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Galileo Galilei – L’uomo che contava le stelle
Oddone Longo


Anna
www.lankelot.eu
Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso
www.nybramedia.it
Università di Padova


Anna, 21.5.09

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400 anni fa, si pensava che il sistema solare fosse composto da 50 sfere di cristallo. Poi Galileo ha cambiato tutto, col suo cannocchiale ha fatto vedere che cosa è la scienza. Ha osservato la luna, ne ha scoperto irregolarità, mari e crateri. Da allora, per il progresso è stata tutta discesa.

Antonella Ottolina


www.lankelot.eu, 11.7.09

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Pamphlet di un decano dell’Università di Padova, il Professor Longo, letterato e storico veneto classe 1930, Galileo Galilei. L’uomo che contava le stelle è strutturato in nove capitoli, da considerare – stando alle autoriali istruzioni per l’uso – un invito alla lettura degli scritti di GG: un percorso di lettura, non un trattato o un manuale, da seguire assecondando le proprie inclinazioni e le proprie curiosità, senza paura di saltare un capitolo o un altro: ogni capitolo è autosufficiente, assicura l’autore.
L’opera di Longo parrebbe destinata, quindi, a lettori liceali o a giovani universitari o a semplici curiosi autodidatti, magari semplicemente desiderosi di un primo assaggio del senso, dei significati e della portata del pensiero di Galileo nel mondo: si parte da qualche notizia sul suo capolavoro (1632) Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano; non mancano scolastiche spiegazioni di entrambi i sistemi, e notizie sull’espulsione dal dialogo del terzo "massimo sistema", quello del danese Tycho Brahe, caro ai gesuiti del Collegio Romano e niente affatto simpatico al nostro scienziato (che rifiutò di incontrarlo e di rispondere alle sue lettere, attorno al 1600). Longo accenna alle difficoltà "politiche" dei gesuiti di fronte alle loro recenti responsabilità storiche (l’assassinio di Giordano Bruno): per inquisire Galilei senza diventare oggetto d’odio in tutta Europa – il massacro di Bruno era avvenuto soltanto nel febbraio 1600 – dovevano puntare sull’abiura e sulla condanna non al rogo, ma al carcere perpetuo. Sottigliezze.
Nel capitolo secondo, si racconta dei "flussi e reflussi in laguna", a Venezia, e del grande interesse del Pisano per questa tematica: si discute delle maree, a partire dalle considerazioni di Pitea di Marsiglia e Eratostene di Cirene (IV e III secolo a.C.), sino a spiegare perché le maree fossero centrali nei pensieri di Galilei: "ciò che gli premeva era acquisire una prova attendibile che, diversamente da quanto sosteneva la scienza del tempo, la Terra non posava immobile al centro del mondo, e che il Sole, i pianeti e gli altri astri non ruotavano intorno a essa".
Nel capitolo terzo, si discute di macchie solari: nel Seicento, la loro natura era controversa e derivava da preconcetti cosmologici. Galileo, fondandosi sulle sue prove osservative, poteva interpretarle e considerarle diversamente: Longo racconta del suo confronto-scontro dialettico col gesuita tedesco Scheiner, e della sua vittoria.
Nel capitolo quarto, si discute di "misteri delle comete": problema complesso nell’epoca in cui la Terra doveva restare al centro del mondo, perfettamente immobile (come un buon democristiano), per far felice la Romana Chiesa. Galileo riesce nell’impresa di proporre una propria teoria cometaria coerente riuscendo al contempo a screditare l’avversario.
Nel capitolo quinto, si parla di stelle: a partire dalle catalogazioni antiche (Claudio Tolomeo, II secolo dopo Cristo: ne contava 1022; Ipparco di Nicea, 1088; ancora Copernico restava a quota 1022, nel 1735 saremmo arrivati a 3000) sino all’impegno di Galileo nel misurarne le distanze, sino all’assunzione di un punto qualsiasi dell’universo, e non del centro della Terra, come "point de repère da cui misurare le distanze dei corpi stellari: un’intuizione che precorreva di secoli un’astronomia e una cosmologia tutte di là da venire".
Nel capitolo sesto, si parla del sistema solare: del nuovo strumento di Galileo, il cannocchiale, "capace di ingrandire di parecchie volte, e di avvicinare all’osservatore, gli oggetti più lontani. Vi aveva lavorato partendo da un modello giunto dall’Olanda, e via via perfezionandolo e potenziandone le caratteristiche. Ma nessuno prima di lui se ne era servito per osservare il cielo stellato". E così, ecco i suoi rilievi lunari; i suoi rilievi su Venere, Marte, Giove e Saturno; sino all’intuizione di Nettuno.
Nel capitolo settimo, si parla delle scoperte astronomiche avvenute nell’inverno 1609-1610: dei satelliti di Giove, del Sidereus Nuncius, e della sua accoglienza (ingiunzioni a rinnegare del Sant’Uffizio incluse); nell’ottavo, si discute dei percorsi indipendenti e a volte divergenti di Galileo e Keplero, incluse le solite renitenze del Pisano ai dialoghi (epistolari in primis). Infine, nel nono, si racconta del famoso Processo a Galileo. "Abiurando" scrive Longo "che è come dire rinnegando sé medesimo e quanto fino allora egli aveva compiuto, e salvando con ciò la vita, anche se a prezzo della perpetua reclusione in una gabbia dorata come la casa di Arcetri, egli portò avanti fino agli ultimi giorni la sua battaglia per la riforma del sapere umano".

