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Memorie di un nano gnostico
David madsen


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Un romanzo provocatorio e grottesco che riscrive un periodo tormentato nella storia della Chiesa, quello della lotta tra l’inquisizione e i movimenti eretici.


Alias, 11.2.2006

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Il Nano di Madsen, un feuilleton rinascimentale

Già segnalato in Italia nell’edizione inglese del 1999 da Beniamino Placido, Memorie di un nano gnostico di David Madsen è un libro peculiare e Meridiano zero lo manda in libreria nella traduzione di Lorenzo Borgotallo e Filippo Patarino (pp. 281, Euro 14,00).
L’autore, studioso di storia del rinascimento e di teologia, si cela sotto uno pseudonimo, e lo scopo primo di questo suo divertente feuilleton sembra quello di scardinare la zuccherosa immagine patinata del Rinascimento, immutabile in Inghilterra da metà Ottocento a partire dalle varie cover preraffaellite.
Mentre ottiene vasta attenzione un romanzo prevedibile come il noir storico La nascita di Venere di Sarah Dunant (presentato da Marco Tropea l’anno scorso), lo scrittore inglese in questo suo lavoro del 1995 scava invece nel doppio fondo della Roma di Leone X, grasso, fiacco, dedito a una compulsione di sodomia che gli causa un’infinita serie di malanni (su cui si apre, con numerosi dettagli, il volume), visto dagli occhi del suo lucido, inquietante, ciambellano personale, il nano Peppe Amadonelli, di cui leggiamo le memorie che vanno continuamente avanti e indietro nel tempo.
Segnato crudelmente dalla nascita, vilipeso da una madre che lo sfrutta e lo deride continuamente, quest’ultimo troverà nell’angelica quanto sinistra Laura De Collini la sacerdotessa di una nuova iniziazione alla vita nel culto dalla gnosi, vissuta come rifiuto del dominio del corpo e nel padre di lei, detto il Maestro, che ripropone tra mille persecuzioni i dispersi insegnamenti della comunità catara.
Come in una storia a puntate, contrappuntata talvolta da soverchie informazioni di contesto, i destini dei personaggi si incrociano con quello del feroce inquisitore Tommaso della Croce e con il non meno bizzarro mondo di freaks che animano il cupo circo dell’imbonitore Antonio Donato, fino a un esito sorprendente che chiude la vicenda con un’adeguata allure da fine del mondo, mentre sullo sfondo infuria la protesta luterana e la chiesa di Roma è ormai chiaramente in difficoltà dopo essere stata costretta ad arrancare di fronte a Francesco I, con cui il pontefice è venuto a patti, dopo una serie di disastrosi rovesci dovuti alle scelte strategiche di personaggi strategicamente inadeguati.
Il libro di Madsen rientra in una tradizione codificata di una figura come quella del nano di corte, che resta elusiva nei numerosi ritratti tra Rinascimento e Barocco, proponendo una personalità complessa che si oppone con ogni forza agli stereotipi, sfruttando al massimo la propria intelligenza, proprio come accadeva nel magistrale Il nano di Pär Lagerkvist (1944), ripresentato a suo tempo da Iperborea.
L’altro lato della suntuosa tessitura dell’arazzo rinascimentale è tramato fittamente d’ombra e in questo libro i pregi maggiori sono soprattutto nella capacità di rendere evidente l’altra faccia della medaglia, con una cospicua dose di sarcasmo. >

Luca Scarlini


Corriere della Sera, 8.10.2005

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Un nano scandaloso alla corte pontificia
Tra tesi gnostiche e orge, i vizi di Leone X diventano un feuilleton
Un romanzo provocatorio e grottesco riscrive un periodo tormentato nella storia della Chiesa

Dieci anni fa, quando ancora Dan Brown non aveva neppure cominciato a immaginare i suoi thriller teologici (Angeli e demoni, 2000, e Il Codice da Vinci, 2003), usciva in Inghilterra un curioso romanzo ambientato nel Rinascimento italiano: s’intitolava Memoirs of a Gnostic Dwarf e mescolava intrighi, sesso e delitti con ampie descrizioni di riti e credenze dell’eresia gnostica. Lo pubblicava una piccola casa editrice di Cambridge, Dedalus, che in un catalogo assai eclettico mescolava noir americani, classici dell’Ottocento (per esempio Giovanni Verga) e del decadentismo europeo, e testi che contaminavano erudizione raffinata e torbido erotismo. Feuilleton in piena regola, le Memorie di un nano gnostico (uscito in Francia, Germania, Grecia, Giappone e da poco tradotto da Meridiano Zero, 281 pagine, Euro 14) ricorre a tutti i trucchi della narrativa popolare ottocentesca: un manoscritto ritrovato, un misterioso autore coperto da pseudonimo, luci e ombre del Rinascimento, un protagonista storpio e deforme proprio come gli eroi cari a Victor Hugo (Rigoletto, Quasimodo, e Bello, il giovane sfigurato de L’uomo che ride), cerimonie eretiche proibite e fanatismi religiosi, con un pizzico di giallo nel finale a proposito della morte del Papa.
Il Papa in questione è Leone X, ovvero Giovanni dei Medici figlio di Lorenzo il Magnifico, eletto nel marzo del 1513 e morto il primo dicembre 1521, forse per avvelenamento. Di lui Francesco Guicciardini scrisse che era "dedito eccessivamente, e ogni dì senza più vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare". A Roma la sua omosessualità era risaputa, tanto che spesso era il bersaglio delle pasquinate. Ad apertura di romanzo lo incontriamo in una posizione non proprio eminente: un medico sta spalmando unguenti nel suo posteriore, afflitto da fistole e bubboni. Accanto a lui, un nano legge una pagina di Sant’Agostino. È Giuseppe Amadonelli detto Peppe, servo fidato di papa Leone, complice dei suoi vizi privati e consigliere dei suoi atti pubblici. Proprio lui è l’autore del presunto manoscritto che il sedicente David Madsen ha pubblicato. E in cui il nano racconta la sua storia tremenda: figlio storpio e deforme di una donnaccia di Trastevere, ha conosciuto il conforto della vera fede grazie a Laura, affiliata di una segreta conventicola di gnostici. Istruito dalla "Conoscenza che salva", Peppe sa che il mondo e il suo corpo orrendo non sono opera del vero Dio, ma di un demone malvagio: da qui deriva l’urgenza di liberarsi da questo carcere. Ma Laura è scoperta; imprigionata e torturata, verrà bruciata sul rogo. Peppe invece è venduto a un circo ambulante di poveri mostri in cui si esibisce in spettacoli osceni. Finalmente, grazie ai Medici di Firenze, diverrà servitore del Papa, testimone privilegiato degli splendori artistici del suo pontificato (Raffaello, Michelangelo), degli intrighi e delle miserie umane dei sacri palazzi, dell’incapacità politica di Leone ad affrontare le grandi sfide politiche del suo tempo.
Impenitente lussurioso, il primo papa Medici come ci viene raccontato nel romanzo è quello che, accelerando la vendita delle indulgenze in Germania per sovvenzionare la fabbrica di San Pietro, provoca la protesta (1517) di Martin Lutero, l’inizio della Riforma, la scissione dell’Europa cristiana. A quel gran fiume di danari lui stesso attinge per acquistare antichi codici e anelli preziosi. È anche il sovrano che pensa soprattutto ai propri familiari, nel frattempo ritornati a Firenze, che regala alla sorella Maddalena una parte dei proventi dell’indulgenza di San Pietro, che nomina cardinale il cugino Giulio, destinato a salire sul soglio di Pietro con il nome Clemente VII. È il politico pauroso e indeciso che pensa di approfittare dell’ostilità tra la Francia e l’impero di Carlo V, e finisce sempre per dover fare pesanti concessioni.
Peppe il nano che segretamente rimane fedele al credo gnostico, però, lo assolve: riconosce la sua umanità, elogia il suo amore per le arti, la sua libertà di costumi. A un certo punto gli rimprovera di non aver voluto promuovere una vera riforma cattolica, di aver chiuso senza veri risultati il Concilio Laterano aperto dal predecessore Giulio II, lasciando così esplodere l’ira di Lutero contro la Chiesa corrotta, affezionata a lussi inauditi, negazione vivente dei principi del Vangelo. E il Papa risponde: "Il compito era titanico. Come si può predicare con successo la castità a una donna che per tutta la vita di mestiere ha fatto la puttana?".
Del Nano, "avvincente romanzo inglese" ricco di "avventure patetiche e scollacciate assieme" si era accorto, già nel 1999, Beniamino Placido nella sua rubrica su Repubblica. Quello che lo interessava di più era la trattazione dello gnosticismo, ovvero la resurrezione dell’eresia, nata nei primi secoli del Cristianesimo e riaffiorata nel Medioevo (contro i Catari della Provenza e del Languedoc papa Innocenzo III laciò la crociata del 1208). Il pensiero gnostico, sosteneva Placido, nonostante roghi e persecuzioni si era trasmesso nel tempo, per esempio fino a Giacomo Leopardi e a Guido Ceronetti. Del resto, in quegli stessi anni, da parte della Chiesa cattolica l’accusa di gnosticismo veniva spesso lanciata contro Umberto Eco, lo stesso Ceronetti e Roberto Calasso. Sembra, infine, che il direttore di Dedalus, Eric Lane, cercasse a tutti i costi di far comprare il Nano ad Adelphi, forse persuaso dalla presenza nel catalogo dell’editore italiano dei Vangeli gnostici, dei rituali catari e di autori in sintonia con il pensiero eretico. Braccato da Lane durante una Fiera di Francoforte di alcuni anni fa, pare che Calasso riuscì a sfuggirgli.
Sull’autore che si firma David Madsen, sono corse molte voci, per esempio che sia un vescovo della Chiesa anglicana. Raggiunto su un indirizzo e-mail comunicato dall’editore italiano, lo pseudo-Madsen risponde: "Sono inglese, cattolico praticante, insegno in un’università, ho studiato a Roma anche se non al Collegio dei Gesuiti come qualcuno ha detto. La storia della Chiesa e delle eresie mi ha sempre affascinato, credo di avere una buona preparazione sull’argomento". Ma perché uno che si dice cattolico mette così tanto sesso nel romanzo, in forma e modi spesso anche perversi? "C’era tantissimo sesso nel periodo che ho voluto ritrarre. Per rendere i colori veri della vita nella Roma degli inizi del Cinquecento mi sembrava che fosse essenziale descriverne i comportamenti sessuali. A cominciare dal Vaticano".

