Radio Capital, 10.9.08 |
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Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola è libro consigliato da Gian Paolo Serino a "Soddisfatti o rimborsati" nella puntata di mercoledì 10 settembre 2008 della trasmissione "I Capitalisti" condotta da Massimo Cotto e Flavia Cercato.
"Tra i libri interessanti cè quello dedicato a Massimo Bubola e scritto dal giornalista Matteo Strukul
con questo libro Massimo Bubola esce in tutta quella che è la sua poesia".
Gian Paolo Serino
ascoltate l’intervento
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Amadeus, dicembre 2008 |
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Lultima segnalazione se la merita linteressantissimo libro Il cavaliere elettrico: viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola di Matteo Strukul (Padova, Meridiano Zero, 2008, Euro 15,00) dove viene raccolta una lunga intervista-chiacchierata con il cantautore veneto. Partendo dalla sua formazione scolastica, la successiva esperienza umana e professionale a fianco a Fabrizio De André, le esperienze come produttore e strenuo sostenitore dellimportanza storica della canzone popolare, Bubola ripercorre tutte le tappe della sua lunga carriera, raccontando come sono nate molte delle sue canzoni più belle degli ultimi decenni e come ha saputo coniugare e (inserire nelle sue produzioni) la musica con la passione per la grande letteratura.
Riccardo Santangelo
LArena, 15.10.08 |
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Il Cavaliere elettrico, il libro su Bubola.
Tra musica e parole, la storia delle opere del più famoso cantautore veronese, uno dei fondatori del suono folk-rock italiano. Al forum Fnac domani sera alle 18 cè il giornalista Matteo Strukul per presentare il suo libro, Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola.
Ospite, lo stesso songwriter veronese. Strukul, critico musicale de Il Mattino di Padova, ha raccolto nel suo libro le rivelazioni di Bubola fino a realizzare con una doppia, lunga narrazione (le sue parole e quelle di Massimo) una storia completa del canzoniere dellex collaboratore di Fabrizio De Andrè.
Giulio Brusati
LArena, 16.10.08 |
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Il Cavaliere elettrico Massimo Bubola
Il giornalista Matteo Strukul intraprende un viaggio romantico nella musica di Bubola
Diciannove album, oltre trecento canzoni, una serie di collaborazioni preziose (Fabrizio De Andrè, Gang, Estra), libri di poesie e brani scritti per altri artisti, da Fiorella Mannoia a Mauro Pagani, Milva e Kaballà. La produzione del cantautore veronese Massimo Bubola, a più trent;anni dall;esordio, è davvero monumentale. Con Il cavaliere elettrico (editore Meridiano Zero) Matteo Strukul intraprende un "viaggio romantico nella musica" (come recita il sottotitolo dell;opera) di uno degli ultimi artigiani della canzone d;autore italiana. Diciamo subito che Strukul "gioca in casa": giornalista de Il Mattino di Padova, dallo scorso agosto si occupa delle relazioni esterne dell;etichetta discografica di Bubola, la Eccher Music e dallo scorso autunno è diventato responsabile dell;ufficio stampa della Meridiano Zero, la casa editrice patavina apprezzata per la pubblicazione di romanzi noir e non solo.
«Scrivere di Bubola è una sfida importante», confessa nelle prima riga del suo "viaggio romantico". Le parole conclusive, scritte dopo il concerto tenuto il 9 settembre 2007 in piazza San Zeno a Verona, celebrano «il percorso tenacemente costruito» di un artista testardo, convinto dei propri mezzi. Sono la descrizione perfetta dei trent;anni di Bubola come artigiano del folk rock.
«In venti canzoni», scrive Strukul a proposito di quella sera, sul sagrato della chiesa del patrono scaligero, «il cinquantenne storyteller nostrano ha voluto ricapitolare un cammino iniziato da giovanissimo esordiente al fianco di De Andrè (Fiume Sand Creek, Quello che non ho, Don Raffaè, Andrea) e poi proseguito in proprio all;insegna di un;arte popolare che ha saputo coniugare il linguaggio multinazionale del rock con il folk veneto, vergare intense pagine di diario personale (Marabel, Niente passa invano, Doppio lungo addio) come guardare alla storia collettiva della Grande Guerra (Monte Canino che diventa un valzer triste; Era una notte che pioveva virata in country; la struggente Rosso su verde nata da un episodio familiare) oppure innestare il blues nel Medioevo barbarico di re Teodorico, recuperare o stabilire legami culturali con latitudini lontane solo in apparenza, dall;amata Irlanda e dall;area anglosassone in senso lato (La sposa del diavolo, Capelli rossi) fino al Messico (Encantado signorina), passando per il Texas e fornendo nuovi sogni in forma di colorata filastrocca infantile (Volta la carta, Lorelai). »
La struttura del volume di Strukul prevede una serie di capitoli, divisi ciascuno in due parti: nella prima, alle parole dell;autore si sommano quelle di Bubola in una lunga intervista incentrata sulla genesi degli album; nella seconda, il giornalista padovano spiega e commenta con note tecniche ogni singolo disco.
L;opera gemella di questo Cavaliere elettrico uscirà entro il prossimo gennaio e sarà l;album Dall;altra parte del vento, una raccolta di canzoni composte tra il 1978 e il 1990 da Massimo con De Andrè, reinterpretate e riarrangiate per celebrare il decennale della scomparsa di Fabrizio.
Giulio Brusati
LArena, 20.10.08 |
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Bubola e Strukul, confidenze per due
INTERESSANTE DIALOGO TRA IL CANTAUTORE E IL CRITICO CHE GLI HA DEDICATO UN LIBRO
Un incontro di spessore che ha focalizzato i punti essenziali della poetica di Massimo Bubola.
Far luce su tutto larco della sua più che trentennale carriera indugiando con il piacere della conversazione sulle canzoni, senza limiti categorici e tesi precostituite.Questi i presupposti, spiegati dallo stesso autore, del libro che il critico musicale Matteo Strukul ha intitolato Il cavaliere elettrico con il sottotitolo di Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola. Romantico, crediamo, appunto per la "libertà" di vagare e divagare da un argomento e da un territorio allaltro, spinti da passioni ed amori ad ampio respiro, che Strukul e Bubola si sono presi nel loro viaggi.
