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Memorie di un nano gnostico
David Madsen


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Cucina & Vini, lug 2006

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Orlando Crispe è un cuoco nato: a soli tredici anni quando la mamma gli regala un libricino intitolato I grandi piatti del mondo si rende conto di essere destinato a diventare un grande chef. Da questa bibbia gastronomica nasce il primo capolavoro sul noviziato gastronomico: un bouef Strogonoff che lo mette, ancora adolescente, in contatto con la carne, la materia prima, quasi unica, di cene e pranzi da capogiro, preparati prima al suo Bistrot, situato in una stradina ai pressi di Cambridge Circus, e poi nel locale romano chiamato Il giardino dei piaceri.
L’amore smodato per i quarti di bue, trasformati in brasati, tartares e arrosti, però lo porterà sulla via della perdizione gastronomica, facendolo scivolare in un’eresia della tavola che gli fa ammannire dissacranti manicaretti, capaci di creare nei suoi commensali effetti a dir poco sorprendenti. Convinto di essere l’eletto di una superiore Volontà Gastronomica, che lo ha iniziato ai maliosi arcani dell’Alta Cucina, elabora una visionaria teoria del gusto, spingendosi oltre i confini della tavola.
Surreale e trasgressiva, è la storia di una passione portata alle estreme conseguenze.

Clara Ippolito


il Gazzettino, 9.5.2006

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Si è ipotizzato fosse un vescovo della chisa anglicana: il suo romanzo d’esordio, Memorie di un nano gnostico, descriveva i lati più oscuri del papato cinquecentesco, tra tesi eretiche e intrighi, delitti, sesso alla corte di Leone X. Poi però egli stesso fece sapere di essere un cattolico praticante. Di più: era inglese, ma dal romanzo si intuiva che conosceva bene Roma e ancor meglio il Rinascimento. Infatti dichiarò di aver insegnato Filosofia e Teologia all’Università e di aver vissuto alcuni anni nella città eterna. Chi si nasconde dietro lo pseudonimo di David Madsen, autore di feuilleton dissacranti e licenziosi, che in Inghilterra sono diventati libri cult, non è ancora dato sapere. Ma le sue orme giungono fino a Padova. Confessioni di un cuoco eretico, la sua ultima fatica è edita dalla patavina Meridiano Zero. Presentato come "un irresistibile pamphlet antivegetariano", il libro narra di un cuoco d’eccezione, un vero maestro dell’arte culinaria. Le ricette da lui inventate sono da capogiro e le cene che prepara nel suo ristorante romano "Il giardino dei piaceri" sono degli eventi a dir poco unici. Il suo laboratorio gastronomico è tutto un vorticare di salse, sughi, intingoli. Ma è la carne la vera regina dell’arte di Crispe, la materia prima della sua attività alchemica. Questa passione sfrenata e ossessiva per la carne travalica l’angusto spazio tra i fornelli, arrivando ad assumere le connotazioni di un atto che sta tra l’amore puro e l’erotismo. Orlando elabora nuove e visionarie teorie gastronomiche, in grado di produrre effetti sempre più sorprendenti sugli avventori. E non esita a sperimentare alcuni di questi stessi avventori come ingredienti per i suoi piatti

F. Capp.


Gioia, 23.5.2006

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Peccati di gola

Trasuda umori e sapori, erotismo e follia questo giallo goloso e colto. Vive solo per i piaceri dell’eros e della gola lo chef Orlando Crispe, artista nel suo campo, circondato da personaggi grotteschi, fra cui due gemelli che sembrano usciti da un film di Greenaway. Prima a Londra, poi in una Roma barocca e papalina, si dedica alla sua passione. Non rischierà di cucinare anche i suoi avventori?

Erica Arosio


il Giornale

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Dieci titoli per ingrassare leggendo

David Madsen non è un ristoratore, bensì un romanziere. In Italia è pubblicato da Meridiano zero. Il suo Confessioni di un cuoco eretico ha tenuto compagnia a diversi cuochi stellati durante le vacanze. Dal risvolto: "Tra cucina, erotismo e filosofia un irresistibile pamphlet antivegetariano", romanzo che inizia così:
«Non ho ucciso Trogville. Dicano pure quel che vogliono, ma non l’ho ucciso. Sì, d’accordo, ho sciolto un…».
Buona lettura.

Paolo Marchi


Hora Greca, dic 2006

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Orlando Crispi, protagonista del romanzo, si definisce un grande artista di fama internazionale, un demiurgo, l’immagine di un eone. "La materia primordiale di cui mi servo per portare all’essere i frutti della mia ideazione è il cibo," spiega. "Sono infatti uno chef."
Il suo "studio culinario" è il ristorante Il giardino dei piaceri, dove realizza le sue visionarie teorie gastronomiche in piatti di carne dagli effetti sempre più "celestiali" sugli avventori. Fino a far di questi ultimi gli ingredienti stessi della sua arte…

Barbara Cagnola


Internazionale, 22.6.2006

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Roma, carcere di Regina Coeli. Il grande chef Orlando Crispe stende un memoriale per scagionarsi dall’accusa di aver ucciso il suo feroce nemico Trogville, critico gastronomico trovato morto con una zucchina nell’ano. Ripercorre le tappe della sua vocazione e del suo apprendistato, la scoperta dell’amore per la carne e l’elaborazione della filosofia del "fagocitazionismo" alla base della sua arte culinaria. A ognuno decidere se si tratti di un pamphlet antivegetariano o di una condanna all’abuso delle carni. Volendo riprodurre le ricette incluse si consiglia vivamente di seguire le indicazioni per la sostituzione della carne umana.