Ranieri Polese


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Per quanto riguarda le Messe Solenni, devo dire che sono risultate sempre piuttosto problematiche per il povero Papa Leone X: Sua Santità veniva puntualmente sopraffatto dall’esigenza di dare sollievo alla vescica dolorante.
1518: Sua Santità Leone X si fa curare per una fastidiosa fistola, frutto delle sue intemperanze sessuali. Peppe, nano, buffone e ruffiano, ne è il segretario e il confidente; con pungente irriverenza, racconta vizi e virtù (ma sono molti più i vizi) della corte papale: i fastidi provocati, in papa Leone X, da quel certo Martin Lutero che, al sicuro in Germania, denuncia la corruzione romana; la sua indifferenza alla circolazione dei molti libri proibiti (ma golosamente letti in Vaticano) sui "segreti piaceri dei monaci" e sulle "pratiche dell’amore greco"; il suo cieco amore per il bellissimo Raffaello che "non solo ha l’aspetto di un angelo, ma dipinge anche come un angelo".
Peppe, però, non ha sempre vissuto a corte: figlio di una prostituta che ne disprezza le forme e di un padre morto ubriaco, cresce in un mondo di rifiuto e delusione fino a che non incontra Laura, figlia di Andrea de’ Collini, capo degli gnostici romani, la quale lo inizia ai segreti della "setta" gnostica e della vita. Arrestato insieme a lei – accusata di pratiche stregonesche, torturata e destinata al rogo – viene venduto ad Antonio Donato, proprietario di un freak show ambulante. Tra mille peripezie arriva infine a Firenze, dove viene introdotto alla corte del cardinale de’ Medici, prossimo alla porpora.
Una successione di eventi congegnata con abilità fuori dal comune: scorrevole e bizzarra, non perde mai tensione, inchiodando il lettore fino all’ultima pagina. Scandaloso e insolente, Memorie di un nano gnostico riesce a stupire con intelligenza, portando alla luce la crudeltà, la violenza, la sozzura e l’erotismo rinchiusi negli "scantinati" del Vaticano.
Un romanzo storico alla Umberto Eco che riporta in vita la pompa e lo splendore del Rinascimento, la sua arte e la sua corruzione, con una particolare attenzione alle vicende della Riforma e della Controriforma e ad alcuni personaggi coevi (oltre al già citato Raffaello, il grande Leonardo, che prenota Peppe come esemplare da anatomizzare). David Madsen è lo pseudonimo di un filosofo e teologo londinese, che ha studiato per anni a Roma, dove ha sviluppato un particolare interesse per l’insegnamento degli eretici gnostici e per la loro influenza sulla tradizione esoterica all’interno del Cristianesimo. Oggi Madsen vive e insegna a Copenhagen.


finoaquituttobene.blogspot.com, 5.6.07

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I percorsi di lettura sono strani, almeno per me. Ieri guardando la libreria comodamente seduto sul divano ho – come tante altre volte – incontrato con lo sguardo un libro che ha agganciato il mio pensiero e mi è venuta voglia di scriverne su finoaquituttobene. Ma non mi veniva il cosa scrivere: il libro non è una novità, l’ho letto quasi un anno fa e quindi mi sembrava un po’ forzato un post che lo consigliasse o lo "raccontasse".
Allora l’attenzione si è spostata sul mio rapporto con quel libro, perché pensandoci mi è sembrato un ottimo esempio del rapporto feticistico e "relazionale" che mi sembra di sviluppare con molti libri.
Tutto sommato, quanto meno, una soddisfacente soluzione per parlare di un libro non solo come prodotto narrativo, ma anche in funzione del ruolo che esso svolge a un livello meno astratto e più fattuale, incrociando la sfera esperienziale dell’individuo e non solo quella della conoscenza astratta come "da definizione" ci si aspetta di un libro. Ma ancora, prima di arrivare a questo libro che sto ammantando di mistero allungandomi in chiacchere, va aggiunto che i libri, almeno nella mia esperienza, hanno importanza per la storia che che io sento costruirsi fra quel preciso oggetto-libro e gli accadimenti della mia esistenza, più fisica che intellettuale: un rapporto quasi erotico direi.
Le Memorie di un nano gnostico è un caso particolarmente esplicativo di quello che tento di dire. Molte volte leggo e compro un libro perché ne ho a sua volta letto, oppure sentito parlare o perché – colpo di fulmine – ha catturato il mio sguardo in libreria. Ovvio, molte altre volte me ne arrivano sotto gli occhi non tanto che non mi piacciono, ma di cui conservo poco a livello esperienziale nella memoria emotiva. Le Memorie di un nano gnostico invece l’ho scoperto per caso, infatti l’ho trovato fra una piletta di libri a casa di un’amica che a sua volta li aveva ricevuti come dono – non come regalo – e che voleva farne a sua volta dono. Allora fra quella piletta subito mi colpì il Nano gnostico: il titolo, poi la copertina e alla fine venne a casa nella mia tasca (assieme ad un altro libro per me non indifferente, il dialogo fra Tullio Regge e Carlo Levi).
Non lo lessi subito, come per coltivare un piacere e coglierlo maturo, ma me lo trovai comunque a fianco per tutte le vacanze l’estate scorsa mentre lo leggeva la mia compagna Giorgia. In Spagna, a Tarifa, mentre il vento dell’oceano mi radrizzava il pelo, mi ricordo che lessi alcune pagine del libro a caso mentre girovagavo per il campeggio; riportavano la scena raccontata da Peppe – il nano gnostico – in cui papa Leone X, prima cardinale De’ Medici, commenta un opera di Lutero, mentre impreca e sbraita sconcerie, fino a gettare in preda alla collera il volume a terra senza smettere di urlare, alza la tunica e piscia sul libro, mentre la collera diventa risa isterica. A ripensarci un momento di divertissement non indifferente per la mia vacanza.
Quando qualche mese dopo lessi il libro da capo a coda mi divertì e colpì tantissimo la prosa di David Madsen, pseudonimo dell’autore del libro dietro cui, secondo quanto scritto nel risvolto di copertina, si nasconde "un teologo e filosofo inglese con particolare interesse per il Rinascimento", così come la traduzione vivace che pare non tradire mai il registro narrativo del racconto. Così, leggendo il libro, ho scoperto con la passione dell’immedesimizzazione la pratica dello gnosticismo in un contesto che estremizza l’umanizzazione dell’esperienza gnostica raccontata attraverso i sensi di un nano, nel Risorgimento. Freak erudito, amante del gusto della dissacrazione e iconoclasta come solo può esserlo il "nano di compagnia" di un potentissimo – almeno in terra – papa della romanità, Peppe viene educato allo gnosticismo non nei termini dottrinali (non da papa Medici, ça va), ma a partire dalla propria esperienza esistenziale.
Così che il cerchio si chiude, le esperienze sono – per quanto illusoriamente – condivise e parlano ad altri e di altro, come per ogni libro che si rispetti.