I due hanno ripreso il serrato dialogo, più di unora senza alcuno spreco di parole, alla Fnac davanti ad una platea molto attenta, sicuramente stimolata alla lettura del libro (uscito per Meridiano Zero). È stato un incontro di forte spessore, che ha avuto il pregio di focalizzare con sempre maggior chiarezza, determinate costanti e punti essenziali della poetica di Bubola, emersi in termini evidenti soprattutto nellultimo quindicennio del suo cammino discografico e concertistico, quello che lo ha consolidato su una posizione di alto prestigio, quasi cattedratica, nellambito della canzone e della musica dautore italiana. Elementi essenziali che per Bubola - che sul suo lavoro non ama celiare - sono come valori sacri e irrinunciabili. Dalla conversazione e coerentemente dalle canzoni di Massimo, sottolineava Strukul, emerge una pluralità di linguaggi e riferimenti utilizzati che comprende pittura, letteratura, cinema, teatro; una sorta di umanesimo consacrato alla ricostruzione di unepica italiana in canzone, sullesempio di quanto fatto in America da gente come Dylan o Springsteen.
Un esempio citato è Eurialo e Niso, brano che Bubola scrisse per la Gang dei fratelli Severini. Dallo spunto metaforico classico il passaggio alla lotta partigiana sul letto di sonorità da folk ballad americana.
"Certa cultura americana (quella degli autori sopracitati ma anche Neil Young e Leonard Cohen, Lou Reed e Patti Smith, alcuni dei dichiarati maestri, ndr)", diceva Bubola, "ormai ci appartiene così come a Seneca, spagnolo, apparteneva la latinitas. Non si tratta di esterofilia a buon mercato, ma di portare però un proprio peculiare contributo ad una koinè. Da sempre il mio tentativo è quello di coniugare il retaggio delle mie radici alla mia musica elettiva, il rock, un linguaggio con cui la canzone, quando è buona e duratura, può diventare a sua volta letteratura. Ma è necessario un percorso alle spalle. LAvvelenata di Guccini, per citare un esempio di un collega che è un grande umanista, ha a che fare con certe invettive di Jacopone da Todi. Molte mie canzoni sono costruite su strutture e tessuti che vengono da tempi lontani. Già Orazio sosteneva che in poesia non cera più nulla da inventare. Quando qualche ragazzo mi chiede consigli sul mestiere di cantautore, rispondo sempre che per prima cosa bisogna impararsi a memoria le canzoni di Cohen, di Dylan, così come un bravo attore teatrale non può non conoscere alla perfezione le opere di Molière o di Shakespeare".
Beppe Montresor
il Cittadino di Lodi, 30.10.08 |
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Bubola, un cavaliere armato di sola chitarra.
Massimo Bubola è un cantautore più conosciuto per le use collaborazioni illsutri tra le quali spiccano gli album scritti a quattro mani con Fabrizio De André. Canzoni come Andrea, Fiume Sand Creek, o il testo di Don Raffaè portano anche la sua firma. Eppure pochi sanno che in oltre trent;anni di carriera ha composto diciannove album e più di trecento brani.
Sua è ad esempio Il cielo d;Irlanda, cantata da Fiorella Mannoia. Bubola è riuscito a unire nelle sue canzoni il linguaggio del rock, la tradizione musicale popolare e folk e la canzone d;autore ricca di suggestioni letterarie. Un Bob Dylan venuto da Verona, si potrebbe dire. Ora Matteo Strukul, giovane e attento critico musicale, ha deciso di raccogliere la testimonianza di Bubola, in un libro-intervista edito da Meridiano Zero.
il Corriere del Ticino, 27.9.08 |
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Massimo Bubola 30 anni di carriera in un libro
Scoperto da De André e, da trentanni, una delle certezze della canzone dautore italiana, Massimo Bubola ha appena pubblicato il suo nuovo disco Ballate di terra e dacqua e, ora, arriva nelle librerie anche un bel volume dedicato alla sua vita e alla sua carriera: Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola del giornalista Matteo Strukul e pubblicato da Meridiano Zero.
Alessio Brunialti
La Difesa del Popolo, 14.12.08 |
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Matteo Strukul: dialogo con il cantautore veronese Massimo Bubola
Il cavaliere elettrico, viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola esce per la casa editrice padovana Meridiano Zero. Lautore è Matteo Strukul, giornalista e critico musicale de il Mattino di Padova, che ha svolto un certosino lavoro di studio di tutta la produzione del cantautore veronese, poi approfondendone le radici con numerosi incontri e interviste con lo stesso autore.
Ne è uscito un volume davvero completo, dove le due voci, dello scrittore e del cantautore, si snodano lungo tutta la presentazione della discografia di Bubola, da quellesordio che tanto colpì De André da volerlo al suo fianco come coautore di due album, fino ai suoi dischi dei giorni nostri.
Pagine che danno il giusto riconoscimento a un cantautore che ha saputo come pochi altri sposare la forma del rock a una capacità di scrittura fuori dal comune. Di tutte le canzoni più importanti lintervistato racconta la genesi, in un piacevole dialogo che porta spesso a intrecciare i versi di questo cantastorie a letteratura, storia e tradizione. Un volume che riesce a far venire voglia di ascoltare con profonda attenzione lopera omnia del più celebre cantautore veneto.
Sandro Sartori
il Giornale di Vicenza, 30.9.08 |
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Bubola, cavaliere errante della canzone dautore
Intervista-biografia del raffinato artista veronese rivelato da De André. Una carriera fra luci e ombre nel segno della poesia.
È uscito in questi giorni, edito da Meridiano Zero, Il cavaliere elettrico, un corposo volume di quasi 300 pagine che raccoglie gli esiti di una lunga intervista al cantautore veronese Massimo Bubola. Ne è autore Matteo Strukul, giovane critico musicale (scrive per Buscadero, Jam, Classix) che testimonia in questo modo la sua ammirazione per il raffinato autore di tante bellissime canzoni. Il sottotitolo del libro, Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola, aiuta fin dallinizio a capire il senso delloperazione: un approccio sentimentale, di stima ed apprezzamento incondizionati.
Per lartista e per luomo.
UNA SINGOLARE CARRIERA. Quella di Bubola è una carriera interessante e complessa, ricca di colpi di scena, di alti e bassi, di successi a volte travolgenti e di lunghi periodi di ripensamento e di crisi. Strukul ne parla liberamente con linteressato, il quale non si tira indietro e scava con onestà e coraggio nel fondo della sua anima mettendo a nudo sentimenti e sensazioni che gettano un sorprendente fascio di luce sui meccanismi che governano la sua particolare ispirazione musicale e poetica ma che si possono facilmente estendere al travaglio che presiede ad ogni tipo di creazione artistica.