Galilei è un patrimonio della letteratura italiana e della scienza mondiale. Questo sentito omaggio, scolastico e semplificato, pensato per un pubblico relativamente mainstream, è un atto dovuto e apprezzabile. Onestamente, avrei preferito una magnifica, abnorme e intelligentemente pettegola biografia romanzata di uno scienziato e di uno scrittore che ho più volte incontrato, come ognuno di noi, nei miei studi: questo bignami di livello è un’anomalia rispetto al pattern delle edizioni Meridiano zero ma rimane un prodotto di onesta qualità e di ottima cura editoriale per quanti volessero avvicinarsi a un’intelligenza che, secoli addietro e per sempre, ha saputo cambiare la storia del pensiero.

Gianfranco Franchi


Il Mattino di Padova,
La Nuova di Venezia e Mestre
La Tribuna di Treviso
, 29.5.09

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Oddone Longo e la grandezza di Galileo Galilei.
Andrea Frova, uno dei più importanti fisici italiani, racconta sempre che solo andando all’estero ha capito quanto sia stato importante Galileo. Questo perché nella cultura italiana c’è stata fino a venti anni fa una sostanziale sottovalutazione del ruolo rivoluzionario degli studi galileiani, che sono invece la porta della modernità. Ora non è più così, in venti anni la pubblicistica su Galileo è esplosa a tutti i livelli, con studi molto minuziosi su aspetti particolari, grandi affreschi e molte opere divulgative. A questo filone appartiene il Galileo Galilei – L’uomo che contava le stelle (Meridiano zero) di Oddone Longo, l’attuale presidente della Accademia Galileiana di Padova: il libro viene presentato oggi pomeriggio alla Feltrinelli di Padova, alle 18. Longo punta la sua attenzione in gran parte sul Galileo astronomo, condensando in nove capitoli autonomi i principali contributi galileiani per la comprensione del funzionamento dei cieli. Ed è nella somma dei capitoli che emerge la grandezza. Perché quasi ognuno di questi contiene un elemento che sarebbe sufficiente da solo a fare di Galileo un grande scienziato.
Ma anche perché Galileo non ha costruito in modo sistematico la sua fisica e la sua astronomia che solo retrospettivamente sono diventato un corpus unitario. Accanto ai meriti ci sono anche i limiti dell’uomo e dello scienziato, che però in qualche modo servono a restituire l’umanità a chi rischia di finire immortalato su un piedistallo. L’ultimo capitolo, quello sul processo, restituisce in poche pagine, ma ampiezza di citazioni, quello che è il momento topico dello scontro tra la nuova scienza e la Chiesa e Oddone Longo ha il merito di raccontarlo con chiarezza, senza indulgere a polemica, facendo parlare i fatti e gli atti.

