il Foglio, 13.9.07 |
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Quando un accademico impeccabile, si spoglia dellaura e dei panni professorali e indossa una succinta copertina di genere impreziosita dal boa di struzzo da un brillante nom de plume può permettersi linaudito. Se poi, mettendo in scena i suoi personaggi, spegne subito tutte le luci e li fa muovere a tentoni e spintoni: spinti per amore o per forza (per libido concupiscente o legittima difesa) ad allungare le mani, si permetterà anche indicibile. Non si può dire chi sia, David Madsen. Pseudonimo di un professore universitario inglese attualmente pare domiciliato e impiegato a Copenaghen.
Per insegnare filosofia? psicologia? italianistica? storia dellarte? storia del pensiero rinascimentale? A dispetto del successo riscosso dentro e fiori la Gran Bretagna con la serie dei suoi romanzi pseudoeruditi (o anche eruditi per davvero: a tutte le suddette discipline attingono infatti con disinvoltura le Memorie di un nano gnostico, le Confessioni di un cuoco eretico e pure queste ultime Amnesie di un viaggiatore involontario), laccademico dietro al nom de plume raffinatamente banale di David Madsen è riuscito a tenere avvolta nel buio più nero la propria intrigante identità.
E in pieno blackout inizia il diariodi bordo - redatto in prima persona, dunque evidentemente coi ritrovato senno di poi del suo viaggiatore malgré soi. Giusto il lampo di luce che illumina nel vagone ristorante la forchetta sospesa a mezzaria con un boccone di filet de bouf polé villette e limpianto elettrico del treno lanciato nella notte "per gelide lande innevate" è belle fulminato. Interrotti, con la corsa e la cena, anche il flusso naturale dei ricordi e il più corrente senso dellorientamento, il giovane in trasferta non sa più chi è, dovè, né dove sia diretto. Saltati tutti i contatti, non gli rimane che quello in effetti del tutto privo di tatto con le mani rapaci, bramose e lascive che lo avvinghiano nel buio, e il ruvido attrito con un paio di guance mal rasate. È un maschio! "Ma chi è, come si permette?". Non sarà mica il dottor Freud? Non fa in tempo a riaccendersi un lumicino nel convoglio fermo sul binario, e il passeggero smarrito, smemorato e molestato (ma non cè stato stupro, niente infrazioni irreparabili: "Solo un po di frottage") si trova seduto di fronte un tizio che si presenta col nome e cognome del luminare della psicoanalisi. Che cè di strano? "La gente non sa concepire la possibilità anzi la certezza se si considera il vasto numero di abitanti passati e presenti di questo pianeta che due esseri umani abbiano lo stesso nome", si picca risentito il vecchio Sigmund il quale, secco, barbuto e pinzato nel pince-nez, naturalmente viene da Viennà e fa lo psichiatra. Strano non sarà nemmeno, allora, che il dottor Freud prenda per mano linvolontario "paziente" e lo accompagni passo passo dentro un incubo.
Finiranno al castello di Fluechstein: ospitati dal conte Wilhelm (un fanatico della caccia alla mucca), coccolati dalla contessina Adelma (una maniaca del sesso avventuroso e dello studio del cirillico), invitati a un sontuoso banchetto, e indotti a prendere parte (attiva) a un simposio sullo jodel. Incerto dallinizio alla fine è se a condurre il gioco siano il maestro omonimo dellinterpretazione dei sogni, lanamnesi controvoglia dellanonimo eroe, o le manovre nellombra dellautore pseudonimo che come niente fosse salta qua e là dalla citazione raffinata allallusione scurrile, dalla precisazione filologica alla sconcia provocazione sopra le righe. Chissà che alla fine non si sveli slavista virtuoso e scrupoloso, col vizio dei vocalizzi intonati dagli alpigiani tirolesi.
