Donna Moderna, 1.2.2006 |
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Bridget Jones fatti più in là
Dimenticate le piagnucolose eroine dei romanzi di Helen Fielding. Le italiane da marito se la ridono molto di più. Almeno quelle di Giorgia Lovisotto nel libro Le ragazze single non parlano al plurale.
"È una raccolta di racconti che hanno come protagoniste trentenni, indipendenti, disinibite e senza fidanzato," dice la trentaduenne autrice, single anche lei.
"La novità? Nessuna ha lossessione del principe azzurro."
gazzettino.it, 26.1.2006 |
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Le ragazze single non parlano al plurale, una trentenne racconta
"Lho notato solo io che le ragazze sposate parlano sempre al plurale? Io diventa noi. Non so, ma temo che il mio ego avrebbe dei problemi a ridimensionarsi così... Compiuti i trentanni, niente di più facile che ritrovarti circondata di amiche sposate, ormai incapaci di dire anche una sola frase che non includa il rispettivo consorte. E via a parlare del mutuo, i bambini... e poi case, tutte con le pareti bianche e i pavimenti puliti, il microonde e le foto in cornici dargento, dove non ti offrono nemmeno un caffè per paura di sporcare! Ma perché se sei single, devi avere per forza qualcosa che non va?" Bersagliando con ironia tutti i cliché del matrimonio e della mogliettina compiacente, è uscito in libreria Le ragazze single non parlano al plurale (Meridiano Zero editore), opera prima della scrittrice milanese Giorgia Lovisotto. Lautrice, anche lei trentenne, racconta con leggerezza il caos delle sue coetanee doggi: donne autonome ma un po confuse, stufe delle convenzioni sociali e alle prese con la carriera, che amano il divertimento e i cocktail con le amiche (quelle ancora single, ovviamente). Donne che diffidano dei maschi senza rinunciare alla femminilità e alla seduzione, e con un pizzico di impudenza.
Ma soprattutto le ragazze di queste storie sono sempre irresistibilmente trendy, e il cattivo gusto è lunica mancanza che non si perdonerebbero mai. Puoi rimanere bloccata per ore in ascensore, o venire a sapere il giorno delladdio al nubilato che il tuo futuro sposo è gay. Ma per quanto la situazione possa essere terribile, se hai un bel paio di Chanel col tacco, intonate con il vestito, non hai ancora toccato il fondo... Il trionfo della nuova chic-litterature allitaliana: un libro al femminile singolare, tra Bridget Jones e "Sex and the City" in versione milanese.
F.Capp.
tuttolibri, 4.2.2006 |
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"Le ragazze single" di Giorgia Lovisotto
Quelle pollastrelle non parlano italiano
Non si capisce come abbia potuto essere salutato come esempio superbo di chick-lit italiana Le ragazze single non parlano al plurale di Giorgia Lovisotto. Il libro è piacevole, divertente, ironico, scritto con garbo, ma i personaggi e le situazioni metropolitane sono importati di peso dalla narrativa angloamericana. le ragazze hanno gli stessi tic, la stessa maniacale ossessione per la moda e le sue firme; gli uomini vengono celebrati nel loro solito funerale virile. avrebbero ogni ragione di sollevare una questione di primogenitura le varie Casella, Appiano, Corva, Bertola che veleggiano benissimo in questo genere dilagante ormai da una decina danni. In Lovisotto semmai si avverte la piaga della globalizzazione, donne tutte uguali cui appiano fornisce invece un tocco in più e dalle quali Bertola si distacca, svettando con personaggi gustosi e stralunati che assumono lallure fascinosa e irriverente di una Torino pazzerella e fantasiosa. Che poi lironia delle donne scatti miracolosamente con la chick-lit è una tesi tutta da rivedere, lironia, lamore come amabile commedia già vibrava in Georgette Heyer e perfino nelle fiabe impossibili delloggi desueta Barbara Cartland. quanto alle donne "come sono", erano già presenti ovviamente "come erano" nei romanzi di Luciana Peverelli e in quelli (loro sì letteratura) di Brunella Gasperini.
