Lamore è salvezza. Sì, come no. Salvo quando diventa sitematica e lucida autodistruzione e sceglie un finale che non scende a compromessi. Come in questo romanzo splendido e spietato.
Antonella Ottolina
Publisher Weekly |
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Lautrice di Salvami evoca le sordide notti color neon di San Francisco nel suo ultimo romanzo, dal linguaggio esplicito e trasudante abiezione sessuale e digressioni. La storia si apre su Jesse che, respinta dal suo amante Bell, si sta tingendo i capelli in un patetico tentativo di riottenere la sua attenzione. "Ho sempre attratto persone che mi fanno sentire inadeguata," ammette Jesse, e Bell che la abbandona spesso per delle relazioni gay e desidera ardentemente un suo vecchio amante ne è lesempio perfetto. Jesse riesce a lasciare Bell, ma continua ad attirare la violenza su di sé: scende negli abissi del mondo notturno e dedito alleroina di Madison, una crudele anima di ghiaccio che trae la sua forza dal soggiogare i più deboli. Ogni dialogo con lei costituisce una prova di forza; ogni sua affermazione porta a nuove rivelazioni. La continua introspezione di Jesse, le sue emozioni allo stato puro e la casualità dei suoi incontri sessuali possono scandalizzare qualche lettore. Ma Darcey Steinke ci rivela molte verità; difficili da accettare sullamore, sul fallimento di ogni illusione e sulle proprie ossessioni, spogliando lentamente ogni personaggio di qualunque dignità.
www.lankelot.eu, giugno 2007 |
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È il libro della confusione sentimentale, dellidentità pulviscolare, di trasformazioni, travestimenti e metamorfosi giocati per modelli precari e in ogni caso fallimentari. È unopera che si fonda sulle varianti dellamore e della sessualità, testimonianza ondivaga della possibilità di essere solo aderendo allaltro da sé; è un precipizio, quello dellio narrante, per un cunicolo di specchi: sino alla distruzione duno specchio e questo emblematico epilogo non è quello che si poteva intuire dal titolo, se non in senso lato.
È il secondo romanzo di Darcey Steinke, pubblicato in patria nel 1992; Suicide Blonde succede, in Italia, a Salvami, già pubblicato da Meridiano zero.
Stilisticamente lopera tiene: la traduttrice ha mantenuto vivo il respiro torbido, ossessivo e deprimente dello sviluppo delle vicende di Jesse, la protagonista; è in un certo senso un romanzo di de-formazione, di distruzione di unesistenza congetturata per speculazioni e ripetizioni su un modello. Non so quanto queste labirintiche adesioni allaltro significhino nei termini del rifiuto della consapevolezza, della responsabilità, della coscienza dellidentità: so che senza dubbio contribuiscono con efficacia a suggerire che finalmente io è un altro, e che probabilmente io esiste sin quando altro è. Dal momento in cui sinfrange lo specchio, il desiderio non può che virare altrove.
Jesse è una donna che non capisce "dove finisci tu, e dove cominciano gli altri" e questa, le dirà lo spettro di carne del suo perduto amore, è una cosa pericolosa. Jesse infatti è sua madre, che cerca di farsi bella per riconquistare il marito, ed è sua madre che si compiange per la decaduta bellezza, per la perduta armonia. Jesse è la misteriosa e bugiarda Madam Pig, altra donna sfiorita: è la sua ricerca duna figlia-amante smarrita, e la sua paura della corruzione del suo aspetto. Jesse è il suo compagno Bell, confuso tra lomosessualità e leterosessualità, innamorato dunidea incarnata nella sua vita troppo tempo prima. Jesse è Madison, loggetto del desiderio di Madam Pig, spogliarellista, puttana e drogata, cinica e cruda.
Jesse è un corpo che si concede con facilità: perché capisce solo le esperienze vissute dagli altri, è in un certo senso un contenitore. Una confezione, una struttura morbida. Una porta sempre aperta.