Alessandra Iadicicco
www.railibro.rai.it |
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Il viaggiatore involontario
"Hendryk non è certamente il mio nome. Almeno non penso che lo sia, anche se dal momento che non so quale sia, potrebbe anche esserlo. Potrei anche essere ancora sul treno, e star sognando tutto questo".
Shakespeare sosteneva nella Tempesta che gli uomini sono fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. E come dargli torto, quando effettivamente tutta la nostra vita è mossa dai desideri che si nascondono dietro a quello che sogniamo. Tuttaltra cosa è quando, invece, sono i sogni che si sostituiscono alla realtà, facendoci perdere ogni cognizione e misura. È quello che accade alleccentrico protagonista dellultimo romanzo di David Madsen, il professore universitario inglese che si cela dietro a questo pseudonimo.
Autore delle Memorie di un nano gnostico e delle Confessioni di un cuoco eretico, Madsen non poteva che chiudere questa sorta di trilogia con le Amnesie di un viaggiatore involontario, storia di un uomo che si ritrova già nella prima pagina del libro, solo nel vagone ristorante di un treno dopo un blackout. A fargli compagnia improvvisamente una voce, quella di un certo dottor Freud, forse non a caso, psichiatra e autore di un libro omonimo come il famoso analista dei sogni. Inizia così lamnesia del protagonista, che non sa né il suo nome, né la sua identità, né tantomeno la destinazione del suo viaggio. È anche sprovvisto di biglietto e per questo motivo rischia sette anni di lavori forzati, secondo la pena prevista da uno strano e sadico capotreno, che diventa anche lui compagno del suo viaggio.
Il seguito è una serie di avventure imprevedibili e paradossali, che fanno del protagonista un famoso esperto di jodel, invitato da un conte che si diletta nella caccia alle vacche, a tenere una conferenza nella propria tenuta. In questo castello, Hendryk (questo il nome che si dà il protagonista) conosce Adelma, la figlia del conte, una bellissima ragazza di cui si innamora e per cui nutre folli fantasie; il professor Bangs, un vecchio studioso chiuso da anni in una camera per portare a termine il suo assurdo magnum opus, alla ricerca di una risposta a tutto; larcivescovo Styler, il creatore di una nuova setta distaccata dalla Chiesa ufficiale, figlia di un nuovo modo di vedere la religione, più permissivo e anticonformista. Tutti personaggi caratterizzati dalleccentricità e dalleccesso.
Durante tutto il viaggio che continua (forse) anche fuori dal treno, il problema fondamentale diventa la paura di scomparire perché sognati e non sognatori. Cè il dubbio di tutti di essere allinterno di un sogno. Ma di chi? Chi è che sta sognando? Paura che diventa il nucleo di interminabili conversazioni tra Hendryk e il dottor Freud, dialoghi che piacciono per il lessico colto e preciso, per la verosimiglianza della costruzione. Ciò che, infatti, sorprende e affascina di questo libro è la concordanza tra contenuti paradossali e talvolta esagerati e uno stile, invece, semplice, di facile lettura e gradevole. Un paradosso che diventa quasi credibile, oltre che molto divertente
"Anche lei va a N.?"
Trassi un profondo respiro.
"Anche questo fa parte del sogno," bisbigliai. "Non ricordo dove sono diretto."
"Ma... se continua a non ricordarsene... diavolo!... allora lei sta ancora sognando. Se fosse sveglio, ricorderebbe dove deve andare, non ne conviene?"
"Vuol dire," gridai, "vuol dire che anche lei è parte del mio sogno? Che sto sognando tutta questa nostra conversazione?"
Unespressione costernata attraversò il viso del dottor Freud.
"Spero proprio di no," disse. "Questo avrebbe per me implicazioni di una natura alquanto inquietante."
"Già, è naturale. Questo implicherebbe che lei in realtà non esiste."
"Eppure mi sento quanto mai reale. Ho una casa, una famiglia, una professione nella quale posso vantarmi di aver raggiunto un qualche modesto successo. Comè possibile che non esista?"
