www.altrimedia.org, 16.5.10 |
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Si è aperto con una versione acustica diretta e immediata di Nessuna resa mai, lincontro tenutosi al Salone di Torino 2010, nello Spazio Autori A, per la presentazione del libro di Matteo Strukul sul cantautore rock Massimo Priviero. Era presente, oltre allautore del libro, anche lo stesso Massimo Priviero, il quale ha ammesso di non amare particolarmente le biografie dei cantanti come genere letterario, ma che il libro scritto su di lui da Strukul è nato da unincontro primancora che da altri tipi di operazioni editoriali o commerciali. Del resto Priviero è sempre stato un personaggio molto coerente nella sua carriera artistica, tenuta lontana da compromessi di sorta, anche dopo un inizio, sul finire degli anni ottanta, ricco di successi di classifica con brani come la fortunata San Valentino. Il libro di Strukul non racconta solo la parabola strettamente musicale di Priviero, ma ci regala uno spaccato dautore sulla personalità composita e a tratti ruvida di un autore che ha affermato che non è il successo il metro di giudizio ideale per rendere merito alle capacità artistiche di un cantante. La maggiore preoccupazione di Strukul come autore di questo libro intervista, invece, è stata quella di porre in primo piano lartista, evitando di cadere nella tentazione di farne un libro esclusivamente di critica musicale. Lincontro è proseguito alternando interventi e commenti sulla carriera di Priviero a brani eseguiti con solo accompagnamento della chitarra dal cantautore che nel 2008 ha festeggiato i suoi primi venti anni di carriera.
Tra i brani eseguiti due meritano una citazione particolare, ovvero La strada del davai, ispirato ad alcune pagine dello scrittore piemontese Nuto Revelli, che parla proprio della ritirarata degli alpini dalla Russia durante la seconda guerra mondiale, e linedito Splende il sole, un vero e proprio "mantra", come ha amato definirlo Priviero, ripetuto per raccontare e dare voce alle storie di chi non ha nulla, in qualunque posto del mondo si trovi.
Carmine Aceto
babysnakescultura.splinder.com, 29.4.10 |
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Anche nella musica soprattutto nella musica, ci sono storie e storie, vite e vite. Alcune sono eclatanti e vere, altre eclatanti e basta, e certe sono ostinate, vanno avanti, non guardano troppo per il sottile né in faccia nessuno. Non sono storie minori, sono anzi le più appassionanti perchè scelgono di complicarsi la vita per amor dellarte: ho qualcosa da dire e tiro dritto finchè non lho cavata dallanima. Tu chiamala se vuoi indole, integrità, coerenza, certo che una di queste vite di strada è quella di Massimo Priviero, fra i non troppi soldati del rock armati solo di una chitarra. Lo appaiano a Bruce Springsteen, e Litte Steven difatti gli produce un disco (e, ciò che più conta, gli diventa amico). Lo fanno viaggiare sul crinale in bilico fra rock e poesia. Lui, come i Gang, come i pochi soldati del rock italiano, avanti per la sua strada accidentata ma, cè da giurarci, felice. Perchè libera da rimorsi. Perchè in questo modo, la notte, si dorme. E la mattina si ricomincia, svuotati magari, ma sempre con quelloncia di forza e di tigna per non mollare. Per non darla vinta. A chi? Al mondo, allambiente, ai colleghi stronzi.
La parabola difficile e appassionante di Priviero sta in questo nuovo volume di Matteo Strukul, che bissa la precedente fatica su un altro cavaliere elettrico, Massimo Bubola. Strukul, direttore della collana musicale di Meridiano Zero, gioca in casa, ma il suo è lavoro rigoroso e scrupoloso: la cavalcata di Priviero viene ripercorsa in questo colloquio, più che intervista, a comporre un racconto dove tutto si svela, a partire dai dolori, le sofferenze, le delusioni. Chiede a un certo punto Strukul: "Nessuna resa mai: a che cosa non vuoi arrenderti oggi come ieri?". "Potrei rispondere che non voglio arrendermi al fatto che i valori vengano calpestati quotidianamente, o alla loro perdita. Gran parte di quello che scrivo è fatto di pezzi di umana resistenza
" In bocca a un altro, possono essere solo parole. In una vicenda come questa, assumono densità. Matteo resta complice discreto, e compie un lavoro maieutico nel cavar fuori dal protagonista tutti i risvolti, gli incontri, le fermate, le riprese di una carriera davvero unica, perchè personalissima: "Non devi venderti, nella musica e nella vita". Già, ma quanti ci riescono?
Per questo, e naturalmente per tutto il resto, Nessuna resa mai è libro da leggere. Perchè appassiona e mette in crisi. Arrivi alla fine e ti chiedi: ma io, io quante volte ho rifiutato darrendermi, e quante invece ho preferito sbandierare uno straccio bianco? Certo, non è da tutti saper spremere entusiasmo dalla delusione, energia dalla "felice solitudine che mi ha sempre accompagnato". Perchè cè anche questo da mettere in chiaro: la solitudine è arma a doppio taglio, è orgoglio e disperazione, è rifugio e prigione. È la nostra condizione definitiva, noi siamo fatti per il 70% di solitudine così come il nostro corpo è fatto per il 70% di acqua. Bene, con questo libro ci si sente un po meno soli, cioè un po di più. Soli insieme. E allora, non resta che sfogliarlo, mettere in sottofondo un disco di Massimo Priviero, e concedersi magari un bicchiere di qualcosa che scalda, e brucia, e arrocchisce, e arricchisce.