A poco più di ventanni, con allattivo un solo album, Nastro Giallo, Bubola entra in contatto con Fabrizio De Andrè e assieme a lui scrive le canzoni di uno degli album più interessanti tra quelli prodotti dal maestro di tutti i cantautori italiani. Rimini è un disco straordinario che alluscita (nel 1976) stupì critica e pubblico per loriginalità dellimpianto musicale e per la forza evocativa delle parole, dalle quali, in forma mai retorica e sempre altamente poetica, sgorgavano a profusione immagini e racconti. Ebbene, i punti di forza di quel fondamentale lavoro sono opera del giovane musicista di Terrazzo. Il brano che dà il titolo allopera, e poi Andrea, Sally e Volta la carta, canzoni indimenticabili che De Andrè renderà ancora più famose durante i memorabili concerti con la Premiata Forneria Marconi, arrivano dalla vena fresca e tutta da scoprire di quel ragazzo timido che con la chitarra e con il rimario sa compiere autentici prodigi. De Andrè si tiene stretto quel fuoriclasse in erba e con lui produce un secondo album, altrettanto sorprendente (LIndiano) che contiene la bellissima Fiume Sand Creek.
IL CONO DOMBRA. Il tempo di pubblicare un paio di dischi da solo, e poi Bubola entra inspiegabilmente in un cono dombra di oblio e disinteresse. Per sette lunghi anni, dal 1983 al 1989, il mondo della musica si dimentica del geniale autore di Rimini; lui un po si rassegna (apre un pub di stile irlandese a Verona, in anni in cui i seguaci di San Patrizio erano ancora una sparuta minoranza), un po cerca di far sentire, forse troppo timidamente, la sua voce. Ma un talento come il suo non può restare nascosto dietro il bancone. Piano piano il mondo discografico torna ad occuparsi di lui, arrivano altre canzoni quella che certifica il ritorno al successo è non a caso Il cielo dIrlanda, cantata da Fiorella Mannoia e altri album. Lispirazione ritorna. Rinfrancato Bubola intraprende con nuova lena la carriera del performer esibendosi dappertutto con la sua band, diventando "Il cavaliere elettrico" e regalando agli ammiratori il piacere di poter ascoltare dal vivo la musica e le parole delle sue trascinanti ballate.
POESIE E PARTICOLARI. Lintervista di Strukul alterna momenti intimi a pagine più tecniche, dedicate al lavoro musicale e letterario di Bubola. I testi di alcune canzoni sono riportati integralmente e si leggono come delle poesie scritte per la carta e non per la chitarra. Anche se non si conosce la melodia che le accompagna sul disco, mantengono intatta la loro forza, si elevano, sorrette da una rima sempre felice e stimolano il sentimento di chi le legge con immagini sempre nuove e sorprendenti.
Il libro contiene una prefazione di Massimo Cotto e alla fine, con il titolo Foto di scena, una raccolta di recensioni dei concerti di Massimo Bubola, pubblicate sul Giornale di Vicenza da Antonio Stefani. Luscita del libro di Matteo Strukul anticipa di qualche settimana un appuntamento che vedrà Bubola esibirsi a Vicenza. Il 25 ottobre, durante lo spettacolo di luci e musiche offerto dallAssociazione Artigiani per lanniversario palladiano, il Cavaliere Elettrico darà un nuovo un saggio della sua classe e della sua bravura.
Lino Zonin
Lisola che non cera, 16.2.09 |
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Tra falsi artisti, soubrette, visionari e mercanzia di ritorno cè ancora qualcuno che si ricorda che il primo dovere di un cantautore è quello essere un testimone. Massimo Bubola è uno di questi, come ci dimostra il fiume travolgente di canzoni scritte in oltre trentanni di storia ed entrate direttamente nellalveo della cultura musicale italiana. Canzoni che raccontano il cammino del "cavaliere elettrico", brillante definizione del giornalista Massimo Cotto presa a prestito dal giovane scrittore-giornalista padovano Matteo Strukul (Jam, Buscadero, Il Mattino, Classix) come titolo di questa sua prima pubblicazione. Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola non è il primo libro scritto su Bubola, ma è certamente il testo che meglio riesce a descrivere la statura umana e artistica del cantautore veronese. Scritto sotto forma di intervista, o meglio di dialogo, e arricchito da argute considerazioni dellautore, il libro assorbe il lettore fin dalle prime righe, denso comè di storie, di aneddoti, di riferimenti culturali a tutto tondo, attraverso un approccio immediato e coinvolgente. È un viaggio nel mondo di Bubola, in quel terreno allinterno del quale nascono le sue canzoni. Un terreno coltivato con la passione per la cultura, intesa come formazione necessaria per la crescita delluomo. Matteo Strukul "interroga" il cantautore con curiosità e dedizione, invitandolo a raccontare dei primi passi musicali nella natia Verona, dellincontro straordinario con Fabrizio De André e dei due dischi scritti assieme (Rimini e LIndiano), di canzoni come Fiume Sand Creek e Don Raffaè, delle produzioni per Gang, Cristiano De Andrè, Kaballà, Estra, dei brani scritti per Fiorella Mannoia (Il cielo dIrlanda, Camicie rosse, I venti del cuore), della piena maturità artistica iniziata con Doppio lungo addio nel 1994 e proseguita su standard elevatissimi fino allultimo Ballate di terra & dacqua, uscito allinizio dellanno scorso. I dischi, gli incontri, le collaborazioni, le canzoni di Massimo Bubola sono in un certo senso il sale del libro, ma il grande pregio de Il cavaliere elettrico è di riuscire a dare il giusto rilievo a un grande della canzone italiana, uno degli ultimi intellettuali autentici di questo nostro strano paese. Matteo Strukul riesce a mettere perfettamente a fuoco lo spessore "sostanziale" di Massimo Bubola, che stupisce per la ricchezza e la genuinità della sua cultura, che lo rende capace di dialogare di musica, di cinema, di poesia, di sport, di religione, di letteratura, di pittura, di cucina e di enologia con grande passione e competenza ma anche con grande amabilità ed umiltà.