il manifesto, 17.12.06

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Dalla Casina a Don Giovanni, dalla Grande bouffe di Ferreri alle psicosi di Hannibal Lecter la topografia culturale dell’Occidente ha sempre visto un sottile intreccio fra sesso e cibo, collegati e interscambiabili, metafora l’uno dell’altro, complementi indissolubili di uno stile di vita perversamente ’sublime’. E l’accoppiata non poteva mancare nella produzione di uno dei romanzieri più eleganti, irriverenti, colti e trasgressivi degli ultimi anni, David Madsen, nome-schermo dello studioso inglese che già ci ha regalato Memorie di un nano gnostico (uscito nel 1995 in Inghilterra e proposto in Italia nel 2005 da Meridiano Zero) e che nel 2005 ha dato alle stampe per Dedalus il suo ultimo romanzo, A box of dreams, un’altra storia ironicamente psicotica e surreale.
Meridiano Zero ci presenta ora l’edizione italiana di Confessions of a Flesh-Eater (uscito in Gran Bretagna nel 1998), con il titolo, un po’ ’mascherato’, di Confessioni di un cuoco eretico, dove l’alta cucina si sposa con le manifestazioni più torbide dell’animo umano nella persona del protagonista, il sommo chef Orlando Crispe.
Crispe stesso, nella location di una imaginifica Roma contemporanea, racconta la storia sconvolgente della sua irresistibile ascesa e delle sue sempre più pesanti cadute (compreso un vero e proprio capitombolo fisico con tanto di colpo alla testa, a sorpresa punto tematicamente nodale della vicenda), fino all’incarcerazione per omicidio, quando, nell’angustia di una cella di Regina Coeli, verga queste ’confessioni’. Lo sguardo di riscontro sulla vicenda viene dalle inquiete relazioni stilate dallo psicologo del carcere Enrico Balletti, alter ego speculare di Crispe, quasi inerme nel cercare di classificare la personalità intricata ma unica di quell’uomo capace di svincolarsi da ogni clich é freudojunghiano: non omosessuale per ò bisessuale, morbosamente ma aneroticamente legato alla figura della madre, incapace di uccidere il falso padre finch é crede di essere il suo vero figlio, per poi trovare il proprio parossistico telos grazie ad una cena di Tieste rovesciata. Balletti, dal canto suo, rimarrà tanto profondamente segnato dal disgusto verso la personalità e la filosofia ’carnea’ di Crispe, da precipitare in una sorta di psicosi misticovegetariana.
Madsen usa il primo capitolo come direttrice per la lettura, quasi una guida per metabolizzare l’azione narrata, con tutti i colori e gli afrori che sinestesicamente permanano dalle pagine del libro (e quanto conti il concetto di sinestesia il lettore vedrà intorno alla metà del racconto): l’alta cucina francese mischiata alla tradizione italiana in un delizioso ristorante accanto a piazza Farnese a Roma, un feroce critico gastronomico nudo, sodomizzato con una zucchina e scalcato del cuore, tripudi di lombi e interiora nelle più curiose imbandigioni, carni frementi e carni morte, carni umane e carni animali fuse in un unico amplesso erotico e gustativo, nella ricerca estetica di soddisfare un’ossessione: «la prima bramosia che manifestai fu per la carne viva», dice Crispe raccontando la sua infanzia. E pagina dopo pagina si delinea la filosofia ’fagocitazionista’ del grande chef, che, con la febbricitante determinazione di un Atreo, pone qualsiasi valore o disvalore al di sotto della propria irresistibile arte. Sia che traffichi coi corpi flaccidi e ripugnanti dei suoi primi grotteschi seduttori sia che rivolga le proprie fantasie a quarti di bue lievemente marezzati di vene, per lui si tratta comunque di materia bruta offerta al Genio, destinata a rinascere e a sublimarsi grazie alla magia delle sue mani. E il passo successivo non pu ò che essere il completo sincretismo dei piaceri della carne: tanto carezzando le membra di ’signore generosamente dotate’ o di ’callipigi giovanetti’ quanto marinando spalle d’agnello o brasando rognoni di moffetta, il sommo chef infrange la barriera antropologicamente più forte che separa i piaceri presi dalla carne umana (attraverso il sesso) da quelli libati dalla carne animale (per mezzo della cucina). Nessuna differenza dunque tra gli acerbi amplessi con una pingue e sanguigna carcassa bovina e, in piena parabola creativa, gli incanti donati al palato di estatici e ignari avventori con raffinate pietanze di carne umana marinata negli umori prodotti da eccitati organi genitali: «una combinazione di sapori e aromi tale da solleticare le narici di Yahweh». La vibratile evoluzione erotico-gustativa di Crispe si traccia poi anche tra le righe di puntuali e finalmente ironiche ricette che vanno a ritmare il flusso narrativo (tanto importanti da aver ispirato a Madsen l’originale Orlando Crispe’s Flesh-Eater’s Cookbook, pubblicato sempre da Dedalus nel 2001).
Ma nelle Confessioni di un cuoco eretico non ci sono solo alta cucina, sesso, filosofia o psicanalisi; c’ è anche una storia densa e avvolgente come un noir d’alta scuola; una storia di misteri, delitti e passioni della quale tacciamo, per lasciare che trascini con s é il lettore fino agli incredibili colpi di scena che si annidano nelle pagine finali del libro. Madsen ha un ritmo narrativo quasi perfetto (pesano un po’, come nel Nano gnostico, le digressioni filosoficodottrinali) e sa cesellare lo stile senza tediare chi legge; inoltre ci regala maschere indimenticabili nei personaggi di contorno, mai inutili o banali.
Oltre ai genitori di Crispe e a Balletti, troviamo il falstaffiano Egbert Swayne, primo maestro d’alta cucina (e d’altri piaceri) di Orlando, nonch é personaggio determinante per la storia; il grasso e vanesio pseudo-cantante Heinrich Herv é, inconsapevole origine dei guai di Crispe; gli inquietanti ed eterei gemelli Jacques e Jeanne, diabolici angeli custodi dell’arte del Maestro; Otto von Streich-Schloss, burattinesco alfiere di una cupa confraternita neonazista romana, destinato a tradurre la propria adorazione per la disciplina del dolore in un’autofrollatura atta alle più sublimi invenzioni culinarie di Crispe; il disgustoso critico culinario Arturo Trogville, spietato nemico di Crispe, dalla cui morte si dipana l’intreccio; Ariadne Butley-Butters, ributtante nella propria infoiata senescenza, ma indispensabile per lanciare la baluginante carriera del Maestro Orlando Crispe. Il tutto degno della morbosa visionarietà di un film di Peter Greenaway.
E alla fine il linguaggio, ricercato, esatto, potente e sardonicamente raffinato, filtrato assai bene dalla traduzione di Francesco Francis, capace di scovare di volta in volta i vocaboli più preziosi ed eruditi, sempre sintonici al carattere del romanzo, come il magnetico ’icore’, termine grecizzante per indicare le essenze sublimi, ma anche marcide delle carni o il raro aggettivo ’anfrattuoso’, icastica definizione della personalità di Crispe. Un solo appunto sostanziale, estendibile anche a chi purtroppo generalizza incautamente certi usi linguistici: la (ahim é) ripetuta menzione del ’climax’, termine spesso usato maldestramente in italiano a guisa di asessuato anglismo, ma in verità parola del greco antico che vuol dire ÇscalaÈ e che è, soprattutto per l’uso italiano, inevitabilmente femminile.
Il ’nano gnostico’, misticamente sprezzante ogni lusinga della carne, e ’il cuoco eretico’, che di queste lusinghe fa invece una regola di vita, vanno dunque a braccetto nella narrativa di Madsen, il quale, in una blindata intervista al magazine telematico Spoiled Ink, dichiarava: "Io di solito scrivo senza programmare. Spesso, se lo faccio, mi annoio. Non succede mai che io mi metta al tavolino e pianifichi tutto, capitolo per capitolo: ho semplicemente delle idee in testa. Il Nano gnostico si è praticamente scritto da solo. Per il secondo romanzo ho avuto qualche difficoltà in più, ma il terzo, Box of Dreams, di nuovo mi si è materializzato di colpo nella mente. Gnosticismo e Papato nel Rinascimento; cibo e sinestesia. Il tema del terzo romanzo sono i sogni". E allora non possiamo che chiudere con un appello all’eccellente Meridiano zero: non fateci aspettare troppo per frugare nella Scatola dei sogni di David Madsen.

