che è misurabile secondo un rapporto tra quantità e prezzo è dotato di valore. Viene quindi da sé che allinterno di un simile orizzonte le scelte di Kate, volte a inseguire la propria soddisfazione personale, anche attraverso il rifiuto delle imposizioni alimentari genitoriali qualora non di suo gusto, finiscono con lassumere un valore radicalmente sovversivo (di qui, appunto, le notti trascorse in punizione nella dispensa).
Nel suo percorso di formazione che la porta a diventare donna, Kate si afferma attraverso la ricerca della soddisfazione di una fame che ha scoperto in sé. Si tratta di un appetito che è ben distante sia dallessere quel semplice soddisfacimento di un bisogno fisiologico al quale avrebbe voluto educarla sua madre, come anche da ciò che in generale viene considerato socialmente accettabile. Kate si trova così a diventare una mangiatrice di uomini: latto sessuale non solo viene sgravato di qualsiasi funzionalità riproduttiva, ma anche e soprattutto relazionale. Se da un lato dietro limposizione del cibo si nascondono imperativi di natura sessuale, dallaltro allombra di questi si annidano i conflitti tra piacere ed economia. La concezione dellalimentazione, e del consumo di cibo in generale, esclusivamente come mezzo di sostentamento percorre gli stessi binari su cui viaggia lidea di una sessualità finalizzata alla riproduzione o più in generale alla costruzione di una forma di sicurezza economica e di stabilità sociale, le quali a loro volta affondano le loro radici allinterno di quello spazio recintato dai valori della famiglia tradizionale. Non a caso, la concezione della sessualità e dei rapporti con gli uomini che la madre di Kate ha sviluppato nel corso degli anni è triste e incolore tanto quanto sono insaporire i cibi che cucina per le figlie. Si potrebbe quasi dire che secondo la donna, gli uomini andrebbero scelti come il cibo tra i banchi del mercato: luomo a cui dedicare le proprie attenzioni dovrebbe essere quello in grado di garantire la massima resa in termini economici al costo minore.
Viceversa, Kate sviluppa una visione delle cose e dei rapporti tra le persone diametralmente opposta. Non solo il cibo può essere sprecato qualora non sia fonte di piacere o comunque nel caso in cui non sia gradito, ma anche la sessualità si sgancia da qualsiasi orizzonte relazionale per diventare pura e selvaggia soddisfazione di un appetito che vuole essere sfamato. È così che tralasciando gli aspetti più crudamente carnali, Uomini da mangiare si afferma paradossalmente come un piccolo manifesto di sessualità femminile. Sono distanti anni luce gli orizzonti delle storie damore che vedono ingenue ragazze in balia di sogni fiabeschi vivere nellattesa che arrivi il principe azzurro di turno a giurare loro eterno amore. Kate è lincarnazione di una sensualità che non esita ad indossare i panni della predatrice pur di trovare quanto può soddisfare i suoi appetiti. Non aspetta seduta a tavola di mangiare ciò che qualcun altro ha cucinato per lei: una volta scelti gli ingredienti, è lei stessa a mettersi dietro i fornelli per prepararsi da mangiare ciò che ha scelto. E latto stesso di consumare il partner nel corso dellatto sessuale è la dimostrazione empirica di come non ci sia alcun desiderio di costruire relazioni a lungo termine. Kate è lincarnazione di una sessualità che non cerca lapprovazione delluomo di turno (e tantomeno delle altre donne che potrebbero giudicarla), ma che vive in modo spontaneo e naturale la soddisfazione dei propri appetiti. È quella che prima ancora che dagli uomini si troverebbe a essere additata al pubblico disprezzo da parte di altre donne che in lei non vogliono vedere altro che una pericolosa rovinafamiglie. Perché dietro i tabù che Kate viola con genuino candore si agitano i divieti che ancora oggi, non raramente dietro una facciata di perbenismo, imprigionano il corpo femminile e la sua sessualità in generale, a tal punto da far sì che un disinvolto libertino possa godere della fama di "playboy" o di "conquistatore", mentre al suo corrispettivo femminile quasi sempre non vengono riservati che titoli quali "troia", "puttana", o semplicemente "donnaccia". La mangiatrice di uomini, la donna che viene meno al suo ruolo di preda per indossare gli abiti della cacciatrice, è quella che proprio in virtù della sua scelta di usare la sua sessualità per soddisfare i propri bisogni nel modo che più ritiene opportuno si trova ad essere oggetto di un disprezzo pubblico quasi come se si fosse abbandonata ad atti talmente turpi da macchiare di vergogna lintero mondo femminile. Per questo motivo si trova pertanto a funzionare da cartina di tornasole di un maschilismo strisciante che non raramente trova i propri migliori strumenti di affermazione nelle parole di altre donne (come, in questo caso, la madre di Kate), di quellipocrisia che rivendica a parole il diritto di ogni donna di gestire il proprio corpo come meglio crede ma che allo stesso tempo condanna al disprezzo quella che viene meno al suo ruolo di angelo del focolare per indossare gli abiti della bomba sexy. La sessualità alimentare di Kate assume così il profilo di unallegoria attraverso cui prende corpo la ribellione di coloro che decidono di uscire di casa per cercare uomini da mangiare, anziché rimanere dietro ai fornelli a cucinare per loro.