Ricky Barone
Jam, ottobre 2008 |
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Massimo Bubola si racconta attraverso una lunga intervista esclusiva
Il sottotitolo Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola, dice bene il contenuto di un libro che non è una vera biografia ma proprio per questo forse dice di più di una vera biografia. Lautore, Matteo Strukul, collaboratore di questa rivista e critico musicale de Il Mattino di Padova ha scelto appunto il formato del libro-intervista affinchè il protagonista avesse carta bianca nel raccontare maggiormente la propria parabola artistica che quella personale, inserendo poi in ogni capitolo (che sono scelti in base alla produzione artistica) la propria analisi critica delle varie uscite discografiche. E luso dellaggettivo "romantico" ben riflette il carattere di questo autore/musicista, trait dunion fra la canzone dautore anni 70 e più moderne aperture rock: non è un caso che la sua avventura sia cominciata collaborando con Fabrizio De Andrè. Sono tante le svolte e i percorsi narrati in questo libro, ben illuminati però da un concetto base che negli anni è diventato il cuore del lavoro di Bubola, e da lui sintetizzato egregiamente così: "Ciò di cui abbiamo bisogno in Italia è di ampliare una coscienza del folk e delle nostre radici, di comporre una musica che coniughi le tradizioni con quella che è la cultura corrente". Introdce il libro una presentazione di Massimo Cotto, mentre lo scrittore vicentino Antonio Stefani lo conclude con unapprofondita riflessione sulaspetto concertistico dellartista.
Paolo Vites
Archiviate le celebrazioni battistiane, i nostalgici sempre dolenti del passato perduto scaldano i microfoni per ricordare De André, decennale della scomparsa in scadenza il prossimo gennaio. Si moltiplicheranno manifestazioni e tributi, omaggi e libri, immancabilmente inutili antologie. Chissˆ se in tutto questo si troverà spazio per parlare dei vivi, di chi non ha raccolto nessun testimone, non ha ricevuto nessuna eredità ma si è limitato, fosse poco, a proseguire un discorso iniziato a quattro mani con Faber per ritagliarsi una carriera orgogliosamente contro lomologazione della canzone dautore, senza mai fermarsi, mescolando rock, quello vero, e poesia, quella vera. Massimo Bubola ha superato i trentanni di una carriera fatta di splendidi dischi e belle canzoni, scritte per sé, con Fabrizio e per altri. Una "storia sbagliata", come recitava un celebre brano, ma solo perché un pubblico disattento non è andato oltre Rimini, oppure non è riuscito a entrare in contatto con un artista che ama realizzare album e esibirsi sul palco, rifuggendo le platee televisive e, per questo, restando in disparte. Un libro come Il cavaliere elettrico, firmato da Matteo Strukul per Meridiano Zero, in libreria da pochi giorni, può riparare a questo torto portando al lettore la viva voce dello stesso Bubola, in una lunga intervista che ripercorre tutte le tappe dellautore veronese, dallesordio del mitizzato Nastro giallo, realizzato ancor prima di incontrare De André, fino ai giorni nostri delle Ballate di terra & dacqua, senza peli sulla lingua, senza autocelebrazioni, con lorgoglio del più abile degli artigiani, per giustizia (non "per brevità") chiamato artista.
Carlo Lelandi
Libertà , 13.9.08 |
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Massimo Bubola: rock e letteratura
Tra guizzi e riflessioni, letteratura ed istinto rock: così si dipana la carriera di Massimo Bubola, cantautore e braccio destro di Fabrizio De Andrè che sarà protagonista del concerto di stasera alle 21.30 alloratorio delle Grazie, nellambito del Festival delle Province. Tra successi storici e grandi pagine della canzone italiana, si delinea una performance che offre ben più di un semplice spettacolo: è un percorso e la costruzione di una storia, lintensità di una scrittura che ha saputo cavalcare i tempi e le epoche e di una poesia che non ha rinunciato alla sensualità ed alle contaminazioni doltremanica e doltreoceano. E allora ecco un libro, Il cavaliere elettrico (Meridiano zero) che il critico musicale Matteo Strukul ha deciso di dedicare allartista che ha creato il rock dautore italiano: album per album, canzone per canzone, una lunga intervista che incrocia il commento ai testi tratteggia un viaggio straordinario, unavventura letteraria che vive nel dialogo e nellamore incondizionato per la musica. Dal folk rock degli anni Settanta con De Andrè alla creazione di unepica musicale attraverso i ritratti di Garibaldi e Campana fino alla moderna rivisitazione della "latinitas" di Eurialo e Niso, lautore raccoglie la testimonianza di Bubola e ne riempie le pagine di un libro con i trentanni di carriera: tra le grandi canzoni della ballata italiana porta invece il concerto di stasera con Don Raffaè, Fiume Sand Creek e Il cielo dIrlanda fino alle più belle composizioni dellartista, da Niente passa invano a Dostoevskji fino a Doppio lungo addio.
Betty Paraboschi
il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso, 23.9.08 |
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Nel mondo di Bubola: un libro-intervista del padovano Matteo Strukul
Quando duro lavoro e passione trovano nel tempo il giusto riconoscimento: questa la carriera trentennale del cantautore veronese Massimo Bubola. A questa figura centrale della canzone dautore italiana è dedicato il libro Il cavaliere elettrico - Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola (Meridiano zero). Lautore, il padovano Matteo Strukul, critico musicale, accende i riflettori sullartista, dando loccasione al "grande pubblico" di conoscere fino in fondo la sua carriera. In una lunga intervista, che incrocia il commento ai testi, Strukul descrive colui che "ha cercato di fondere il lirismo della canzone dautore con lenergia della musica rock
lincarnazione del funambolo di Silvio DArzo: lacrobata che si esibisce su un filo teso sopra la piazza, fra cielo e terra".
Bubola, coautore con Fabrizio De Andrè di dischi come Rimini e Lindiano, penna ispiratrice di canzoni che sono ormai parte del nostro DNA, Fiume Sand Creek, Andrea, Don Raffaè, Il cielo dIrlanda di cui Fiorella Mannoia è interprete, ne Il Cavaliere elettrico ripercorre i suoi diciannove album, racconta la genesi di pezzi come Volta la carta, in realtà ispirata ad una filastrocca veneta, limportanza della musica popolare, la poesia.
E oggi Bubola raccoglie i frutti della sua coerenza: nel 2007 la targa del Mei alla carriera, questanno il premio al Folkest e anche questo libro a lui dedicato. La sua musica rock-folk di chiaro stampo americano, unita ad una scrittura letteraria, fatta di personaggi storici come Garibaldi, Dino Campana, Tina Modotti o di moderne rivisitazioni del mondo classico come Eurialo e Niso, viene raccontata anche attraverso aneddoti: gli incontri con Lou Reed e Bob Dylan, la telefonata ricevuta in piena notte da Fabrizio De Andrè, il tour con Antonello Venditti, compresi i momenti difficili, quando con il sostegno di Mara Maionchi si reinventa produttore. Fino al ritorno a casa, labbandono della capitale dellimpero, Milano, per la campagna della provincia di Verona.