Mia Peluso
Venerdì, 14.1.2006 |
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Bridget hai chiuso, stanno arrivando le single allitaliana
Che coshanno in comune tante trentenni in carriera, colte e indipendenti, disinibite e perfette nel look? Ambizioni, successi, ma anche uomini evanescenti, amiche che vogliono fidanzarle a tutti i costi. E unarma segreta: un libro per prendersi in giro. Dellultima rappresentante italiana della chick lit, la letteratura per pollastrelle
"La storia che le donne vanno sempre in bagno a coppie è vera. Non so da cosa dipenda, ma diffiderei di qualunque ragazza non lo facesse. Così, per istinto. Se uno ci pensa, esistono infinite leggende metropolitane di questo tipo. Alcune vere, altre no. Le donne che si incazzano se nessuno le guarda. Vera. Le donne che si incazzano se qualcuno le guarda. Ancora vera. La solidarietà femminile. Falsa. Lirritabilità premestruale. Vera. (...) Lintoccabilità dei fidanzati delle amiche del cuore. Falsa. Lo shopping come cura di ogni male. Vera. Lassoluta ambiguità dei monosillabi sì e no. Vera. Potrei andare avanti per ore".
E Giorgia Lovisotto va avanti spedita e spumeggiante per tredici racconti, che mercoledì prossimo Meridiano Zero porterà in libreria: Le ragazze single non parlano al plurale. Single (o male accompagnate) come le protagoniste di queste storie, inesorabilmente travolte da sventurate peripezie sentimentali. Perché "a noi ci ha rovinato Julia Roberts", si legge, icona della femminilità concentrata sul matrimonio. "Prima Pretty Woman, poi Scelta damore, e a seguire tutte quelle storie zuccherose... e vissero per sempre felici e contenti. Quella donna è una serial killer dellautostima femminile! E poi Il matrimonio del mio migliore amico, Notting Hill, Se scappi ti sposo... Cavolo, non mi ricordavo che fossero così tanti. Ma perché qualcuno non lha fermata?".
È un debutto nella scrittura, quello di Giorgia Lovisotto, trentaduenne di Milano, un esordio tutto italiano nella chick lit, in quel genere lanciato dallinglese Helen Fielding con Il diario di Bridget Jones, che resiste tra le poche forme di narrativa commerciale in buona salute. Anche se certi temi ricorrenti dalla caccia al maschio strafigo allossessione per il look inalbererebbero la più tollerante delle femministe. Anche se letichetta chicken litterature, letteratura per galline o pollastrelle, inchioda la formula al livello delle soap.
Ma proprio qui sta la forza di mercato dei chick books: raccontare con leggerezza e ironia, come la migliore posta del cuore, le debolezze femminili. Sdoganandole. E Giorgia Lovisotto è acuta, sa intrecciare dialoghi brillanti, sa creare maschere di donna in cui tanta in cui tante trentenni di città, alle prese con uomini evanescenti e lavori precari, palestre estenuanti e amici invadenti, possono identificarsi con facilità. E nel confronto lenire un po le pene reali di tutti i giorni. "Cè molto di me nelle protagoniste di queste storie", ammette Giorgia. "E anche le parti inventate sono farcite di episodi capitati ad amici. Tengo da sempre un diario e mi viene naturale scrivere di ciò che mi coinvolge. Con sarcasmo, però: è ridicolo prendersi troppo sul serio. E non amo i finali mielosi e irrealistici alla Bridget Jones. Preferisco la protagonista strampalata, malata di shopping, di Sophie Kinsella. Che come me ha unossessione irrefrenabile per le scarpe: io ormai scantono davanti ai negozi di calzature, per non passarci la giornata e lasciarci una fortuna. Però infilo le scarpe in tutto ciò che scrivo. E ormai scrivo a tempo pieno. Quando ho capito che la Facoltà di Ingegneria non faceva per me, pur avendo finito quasi tutti gli esami, mi sono iscritta a un corso di scrittura creativa. Poi ho inviato i miei racconti a varie case editrici. Roba da non crederci: Meridiano Zero ha risposto dopo una settimana".