Equamente distante da unesplicita partigianeria per la protagonista come da una facile condanna delle sue abitudini alimentari a base di carne maschile, la Leunens riesce così a catturare lambiguità che si genera di fronte alle azioni violente da parte di una minoranza in cerca di emancipazione, o più in generale di un blocco sociale impegnato nella lotta per laffrancamento da una condizione di sfruttamento o di sottomissione. Concentrare lattenzione unicamente sulla violenza che avvolge i bocconcini in ogni caso mai letali a base di pezzi di carne dei suoi partner occasionali, significa perdere di vista il fatto che quella di Kate nasce soprattutto come reazione ad unaltra violenza sicuramente meno evidente e palpabile, ma non per questo meno brutale ed invasiva: quella di un regime economico che pretende di irretire e controllare aspetti strettamente privati della persona, quale appunto la gestione del piacere (alimentare, sessuale, o altro che sia), in nome di una massimizzazione del profitto, di una qualche forma di rispettabilità sociale, o di altro ancora. Chiusa nel proprio solitario isolamento, la fame segreta di Kate, pur in tutta la sua crudeltà, finisce così con lassumere i contorni di qualcosa che da innocua ricerca del piacere e della mera soddisfazione personale si è successivamente trasformata in insensibile crudeltà generata da anni ed anni di repressione obbligata. La fame di Kate è lesplosione liberatrice di un appetito a lungo represso da pressioni e giudizi sociali, da scelte economiche che si intrecciano con imperativi morali, è il divenir voracemente famelico di chi inizialmente non desiderava altro che di poter avere lultima parola quantomeno sul proprio corpo, sui propri desideri e sui propri piaceri.
M.P.
Cucina & Vini, luglio/agosto 2004 |
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Mangia! Limperativo materno per antonomasia, riecheggia in un idioma ibrido, mezzo americano e mezzo lituano. La madre vedova della protagonista Kate ha un pensiero fisso: far mangiare le proprie filgie. Da mane a sera prepara piatti iperproteici a base di carne, un imprinting alimentare responsabile della forte "carnalità" delle sue relazioni affettive. Da tale educazione culinaria nascono bizzarre fantasie gastropomorfiche e unoriginale mistica sulla commestibilità delluniverso. La scoperta adolescenziale della propria femminilità passerà attraverso una percezione culinaria dellumanità, coinvolgendo la ragazza in maliziose e sapide avventure.
Clara Ippolito
D, Repubblica delle donne, 18.10.03 |
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INNAMORARSI AL PRIMO MORSO
EROS E CIBO Ironica e sfrontata, Christine Leunens narra la bizzarra ricerca di Un uomo da mangiare
Cè più di un fraintendimento nelleducazione sessuale di Kate, figlia di una vedova dal robusto accento lituano e dal polso di ferro in fatto di educazione. Il suo disgusto per i succulenti arrosti e le frattaglie che la madre porta in tavola, sintreccia indissolubilmente allamplesso della coppia di amici di famiglia spiati dal corridoio, che con il concerto di grugniti, schiocchi di lingue, e invocazioni tipo "Mangiami!" le rivela che il sesso non è altro che un rivoltante banchetto. La morte del padre in un incidente stradale, con una sedicenne tra le gambe, la conferma in questa convinzione. Le cose si complicano quando i primi pruriti adolescenziali la mettono alla ricerca di un uomo da mangiare.
Ha una scrittura ironica e spudoratamente sfrontata, Christine Leunens ex modella di Givenchy e Paco Rabanne, figlia di madre italiana e padre fiammingo che, grazie al successo del libro, ha comprato una tenuta in Piccardia e si è data allallevamento di cavalli e alla scrittura per il teatro in inglese e francese. Ora alterna la campagna, lattività letteraria a poche occasionali incursioni nel mondo della moda.
La seconda parte del suo romanzo desordio finisce in una gourmandise drammaticamente pulp. Kate vince una borsa di studio per la facoltà di Teologia (e sua madre tenta di spronarla a incassare i soldi senza andare alluniversità), trasferendosi poi in città. I suoi obiettivi sessual-cannibalici sono un paio di malcapitati professori e un negoziante superdotato del quartiere. Esperienze così poco soddisfacenti (anche per loro), che la stramba diciassettenne opterà per un estremo rituale gastro-onanistico.
Monica Capuani
Sushi? Proposi raggiante.
Rimasi a contemplare i ripiani del frigo, smarrita. Era il caso di andare sul dolce, marmellata di arance, gelatina di menta o miele, oppure sarebbe stato un miscuglio troppo nauseante? Aprii una credenza. Con le spezie rischiavo di fargli sospettare severe limitazioni nella mia cucina, che non andava mai oltre lhamburger e lhot dog. Frustrata, riaprii il frigorifero. In un piccolo Tupperware cera un avanzo di riso. La soluzione mi balzò agli occhi. Lo compattai e lo appallottolai tra le mie grandi labbra come un tortino, dopodiché lo bagnai con salsa di soia.
" Sushi?" proposi raggiante.
Il professor Ranji doveva avere una preferenza per i sashimi di tonno, perché cercò la mia lingua. Dapprima lassaggiò con la sua, poi tentò di attirarsela in bocca. Era una trappola, lo sapevo. Di fronte agli orrori della vita battei codardamente in ritirata, coprendomi la bocca con lavambraccio, contenta che la mia lingua ci fosse ancora. Era chiaro che toccava a me, la novellina, attaccare con il primo morso.
Fuori le Mura, 11.7.11 |
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Limperativo materno che esorta a ingurgitare elaborate cibaglie trasudanti grassi saturi affligge Kate ogni giorno, ispirandone lintera esistenza. Filastrocche assillanti e sgrammaticate in lingua madre lituana mai dimenticata, la tormentano nel corpo e nellanima. Sputa fuori cibo con starnuti studiati ad arte, appallottola pezzetti di bistecca nella carta e come per magia si ritrova a dormire tra i sacchi di patate nella semioscurità della dispensa, dove mamma-soldato, pena del contrappasso vigente, lha rinchiusa per punizione, tra carcasse di prosciutti appesi e olezzi rivoltanti. Col suo stock di vestiti scarlatti sempre uguali stile Anna Karenina, Kate soffre lonta della diversità e vive lanonimato nella mediocre cittadina statunitense di Wachovi. Mai in gita con la scuola, sua madre è una vedova furiosa risparmia spiccioli dallindole di ferro e dai vezzi hitleriani. Tagliatovaglioli a metà, non ha mai imparato del tutto "lalfabeto farfallino" degli americani. Kate ha una sorella minore a volte complice, Cecilia, e una testa di cervo imbalsamato per amico che la fissa da tavola, assolvendola dal peccato di inappetenza e da un trionfo di quaglie arrostite spennellate al whisky.