"Lei esiste solo finché io continuo a sognarla," dissi io, sentendomi piuttosto importante. "E adesso voglio svegliarmi. Anzi, penso proprio che lo farò."
E invece no. Hendryk continua a viaggiare con i suoi compagni, vittime addirittura di una rivolta delle vacche, impazzite per lo jodel intonato da tutti gli invitati durante la conferenza. Fino alla fine, ci si continua a domandare fino a dove arrivino i sogni del protagonista, se davvero qualche personaggio non sia il ricordo di una persona realmente conosciuta. Un viaggiatore involontario nei propri ricordi e nelle proprie fantasie, autore suo malgrado di un sogno che in alcuni tratti assomiglia più a un incubo. Perché, come scrive Madsen:
"Nei sogni, amico mio, gli elefanti volano sulla luna, le torte al cioccolato fanno perdere peso, le stelle del cinema si innamorano perdutamente di noi, e i morti tornano in vita per un po giusto per fare conversazione."
Ma è anche vero che i sogni sono delle creazioni che spesso pilotiamo partendo dalle nostre paure o dai nostri desideri. È come la letteratura che nasce spesso dalle fantasie di uno scrittore desideroso di vivere in un mondo altro dove i personaggi agiscono come lui avrebbe voluto fare. La scrittura allora diventa il modo per uscire dalla propria realtà e avere lopportunità di viverne unaltra. Forse più sicura e protettiva.
Donatella La Viola
www.asterione.org, 26.5.07 |
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Finalmente il terzo tassello per capire la mente, fortemente disturbata e disturbante, di uno dei miei scrittori preferiti. Dopo Memorie di un nano gnostico e Confessioni di un cuoco eretico (tutti titolini semplici semplici) arriva sempre per lottima Meridiano zero questultima follia in cui capotreni omofobi e pervertiti chiaccherano allegramente con psicanalisti dal nome importante (Freud vi dice qualcosa?) di disfunsioni sessuali a volte rivoltanti, e dove nobil uomini dediti alla caccia alla mucca ogni tanto si intrattengono con le figlie tredicenni con il beneplacito di cardinali eretici e blasfemi.
Tutto visto dagli occhi di un viaggiatore che non sa chi sia lui o dove sia diretto, che si da un nome inventato che forse è il suo veramente
Insomma avrete capito la follia che permea queste pagine, da amare alla follia od odiare senza compromessi, inutile dire che io lo amoooooooo.
www.coolclub.it, 12.9.07 |
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David Madsen è lo pseudonimo di un professore universitario inglese che attualmente vive ed insegna a Copenaghen. Roma, città in cui ha soggiornato per diverso tempo, ha influenzato in particolare i suoi studi, orientandolo verso lapprofondimento della tradizione esoterica cristiana e la ricerca sui grandi eretici gnostici. Londra, città natale, ne ha ispirato la scrittura e la scelta di pubblicare in forma rigorosamente anonima. Dopo Memorie di un nano gnostico stravagante romanzo sugli inquisitori capitolini del cinquecento e Confessioni di un cuoco eretico bizzarra opera sullossessione creativa di un gastronomo per la carne cotta e cruda Madsen ritorna con una storia surreale e ricca di humour, che ci permette di scavare nella dimensione onirica della dimenticanza con lappiglio robusto di uno e più sorrisi. Hendryk viaggia solo su di un treno. Un black-out improvviso causa larresto del convoglio, e al ritorno della corrente il passeggero si ritrova smemorato, senza pantaloni, e in compagnia di due folli personaggi: il dottor Sigmund Freud, psichiatra ed omonimo del ben più celebre psicoanalista, e il capotreno Malkowitz, uomo rozzo e sgradevole che minaccia anni di lavori forzati per i viaggiatori sprovvisti di biglietto. Inizia con lincontro dei tre un viaggio impossibile sulla necessità di "ricordare", sullurgenza feroce e razionale di essere pienamente presenti a se stessi. Tra adattamenti strampalati alla realtà apparente, e tentativi traballanti di ricondursi al comprensibile, lautore dirige le sue creature sino ad un castello, in cui si organizzano senza sosta banchetti succulenti, battute di caccia alla mucca e conferenze sullarte dello yodel, costruendo uninsolita commedia dei sogni dentro i sogni. La sola riappropriazione dellidentità perduta può svelare la trappola che costringe i tre malcapitati, conducendoli però, anche, alla fine della loro esistenza. E allora, che fare? Destarsi dalle imprese assurde e senza misura, o continuare a dormire un sonno brioso e privo di cognizione? "Nei sogni, amico mio, gli elefanti volano sulla Luna". E Madsen, autore dallo stile pulito e dai contenuti resistenti, fa librare giocosamente nellaria le inquietudini e le angosce del pensare umano. Perché le paure si sciolgono solo se si parte alla ricerca della smarrita eccentricità, e i desideri si realizzano se ci si incammina con incoscienza verso leccesso proibito.