Massimo Del Papa
blogfoolk.blogspot.com, 16.7.10 |
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In parallelo con luscita del doppio album dal vivo Rolling Live, leditore Meridiano zero che da tempo cura una eccellente collana di libri "rock", ha pubblicato la prima biografia di Massimo Priviero, scritta da Matteo Strukul, già autore di un volume simile per Massimo Bubola. Proprio il libro dedicato al cantautore veronese è stato il canovaccio base da cui lautore è partito per la scrittura di Nessuna resa mai, questo il titolo dellopera, che similmente si sviluppa attraverso una lunghissima intervista divisa in capitoli, nel corso della quale si attraversa in lungo ed in largo la vita artistica e non di Massimo Priviero. Attraverso una scrittura semplice e diretta, emerge la figura del rocker jesolano, che avrebbe dovuto rappresentare una rivoluzione per la musica italiana, ma che si è fermato ad un passo dal successo vero senza scendere mai a compromessi, trovandosi poi chiuse molte e forse troppe porte in faccia. Il giornalista padovano è riuscito così a rendere la narrazione molto affascinante e la scelta di aver preferito un dialogo diretto piuttosto che una fredda intervista riportata meccanicamente non può che dirsi riuscita. Emergono così ricordi del passato, lavventurosa vicenda che lo ha portato ad incidere il primo disco, ma soprattutto gli incontri fatti in questi anni, su tutti quello con Little Steven che ha prodotto uno dei suoi album. A ventanni dallesordio con San Valentino, Priviero sembra voler evitare di fare bilanci, ma piuttosto lo abbiamo visto rilanciare e puntare tutto sulla canzone dautore, riuscendo a salire sul palco del prestigioso Premio Tenco. Un segno evidente che per lui non esiste una resa, mai. Il Priviero degli ultimi anni è attratto dalla poesia, dallimpegno culturale e politico e i suoi ultimi lavori sugli anni della Resistenza non fanno altro che confermare che è in atto la sua seconda giovinezza. Quando nella sua città di adozione, Milano campeggiavano manifesti con su scritto: "Ho visto il futuro del rock italiano e il suo nome è Massimo Priviero", forse non erano così sbagliati, infatti se esiste un cantautore rock a tutto tondo in Italia è proprio lui. Il cantautore jesolano è uno che non si è mai arreso, e il messaggio principale che da cogliere in questo libro è proprio questo. E significativo in questo senso è la risposta alla domanda di Strukul: "Nessuna resa mai: a che cosa non vuoi arrenderti oggi come ieri?", "Potrei rispondere che non voglio arrendermi al fatto che i valori vengano calpestati quotidianamente, o alla loro perdita. Gran parte di quello che scrivo è fatto di pezzi di umana resistenza
". Nessuna resa mai è dunque, un libro da leggere fino in fondo, perché è ben lontano dallessere semplicemente un libro dedicato ad un cantautore, è piuttosto un ritratto di un uomo che non ha mai messo in vendita la sua vita.
Salvatore Esposito
Buscadero, giugno 2010 |
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Lho conosciuto tardi, perchè ho faticato un po a liberarmi del pregiudizio (sbagliato) che avevo nei confronti della gran parte della musica italiana e dei suoi singer songwriters di ambito rock. Ma anche il giornale dopo tutto non si è mosso subito , avendolo "scoperto" solo dopo la pubblicazione di Rock in Italia della Ricordi avvenuta nel 1992 quando era già alla sua terza fatica discografica. Io sono arrivato a Massimo molto dopo, nel 2003 grazie alla sua versione di Eve of Destruction, uno dei miei pezzi favoriti in assoluto degli anni sessanta, diventata Pazzo mondo nellalbum Testimone recensito, come altri, dal nostro sempre attento direttore. Propiro non mi ero accorto di lui quando si era esibito insieme a David Crosby al Parco Lambro di Milano nel 1989, agli inizi della carriera, preso comero dallansia di sentire il rinato ex Byrd. Mi aveva preso di lui la sua passione, la sua forza interiore, la sua comprensibile e non sofisticata poetica e soprattutto la sua formidabile vena compositiva musicale. Mi è apparso da subito diverso dai più acclamati rockers nostrani, più sincero e coerente nel suo approccio artistico, incapace di accettare compromessi che contrastassero la sua possibilità di esprimersi in piena libertà e autonomia. Sono entrato subito in sintonia con lui, con le sue proposte, i suoi testi, la sua musica; ho imparato a conoscerlo ed amarlo come fosse un vecchio amico. Ho perduto il suo appuntamento al Rolling Stone con il suo primo dvd per motivi di salute, pur avendo acquistato anzitempo il biglietto (avrei cercato di mettermi il più vicino possibile al palco
).
Mi sono rifatto ascoltandone il contenuto, da poco disponibile, dove tra laltro ho trovato con piacere una splendida versione di Mr. Tambourine Man, forse la canzone della mia vita, ammesso e non concesso possa esisterne una. Dopo lantologia Sulla strada e il dvd Rolling Live appunto, esce oggi un libro su di lui. È tanta manna per chi lo considera e lo stima, perchè aiuta non solo a capirlo ma anche ad apprezzarlo maggiormente. È un testo agile, facile, nel senso che è steso in forma volutamente semplice, scritto da Matteo Strukul, penna conosciuta che ha già pubblicato per la stessa casa editrice un volume dedicato a un altro dei nostri beniamini autoctoni, Massimo Bubola. Lautore non solo conosce benissimo la musica di Priviero ma ne è anche un grande estimatore e si rivela perciò chiaramente capace di rilasciarci di lui il più corretto dei ritratti e la precisa dimensione. Il libro è presentato nella forma dellintervista e illustra tutta la sua opera in ordine cronologico, permettendoci così di approfondire la sua personalità passo dopo passo, attraverso anche lanalisi dei testi più significativi composti.
