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1974
David Peace


D, la Repubblica delle Donne
il Mattino di Padova
Pulp
Repubblica
sole 24 ore
www.lettera.com
www.rootshighway.com


D, la Repubblica delle Donne, 1.11.2003

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Settantasette nero
Il giovane inglese David Peace firma un ultra-noir su un serial killer dello Yorkshire

Difficile immaginare un noir più noir di 1977. Addirittura un ultra-noir, come lo definisce lo stesso David Peace, considerato dalla rivista Granta uno dei venti migliori giovani scrit-tori inglesi del decennio. Il romanzo fa parte della quadrilogia Red Riding Quartet (con 1974, 1980 e 1983), modellata su quella di James ElIroy e dedicata ai delitti dello Yorkshire che, a cavallo degli anni ’70 e ’80, sconvolsero sia l’Inghilterra sia Peace bambino, il quale riuscirà a liberarsi dei propri incubi solo attraverso la scrittura.
Nel ’77, mentre in tutto il Paese si festeggia il Giubileo della regina, lo Yorkshire è devastato dalle brutali uccisioni di un misterioso squartatore di prostitute. Nei bassifondi di Leeds si muovono due uomini assegnati al caso. Il sergente Bob Fraser, sposato, con un figlio che trascura, quindi in preda ai sensi di colpa, schiavo di un amore folle e distruttivo per una prostituta di nome Janice. E il cronista di nera Jack Whitehead, alcolizzato e ossessionato dal proprio passato. I due se la devono vedere con la corruzione e il marciume della polizia, lo squallore e la miseria delle proprie vite e di quelle altrui, la crisi economica che agita il Paese.
Crudo ed essenziale, 1977 è caratterizzato dall’alternarsi delle voci dei due protagonisti, a tratti deliranti, a tratti iperrealistiche. Un romanzo che per intensità emotiva e forza stilistica non si può fare a meno di leggere d’un fiato.

Benedetta Marietti


il mattino di Padova,
la tribuna di Treviso,
la nuova Venezia, 22.12.2003

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Il giallo sfuma in noir

E già un classico, sia pur molto particolare, si può considerare anche 1977 di David Peace, secondo capitolo di una quadrilogia noir di grande potenza. Rivelazione degli ultimi anni, David Peace lavora anche lui intorno ad un’ossessione, nata quando era bambino, e nello Yorkshire, dove abitava, venivano ritrovate donne uccise e squartate. Un caso clamoroso, quello dello squartatore dello Yorkshire, che per David Peace è diventato emblematico dell’Inghilterra in cui è vissuto e cresciuto, quella degli anni marroni, della signora Thatcher, dei licenziamenti e delle povertà. Ma anche della prostituzione, della violenza, della droga, della corruzione della polizia, del crimine che contamina la vita di ogni giorno. E tutto questo David Peace racconta nei suoi libri, ambientati ognuno in un anno diverso, ma legati alla stessa storia, raccontata con taglio durissimo, con una scrittura secca, quasi fotografica, che non chiude gli occhi di fronte a nulla. Tutto si svolge come in un lungo incubo, creato partendo dal realismo del dettaglio, secondo i dettami della scuola di James Ellroy, lo scrittore che negli anni ottanta ha dato dimensione diversa al noir. David Peace racconta una società che affonda, un mondo attraversato da un male incurabile, in cui non esiste speranza, non esiste redenzione, non esiste riscatto. Tutto è malato, anche i rapporti umani, ed allora il nero rimane l’unico colore possibile e va portato alle estreme conseguenze.