Il libro - prime presentazioni con lautore e Massimo Bubola il 16 ottobre alla libreria Fnac di Verona e il 23 ottobre a Padova al Caffè Pedrocchi - pubblicato per la casa editrice patavina Meridiano Zero specializzata nel genere noir ma che qui si apre allambito musicale, ha il pregio - merito dellautore Matteo Strukul - di non essere scritto per chi è già un fan di Bubola o per gli addetti ai lavori, ma di accompagnare in un "viaggio romantico", appunto, il lettore, in un percorso culturale alla scoperta dellessenza di un artista.
Così chi legge si ritrova addosso la sensazione di poter per un attimo trasfigurarsi in quel giovane cantautore che negli anni Settanta girava con la sua chitarra per le vie di Milano, in cerca di una possibilità per dimostrare tutto il suo talento.
Silvia Gorgi
Mucchio Selvaggio, dicembre 2008 |
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Non un Icaro ma un Sigfrido: così Strukul definisce Bubola. Veronese, responsabile di un suono di frontiera, Bubola colpì De Andrè con il suo album desordio. Seguì il sodalizio che fruttò Rimini e Fabrizio De Andrè (noto come Lindiano).
Bello il racconto della prima estate sarda: Fabrizio porta il giovane Massimo a pesca tutti i giorni. "Cosa faccio qua?", chiede Bubola allillustre collega. "Aspetta", risponde quello, e quando tirano le reti gli svela: "Getti le reti, tiri e prima o poi appare qualcosa dentro".
Dopo Faber, per Bubola un periodo in cui ha dovuto attraversare il deserto, silenzio di sei anni, poi il ritorno, le canzoni per altri (Milva, Gang, Mannoia) che intercalano una discografia arrivata di suo a una ventina di titoli. Il libro è concepito come lunga intervista, con notazioni di Strukul e trascrizione dei testi-chiave nel canzoniere di Bubola. Uno dei meriti del cantautore: dispensare cultura.
Gianluca Veltri
Padova e il suo territorio, dicembre 2008 |
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Matteo Strukul, giovane giornalista musicale, è padovano come leditore di questo libro; Massimo Bubola, il noto cantautore ma la definizione gli va piuttosto stretta , è veronese. Ma tutti gli attori di questa fatica guardano a un orizzonte nazionale perché è in questa direzione che si rivolge il libro, innanzitutto per la statura dellartista di cui si parla in queste pagine, che è stato un protagonista della musica popolare italiana degli ultimi trentanni.
Diciamo subito che Il cavaliere elettrico di Strukul è un tributo alla poesia e alla musica di Massimo Bubola sotto forma di una lunga partecipata intervista: lautore ha una sincera consonanza con il mondo artistico del suo interlocutore, e non la nasconde quando dichiara che il suo lavoro è "un atto damore verso le melodie di uno degli autori più importanti della canzone italiana". Ma lammirazione e lintimità dichiarate non si trasformano in agiografia, come magari ci si potrebbe apsettare (e, daltro canto, Bubola non è certo personaggio che accetterebbe uba santificazione, visto il suo percorso artistico e umano), e diventano piuttosto unarma in più per scavare nella ricerca musicale e poetica del cantautore veronese e per comprendere le le motivazioni più profonde senza zone dombra o infrangimenti critici, anche quando Strukul inserisce nel corpo del dialogo con Bubola quelle che chiama "disgressioni, descrizioni e giudizi indubbiamente personali", che giustificano così laggettivo romantico del sottotitolo.
Bubola esordì nel 1972, poco più che ventenne, con il disco Nastro giallo, che attirò la curiosità di Fabrizio De Andrè e fece nascere una felice collaborazione col cantautore genovese che si concretizzò alla fine di quel decennio in due dischi davvero importanti, firmati da entrambi, Rimini e il successivo, noto come Lindiano che contengono canzoni famosissime come Rimini, Volta la carta, Andrea e poi Fiume Sand Creek e Hotel Supramonte. Anni dopo Bubola firmò con De Andrè la bellissima e struggente Don Raffaè. I dischi che Bubola intanto andava pubblicando confermavano una ricerca personalissima quanto rigorosa con esiti spesso notevoli (da Marabel del 1979, Tre rose del 1981, Massimo Bubola del 1982 con una splendida Giorni dispari, fino al lavoro dal vivo Il cavaliere elettrico, che raccoglie le canzoni più belle, del 2001-02 e ai dischi più recenti. Neve sugli aranci del 2006 e Ballate di terra & dacqua del 2008). Il carattere specifico della creatività di Bubola è la fusione, ricercata con vigile coscienza critica, come più volte dichiara lartista sollecitato da Strukul, della musica folk e rock americana con quella popolare italiana per dare una voce nuova alle sue poesie, anche quando il mercato discografico cercava sonorità facili e immediate. I testi escono da un sottofondo di ampie letture e di molteplici interessi, come, tra laltro, ben fanno capire le canzoni dedicate a Dostoijevski, a Tina Modotti, a Dino Campana. Lo stesso Bubola dice che "(La poesia) mi ha sempre accompagnato: mio padre lamava molto, Giovanni Pascoli in particolare ma anche Mallarmè e Rilke; lelenco dei riferimenti è lungo e impegnativo: Lorca, Dylan Thomas (che non poteva certo mancare per chi è stato anche "traduttore" di Bob Dylan) e poi Eliot, Pound, Hughes, Creeley, Cummings e aggiungiamo noi, Campana, che come canta Bubola, "fu un puro poeta dalle segrete immense onde".
Il libro-intervista di Strukul, per questa via, senza mai affrontarlo direttamente ma tenendolo sempre ben presente solleva un problema interpretativo fondamentale quando si parla di musica popolare: per Strukul quelli delle canzoni di Bubola non sono semplici "testi" che devono il più facilmente possibile adattarsi alla musica e che vivono solo in riferimento a essa, ma devono essere considerate vere e proprie poesie che si fondono con la musica. Strukul, infatti, allinizio di ogni capitolo del libro pubblica una lirica di Bubola, che conserva tutta la sua specificità poetica, sebbene il lettore inevitabilmente le accompagnerà con la sua memoria musicale. Per Strukul questo è un dato assodato, che sembra, almeno per Bubola, non richiedere una speigazione. sospetto che sia proprio così, ma occorrerebbe allora analizzare le poesie di Bubola e di altri artisti del suo livello con gli srumenti della critica letteraria. Unimpresa, però, con cui, per quel che ne so, nessuno si è ancora cimentato. Ma è un lavoro che credo meriterebbe di essere scritto.