Un generoso ma meritato omaggio ad uno dei più sensibili e talentuosi musicisti italiani. "Vai avanti" Massimo lungo la tua strada, noi ti sosterremo.
Raffaele Galli
Corriere del Veneto, 3.4.10 |
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Una biografia sincera
"Non è una biografia scritta da qualcuno che vuole incensarti, ma una cosa molto sincera. Il risultato è una cosa profondamente vera in linea con i dischi che faccio", ha detto Massimo Priviero. Non cè complimento più grande per un libro intervista che quello fatto dallartista oggetto dellindagine. Nessuna resa mai La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero è il libro scritto da Matteo Strukul, appena pubblicato dalla casa editrice padovana Meridiano zero. Un libro che ripercorre la carriera del rocker nato a Jesolo attraverso una lunga intervista, scandita come un metronomo dagli album pubblicati dal 1988 a oggi, impreziosita dalla prefazione del critico musicale Massimo Cotto.
"Sono molto orso e non è stato facile per Matteo Strukul racconta Priviero abbiamo fatto queste sedute di autocoscienza che sono state molto emozionanti perché alla fine ti permettono di scavare dentro, di portare alla luce cose di venti, trenta anni fa. È stata un esperienza che mi è piaciuta molto".
Si inizia da quei giorni del 1988 in cui la Warner Music lanciò un giovane rocker della provincia veneta che si era trovato al centro delluniverso musicale italiano al momento giusto. Due dischi di grande successo, San Valentino e Nessuna resa mai, e poi i riflettori improvvisamente si spensero. Da lì cominciò una carriera in trincea trascorsa a riprendere lo spazio perduto, un centimetro alla volta. Ma la credibilità non venne meno e la qualità degli album crebbe in modo esponenziale. La sua reinterpretazione di Ciao amore ciao di Luigi Tenco e lalbum Dolce resistenza gli valsero riconoscimenti e successo di critica e pubblico, consacrati nel recente Sulla strada uscito per Universal.
Un libro fatto di notizie (fondamentali), ma anche di ricordi, aneddoti e piacevoli suggestioni che permettono di scoprire molto delluomo che sul palco si nasconde dietro al microfono.
Francesco Verni
LEco di Bergamo, 30.4.10 |
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Esce in libreria la biografia scritta da Matteo Strukul
In libreria esce la biografia scritta da Matteo Strukul, Nessuna resa mai La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero (Meridiano zero). Sotto traccia lidea di fare un po il punto dopo ventanni di carriera, tra alti e bassi, momenti di gloria e ruzzoloni nella polvere, laddove la dignità non va mai perduta, se la scelta è quella di vivere per cantare, indipendentemente da quelle che sono le lusinghe del mercato.
"Perché ha deciso di raccontarsi ad un giornalista per fare il punto della sua biografia?"
"In generale non amo le biografie dei musicisti. E devo dire che allinizio ero scettico. Alla fine però le cose sono andate bene Abbiamo fatto tante sedute di autoanalisi. Conversazioni serali con Matteo che mi faceva le domande e io che parlavo a ruota libera. È stato un modo per ricostruire il viaggio durato ventanni, senza apologie, solo per ricordare i fatti, gli aneddoti che costellano la vita di un artista. Credo che il racconto dellavventura sia molto in linea con il mio modo di fare musica".
Ugo Bacci
Fegiz Files, 20.5.10 |
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Priviero, miracolo o nuova tendenza?
È recentemente uscito il doppio CD più DVD dal vivo di Massimo Priviero, testimonianza del concerto tenuto al Rolling Stones di Milano il 28 marzo 2009. Praticamente ignorato dai mass media più influenti, nella prima settimana di uscita (fonte Music Charts GfK Retail and Technology, campione di 3400 punti vendita) è entrato al 41¡ posto della classifica.
Prima settimana anche per Povia (61¡ posto) e Cristicchi (92¡ posto). Cito non a caso questi due artisti, perchè, al contrario di Priviero, hanno frequenti passaggi TV su reti RAI e Fininvest, passaggi su radio di primissimo piano e interviste da stampa "qualificata".
Priviero, e non solo lui, si barcamena con il suo sito, con il passaparola tra in fans, con facebook, con i concerti, con poche e davvero qualificate riviste come Buscadero, Jam, LIsola (ex Isola che non cera) e poche altre, con i passaggi nelle radio dove si mette in programmazione la qualità (poche).
Lentrata al 41¡ posto è quindi positivamente sorprendente. Ancor di più lo è se si pensa che la sua biografia ufficiale (scittta dal bravo Matteo Strukul), uscita in concomitanza del CD/DVD, ha visto la prima tiratura di 1500 copie esaurire in una settimana ed è andata subito in ristampa. Io spero sia un segnale di risveglio di un certo pubblico, una tendenza che possa aumentare. In Italia esistono artisti e realtà meritevoli, ripeto, non solo Priviero, che purtroppo vengono quasi ignorate. Forse un eccesso di proposte di qualità quantomeno discutibile, sta scatenando leffetto opposto, la voglia di riscoprire o scoprire artisti che sanno cosa sia la gavetta, che pensano che i testi hanno importanza e devono comunicare qualcosa di importante, che curano gli arrangiamenti e, dal vivo, sanno trasmettere emozione.