Roberto M. Danese


Pulp, sett 2006

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Straripante di perfidia e di lucida cattiveria, Confessioni di un cuoco eretico, è un romanzo che non va raccontato ma letto con avida curiosità dalla prima all’ultima riga. L’esserne impreparati favorisce lo scopo che il misterioso Mister Madsen ha costruito con intrigante perizia. Quel bastardo e riuscitissimo intento nel voler spiazzare il lettore, con velenosissime sferzate di humour grottesco e di alchimie sostenute da una follia deliziosamente accattivante.
L’esperienza di leggere questo surreale addentrarsi nella visione fatale, che coniuga l’arte pura alla gastronomia creativa di un grande chef, è senza dubbio confondente, ed è necessario essere dotati di un grande self-control per non soccombere ai possibili e tenaci conati di vomito pronti ad attanagliare lo stomaco gentile e delicato di un lettore sensibile. Ma tenendo a freno il pressante desiderio di convertirsi al veganesimo, questa passeggiata nei meandri sanguinolenti della mente di un genio culinario sarà lautamente ricompensata. Le debolezze e i peccati umani, infinitamente irrisori o imperiosamente imperdonabili, partecipano sviliti all’eccentrica sfilata di sacrilegi degni di ammorbare qualsiasi forma delittuosa. Ogni atto malvagio e ogni lussuriosa perversione appaiono, tra queste righe che non aspettano altro che divorarci, sotto una luce che li assolve, come fossero un vezzo arcano o un miracolo scaturito dall’inferno. Il sesso esula dalle proprie priorità per trasformarsi in morte, in opportunismo innato. Il corpo ne diviene lo strumento, esca fascinosa e ammaliante, languida musa dalle membra vellutate. E il gusto, quello che gode ed assapora, che si nutre di fluidi corporei e pietanze prelibate, sembra acquistare una volontà indipendente dall’individuo che lo ospita. Vive di vita propria, si concede ogni piacere estremo e, a volte arricciando il naso, si diletta nell’umiliare, con bizzoso disgusto, la propria preda.
Senza esagerare e con un briciolo di genuino sarcasmo, si potrebbe definire questa come un opera intimamente viscerale. Effettivamente la carne, il sangue, e le generose pulsioni che schizzano da questo passionale capolavoro, travolgono ogni singolo recettore, portando al largo i nostri sensi per affidarli, con un divertito guizzo d’irresponsabilità, ad una nuova tempestosa concezione nei riguardi dell’atto d’amore.

Patrizia Burra


il Sole 24 ore, 20.8.2006

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Due eresie granguignolesche

Filosofo, teologo, terapeuta, interessato all’esoterismo, alle eresie e ai sentieri più impervi che possa intraprendere la psiche umana. Così si autodefinisce David Madsen nel proprio sito (www.david-madsen.com). Due dei suoi libri, pubblicati in originale nel 1995 e nel 1997, sono subito divenuti di culto tra i lettori inglesi: Memorie di un nano gnostico (che anche in Italia è diventato un caso letterario, vendendo in pochi mesi novemila copie) e Confessioni di un cuoco eretico, uscito da poco e che pure promette bene.
Entrambi sono stati pubblicati da Meridiano Zero, editrice raffinata e fuori dagli schemi quanto questo autore, che in realtà si presenta con uno pseudonimo dietro il quale non si sa chi si possa nascondere. Ha rivelato di essere cattolico, di aver vissuto a Roma per alcuni anni e di aver insegnato all’università Filosofia e Teologia, fugando le ipotesi che lo volevano vescovo anglicano con il dente avvelenato con Roma. Il nano gnostico si cala infatti nelle atmosfere più cupe e negli intrighi più oscuri del papato di Leone X, tra eresie, delitti, sesso praticato nelle più diverse maniere, tra cui la sodomia dello stesso pontefice rinascimentale.
Madsen non teme di infrangere tabù intoccabili. Anzi, sembra proprio andarne alla ricerca, insieme agli effetti horror e granguignoleschi di cui è ricca la sua prosa, sapiente ed esatta, impregnata del senso pratico che caratterizza l’alchimia, protagonista del Cuoco eretico (in originale Flesh-Eater). Lo chef Orlando Crispe è un cultore e trasformatore di ogni tipo di carne, morta o viva, cotta o cruda, animale o umana, e ritiene "normali" pratiche che chiunque intorno a lui giudica ripugnanti. Non ha il dono della modestia, e definisce geniali piatti che non si fermano di fronte a divieti ancestrali come l’incesto o il cannibalismo.
Il tutto risulta sorprendentemente convincente, oltre che avvincente. E per dimostrarci che fa sul serio, Madsen ha pubblicato anche Confession of a Flesh-Eater Cookbook: un bel libro di ricette che rivela al lettore segreti e ingredienti di quell’arte.

Armando Massarenti


tuttolibri, 20.5.2006

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Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen, diario (con tanto di ricette di un maestro cuciniere) alquanto anomalo, ricalca nel titolo e soprattutto negli umori sarcastici espletamente provocatori le Memorie di un nano gnostico, uscito l’anno scorso in Italia.
Nel suo ristorante romano (il cui nome, "Il giardino delle delizie", è un preciso e sornione omaggio a Bosch) Orlando Crispe dispensa sublimi squisitezze che titillano i cinque sensi, solleticando e saziando appetiti di ogni genere. La "specialità della casa" è la carne, che però non è sempre quella indicata in menu.
Il Marco Ferreri di La grande abbuffata ne avrebbe certo apprezzato le arti e le intenzioni.


Venerdì, 28.4.2006

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Si chiama David Madsen, ma è uno pseudonimo. E dopo aver scritto un romanzo cult, ci riprova con un nuovo libro. E una ricetta trasgressiva: il cadavere è servito.

Lo scrittore fantasma, il cuoco e i piaceri della carne. Umana.