il Foglio, 17.9.2005

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E’ un nano, d’accordo, ma non ha la memoria corta. Degli anni trascorsi da Gran (si fa per dire) Ciambellano di Leone X, ricorda dettagli quali l’anello che ornava il polposo dito pontificale – "un enorme crisoberillo con incisione egizia contornato di perle e incastonato in un intrico di filigrana d’oro" – e le minuscole schegge di smeraldi sparse col miele selvatico e la cannella sulle "lingue d’allodola avvolte in lamina d’oro e servite su piccole pigne" alla tavola imbandita per Sua Santità. Il primo, va detto – l’anello -, gli fu donato dal papa come premio di una complice intesa. I secondi – gli smeraldi – valsero a punire il viscido ambasciatore veneziano che, pronunciata a tavola una battuta troppo maliziosa sul conto del commensale under size, "se ne ficcò in bocca un’intera cucchiaiata". Ma ciò non fa che dar la misura di quanto incongruo fosse il titolo di Peppe – al secolo Giuseppe Amadonelli, e il secolo era evidentemente il XVI -, che all’eccessivo "Gran" affiancava quel "Ciambellano" assai riduttivo per il confidente, factotum, spia, scrivano, mezzano e perenne valletto di compagnia di Leone, "nelle cui orecchie pelose" il mediceo custode delle Chiavi di Pietro riversava tutte le sue speranze e le sue paure.
La sa lunga il brevilineo – e curvilineo: Peppe è gobbo infatti, come il "titolo onesto" delle sue Memorie trascura di ricordare – personaggio. Sa, e racconta con affettuosa ironia del papale struggimento per gli occhioni di maestro Raffaello, ingaggiato per ritrarre il Vicario di Cristo seguace di Ganimede, e della leonina furia per "quel frate bilioso di nome Lutero" che farneticava e inveiva contro la corte di Roma e il romano mercato delle indulgenze. Sa tutto del tremendo genitore del Patriarca d’Occidente - "il suo bisbetico, arrogante, dispotico e infine invero magnifico padre" Lorenzo, della prodigalità del mecenate che trasformò l’Urbe in "un remunerativo approdo per ogni spacciatore di versi", delle scaltre macchinazioni con cui governò il Caput Mundi sullo scacchiere dove Francesco I e Carlo V giocavano la loro partita. Ma sa anche di più. Il nano memore è gnostico - come il titolo del suo mémoire vuole sottolineare -, e alle conoscenze acquisite nei palazzi vaticani della sua professione, nei quartieri trasteverini della sua giovanile (mala) educazione, unisce il sapere iniziatico apertogli dall’incontro con il Maestro, eretico avversario dell’Inquisitore. Sa e scrive. Traduce per lui (conservando "l’esprit delle memorie, che nel complesso è piuttosto salace") David Madsen. Che divulga i segreti della Roma dissoluta usuraia e nepotista insieme coi misteri esoterici della gnostica dottrina mantenendo una sola incognita: quella sul proprio nome. Lo pseudonimo che firma il romanzo nasconde l’identità di un filosofo inglese col vizio del romanzo e una cattedra di storia del pensiero rinascimentale a Copenaghen.


aula.forumfree.net, 28.6.06

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Volete leggere qualcosa e divertirvi, magari anche imparando qualcosa e perfino sentendovi intelligenti??????
Allora fa per voi Memorie di un nano gnostico… meglio di Dan Brown che è un filosofo per le masse…
Qui siamo nella storia, nel 500, nella religione, in un intrigo, in mezzo a una titanica lotta tra Il Maestro e l’inquisitore. Ci sono tutti, Leone X e Martin Lutero, Raffaello e Leonardo, Carlo V e Francesco II. Ma c’è soprattutto il dilemma gnostico: come può questo mondo che fa schifo essere stato creato da Dio? E infatti non è stato creato da Dio, ma da Jaldaba™th, così credevano gli gnostici, un demone malvagio.
Eresie, misteri, e la tragica ma anche testarda, intelligente, irriverente e ironica ricerca del nano che non si arrende la proprio destino e vuole scoprire il segreto del suo essere: come può Dio avere permesso l’esistenza di una cosa mostruosa, dolente, infelice come lui (e qui potreste facilmente immedesimarvi :-)?
Be, l’autore (storico filosofo e telogo inglese che ha vissuto per tanti anni in italia) è Madsen, la casa editrice è Meridiano zero
l’eroe
il grande
il dolente
è il nano gnostico
il maledetto nano
:-)
chi molto soffre molto sa e chi molto sa molto soffre…

Langida


freeforumzone.leonardo.it, 25.11.06

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Consigliato al 100%.
Io l’ho divorato in 6 giorni netti.
Graffiante, piuttosto crudo e diretto (ricorda molto Bukowski nel linguaggio), storicamente PERFETTO (l’autore è un professore universitario inglese esperto della storia dei grandi eretici gnostici e della loro influenza sulla tradizione esoterica in ambito cristiano), ma scorre via che è un piacere. Dipinge un’immagine UMANA del Papa, descrive l’uomo che è nella vita quotidiana, e per questo aspetto è quasi commuovente. Non c’è critica sterile o fine a se stessa che va molto di moda ultimamente. È un’analisi abbastanza critica che pur affrontando l’enorme problema che fu, quello tra la Chiesa cattolica e le varie eresie, par non propendere da nessuna delle due parti se si sa leggere tra le righe. Non cade nel banale nè nello scontato. È acuto e intelligente. Mi è piaciuto davvero tantissimo ragazzi, ripeto, lo consiglio al 100%.