Stefania Ricchiuto
www.quaderniradicali.it, 15.7.07 |
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Se una notte dinverno un viaggiatore
si trovasse su un treno, senza biglietto e senza ricordarsi come si chiama, molestato nel buoi dallo scrivano di un venerabile maestro zen, seduto di fronte a uno psicologo di nome Sigmund Freud, in mutande e stivaletti?
David Madsen è, ancora una volta, follia a briglia sciolta. Dopo Memorie di un nano gnostico (2005), e Confessioni di un cuoco eretico (2006), leditrice Meridiano zero porta allattenzione dei lettori italiani queste Amnesie del geniale quanto grottesco autore inglese.
Romanzo surreale dalla prima allultima pagina, ricco di dialoghi e situazioni bizzarre, tra Elio e le Storie Tese e Il Barone di Munchausen.
Il nostro protagonista, seduto nella carrozza ristorante, sta per portare la forchetta alla bocca quando accade qualcosa di inaspettato: un improvviso black-out ed il treno si ferma.
Nel buio totale ha uno scambio di battute con un sconosciuto: lo zen, limperturbabilità, che rumore faccia lapplauso con una mano sola; poi di punto in bianco lo sconosciuto lo sovrasta fisicamente e tenta di violentarlo.
Torna la luce e il molestatore non cè più. Seduto al posto di fronte uno psichiatra di 84 anni, di nome Sigmund Freud (non quel Sigmund Freud, un omonimo perseguitato dal fatto di dover spiegare la cosa a tutti), che lo incalza sui risvolti psichiatrici di quelle che sembrano perverse fantasie. Solo a quel punto, il nostro si accorge di non ricordare nulla, come si chiama, dove sta andando, amnesia totale.
E questo è solo lincipit. La storia va avanti in un turbinio di invenzioni schizofreniche e paradossali; il treno si ferma in una imprecisata regione di montagna, sotto la neve. Non succederà nulla di normale. Madsen si diverte come un matto a creare personaggi comici e inverosimili come (dico questa e poi mi taccio sulla trama) il cacciatore di mucche.
Non è propriamente humor inglese, anche se alcune scene ricordano una creatività alla Monthy Pytons Flying Circus. Anzi, trovare un genere per questo libro è molto difficile; ironico senza dubbio. Surreale e grottesco, certo. Ben scritto, altrimenti non starei qui a segnalarlo.
Ma poi sono aggettivi che da soli non rendono bene lidea. Probabilmente non è il tipo di narrativa che piace a tutti indistintamente. Mettiamola così:
"Posso entrare," dissi.
"Lei è un matematico?"
"No."
"Un filosofo?"
"No, non lo sono."
"Considera folle la ricerca delle verità universali?"
"Penso che sia una gran stronzata."
"Questo rivela in lei il filosofo."
"Davvero? Be, in questo caso
"
"Non sarà per caso un fisico, un biologo, un teologo, un astronomo, un astrologo, un frenologo o un cartografo?"