Mirco Zago
Il Padova, Il Venezia, Il Mestre, Il Verona, Il Vicenza, Il Treviso, 8.10.08 |
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Viaggio romantico nella musica dautore. Matteo Strukul racconta oltre 30 anni di carriera dellartista veronese. Album per album, canzone per canzone.
Bubola, cavaliere elettrico
"La musica italiana e in special modo la musica rock, soffre lincapacità di raccontare, nei tre minuti di una canzone, una storia, un avvenumento, unemozione", scriveva Guido Giazzi sul Buscadero n. 148 del giugno 1994. Una affermazione che sembrerebbe non voler salvare nessuno, a in realtà, nello stesso articolo, parlando di Doppio lungo addio, Giazzi celebrava Massimo Bubola, artista che "ha imparato a destreggiarsi con maestria adattando la musica alle parole".
Oggi si torna a parlare di lui.
Cè la poesia e cè il talento di una intera regione nelle pagine del Cavaliere elettrico. È una penna padovana a raccontare un artista veronese, figura centrale nella canzone dautore italiana. Il giovane critico musicale Matteo Strukul ha da poco pubblicato un bel volume con la casa editrice padovana Meridiano zero, un viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola, un libro "definitivo".
Quasi trecento pagine di intervista e pura poesia, canzoni e parole per tracciare i contorni e fermare su carta il genio di un artista che in oltre 30 anni di carriera ha composto diciannove album e scritto oltre trecento brani. Un talento straordinario, che debuttò nel 1976 con Nastro giallo, primo album di studio, e arrivato al 2008 cin tante storie ancora da scrivere, cantare, suonare raccontrae al pubblico. È un cantautore "singolare", Massimo Bubola, rimasto spesso "sul poggiolo dei salotti buoni" spiega Massimo Cotto nella prefazione al libro "mentre altri per brevità chiamati artisti, si divertono in terrazza". Il "nostro" Bob Dylan, il "nostro" Lou Reed, può piacere o no ma quel che è riuscito a fare è indiscutibile. "Lou Reed mi disse che se gli americani sono figli dei cowboy e dei Padri Pellegrini scrive lui stesso noi italiani discendiamo da modelli di classicità assoluta. Dunque perché non riappropriarsene? Aveva ragione". Canzoni per sé e per altri, soprattutto per Fabrizio De Andrè. Dal loro sodalizio sono nati due album come Rimini e LIndiano e, in particolare, quel cpaolavoro che si intitola Don Raffaè, canzone senza tempo (Ah che bello o cafè pure in carcere o sanno fa").
Ora si fa il punto. Un primo bilancio. Partendo dal cavaliere elettrico, da una suggestione nata da un articolo di Cotto, ora diventata il titolo di unopera che sintetizza anima letteraria e anima rock e le riunisce nella creazione di un unico artista.
Francesca Boccaletto
Il Piccolo, 15.12.08 |
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Fabrizio De André, PFM e Massimo Bubola
Laltro disco è Dallaltra parte del vento (Eccher/Edel), firmato da quel Massimo Bubola che con De Andrè ha scritto alcune delle canzoni più belle del repertorio di Faber: da Rimini (77) a Volta la carta, da Andrea a Fiume Sand Creek, da Don Raffaé (90) a Hotel Supramonte
Il titolo è dato dalla canzone (inedita) scritta dal veronese Bubola, che immagina un incontro in un bar con De André. Laltro brano che non fa parte della produzione a quattro mani fra i due artisti è Invincibili, scritto invece col figlio di Fabrizio, Cristiano. Lintento sembra essere quello di un omaggio sincero, riportando i brani alla loro ispirazione e dimensione originaria, dunque acustica.
Da segnalare infine che a Bubola lartista con cui De Andrè ha collaborato più a lungo: tredici anni, nei quali furono scritte ventuno canzoni ha recentemente dedicato un bel libro il giornalista padovano Matteo Strukul: Il cavaliere elettrico, sottotitolo "Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola" (edizioni Meridiano Zero). Una lunga intervista che diventa un ritratto completo di un artista che forse, nonostante la lunga carriera (19 album, trecento canzoni, chissà quanti concerti), non ha avuto quel che meritava.
Carlo Muscatello
la Provincia di Como, 11.10.08 |
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Massimo Bubola: cavaliere elettrico della canzone
Il cavaliere elettrico è una felice definizione, "rubata" al giornalista Massimo Cotto, che ben descrive larte di Massimo Bubola. Il cantautore veronese si è distaccato dalleletta schiera dei colleghi, privilegiando sonorità rock che lItalia ha sempre trattato con sospetto, materia duttile, invece, per la sua arte, rifinita in una lunga serie di splendidi album. Chi lo ricorda ancora per essere stato al fianco di Fabrizio De André in Rimini e nellIndiano sarà soddisfatto dalla pubblicazione, imminente, di Dallaltra parte del vento, album che raccoglie gran parte delle canzoni scritte dai due. Intanto quale migliore lettura di questo libro intervista nel quale Bubola si racconta senza reticenze, con grande onestà ripercorrendo le tappe di una carriera esemplare, mai alla ricerca del successo, semmai allinseguimento della canzone perfetta, con le suggestioni che un uomo di cultura profonda può generare.
Alessio Brunialti
la Sicilia, 12.10.08 |
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Massimo Bubola, "Cavaliere Elettrico" secondo Matteo Strukul
È un omaggio al cantautore italiano Massimo Bubola il bel saggio del giornalista Matteo Strukul Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola (Meridiano Zero). Protagonista della scena musicale italiana del secondo Novecento, in più di trentanni di attività, Bubola ha realizzato diciannove album e firmato più di trecento brani, che con mestiere Strukul oggi ripercorre facendo di opere e vita dellartista una vera epopea rock. In parallelo la ricostruzione del suo universo abitato da icone italiane (Giuseppe Garibaldi, Dino Campana, Tina Modotti) e rivisitazioni della latinitas (Eurialo e Niso), restituendo a pieno unicità e bellezza dellopera di Bubola. Così lo stesso Bubola: "Lou Reed mi disse che se gli americani sono figli dei dei cowboy e dei Padri Pellegrini, noi italiani discendiamo da modelli di classicità assoluta. Dunque, perchè non riappropriarsene? Aveva ragione".
