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Come mollare il marito senza rovinarsi il make-up
Karina Mellinger


D, Repubblica delle Donne
il Giornale
Polizia e democrazia
Pulp
tuttolibri
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D, Repubblica delle Donne, 24.2.2007

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Laura Denver-Barrette ha deciso di lasciare suo marito. E ha deciso di farlo oggi. L’unica cosa che ancora deve stabilire è perché. E’ felicemente sposata da 15 anni ma il marito non lo sopporta più. Ormai è allergica a tutto ciò che lo riguarda: al suo modo di camminare, di mangiare, di dormire, di parlare, persino di respirare. Laura Denver-Barrette è la protagonista di Come mollare il marito senza rovinarsi il make up che la critica inglese ha definito "la versione al femminile di Come diventare buoni di Nick Hornby". L’autrice, di questa commedia corrosiva che non risparmia di descrivere tutte le bassezze messe in atto da una coppia che sta per scoppiare, è la 48enne londinese Karina Mellinger. Ex docente di letteratura italiana e francese a Oxford, è stata per anni una donna manager, settore marketing, prima di dedicarsi completamente alla scrittura.

Come è nata l’idea del romanzo?
L’idea che due esseri umani possano ancora promettersi "amore eterno" di questi tempi è quasi follia. Eppure è una promessa che per tanti di noi rappresenta ancora l’ideale in un rapporto.

Nel libro, però, non è molto tenera con gli sposi…
E’ una satira sul matrimonio ma è anche un tributo affettuoso al fatto che nonostante oggi sia quasi impossibile rimanere tutta una vita con qualcuno, è una scelta che facciamo e continuiamo a fare. Pur conoscendo in anticipo le statistiche di divorzio e i cambiamenti che i nostri caratteri subiranno con il passare degli anni. Il matrimonio non e’ una scelta ragionevole. Ma proprio per questo, in un’epoca come la nostra dove sembra che tutto sia governato dalla logica e dalla tecnica, il matrimonio è qualcosa di importante e prezioso.

Il suo libro è anche una satira molto pungente sul fenomeno della chick lit...
Quando l’ho scritto non me ne sono resa conto. Ma voglio precisare che non ho preconcetti nei confronti della nuova letteratura rosa, anzi: la chick lit ha un suo fascino, è facile da leggere e spesso è anche divertente. Io ho cercato di creare un rapporto più personale con il lettore. Il mio libro vuole rivelare i tanti aspetti umoristici del matrimonio e allo stesso vuole far riflettere su cosa ci spinga ancora verso questo ideale che a molti appare ormai anacronistico.

La critica inglese l’ha paragonata a Hornby: è tra gli scrittori che predilige?
Ammiro molto i libri di Hornby, ma chi ha influito veramente sulla mia scrittura è stata Jane Austen: la sua capacità di vedere un mondo in un dettaglio la trovo straordinaria. E poi Giacomo Leopardi. All’università ho studiato letteratura italiana e sono venuta a Recanati per un corso di studi proprio sulle opere di Leopardi. Mi sono innamorata di Recanati e dopo l’università sono andata a vivere lì per 5 anni.

Gian Paolo Serino


il Giornale, 27.2.2007

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Piccoli bocconi di matrimonio