"Nessuno di questi temo."
"Non tema, è una buona cosa."
"Perché?"
"Perché io sono tutte queste cose, e se lo fosse anche lei, la nostra contemporanea presenza nella stanza provocherebbe limplosione della sottostruttura atomica interdimensionale. Ne sono assolutamente certo."
"Secondo la mia esperienza," dissi, con una nota di mestizia "non si può mai essere certi di nulla."
"Ne è assolutamente certo?" rispose la voce.
Ecco, se leggere questo breve dialogo non vi ha fatto venire lorticaria, allora questo libro fa per voi. Una storia divertente da portare sotto lombrellone.
David Madsen è lo pseudonimo di un professore universitario inglese, con un lungo trascorso a Roma. La prima volta che leditore Marco Vicentini ebbe modo dincontrarlo, gli disse di essere un alto prelato della chiesa anglicana.
Edoardo Cicchinelli
www.thrillermagazine.it, 24.4.2007 |
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"Il sogno è continuo
non ha un inizio, un centro, né una fine. È come un fiume, solo che non ha una sorgente. Scorre in eterno. Quando dormi, non fai che entrare nel sogno e quando ti svegli, ne esci
Il sogno non dipende da te, per esistere. Va avanti che tu ci sia o no."
Preparatevi dunque a restare ipnotizzati in un sogno dentro un sogno dentro un sogno: una autentica matrioska è il nuovo romanzo di David Madsen, Amnesie di un viaggiatore involontario. Nel quale puo accadere che un viaggiatore solitario, dopo un improvviso blackout elettrico, su un treno, si ritrovi senza pantaloni al termine di una tentata aggressione (avances sessuali e un bacio, al buio, ma nessuna penetrazione, per lesattezza); e, soprattutto, che lo strano viaggiatore non rammenti più la propria identità né dove sia diretto. Che a fare compagnia al suddetto personaggio, affetto da amnesia, ci siano un dottor Sigmund Freud (omonimo del luminare padre della psichiatria e a sua volta psichiatra) e un capotreno villano e sadico, tale Malkowitz, con poteri speciali demergenza conferiti dal Dipartimento della Sicurezza Interna. E che, a un tratto, la curiosa terna si ritrovi, smontata dal treno, ospite del conte Willhelm, presso il castello di Fluechstein. Dove il viaggiatore affetto da amnesia (e in cerca della propria identità) scopre di essere atteso come relatore per una conferenza sullarte dello jodel, di cui è completamente alloscuro. E mentre il conte, patito di "caccia alla mucca", organizza sontuosi banchetti, il viaggiatore si rinserra in biblioteca per carpire informazioni sullo jodel: e fra i libri incontra la provocante Adelma, figlia del conte, intenta a leggere la Storia ragionata dellalfaberto cirillico. In un crescendo di situazioni comiche e surreali, mentre la conferenza incombe e divampa la passione per Adelma, il viaggiatore cerca la maniera per venire a capo di se stesso e del sogno in cui è intrappolato.
Una scrittura effervescente, una storia frizzante: e soprattutto credibile, nella sua incredibile moltiplicazione di situazioni assurde. Perché nel turbine delle matrioske oniriche, l essenziale è non destarsi: pena, che tutti i personaggi cessino di esistere, quando il sognatore apra gli occhi. E quindi, dal silenzio profondo di inchiostro della pagina 222, un consiglio: balzare di nuovo a pagina 9. Per riprendere a sognare!
David Madsen, pseudonimo di un docente universitario inglese, vive e lavora a Copenaghen. Le sue opere sono tradotte in dodici lingue. Amnesie di un viaggiatore involontario è il terzo romanzo trodotto in italiano, dopo Memorie di un nano gnostico (2005) e Confessioni di un cuoco eretico (2006).
