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Cosmic Bandidos
A.C. Weisbecker


Anna
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Anna, 19.7.07

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Un gruppo di anarchici con pittoresche fedine penali a lezione da Heisenberg. Che disse: "Non solo l’universo è più strano di quanto immaginiamo, ma è più strano di quanto possiamo riuscire a immaginare."

Antonella Ottolina


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Gente. L’autore non andrà a concorrere per il Premio Nobel e questo non sarà il romanzo della vita, ma io l’ho iniziato l’altra sera e non riesco più a smettere di ridere. Quindi: chissenefrega, quando ce vo’, ce vo’. Leggetevelo. Io ve lo consiglio.

Deborah Gambetta


Giancarlo De Cataldo, Flair 1.8.07

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Suggerimenti d’autore
«Ho appena finito una lettura spensierata, che mi ha divertito molto: Cosmic Bandidos, di Allan C. Weisbecker (Meridiano zero): ovvero quando i narcos incontrano la fisica quantistica e l’universo narrativo impazzisce. Comicità irresistibile.»

Giancarlo De Cataldo


fuoriaula.univr.it

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Riuscire a parlare di un libro che si è amato tanto non è mai facile: vengono in mente solo i meriti, le emozioni, le serate passate con l’unico scopo di riuscire a vedere come va a finire la storia, le avventure infinite.
Un critico decisamente più titolato ed erudito di me, Dario Voltolini, ha scritto: "Un libro di puro divertimento, questo Cosmic bandidos di A. C. Weisbecker: o lo si ama o si resta gelidamente indifferenti. Se lo si ama, è uno spettacolo".
Io ora preferirei lasciare la storia a dopo, quello che mi interessa è dire chi è Alan Weisebecker: Beh, Weisebecker probabilmente non esiste o quanto meno è così bravo da non farsi notare; di lui si sa solo che ha vissuto a New York, che in seguito ad uno di quegli avvenimenti che per forza ti fanno mettere in discussione, ha mollato tutto, casa, lavoro, amici, comodità, ed è sparito.
Si dice che abbia scritto due libri (Cosmic Bandidos e In search of Captain Zero sul mondo del Surf), in viaggio verso il Sud America, guidando uno scassatissimo camper e scegliendosi come unico compagno di viaggio, un cane.
Si dice che parte dei suoi proventi finiscano in beneficenza e che lui faccia arrivare i manoscritti per posta al suo editore, celando anche a lui la sua identità.
Una storia del genere, frutto del passaparola o forse delle notti insonni di qualche buontempone della rete, fanno gridare "Al Mito!".
Ma c’è qualcosa di più: in un libricino come questo, viene condensato tutto ciò che rimane della cultura lisergica degli anni ’60, una velata denuncia contro l’imperialismo più scellerato dei paesi ricchi, un richiamo al senso della vita, che non fa mai male, e una dose massiccia, pesante e alle volte ingombrante, di puro humor.
Il mix è molto semplice: la giungla colombiana, un manipolo di bandidos-narcos molto umani, alcolici, esplosioni, risse, dialoghi quantistici sul senso delle cose, mezcal, tequila, peyote, uno yankee in fuga (forse da sé stesso), un M16, un serpente amante delle canne fumanti dei fucili e un cane "frutto di una notte di giocate a dadi nella bisca genetica della razza canina".
Vi sembra poco?
Il tutto preparato con molta musica latino-americana, con quel senso di pulp che ci mancava dai tempi di Ellroy e Bunker, con quella leggerezza propria di chi la vita l’ha vissuta appieno e sa come e dove potersi spingere.
Cosmic Bandidos è un romanzo assolutamente inclassificabile: infatti al suo interno vi si trova un po’ di tutto; ma c’è un solo punto fisso in tutto questo: aprendo il libro si ha l’impressione immediata di trovarci di fronte a un vitalismo inesauribile.
"Se è vero quello che dice Luis Sepulveda pensando a Salgari," assicura Carlo Lucarelli in quarta di copertina, "che un romanzo non è tale se non succede qualcosa in ogni pagina, Cosmic Bandidos va oltre, perché qui succede qualcosa in ogni riga".
"C’è un solo sistema di pensiero che sia riuscito a spiegare la natura dei fenomeni sub atomici:la meccanica quantistica; è un modo per poter osservare quello che c’è sotto le apparenze della Realtà, è un modo per poter guardare il tuo Grande Spirito."