Qualche ostia consacrata alla chiesa di St. Andrew, tirata su a dosi massicce di teologia, ha un padre fedifrago sottoterra. Paul Lester, lui sì che se ne intendeva di carne fresca sedicenne. Poi Ursula e suo marito: un paio di vicini scoppiati con prole. Partecipi e invadenti. Lei abbronzata con la tinta scolorita, lui vecchio maiale della specie cucinata da mamma. Ma cosa avrà poi nelle mutande il signor Tatta? Un ortaggio? Una pianta carnivora che ricresce di continuo? Perchè tra gemiti e sospiri, rosicchiava le cosce della moglie quella volta in camera? Che il senso della comunione tra maschio e femmina sia di mangiarsi a vicenda sino a consumarsi? È così che si perpetra la vita?
Colpevolmente innocente, Kate è candida e incuriosita. Due fuscelli tremolanti per gambe, è unalice dalle occhiaie scure fino al collo e dalla gola affamata e profonda. Odia vivisezionare i poveri gamberetti somministrati a pranzo e preferisce adescare pomi dAdamo come farfalle. Ma gli uomini si mangiano? Come reni sbattuti su un letto di purè di cui mamma Olga sembra deliziarsi? Al college colleziona appuntamenti a base di carne che le fanno battere forte il cuore. Carpacci di ciccia di professore. Pollastri cotti nel brodo fumante della vasca. Zuppe primordiali. Preservativi come After Eight. Ha finalmente fame. Succhia e mordicchia natiche e capezzoli come dita delle mani. Dal momento in cui si è cibata dellostia, le fantasie che ha nutrito per tutto il tempo prendono tragicamente forma sino allorgiastico delirio da autoannientamento nellestrema esplorazione del proprio corpo. Lultima grande abbuffata. Nella vampata di calore che la avvolge e nel bouquet di odori tuttintorno, Kate è finalmente sazia. In totale adorazione della propria carne.
Uscito per la prima volta nel 2003, Uomini da mangiare è un romanzo grottesco e vorace che si crogiola nella sua piccola bottega degli orrori, muovendosi in una galleria di corpi conditi a puntino, lesi nella carne e nelle viscere più segrete e inaccessibili. Il digiuno anoressico e adolescenziale si scioglie nella pratica bramosa di un cannibalismo speziato e saporito, nel rifiuto timoroso che si fa ossessione. Pensieri surreali e parole gastronomiche saltano dai capoversi, rosolate con timbro semplice e scorrevole. Liquido e malizioso, ha il sapore acre e pungente del sangue al gusto di bistecca. Il pasto nudo si consuma nellamplesso. Carne da mangiare, da tritare, da mordere, sminuzzare e recidere, da nascondere, da scottare se troppo cruda o da offrire in sushi con salsa di soia. Carne rossa per prepararsi al mondo inaccessibile degli adulti, universo di mangioni incalliti. Ed è amore al primo morso. Tra uno svenimento, un salmo responsoriale e qualche sottaceto.
Nel trionfo organico e un poco naif di odori e sapori che fanno tremare il palato, Christine Leunens, assiste con tono irriverente e ironicamente sfrontato ai deliri mistici di una ninfomane antropofaga e gentile iniziata al sesso su ballerine rosse. Rimpinza suggestioni fanciullesche perverse e veraci che sanno di meringhe leggere come nuvole di zucchero, dando vita a una bizzarra e sanguinolenta interpretazione del mondo. Si trastulla spudorata con le liturgie primitive e angoscianti della religione. Tra seni acerbi e mammelle da poppare. Luniverso è soltanto un gigantesco ingordo banchetto. I commensali apparecchiati sulla tavola del piacere hanno denti aguzzi da coniglio e mani avide. Per mangiarti meglio. Del resto anche i fedeli lo sanno. Vanno in chiesa per saziarsi del corpo senza carne di Cristo. Ma davvero lagnello di Dio è stipato in quella confezione monodose che si attacca al palato? Romanzo di formazione dal gusto sapido, impastato in fretta ma croccante e originale. Da masticare e digerire velocemente. Bon appétit.
Erika Di Giulio
www.kultunderground.org, 26.6.11 |
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Uscito per la prima volta nel 2003, Uomini da mangiare fa parte di quel genere di libri che, senza dubbio, grazie anche al fatto dessere romanzi, non si dimenticano facilmente. Ma vediamo subito perché. Avevate mai sentito, allora, della storia duna persona che da essere destinata a provare odio per il cibo diventa devota del cibo? Pensiam di no. Allora ecco qui la storia pescata, grazie alla scrittrice Christine Leunens, dallinfallibile editore padovano. Kate, figlia duna vedova lituana che non vive ovviamente più nel suo paese, subisce le trovate della mammina: una su tutte: rinchiudere la pulzella sua nella dispensa per farle ammazzare la sua totale e assoluta avversione per le cibaglie, ficcandola fra i prosciutti al laccio. Dove, quindi, la pulzella sviluppa le sue fantasie, le ingrandisce e moltiplica, le rende caleidoscopiche. E la pulzella risponderà da sola alle domande che dallesperienza della dispensa vengon fuori. Kate si spiega, sempre sola sola, che tanto per cominciare donne e uomini in amore si mangiano. Letteralmente. Si sfamano fra loro. Per Kate mangiarsi, nel senso di mangiare ed essere mangiali, significa prosecuzione della specie. Allora dopo i primi bruciori pubici Kate si dice affamata. E si prepara, tranquillamente, a fare pranzi e cene col metodo che conosce. Christine Leunens mette in bocca e in testa a una ragazzina una strampalata e divertentissima visione della vita. La correda di battute servite dal fumo delle domande e degli interrogativi esistenziali posti. Predispone un fiocco che tiene insieme le due attenzioni. La crescita di Kate, che da adolescente comincia a praticare dopo quei bruciori quanto limmaginazione che sera voluta spingeva a fare, è nellaccogliere luomo. In quanto luomo è laltra parte del discorso che Kate si fa. Grazie al consumo di donna e uomo, ma dove la peggio capita certamente al maschio, il mondo deve continuare. Mangiando. Il racconto di Leunens mette, a tratti, paura. Di certo a noi uomini. Ma almeno, nel passaggio di battute quasi comiche, la scrittrice ha composto un romanzo di quelli che dicevamo difficilmente dimenticabili.