Morgana


Accademia della Fuffa, 9.12.07

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Ora, un romanzo con un titolo così potevo lasciarmelo scappare? No, non potevo. E quindi eccoci qui. Fra l’altro, credo che ogni lettore accanito quale io sono prima o poi giunge alla conclusione che non è lui a scegliere i libri che legge, ma sono loro a presentarsi sulla soglia di casa dicendo: "Eccomi qua. Leggimi." – e a quel punto cosa fai, li cacci in malo modo? E poi pian piano scopri che anche se i libri li leggi a caso un filo sottile li lega, come se potessi disporli in una specie di mosaico e ogni libro nuovo va a colmare una lacuna, a inserirsi perfettamente in un incrocio di rimandi, argomenti, citazioni, quisquilie, pinzillacchere e così via. Ma basta con la filosofia spiccia perchè qui, signori, si parla nientemeno che di gnosticismo. Argomento affascinante, a proposito del quale confesso da subito la mia più totale ignoranza: una dottrina filosofica molto antica e complessa – quel genere di dottrina per cui ai bei tempi dell’Inquisizione si finiva male. A farci da guida alla scoperta di questi misteri è il nano Peppe, un povero popolano cui la natura ha giocato un brutto scherzo, dandogli un corpo deforme, una madre rozza e stolida, un padre sconosciuto e una casa in Trastevere, nel bel mezzo dello squallore e della degradazione della Roma del Cinquecento. Ma proprio per questa catastrofica somma di sfighe il piccolo Peppe arriva all’attenzione di una confraternita di gnostici, i quali vedono in lui un candidato ideale. Perchè il concetto base dello gnosticismo, a quanto apprendiamo, è la fondamentale malvagità del mondo e della vita in generale: il dio creatore è in realtà un diavolo, un perfido demiurgo che, bisognoso di schiavi e adoratori, ha costruito un mondo imperfetto e fallace, una prigione per le anime che, quindi, devono liberarsi del fardello della carne per tornare al Padre Celeste. Glom. Capirete come questo genere di teorie potesse dar fastidio a molta gente, a quei tempi. Comunque sia, per farla breve, seguiamo la storia di Peppe, che dalla scuola segreta degli gnostici finisce dritto nelle prigioni dell’Inquisizione, e poi in un circo di scherzi di natura, e poi alla corte di Papa Leone X, noto mecenate nonchè inveterato sodomita, di cui diventa segretario. Ora, quando si legge un romanzo storico non bisogna dimenticare che è pur sempre un romanzo, e quindi un’opera di fantasia: perchè altrimenti sono pochi i romanzi storici che sopravvivono al fuoco di sbarramento della critica. Non so se Leone X fosse come David Madsen lo dipinge (o come lo dipinge Lawrence Norfolk, visto che è lo stesso pontefice di Un rinoceronte per il Papa) – così come non so se personaggi come Peppe o l’inquisitore Tomaso della Croce o il maestro gnostico Andrea de’ Collini siano immaginari, o ispirati a personaggi reali (per non parlare degli altri personaggi: i freak del circo, o i dignitari e i cardinali della corte di Leone, o i ritratti che l’autore dà di Raffaello e Leonardo da Vinci – un giovane satiro il primo, un vecchio rincretinito il secondo): quello che conta è che la storia regga. E, a mio modesto parere, regge: le memorie di Peppe dipingono una Roma dissoluta e decadente, descrivono un mondo di inganni, depravazione e meschinità, ben lontano dall’insegnamento della Chiesa delle origini, e raccontano una vita difficile (anche nelle dorate stanze vaticane), la vita di un uomo intelligente, ironico e sensibile imprigionato in un corpo devastato – un uomo che trova una via di fuga dalle sue disgrazie nella speculazione filosofica. Qualcuno potrebbe lamentarsi – e immagino l’abbia fatto – dell’eccesso di depravazioni e violenze, vissute, subite o soltanto testimoniate, che costellano la carriera di Peppe: ma forse la cosa è voluta. Un po’ come nel Candido di Voltaire, dove l’eccesso di cattiveria e di assurdità della trama serviva a mettere alla berlina la teoria del "migliore dei mondi possibili", qui veniamo condotti a porci la domanda chiave dello gnosticismo: "come è possibile che un dio buono e perfetto abbia creato un mondo così imperfetto e malvagio?". Credo sia proprio questa la chiave del romanzo: il contrasto tra lo squallore e l’inutilità della vita quotidiana, l’ignoranza, la meschinità e la violenza degli uomini; e la luce che, invece, illumina l’interiorità, come una specie di rifugio o di scudo contro l’oscurità che ci circonda – o qualcosa del genere. Che poi funzioni o no, lascio a voi decidere: in ogni caso, questa è la ricetta del nano Peppe.


Liberazione, 25.7.2005

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Il nano Giuseppe Amadonelli, che tutti chiamano Peppe, è segretario e confidente di Leone X, papa corrotto della Roma del cinquecento. La sua deformità lo spinge verso la più antica delle eresie: la gnosi. Un creatore buono e onnipotente non può aver creato scherzi di natura come lui: dunque il mondo è opera di un dio malvagio e ignorante. Il romanzo di David Madsen – pseudonimo dietro cui si cela un teologo studioso del rinascimento – è un divertimento erudito dalla forte intonazione comica e grottesca.


lucianocomida.blog.kataweb.it, 19.10.2005

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Dopo molte volte che l’avevo occhiato in libreria, ieri mi sono deciso e l’ho comprato: Memorie di un nano gnostico di David Madsen. Ho cominciato a leggerlo in autobus, tornando a casa, col buio fuori dai finestrini, in mezzo a tanta gente. E mi sono di colpo ritrovato nella Roma della fine del 1400, alla corte del papa. Fino a stamattina (altro percorso in autobus) ne ho divorate una settantina di pagine. A raccontare in prima persona è un nano gobbo, ciambellano del pontefice Leone X: risate scoppiettanti e tragedia, Lutero e la riforma protestante ma anche la corruzione del papato, l’eresia gnostica e il disprezzo popolare per gli storpi e i malati, sesso e storia.
Se continua a questi livelli, è il romanzo più divertente che ho letto quest’anno. Dategli un’occhiata in libreria, sono 380 pagine, nove euro, edito da Meridiano zero.


macadam.splinder.com, 19.10.2005

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Quando ricevo un libro da una casa editrice per leggerlo e valutarlo ci metto un po’ più di tempo rispetto a quando leggo per puro piacere. Cambia la modalità di lettura, certo, ma cambia soprattutto l’analisi del livello contenutistico e formale dello scritto.
Memorie di un nano gnostico di David Madsen è un libro che, terminata la prima lettura, meriterebbe di essere ripreso e rivisto più volte. Non solo perché è avvincente e "convincente" ma, soprattutto, per la quantità di informazioni e di nozioni disseminate qua e là, con noncuranza.
La trama, l’involucro dello scritto, è questa. La riporto qui, per continuità: "Roma, 1496. In un palazzo di una famiglia dell’aristocrazia romana, si svolge uno strano rito di iniziazione gnostico. Pochi giorni dopo, l’inquisitore domenicano fra Tomaso della Croce penetra nella villa e fa arrestare la bella Laura de’ Collini. Ma non riesce a mettere le mani sul Maestro della confraternita. Firenze, 1503. Nella città ancora scossa dall’esperienza di Savonarola e dall’esilio dei Medici, fa tappa la carovana di mastro Antonio: un triste baraccone itinerante di "scherzi di natura", deformi esseri umani tra i quali si nascondono criminali, eretici e ogni sorta di sopravvissuti. Tra di loro il nano Peppe, la cui sofferenza fisica è mitigata dalla dotta conoscenza della verità. Peppe sa che il suo corpo storpio e sofferente non è che una produzione del funesto artefice Jaldaba™th, responsabile della creazione del mondo della materia in cui è imprigionata la scintilla divina. E una sera la misteriosa Barbara entra nella sua tenda, per riscattarlo al suo destino. Qual è il filo nascosto che lega questi eventi? Quando Giuseppe Amadonelli, al secolo Peppe il nano gnostico, si mette a scrivere le sue memorie, è ormai un habitué della corte pontificia. Passato indenne attraverso i cenacoli segreti dei palazzi rinascimentali e i ferri roventi degli inquisitori, è diventato il segretario e il confidente di papa Leone X: un papa grasso, fiacco e dedito ai piaceri carnali, ossessionato dal quel "monaco folle" di Lutero che va divulgando le sue tesi in una Germania ormai in ebollizione. E mentre con pungente irriverenza, racconta la dissolutezza e la corruzione del teatrino vaticano – in cui sfilano in gran pompa personaggi del calibro di Leonardo e del bellissimo Raffaello, di Francesco I e di Carlo V – Peppe tesse il filo del suo racconto: la storia di una complessa partita giocata sullo scacchiere dell’Italia, di una vendetta, del duello fra due grandi avversari, il Maestro e l’Inquisitore."
Ma non è la trama, per quanto stimolante – a mio avviso – e piacevole, il fulcro del libro. Anche la scelta di inserire nella "Premessa" l’escamotage del "rinvenimento" delle memorie di Giuseppe Amadonelli, di per sé, non è certo nuova. Così, le varie citazioni di pseudobiblia – tanto care a Eco e a molti altri autori "colti" – sono qualche cosa di ben conosciuto. No. La caratteristica principale – la peculiarità – del volume è nascosta all’interno delle stesse parole che lo compongono. In una parola: nel "metatesto".
David Madsen è uno pseudonimo, questo lo sappiamo. Anzi, sappiamo molto di più: "David Madsen è lo pseudonimo di un teologo e filosofo inglese con un particolare interesse per il Rinascimento. Nato a Londra, ha studiato per diversi anni a Roma, città in cui ha subito il fascino dell’insegnamento dei grandi eretici gnostici e della loro influenza sulla tradizione esoterica in ambito cristiano. Attualmente vive e insegna a Copenaghen. Le sue opere sono state tradotte in dodici lingue".
Allora, Memorie di un nano gnostico non è semplicemente un libro che racconta una storia: è – a mio avviso – un saggio sulla conoscenza. Un percorso iniziatico che, attraverso le gesta e le avventure di Peppe, conduce alla rivelazione finale. Che non è unica o esaustiva, bensì limitata e parziale. Una rivelazione "storpia" come colui che la annuncia che viene ben espressa anche nella parte finale dove la preghiera del "Credo", nella sua forma latina