Niccolò Menniti Ippolito


Pulp, genn/febbr 2003

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Tre anni dopo. Ancora tutto daccapo. Ancora una supplica e una dedica. Alle vittime della follia e della violenza. Yorkshire 1977. E il punk dei Sex Pistols che, acido e iroso, irrompe nella prosa già lacerata di David Peace, autore dello splendido 1974, ouverture dall’andamento ellroyano, con il quale inaugurava il suo Red Riding Quartet di cui questo nuovo romanzo rappresenta il naturale controcanto. Per voci sole e recitanti. Pallide comparse nel primo libro, ora devastati protagonisti di una storia cupa, da leggersi senza requie. Jack Whitehead, cronista di nera dello Yorkshire Post, perseguitato dai fantasmi dei morti cui non ha reso giustizia, dalle verità nascoste che non ha potuto urlare. Bob Fraser, devoto sergente della polizia di Leeds, non ancora corrotto dalle omertà del suo ambiente ma pronto a giocarsi la rispettabilità borghese per amore di una prostituta. Sui corpi martirizzati di giovani donne, oggetto dei furori sessuofobici dello Squartatore dello Yorkshire, è scritta la storia di sangue che farà convergere le loro ossessioni.
Tra il 29 maggio e il 17 giugno del 1977 l’Inghilterra celebra il Giubileo della Regina mettendo a nudo l’intollerabilità dell’orrore, mentre le note distorte e violentate di God Save the Queen e i duetti radiofonici del John Shark Show traducono l’iconoclastica evidenza del male, il senso biblico della fine dell’England’s dreaming.
"I crimini commessi nell’epoca in cui viviamo contribuiscono a definirci e, in fondo, a dannarci," afferma Peace da un ricercato esilio giapponese, limbo ideale in cui affrontare, "con onestà e compassione", gli incubi dell’adolescenza, il ricordo di un mondo dominato dal crimine. Il suo mondo, la sua Inghilterra. Che, come l’America di James Ellroy (dichiarato mentore della vocazione noir di Peace), indulge alla reiezione delle colpe in nome di una falsa innocenza. E se, come sostiene, "il crimine è sempre qualcosa di brutale e lacerante" allora anche la letteratura che lo elegge a soggetto "dev’essere altrettanto brutale e lacerante".
Il Noir come la Storia, insomma. La Storia come Noir.

Ombretta Romei


Repubblica, 10.11.2003

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Quell’anno orribile tra traumi e delitti

Leeds, 1977, tempo di Giubileo e di morte. Nello Yorkshire si aggira un serial killer (realmente esistito e a lungo protagonista delle cronache) popolarmente noto con il nome di "lo Squartatore dello Yorkshire", che uccide di preferenza delle prostitute, ma presto non disdegnerà le bambine. Il clima è di puro terrore. Ed è questa l’atmosfera ricreata da David Peace, scrittore nerissimo di noir nerissimi, che allora era ragazzino e che da quei delitti, da cui il mondo in cui viveva è stato sconvolto in modo molto diretto, è rimasto segnato quasi quanto il suo modello James Ellroy dai suoi traumi familiari. Indicato da Granta tra i venti migliori giovani scrittori inglesi degli ultimi dieci anni, Peace scrive in uno stile tutto cose e dialoghi, brutale e veloce, esplicito e violento. «I crimini commessi nell’epoca in cui viviamo contribuiscono a definirci e, in fondo, a dannarci». Se la nostra epoca è definita dai delitti dello Squartatore dello Yorkshire (ma che dire dei delitti pubblici?) non è certo un’epoca civile. Peace ricostruisce la brutalità non solo dei delitti ma della cultura: paesaggi squallidi, piogge, drinkingculture, miseria fisica e morale. Se, come lui dice, un romanzo noir è come un reportage di guerra, per la precisione dei fatti delle descrizioni, 1977 non ha nessun aspetto consolatorio, nessun eroe, non ci sono buoni né cattivi, lo strazio che descrive è quasi insostenibile - ma riscattato dallo stile di uno scrittore vero.

Irene Bignardi


il Sole 24 ore, 7.3.2004

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Uomini persi nel cuore nero dell’Inghilterra

Uno scrittore incluso da "Granta" fra i migliori dei decennio che parte da crimini reali

