Hot, maggio 2005 |
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Denunciato come ebreo e comunista per poco nobili questioni di corna, costretto alla fuga da una cupa Germania nazista dove si annunciano terribili esperimenti "scientifici" sugli umani, il giovane Max, sin dallinfanzia ossessionato dai felini, si ritrova in pieno oceano su una zattera con lunica compagnia di un giaguaro. Sia frutto del sole che fa delirare, o belva fuggita da un circo ambulante, non lo sapremo mai, né noi, né tanto meno Max. ma molteplici ombre di felini continueranno ad accompagnarlo, nelle alterne vicende di unesistenza avventurosa, in un Brasile da film di Glauber Rocha che ha landamento trasognato di un sogno e la tremenda consapevolezza di una tradizione millenaria. Piccolo, leggero capolavoro di un medico-scrittore di Porto Alegre.
Giancarlo De Cataldo
www.motortravel.info |
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Il titolo italiano, eccessivamente didascalico, di questo piccolo e curioso romanzo è ovviamente anche molto meno appropriato delloriginale "Max e i felini" (Meridiano Zero, 125 p., Euro 8). Al protagonista Max in effetti capita di fare naufragio e di ritrovarsi come poco gradito compagno di viaggio un giaguaro sulla propria scialuppa di salvataggio, ma questo è solo un episodio della sua vicenda, anche se collocato al centro del racconto.
Max Schmidt è un giovane ragazzo tedesco, classe 1912, che per aver amoreggiato con la donna sbagliata (la moglie di un ufficiale nazista) si ritrova a dover abbandonare in fretta e furia la sua patria; così si imbarca su un cargo di animali da circo che fa naufragio e deve quindi compiere la traversata fino in Brasile con limponente felino del titolo. Una volta giunto là riesce, dopo aver superato rimpianti, nostalgie e difficoltà, a costruirsi una sua vita felice, che si conferma poi essere quella giusta, dopo un rapido ritorno in Germania alla fine della seconda guerra mondiale che si risolve più che altro in un addio alla sua famiglia e alla sua vita passata. È il suo passato però a non volerlo lasciare e a venire ad insidiare da vicino la sua pace.
Filo rosso di questa vicenda è lo strano rapporto di Max coi felini: dalla tigre impagliata, che gli incute timore e spavento nellinfanzia, del negozio del padre, al giaguaro con cui suo malgrado navigherà verso i lidi brasiliani, al metaforico puma che attacca la sua proprietà e la sua esistenza pacifica, ai gatti infine che nellultima parte della sua vita deciderà di allevare, con un atto decisamente conciliatorio verso il genere.
Oggetto veramente bizzarro, questopera di Scliar. Lo stile è semplice ma non banale e il tono è un po quello di una strana fiaba per adulti. Per tutto il pur breve romanzo Max fugge dai felini che lo spaventano quasi atavicamente - la tigre impagliata del padre, il giaguaro sulla scialuppa - ed è solo quando invece decide di affrontare il "puma" che ha decimato il suo allevamento che riesce infine a riconciliarsi e a trovare requie. Veramente peculiare è che il viaggio, pur compiendosi fattivamente attraverso luoghi reali, sia in effetti "intorno ai felini", forse manifestazioni materiche di inesplorati, sconosciuti e spaventosi anfratti e recessità psichiche, proprio come nella favola con protagonisti Ego, Id e Super-Ego ideata da un dottore amico di Max per far comprendere agli indigeni brasiliani non acculturati le teorie di Freud.
Maurizio Marenghi
www.wumingfoundation.com, 12.12.2005 |
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Sul gusto di Meridiano Zero per i titoli ho già detto abbastanza in altre occasioni e non voglio insistere. Per fortuna, un fiuto inversamente proporzionale a questo ce lhanno nello scegliere i libri da pubblicare, ed è quello che conta.
Yann Martel, autore di Vita di Pi, definisce il libro di Scliar una "scarica di caffeina elettrica" per la sua fantasia. Vita di Pi non lho letto, ma un giorno, dalle parti di Bologna, ho incontrato Enzo Fileno Carabba, lautore di Pessimi Segnali, e quando mi ha chiesto di consigliargli una lettura gli ho fatto il nome di questo autore gaucho di Porto Alegre che mi aveva fulminato pochi mesi prima. Racconto la trama, lui rimane a bocca aperta e insomma pare che Vita di Pi sia ben più che ispirato da Scliar. Ci sono idee prese di pacca da un romanzo e trapiantate nellaltro: il bello è che Martel lo ammette senza pudore , mentre Scliar, da buon sudamericano, non sè mai lamentato. Un bellesempio di come ci si possa (e debba) comportare di fronte a un plagio coi fiocchi. Del resto, se uno ha scritto un libro come Max e os felinos, può vivere tranquillo, nella consapevolezza che qualunque imitazione sia un omaggio a una storia che tutti avrebbero voluto raccontare con la stessa leggerezza.
La storia è quella di Max, giovane berlinese costretto ad abbandonare la Germania nazista. Cresciuto nel magazzino di un pellicciaio, ha sviluppato una forma di timore affascinato per i grandi felini. Guarda caso, la nave che lo porta lontano da casa trasporta uno zoo, così che Max dovrà fare i conti con le sue paure e i suoi strani desideri. Dopo una traversata onirica, che forse è sogno e forse no, Max approda in Brasile. Ma il nazismo non è più problema della sola Germania e i nemici continuano a braccare Max, anche molti anni dopo la fine della guerra e la caduta di Hitler. Forse perché il nazismo non è nemmeno più il problema di un semplice periodo storico. E qualcosa che riguarda lumanità, così come la vendetta e la giustizia che assillano il protagonista fino alla vecchiaia. Fino al giorno felice in cui Max Schmidt si troverà in pace coi suoi felini.
Centoventicinque pagine da leggere in una notte o meglio in una domenica di pioggia, se non volete far tardi con la luce accesa e il libro che brucia sulle dita. Una favola perfetta, con la giusta dose di fantasia surreale e di Storia. Una vicenda di giustizia e redenzione, oltre la retorica di violenza e non violenza, scritta alla maniera del miglior Chavarrìa. Una fiaba, anche, sulla convivenza possibile, tanto quella tra uomini che quella, più difficile, con i nostri felini.
Wu Ming2
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