Omnia per ipsum facta sunt;
et sine ipse factum est nihil, quod factum est.

viene trasformato da:

"Per mezzo di lui tutte le cose sono state create;
e senza di lui non può esistere nulla che sia stato creato
"

in:

"Per mezzo di lui tutte le cose sono state create;
il niente è stato creato, ed è stato creato senza di lui.
"

Una "licenza" dirompente – come molte altre parti del testo – che viene giustificata con la semplice frase "ogni traduzione è un’interpretazione". Cioè, quella che io chiamo una "falsa verità".
Quanto c’è di vero e di falso in questo libro? Quanto c’è di verosimile o di plausibile? Dove si accavallano i piani della narrazione? Sono tutte domande che io mi sono posto e che, a mio avviso, obbligano a considerare Memorie di un nano gnostico come un volume ben riuscito e completo. Un plauso anche a Lorenzo Borgotallo e a Filippo Patarino, i traduttori, che sono riusciti a riprodurre in buon italiano una scrittura sovrapposta e sovrapponibile dove si incontrano e si amalgano i differenti, possibili, piani di lettura.

Fabio Fracas


macrame.splinder.com, 21.10.2005

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Memorie di un nano gnostico di David Madsen è un’avventura letteraria nel Cinquecento.

Protagonista Giuseppe Amadonelli, Gran Ciambellano del Vaticano, gobbo, deforme, mezzano e factotum del papa. Scrive le sue memorie, con la testa gnostica e il cuore infranto. Il versante personale è una parabola che si compie "magicamente" alla fine, oscillando sempre dalla feccia alle stanze del potere. Ma c’è anche la Storia con i suoi personaggi: Raffello e Leonardo da Vinci, Francesco I e Carlo V. Infine, la guerra di religione: il papa e Martin Lutero, l’inquisizione e l’eresia. Una lettura che permette di imparare molto, conoscere un punto di vista diverso, divertirsi sull’onda dell’altra faccia del Vaticano. Per chi si è appassionatamente legato a Q si tratta di rivivere atmosfere, caratteri, conflitti identici nel cuore di Roma come nella Germania protestante. Altrimenti, il nano gnostico diventa un po’ lo specchio di una condizione borderline e di una dissimulazione della realtà dietro lo specchio della nacessità. Gli ingredienti del grande romanzo per altro ci sono tutti. Anche l’amore. Compresi i destini da compiere e le maledizioni da non ripetere. Un nano che diventa gigante di narrazioni intrecciate, che non risparmia dettagli perfino sordidi, che affronta il meglio con la consapevolezza del peggio e si adatta a cadere in basso dopo aver scalato la "vera" conoscenza. Un nano gnostico, però. Fedele alla dottrina che la religione condanna. Obbediente al suo maestro. Riscattato dall’ultimo segreto che nemmeno lui poteva immaginare.

Cielinesodo


www.mangialibri.com

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XVI secolo. Giuseppe Amadonelli, detto Peppe il gobbo per la sua deformità, è il fidato consigliere di papa Leone X, un vizioso crapulone che vive tra l’odio per Martin Lutero e i suoi passatempi notturni a base di giovani popolani ben dotati. Ma Peppe ha un passato di povertà e sofferenza alle spalle, un passato che ha annotato in un diario segreto. Figlio di padre ignoto e di una rozza prostituta alcolizzata, nel 1496 è entrato in contatto con uno strano gruppo di handicappati raccolto intorno a Laura de’ Collini, deforme rampolla di una famiglia aristocratica romana. Laura aveva iniziato il giovane nano al sesso e allo gnosticismo, ma le grinfie dell’Inquisizione si erano allungate sulla piccola setta, e per Peppe, costretto alla fuga, era iniziata una lunga peregrinazione, mentre il suo sapere eretico cresceva dentro di lui, donandogli una grande forza...

L’eresia cristiana che va sotto il nome di Gnosticismo ha avuto la massima diffusione nel secondo e terzo secolo dopo Cristo. Per una analisi compiuta delle dottrine gnostiche consigliamo un approfondimento nella vasta bibliografia sull’argomento; in questo ambito basti sapere che al cuore della Gnosi c’è un dualismo drammatico: il distacco fra Dio e la realtà materiale. Gli specialisti distinguono due tipi principali di dualismo gnostico: il tipo iranico ammette la contrapposizione di due princìpi in lotta fra di loro e considera il mondo materiale come il dominio di una potenza negativa, mentre la speculazione siriaco-egizia, per citare lo storico delle religioni Hans Jonas, "fa derivare il dualismo stesso, e la conseguente situazione del divino nel sistema di creazione, dall’unica e indivisa fonte dell’essere, per mezzo di una genealogia di stati divini personificati (eoni) che si evolvono l’uno dall’altro e descrivono il progressivo oscuramento della Luce originaria in categorie di colpa, errore e fallimento". L’eone più malvagio è proprio il Dio della Bibbia, Jahvè, il Demiurgo creatore del mondo materiale. Nell’uomo però, nascosto, c’è un germe divino, prigioniero della materia e sotto la tirannia del Demiurgo. Ma come può questa piccola scintilla divina arrivare alla liberazione dal corpo? David Madsen (pseudonimo dal sapore biblico dietro il quale si celerebbe un teologo inglese innamorato dell’Italia) racconta una storia corrusca ma fascinosa, violenta ma divertente, nella quale eresia e sberleffo sono le chiavi di lettura anticonformiste di una realtà storica troppo spesso nascosta e deformata dalla lente del pensiero dominante.