Stefano Tognoni
il Gazzettino, 24.4.10 |
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La storia di Priviero, che non fu mai Ligabue.
Quella di Massimo Priviero, rocker jesolano che avrebbe dovuto essere "il futuro del rock italiano" è una storia da leggere, soprattutto di questi tempi in cui sembra che basti andare a un reality per vincere Sanremo e magari vendere centomila dischi, una volta e mai più.
Matteo Strukul, giornalista padovano, ha riunito una lunga intervista autobiografica con Priviero nel libro Nessuna resa mai (Meridiano zero) che racconta la storia di Priviero, eccellente cantautore rock, centinaia di concerti allattivo, numerosi dischi con ottime recensioni e unamicizia lontana con Litle Steven, la miglior spalla di Bruce Springsteen.
È una storia da leggere, perchè racconta il mondo parallelo di chi è stato a un passo dal successo vero e si è invece trovato improvvisamente porte chiuse da sfondare a spallate senza mai trovare quella giusta.
Perchè la faccia di Priviero, alla fine degli anni Ottanta, campeggiava su tutti i muri milanesi con la scritta "Ho visto il futuro del rock italiano e il suo nome è Massimo Priviero", scopiazzando la famosa frase di Jon Landau quando sbattè per la prima volta il muso contro la musica di Bruce Springsteen.
La critica non perdonò mai larroganza di quella pubblicità "che io racconta Massimo fra laltro non volevo neppure, ero contrario", e per colmo di sfortuna contemporaneamente a lui la sua casa discografica aveva buttato sul mercato anche un altro ragazzo di dubbie speranze, che scriveva rock e si ispirava vagamente a Springsteen. Un certo Ligabue.
Sul treno che porta lontano il caso volle che a salire fosse Ligabue, e Priviero si ritrovò come un passeggero in aeroporto nei giorni della nube vulcanica.
Ventidue anni dopo lesordio con San Valentino Priviero si ritrova a tirar le somme e alla fin fine il bilancio è atttivo. Dieci album più un doppio dal vivo appena uscito, un percorso che ha attraversato poesia e impegno sociale, politico e culturale, recuperando tracce della propria terra dorigine, il mai sopito amore per Springsteen e il suo maestro Bob Dylan, una visione laica e libertaria dellItalia in cui si mescola la Resistenza con la fatica e il sangue degli Alpini. È una storia rock, nata a Nordest e che scorre oggi attraverso Milano. E che non fa affatto male leggere nel piattume della musica pop contemporanea.
Giò Alaimo
il Gazzettino, 28.5.10 |
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I 20 anni di carriera del rocker Priviero: il racconto in unintervista-confessione
Matteo Strukul, critico musicale padovano, presenta il suo nuovo libro Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero, edito dalla patavina Meridiano zero, oggi alle 18 alla libreria Feltrinelli.
Dobbligo la presenza del rocker jesolano, dato che il libro (bello) è una lunga intervista-confessione che fa il punto su 22 anni di carriera. Priviero si trovò infatti catapultato dalla provincia veneta nella capitale della musica italiana nel 1988, quando la Warner decise di puntare decisamente su di lui tappezzando tutta Milano di manifesti con lo slogan "Ho visto il futuro del rock italiano e il suo nome è Massimo Priviero". Il riferimento a Springsteen non era casuale: Priviero si muoveva sulle stesse coordinate musicali e poetiche. Il pubblico approvò, la critica storse il naso per lesa maestà. Rimanendo a bocca aperta quando il secondo album di Priviero lo produsse Little Steven, da sempre braccio destro del Boss. Pareva fatta. E invece: i tempi che cambiano, scelte sbagliate, discografici che se ne vanno, nuovi eroi musicali che si impongono. Priviero si trovò a scivolare nelloblio del grande pubblico, rimanendo sempre però fedele a se stesso e costruendosi dal vivo un solido seguito. Che oggi, in tempi di crisi di vendite, vale un tesoro: la Universal lo chiama e stampa un doppio cd più dvd celebrativo. E Strukul, vecchio e fedele fan, ha ben pensato di dedicargli questo libro intervista, ben fatto, minuzioso, appassionato, a volte auto-impietoso. Un tributo, però, quasi a risarcire i torti subiti nel tempo.
Renzo Stefanel
www.lisolachenoncera.it |
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Per chi da tempo apprezza la musica e la poetica di Massimo Priviero lacquisto del libro Nessuna resa mai sarà un investimento a consolidamento delle proprie convinzioni. Per chi si avvicinerà a questo autore dopo la lettura del libro, lacquisto fatto sarà, probabilmente, propedeutico alla conoscenza diretta della discografia del cantautore veneto. Già, perché il lettore che non conosce Priviero sarà incuriosito da questo artista un po fuori dalle righe, capace di fare cose davvero "originali" pur di incontrare lidea di uno sguardo da parte di una ipotetica innamorata. Una persona, Priviero, dotato di un rigore e di una forza danimo fortemente caratterizzata dal senso del dovere, dallapproccio "operaio" inteso come dignità del lavoro, racchiuso nelle sue modalità di inventare storie, di costruire personaggi nelle canzoni, di motivare se stesso a non mollare mai, a resistere al di là dogni speranza. Il libro è, fondamentalmente, costituito da una lunga chiacchierata che racconta degli album e delle canzoni incise da Priviero (gustose e da riflessione le pagine dedicate alla collaborazione da parte di "Little" Steve Van Zandt). Una chiacchierata mai banale e mai ridondante nella quale lautore del libro è davvero un "facitore" di domande corrette e coerenti, dalle quale si percepisce competenza e qualità. A vantaggio dellartista chiamato in causa, ovviamente, e, soprattutto, del lettore che in maniera piana, chiara ed esaustiva riesce a farsi unidea compiuta della personalità artistica ed umana di Priviero.