Tiziana Lo Porto
il Trentino, 20.12.08 |
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Trentanni di eclettica carriera, da poeta e musicista, sempre nel sogno di creare unantieroica letteratura del rock in Italia "Soffiando vita" come scrive Matteo Strukul, su "formule apparentemente estranee alla lingua italiana".
Antesignano non solo nel rock italiano (aprì un "celtic pub" nel 1986 a Verona: e lIrlanda cantò prima delle mode nella celebre Il cielo dIrlanda poi portata al successo dalla Mannoia), coraggioso incursore letterario nella musica, Massimo Bubola vanta diciannove album (live e compilation inclusi), un felice sodalizio con Fabrizio De André e il figlio Cristiano, un successo meno nazionalpopolare di quanto si potrebbe credere. I numeri non sempre saccompagnano ai giusti riconoscimenti.
Strukul ripercorre tutta la sua carriera in questo libro-intervista pubblicato da Meridiano Zero.
Il giornalista padovano evidenzia con chiarezza come la produzione dellartista vada letta non per pubblicazioni isolate, ma quasi fosse un canzoniere: "I suoi album sembrano continuare luno nellaltro, non ci sono cesure nette insomma, si assiste piuttosto a una sorta di ideale continuazione".
Carlo Martinelli
La voce del popolo, 5.12.08 |
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Tra falsi artisti, soubrette, visionari cè ancora qualcuno che si ricorda che il primo dovere di un cantautore è quello essere un testimone. Massimo Bubola è uno di questi, come ci dimostra il fiume travolgente di canzoni scritte in oltre trentanni di storia ed entrate direttamente nellalveo della cultura musicale italiana. Canzoni che raccontano il cammino del "cavaliere elettrico", brillante definizione del giornalista Massimo Cotto presa a prestito dal giovane scrittore-giornalista padovano Matteo Strukul (Jam, Buscadero, Il Mattino, Classix) come titolo di questa sua prima pubblicazione, Il cavaliere elettrico (Meridiano zero). Non è il primo libro scritto su Bubola, ma è certamente il testo che meglio riesce a descrivere la statura umana e artistica del cantautore veronese. Scritto sotto forma di intervista, o meglio di dialogo, e arricchito da argute considerazioni dellautore, il libro ti assorbe fin dalle prime righe, denso comè di storie, di aneddoti, di riferimenti culturali a 360¡ gradi, attraverso un approccio immediato e coinvolgente. È un viaggio nel mondo di Massimo Bubola, in quel terreno allinterno del quale nascono le sue canzoni. Un terreno coltivato con la passione per la cultura, intesa come formazione necessaria per la crescita delluomo. Matteo Strukul "interroga" Massimo Bubola con curiosità e dedizione, invitandolo a raccontare dei primi passi musicali nella natia Verona, dellincontro straordinario con Fabrizio De Andrè e dei due dischi scritti assieme (Rimini e Lindiano), di canzoni come Fiume Sand Creek e Don Raffaè, delle produzioni per Gang, Cristiano De Andrè, Kaballà, Estra, delle canzoni per Fiorella Mannoia (Il cielo dIrlanda, Camicie rosse, I venti del cuore), della piena maturità artistica iniziata con Doppio lungo addio nel 1994 e proseguita su standard elevatissimi fino allultimo Ballate di terra & dacqua, uscito allinizio dellanno. I dischi, gli incontri, le collaborazioni, le canzoni di Massimo Bubola sono in un certo senso il sale del libro, ma il grande pregio de Il cavaliere elettrico è di riuscire a dare il giusto rilievo a un grande della canzone italiana, uno degli ultimi intellettuali autentici di questo nostro strano paese. Matteo Strukul riesce a mettere perfettamente a fuoco lo spessore "sostanziale" di Massimo Bubola, che stupisce per la ricchezza e la genuinità della sua cultura, che lo rende capace di dialogare di musica, di cinema, di poesia, di sport, di religione, di letteratura, di pittura, di cucina e di enologia con grande passione e competenza ma anche con grande amabilità ed umiltà.
Ricky Barone
Fegiz Files di Mario Luzzatto Fegiz, 16.9.08 |
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Per chi ama Massimo Bubola, consiglio VIVAMENTE il libro appena uscito Il cavaliere elettrico: viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola, del giornalista Matteo Strukul. Io lo sto divorando, è scritto praticamente a due mani, con Bubola che risponde a domande su ognuno dei suoi album, dallinizio della carriera ad oggi
svelando il significato e le storie che stanno dietro le canzoni. Ogni lavoro di Bubola è introdotto e contestualizzato da una lunga e interessante premessa di Strukul. Ottimo riconoscimento ad un artista troppo sottovalutato, che ha svariato in ogni piega del rock dautore, e che ha scritto almeno una ventina di canzoni che molti divi nostrani da hit parade NON si possono nemmeno sognare
libro quasi indispensabile.
generale lee
www.lankelot.eu, 4.10.08 |
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Trentanni di eclettica carriera: da poeta e musicista, da decostruttore di ideologie a campione di satira del benessere occidentale, sempre nel sogno di creare una antieroica letteratura del rock in Italia: "soffiando vita", come scrive Strukul, su "formule apparentemente estranee alla lingua italiana". Antesignano non solo nel rock italiano (aprì un "celtic pub" nel 1986, a Verona: e lIrlanda cantò prima delle mode dei tardi Novanta e oltre, ne Il cielo dIrlanda, poi portata al successo dalla Mannoia), coraggioso incursore letterario nella musica, nel 2008 Bubola vanta diciannove album (live e compilation inclusi), un felice sodalizio con Fabrizio De Andrè (album Rimini e LIndiano, pezzi come Don Raffaè) e suo figlio Cristiano, un successo meno nazionalpopolare di quanto si potrebbe credere. I numeri non sempre saccompagnano ai giusti riconoscimenti.
È allora il momento di "un viaggio romantico", per dirla con le parole dellautore del libro, nella musica dello scaligero Massimo Bubola, cantautore capace di amalgamare la tradizione popolare italiana e il rock. Matteo Strukul ripercorre tutta la sua carriera in questo libro-intervista pubblicato, a sorpresa (ma non troppo, considerando il recente I hate music di Marco Duka Anastasi) da Meridiano Zero, come uscita fuori collana.
Il giornalista padovano evidenzia con chiarezza come la produzione dellartista vada letta non per pubblicazioni isolate, ma quasi fosse un canzoniere: "I suoi album sembrano continuare luno nellaltro, non ci sono cesure nette insomma, si assiste piuttosto a una sorta di ideale enjambement per cui il significato di un disco si dilata e si allunga nel successivo".