Davide Frati


il Mattino di Padova, 5.10.2005

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L’immagine tradizionale del Rinascimento è luminosa, elegante, raffinata. Ma proviamo a pensare ad un Leonardo da Vinci con la barba giallastra e puzzolente, le vesti macchiate e putrescenti, mentre magari affetta un occhio umano, palleggiandoselo in mano per vedere come è fatto. In altre parole l’immagine pittorica ed architettonica che dà di se stesso il Rinascimento non è certo falsa, ma esiste anche una seconda faccia della medaglia, un lato oscuro che pure va raccontato. E questo fa un teologo inglese, studioso del Cinquecento, in Memorie di un nano gnostico (Meridianozero, pp.281, E.14,00), romanzo che sfiora il grottesco, senza mai tradire la storia.
Il nome dell’autore, David Madsen, è uno pseudonimo e leggendo il libro si capisce bene il perché. Non ci sono edulcorazioni: se si deve flirtare con l’eresia non ci si tira indietro; se si deve mostrare il Papa Leone X che corteggia Raffaello, non esattamente per fini artistici, lo si fa con linguaggio diretto; se si deve fare il quadro della corruzione sessuale, politica ed economica della Roma cinquecentesco lo si fa con una esplicitezza non rituale nei romanzi storici.
E del resto proprio questa ruvidezza è il pregio del libro, quello che lo rende dai romanzi storici tradizionali, costruiti con frammenti di verità e meccanismi narrativi consolidati.
Anche in Memorie di un nano gnostico questi elementi ci sono, ma il tono esasperato, la voglia di calarsi dentro il pozzo scuro del potere, con divertimento piuttosto che con moralismo, cambiano le chiavi di lettura, e per certi versi lo avvicinano a quel tentativo di grande romanzo storico sovversivo che è Q, libro che, tra l’altro, nella sua traduzione in inglese sta riscuotendo grande interesse in questi mesi nel mondo anglosassone. Ma il supposto David Madsen la sua sovversione la prende un po’ più sul ridere, anche se non risparmia l’orrore ed il dramma. Così a raccontare uno spaccato non banale della Roma rinascimentale, tra il papato di Giulio II e quello di Leone X, è un nano eretico, che diventa uomo di fiducia del Papa, non rinunciando mai, però alla sua eresia gnostica, secondo cui il mondo non da Dio è stato fatto, ma da un Demiurgo perverso, che ha costretto gli uomini nella camicia di forza terrena, intrisa di sofferenza e dolore.
Il suo è, inevitabilmente, una sguardo che rimane basso, che vede il mondo da una angolatura non tradizionale. E’ come se la sua deformità gli consentisse di affacciarsi sulla verità, un po’ con l’occhio del buffone che irride, un po’ con quello del fenomeno da baraccone deriso e umiliato. Le sue avventure lo portano da una catapecchia di Trastevere fino ai palazzi Vaticani, passando attraverso l’inquisizione, le iniziazioni eretiche, gli spettacoli da circo, mescolando pianto e riso in una visione quasi apocalittica del mondo terreno.

Niccolò Menniti Ippolito


il manifesto, 31.12.2005

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Il lato oscuro del Rinascimento

Uscite in Inghilterra nel 1995 e proposte in Italia solo ora, le Memorie di un nano gnostico di David Madsen, pubblicate per Meridiano Zero nella efficace traduzione di Lorenzo Borgotallo e Filippo Patarino (pp. 281, Euro 14), rappresentano una interessante trouvaille della casa editrice padovana: lo scarto fra la data di pubblicazione britannica a quella italiana potrebbe infatti rischiare di far passare inosservata l’originalità di un romanzo storico nato molto prima della moda di Dan Brown, e assimilabile piuttosto a opere come Q di Luther Blissett e ai romanzi del tedesco Peter Dempf. Nei paesi anglosassoni il libro è già di culto, anche grazie all’utilizzo sapiente di cliché già tipici dei feuilleton ottocenteschi, oltre alla descrizione efficace della vita quotidiana dell’epoca. L’autore, che scrive sotto pseudonimo, è un teologo e filologo inglese con particolare interesse per il Rinascimento, che ha studiato a Roma. Poco altro si sa di lui, se non che ha firmato altri due libri ancora inediti in italiano. Questa è la sua opera prima.
Proprio a Roma, a cavallo dell’anno 1500, sono ambientate le vicende delle Memorie, che l’autore finge di aver tradotto da un manoscritto originale dell’epoca. Il protagonista è il nano Peppe Amadonelli, figlio deforme di una sguaiata venditrice ambulante di vino che vive nei bassifondi di Trastevere. Per strada viene notato da Laura de’ Collini, la bella figlia di un nobile che è maestro gnostico; la giovane decide di iniziarlo allo gnosticismo, insieme ad altre creature deformi. L’iniziazione culmina in un amplesso tra Laura e Peppe che è gravido di simbolismo, dato che significa la rinuncia futura ai piaceri della carne: per alcune sette gnostiche l’anima è assolutamente estranea al mondo materiale e quindi si giudica la corporeità in termini addirittura dispregiativi. Di qui il riscatto delle creature deformi, che accettano la loro condizione fisica in quanto prodotti dell’infausto demiurgo Jaldaba™th, che lo gnosticismo identifica con lo Yahweh vendicativo di biblica memoria, in contrapposizione con il Dio buono dei Vangeli.
La cattura dell’adorata Laura da parte dell’inquisitore fra Tomaso della Croce comporta la sua morte sul rogo, e la vendita di Peppe a una carovana di fenomeni da baraccone gestita da tale mastro Antonio, che li fa esibire sulla pubblica piazza in giro per l’Italia. In Toscana Giuseppe viene riscattato, complici i buoni uffici di Andrea de’ Collini, padre di Laura, ed entra al servizio del cardinale Giovanni de’ Medici, che di lì a poco sarà eletto papa col nome di Leone X. Il protagonista diviene il suo Gran Ciambellano ed è testimone di intrighi e custode di segreti (non ultima l’omosessualità del papa, che lo manda a procacciargli aitanti giovanotti nei quartieri malfamati). Entriamo così in contatto con vizi e virtù di alcuni dei personaggi più eminenti del Rinascimento: oltre al papa e alla sua corte, leggiamo, tra gli altri, di Raffaello, grande amatore, e di Leonardo, descritto come un vecchio sudicio. La Roma dei papi viene illustrata con dovizia di particolari in tutta la sua corruzione, mostrando come il Vaticano avesse perso di vista ogni spiritualità per ridursi a esercizio di poteri temporali, di vizi e decadenza. Ma Peppe Amadonelli prova sincero affetto per Leone X, pur essendo consapevole dei suoi difetti e restando fedele al credo gnostico; e persiste al suo servizio fino alla morte per avvelenamento del papa.
Nel frattempo si snodano sullo sfondo le vicende storiche dell’Italia e dell’Europa di allora, ricostruite con vivacità e con grande fedeltà (attingendo anche al Guicciardini), tra la vendita delle indulgenze e l’affacciarsi sulla scena di Lutero, l’Inquisizione e gli eretici (interessanti i brani che riproducono le cerimonie gnostiche), i banchetti luculliani e soprattutto tanti (forse troppi) particolari truculenti, in un turbinio di sapori, odori, fetori e umori che a volte stordisce. Memorie di un nano gnostico è un romanzo che appassiona, che non risparmia lunghe digressioni erudite ma riesce a essere avvincente fino alla fine.

Anna Mioni


blog.radiomontecarlo.net, 19.11.07

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Peppe ha molte delle sfortune che possono rendere la vita molto breve nella Trastevere di fine ’400: è un nano, storpio, povero, nato dalla relazione fugace della madre venditrice di vino (e del proprio corpo) con un qualche energumeno dei sobborghi romani. Peppe odia sé stesso, la madre che non lo ama e la propria vita; ma dentro di lui arde qualcosa di speciale, il fuoco sacro della vita che alimenta ogni uomo e che pochi uomini sono in grado di scorgere da soli.
Serve allora qualcuno che lo aiuti, una sorta di angelo che compaia nella sua vita e lo guidi verso una nuova consapevolezza della sua condizione di essere umano, a prescindere dall’ambiente in cui vive, miserevole o lussuoso che sia. L’amore della sua vita!
La storia che il professor David Madsen dipana con il suo romanzo, è tanto solida quanto improbabile: il suo nano Peppe vivrà una serie di avventure che lo porteranno dal fango di Trastevere al velluto della corte papale, passando per la prigionia e la condizione di ricercato nientemeno che dalla Sacra Inquisizione.
Politicamente scorretto, sferzante anche nella sintassi, Madsen è a tratti divertente ed erudito, sboccato e poetico, esagerato e inattaccabile. Sullo sfondo della rivoluzione luterana, fra personaggi del calibro di papa Leone X e Carlo V, Raffaello e Leonardo, un piccolo storpio sfortunato abbraccerà l’eresia dello gnosticismo e conoscerà l’amore, combatterà l’Inquisizione e alla fine, accetterà sé stesso per quello che è, tornando alle origini della propria esistenza con un doppio colpo di scena.
Un libro consigliato soprattutto agli appassionati del genere storico.