Così è nata questa schiera di trentenni, rassicurate dallo store di Armani come Audrey Hepburn lo era dai saloni di Tiffany. Sopraffatte da amiche che vogliono fidanzarle a tutti i costi con la persona sbagliata: "Io e Silvia" si legge in un racconto "non abbiamo proprio gli stessi gusti, in fatto di uomini. Lei è sul genere Bruce Willis. Io, Jude Law. Lei resusciterebbe Marlon Brando. Io, Cary Grant". Donne inesorabilmente deluse dai sogni, vicini e lontani, magari in un villaggio vacanze su unisola esotica: "Mi sono fatta quasi dieci ore di viaggio per arrivare qui. E sono in un campo di concentramento forzato, pieno fino allorlo di gente che mi sorride. Mangio cibo italiano e sono invitata a fare gite, escursioni, lezioni di ballo, yoga, fitness, acquagym (...). Possibile che non ci sia una sola persona che NON parla la mia lingua?".
Fuori dalle pagine del libro Giorgia spiega: "Ho ereditato la passione per la moda da mia mamma, che fa la sarta. La fissazione di smontare le cose per vedere cosa nascondono da mio papà, che fa lelettricista".
Ed ecco sulla carta una sfilata di giovani donne indipendenti, disinibite, dal look perfetto, dotate di auto e appartamento. Che però si perdono in un bicchier dacqua appena si invaghiscono e lui telefona: " Come stai? mi chiese quasi in un sussurro. Devo sedermi. Tutte le mie energie servono ad aggiustare il tremolio che mi incrina la voce. Sorrido come una scema, anche se nessuno mi vede. Rispondo Bene con il tono cantilenante di una bambina di due anni, alla quale è appena stata insegnata una nuova parola". E poi lui si rivela una delusione: "Avevo la sensazione di essere uscita con Kevin Costner". Peccato che fosse il Kevin del Grande freddo... defunto e invisibile. Oppure il "lui" sta con unaltra, "sempre insopportabilmente francese". O addirittura rivela altri interessi alla vigilia del matrimonio: "Credo di averlo riconosciuto dalla nuca. Indossava un paio di jeans Diesel e la camicia che avevamo comprato insieme a Santorini. Mi aveva detto che sarebbe rimasto a casa, per riprendersi dal suo addio al celibato della sera precedente. Invece era lì, nel privé del Pinkys bar. E stava baciando un altro uomo".
Questa sarà pure la versione aggiornata di Liala. Ma dopo una giornata di lavoro (magari trascorsa sui tacchi a spillo), di supermercato (a scovare cibi dietetici), di figli da accudire (con un accenno dinfluenza), di mille cose da fare tutte insieme (solo agli uomini ne tocca una per volta)... troppe donne si ritrovano, la sera, sole con la loro solitudine. E allora perché non sorridere dei propri guai con i romanzi rosa del Duemila? Pare che ormai anche gli uomini li sbircino, per raccapezzarsi nel misterioso universo donna.
Antonella Barina
chicklitplanet.blogspot.com |
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La scrittrice che parla a un plurale di lettori:
una conversazione di Francesca Mazzucato con Giorgia Lovisotto
Il mercato ha bisogno di definizioni, ed è un bene. Definire un libro, inserire un autore o unautrice in una corrente o in un genere è un preciso segno di riconoscimento e quindi di successo. Il libro di Giorgia Lovisotto, uscito allinizio del 2006 Le ragazze single non parlano al plurale, edito da Meridiano Zero, (casa editrice che ancora una volta ha mostrato la duttilità e lintelligenza delle sue scelte editoriali) è stato un vero successo, e si è applaudito allapparizione sulla scena editoriale di un esempio doc di chick-lit italiana che mancava. La nostra "Bridget Jones "si è detto, in realtà credo sarebbe stato meglio definire Giorgia Lovisotto la "Kinsella italiana". Ma tantè. Il suo libro è una delizia, pagine che scorrono leggere, delicate, piene di quella ironia confidenziale che lo rende uno di quei pochi, rari libri capaci di creare unassoluta dipendenza! Lo prendi in mano, lo devi finire. Non hai alternative.
Giorgia Lovisotto è una colta conoscitrice di chick-lit e ha accettato di fare questa chiacchierata per la quale la ringrazio molto.
Giorgia Lovisotto, quando è uscito il tuo bellissimo libro "Le ragazze single non parlano al plurale", che ha avuto un grande successo di critica e un bel riscontro fra i lettori, sei stata definita "La Bridget Jones Italiana"Come hai vissuto questa definizione? Ti sei riconosciuta? Ti è dispiaciuta?