Si parte dai primi incontri con musica e letteratura, si parte dallinfanzia: dalla biblioteca paterna (nominiamo almeno Mallarmé, Rilke, Pascoli) a quella scolastica, accennando alla scena musicale veronese dantan (che al tempo pareva preferire Deep Purple e Led Zeppelin a Stones e Dylan) e a tutta la formazione rock di Bubola (Rolling Stones in primis: più per le lyrics che per il sound. Stupiti?). Bubola ha la gentilezza di ricordare il primo maestro di poesia: il professor Scapini, al Liceo: cultore di Montale e Quasimodo. Preme segnalarlo, in tempi di decadenza delle istituzioni scolastiche e di nullo o al limite occasionale riconoscimento delle fatiche dei docenti.
Non manca la storia dei provini (completa di retroscena sulla prassi del periodo), romantica rispetto ai paradigmi odierni. E poi avanti con gli album, da "Nastro giallo" in avanti: lyrics debitrici, sin dallora, della grande poesia occidentale (Verlaine, Mallarmé, Rimbaud), sound ancora acerbo e pop (è il 1976). Si passa per le collaborazioni con Venditti (1979) e Milva (tardi Ottanta) e per lamicizia con Rino Gaetano e Ivan Graziani, lasciando ovviamente ampio spazio ad un intenso ricordo della collaborazione con De André, sin dai primordi (e dai messianici insegnamenti sulla rete dei pescatori, e sulla poesia).
Micidiale la serie delle reminiscenze pop: da Leonard Cohen (per Ballad of the Absent Mare,e per Suzanne: in questo caso la replica si nasconde in Rimini) a Bob Dylan, da Bruce Springsteen a Tom Petty, da Cat Stevens a Neil Young ai Lynyrd Skynyrd, dai Waterboys ai Pogues. Come ogni vero musicista, Bubola è un ascoltatore vero: onnivoro e felice di condividere i suoi amori col suo pubblico. Gran cosa, questa.
Quanto a quelle letterarie, si spazia da Ezra Pound a Dylan Thomas, da Ungaretti a TS Eliot, da Cavalcanti ad Amado, da Maupassant a Keats, dal Conegliano ("Da Ponte" post conversione) a Shakespeare, da Omero a Dostoevskij sino a Primo Levi, omaggiati direttamente o considerati (rivendicati) volta per volta fonti di ispirazione. Dino Campana (anche per Vassalli) e Tina Modotti (non per Cacucci) hanno ricevuto omaggi diretti.
Ora. Vorrei poter trasformare questa segnalazione in una recensione: per questo, dovrei conoscere a menadito la produzione dellartista. Mi spiace, ma sono tra i pochi infelici ascoltatori che ancora non hanno comprato nemmeno un album di Bubola. Mea culpa: mea culpa, mi dispiace. Posso e devo riconoscere, in ogni caso, che leggendo il libro mi sono incuriosito e appassionato. Ho avuto voglia di andare ad ascoltare le sue canzoni e sono rimasto stupefatto dalla quantità e dalla qualità delle reminiscenze e delle citazioni letterarie, e dalla ricostruzione dei retroscena di ogni singolo pezzo. Rimedierò e rimediterò il tutto. In questo senso, allautore confermo: missione compiuta. Non ho idea di come reagiranno i vecchi fan, immagino con entusiasmo e gioia. La loro risposta sarà naturalmente essenziale. Io ho letto da (relativo) estraneo: senza ostilità e senza pregiudizi positivi. E non mi sono mai annoiato: apprezzando gli intervalli (intendo: i versi di Bubola) e le ricche appendici; nonché la cura della discografia. E diciamolo la letterarietà. Si percepisce, è viva.
Ho solo unosservazione da destinare a Strukul. Non ha a che fare con Bubola. È una breve nota scritta col sangue. "Dubrovnik" è il nome dato a una città dagli attuali occupanti. La città si chiama Ragusa. Il nome è Romano. *Ragusium. Venne fondata da chi fuggiva dagli Slavi. È dalmata, non croata. "Croato" e "dalmata" non sono affatto sinonimi. I contadini croati sbarcarono in città dopo un terremoto disastroso, nel Settecento. Erano minoranza assoluta, sino a quel momento. Popoli delle campagne. Dopo le cose sono cambiate. Lentamente.
A Ragusa è nato Franco Sacchetti. Quando è nato Missoni, sei secoli dopo, eravamo minoranza. Ma niente giustifica il cambio del nome. È una menzogna. Politica. Ragusa era una repubblica marinara. Non si chiamava Dubrovnik. Grazie. Restituiamole il suo nome. È un compito che da letterati abbiamo: ripristinare la verità storica. Equivale a riconoscere i giusti meriti a un artista sottovalutato dai contemporanei. Il principio è molto simile, a ben guardare. Una battaglia da combattere. Da cavalieri.
Gianfranco Franchi
www.rootshighway.it, 15.1.09 |
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Il "viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola", così come giustamente ribadisce lautore Matteo Strukul nel sottotitolo de Il cavaliere elettrico, è la chiave per aprire un mondo di canzoni che sono state una delle vie più colte e indipendenti conosciute dalla canzone dautore italiana. Non solo perchè Massimo Bubola resta uno dei pochi veri esempi di poesia rock nel nostro paese, ma perchè scorrere la sua vita artistica significa anche leggere in controluce i contrasti della discografia ufficiale, la sua lunga lotta per affermarsi e creare coraggiosamente uno spazio autonomo. Il libro ripercorre più di trentanni di carriera con il piglio inedito e interessante di una biografia-intervista, dove le parole dirette di Bubola si intrecciano con i pensieri, le domande e le riflessioni di Matteo Strukul, da sempre grande sostenitore, a buon titolo aggiungiamo noi, della musica del cantautore veronese. Ci sono dettagliati resoconti sui dischi, i testi più significativi, riflessioni sulle proprie scelte di vita, una attenzione particolare naturalmente per le collaborazioni con Fabrizio De Andrè, ma soprattutto cè il mondo di Bubola: le sue radici contadine e la sua vasta cultura letteraria, storica e musicale, quella che gli ha fatto incrociare Bob Dylan e Dino Campana, i Rolling Stones e Garibaldi. Denso e molto illuminante in alcune parti, Il cavaliere elettrico è un atto dovuto che si rivolge a chiunque abbia a cuore la memoria, limpegno e lonestà in musica.
Fabio Cerbone
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