Chi si nasconde dietro allo pseudonimo di David Madsen, autore di feuilleton dissacranti e licenziosi, che in Inghilterra sono diventati libri cult? Di voci su di lui ne sono corse tante. Prima si diceva che fosse addirittura un vescovo della Chiesa anglicana: il suo romanzo d’esordio, Memorie di un nano gnostico, descriverva i lati più oscuri del papato cinquecenbtesco, tra tesi eretiche e intrighi, delitti, sesso (tanto sesso) alla corte di Leone X, pontefice incline ad una sodomia compulsiva che gli causa molti guai. Poi però lo pseudo-David-Madsen fece sapere di essere un cattolico praticante. Di più: era inglese, ma dal romanzo si intuiva che conosceva bene Roma e ancor meglio il Rinascimento. Da teologo coltissimo, che ne sapeva una più del diavolo su riti e credenze gnostiche (quelle che hanno visto la vittoria del male all’origine di un mondo tenebroso come il nostro). Allora presero a circolare nuove voci: che dietro a quel nom de plume si celasse un personaggio di spicco della Curia?
Lui se la rideva: il suo romanzo - avvincente, ben scritto, sulla falsariga della narrativa popolare ottocentesca - veniva intanto tradotto in una dozzina di lingue e pubblicato perfino in Lituania. Fu allora che il sedicente Madsen confessò ai giornalisti che lo intervistavano (rigorosamente via mail) di aver insegnato Filosofia e Teologia all’università e di aver vissuto alcuni anni a Roma. Tutto qui. Anche se il suo nuovo sito (www.david-madsen.com), che consente ai lettori di dialogare con lui, non svela niente di più.
Ora esce in Italia il suo secondo romanzo (edito come il primo da Meridiano Zero), Confessioni di un cuoco eretico. Ed è un’altra storia che scotta. Orlando Crispe è uno chef con una particolare passione-ossessione-creatività per la carne, cotta e cruda, morta e viva, animale e umana). Ed elabora ricette da capogiro: non solo per il loro gusto sublime; anche per le torve reazioni che provocano nei commensali del suo ristorante. La sua fama cresce in un rutilare di soffritti e intingoli… nonché segreti culinari a dir poco eterodossi, che lui - presuntuoso al parossismo - definisce ispirati, geniali, atti di comunione tra l’artista e la sua materia. Ma che il suo psichiatra definisce depravati, folli, ripugnanti. Fin dall’inizio si sa che Orlando è finito in carcere: pluriomicida. E lo psichiatra della prigione intuisce che la chiave per capire il suo paziente è in un testo intitolato Il pasto incestuoso: amore per la madre e cannibalismo. Ebbene sì, il più orrido segreto (tra i tanti) dei piatti celestiali di Orlando è che raggiungono l’apoteosi quando lui scopre le delizie della carne umana.
Sono i contenuti estremi dei suoi romanzi, Mister Madsen, a farle difendere così strenuamente l’anonimato? O è solo una trovata pubblicitaria? "Né l’uno né l’altro", risponde la sua voce per telefono all’Inghilterra. Confessioni di un cuoco eretico è un noir grottesco e ormai nella fiction si può dire qualsiasi cosa. Quanto alla pubblicità… il mistero è controproducente, perché non potendomi mai svelare non posso neanche spiegarmi fino in fondo. Alcuni lettori mi hanno addirittura scritto chiedendomi se avevo mai sperimentato le mie ricette di carne umana. Si può essere più idioti? Il vero motivo per cui uso uno pseudonimo è che ci sono persone nella mia vita che si sentirebbero offese per ciò che scrivo. E io preferisco esprimermi liberamente, nell’anonimato, piuttosto che frenarmi per rispetto nei loro confronti".
La prosa di Madsen è colta, piena di riferimenti letterari, filosofici, musicali… ma anche molto esplicita. A tratti parodistica, a tratti surreale, a tratti a luci rosse nelle peripezie di Orlando, deciso a farsi strada vendendo il suo corpo a vecchie e vecchi assatanati, (ma riservando il suo piacere a rapporti ancora più morbosi).
"Creando un grande chef ho voluto raccontare l’arte della gastronomia. Perché anch’io sono un cuoco provetto", spiega Madsen. "Quando faccio dire a Orlando che il ruolo di una buona salsa è simile a quello del pianoforte nei Lieder", la penso proprio come lui: la cucina è una musica sublime". Ma quel cuoco è anche un filosofo delirante che elabora un’assurda teoria della fagocitazione. E un poveraccio schiacciato dal complesso di Edipo. "Con ciò ho voluto prendere in giro altre due sfere importanti della mia vita: filosofia e psicologia".
Come ha detto? Che avesse insegnato la prima si sapeva, ma la seconda è una novità… "Ho fatto un’analisi personale e poi il training da psicoanalista. Juhnghiano. Con le teorie paradossali di Orlando dileggio i filosofi che si prendono troppo sul serio. Con l’interpretazione psichiatrica della sua ossessione edipica irrido gli psicologi Freudiani: ormai non si può neanche più dire "buongiorno" senza essere analizzati in cerca di turbe infantili". Di psicologia ha anche scritto? "Sì, con il mio vero nome. Ora sto lavorando a un saggio che spiega la materia ai non addetti ai lavori".
Beh, qualcosa dell’uomo dietro a David Madsen adesso la incominciamo a scoprire: psicoanalista, filosofo, teologo… Che ha vissuto a Roma: "Otto anni. Città meravigliosa e frustrante, dove il biglietto del treno si compra ovunque meno che in biglietteria". Ed è anche cuoco, pur essendo inglese: un così trasgressivo erotismo della cucina poteva venire solo dalla cultura anglosassone, dove per secoli il puritanesimo ha soffocato i piaceri della buona tavola.
"E’ vero. Cosa si aspetta da una civiltà che si riconosce nel fish and chips? Mentre però nel nano gnostico c’era molto di me, nel cuoco eretico c’è di mio soprattutto lo sgomento nello scoprire quanto sia strana, inquietante la natura umana".
Madsen fa una lunga pausa. Poi continua: "Se devo essere assolutamente sincero - è la prima volta che ci penso - credo che al centro di questo secondo romanzo ci sia una silenziosa disperazione: filosofia e psicolgia, pilastri del pensiero umano, vengono presentati come fallimenti. Non solo: i personaggi sono tutti negativi, sgradevoli. Il sesso è calcolo, morte, cannibalismo. Forse per questo ho usato l’arma dello humor grottesco. Per controllare temi lugubri, desolati".
Come procede, Mister Madsen, nella scrittura? "Parto sempre da un’immagine folgorante che costringe a continuare, saperne di più. Ma neanch’io so dove va a parare. Certo, ho in mente una trama, una struttura, poi però mi calo in una dimensione fantastica, di sogno, e spesso i personaggi mi prendono la mano, finiscono per fare cose inaspettate anche per me. Confessioni di un cuoco eretico è un romanzo surreale, fuori del tempo. Irrazionale". Madsen scoppia in una risata: "Solo il cielo sa che casino c’è nel mio inconscio".
Che lui sia proprio uno psicanalista che mantiene l’anonimato per non turbare i suoi pazienti?

Antonella Barina


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Se la mamma mi scopre questo libro mi frusta. Meglio non farglielo vedere, perché non è per bambine come me. C’è un cuoco depravato e simpatico che ne fa di ogni, sempre al servizio di quella che lui chiama la sua arte. Lo seguo in diverse avventurose situazioni, da Londra a Roma, fino in Svizzera, attraverso ricette e sensazioni, sinestesie e delitti, eccessi e colpi di scena. È divertente ma la mamma non lo capirebbe.


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Mia sorella si chiama Francesca e legge parecchio, un po’ per passione, un po’ per ammorbarmi con le sue impressioni post lettura. Impressioni che mi ha pregato di condividere con voi.
Un romanzo che ha letteralmente ossessionato Francesca è il secondo lavoro di David Madsen, pubblicato recentemente da Meridiano zero. A metà fra una raccolta di ricette e un racconto erotico, Confessioni di un cuoco eretico somiglia più, parole di Francesca, "a un minestrone deliziosamente agrodolce, composto da ingredienti quantomeno stravaganti."
Come il precedente Memorie di un nano gnostico, anche quest’opera di Madsen è ambientata a Roma. Se prima il protagonista era un improbabile popolano di trastevere che grazie alla sua deformità era riuscito ad accedere alla gnosi, in Confessioni di un cuoco eretico la vera star è la carne, considerata non solo come pietanza, ma come elemento alchemico in grado di scatenare reazioni incontrollabili. Le conseguenze di un pasto a "il giardino dei piaceri" infatti sono simili agli effetti della più potente fra le droghe. "Tutto merito dello chef" spiega Francesca "il grande artista Orlando Crispe, è lui il genio, l’artefice delle più succulente e macabre pietanze che siano mai state servite in un esercizio pubblico". In effetti, mano a mano che gli ingredienti della sua cucina vengono svelati, la delizia cede il passo al disgusto: quando l’arte entra in gioco, direbbe Crispe, non c’è taglio di carne che si possa risparmiare. A farne le spese sono critici culinari, massoni d’oltralpe, cantanti lirici, nobildonne romane e ogni sorta di avventuriero che abbia l’ardore di prenotare un tavolo a "Il giardino dei piaceri". Il tutto in un crescendo di euforica follia che inevitabilmente culmina nel dramma finale: l’incarcerazione di Crispe. Dramma che non si conclude dietro le sbarre di Regina Coeli. Dramma da cui non scampa nemmeno l’incolpevole dottor Enrico Balletti: incaricato dal direttore sanitario del carcere di indagare le mente di Crispe e scoprire l’origine psicologica delle sue stravaganti teorie sulla fagocitazione, verrà fagocitato anch’esso, in un tourbillon di elucubri e irrefrenabili deliri.
Secondo Francesca lo stile di Madsen è impeccabile: "nessuna sbavatura, né cadute di tono. L’intreccio è ordito in modo superbo, condito da riferimenti storici e sostenuto da una prosa mai banale, da un lessico esatto, talora persino raffinato, nonostante abbondino scene di una perversione inaudita". "Un romanzo per stomaci forti!" esclama Francesca. Un romanzo del quale non si può parlare senza fare riferimento al suo autore: David Madsen, infatti, è solo lo pseudonimo dietro al quale si cela un fine teologo inglese, professore universitario, che in una delle rare interviste che ha rilasciato si definisce un cattolico praticante, ma con un insano gusto per il grottesco.