Lho vissuta con tutti i limiti e le contraddizioni di qualunque definizione. Di certo non mi è dispiaciuta. Anzi, visti il successo e la notorietà di Bridget Jones e della sua autrice, lho preso come un augurio di buon auspicio! Inoltre, credo sia stata utile alle persone per collocarmi in un determinato filone... quello appunto della chick-lit. Diciamo che la definizione è servita a mettermi sullo scaffale giusto! Però resta il fatto che non mi riconosco molto nel personaggio di Bridget Jones, troppo concentrata sulla ricerca spasmodica del principe azzurro... e spero di averlo dimostrato con il mio libro.
Io so che sei una estimatrice della chick lit. Come ti sei avvicinata al genere? Chi sono le tue autrici preferite?
Mi sono avvicinata alla chick-lit grazie ad una carissima amica. E stata lei che, conoscendo la mia ossessione per scarpe e vestiti, per prima mi ha consigliato di leggere I love shopping. Da allora non ho più smesso! Forse anche per questo aneddoto, la mia autrice preferita in assoluto è Sophie Kinsella... adoro il personaggio di Becky Bloomwood, mi piace seguire le sue peripezie attraverso i vari romanzi! Ma ci sono anche altre autrici che leggo con moltissimo gusto. Marian Keyes, per esempio. Il suo Baci da Malibu è splendido. E poi, Melissa Senate... Erica Orloff... difficile nominarle tutte!
Secondo te perché questo genere ha conosciuto una tale incredibile espansione sul mercato? E la facilità di identificazione o il tono confidenziale delle storie?
Io credo che la vera chiave sia la facilità di identificazione. Quando leggi un libro di chick-lit ti senti coinvolta, solidale. Ti arrabbi e gioisci con le protagoniste, perchè le stesse cose sono capitate anche a te o a qualcuno che conosci, nella vita reale. Scorri le pagine stampate ed è come essere ad una serata fra amiche... cosa si può chiedere di più? I capitoli scivolano via in un attimo e tu non ne hai mai a sufficienza! La chick-lit ha esordito un po in sordina, come sottogenere di serie B. Non le si dava la giusta importanza, a causa dellapparente superficialità degli argomenti trattati. Ma finalmente si è capito che non è così... la leggerezza di questi romanzi è solo un velo sottile dietro il quale si nasconde un mondo di vite vissute, di problemi attualissimi, di amori e amicizie. Perchè la realtà non è fatta di intrepide eroine su un piedistallo, ma di ragazze normali con qualcosa di speciale da raccontare.
Stanno per uscire i primi film tratti da romanzi di chick lit, ad esempio "Il diavolo veste prada". Anche tu come me lo stai aspettando con ansia o ritieni che non sempre la trasposizione cinematografica possa essere soddisfacente?
Sono molto ansiosa per questa uscita cinematografica. Ho letto il romanzo e mi è piaciuto parecchio. Ad eccezione del finale, in cui si respira unatmosfera un po troppo zuccherata per i miei gusti. In particolare, il libro di Lauren Weisberger è corredato da una massiccia dose di quel sarcasmo cattivo-ma-non-troppo che mi dà molta soddisfazione. Perchè rispecchia la realtà: parlare male del proprio capo nelle uscite fra amiche è un classico! Se poi aggiungi una quantità spropositata di vestiti ed accessori allultima moda... ottieni la combinazione perfetta! Spero solo che il film non sia stato addolcito eccessivamente, sarebbe un peccato. La presenza di Meryl Streep però lascia ben sperare.
Se per chick lit si intende "letteratura per pollastrelle", la lad lit, quella scritta da uomini cosè? "Letteratura per galletti?" Ti piace ? ti interessa? Chi ritieni essere gli esponenti principali?
Su questo mi trovi impreparata. Non mi è ancora capitato di leggerla. Però la considero un fenomeno interessante: quale ragazza non è curiosa di sapere cosa succede durante le serate per soli uomini? Forse lo si potrà capire attraverso questi romanzi! Sai, mi ha molto stupita constatare quanti siano i ragazzi che leggono chick-lit... evidentemente esiste una sorta di curiosità reciproca. Quindi, ben venga la lad-lit!