Il 4 marzo 1984 iniziava quello sciopero dei minatori inglesi che avrebbe dovuto mettere in ginocchio il governo di Margaret Thatcher e finì invece con la chiusura delle miniere e molte migliaia di licenziamenti. II 4 marzo 2004, esattamente vent’anni dopo, una casa editrice prestigiosa come Faber & Faber seglie di essere nelle librerie con GB84, il nerissimo romanzo di David Peace che si snoda, appunto, lungo le cinquantatré settimane (tanto durò lo sciopero) che tennero l’Inghilterra in un ininterrotto stato di fibrillazione sociale.
Incluso nel 2003 dalla rivista Granta fra i dieci migliori giovani scrittori dell’ultimo decennio, David Peace è certo l’autore inglese che più prepotentemente si è affermato di recente sulla scena editoriale, e non solo europea. La sua scrittura essenziale, crepitante (derivata, secondo alcuni, dal suo amore per il punk rock dei Sex Pistols, ma secondo noi soprattutto dalle possibilità ritmiche offerte da una lingua brevisillabica come l’inglese) e la precisione chirurgica con la quale osserva e descrive, e alla fine giudica, i crimini umani, l’hanno fatto definire il "più nero degli autori di neri". D’altro canto, Peace ha sempre sostenuto di aver comincito a scrivere per raccontare i mali commessi e subiti dall’uomo soprattutto là dove regna la povertà, convinto, insieme a George Bernard Shaw, che la miseria sia il peggiore dei crimini.
Come in GB84, anche nei romanzi precedenti, che compongono la quadrilogia chiamata Red Riding Hood - 1974, 1977, 1980 e 1983 - Peace prende programmaticamente avvio da fatti di cronaca, questa volta nera, realmente accaduti, teorizzando che "noi siamo definiti, e dannati, dai crimini commessi nella nostra epoca". E, anche se ormai vive da tempo a Tokio con la moglie giapponese, li ambienta tutti nel Nord dell’Inghilterra, dove disoccupazione e miseria fanno da motore a degrado e violenza.
1974, pubblicato in Italia da Meridiano Zero, racconta - ma forse converrebbe dire viviseziona la società inglese di quegli anni, "definita e dannata" dagli omicidi di quattro ragazzine di dieci anni, con il cadavere martoriato dell’ultima vittima che viene trovato con un paio d’ali di cigno cucite sulla schiena. Eppure, per quanto atroci possano apparire lo spettacolo e le suggestioni della morte delle piccole vittime, la dirompente forza espressiva di Peace si concentra su coloro che la società considera i suoi membri più rispettabili: poliziotti, magistrati, funzionari pubblici, giornalisti, facendoli a pezzi e non salvandone neanche un brandello. E l’inespresso anatema sembra voler condannare alle pene eterne dell’inferno non tanto il pluriomicida quanto coloro che per inerzia o corruzione non lo perseguono come dovrebbero.
Indubbiamente Peace ha giocato a carte scoperte fin dall’inizio, quando rilasciò una sorta di dichiarazione d’intenti: "La crime fiction ha sia l’opportunità sia l’obbligo di essere la forma più politica di espressione narrativa, dato che il crimine è l’esempio più manifesto della politica di un’epoca". A tratti, tuttavia, sembra spingersi un po’ troppo oltre, dimenticando il tradizionale, salutare pragmatismo britannico per abbandonarsi a una sorta di nichilismo che non salva niente e nessuno, e non lascia adito alla speranza.
Lo si percepisce anche in 1977, pubblicato in Italia sempre da Meridiano Zero. La storia parte dai delitti dello Squartatore dello Yorkshire (un gentiluomo che realmente aveva seviziato e ucciso numerose prostitute) per addentrarsi nel cuore umido e malandato della città di Leeds, dove "i buoni sono cattivi e i cattivi non sono poi così male". Difficile, a questo punto, stabilire a quale delle due categorie appartenga il giornalista Jack Whitehead, un giovanotto che venderebbe l’anima per uno scoop e già l’ha fatto - salvo poi provare qualche piccolo soprassalto di coscienza che non sa fare altro che affondare nell’alcol. O capire se Bob Fraser, il sergente della Omicidi assegnato al caso, sia un buono che è cattivo o un cattivo che non è poi così male, preso com’è dal suo amore ossessivo per una prostituta più che dal desiderio di dare giustizia alle bambine assassinate. O, ancora, giudicare se il Giubileo della Regina che si celebra sullo sfondo sia solo un mezzo metaforico per sottolineare l’assurdità delle ingiustizie di classe o piuttosto un bruciante sberleffo che include in egual misura chiunque abbia la sorte di emergere dalle pagine del romanzo.

