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Niente di personale
Jason Starr


Bresciaoggi
Mucchio Selvaggio
Pulp
tuttolibri
www.rootshighway.it


Bresciaoggi, 19.5.05

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Uomini e donne a N.Y. come topi in trappola

È un’America da horror vacui quella che ci presenta Jason Starr in Niente di personale (Meridiano Zero, pp. 252, euro 13,50), splendido noir grottesco in cui la mediocrità è una metastasi diffusa e anche la maledizione non ha più grandezza.
Sullo sfondo una New York alveare senza nessun malìa, in cui si svolgono tante vite parallele e da niente. Uomini e donne come topi in trappola, logorati dalle nevrosi trasversale del denaro e del sesso, il tutto però dietro l’aplomb dell’unità familiare e di coppia. Joe DePino, installatore di cavi, spende lo stipendio scommettendo alle corse dei cavalli, regolarmente beffato dalla fortuna e inseguito dagli strozzini che non sono disposti a concedergli dilazioni nei pagamenti. Vive una vita grama con la moglie Maureen in una casa dal perimetro angusto, ossessionato dalla vincita che gli permetterebbe il salto di classe.
David Sussman invece è un pubblicitario di successo, stipendio pingue, una consorte piacente, Leslie, che ha qualche curva di troppo: si abboffa e poi va a cacciarsi due dita in gola in bagno. Un matrimonio, il loro, imbracato dentro lo standard del decoro di facciata e dei doveri coniugali svolti con solerzia impiegatizia. A fianco del suo ruolo perbene, David si concede qualche avventura fuori dal talamo: l’ultima preda è una collega di lavoro, Amy, una cinesina dai bollenti spiriti che ha il torto di prendere per oro colato le parole sussurrate durante l’amplesso. Come si sa, parole d’amore sparate a salve. Appena annusa l’abbandono, Amy è pronta a trasformarsi in una pitonessa peggio della Glenn Close di Attrazione fatale.
Joe e David sono due persone diversissime, inconciliabili, si disistimano reciprocamente, ma i loro destini finiscono per impigliarsi in una spirale diabolica, perché le loro mogli sono amiche cresciute in una sorellanza nutrita di segreti e bugie e soprattutto perché si trovano con le spalle al muro, senza più uscite di sicurezza. Joey organizza, a scopo di estorsione, il rapimento della figlia di David, contando sulla collaborazione di un amico psicotico, mentre David uccide a padellate l’amante pretenziosa. La vicenda, giunta all’acme della resa dei conti, implode senza catarsi, condannando i protagonisti a digerire i loro veleni condivisi fino all’eternità. La cenetta finale che li ritrova uniti è un quadretto di rara perfidia e di abissale quotidianità, tra rimorsi, sospetti, tradimenti e sensi di colpa. Sì, perché anche le mogli sotto sotto non sono angeli del focolare.
Jason Starr costruisce un meccanismo narrativo perfetto, che ammicca ai perdenti perduti di Jim Thompson e all’umorismo nero dei fratelli Coen, attento ai quei dettagli di psicologia e di linguaggio in grado di restituire certa miseria spirituale che sta dietro l’opulenza americana.

Nino Dolfo


Mucchio Selvaggio, marzo 2005

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Ovvero, quando i conti non tornano mai. Due vite corronoverso la collisione. Un pubblicitario che s’impegola in un benessere insipido, ricattato dalla sua amante; un underdog drogato di scommesse, e un debito da colmare con uno strozzino. Due vite sotto ultimatum, dall’Upper East Side dell’uno alla Hell’s Kitchen dell’altro. E le due mogli, amiche come sorelle. Succede allora che il balordo d’azzardo faccia rapire la figlia del pubblicitario, e che questi, nel frattempo, stia colpendo a padellate la ricattatrice.
Nell’ultimo Starr tutto va a rotoli rovinosamente come nei film dei Coen Brothers. Ogni peggior sospetto si rivela vero, e la decisione che porta al binario morto è proprio quella puntualmente scelta dai protagonisti, come nei migliori hard-boiled. Il meccanismo narrativo è a orologeria e la capacità di maneggiare il plot alta, tanto da far perdonare una qualità della scrittura non proprio ineccepibile.