Quali sono state le cose più belle che ti hanno detto i lettori sul tuo libro?
Mi considero molto fortunata, perchè i lettori mi hanno detto cose bellissime. E non li ringrazierò mai abbastanza per questo. Moltissimi mi hanno confessato di aver letto il mio libro tutto dun fiato, perchè incapaci di abbandonarlo a metà. Altri si sono identificati nelle storie al punto da domandarmi se non mi fossi ispirata a qualche loro amica per uno dei personaggi! Un ragazzo mi ha detto: "Un libro del genere mancava e finalmente tu lhai scritto". Per me è sempre unemozione parlare con i lettori! Ancora adesso faccio fatica a credere che stiano parlando proprio di me! Inoltre, vorrei riservare una menzione speciale alle mie amiche più care... loro si sono sorbite tutti i miei scritti, molto prima che qualunque editore fosse in vista e mi hanno ripetuto fino allo sfinimento: "Non smettere mai!". Credo sia il complimento migliore!
Il tuo libro è una raccolta di racconti. Ma, in fondo, potrebbero essere tanti capitoli della vita di una donna nella quale in tante ci possiamo identificare. Concordi con questa definizione o trovi che sia fuorviante?
Penso che limpostazione che ho dato al libro suggerisca questa definizione. Se ci fai caso, le protagoniste dei racconti sono tutte quante senza nome e raccontano le storie in prima persona. E stata una mia precisa scelta, perchè mi sono a tal punto identificata in loro da non riuscire ad allontanarmene. Perciò credo si possa facilmente pensare ad ununica protagonista, in diversi momenti della sua vita. E poi, ho constatato che ogni lettore interpreta in modo differente quello che ho scritto, perchè aggiunge alle mie parole la sua esperienza personale. Quindi, non smetto mai di stupirmi.
So che hai un blog, ti va di dare lindirizzo? Qual è il tuo rapporto con la rete e con la tecnologia in generale?
Lindirizzo del mio blog è http://giorgylovy.splinder.com/. Onestamente il mio rapporto con la tecnologia non è mai stato di grande amore. Lho sempre visto in chiave utilitaristica. Ancora oggi preferisco scrivere le mie storie a mano. Solo in un secondo tempo le trasferisco sul computer. Quindi, quando mi è stato consigliato di aprire un blog, lidea non mi entusiasmava particolarmente. Adesso, dopo nemmeno sette mesi sulla rete, non credo che potrei vivere senza! Come tutte le cose gustose e piacevoli, tende a creare dipendenza! Lo aggiorno con un nuovo post ogni tre-quattro giorni, sugli argomenti più svariati. Ho un buon gruppo di frequentatori abituali e il contatto con loro è diventato ormai parte integrante della mia giornata.
Progetti per il futuro (se ti va di parlarne)
Il mio solo ed unico progetto per il futuro è di continuare a scrivere. Innanzitutto, perchè dopo la gioia e la soddisfazione provate con il mio primo libro, non saprei più farne a meno. E poi perchè ho molte idee che altrimenti non saprei proprio dove mettere! Quindi, al momento sto cercando di dare forma ad un nuovo libro. Ma quale sarà esattamente questa forma, ancora non te lo so dire. Inoltre, ci sarebbe anche il mio cassetto dei desideri, pieno zeppo di scartoffie! Ma si sa che i desideri non vanno raccontati, altrimenti finisce che non si avvereranno mai!
Ritroverete Giorgia Lovisotto su Chicklit Planet.
La scittrice interverrà regolarmente con una sua rubrica, "Tacchi a spillo", e vi assicuro che sarà un appuntamento esclusivo e imperdibile
Le ragazze single lo sono per sempre
Non centra niente con Bridget Jones. Nonostante noi qui si sia partite del tutto sprovvedute e si sia cercato a lungo il filo di una trama unitaria, levidenza dei fatti è che si tratta di racconti brevi: tredici. Le ragazze single non parlano al plurale si contraddice dal titolo, e ci convince. Quello che fanno le ragazze single, per tradizione, è impilare scatole di scarpe su uomini sbagliati, o viceversa. Soffrono ai matrimoni altrui peggio che dal dentista e scappano dai propri, in senso più e meno figurato. Le ragazze single, ancora, bevono molto, dormono poco e hanno amiche sempre troppo magre e belle, graziosamente ricche di famiglia. Bisognerebbe scrivere un altro libro, per correttezza, sulle amiche venusiane delle ragazze single, impeccabili anche alla milionesima replica del ritornello "non gli piaci abbastanza". Che tempra.