Laura Grimaldi


www.lettera.com, 19.2.2004

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Nell’Inghilterra del 1977 un serial killer imperversa senza pietà inseguito dal sergente Bob Frazer e dal cronista Jack Whitehead.

1977: il giubileo della paura

Usciamo dall’auto a Chapeltown, Leeds, e attraversiamo Marigold Street. Rudkin, Ellis e io. Un fucile, una mazza e un’accetta. In fondo alla strada vedo i ragazzi di Craven che ci vengono incontro, mentre il resto fa il giro sul retro. A noi spetta la porta d’ingresso. Ellis solleva la mazza. Rudkin lancia un’occhiata all’orologio. Aspettiamo. Sono le quattro del mattino.

Il secondo capitolo del cosiddetto Red Riding Quartet, la quadrilogia dedicata all’Inghilterra dell’ultimo quarto del ventesimo secolo su cui David Peace ha costruito, fin qui, la sua carriera di scrittore riporta all’anno fondamentale tra il prima e il dopo del rock’n’roll. Tutto il libro è permeato dall’uragano sonoro dei Sex Pistols e dei Clash ai quali David Peace prende in prestito persino i titoli per i primi quattro capitoli (l’ultima parte la prende invece dai Damned), ma c’è anche la stringente con il mondo caraibico, visto che nelle credenze rastafari l’anno dei due sette sarebbe stato foriero di un’apocalisse, o quasi. Altre tragedie, invece, appestano l’aria dello Yorkshire ed in particolare un famigerato serial killer con cui si devono confrontare, in modi e termini diversi, tanto il sergente Bob Frazer quanto il cronista Jack Whitehead, due personaggi secondari del precedente episodio della quadrilogia, 1974 , che, a distanza di tre anni, diventano i protagonisti che si muovono in un’atmosfera cupa, disperata, senza via d’uscita. Resa ancora più intensa e spietata dalla scrittura di David Peace che non esita a ribadire e a riconoscere l’influenza e l’ossessione per James Ellroy : "Ho imparato da lui. Ho imparato a scrivere di ciò che conosco, dei luoghi che conosco, dell’epoca che conosco. Ho imparato a scrivere di delitti sanguinosi, soldi sporchi, corruzione, crudeltà. Ho imparato a scrivere di oscurità, della mia oscurità". Poi è solo il 1977 e niente sarà più come prima.

Marco Denti


www.rootshighway.com, n. 33

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Il secondo capitolo del cosiddetto Red Riding Quartet, la quadrilogia dedicata all’Inghilterra dell’ultimo quarto del ventesimo secolo su cui David Peace ha costruito, fin qui, la sua carriera di scrittore riporta all’anno fondamentale tra il prima e il dopo del rock’n’roll.
Tutto il libro è permeato dall’uragano sonoro dei Sex Pistols e dei Clash ai quali David Peace prende in prestito persino i titoli per i primi quattro capitoli (l’ultima parte la prende invece dai Damned), ma c’è anche la stringente con il mondo caraibico, visto che nelle credenze rastafari l’anno dei due sette sarebbe stato foriero di un’apocalisse, o quasi.
Altre tragedie, invece, appestano l’aria dello Yorkshire ed in particolare un famigerato serial killer con cui si devono confrontare, in modi e termini diversi, tanto il sergente Bob Frazer quanto il cronista Jack Whitehead, due personaggi secondari di 1974 che, a distanza di tre anni, diventano i protagonisti che si muovono in un’atmosfera cupa, disperata, senza via d’uscita.
Resa ancora più intensa e spietata dalla scrittura di David Peace che non esita a ribadire e a riconoscere l’influenza e l’ossessione per James Ellroy: "Ho imparato da lui. Ho imparato a scrivere di ciò che conosco, dei luoghi che conosco, dell’epoca che conosco. Ho imparato a scrivere di delitti sanguinosi, soldi sporchi, corruzione, crudeltà. Ho imparato a scrivere di oscurità, della mia oscurità".
E’ il 1977, niente sarà più come prima.

Marco Denti