Nunzio Festa
iannozzigiuseppe.wordpress.com, 21.7.11 |
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Un piccolo ghiotto capolavoro, lesordio di Christine Leunens
Un pulp sexual-cannibalico quello di Christine Leunens. Ma anche una favola nera di unAlice nel paese degli Orrori. Grottesco quanto basta per mettere bene in chiaro i puntini sulle "i": quanta falsità cè nel mondo maschilista degli uomini e quanta in quella dei preti che ti ficcano lAgnello di Dio in bocca?
Kate è una ragazzina, non proprio la più bella del quartiere: ma a lei non interessa, ha ben altre cose a cui pensare. La madre dice sempre che i suoi soldi lavorano sodo, per cui non possono essere sprecati per una Coca-Cola o un albero di Natale. La giovane Kate è costretta a fare i conti con una donna che, a tutti i costi, vuole ingrassarla facendole mangiare carne. Tuttavia la ragazzina di mangiare quella carne che prima era un pesce o un pollo vivo non ci pensa nemmeno: ha orrore della morte servita a tavola. La madre di Kate, lituana in America, vedova, lamenta sempre povertà e non cè giorno che non se ne inventi una per evadere il fisco o per ottenere dallo Stato vantaggi che non le spetterebbero affatto. E una donna diabolica che non ama la sua prole e che in essa vede solamente un peso, un costo da sopportare.
Christine Leunens è una demolitrice di idoli nulla affatto romantica: il suo romanzo desordio, pubblicato in Francia nel lontano 1999, è arrivato in Italia nel 2003 grazie a Marco Vicentini, avveduto editore che non si è lasciato scappare questa ghiottoneria. Oggi il romanzo torna sugli scaffali delle librerie e Christine Leunens, grazie alla sua penna tagliente più dun coltello da macellaio, promette di fare a tocchetti le tante insipide colleghe che si danno cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
In Uomini da mangiare lautrice demolisce i luoghi comuni delletà dellinnocenza, ma anche quelli più sofisticati e attuali delle vergini suicide di Jeffrey Eugenides. Christine Leunensfa del grottesco il suo habitat naturale, non mancando mai dinserire stralci da perfetta commedia erotica alla maniera di Angela Carter.
Uomini da mangiare di Christine Leunens è un capolavoro di fantasia e non solo; è soprattutto perfetta fotografia della nostra attuale società e delle sue infinite contraddizioni a tutto danno delle donne. Sarebbe un peccato davvero mortale lasciarsi sfuggire questo romanzo sì tanto ricco di essenziale nutrimento per la mente.
Giuseppe Iannozzi
www.lankelot.eu, 11.7.11 |
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Uomini da mangiare è il bizzarro romanzo di formazione della stravagante e poliedrica Christine Leunens, di sangue italiano e fiammingo, nata e cresciuta negli States, passata per la Piccardia e in questo periodo finita dalle parti della Nuova Zelanda. Ex modella di discreto successo, già allevatrice di cavalli nei boschi transalpini, già autrice teatrale in almeno due lingue, inglese e francese, ha esordito come scrittrice pubblicando, nel 1999, un divertissement grottesco, cattivello, incredibilmente femminile e veramente malaticcio, espressione di una personalità e di una sensibilità abbastanza insolite, fondato su una scrittura nervosa ma non frenetica, veloce abbastanza da restare impermeabile alle ripetute morbosità. Con caratteristiche come queste non poteva che stuzzicare, qui in Italia, la divertita e appassionata attenzione di un editore e uno scout come Marco Vicentini da Padova, papà (e mamma) della Meridiano Zero.
Uomini da mangiare è la storia di Kate, bambina americana di mamma lituana e radicate difficoltà con lalimentazione: la piccola cresce in un contesto retrogrado, proletario, sessuofobico e ultraconservatore, che finisce per confonderle le idee e per dirottarla in una postadolescenza incresciosamente caotica, sia dal punto di vista erotico che dal punto di vista alimentare. La Leunens fonda buona parte del romanzo sul passaggio dallinfanzia alla pubertà di una bambina vivace e ultrasensibile: è la parte iniziale del libro, quella più stralunata e dolciastra. Kate cresce tra punizioni grottesche e mancate spiegazioni. Punizioni grottesche come ritrovarsi rinchiusa, proprio lei che faticava a rapportarsi con serenità alle cose da mangiare, in dispensa: sentite come descrive la scena la Leunens
"Rinchiusa nella dispensa, fissavo con avversione le ombre dei prosciutti appesi. Colpii una forma di provolone con unasticella di legno e quella oscillò nella sua rete di nylon. Ero seduta su dieci chili di patate dellIdaho. Laria era viziata e cera un puzzo di carcasse affumicate, timo, noce moscata, aglio e cipolla. Non che non mi avessero dato scelta
".
e dalle punizioni daltri tempi, allucinanti e mangerecce, il passo al macello comportamentale è breve: diciamo che man mano spuntano fuori soavi allucinazioni sul senso e sui significati dellalimentazione e sulla reale portata delle relazioni tra uomo e donna, con tanto di equivoci blasfemi e di allegre parentesi di autoerotismo.