I raccontini di Giorgia Lovisotto girano quale più, quale meno tra il tentativo di giocare con le parole, distinzioni cromatiche essenziali, riferimenti "alti" che fanno un po secchiona e la smania à la Nick Hornby di precipitare tutto nel reale, in pagine simili a una collezione di dvd tirati a lucido. Nello specifico, però, lo scopo è nobile. Serve a descrivere tutti i sintomi dellostinata "sindrome da testa grossa". Patologia ricorrente, nelle ragazze single, che deve il nome a un vecchio episodio di Friends. Quello in cui Chandler, per scongiurare un futuro allapparenza inesorabile di vecchietto solitario e brontolone, cerca qualunque compagnia di salvataggio, salvo appigliarsi a dettagli fisici minori "Testa grossa! Testa grossa! Testa grossa!", appunto per mantenere le candidate a debita distanza. È fase inevitabile nel processo di riconciliazione con luniverso, stabilisce senza equivoci il principio per cui si è single per scelta sia pure del destino infame. Ci sono molte cose vere, e questo è di consolazione. Perché se decidiamo di galleggiare un paio dore sopra piccoli libri da femmine opere prime, poi quello che cerchiamo, in realtà, è il bollino stagionale sulla tessera del Club dei Cuori Infranti. Siamo state tutte ragazze single, persino in coppia. Per non parlare dei triangoli. E tutte, quando il mascalzone si è presentato con due ore di ritardo e fidanzata miagolante al seguito, abbiamo pensato che daccordo, non sarà il paladino dellamor devoto ma sospiro "io sono semplicemente felice di vederlo".
Cè poi un racconto che ha un titolo disteso: "Una giornata senza vento ideale per un cocktail allaperto o un matrimonio". Lossessione essenziale, nelle ragazze single è ancora quella delle nozze. Bruschi risvegli, scelte minime per fare "personaggio", dialoghi che scivolano e il fulcro esatto della questione femminile: le ragazze single, a un certo punto, devono scegliere. Tra la minuscola stanza variopinta di attitudine bohémienne e il compromesso dei divani immacolati, inondati di luce come si conviene. Tra il singolare adolescenziale e un plurale spaventoso, anche senza lasfissia di tende malamente scelte o dibattiti ore pasti sui benefici del parto naturale. Tra cappellini stupidi e bomboniere comunque atroci, lunica soluzione è aver tenuto da parte un po di solitudine. E possedere armadi abbastanza capienti da conservare tutto. Le ragazze single, anche con un diamante, lo sono per sempre.
Serena La Rosa
www.leibniz-blogs.it |
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Non lho letto ma mi piace
Memo del fine settimana: il libro di racconti in rosa che mi è stato vietato di consigliare pubblicamente si intitola Le ragazze single non parlano al plurale. Probabilmente nessun articolo di giornale riuscirà mai a scriverne senza citare roba tipo: Bridget Jones, Sex & The City, trentenni, scarpe e bei vestiti. Ma sembra sia molto meglio di come lo raccontino le riviste e la quarta di copertina stessa. Update: per saperne di più leggete anche Giovanni Choukhadarian, che lautrice lha capita.