Carlo M.


calma.splinder.com, 12.4.07

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Riallacciandomi all’ultimo post parlerò un po’ di libri, va’...
Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen. Stamattina ho fatto un giro sul sito dell’editore e ho ordinato gli altri romanzi di Madsen (Memorie di un nano gnostico e Amnesie di un viaggiatore involontario). Madsen è uno che ha stile, c’è poco da discutere: denso e pastoso (usa lemmi quali redolente e icore, per esempio) scivola tuttavia scorrevolmente. Dà l’idea d’una salsa equilibrata: stuzzica e non stomaca mai (e sì che qualche passaggio fuori le righe questo cuoco lo riserva senza meno). Non amo le recensioni che riassumono le trame. Forse perché - eccetto i casi in cui stile e musicalità rasentano lo zero, sicché è il dipanarsi nudo degli eventi a dare senso alla lettura - del "fatto raccontato" non mi interessa poi molto. Alla fine non resta che una sorta di fondo di cottura, sintetizzabile con un "M’è piaciuto, Mi ha trasmesso emozioni". Oppure no. Polare. Manicheo.


letteratura_gastronomica, 31.10.07

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La carne è servita

È la specialità della casa ed è il Maestro Orlando Crispe a mettercela nel piatto, mentre i suoi fidi assistenti, Jeanne a Jacques (due gemelli molto fuori del comune), ce la servono.
La possiamo gustare seguendolo prima nel suo Bistro a Londra, poi al Giardino dei piaceri di Roma, quindi in Svizzera, nel suo ristorante ginevrino Le plat d’argent, con una pausa intermedia che lo vede ospite della casa circondariale romana dove sconvolge lo psichiatra che lo segue – tale Enrico Balletti – il quale presenta al direttore sanitario di Regina Coeli rapporti sempre più travagliati.
Rapporti che ci permetteranno di conoscere Orlando Crispe in tutte le sue angolazioni se leggeremo – e lo consiglio vivamente – Le confessioni di un cuoco eretico (Meridiano zero). Un libro senza dubbio intrigante e affascinante, come il suo protagonista e il suo autore, David Madsen, che ci coinvolgono in una storia succulenta, inverosimile (spero proprio di pura fantasia) che appassiona, anche se la carne cui si riferisce sia diversa da quella che si potrebbe immaginare di primo acchito.
Vittima di uno smisurato complesso di Edipo, Orlando inizia il suo percorso "carnale" con un morso che da piccolissimo dà alla mammella della madre sviluppandolo poi da adulto nell’attrazione erotica verso i quarti di bue (!). I suoi piatti sono senza dubbio gustosissimi e costituiscono la prova di uno straordinario talento e di una profonda passione che lo fanno immergere nelle esoteriche delizie delle sue adorate carni: di amare, onorare e obbedire ad esse prodigandovi il suo genio culinario; di operare le sue magie alchemiche e trasmutare quella materia prima nell’eccellenza dei grandi piatti classici; di sperimentare, inventare, adattare e precipuamente creare sontuosi capolavori.
Come, ad esempio, il Boeuf Stoganoff, il Lombo di maiale arrosto con ripieno di pesche e kumquat, le Polpette del Giardino dei Piaceri, le Aiguillettes de canetons à l’esprit de femme, lo Steak tartare, le Noisettes de curé aujourd’hui, il Manzo gordiano dei piaceri del dolore, Noisettes à la crème au coeur de passion e molti altri.
Tuttavia queste squisitezze ingenerano degli effetti strani che dipendono dalla provenienza della materia prima, dal tipo di taglio, dallo stato d’animo della bestia al momento della macellazione…
Una volta fuori del carcere, dai fornelli de Le plat d’argent, il nostro chef porta quasi all’orgasmo un noto critico gastronomico con un piatto di carne tenera e marinata in speciali succhi.
"Non cesso di approfondire la mia arte alchemica, – garantisce – di affinare e perfezionare le mie tecniche, scoprendo costantemente nuovi metodi e nuovi mezzi, votandomi senza riserve alle sue certezze e alle sue possibilità." Oh, può esserci al mondo un mangiatore di carni più felice di Orlando Crispe?
Attenzione, però, a non farvi allettare troppo: come Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti, anche Orlando potrebbe avere un amico per cena stasera!

Loredana Limone


letteratura_gastronomica

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Da Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen
"Noisettes à la crème au coeur de passion"

Prima di preparare le "noisettes", sistemate la carne in una borsa frigo. Il cuoco deve togliersi tutti gli indumenti e adagiarsi di schiena su un letto comodo, con la testa appoggiata su un cuscino rigido e sostenuto. È fondamentale un sottofondo musicale che evochi sensazioni di tenero erotismo – non si richiede, si badi bene, la cieca impellenza della lussuria, ma un generico senso di crescente eccitamento.

1 piccola sella di carne con l’osso divisa in 2 lombatine e 2 filetti
1 spicchio d’aglio pelato e schiacciato
150 gr di panna molto densa
5 cucchiai di olio vegetale
1 rametto di timo fresco
pepe nero tritato sul momento

Con un coltello ben affilato, tagliare ciascuna lombata in sei noisettes, ognuna dello spessore di circa tre cm. Cucire i filetti in tre o quattro punti con uno spago e tagliarli in quattro fettine. Metterli da parte.
Mescolare due cucchiai di olio, l’aglio schiacciato, il rametto di timo e la condensa raccolta in precedenza dalla borsa. Far cuocere a fuoco lento, rimestando continuamente per circa 6 minuti. Aggiungere la panna, due cucchiai da tavola di acqua fredda, pepe nero per insaporire, e far sobbollire dolcemente per circa 15 minuti, o fino a quando il liquido non acquisti la consistenza di una salsa. Togliere il timo.
Riscaldare l’olio rimasto in una padella e aggiungere la carne, facendola rosolare da ogni lato. Continuare fino a che non sarà poco più che al sangue. Servire su un piatto caldo, ricoprendo con la salsa.


www.libroblog.it

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Il piacere sublime della carne e il cuoco suo amante