Il titolo scelto nelledizione italiana aiuta a mettere a fuoco cosa accade alla giovane Kate, non più bambina, una volta catapultata nel mondo adulto e godereccio delluniversità, inevitabilmente lascivo. La Leunens riesce a rappresentare il suo bislacco delirio allegorico con feroce allegria e finisce per fare la gioia dei cannibali e degli erotomani di tutte le nazioni del mondo. Oppure, diciamo così, finisce per rappresentare il parossismo della carnalità e della femminilità: un microcosmo bambinesco, caotico, sensuale e mangereccio.
Libro sinceramente curioso: avvincente e malato, è unilare tragedia scritta per chi ha una gran voglia di farsi una passeggiata nellinconscio: duna modella americana nata dallincontro di tante etnie diverse. Una donna sensibile, unartista profondamente intelligente.
Gianfranco Franchi
Linus, Ottobre 2003 |
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Da una modella che si dedica alla narrativa ci si aspetterebbero patinati (e/o patetici) ritratti di sfilate, showroom e party esclusivi. Invece lamericana Leunens, già testimonial per Givenchy e Paco Rabanne, si rivela a sorpresa una scrittrice VERA. Racconta linfanzia, terribile e paradossale, di una bambina vittima di una madre severissima e taccagna che le confonde e idee su religione, sessualità e alimentazione, creandole un esilarante patchwork di nozioni strampalate in testa, come lidea che l'uomo e la donna debbano sbranarsi a vicenda dopo il matrimonio. Complimenti a Meridiano Zero per la scoperta e alla traduttrice Maucizia Balmelli per la resa convincente di un linguaggio evidentemente non facile.
Matteo B. Bianchi
Mangialibri, 27.10.11 |
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La piccola Kate viene rinchiusa dalla madre, una vedova lituana arrabbiata con la vita stessa, ogni volta che si rifiuta di mangiare. E Kate non vuole mai mangiare. Fino a quando, il giorno della prima comunione, quel velo di pane le fa sentire per la prima volta un appetito incontrollabile. La mente curiosa della bambina risponde finalmente alle tante domande che le si sono affacciate nel tempo, e a cui nessuno ha voluto dare risposta. Sono risposte perfettamente logiche, ma che partono da presupposti bizzarri e fantasiosi, e che portano a una lettura del mondo tutta particolare. Gli uomini e le donne, nella loro intimità, fanno proprio questo: mangiano. Meglio, si mangiano. Morsi, lappate, bocconi, è questo che Kate intravede da una porta aperta a sproposito, un banchetto luculliano che si svolge tra le lenzuola
Un romanzo di formazione, dove la crescita passa attraverso un pasto sconvolgente e indimenticabile. Non si può che provare simpatia per Kate. Linglese stentato della madre, le sue recriminazioni contro tutti, quei pezzi di carne tremolanti che finiscono sul piatto con il dovere di essere mangiati
sono davvero troppo! Chi non si creerebbe un mondo tutto suo, dove finalmente domande importanti della vita ricevono risposta? Quando nessuno è disposto a dare sollievo alla fame curiosa di spiegazioni che ha Kate, è costretta a darsi risposta da sola. Da quello che ha visto e sa, la bambina comincia a costruire i suoi tasselli. Un puzzle folle, che ha però perfettamente senso. Chi aprisse il libro nelle sue pagine finali troverebbe la vicenda surreale e impossibile, ma percorrendo pagina dopo pagina la storia di Kate e la sua introduzione bizzarra al mondo, si sorprende a trovare schiacciante la logica della bambina. E a domandarsi perché nessuno le abbia mai detto che le sue ipotesi sono sbagliate. Un piccolo errore di educazione, una mancanza di comunicazione che porta Kate al disastro. Lidea centrale del libro è originale, folle, intrigante. Lepilogo ancora di più. Lo svolgimento lo è un po meno, il ritmo rallenta e non cattura come avrebbe potuto, ma lo spunto rimane inquietantemente e spinge a voltare pagina. Raccapriccianti alcune scene, che non possono essere lette che con il fiato sospeso, per il disgusto. Perché per Kate tutto è commestibile, ma davvero tutto tutto.
Silvia Turato
Marte Magazine, 12.7.11 |
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Luniverso commestibile della Leunens
Curioso e grottesco parallelismo tra cibo e sesso, questo romanzo di Christine Leuners: a tratti gustoso e malizioso, in ogni caso oniricamente surreale.
Uomini da mangiare è romanzo di formazione trasgressivo, tratteggiato con savoir faire dalla penna ironica della Leuners che lo condisce di metafore interessanti, che raccontano e restituiscono quelle che sono le tentazioni primordiali dellanimale uomo, unendo a questo la grande capacità di trascinare il lettore dentro la storia e di coinvolgerlo nelle vite dei personaggi.
Kate: uninfanzia con una madre lituana che la rinchiude nella dispensa per costringerla ad abbandonare la sua innata avversione per il cibo (la carne soprattutto), le tenebre che nel buio danzano vive e una fervida fantasia. La mente impaziente della bambina è alla ricerca di risposte che nessuno si preoccupa di dare, così è lei stessa a crearsi risposte tutte sue su quello che gli uomini e le donne fanno quando sono soli. Ed è da questo spunto che nasce il terrore del cibo (e dellamore): i suoi occhi hanno assistito per sbaglio alla scena di un uomo e una donna in preda alla passione, che quasi sembravano consumarsi a vicenda come pietanze prelibate sulle lenzuola del letto dove la bambina li scopre. Per Kate lassunto finale è che gli innamorati si mangiano, affamati luno dellaltra si staccano morsi di frutti proibiti che crescono sotto i loro vestiti. Un Universo di corpi commestibili che proprio il giorno della sua prima comunione si disvela nel corpo di Cristo che le si scioglie in bocca: Kate inizia per la prima volta ad avere fame. Il suo corpo si risveglia alladolescenza, al desiderio carnale che diventa fame, reale, insostenibile ed incontenibile.