letteraturaerotica.blog.tiscali.it/, 28.4.06 |
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Giorgia Lovisotto è lautrice di Le ragazze single non parlano al plurale, edito da Meridiano Zero (una delle tante delizie del catalogo di questo editore, il "frutto della passione"). Il libro non si è lasciato dimenticare, non si lascia dimenticare. E un regno dei sogni con le lenzuola di lino, con le lacrime stampate, con le briciole sparse. E un libro fotocopia di vite. Cè una vera sapienza di raccontare. Ottimo spumante con retrogusto per pensare e riflettere davvero. Non parliamo di erotismo questa volta, anche se lerotismo nelle storie è presente, cè, scivola con eleganza e brio fra le righe. Parliamo di un delizioso libro che rappresenta uno dei migliori esempi di chick-lit allitaliana. Racconti, che in realtà costituiscono ununica storia. I dettagli, le scarpe, le vicende famigliari, i problemi sul lavoro, lo shopping. La vita. Le single, e non solo che si specchiano, si ritrovano. Un libro che assomiglia alle confidenze di una cara amica, che non si appoggia fino a quando non è stato terminato. Un libro da mangiare, roba altamente commestibile. Ho avuto il piacere di presentare lautrice alla Fnac di Genova qualche tempo fa. Giorgia lo sta portando in giro, come è giusto fare con la propria opera, opera prima che ha ottenuto un meritatissimo successo e grande riconoscimento. Infatti non è possibilie comprarlo e non amarlo. Ne parlo qui, dopo averlo segnalato tempo fa in un altro spazio, perché se date unocchiata al link in fondo, troverete il blog dellautrice, di Giorgia Lovisotto. In questo caso basta un click per essere catapultati in un mondo confortevole, delicato, ironico, a tratti profondo e persino commovente. Andatelo a vedere. E se lautrice passa dalle vostre parti non perdetela. E un piccolo culto questo libro. Se amate la chick-lit, (e come si fa a non amarla) è davvero imperdibile. Si inserisce nel genere ma lo supera, lo oltrepassa. Notevole, davvero. Intanto, il blog.
Il blog di Giorgia Lovisotto è www.giorgylovy.splinder.com.
Francesca Mazzucato
www.mentelocale.it |
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Le trentenni del 2006
Giorgia Lovisotto racconta le single. Non è una Bridget Jones. Ma una scrittrice che cita il Furioso e le griffe.
Giorgia Lovisotto, ragazza giuliano-veneta ma milanese per domicilio e studi, non sapeva che, presentando il suo primo libro, Le ragazze single non parlano al plurale, appena uscito da Meridiano Zero il sabato pomeriggio, alla prima edizione di In Edita avrebbe trovato nella folta platea il vostro cronista mondano prediletto (io, quantunque io) e si sarebbe dovuta sottoporre alla consueta mia intervista extratestuale.
Pensate che la cosa labbia turbata o sorpresa o altro del genere? Rispondo io per voi, gentilissimi amici miei e non della ventura: no, per niente e per nullaffatto. Giorgia ha conversato con il garbo di una Janeane Garofalo in Reality bites (in Italia si chiama purtroppo Giovani, carini e disoccupati!) e larguzia di una Irene Brin dei nostri tempi piperni.
Come tutti voi sapete, Irene Brin scriveva, tra laltro, su Harpers Bazaar e i 13 racconti brevi - laggettivo non è inutile, gentile preside e mio implicit reader Antonio Silva. Proliferano infatti raccolte di racconti lunghi, quasi romanzetti abortiti. Unaltra eccezione commendevole, de qua postea, è La virgola nellorologio, pubblicata a Milano da Toni Fachini con Effigie.
Ora, cosa centra una potenziale 102enne come la Brin con Giorgia, che ha a stento un terzo di quelletà? Centra, perché Brin e Giorgia sono convinte che Der liebe Gott steckt im Detail (sarebbe: il buon Dio si cela nel dettaglio). Le ragazze single, almeno quelle come Giorgia - e quindi dotate di classe innata, studenti dingegeneria al Poli, en tèl nòss Milàn, frequentano Aby Warburg e, se raccontano, costuiscono le storie a partire dai particolari che locchio imbesughito dalla televisione non coglie più. Esempi? Una scarpa di Zanotti, una borsa di Burberry, però anche un giro da H&M.
Oltre a queste griffe, nel libro ci sono però anche storie molto credibili, scritte in un bellitaliano esatto e rapido, che Italo Calvino avrebbe letto con la sua instancabile curiosità. Giorgia Lovisotto ha anche la non così frequente capacità di inventarsi bei titoli: a parte quello del libro, ecco alcuni dei racconti: Il mio nuovo fidanzato immaginario (tra i prediletti dal suo editore, il grande Marco Vicentini), Non chiamarmi più sul cellulare (la frase incubo di ogni vitellone cascamorto che si rispetti: e forse il mio racconto prediletto), Una giornata senza vento ideale per un cocktail allaperto o un matrimonio (il mio titolo, quello del romanzo che, state tranquilli, non scriverò mai).