Gianluca Veltri


Pulp, gen/feb 2005

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Giocare sotto falso nome alle corse di cavalli non era servito a nulla. Joey De Pino, devastato finanziariamente da una perniciosa attitudine alle scommesse, si trova nella nefasta situazione di chi è costretto, in tempi auspicabilmente brevissimi, a restituire i soldi perduti a uno sciame di allibratori inferociti. All’improvviso però Joey, seppur costantemente ottenebrato da un umore orrendo e molesto, intravede la possibile soluzione dei suoi guai attraverso il rapimento della piccola Jessica, figlia di due carissimi amici di Maureen, la moglie. Per far questo, chiederà aiuto al vecchio amico Billy, che però oltre ad essere uno psicopatico irascibile, ha l’ulteriore svantaggio di essere un maniaco sessuale impenitente.
Nel frattempo, David Sussman, padre di Jessica e vacuo tombeur de femmes, si concede frenetici amplessi extraconiugali con una collega cinese che, per sua sfortuna, possiede la minacciosa caratteristica di prendere strettamente sul serio le false promesse di amore e matrimonio dettate dall’impeto di una passione fugace. Le vite dei personaggi, partendo da una zoppicante realtà quotidiana, si dilateranno inesorabilmente verso la vertigine indisciplinata di un gioco tragico, dove l’imprevisto e il colpo di grazia sono il prolungamento beffardo della sconsideratezza di ognuno. Le vicende esilaranti e al contempo crude, acidissime, si srotolano in un susseguirsi di incastri e imprevisti che coinvolgono a tal punto da non voler rinunciare a quell’ultima sferzata di un finale che confermerà l’incorruttibilità del romanzo.
Ironia e cinismo raccolgono nutrimento dal flusso fertile del noir, restituendo alla narrazione uno spartito di note vivacissime, con un progressivo scivolare nell’intenso e ordinato profumo del dramma. Grazie a un ritmo frenetico, quasi affannante, il romanzo di Starr raccoglie ed esplode, carica e scarica, generando un percorso narrativo appagante e stringente.

Patrizia Burra


tuttolibri, 5.3.2005

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Di nuovo New York, di nuovo un gran ritratto in nero della middle class americana firmata da Jason Starr (Niente di personale, Meridiano Zero, pp.252, 13,50 euro, trad. Simone Garzella e Angela Di Franco), autore cult di Piccoli delitti del cazzo. i destini incrociati di David Sussman e di Joey DePino implodono in una soria amorale, ironica e grottesca. Il primo è un pubblicitario di successo, famiglia modello, grande stipendio, esasperato perbenismo di facciata come regola di vita. Una piccola debolezza, però: rapidi accoppiamenti clandestini, in ufficio, con una giovane collega di origine orientale, seducente e vagamente psicopatica. Amy - questo il suo nome - vuole infatti farsi sposare da David cui, durante uno di quegli orgasmi in cui si promette di tutto, ha strappato un mezzo impegno di matrimonio di cui lui non ha memoria e che lei, invece, ha inciso nel suo cuore con lettere di fuoco. Per questo è disposta a non fermarsi di fronte a niente. Joey DePino, al contrario, è un poveraccio che vive in una misera stanzetta con una moglie desiderosa di fare il salto di classe: è una vittima predestinata della sindrome da scommessa (punta su di tutto, da cavalli alle previsioni del tempo), ridotto sul lastrico, lavoro perso, debiti con tutti, in particolar modo con un bieco strozzino. A questo punto le loro vite si incontrano e l’affair si tinge di un noir intelligente e scoppiettante.

Piero Soria


www.rootshighway.it, luglio 2005

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C’è una New York livida e opprimente a fare da sfondo all’ultimo, efficace romanzo di Jason Starr. C’è una storia che è un gorgo che risucchia un po’ alle volta le vite dei protagonisti. Joey De Pino è un giocatore, un uomo che si consuma lentamente, un perdente nato che scommette ogni giorno alle corse dei cavalli, che annaspa nei debiti e mangia la vita della moglie un pezzo alla volta, rendendola povera, grassa e frustrata. David Sussman è invece un pubblicitario di successo, con uno stipendio da favola, un appartamento di lusso nell’Upper East Side ed una famiglia perfetta. Niente di personale è la storia di una deriva, di un progressivo disfacimento di due vite, ogni azione porta a delle conseguenze e Joey e David si ritroveranno ben presto ad intrecciare le loro vicende cercando, inconsapevolmente, di sopravvivere l’uno all’altro. In un romanzo in cui tutto sprofonda e niente si salva, dove donne e uomini sono ugualmente colpevoli, Jason Starr dà sfogo a tutto il proprio talento narrativo, destrutturando e rimodellando gli stilemi del noir, privilegiando un taglio cinematografico del racconto attraverso ritmi martellanti e velocità d’azione, senza smarrire un’ironia corrosiva che ben traspare dai dialoghi fitti e tuttavia agili e netti come il filo di una lama. Inquietante.

Matteo Strukul