Le metafore di un inconscio disturbato, piccantemente deviato, danno vita ad un romanzo torrenziale, finemente cesellato in cui le parole scorrono rapide, in cui sembra di veder avanzare lo stato di decomposizione fisica dellignoranza.
Eppure letà dellinnocenza scorre dolcemente, pensieri naif cedono il passo mollemente a sconcertanti conciliaboli amorosi, il tutto condito da una sorta di perenne preparazione culinaria che prende il sopravvento.
Un romanzo provocatorio eppure sentimentale, trasgressivo eppure ironico, erotico ma di un erotismo noir e surreale, volendo anche un po trash, che consacra una storia sicuramente indimenticabile.
Eva Kent
Il sesso visto sotto un aspetto culinario non è di certo una novità, ma ci sono sempre modi, strategie, inventive per poter rinfrescare argomenti già letti, visti e divorati altrove, e Christine Leunens riesce nel proprio intento pestando senza pietà il piede sul lato più morboso possibile. La visione gastronomica che ci offre la giovane protagonista Kate dellapparato riproduttivo maschile e in generale dei misteri del sesso è spesso rivoltante e disgustosa, in special modo se si pensa agli utilizzi cannibalici che la ragazzina serba per i suoi amanti. Leunens possiede unagilità narrativa sorprendente, e il suo stile, ferocemente femminile, stordisce con coloriti accostamenti antropofagi descritti minuziosamente e soprattutto ironicamente, lasciando spesso con lo stomaco rivoltato da un grottesco sorriso sulle labbra.
Suddiviso grossomodo in due parti, Uomini da mangiare affronta dapprima la strana, difficile infanzia di Kate, di origini lituane, soggiogata da una madre dai modi alquanti bislacchi: avara allimpossibile, genuinamente razzista, supponentemente sospettosa, la donna impedisce una placida crescita della piccola, riassunta in un centinaio di pagine vivaci e spassose grazie al punto di vista di Kate stessa, innocente e purissimo nella sua totale estraneità a un mondo normale. Nella seconda parte, invece, ladolescente Kate si scontra con i primi pruriti sessuali, deviati però dallintervento materno che, durante linfanzia, lha diabolicamente piegata, e quindi via allanima più horror, se vogliamo, del romanzo, resa magistralmente e con un tatto che i libri di genere spesso non riescono neanche a sfiorare.
Se nella parte iniziale Uomini da mangiare funziona agevolmente per mezzo della spinta ironica della Leunens, dotata di uno humor molto elegante che affiora costantemente dai pensieri di Kate, è forse nella seconda metà, che giunge troppo inaspettata e repentina, che il romanzo, per quanto la Leunens lo trascini in avanti con una superba colata di efferatezze stilistiche, subisce qualche frenata. Il problema risiede più che altro in una singolare scelta strutturale, con la quale la Leunens si prefigge di non spiegare mai alcun aspetto: personaggi, eventi e situazioni vengono infatti di volta in volta introdotti bruscamente, quasi schiaffati sulla pagina, senza che al lettore sia mai concessa anche solo una parola di approfondimento. Non conosciamo gli amici della mamma di Kate, non conosciamo i professori di Kate, non conosciamo gli amanti di Kate: essi, semplicemente, esistono nella realtà romanzata, e tanto dobbiamo accettare.
Ma se nella prima metà tale aspetto viene assorbito dalle stravaganti circostanze di cui è vittima Kate, che trasformano i capitoli in precisi momenti della sua infanzia, nella restante metà i salti temporali e gli innesti di comprimari appaiono troppo aspri e violenti, impedendo una completa e naturale fruizione del romanzo. Il solo balzo che cancella dieci anni di vita di Kate, trasformandola da adorabile bambina a infida e religiosissima arpia, non ha vere e proprie motivazioni, e si sente così, qua e là, la mancanza di mordente utile a cesellare e curare questi lati bene o male assenti, che portano a una conclusione vagamente irrisolta e non troppo soddisfacente.
Il piacere sanguinario di questa parte ribolle però di una tale genuinità che forse si può riuscire a soprassedere anche su carenze quasi imperdonabili come personaggi che spuntano allimprovviso e rimangono addirittura senza nome: la rabbia primitiva di Kate, la distorsione visiva con cui ci mostra le bizzarrie culinarie del corpo umano, la disturbante precisione nel progettare ricette e poi colpire, affettare e divorare, percependo il pulsare del suo cuore, lacquolina che le riempie la bocca, il desiderio che quasi la strozza, è qualità indiscussa del romanzo, che si mostra molto più nauseante e indigesto dei vari torture, rape & revenge e splatter movie che imbrattano i cinema.
Difetti a parte, a loro modo comunque capaci di donare ulteriore carattere al già fortissimo stile della Leunens, Uomini da mangiare, fresco di ristampa, è una lettura per lunga parte affascinante e travolgente, e un personaggio fragoroso e irresistibile come la madre di Kate e la sua aura di buffa malvagità che si estende sul vicinato valgono da soli lacquisto del romanzo.