Léggere di "carne" dà sempre un brivido profondo che porta immagini e richiami che vagano dall’erotico al funereo, dal chirurgico al gastronomico, ma sempre affascinanti, sempre accompagnati da turbamenti sottili, piacevoli, molesti.
Confessioni di un cuoco eretico, il libro di David Madsen appena uscito per Meridiano zero gioca molto sottilmente con queste sensazioni raccontandoci di Orlando Crispe, un cuoco d’eccezione, un vero Maestro dell’arte culinaria capace di inventare ricette da capogiro e cene che provocano reazioni impensabili nei commensali. La carne la vera regina dell’arte di Crispe, il blocco di marmo in cui lui intaglia le sue creazioni, la materia prima della sua attività alchemica. Una passione sfrenata e ossessiva per la carne che travalica l’angusto spazio tra i fornelli, arrivando ad assumere connotazioni morbose che lo portano a voler essere una cosa sola con le pietanze create "trasmutando" i corpi degli animali in in brasati, tartares e arrosti.
E questo gli fa compiere atti di comunione con la sua materia che lui considera divini, ma che il suo psichiatra etichetta come folli, depravati e ripugnanti. Emergeranno dunque alcuni segreti davvero terribili come la scoperta delle delizie della carne umana. Così, mentre alla sua mensa si succedono una varietà di personaggi curiosi – alte cariche ecclesiastiche, giornalisti di fama, potenziali mecenati – Orlando elabora nuove e visionarie teorie gastronomiche, in grado di produrre effetti sempre più sorprendenti sugli avventori. E per spingere la sua arte verso vette ancor più celestiali, non esita a sperimentare alcuni di questi stessi avventori come ingredienti per i suoi piatti.
Confessioni di un cuoco eretico è un noir grottesco denso di riferimenti letterari, musicali, filosofici, di ironia nei confronti della psicanalisi; una scrittura surreale e provocatoria, divertente ma anche esplicita e passionale tanto da trascinare i lettori a riscoprire quell’esperienza unica racchiusa nel piacere della carne ed a farci riflettere, anche se solo per gioco, su alcuni input "salutisti" alla demonizzazione della carne quale cibo apportatore di malessere e di mali.

Isabella Moroni


scritture.blog.kataweb.it, 15.5.2006

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Uno smarrimento lussurioso, un romanzo che, pagina dopo pagina, avvolge di vellutato delirio. Riuscitissimo, perfetto piatto prelibato, un pizzico di Divino Marchese trasportato nel contemporaneo, frammenti di Wilde suddivisi con equilibrata saggezza (l’unico aspetto "equilibrato" del testo) fra i vari caratteri che incarnano le maschere e i feticci, gli atteggiamenti e le mosse tipiche di alcuni dandy.
Una scrittura che ora si adatta al trattato, ora al film grottesco senza per questo riservare neanche una sbavatura, senza una macchia, una caduta, un arresto. Si tratta di confessioni perverse e profane, con coltissimi riferimenti, esoterismo e alchimia, psicoanalisi e sgomento. In ogni riga.
Sto parlando di Confessioni di un cuoco eretico del sedicente (si tratta di uno pseudonimo ma anche questa potrebbe essere un’astuta invenzione) David Madsen. E’ un libro per palati voraci e raffinatissimi, in senso reale e figurato, appena pubblicato da Meridiano Zero.
Sintetizzare la trama è impresa titanica e nociva, perché il romanzo va letto, direi gustato, mangiato, deglutito riga dopo riga, apprezzando i giochi di parole, i richiami, le ricercatezze volute, gli svolazzi linguistici che nulla tolgono al ritmo, anzi al perfetto dipanarsi di una storia che fa venire voglia, una voglia matta, una fame irresistibile di tante cose ma soprattutto la vorace necessità di arrivare fino al sorprendente finale.
I protagonisti veri, oltre a tanti altri, non meno speciali e superbamente tracciati, sono le carni, la carne, intesa nel senso più ampio del termine, nel senso più avvolgente e onnicomprensivo, nel senso più primitivo ed inquietante: "Quanto a me, ero completamente in estasi; pensare a come avevo trasmutato le carni di un animale vivo - come per un arcano procedimento alchemico che trasforma il piombo in oro - mi trasportò in una dimensione della realtà più elevata, più luminosa, più dolce, più sapida, più ricca. Il bouquet del suo prezioso icore indugiava nella mia bocca come il retrogusto di un vino d’annata, come la grazia sontuosa di un sacramento amministrato per via orale. Ancor più, era carne assimilata dalla mia carne, due elementi che diventavano uno, un appassionato donarsi, riceversi e unirsi, ben più dolce e durevole dello scivoloso sussultar di natiche e d’inguini al quale pure confesso di essermi spesso abbandonato. Per me fu una vera estasi."
Non lasciatevi ingannare dal linguaggio forbito, anche se l’eleganza dell’eloquio nella splendida traduzione di Francesco Francis è eccitante quasi quanto alcune scene. Questo libro è un piccolo classico. Sarà facile classificarlo come un romanzo "di genere" ma è un capolavoro.
Il protagonista affetta le carni, si muove con armonia sinuosa nello spazio e ogni suo gesto, ogni suo atto, anche i più abbietti e perversi, sono impregnati di una grandiosità e di una bellezza che solo in certi quadri si può ritrovare, quei quadri torvi e cupi che dell’ uomo rappresentano il lato nero, quello che di solito rimane incarcerato nei luoghi inarrivabili, nelle segrete dei castelli.
E’ un romanzo costruito su vari piani, con frequenti elementi filosofici perfettamente amalgamati alla narrazione, come perfettamente amalgamati sono gli ingredienti delle Rosettes d’agneau Parmentier, come quelli del Millefeuille de chocolat Arlequin, ma anche quelli del Lombo di maiale arrosto con ripieno di pesche e kumquat.
Fondamentale nella narrazione è la ricorrente, celebratissima, venerata Regina di Highgate, la madre amatissima del protagonista, che lui cita e alla quale fa costante riferimento: "Adoravo mia madre. Quando dico che oltre che madre fu per me l’unica amica e compagna, già mi sembra di vedere i cinici di formazione psicologica mettersi a chiocciare e ad assentire saputamente con quelle loro teste imbottite di teorie, ma è proprio così. Esisteva fra di noi - fin dal primo momento credo - un legame osmotico che le permetteva di intuire e far suo ogni mio stato d’animo, ogni sfumatura d’emozione, ogni nube estiva e ogni ombra autunnale che attraversava il paesaggio della mia anima e di rispondere immediatamente....quale ragazza - per quanto "brava" - avrebbe potuto essere all’altezza della nobiltà e della bontà di mia madre?... Mi sono congiunto con un gran numero di creature stupende, di entrambi i sessi, ma non ho mai amato altri che la mia Regina di Highgate."
Un romanzo erotico ma nel senso in cui l’erotismo si fa parodia e cattedrale, dettaglio preciso e descrizione universale, cattedrale e alcova.
L’autore è conosciuto anche per un libro, sempre pubblicato da Meridiano Zero dal titolo Memorie di un nano gnostico, ugualmente superbamente decadente e colto (qui potete leggere una sorta di "Intervista" all’autore che pur non si svela http://www.spoiledink.com/).
Ha la capacità di una scrittura folle e visionaria, che non smette di celebrare l’arte e il genio attraverso le strade più singolari e oblique, narrando una storia che sa disturbare, divertire, eccitare, incuriosire.
Una storia-ossessione, pagine dove la scrittura si genuflette di fronte all’intelligenza e solo a quella, dove ogni elemento disgustoso viene reso sublime fino a diventare icona e simbolo di qualche ombra oscura delle umane sventure, sicuramente più comune di come possa sembrare e di come possiamo (forse) sperare.
Un libro di sconcertante decadentismo contemporaneo, delizioso e perversamente comico. Purissima e devastante collezione di sinestesie e colpi d’ala che lasciano senza fiato e col dispiacere di essere arrivati alla fine.