Marinella Lombardi
www.istanti.net, 20.9.2007 |
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Lui vuole scoprire il senso e lo scopo delle cose. Ma non funziona così. Bisogna dare un senso e uno scopo alle cose. Ecco perchè le cose stanno lì.
Shakespeare sosteneva nella Tempesta che gli uomini sono fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. E come dargli torto, quando effettivamente tutta la nostra vita è mossa dai desideri che si nascondono dietro a quello che sogniamo. Tuttaltra cosa è quando, invece, sono i sogni che si sostituiscono alla realtà, facendoci perdere ogni cognizione e misura.
Donatella La Viola
www.milanonera.com, 20.5.2007 |
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Lautore delle Memorie di un nano gnostico e delle Confessioni di un cuoco eretico, chiude questa trilogia con le Amnesie di un viaggiatore involontario, storia di un uomo che si ritrova già a pagina uno nel vagone ristorante di un treno. Al termine di un improvvismo blackout, a fargli compagnia ritrova solo la voce di un certo dottor Freud, psichiatra e autore di un libro sullanalisi dei sogni. Inizia così lamnesia del protagonista: non sa il proprio nome, non ricorda la propria identità e ovviamente ha dimenticato la destinazione del suo viaggio. Essendo persino sprovvisto del biglietto, rischia sette anni di lavori forzati: questa la pena prevista dal sadico capotreno, novello compagno del suo strano viaggio.
Come accade quasi sempre con Madsen, inizia una serie di avventure paradossali: il protagonista diventa un esperto di jodel e viene invitato da un conte (esperto di caccia alle vacche) a tenere una conferenza nella propria tenuta. Il protagonista Hendryk conosce dun tratto Adelma, la figlia del conte, nonché lassurdo professor Bangs e larcivescovo Styler, creatore di una setta permissiva e anticonformista. Come avrete già capito, tutti personaggi sono eccentrici e votati alleccesso.
Il viaggio continua (anche giù dal treno?) e il vero problema si scopre essere la paura di scomparire. Chi non lavrebbe accorgendosi dun tratto sognato e non più sognatore? A proposito: ma chi sta sognando?
Ciò che affascina di questo libro e il mix tra i contenuti paradossali e esagerati e lo stile di facile lettura. Alla fine, tutto diventa credibile e molto divertente.
Franco Comacini
nientelietofine.splinder.com, 1.6.2007 |
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Credo che il senso di questo romanzo stia tutto in queste poche righe: "Il sogno è continuo. Non finisce
non ha un inizio, un centro, né una fine. È come un fiume, solo che non ha una sorgente. Scorre in eterno."
I pochi dati certi sono questi: un uomo su di un treno, che dopo un piccolo black out, non ricorda più il suo nome né dove è diretto e si ritrova senza pantaloni.
Al suo fianco, ad aiutarlo ed assisterlo nella sua avventura ci sono Sigmund Freud, psichiatra ma non quel Sigmund Freud e il capotreno Malkowitz, sadico e quantomeno ambiguo.
Dopo lo smarrimento iniziale del protagonista, inizia quello del lettore. Che non capirà cosa sia vero, e cosa un sogno, fino allultima pagina.
E forse neanche allora, quando si troverà di fronte al consiglio: "Si prega di tornare a pagina 9".
scritture.blog.kataweb.it, 17.7.2007 |
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Un uomo si smarrisce, per la propria identità, se ne va in un sogno che contiene un altro sogno e così via. In una scatola magica, si trova. Dove decideranno di dargli un nuovo nome oppure restituirli quello che aveva, sempre che sia la stessa cosa. E il sogno singigantisce. Contiene viaggi e sogni ancora. Questo viaggiatore solitario dalla carrozza ristorante dun treno stranissimo si ritrova senza calzoni, dopo una scomparsa veloce e improvvisa delle luci, per risvegliarsi con accanto un capotreno enorme e il dott. illustrissimo Sigmund Freud, ma non proprio quello che potrebbe sembrare, non il padre della scienza che sappiamo. Il viaggiatore litiga tante volte con il capotreno, insignito non si capisce per quale motivo di poteri speciali, però con lui e il Freud secondo deve vivere in un paesino sconosciuto dellEuropa centrale. In questo paese deve abituarsi a stare sempre e solo accanto alla visione del pane come cibo e alla scrittura, si capirà più in là, come forza scatenante sogni e personaggi.