Una personalità con molte sfaccettature: colto, estroverso, diretto, curioso, ma anche riservato, intimista, cultore di mondi interiori di grande spessore ma le cui chiavi sono celate nel più intimo delle dimore. Rocker e soul man di potente impatto ma anche capace di ballate ed emozioni profonde. Aperto al mondo (i suoi racconti di vagabondaggi europei lo dimostrano) ma anche fortemente radicato nella cultura del suo veneto, nelle storie umane e collettive degli alpini in Russia oppure nelle leggende legate alla prima guerra mondiale, narrate in maniera epica eppure fortemente umane da "veci" delle sue terre.
Lopera di Matteo Strukul ci conduce alla conoscenza di un Priviero che non ti aspetti: di un artista e di un uomo modernissimo eppure profondamente "antico" nellaccezione migliore del termine. In particolare per quanto riguarda lambito di quei valori per lui non negoziabili: la coerenza, lonestà, la lealtà, la dignità. Di questo humus è impastata la sua musica e le liriche che canta da oltre ventanni. Se molti se ne sono accorti da tempo, altri potrebbero essere aiutati a farlo dalla lettura di questo bel libro.
Rosario Pantaleo
il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso, 24.4.10 |
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Priviero, il rocker e il poeta
Il musicista jesolano ritorna con un libro-intervista una doppia antologia registrata dal vivo e un DVD.
Se la sua carriera si deve riassumere nel titolo di una canzone, allora quel titolo è Nessuna resa mai. Si chiama così anche il libro-intervista di Matteo Strukul a Massimo Priviero, il rocker jesolano che da tutta la vita e da ventanni discografici va dritto per la sua strada senza compromessi musicali. La sua popolarità ha subìto alterne fortune ma Priviero ha saputo guadagnarsi oltre alla stima della critica e di illustri colleghi uno per tutti, Little Steven uno zoccolo duro di pubblico che sa già di trovare nuovi motivi demozione e dinteresse in questa biografia artistica (Meridiano zero).
Intellettuale con la passione per la storia e la memoria e lorgoglio delle proprie radici, paroliere poetico ed engagé capace di pensare e di far pensare, ma anche musicista "on the road" che ha suonato lungo le strade dEuropa e rocker innamorato della tradizione musicale americana: quella di Priviero è una figura anomala nel panorama di casa nostra. Se fosse nato negli States viene da dire chissà su quali palcoscenici salirebbe ora.
Il libro Nessuna resa mai è una confessione a cuore aperto come lo sono le sue canzoni, i suoi dischi pieni di energia e nostalgia, passione e ragione. Una cavalcata allinsegna di Giustizia e Libertà lunga una vita e dieci album che stanno per diventare undici, anzi dodici, più un DVD. In contemporanea con il libro-intervista il 27 aprile, subito dopo la festa della Liberazione (e conoscendo Massimo Priviero non può essere un caso), usciranno infatti anche il doppio CD Rolling Live che contiene anche alcuni inediti e live acustici e il DVD Live Rolling Stone con contenuti audio extra.
Giorgia Taffarelli
«Nel disco, come nella vita, ho cercato che fosse tutto vero»
Gli inediti e la canzone-manifesto Nessuna resa mai in un nuovo arrangiamento.
Questo album live è stato registrato al Rolling Stone di Milano ed è un doppio che definirei one shot: mi spiego. Il disco non è frutto di una serie di show, magari tenuti nello stesso posto una serata dopo laltra, da cui poi vengono estratte le versioni più riuscite delle canzoni. Quando la band ha saputo che avrebbe registrato il disco dal vivo in occasione di quel concerto, e lì ci sarebbe stato tutto lalfa e lomega cè stato un qualche condizionamento oppure zero?
"Lultima parola è perfetta. Certo i ragazzi non erano del tutto tranquilli, magari, ma il discorso va a finire sul fatto che dovevamo registrare il Dvd, muovere e provare luci con otto, dieci telecamere. In poche parole, doveva essere così e questa cosa aveva anche il suo bel fascino. Poi, nel disco ci sono anche un paio di versioni acustiche a completamento del lavoro e che non sono evidentemente state tratte dal Rolling Stone. Detto questo però, nellalbum non cè alcun intervento particolare di sovraincisioni o di sovramontaggi. Tutto è stato e devessere molto vero. Al di là dellinfinita tecnologia di cui oggi puoi disporre. Ho sempre cercato questo nella musica che faccio come nella vita, per quel che mi è stato possibile. Lalbum che in gran parte sarà il Rolling Stone è la traduzione fedele su disco di quella serata lì, quella del 28 marzo 2009. Quella da cui comincia il tuo libro, fra laltro. Non ci sono alterazioni. Quel che hai visto è quel che sentirai".
Parlami degli inediti di Rolling Live.