Francesca Mazzucato


www.identitagolose.it

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Ultimo consiglio: il romanzo di David Madsen per Meridiano zero Confessioni di un cuoco eretico. Dal risvolto: "Tra cucina, erotismo e filosofia un irresistibile pamphlet antivegetariano" che inizia così: "Non ho ucciso Trogville. Dicano pure quel che vogliono, ma non l’ho ucciso. Sì, d’accordo, ho sciolto un…". Buona lettura.


www.infinitestorie.it

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CHE COSA STANNO LEGGENDO:

Boosta dei Subsonica: David Madsen, Confessioni di un cuoco eretico

Il suo commento:

Ironico, violento, delirante e cinico viaggio di un cuoco nella sua ascesa ad Artista. Dall’Inghilterra a Roma. Dagli alberghi di lusso al carcere. Dalle cucine alle stanze da letto. Dalle salse più delicate ai migliori tagli di carne umana. Nessuna redenzione ad aspettare alla fine della cena. Tutto sommato, visto da vicino, il conto non è neanche così salato.


max.corriere.it/blog

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Soltanto uno chef d’eccezione, un vero ed esperto virtuoso, poteva allestire un menù così succulento: un romanzo stracolmo e lussurioso, anomalo e ossessivo, perverso, sarcastico e visionario. Che sta alla narrativa omologata che ci circonda come un banchetto di Trimalcione a un toast (non farcito). Gli ingredienti sono questi. Un autore, inglese, coltissimo, già professore di filosofia e teologia, che ha vissuto otto anni a Roma e scrive romanzi sotto pseudonimo; questo è il secondo, il primo (cult) si intitolava Memorie di un nano gnostico. Un protagonista, cuoco sopraffino ed ex galeotto, che si chiama Orlando come uno dei personaggi più ambigui della letteratura inglese, e che porta la sua arte a una perfezione che sfiora la decadenza, e poi la sorpassa. Un’ambientazione grottesca, pullulante di personaggi, di dedizione ai piaceri della carne. Nel senso della carne che il cuoco manipola sul suo ceppo di marmo, e anche nellÕaltro senso, nel senso dei sensi… La spezia finale è il tabù più profondo, che qui viene ovviamente violato. Da Afrodita di Isabel Allende a Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, tutti i libri sul crinale ambiguo fra piacere gastronomico e piacere carnale sembrano sciapi al cospetto: questa è morbosità sublime.

Giovanna Zucconi


nientelietofine.splinder.com, 8.5.07

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Leggere un libro di Madsen è un’esperienza fuorviante. Perché l’argomento che tratta è raccontato in maniera tale da farti chiedere quanto sia inventato e quanto reale.
Abbandonati lo gnosticismo e i vizi del papato medievale, ci regala un pamphlet antivegetariano che unisce cucina erotismo e filosofia.
Orlando Crispe, lo chef protagonista di questo gustoso romanzo, ama cucinare e inventare piatti a base di carne. E la carne è il suo Paradiso e il suo Inferno, il motore da cui tutto parte e a cui tutto tende.
E Crispe ama sperimentarne tutte le possibili variazioni; anche a discapito degli ignari avventori che affollano il suo locale. E alla fine, le ricette che prepara, hanno effetti talmente devastanti che rischiano di rovinargli la vita.
Aiutato da due gemelli che definire erotomani è un eufemismo, dopo innumerevoli traversie riuscirà a salvare la pelle e a creare, finalmente, il suo capolavoro: L’Aiguillettes de canetons a l’esprit de femme.
Ma per riuscire ad apprezzarlo "è bene che siate un vero mangiatore di carni."


www.onli.it, 12.10.11

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Certo, Confessioni di un cuoco eretico è un libro. Ma se fosse cinema verrebbe da pensare subito al Marco Ferreri di La grande abbuffata o al Peter Greenaway di Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, perché il romanzo di David Madsen (già autore di Memorie di un nano gnostico e di Amnesie di un viaggiatore involontario, entrambi come questo per Meridiano zero) pesca (o pastura verso) un identico immaginario, fatto di provocazioni ed esagerazioni, trasgressioni e surrealismi. Protagonista è Orlando Crispe, cuoco sopraffino: al punto che, si legge sul sito della casa editrice, "le ricette da lui inventate sono da capogiro e le cene che prepara nel suo ristorante romano, Il giardino dei piaceri, sono degli eventi a dir poco unici, non solo per la cucina sublime ma anche per le reazioni che il cibo provoca nei commensali. Il suo laboratorio gastronomico, dov’è coadiuvato da una bislacca coppia di gemelli, è tutto un vorticare di salse, pani, sughi, intingoli e paste". E fa riscoprire, sembra promettere, i piaceri della carne anche a chi vi ha rinunciato (almeno in un senso?).


openenklave.leonardo.it/blog, 14.7.06

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"È quindi da attendersi che al genio creativo si accompagni inevitabilmente la sofferenza. Io stesso ho sofferto di emorroidi per anni."
Solo un inglese poteva scrivere un romanzo come questo, soltanto ad un inglese infatti, nella fattispecie il professore universitario che si cela dietro lo pseudonimo di David Madsen (autore dell’apprezzato Memorie di un nano gnostico), è concesso il privilegio naturale di sguazzare con perversa eleganza nella palude miasmatica di carne e sesso di Confessioni di un cuoco eretico (la traduzione letterale del titolo originale suona tuttavia, con maggior rigore, Confessioni di un mangiatore di carne).
Il romanzo, disturbante e divertente al tempo stesso, è il diario del geniale chef inglese Orlando Crispe che nel suo ristorante romano, dal nome che rimanda a Bosch (Il giardino delle delizie), dispensa ai suoi altolocati clienti prelibatezze capaci di esaltare i cinque sensi fino a provocare in essi estasi orgasmiche ed eccessi di violenza. Il diario ricostruisce le vicende personali di Crispe dall’infanzia, dominata dalla figura titanica dell’adorata madre, fino all’arresto per l’accusa di omicidio. È arricchito di numerose e non sempre ripetibili ricette (il reperimento di alcuni tagli di carne e certi procedimenti di marinatura potrebbero creare imbarazzi comprensibili) e infarcito di citazioni colte, che vanno dalla psicanalisi all’alchimia.
Protagonista assoluta, inquietante, è la carne, su cui l’autore, a partire dalle esigenze della creazione artistica combinate con la feroce legge di natura, costruisce con rigore persino una precisa filosofia, che chiama fagocitazionismo. Scritto in un linguaggio colto ed elegante, Confessioni di un cuoco eretico è un romanzo erotico dal sapore decadente, ossessivo e mirabilmente capace, come il suo Orlando Crispe, di trasformare in creazione sublime gli ingredienti più disgustosi.