In Amnesie di un viaggiatore involontario, questo ultimo romanzo di David Madsen, pseudonimo bellissimo per un bellissimo libro e bellissime opere che lhanno anticipato, è presentato con laiuto importante dun ironia soave e dun tocco che sa di argomenti colti a disposizione. La trama del romanzo gira intorno alla fine e allinizio del testo, che non a caso sono ununica cosa. Le analisi e le supposizione "psicologiche" dellautore sono messe nella testa dei personaggi e nelle bocche di queste donne e uomini immaginifici. Che a volte sono riproduzione di concetti o più semplicemente soggetti riprodotti da un genio della scrittura che sogna di tanti sogni. Eppure, le creazioni, questi soggetti superbi non sanno di finta costruzione, non sono dunque prodotti. Ma esistono perché non esistono. Il pulsare della storia aggancia il valore di momenti dalta letteratura, nei quali il desiderio di Madsen è quello puro di narrare e strapazzare la linearità delle vicende. Allora il filo che tiene vicine le fantasie non è altro che una linea tratteggiata sospinta in avanti dalla forma decisa dallautore. Il paesaggio è ambientazione indefinita. Anche se i riferimenti si fanno sensazione che vuole riconoscenza, e riconoscimenti. Ma quelle iniziali puntate che definiscono tanti nomi sono conferma del parlare per suggestioni di David Madsen. La neve e il treno, gli assalti e il fumo arrovellato per colpa del pane e dellerotismo, il fiuto dAdelma che spinge sensazioni e altri sonni più lunghi e fine erotismo. Gli elementi sono tantissimi. Le discussioni sui luoghi mentali che la grazia concessa da questo grande Madsen si moltiplicano e si moltiplicheranno a ogni nuova lettura. Sembra quasi che linfinito non sia più unipotesi remota, e che il destino sia talmente modificabile da poter essere giocato sul palmo della mano.
Nunzio Festa
vagamondaggi.blogspot.com, 11.12.07 |
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Un uomo su un treno, viaggiatore solitario della carrozza-ristorante. Un blackout improvviso, si spengono le luci, il convoglio si arresta. Quando torna la corrente il viaggiatore si ritrova nella spiacevole situazione di non riuscire a ricordare il suo nome, né dovè diretto, né soprattutto come mai è senza pantaloni. In compenso, adesso a fargli compagnia ci sono due bizzarri personaggi: un certo dottor Freud che guarda caso si chiama Sigmund, e il sadico capotreno Malkowitz.
xmau.com, 18.6.2007 |
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David Madsen, così dice la terza di copertina di questo libro (David Madsen, Amnesie di un viaggiatore involontario, tit. or. A box of dreams), è lo pseudonimo di un professore inglese (di filosofia e teologia, aggiungono le scarne note che ho trovato in giro). Questo è il suo terzo libro, che confesso avere comprato per caso attratto dal titolo e per la bella copertina disegnata da Valerio Bindi. Però la scelta è stata davvero ottima, sempre che amiate come me il nonsense allo stato puro e una storia che si dipana senza capo né coda. Il viaggiatore in questione si ritrova in un treno diretto non si sa dove, senza sapere chi è, in compagnia dello psicologo Sigmund Freud che però non è quel Freud! e di un grasso e laido controllore, per finire in un non meglio identificato paesino mitteleuropeo dove le mucche sono davvero pazze e sembra che lunico cibo sia il pane. Il tutto con avventure sessuali di vari tipi
ma ribadisco, è meglio lo leggiate per conto vostro!
Maurizio Codogno
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