Succede di sabato mattina. Le avvisaglie della catastrofe, del crollo fragoroso di un matrimonio collaudato da un quindicennio, si manifestano nelle prime ore del primo dei due giorni di riposo - e si badi, perfino il Creatore ne aveva avuto a disposizione uno soltanto - concessi per scialo di superfluo e ben di Dio a un affermato avvocato londinese. «Ma vorremo mica mettere a confronto la creazione dell’universo con la direzione di uno dei più prestigiosi studi legali del Paese». Succede in casa Denver-Barrette appena dopo il risveglio sul week-end. Lei ha già dato la sua indefettibile prova di solerzia, presa tra le lenzuola a sfogliare i romanzi segnalati tra le novità dall’espositore della libreria del quartiere. Ai party la gente non parla d’altro: «a chi parla d’un libro uscito da più di una settimana lancia uno sguardo di sdegnata compassione e si gira dall’altra parte». Lui ha già dato la sua inappuntabile prova di coraggio: non ha mai paura di dire ovvietà, «banalità del tipo: «Buongiorno tesoro. Hai dormito bene? Hai fatto dei bei sogni? Ma chi se ne frega».
E i due, splendidamente baciati da bellezza, ricchezza e dai primi raggi festivi, epicamente stagliati a colpi di fioretto graffi e boutade sulle pagine dell’inglese Karina Mellinger (Come mollare il marito senza rovinarsi il make-up, applaudito debutto inglese l’anno scorso e tradotto da Federica Alba per Meridiano Zero, 252 pagg., 14 euro), si apprestano ancora disarmati – o svestiti – a scendere in campo da amanti e sfidanti.
Lui, David, uomo di legge, ne fa una questione di diritto: quello di fare sesso con la propria moglie il sabato mattina dopo colazione. Lei, Laura, un’artista («si presume»), ne fa una questione di gusto: a quell’ora «si sente come un vegetariano costretto a ingoiare un würstel». E, disgustata, concentra l’immaginazione sul guerriero in pigiama che, giù in cucina, si destreggia tra una vasta scelta di armi. «Sa, con assoluta certezza, che sta usando il coltello del burro per spalmare la marmellata», e che «piccoli ammassi di grasso animale insaturo» ammiccheranno dispettosi tra i lamponi. Sa che «dimenticherà di dare al bacon la sua chance», che ci butterà subito sopra la frittata per ammosciarne ogni ambizione a brillanti dorature e ridurlo in poltiglia: «orribile miscuglio di maiale morto e polli mai nati». Sa che lancerà da una certa distanza i gusci nella pattumiera di design in acciaio inossidabile, lasciando sui bordi sottili tracce di albume «simili a bava di lumaca». E sa che lascerà sul tavolo il contenitore con le uova rimaste, perché «non è né fisicamente, né psicologicamente, né culturalmente in grado di rimetterlo in frigo».
Prodiga, a costo di sprecarle, malizie, finezze e nuance l’esordiente 45enne che, prima di votarsi alla scrittura a tempo pieno, ha insegnato italiano e francese a Oxford, ha lavorato nel marketing a Milano (conosce il Belpaese abbastanza da scegliere l’extravergine toscano per la tavola dei suoi coniugi upper class e i capi di via Montenapo per il loro guardaroba) e a Londra, dopo questo esordio, ha già pubblicato altri due romanzi. Spende a piene mani attingendo alle riserve del miglior understatement britannico: buono a mantenere alla giusta temperatura le freddure e la proverbiale freddezza del sesso degli inglesi. E a far saltare per aria, esplosivo, un comprovato sodalizio col fragore irresistibile - o «il tonfo» insopportabile (per Laura) - di uno spicchio d’arancia lungamente masticato che cade sul fondo dell’esofago del consorte. Tête-à-tête con la moglie a colazione o gomito a gomito a cena con gli amici, David sa infatti rimuginare e ruminare implacabile: pedante vicino di posto, «annoia i commensali con tecnicismi legali che non interessano a nessuno» e mastica lentamente il cibo «come se gli avessero servito stufato di montone al posto della crêpe farcie au jambon et aux asperges». Ma il romanzo della Mellinger – A bit of a marriage in originale: un morso, un pezzettino da un matrimonio – si manda giù molto più facilmente di quanto il protagonista debba ingoiare la propria mala sorte coniugale. Si divora in un boccone.

Alessandra Iadicicco


Polizia e democrazia, luglio 2007

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Un’amante per David!

Improvvisamente, Laura capisce. Ormai tutto, di suo marito David, le risulta insopportabile. A parte i soldi, ovviamente. Deve lasciarlo quella sera stessa. Il punto è che non riesce a trovare un motivo valido. Insomma, non puoi mica andare da tuo marito e dirgli che lo molli, dopo quindici anni di matrimonio, solo perché quando fa colazione la cucina sembra un campo di battaglia e ha un dente che gli sporge quasi perpendicolarmente dalla bocca. Ecco, se lui avesse un’amante, sarebbe tutto più facile, comprese le successive questioni economiche. Una commedia degli equivoci, per raccontare una crisi matrimoniale che, lungi dallo sconvolgere troppo gli interessati, mette comicamente a nudo splendori e miserie della vita coniugale.


Pulp, marzo 2007

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Quella mattina l’umore di Laura Denver-Barrette non prometteva niente di buono. Le inquietanti avvisaglie di una giornata devastante si incarnarono, al suo risveglio, nel fetido e goffo tentativo del marito di voler fare l’amore. Sorridendo le si avvicinava, ma lei non faceva altro che osservare il suo dente. Un vistoso incisivo, di una brutta tonalità di giallo, che osava sfacciatamente danzarle davanti alla faccia con offensiva superbia.
A parte i suoi soldi, tutto quello che lui fa, dal gesto più piccolo e insignificante fino al modo in cui lui respira, la irrita senza possibilità di salvezza. Semplicemente, David potrebbe essere colpito da un fulmine all’istante e lei non se ne accorgerebbe nemmeno. Forse più per un’ istintiva forma di demotivata cattiveria che per delle ragioni concrete, Laura decide nel giro di pochi minuti che l’odiato consorte dovrà essere lasciato entro la fine della giornata.
Ma da qui in poi, da questa minuscola idea in fase embrionale, succede davvero di tutto. Sarà lui infine a tradirla con la sua migliore amica e con la domestica russa che, poche ore dopo l’unico magico amplesso, gli annuncia serafica di essere incinta.
Scritto con un umorismo affilatissimo che costruisce il palco sul quale far esplodere eventi catastrofici latenti, Come mollare il marito senza rovinarsi il make-up emerge, prendendo le distanze, da similari emulazioni matrimoniali romanzate.
La Mellinger, dotata di un’ ironia più maschile che femminile, si avvicina moltissimo, sia per stile che per sagacia, alla preziosa penna di Tom Sharpe. Estremizza le nevrosi all’interno di una coppia per poi sdrammatizzarle nell’imprevisto, nel sorprendente tocco o punizione che, a volte, un destino perfido si diverte a sferrare. I personaggi, che si muovono come effervescenti meteore impazzite, subiscono le tremende conseguenze dell’ autoflagellazione, nell’esatto momento in cui tentano di placare la propria ansia.
Il succo che ne esce è ricco di aromi esilaranti e soddisfa pienamente i criteri essenziali ad inserirlo tra quei pochissimi, e sempre più rari, romanzi umoristici di spessore.