Vincenzo Terlizzi


saledalbuio.splinder.com

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"È quindi da attendersi che al genio creativo si accompagni inevitabilmente la sofferenza. Io stesso ho sofferto di emorroidi per anni."
da Confessioni di un cuoco eretico

Non ho mai prestato troppa attenzione al cibo che ingerisco. Che sia sushi oppure piadina precotta a me non importa. Basta che abbia un buon sapore. Sono un’abitudinaria culinaria, abbastanza scostante dei confronti del cibo. Lo sono sempre stata. Mia madre dice sempre che in questo ambito non le ho mai dato soddisfazioni. Fino a quattro anni compiuti mi sono sempre aggirata con il mio biberon di latte stretto nella mancina e se mo toglievano e provavano a cacciarmi in bocca un cucchiaio di omogeneizzato non c’era una minchia da fare. Se poi provavano a costringermi a inghiottire (mi tappavano il naso) vomitavo anche l’anima. Inde ho sempre avuto con il cibo un rapporto compulsivo di odioamore, (più odio, sinceramente).
Ma ultimamente mi sono imbattuta in esperienze gustative (spaghetti di riso con salsa thai e fiorentina di manzo) e in un libro, Confessioni di un cuoco eretico, che mi hanno fatto riconsiderare la questione.
"E se alla base del mio rapporto conflittuale con il cibo ci fosse un problema di rifiuto sensuale globale (Del tipo sono un mostro e mi merito zero gratificazioni)?"
Roba da Freud, miei amati devoti, con qualche granello di Baudelaire. Non avrei mai immmaginato delle sinestesie possibili tra quarti di bue e opere d’arte. Truculento e sanguinante, questo è un romanzo sui piaceri della carne a 360. Sesso, sodomia, quarti di bue, vagine e intingoli. L’ho trovato anche migliore di Memorie di un nano gnostico che era un po’ troppo manicheo e didascalico nell’esposizione delle dottrine gnostiche, con questo nano che supera il trauma della propria deformità convincendosi di essere stato creato da un Demiurgo malvagio separato da Dio il quale sarebbe espressione di un mondo puramente spirituale. Forse perché mi piacciono le grandi personalità dotate di sarcasmo e di sarcasmo lo chef Orlando Crispe ne ha da vendere. Il suo amore per la carne lo spinge a concepire la cucina come una pratica alchemica di elevazione della materia, qualsiasi tipo di materia. Individui da lui disprezzati in vita come il disprezzato genitore adottivo si trasformano una volta macellati in succulente portate da servire ai suoi ospiti. Ma siamo anche quello che mangiamo. E la carne umana non manca di sortire singolari effetti sui commensali. Fa da contraltare a questa titanica volontà di potenza incarnata nello chef lo psichiatra che si occupa di lui in carcere. Il suo lucido razionalismo viene piegato, schiacciato e smembrato dalla lucidità con cui il cuoco killer espone le proprie teorie da lui denominate Fagocitazionismo, le stesse che avrebbe potuto concepire un Nietzsche dietro ai fornelli. Un ricettario per carnivori che si trasforma in un’acuta riflessione sulla genialità del male (o se preferite sulla superbia dell’eccezionalità). Sconsigliato a colombe e anime tenere. Senza dubbio mi ha persuaso di una cosa. Non farò mai la critica gastronomica. Mai. (Non mi piacerebbe ritrovarmi con un vegetale piantato nel colon.)


www.sguardomobile.it, 9.12.06

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Leopold Bloom comincia la sua giornata ingurgitando un sostanzioso rognone - e giù gli esegeti a spiegarci che è tutta una metafora della carnalità del personaggio. Che dire allora di questo Orlando Crispe la cui vicenda potrebbe avere come incipit qualcosa di para-camusiano tipo "Oggi ho mangiato mia madre"?
David Madsen (a quanto pare un professore universitario inglese in incognito nel paese delle lettere) ci aveva già dato lo scorso anno le grottesche Memorie di un nano gnostico, romanzetto storico a tema che sullo sfondo delle guerre d’Italia e delle copule papali raccontava del buffone di Leone X e della sua scoperta del male insito all’esistenza; si trattava di una riedizione, in chiave appunto gnostica, del bellissimo e spietato Nano di Lagerqvist (ben consigliatoci da FSC), con una giunta di sesso e una riverniciata di gusto dell’orrido. Stavolta Madsen (che sta per altro lavorando alla sceneggiatura del film che ne verrà tratto) ci offre questo "pamphlet anti-vegetariano", la storia di un mistico della gastronomia che consacra la propria esistenza alla "carne", in entrambi i sensi della parola. Dopo la saga di Hannibal Lecter, e magari dopo il caso del cannibale tedesco che aveva trovato su internet un partner disposto a farsi mangiare, è difficile stupirsi se a un certo punto la carne sessualmente intesa la si ritrova in tavola, ma il romanzo trova il passo migliore forse proprio nel climax delle ricette, microgenere letterario che si comincia ad esplorare con un anodino (per quanto pomposo) Boeuf Stroganoff per ritrovarsi sul finale con delle strepitose Aiguillettes de canetons à l’esprit de femme a base di petto d’oca giuliva. Si percorre d’altronde tutta la storia clinica di Crispe, da un neonatale morso alla mammella materna fino ad un adulto parossistico slancio erotico verso i quarti di bue, e non poteva mancare il tradizionale controcanto narrativo costituito dalla figura dello psichiatra. Si evoca facilmente il dottor S. in conflitto con Zeno, ma forse il richiamo più appropriato è invece al fittizio prefatore della Lolita di Nabokov, una figura così moralista da farci mille volte preferire il viscido Humbert. Crispe, autodefinitosi filosofo del "fagocitazionismo", ha in comune (per opposizione) con l’universo nabokoviano diverse altre cose, a partire dal culto per la sinestesia (la capacità di percepire ciò che esiste con sensi diversi da quelli designati a percepirlo), algida nel genio russo-americano, qua caldissima ed attivabile addirittura a comando - ma soprattutto l’idea del mondo come errore di un demiurgo. Se infatti per certi ingredienti serviti ai suoi inconsapevoli clienti Crispe può ricordare il dadaismo scatologico-alimentare di un Fight Club, l’ispirazione è qua invece nient’affatto sociale (tant’è vero che la vicenda comincia ad Highgate, sulla tomba di Marx) e del tutto escatologica; comporre (sinfonie o salse) è divino, e sono stati "senz’altro gli intossicanti profumi delle future carni sacrificali ad accendere le nari di Yahvè" predisponendolo nientedimeno che alla Creazione. Dove, in tutto ciò, finisca la satira e dove cominci il puro delirio letterario, non si sa, però il piacere (con qualche inevitabile nauseetta) dura per tutto il libro, composto per cliché (da un Edipo da manuale fino a classiche "botte in testa" rivelatorie del senso della vita) ma con un’anima originale e con una scrittura corposa e (inutile dirlo) gustosa.
Per chi gli sta sulle palle i minimalismi da nouvelle cuisine.

Giulio Braccini


sidgi.splinder.com

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Dopo le Memorie di un nano gnostico che ho AMATO alla follia ecco la seconda fatica di questo autore ben strano… che scrive sotto pseudonimo e non si capisce se è italiano o straniero, prete o studioso o insegnante o nano o cuoco… Questo libro m’è piaciuto parecchio ma gli preferisco, ancora, il precedente che ho consigliato e regalato a chiunque!