Simone Corà
Pulp, Novembre/Dicembre 2003 |
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Primordial Soup, molto probabilmente, sarebbe stato un titolo meno evidente e che avrebbe rivelato al lettore meno informazioni riguardo al vulcanico finale, ma, anche subodorando fin dallinizio dove si andrà a parare, questa prima apparizione italiana di Christine Leunens è fenomenale. Divertente e orripilante al tempo stesso, Uomini da mangiare è anche un frettoloso e perverso romanzo di formazione, almeno in quel senso dubitativo su cui sinterroga Franco Moretti nella nuova introduzione del suo saggio sul romanzo di formazione, appunto. "E il romanzo di formazione degli altri- donne, neri dAmerica, proletari, africani...?", e di giovani adolescenti anoressiche, aggiungerei in questo specifico caso. Inoltre lautrice statunitense divide il suo tempo tra la scrittura e il lavoro di modella, fatto che porta a insinuare un qualche nesso autobiografico.
Uomini da mangiare è la storia di Kate e del suo diventare grande, della continua mediazione tra gli stimoli di una mediocre cittadina statunitense, di una madre eccentrica e squilibrata, di un inconscio che riesce magicamente a raffigurare e letteralizzare le sue metafore. A metà strada tra lo spirito nichilista di Una banda di idioti di John Kennedy Toole e la vulgata freudiana, il cibo assume forme mostruose e latto sessuale esplicita tutta la sua potenzialità antropofaga. Questo "pasto primordiale", rito di passaggio adolescenziale e grottesco, è troppo perfetto per essere casuale. Christine Leunens ha giocato sapientemente con la metafora sessuale allo scopo di delineare un difficile romanzo umoristico. La religione, senza alcun pudore, viene sapientemente rievocata nella sua inquietante ritualità primitiva, con i suoi sacrifici umani, e tornano nel romanzo tutti gli incubi più o meno repressi e dimenticati dellinfanzia.
La bellezza di Uomini da mangiare è proprio di rievocare le sensazioni di disgusto dellinfanzia generalmente rimosse, di condensarle e di dimostrare quale sia stato il rischio che abbiano passato molti di noi, bambini inappetenti.
Domenico Gallo
Repubblica Musica, 18.9.03 |
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Ero anoressica, ora mangio uomini
Provate a coprirvi di spezie e a sedervi su una piastra!
La scrittrice, di origine fiamminga, ex modella, ci racconta della giovane Kate e della sua anoressia che si trasforma in voracità erotica, con effetti splatter.
Ironia, grottesco, e bella penna.
Filippo La Porta
www.lastambergadeilettori.com, 6.7.11 |
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Il romanzo di Christine Leunens ha davvero qualcosa di Lynch, così come riporta la quarta di copertina, riprendendo un commento di Vogue. È pieno di immaginazione onirica, di effetti speciali convertiti in metafore alimentari. Un corollario di personaggi che forse non raggiungerà la piacevole follia di Twin Peaks, ma per la crescita biologica della protagonista è fin troppo.Una madre ossessiva e lituana che crede nei "soldi che lavorano sodo", un padre morto in un incidente dauto imbarazzante, una sorella con cui ha in comune solo i vestiti cuciti dalla madre, (stesso modello, stesso colore), una casa vicino a un canale e idee fantasiose ed economiche a tavola. Questa è Kate, o meglio questo è quello che non vorrebbe essere. Perché le bocche degli adulti sono piene di parole che inghiottono invece di sputare. Le verità se le mangiano, lasciando ai bambini solo luso dei sogni per capire i fatti della vita. E così, a forza di usare termini come mordere, mangiare, salsicce, uova e carne, Kate pensa di dover soccorrere Ursula, unamica della madre, mentre patteggia a letto un armistizio con il marito fedifrago. Kate offre alluomo, intento a riempire di chiazze rosse il corpo di Ursula, gli avanzi di bistecca, porri e carote della sera prima, sperando di salvare la vittima dal suo carnefice. Una bambina sensibile e ironica, che rifiuta il cibo per rivendicare la sua infanzia e dare voce al suo corpo, anche questo commestibile, un ammasso di carne a cui gli adulti non danno importanza. La madre diventa la cantina da cui fuggire, anche perché una donna che serve il coniglio per pasqua, usa un portatovaglioli decorativo come albero di natale, e cucina i pezzi più viscidi della macelleria è davvero difficile da amare senza qualche riserva. Kate in risposta sputa le banane lebbrose, nasconde nel vestito i reni di chissà quale animale, libera i granchi che dovrebbe arrostire e rifiuta intingoli e prugne, perché non sono cose da bambini. Una lotta per la sopravvivenza, divertente e rivoltante, dove alla fine Kate diventa grande, come la sua fame, un istinto che aveva ignorato da piccola e che riversa sugli amanti. Sceglie le prede, le seduce e poi le investe con lintero contenuto del frigorifero. Del resto lappetito vien mangiando. E in questo mondo o mangi o sei mangiato. E il libro finisce davvero così.
Lorem Ipsum
www.lastambergadeilettori.com, 31.8.11 |
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Rinchiusa nella dispensa, la piccola Kate fissa con astio le ombre dei prosciutti appesi. Sua madre, unirascibile vedova lituana, la rinchiude lì per costringerla ad abbandonare la sua innata avversione per il cibo. Nelloscurità riesce a sentire il battito del suo cuore e può abbandonarsi a complicate fantasie. La mente di Kate è fervida e impaziente, ma nessuno si preoccupa di rispondere alle sue domande sul mondo, e così lei si crea delle idee tutte sue su quello che gli uomini e le donne fanno quando sono soli. Gli innamorati si mangiano. Affamati gli uni degli altri si staccano morsi di frutti proibiti che crescono sotto i loro vestiti. Per questo Kate ha paura di mangiare. I suoi occhi sgranati una volta hanno visto un uomo e una donna preda della passione: si consumavano a vicenda sulle lenzuola di un letto, come se fosse una tavola apparecchiata. Cè unintera cosmogonia nel mondo di Kate: forse tutto luniverso è commestibile. Forse mangiare ed essere mangiati è il solo prodigioso modo di perpetrare la vita. Ma è nel giorno della sua prima comunione che tutto le appare finalmente chiaro. Sentendo sciogliersi in bocca quel fragile velo di pane, Kate inizia per la prima volta ad aver fame; proprio quando il suo corpo sta diventando quello di una donna e ladolescenza la sospinge verso i segreti chiusi nelle bocche degli adulti.