Si comincia con una tintura di capelli, a 29 anni: nel pieno della paura per la fine dun rapporto che sembra inevitabile, nel sogno che il modello vincente dei capelli biondi cambi le cose. Si procede per paura del tradimento, una paura necessaria a tenersi vincolati al padrone della propria identità. Savanza per snaturamento costante e continuo, per rinuncia allindipendenza, per prostituzione allegorica e letterale di sé stesse. Si termina con un dramma, che sembrava già scritto nelle prime battute.
Jesse sè sempre voluta sentire diversa e distante da tutti, curiosamente pensa che sia così per ogni persona che ha incontrato. Lunico risultato è che Jesse è stata diversa e distante da sé, assumendo volti e ruoli volta per volta nuovi. Refrattaria al coraggio, è una spugna. Assimila e assimila, non si confronta ma si espone. È un oltraggio allio.
Non mancano puntuali e complete descrizioni di ogni singolo episodio erotico, talmente minuziose da far pensare a relazioni tra uomini (e donne) e una bambola, che prova dolore o piacere ma naturalmente se ne frega: tutto passa. E ama lunico che non può avere, perché è omosessuale.
Darcey Steinke analizza il suo personaggio senza nascondere ambizioni dintrospezione psicanalitica, servendosi delle sue esperienze sessuali in maniera strumentale e funzionale. Ne sgretola la prevedibilità, cancellandone la volontà. Direi, per queste ragioni, che al di là della lettura letteraria dellopera le prospettive più interessanti potrebbero essere e saranno sociologiche, psicologiche, femminine in generale. Perché, in ultima istanza, il talento autentico di questo libro è quello dessere un altro specchio deformante certo, e incubotico delle nostre vite: delle nostre vigliaccherie, delle nostre convinzioni e delle nostre scelte. Quanto consapevoli, quanto necessarie, quanto nostre? Quanto vere?
Gianfranco Franchi
www.nientelietofine.splinder.com, 5.1.08 |
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Un pugno nello stomaco e una strizzata al cuore, mentre passeggi tra i locali di lap dance e peep show di San Francisco chiedendoti chi sei veramente.
Solo con queste parole posso avvicinarmi a come ci si sente finito questo libro.
Quelle di seguito non sono mie, ma esprimono in altra maniera ciò che si prova a leggere un romanzo spiazzante e massacrante come questo.
"Una favola sconvolgente sulle conseguenze del deragliamento della passione."
"Una scrittura poetica, dove la salvezza si confonde con la dannazione, e i vertici dellerotismo si piegano in forme inattese di spiritualità."
Alla fin fine, proprio come la protagonista, non posso che esclamare: "gliene sono grata."
proiettilixscrittori, 26.12.07 |
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Lennesima, silenziosa crisi di una giovane coppia di San Francisco innesca il viaggio separato e irreversibile dei due protagonisti in un inferno bulimico e onnivoro, fatto di locali notturni e di prostituzione, di degenerazione periferica e incubi uterini, sperimentazioni sessuali e corpi violati fino allossessione, o al rigetto.
Bell, lui, orfano di una omosessualità irriflessa e finalmente ai conti con il proprio destino (il matrimonio del suo ex-amante). Jesse, lei, conflittualmente ancorata alleducazione ipocrita e provinciale di una imprevista middle-class protestante, analizzata dallo sguardo poetico e scabro della scrittrice abile nello scavo emozionale quanto nel risarcimento psicologico della trama e capace, camaleonticamente, di filtrare insieme il sangue del serpente (una giovane prostituta della quale la protagonista dovrà andare a caccia, sino a perdersi allinferno), la polpa del frutto (le carni bianche come conchiglie e i falli giganteschi degli amanti di Jesse) e la ragione ultima di un sentimento profondo al punto da non poter (più) essere vissuto. Non come prima, almeno. Né, a ben vedere, in altro modo.
Scrittura limpida, racconto concentrato nel giro di poche ore e con qualche concessione di troppo unicamente verso la trasposizione visionaria della realtà. Ma assolutamente da leggere. E in ottima traduzione.
Max Giovagnoli
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