Patrizia Burra


tuttolibri, 31.3.07

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Della classica chick lit è il rovesciamento, anzi la radiografia di quanto in essa è sottinteso, Come mollare il marito senza rovinarsi il make-up, creativa ma fuorviante titolazione italiana dell’originale A bit of marriage di Karina Mellinger (trad. di F. Alba, Meridiano Zero, pp. 251, Euro 14).
Spaccato lungo un giorno della vita di due coniugi trentenni – un’insopportabile donna in crisi, artista demente e moglie disamorata, e un ricco avvocato in fregola perenne nella loro orrifica e opulenta dimora londinese – si esprime e si concreta in una minuziosa e sarcastica descrizione degli organi sessuali e delle loro urgenze impellenti in cui tutto si condensa: desiderio e abitudine, comunicazione e rassegnazione. Una madre vanesia, una romantica colf, un’amica belloccia e un paio di ospiti esterrefatti concorrono a dar vita a una commedia di efficace crudeltà, più eloquente di un saggio sociologico.

Mia Peluso


www.mentelocale.it, 17.3.07

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Il matrimonio secondo Karina Mellinger
La scrittrice inglese racconta la crisi coniugale tra il ricco David e la viziata Laura

Laura ha deciso: lascerà suo marito anche se David è, agli occhi delle sue amiche, l’uomo dei sogni: bello, premuroso e ricco. Molto ricco. Ma a Laura tutto questo non basta più. Ormai odia tutto di lui: il sorriso imperfetto, il modo in cui la guarda, perfino l’accuratezza con cui si prepara un panino nella loro lussuosa cucina. Ora Laura deve solo trovare un motivo credibile per lasciarlo. Nel frattempo ai due succede di tutto: dall’intrusione della domestica, da sempre innamorata di David, fino alle pretese di una suocera tanto invadente quanto sfortunata. David finisce per avere una storia con la migliore amica della moglie, mentre Laura seduce un agente immobiliare.
Storie di ordinaria follia coniugale quelle raccontate da Karina Mellinger nel suo ultimo libro, Come mollare il marito senza rovinarsi il make-up (Meridiano Zero, 288 pagg., 14 Euro). Torna dunque la formula dell’americana chick-lit – che tradotto suona come "letteratura per pollastrelle" – che da Bridget Jones in avanti ha creato un vero e proprio filone letterario. Certo è che questa Laura assomiglia tanto anche a modelli televisivi di grande successo: a me, ad esempio, ricorda la Gabrielle Solis di Disperate housewives interpretata da Eva Longoria. «La verità è che non ho mai visto un episodio di Desperate Housewives!», mi smentisce l’autrice. Quarantotto anni, londinese, Karina Mellinger ha insegnato italiano e francese a Oxford e poi ha lavorato nel settore marketing in Inghilterra e in Italia. Ma nel 1995 ha lasciato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno ai suoi figli e alla scrittura. «Negli ultimi anni la mia vita è cambiata moltissimo: sono stata fortunata. Ho amato molto la mia carriera, ma scrivere mi dà la libertà di cui adesso sento il bisogno. Essere mamma, inoltre, è la soddisfazione più grande del mondo. È stato invece difficile lasciare l’Italia, dove ho vissuto per cinque anni, per tornare in Inghilterra: il vostro paese mi manca, così come gli amici italiani. Chissà se ho fatto bene ad andarmene…».
Per il suo libro Karina ha scelto però una protagonista inglese. «Mi sembra che le donne italiane, grazie a una struttura familiare più solida, vivano l’esperienza del matrimonio in modo più rilassato e meno solitario». Laura invece è una vera e propria "anti-eroina": «le eroine sono poco interessanti. Un personaggio "cattivo" non è legato a convenzioni morali e sociali».
Certo è che la la vita coniugale di Laura fa passare la voglia di sposarsi… «credo che sia incredibile pensare di poter essere felici per tutta la vita con la stessa persona. Nonostante questo molti di noi desiderano sposarsi: siamo esseri illogici e amiamo essere guidati dal cuore. C’è un po’ di Laura in ognuno di noi, ma non ho mai conosciuto una come lei!». Per fortuna, aggiungo io.
Consiglio questo libro a chi "non fa mai sesso durante il giorno" perché "è una cosa che non si concilia con la sua acconciatura e il suo perfetto make-up", «ma anche a chi, uomo o donna, sa che il modo migliore per apprezzare il mondo è vederlo alla rovescia», conclude Karina Mellinger.

Francesca Baroncelli