Matteo Gambaro


www.ilpianetalibro.it

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Romanzo storico ambientato a Roma tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento: il protagonista è Giuseppe Amadonelli, detto Peppe, nano e storpio figlio di una venditrice di vino, iniziato allo gnosticismo dalla figlia di un patrizio, venduto a un baraccone itinerante, divenuto infine segretario e confidente di papa Leone X, Giovanni de’ Medici (1513-1521).
La narrazione è di Peppe in prima persona, secondo il classico schema del manoscritto giunto in possesso e trascritto dall’autore, il cui nome è lo pseudonimo di un teologo e filosofo inglese che ha vissuto e studiato a Roma. In un ben organizzato intreccio fra realtà storica e finzione narrativa, si snodano le vicende del gruppo di gnostici perseguitati dall’Inquisizione, dell’amore fra Peppe e Laura de’ Collini, del papa alle prese con i suoi problemi fisici, la sua sete di denaro, i suoi tentativi di tenersi fuori dalle guerre tra Francia e Spagna, ossessionato da Martin Lutero che lo accusa e si rifiuta di scendere a Roma, e sullo sfondo gli avvenimenti della Storia e i personaggi del Rinascimento.
Madsen descrive con crudo realismo la Roma di quell’epoca, le perversioni, le crudeltà, le violenze, le immoralità che sono ovunque, tanto più in Vaticano, con un linguaggio spesso volgare ma che rispecchia i toni e gli ambienti descritti. Il lettore viene introdotto alle teorie e ai riti dello gnosticismo, ripercorre i motivi della Riforma luterana, assiste ai metodi dell’Inquisizione, si immerge in un racconto verosimile e narrato in maniera brillante, anche se talvolta un po’ troppo enfatico.

Umberto D’Angelo


Pride, dicembre 2005

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Roma 1518. In una delle sue stanze in Vaticano il papa Leone X, in posizione non proprio regale, giace con le mutande calate intorno alle caviglie, mentre un medico applica unguenti e balsami al suo posteriore afflitto da fistole e piaghe, conseguenze dell’uso e dell’abuso che Sua Santità fa del suo didietro con nerboruti giovanotti romani. Questa predilezione di papa Leone per i giovani uomini dai quali piace essere preso da dietro è di dominio pubblico e non provoca alcuno scandalo. La gente di Roma, assuefatta al potere della chiesa e alle bizzarrie dei suoi prelati, non si stupisce di niente. E poi, se paragonato ai suoi predecessori (i tempi di Alessandro Borgia sono vicini) Leone X può anche apparire un papa morigerato. A rappresentare questa scena, ad apertura di romanzo, e a raccontare questi e altri aspetti intimi del pontefice è Giuseppe Amadonelli, detto Peppe, ciambellano e segretario privato che assiste alle medicazioni del papa leggendogli brani da Sant’Agostino o commentando le ultime notizie che arrivano dalla Germania dove Martin Lutero sta suscitando scompiglio con le sue invettive contro la corruzione della corte papale.
Dal 1518 il protagonista narratore va indietro nel tempo per raccontare la sua vita romanzesca che si snoda, come in un feuilleton ottocentesco, tra umiliazioni, disavventure e colpi di scena di ogni tipo. Nato in un tugurio di Trastevere da una baldracca avvinazzata, nano deforme, storpio, gobbo e rachitico, egli trova il conforto nella fede gnostica che gli insegna che il mondo con tutte le sue miserie non è opera di Dio, ma di un demone malvagio, che nascendo nel mondo della materia, l’uomo è decaduto dalla sua vera condizione spirituale e che obiettivo della sua esistenza è farvi ritorno tramite una vita giusta improntata alla compassione e alla saggezza. La setta gnostica a cui Peppe si affilia, viene però scoperta dal terribile inquisitore Tomaso della Croce; Laura, la sua "maestra" e ispiratrice, è imprigionata e in seguito condotta al rogo, e lui, Peppe, è venduto ad un circo che organizza spettacoli con "mostri da fiera", che ogni sera esibiscono le loro deformità. Dal circo di mastro Antonio, dove mette in scena un numero "particolare" sconsigliato alle donne, insieme all’amico Nino, Peppe approda, sempre in modi romanzeschi, nella casa di Giovanni Lazzaro de’ Magistris, meglio noto con il nome di Serapica, il segretario sodomita del futuro papa Leone, allora cardinale Giovanni dei Medici.
Assunto così alla corte pontificia, Peppe, senza mai abbandonare la sua fede gnostica, è testimone dei fasti del papa epicureo e umanista, amante dei libri e delle arti, oltre che dei bei giovanotti, che accoglie a Roma il fior fiore degli artisti del tempo, da Leonardo a Michelangelo a Raffaello, ma anche delle inquietudini che percorrono la cristianità e del malcontento nei confronti del papa spendaccione che attinge ai fiumi di denaro che arrivano dalla vendita delle indulgenze per acquistare costosi codici antichi o per coprire di ricchezze e onori i suoi familiari.
Il romanzo, ben scritto, ricco di intrighi e di ingredienti tipici della letteratura popolare, è appassionante.
L’autore, che finge, come nella tradizione di tanta narrativa ottocentesca, di trascrivere un manoscritto del Cinquecento, è misterioso. David Madsen, il nome che appare in copertina, è lo pseudonimo di un teologo e filosofo inglese, che si dice cattolico praticante, ma si tratta con ogni evidenza di un cattolico particolare, perché ha scritto un romanzo gustoso, ironico, grottesco e provocatorio sulla chiesa cattolica di ieri, ma anche di oggi, sulla sua corruzione e sulla sua ipocrisia.
A proposito della sessualità e dell’omofobia della chiesa c’è un momento significativo del romanzo in cui Peppe viene iniziato da Laura al piacere della carne perché, secondo la filosofia gnostica, "non si può rifiutare e disprezzare ciò che non si conosce". Angelo e Pietro, altri due affiliati alla setta, la conoscenza del sesso la sperimentano tra di loro e a Peppe meravigliato che due uomini possano avere serenamente rapporti sessuali, la sua maestra spiega che due uomini sono in grado di acquisire insieme tale conoscenza quanto due donne o un uomo e una donna, e aggiunge : "l’ipocrita morale sessuale di questo mondo non ha niente a che fare con noi".
L’autore, dall’interno della chiesa, sembra fare propria questa tesi, ma non può sottoscriverla con il suo vero nome perché, come sappiamo, la chiesa non tollera punti di vista diversi dai propri, soprattutto quando minacciano di scardinare il potere che si è arrogato "e di esporlo per quello che è agli occhi di coloro che rende schiavi".