Siccome il vostro cronista prediletto, voi lo sapete, è cattolicissimo, devoto di S. S. Benedetto Decimosesto Giuseppe Ratzinger e anche hidalgo y gentilhombre de la Mancha, durante la piacevole intervista non si è affrontato il tema che intitola il libro e solletica voialtri maliziosi: ma Giorgia Lovisotto è la Helen Fielding, cioè la Bridget Jones italiana? Nemmeno per sogno. Lei si dichiara orgogliosamente adepta della chick lit americana e ne rispetta norme, canoni, leggi e leggine.
Ma dentro ai racconti infila ardue citazioni dal Furioso, trae dallombra Keira Knightley come Keats fece con Fanny Brawne secondo Gino Montale e insomma si mostra giovanissima esperta di pastiche, così come lo ha definito una volta per tutte zio Genette.
Serve altro? Ah sì, la vostra phantasia plus quam phantastica è di certo sullo stato civile di Giorgia. Bòn, se volete conoscere la mia impressione, non avete che richiedermela per mail e, siccome siete voi a chiederla, la offro a titolo gratuito. Prima, però, leggete ben bene il libro, cosa che io ho fatto non soltanto per voi, ma per il mio personale diletto e sollazzo.
Giovanni Choukhadarian
www.onemoreblog.org |
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"La terrazza del Sunshine Bar è in una posizione sopraelevata e strategica. Di qui si domina una gran parte del villaggio, la spiaggia, i gazebo, il minigolf, il tennis, un ristorante, i sentieri esotici, la piscina... Che tristezza, mi sono fatta quasi dieci ore di viaggio per arrivare qui. Su unisola! Sono in un campo di divertimento forzato, pieno fino allorlo di gente che mi sorride e parla la mia lingua. Mangio cibo italiano e sono invitata a fare gite, escursioni, lezioni di ballo, yoga, fitness, acquagym: cè unora per dormire, per svegliarsi, per mangiare, per ballare, per nuotare, per bere. Come se non bastasse, questisola maledetta si muove! Qualcuna mi ha fregata. Mi sento intrappolata... come Leonardo Di Caprio nel film The Beach. E tutto quanto un delirante videogioco vestito da paradiso".
Senza rinnegarne tutti i cliché che manderebbero il sangue alla testa di ogni femminista, Giorgia Lovisotto racconta il trambusto intellettuale, affettivo e logistico di una trentenne milanese del nuovo millennio. Diffida degli uomini, ma sogna un principe azzurro-Frankensein, assemblato nei suoi sogni con i pezzi migliori delle star del cinema. Si prepara ai colloqui di lavoro sfogliando gonne e camicette nellarmadio, ma poi giacca blu e pantaloni rossi contrastano orribilmente con le tinte soft-pastello di intervistatrice e pareti. Si perde dietro a scarpe e tacchi da otto centimetri, Sergio Rossi e Zanotti, che in realtà non si potrebbe permettere, ma conquista facendo la posta alle vetrine e mettendosi in coda al primo giorno di saldi (e restare intrappolata mezzora in ascensore diventa un dramma, perché sa che le Sergio Rossi che sogna da mesi, scontate del 20% non resteranno ad aspettarla).
Non abbiamo idea di quanto piacerà alle donne questa operina prima della brava debuttante milanese (per esempio alla nostra Giorgia non è piaciuta granché, magari poi ci dirà lei), perché mette in piazza alcuni meccanismi segreti della femminilità. Ma piacerà agli uomini, che potranno imparare molte cose sullaltra faccia delluniverso umano.
Fresco, pimpante, divertente, solo apparentemente leggero, Le ragazze single non parlano al plurale è una scorrevole chick-lit un po snobbino ma non troppo, in chiave milanese, che si legge in un paio dore e si ripone con un sorriso. Non passerà alla storia, ma basta per dimostrare che la penna della Lovisotto ha poco da invidiare a quella di Helen Fielding. Complimenti a Marco Vicentini di Meridiano Zero, brillante cacciatore di talenti femminili. Aspettiamo di incontrarla martedì pomeriggio alla Feltrinelli di Milano con un dubbio atroce: che scarpe indosserà alla presentazione?
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