1) Uomini da mangiare è il tuo esordio, pubblicato nel 2003. Dopo otto anni, cosa provi per Kate e il suo mondo?
Ho la sensazione che Kate e il suo mondo siano ancora in fase sperimentale e che la crudezza con cui ho rappresentato molti aspetti della vita a fame, il nutrirsi della vita stessa per sopravvivere, ladolescenza, il risveglio sessuale sia stata incoscientemente temeraria.
2) Il tuo stile, tagliente e originale, è un misto di ironia e teatralità. Comè nata lidea di unire questo stile allutilizzo come protagonista di una bambina?
Finora non lavevo mai considerata in questi termini. Ho semplicemente scritto ciò che mi sembrava di dover scrivere, istintivamente. A volte devo dire alla mia mente di star tranquilla mentre scrivo. È come guidare. Se la mente tace, il corpo supera il camion senza problemi. Se pensi troppo a ciò che stai facendo, le mani iniziano ad agitare il volante a destra e a sinistra, e non va bene.
3) Lambientazione è un elemento straniante del romanzo. Non si riesce facilmente a collocarlo, non richiamando alla memoria nessun aspetto stereotipato dellAmerica. Quale elemento ha più influenzato la resa dellambientazione, loniricità della storia o la multiculturalità dei personaggi?
Quasi tutta la storia ha luogo nel Gulf Coast, in Florida. Dal momento che non è unambientazione comune il territorio basso, pianeggiante, lumidità tropicale, i canali probabilmente non viene riconosciuta come America.
4) Guardando la tua biografia si nota immediatamente quante culture diverse abbiano contribuito alla tua crescita. Quanto cè della tua vita in Kate e nella sua famiglia?
Certamente vi è confluita buona parte della mia infanzia e adolescenza. Ecco perché credo parli così forte ai sensi odorato, gusto, vista e tatto perché i nostri sensi sono più acuti quando non siamo ancora abituati alla vita.
5) Il cibo diventa una metafora sociale per trattare tematiche importanti, quali il rapporto genitori-figli, la consapevolezza del corpo e del sesso, il diventare adulti. Il forte impatto che lascia il finale, aiuta il lettore ad avvicinarsi a tali tematiche senza paura. Quale messaggio vorresti arrivasse sicuramente al lettore, leggendo il tuo libro?
Ricordo che ero una bambina molto allegra, e che guardavo gli adulti con un blando senso di pietà. La forma matura delle creature, fossero esse cani, elefanti o esseri umani, non era per me interessante come la cosiddetta forma immatura. Gli adulti smettevano di divertirsi. Potevano restarsene per ore attorno a una piscina con i loro drink aspri a parlare, parlare, parlare. Perciò presi la ferma decisione di non diventare una di loro. Ma poi il mio corpo cambiò, e concetti che prima mi avrebbero disgustato i ragazzi diventarono interessanti. In altre parole, veniamo spinti verso la maturità, la maternità, la vecchiaia e la morte come se venissimo condotti in un lungo viaggio.
Il mio messaggio, non espresso specificatamente nel romanzo ma che forse emerge a causa della sua carica emotiva, è di non lasciare che i propri sensi o la propria mente vengano uccisi. Meravigliatevi, divertitevi e ridete!
6) I romanzi con bambini come protagonisti di solito raccontano la ribellione. Al contrario Kate segue una strada retta, per essere punita ogni volta che se ne allontana. A quali scrittori ti sei ispirata per Uomini da mangiare, e quali invece consideri i tuoi maestri?
Una delle bizzarre ironie dello scrivere è che il mio particolare stile, alla fine, non somiglia a quello di nessuno degli autori da cui più sono ispirata e che hanno contribuito, attraverso le loro opere, al mio amore per la scrittura. Amo la purezza dello stile di Kazuo Ishiguro in Quel che resta del giorno, o le lunghissime e dettagliate scene di Guerra e pace di Lev Tolstoj. Eppure, quando mi siedo a scrivere viene fuori qualcosa di completamente diverso, e ho dovuto accettare che questo è semplicemente ciò che sono.
7) Capita spesso che una scrittrice venga rinchiusa nella tipologia della "scrittura femminile". Pensi esista una "scrittura femminile" e una "scrittura maschile"?
Anche se in teoria non vorrei descrivere la scrittura come maschile e femminile, so cosa sintende. Una volta qualcuno ha detto che la mia scrittura è maschile, perché manca di sentimento. Così su due piedi, mi vengono in mente sia scrittori sentimentali, sia scrittrici che non lo sono. La verità, fortunatamente, è più ambivalente delle etichette.
8) Ringraziandoti per il tempo dedicato al blog, unultima domanda di rito: quali sono i tuoi progetti futuri come scrittrice? Verrai a trovare i tuoi fans in Italia?
Dal mio secondo romanzo, Come semi dautunno, sta per essere tratta una versione cinematografica. Inoltre sto apportando le ultime revisioni al mio terzo romanzo, Can of Sunshine, che esplora il rapporto tra suocera e nuora in seguito alla morte del figlio/marito. Poi inizierò a ideare il mio quarto romanzo.
Spero di incontrare i miei lettori italiani il più presto possibile se tutto va bene, in occasione della première del film.
Intervista di Lorem Ipsum, traduzione di Valetta e Sakura87
Vogue, dicembre 2003 |
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Maschi divorati, in unatmosfera surreale che ricorda il film Delicatessen, da una protagonista che ha la fobia della carne: è questo lesito di Uomini da mangiare, limmaginifico romanzo di Christine Leunens.
Federico Chiara
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