Francesco Gnerre


Repubblica, 17.1.1999

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Le eresie applicate alle parole

Vi piacciono le eresie? Sì, che ci piacciono i movimenti ereticali; medievali, moderni o postmoderni che siano. Sono così ingegnosamente articolati (che fatica reimparare ogni volta a distinguere tra arianesimo, neoistorianesimo, monofisismo). Sono (o ci sembrano) sempre così rigorosi e radicali, gli eresiarchi: si chiamino Catari o Albigesi (che sono poi parenti stretti).
Vogliono sempre riportare la Chiesa alle sue origini, povere e modeste. Che bravi. Sono sempre fra di noi e ben rappresentati. Specie gli gnostici: si pensi a Guido Ceronetti, per esempio. Che qualche anno fa parlò anche di un Leopardi gnostico. E mica aveva tutti i torti. Dicevano (dicono) infatti gli gnostici: ma davvero vogliamo continuare a pensare che questo mondo sia stato creato da un Dio? Ma non vedete quanto fa schifo? È stato inventato invece da un Diavolo cattivo, che del vero Dio è un nemico giurato.
Ho per le mani adesso, e sto leggendo con gran piacere, un avvincente romanzo inglkese che si intitola Memorie di un nano gnostico (Memoirs of a gnostic dwarf). È ambientato nella Roma (e nella Chiesa) del Cinquecento. L’ha scritto un certo David Madsen, che però – avverte l’editore – è uno pseudonimo. Ho l’idea che dietro si celi un teologo coltissimo. Tanta è la dottrina e la passione narrativa che ci ha messo dentro.
Mette in scena un nano deforme (più deforme ancora del nostro Giacomino da Recanati) che di continuo si chiede: come può Dio, se è tanto buono quanto potente, aver messo al mondo un tale mostro di natura, irrimediabilmente infelice, quale sono io? Qui gatta ci cova. Mi sa che hanno ragione gli gnostici: E gnostico ti diventa, tra mille avventure, patetiche e scollacciate assieme.

Beniamino Placido


Repubblica, 30.7.2005

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Il buffone di corte amico del pontefice

D’estate si vorrebbero tappare gli infiniti buchi della propria raffazzonata cultura affrontando i ponderosi classici, ma più spesso ci si mette l’anima in pace e ci si dedica a qualche libro di intrattenimento, i famosi libri da ombrellone.
Però, diciamocelo francamente, c’è ombrellone e ombrellone, c’è libro e libro: e se vogliamo divertirci senza grufolare in qualche porcheriola dell’ultimo comico di Zelig, se vogliamo leggere divertendoci e imparando qualcosa, il romanzo perfetto è Memorie di un nano gnostico di David Madsen, pseudonimo dietro al quale pare si nasconda un teologo e filosofo inglese, accanito studioso del nostro Rinascimento.
Il nano in questione è il buffone di corte, ma anche l’amico e il consigliere di Leone X. Il pontefice ci viene subito presentato mentre con pomate benefiche si fa ungere dai medici il deretano: e così scopriamo che la sua grande passione, più grande ancora dell’arte e della fede, erano i ragazzotti di Trastevere, reclutati nottetempo per appassionati incontri erotici. Ma sono tanti e tutti celebri i personaggi che ruotano attorno al nanone, adepto di una setta eretica e manichea che poco crede alla potenza assoluta di un unico Dio. C’è l’angelico Raffello, il pensoso Leonardo da Vinci, Francesco I e Carlo V, e su tutti grava l’ombra severa di Martin Lutero.
Si sorride delle debolezze dei grandi della storia e intanto si segue la complicata esistenza del nano, uno sgorbio che non s’arrende allo scherzo che la natura gli ha fatto, che vuole capire il motivo per cui nella sua vita e nella vita di tanti il dolore impera.
Le pagine volano, i fili d’oro e di bava si intrecciano sapientemente, e a poco a poco ci sembra di penetrare nel lato oscuro del Rinascimento, che non è solo sublime armonia e capolavori, ma anche follia in perenne ricerca delle verità più scandalose.

Marco Lodoli


Tuttolibri, 31.12.2005

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Un circo Barnum per Leone e Lutero
Memorie di un nano gnostico di David Madsen: romanzo storico in forma di diario ambientato nella cinquecentesca Roma sfarzosa e corrotta, tra ori e bassifondi.

Sottile e subdolo, tormentoso ma esaltante, resiste al fascino delle dottrine e delle pratiche gnostiche, antichissime e idealmente immemoriali ma sempre capaci di incidere più o meno trasversalmente sulla nostra coscienza contemporanea, new age o postmoderna, global o no-global che sia, magari a cominciare dal rilancio su scala planetaria di formule ideologiche antitetiche o dialettiche che su fronti opposti condividono l’assunto di un conflitto storico e metafisico tra il Popolo di Dio e l’Impero del Male, invocando ogni forma di Armageddon.
In queste sabbie mobili si tuffa, sguazza e inesorabilmente sprofonda David Madsen (pseudonimo – ma sarà vero? – di un teologo e filosofo cosmopolita) in Memorie di un nano gnostico, romanzo storico in forma di diario ambientato ai tempi di Leone X e di Lutero nella Roma sfarzosa e corrotta governata dai Borgia e dai Medici, impreziosita dalle opere di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, nobilitata e inquinata da una sfrenata passione per la classicità, controllata dal Sant’Uffizio ma brulicante di pulsioni eretiche: uno spazio dove non pare esistere soluzione di continuità tra i labirinti catacombali delle segrete e delle prigioni e le architetture sfavillanti e dorate dei palazzi pontifici e nobiliari, tra le grandiose cerimonie ecclesiastiche e gli oscuri rituali di sesso e di morte che si celebrano nei più impensabili luoghi bui, in lerci e fetidi suburbi, in ermetici edifici fatiscenti e persino in un Colosseo brutalmente saccheggiato.
L’anomalo protagonista che fa da cardine e cerniera involontaria ad accadimenti solo in apparenza più grandi di lui è Giuseppe Amadonelli detto Peppe, figlio accidentale di una baldracca alcolizzata che gira per i bassifondi di Roma a vendere con il suo corpo ai clienti vino scadente e di un padre ignoto di passaggio. Storpio e gobbo, oltre che nano, Peppe non è paradossalmente un’eccezione nel proprio mondo. Non tanto perché la cerchia di compagni con i quali si trova a trascorrere la sua infanzia durissima e la sua precocissima maturazione è la carovana di mastro Antonio, una sorta di circo Barnum ante litteram che ospita, sfrutta ed esibisce in piazza alla plebe e in privato ai potenti freaks di ogni genere, costringendoli a performances oltre qualsiasi limite di oscenità e degenerazione; quanto perché la Roma stessa di quegli anni è un gigantesco baraccone da circo che nasconde o sfoggia ovunque sfacelo morale e disfacimento fisico, ogni possibile forma di perversione esasperata alla massima potenza ma sempre giocata sul rapporto con la carne. Una carne esaltata e torturata, assaporata e seviziata, in una commistione allucinante e oscena di misticismo e sadismo, lussuria e ascesi, godimento ed espiazione.
leone X rimugina bolle di scomunica e ammassa tesori di squisita arte classica mentre cura con piscio di vergine il suo deretano purulento, piagato dalle troppe avventure sodomitiche con efebici e nerboruti giovinetti dei bassi trasteverini. Il divino Raffaello fòrnica in maniera inconcepibilmente brutale e bestiale con fanciulle plebee, riuscendo a stuprarle persino quando sono fin troppo compiacenti. Il Grande Maestro della Confraternita degli Gnostici stenta a distinguersi, nelle scelte e nei comportamenti, dallo zelante e fanatico inquisitore del Sant’Uffizio.
Il fatto è che, a dare retta agli gnostici, il male non è solo la carne bensì il Mondo intero, anzi la Materia stessa. Yahwèh e Jaldabaôth sono un tutt’uno, un’entità divina negativa e nemica che si oppone a un Dio vero che è puro Spirito e Bene. La chiave ultima della Gnosi (costretta e disposta a conoscere e sperimentare ogni forma di male per potersene liberare) sta nella reinterpretazione delle parole iniziali del Vangelo di Giovanni, "Sine ipso factum est nihil, quod factum est". Che vanno intese non già come "Senza di Lui niente è stato creato di ciò che è stato creato", bensì come "Il niente è stato creato ed è stato creato senza di Lui".

Ruggero Bianchi