"Un brano nuovo a cui sono molto legato è Lettera al figlio, ispirato alla famosa poesia di Rudyard Kipling Sr. Sai, una di quelle che quando ero ragazzo mi portavo sempre nello zaino nei miei vagabondaggi e che è appesa ai muri delle stanze di tanta gente di generazioni diverse. È un passaggio di consegne, un consiglio, un manifesto esistenziale, è tante cose insieme oltre a contenere dentro di sé un equilibrio magico di verità, di forza e di poesia. Così, rileggendola dopo tanto tempo, ne è uscita una melodia recitata, che si enfatizza strofa per strofa nel crescere della voce e degli strumenti e, ovviamente, ho scritto il testo trovando qualche rimando preciso alla poesia di cui è debitore. Il DVD contiene anche una versione chitarra e voce di Nessuna resa mai, fatta come se rinascesse di nuovo, come se lavessi appena scritta o come se la suonassi da solo in qualche angolo di mondo per qualcuno che la volesse ascoltare e fare propria ancora. Poi cè un inedito intitolato Splenda il sole che è ispirato al ricordo e alla memoria di Alexander Langer, splendido combattente di pace e mite resistente. Un uomo che ho sempre ammirato molto e una figura di cui il mondo e il nostro paese avrebbe oggi molto bisogno. Cè Vivere, che è un muro rock molto tirato dallinizio alla fine. Ah, cè poi una versione dal vivo chitarra, voce, violino e pianoforte di una vecchia canzone degli alpini: Il testamento del capitano".
Matteo Strukul
la Repubblica Milano, 16.5.10 |
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Priviero, una chitarra e cento illusioni rock.
Nasci a Jesolo. Introverso, alle estati affollate preferisci il mare dinverno: perché puoi riempirlo di musica. Agganci il successo a venticinque anni, ma Milano ti soffoca avvolgendoti di un marketing esasperato e di aspettative commerciali che soddisfi, almeno con i primi due album, ma che finiscono per schiacciare la tua ricerca di una vera identità artistica. Così rimani ventanni nella trincea milanese armato di chitarra elettrica, a fronteggiare quello che di buono e di cattivo la vita può offrire, con lAmerica di Springsteen che pulsa sottopelle. E ti accorgi di essere, nei concerti dal vivo snobbati begli anni dal primo boom, una forza della natura. Sei Massimo Priviero, rocker fiero e verace, definito oggi dai critici "la somma di tutti i personaggi di Bruce Springsteen". A raccontarci tutto in una corposa intervista biografica che ci restituisce uno dei personaggi più interessanti e originali del rock italiano, è lesperto di musica Matteo Strukul.
Giuliano Aluffi
www.rockit.it, 1.7.10 |
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Priviero per un paio danni è stato una star, lo Springsteen italiano. Poi, scelte sbagliate, larrivo di Ligabue e una carriera coerente ma in sordina. Ora riemerge con un doppio live Universal più dvd. E questo libro-intervista, minuzioso, appassionato e duro con le major, che Strukul gli dedica quasi a riparare i torti subiti dal tempo. Ben fatto.
Renzo Stefanel
www.rockol.it, 18.5.10 |
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Dopo ventanni di carriera, era giunto il momento di fare un bilancio. E Massimo Priviero ha deciso di ripartire da dove aveva cominciato. Così ha pubblicato Rolling Live, un cd/dvd che racconta il suo concerto del marzo 2009 al Rolling Stone di Milano, e il libro Nessuna resa mai, scritto dal critico Matteo Strukul per ripercorrere tutta la sua storia. "Non sono un grande fan delle biografie confessa il cantante veneto non mi piace quando il giornalista si mette a fare il fan, ma Matteo mi ha coinvolto con il suo grande entusiasmo: ci vedevamo di sera e facevamo delle sedute di psicanalisi, come piace chiamarle a me. Accendevamo il registratore e io parlavo a ruota libera. Volevamo che ne uscisse una cosa sincera". Al tempo del primo album San Valentino la Warner, la sua casa discografica di allora, presentò Massimo Priviero come "Il futuro del rock italiano", riprendendo quello che John Landau diceva di Bruce Springsteen. "Ero giovane, non era facile reggere tutta quella pressione. È stato un periodo pieno di soddisfazioni, ma anche di delusioni. Molte persone nel mondo discografico si sono comportate male con me, ma oggi sono sereno, guardo avanti. Sono un solitario, mi piace andare avanti per la mia strada. Ho una nicchia di appassionati che mi segue sempre fedelmente, loro sono la mia gente. Il successo, i soldi e la fama sono cose che non mi hanno mai abbagliato, non mi interessano". Rispetto a quei tempi ora il mercato discografico è differente: "È vero, ma molte cose non sono cambiate poi così tanto: si vuole tutto e subito, si getta un sasso nello stagno e si spera che funzioni. Ma non è così, bisogna dare ad un artista la possibilità di crescere. Ma il problema non è legato solo ai discografici: i media in questi anni hanno molte colpe. Non lo dico perché le radio e le Tv non passano le canzoni di Priviero, di quello non me ne frega niente, ma perché comunicano la musica in modo devastante, superficiale". Il libro sta andando bene: "Siamo già in ristampa, le prime 2.000 copie sono esaurite. Sono molto contento, si vede che la mia gente aveva voglia di leggere questa storia". Negli ultimi anni Priviero si è spesso dedicato a rileggere brani di altri artisti, dalla cover di Ciao amore ciao di Luigi Tenco fino alla raccolta Rock&Poems, dedicata alla musica americana. "Ho sentito il desiderio di ripartire da dove avevo cominciato, quasi di tornare a casa racconta Massimo per questo ho deciso di cantare quelle canzoni che facevo da giovane, quando mi divertivo a fare il menestrello sui treni e nelle metropolitane in giro per lEuropa. Ma quando riprendi in mano un classico non puoi mai farlo come loriginale, devi cambiarlo". Ma quali sono gli incontri che più lo hanno segnato, in tutti questi anni di carriera? "Ne ho avuti molti, da Massimo Bubola a Little Steven, che ha prodotto il mio secondo disco Nessuna resa mai ricorda lartista se devo dirtene uno però, non posso che citare Fabrizio de André. Mi è capitato di incontrarlo mentre registrava Anime salve: era una persona speciale, uno che indicava a tutti noi la strada da seguire. Era il nostro Bob Dylan". Priviero ha in cantiere anche un nuovo album di inediti, al quale ha già iniziato a lavorare: "Mi piacerebbe farlo acustico, solo voce chitarra e armonica. Ho già scritto alcuni pezzi, finito il tour per promuovere il disco e il libro spero di poter iniziare a lavorarci con calma. Ma in futuro mi piacerebbe fare unaltra cosa: delle canzoni nel mio dialetto, il veneto, come ho già fatto in passato con La strada del davai. Avrei già voluto scriverle in questi anni, ma non ne ho mai avuto loccasione. Lo farò, per me sarà un po come tornare a casa. E dopo tutti questi anni da vagabondo, sinceramente ne ho voglia".