Niccolò Menniti Ippolito


www.nybramedia.it, 18.7.09

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Il 31 ottobre 1992, dopo 360 anni, Galileo fu riabilitato dalla Chiesa cattolica, con la cancellazione definitiva della condanna inflittagli nel 1633 dal Sant’Uffizio. Ciò avvenne in seguito alla determinazione cui giunse una commissione pontificia, istituita per lo studio della controversia tolemaico-copernicana, che ammise la non colpevolezza di Galileo.
In altre parole, al Vaticano sono serviti oltre tre secoli e mezzo per accorgersi che lo scienziato pisano non aveva tutti i torti a sostenere ch’era la Terra a girare intorno al Sole.
Da qui s’evince che chiunque fino al 30 ottobre 1992 avesse affermato la stessa idea di Galilei, fosse da giudicarsi eretico rispetto alla religione cattolica.
Questo capolavoro d’irresistibile comicità involontaria deve far concludere che qualunque affermazione in campo scientifico provenga d’oltre Tevere è, come minimo, da guardare con legittima diffidenza, specie poi se, come avviene in Italia, quelle affermazioni intendono perfino dettare leggi dello Stato.
Qualcuno potrà pensare: meglio tardi che mai, dopo 360 anni finalmente… no, le cose non stanno esattamente così.
Assolto Galileo (sia pure con un po’ di ritardo), Wojtyla affermò che, scontata la buona fede dei giudici d’allora, l’unico torto del Pisano fu quello di non avere presentato "come un’ipotesi il sistema copernicano"… un’ipotesi?!
Inoltre, un cardinale, nel 1990, sbeffeggiò in un suo discorso Galilei per ribadire che "il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Si dirà: vabbè, un matto c’è sempre. Già, ma quel cardinale si chiamava, e si chiama, Ratzinger e, mi pare, che oggi abbia qualche incarico di rilievo in Vaticano.
Nel 2009, ricorre il quarto centenario delle prime osservazioni astronomiche del grande scienziato e Meridiano Zero ha mandato in libreria un volume di Oddone Longo intitolato Galileo Galilei L’uomo che contava le stelle.
L’autore, nato a Venezia nel 1930, è professore emerito dell’Università di Padova dove è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Dal 2003 è Presidente dell’Accademia Galileiana di Padova.
Suoi precedenti libri nei cataloghi di Marsilio e Bompiani.
Ecco l’incipit del volume: "Alla base della storia di Galileo si pongono lo scontro fra i due modelli cosmologici a cui egli intitolò nel 1632 il suo capolavoro Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, e il favore a lui accordato al sistema copernicano. ’Sistema tolemaico’ era quello consegnato all’Almagesto da Claudio Tolomeo Alessandrino (ca. 100-175 d.c.): l’estrema e più esauriente elaborazione del modello escogitato da Aristotele (384-322 a. C.) per descrivere il sistema planetario. Al centro dell’universo una Terra immobile intorno a cui ruotavano, oltre alla Luna, i cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno), oltre al Sole".
Da qui prende il via una veloce e puntualissima storia dello scienziato seguendo su cursori paralleli la vita di Galilei, le sue tappe scientifiche, i rapporti con gli scienziati del tempo, fino al processo cui fu sottoposto. Il tutto raccontato con uno stile lontano da ogni accademismo, vicino ad un alto giornalismo che rende ancora più avvincente l’intera storia.
Ho letto alquanto su Galilei perché è una figura che da molti anni m’interessa (mi costò pure una censura alla Rai nei primi anni ’70), ma finora mai avevo trovato un testo divulgativo così chiaro, capace di comunicare in modo comprensibile a tutti l’avventura scientifica del Pisano.
Libro prezioso, da leggere e far leggere.

Armando Adolgiso


www.unipd.it/astro2009

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Nell’ambito delle numerose iniziative destinate a celebrare il centenario dell’invenzione del cannocchiale e delle scoperte astronomiche di Galileo, il succinto volumetto di Oddone Longo, Presidente dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Padova, si distingue per l’impostazione decisamente divulgativa; divulgazione che tuttavia, nel caso di Galileo, non può non toccare un livello alquanto elevato, pur studiandosi di evitare tecnicismi e presupposizione nel lettore di particolari conoscenze.
Ne segnaliamo alcuni nodi problematici: come dimostrare una ipotesi verace (il motus Terrae) con una prova fallace (il flusso e riflusso del mare); come schivare una pericolosa dilatazione all’infinito dello spazio celeste e del numero degli astri; come debellare una teoria cometaria senza far ricorso all’osservazione delle comete. Sullo sfondo, l’esigenza irrinunciabile della libertà dell’indagine scientifica, cui oscurantistiche preclusioni, non solo religiose, non possono imporre limiti. Da queste poche considerazioni emerge già l’alta problematicità dell’indagine galileiana, e il ricorso del Pisano a tutte le armi disponibili, da quelle propriamente matematiche e astronomiche, alle risorse di una potenza di scrittura polemica che fu uno dei fattori non secondari del suo successo.