www.rootshighway.it, 16.6.10 |
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Per definire nei dettagli la prima fase del percorso artistico e umano di Massimo Priviero, in concomitanza con luscita del doppio live, Meridiano zero pubblica la prima (auto)biografia che definirei "confessionale", una lunga intervista suddivisa in capitoli cadenzati dagli undici album che riflettono tre periodi den distinti del rocksongwriter di casa nostra. A condurre il gioco un abile Matteo Strukul, che ripete la formula vincente del precedente volume dedicato a Massimo Bubola (Il cavaliere elettrico), consentendo allartista veneto di dipanare la propria storia senza condizionamenti, nel perfetto stile che gli appartiene. Inevitabilmente, la dimensione artistica si interseca con quella umana, ed entrambe si arricchiscono sconfinando luna nellaltra, senza retorica o intromissioni. Il mare dinverno, la suggestione alla quale sono legati i ricordi dinfanzia e le prime pulsazioni artistiche, poi la metropoli, Milano per lesattezza. In mezzo, un artista di strada che sogna di essere nato per correre, in modo da poter acciuffare le risposte che si nascondono nel vento. Poi il successo, che arriva forse inaspettato, due album con la Warner e tanta attenzione, con slogan altisonanti che contribuiscono solo a rendere più ardua e in salita la strada che porta alla terra promessa: "Ho visto il futuro del rock italiano e il suo nome è Massimo Priviero". Con il senno di poi, la previsione si è rivelata assolutamente azzeccata. Ma questi artifici non hanno fatto altro che condizionare, appesantire una responsabilità verso un sistema che Massimo non sentiva sua. E il gioco per lui non valeva la candela, o almeno, non la accendeva come lui desiderava.
Il secondo periodo è il più difficile, gli anni novanta (soprattutto la prima parte) lo vedono produrre buoni album ma senza lattenzione che merita. Rocker solitario, Massimo è assolutamente estraneo allistinto della svendita mediatica, e questo finirà sì per pesare sulla bilancia della notorietà, ma a lungo andare lo ricompenserà, permettendogli di proporre la sua musica per il suo pubblico. Oggi a un artista, noi che amiamo la musica, non possiamo chiedere di più. Il terzo periodo è quello della rinascita, lenta ma progressiva, che lo porta fino ai giorni nostri più ispirato che mai (e il live appena uscito ne è la dimostrazione più evidente). Massimo sta bene, tra le righe si percepisce la sua ritrovata serenità, con una band di collaboratori che sono al tempo stesso amici e ottimi consiglieri, insomma, persone "giuste". Nel percorso, bellissimi riferimenti alla sua terra, ai suoi genitori, alle sue memorie. Dolorosi i ricordi di personaggi poco raccomandabili, soprattutto nel mondo dello show business, che se allinizio rischiano di distruggere una vita, gradualmente si rivelano essenziali nella sua scoperta. In mezzo, la collaborazione con un certo Steven Van Zandt ("Little", per chi legge), che arricchisce e misura le proporzioni di un talento.
Massimo è uno che non si arrende, e ci insegna a non farlo. In questo bellissimo libro possiamo cogliere gli aspetti essenziali di un artista come uomo, che riflette la propria esistenza nelle canzoni che compone. Gli amori, gli umori, le sconfitte e le delusioni, così come le rinascite e le vittorie, appartengono al bagaglio di chiunque intraprenda il viaggio della vita in modo coerente e "pulito". Vederli riflessi nelle sue poesie in musica non fa altro che amplificare il significato di questa pubblicazione, che può servire a comprendere meglio quali sono le coordinate entro le quali si muove lispirazione di un rocker dei giorni nostri. Italiano, per giunta.
David Nieri
Trentino, 17.5.10 |
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La roccia Priviero
Chi ama la buona musica e i musicisti veri, non mancherà questo libro-intervista che ci restituisce lalterna carriera e la mai cedevole coerenza di Massimo Priviero, rocker veneto amato da Little Steven, dieci album allattivo, un impegno sociale che attinge alla poesia e un orizzonte musicale che comprende Springsteen e Dylan. Vicenda tutta da leggere (e da ascoltare) per capire come dentro lItalia dei reality e dei format televisivi, batta ancora il cuore resistente del caro vecchio rock.
Carlo Martinelli
www.xtm.it, 24.5.10 |
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1988: la Warner lancia come lo Springsteen italiano, tappezzando tutta Milano di manifesti che recitano "Ho visto il futuro del rock italiano e il suo nome è Massimo Priviero" uno sconosciuto rocker jesolano. Buon successo di pubblico, critica che storce il naso per palese hybris. Poi il secondo album lo produce Little Steven: critica che si accoda e scodinzola, pubblico che continua a rispondere. Poi arriva il grunge, arriva Ligabue che fa concorrenza sullo stesso terreno e da buon emiliano sa fare il simpatico, cosa che al chiuso veneto Priviero proprio non riesce, arriva Tangentopoli che spazza via la Milano da bere che aveva accolto il musicista veneto che capisce finalmente cosa non gli tornava nellambiente che lo circondava. E cambiano i discografici.
La solita storia: tu non sei il cavallo su cui ho puntato, etichette sempre più piccole, loblio del grande pubblico. E poi le scelte sbagliate. Per prima lansia di scrivere e pubblicare album tralasciando i live, da sempre punto di forza di Priviero, che magari avrebbero potuto convincere e affezionare quella parte di pubblico un po alternativo un po no, che si stava guadagnando il Liga a suon di gigs. E ancora: Little Steven Van Zandt che invita Priviero a trasferirsi in Usa, e il nostro che dice di no, perché vuole farcela qua. Proprio mentre tutti lo abbandonano. Un disco, Rock in Italia, che vende non proprio bene in Italia ma va alla grande in Giappone. Naturalmente non ci si fa neanche una data.
È un racconto minuzioso, appassionato, duro con le major e con se stesso, quello che Priviero fa in questa lunga intervista di Matteo Strukul: senza indulgenze e senza rancori, ma con lucida coscienza. La stessa che ha portato il rocker jesolano a non vendersi mai, ad attraversare una fase di riflessione che lo ha avvicinato al combat folk rock dei Gang e di Massimo Bubola durante gli anni 90, a scoprire una vena acustica inaspettata e unispirazione storica perlomeno inconsueta in chi fa rock, strettamente legata alle tragedie della sua terra: la Prima Guerra Mondiale, gli alpini sul Don, la Resistenza.
Grazie allattività live, ripresa alla grande dalla metà degli anni 90, Priviero un suo seguito fedele se lè conquistato, alla fine, tanto che la Universal lo ha chiamato e gli pubblica questanno un doppio live più dvd. Strukul, vecchio e fedele fan, ha ben pensato di dedicargli questo volume. Quasi a risarcire i torti subiti nel tempo.
Renzo Stefanel
www.viveur.it, 3.6.10 |
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Forse, chi è nato negli anni Settanta ricorderà il successo del suo primo singolo intitolato San Valentino. Era il 1988 e un giovane musicista veniva lanciato dalla Warner Music come il Bruce Springsteen italiano. E il paragone, che allinizio poteva sembrare azzardato, si è fatto sempre più calzante quando il talento di Massimo Priviero si è rivelato, per forza emotiva e artistica, perfettamente in linea con quello del più celebre The Boss. Non a caso, il suo secondo album Nessuna resa mai (del 1990) è stato prodotto proprio da Steve van Zandt, chitarrista e coproduttore di alcuni dischi di Springsteen. Nonostante gli apprezzamenti della critica, negli anni Priviero si è affermato come fenomeno di nicchia, forse per la sua reticenza a partecipare a kermesse smaccatamente commerciali. Per festeggiare i suoi ventanni di carriera, il rocker italiano ha pubblicato un cofanetto (doppio cd + dvd live), registrato al Rolling Stone di Milano. _I suoi fans e coloro che desiderano conoscere la sua storia potranno incontrarlo giovedì 10 giugno, alle 21.00, al Teatro dei Limoni di Foggia, dove verrà presentato il volume Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero, un libro-intervista di Matteo Strukul.
zonasansiro.wordpress.com, 19.5.10 |
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Ho letto Nessuna resa mai in un paio di giorni, tutto dun fiato. Il libro di Matteo Strukul è una lunga intervista a Massimo Priviero, rocker veneziano che ha vissuto un momento di incredibile popolarità tra l89 e il 91, per venire poi triturato negli ingranaggi del music businnes. Ma Priviero non ha mollato: ha continuato a macinare dischi su dischi, è rimasto in piedi e alla fine eccolo qui, ancora una volta con la chitarra in mano.
Questo è un libro da leggere perché si parla di rock & roll, di sentimenti, di ricordi, di sogni, di malinconia. Qui si parla di vita. La parabola esistenziale di Priviero è autentica dallinizio alla fine, racconta di scelte fatte e di non scelte subite, di sogni realizzati e di sogni svaniti, di amici incontrati lungo il proprio cammino e con cui è stato bello condividere momenti eccezionali.
Un viaggio interessante attraverso i sogni di un ragazzo che ha avuto la fortuna (o la sfortuna?) di essere catapultato dalla strada sotto i riflettori della stampa italiana e che è riuscito a mantenere la sua identità aggrappandosi ai suoi sogni e alla sua passione più grande: la musica.
Per chi volesse saperne di più Matteo Strukul presenterà il libro alla Feltrinelli di Padova venerdì 28 maggio presso la Libreria Feltrinelli. Alla presentazione parteciperà anche Massimo Priviero, naturalmente con la sua chitarra.
Giacomo Brunoro
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