Marco Todescan


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Nel bel mezzo della giungla di Sud America ci si ritrova con la difficilissima meccanica quantistica e pistole di pistoleri incalliti. Oppure il contrario, certamente. Che fino ai denti si può essere armati, allo stesso lunghissimo e veloce tempo, di, e non in ordine gerarchico o specifico: alcol, pistole (appunto), fiori di maria – marijuana, dollaroni, e di certo meccanica quantistica. Dunque, partendo dalla trama vorticosa dell’incorreggibile romanzo Cosmic Bandidos, però facendo ammenda alla precisione del dettato prosastico, si può forse diciamo ’cominciare’ dall’ambientazione; dove sappiamo che pure questo del libro vorrà dire Trama. Allora, in quella giungla, il protagonista vicende è un pazzo, ubriaco, sfuggito al naufragio del Don Juan, "vascello" sul quale stava contornato e immerso in tequila e altre gioie. Come "il più eccezionale carico di marijuana della storia", che il Desperado degli Usa si porta a spasso. E finisce, lui, ma non solamente lui, in Colombia, nei meandri della Serra Nevada di Santa Marta. Con suo cane fidato e un serpente, ancora. A un certo punto, di nuovo nel mezzo dei ghirigori affascinanti e stralunati della storia, l’apparizione di un libro di meccanica quantistica. Quindi, l’idea geniale, e folle: spiegare il principio di indeterminazione di Heisenberg al suo gruppo di bandidos, scavezzati soggetti capaci di mettere mano alle mitragliate pur di recuperare ancora altri testi utili al Desperado. Riga dopo riga, secondo di lettura dopo secondo, tratto su tratto di una scrittura pressata dallo stare fuori dalla normalità, incontri oltre che scontri. Forse, fino all’obiettivo principe, ovvero quello di trovare un tutt’altro che consapevole professore di fisica dell’Università di Berkeley. E come fa ricordare, giustamente, pure il traduttore precisissimo Vicentini, in tutto questo marasma un’unica possibile certezza: tutto quello che può andare male ora, lo ha appena fatto e continuerà all’infinito. La prosa di Allan C. Weisbecker, quasi sconosciuto in Italy, accompagna e sta dentro persino alle mille e più avventure contenute in Cosmic Bandidos. Di avventura in avventura, fortunatamente, si vive bene. Se il sentirsi spiazzati e, persino, la sensazione di trovarsi spaesati non è un problema, il romanzo di Weisbecker, a un certo punto, sa di soluzione più che efficace. Rimedio alla monotonia, sensazioni che danno e prendono per dare.

Nunzio Festa


Giancarlo De Cataldo, Hot 1.7.07

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Confinato nella giungla guatemalteca in seguito a una sfortunata serie di coincidenze che da miliardario lo hanno fatto povero, un narcotrafficante americano (che però commercia solo in marijuana), scopre per caso la fisica quantistica. Affascinato dall’irrazionalità dell’universo puramente teorico ipotizzato dai nipotini di Einstein, il nostro desperado si autoproclama messia di un nuovo credo basato sull’onnipotenza del caos. Addestra un piccolo esercito di bandidos messicani e, con il solo aiuto di due compatrioti schizzati, un cane puzzolente, molta fantasia, ogni genere di droghe e di alcolici e un delinquente dal cuore selvaggio e gentile, muove verso San Francisco, dove pare viva l’uomo che potrebbe spiegargli il segreto del Cosmo. E se non ci fosse nessun segreto? E se non esistesse proprio il Cosmo? D’altronde, non ha forse detto il Premio Nobel per la Fisica Steven Weinberg che "il tentativo di comprendere l’universo è una delle poche cose che riescono a elevare la condizione umana dalla farsa all’eleganza della tragedia"? Avventura, umorismo, follia e il piacere di una scrittura ribalda e senza freni fanno di questa escursione nel campo narrativo dello sceneggiatore di Miami Vice un piccolo, prezioso capolavoro.

Giancarlo De Cataldo


www.lankelot.eu, giugno 2007

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"Tutto quello che chiamiamo reale è fatto di cose che non possono essere considerate reali" (Niels Bohr).
Esordio di Allan C. Weisbecker, originariamente pubblicato nel 1981, questo Cosmic Bandidos è una sorta di pittoresco e picaresco anello di congiunzione tra Fear and Loathing in Las Vegas di Thompson (1971) e l’ironia nera del cinema di Quentin Tarantino: in salsa quantistica. È un’opera decisamente atipica e inconsueta, per via di questa speciale commistione tra la rappresentazione della vita d’un gruppo di banditi – per stravagante contrabbando, nostalgie piratesche, droghe di vario genere e pesca via granate – e la ricerca del narratore d’una rivelazione che sappia essere altra da quelle religiose, psicanalitiche o estetiche, in generale. Che sia pienamente scientifica, e in altre parole: rivoluzionaria. Diventa così il libro dell’allucinazione delle allucinazioni: quella del possesso e del controllo della verità.
A esasperare le già forti curiosità e a ravvivare le suggestioni vive al termine della lettura, ecco la questione della misteriosa identità dell’autore, Allan Weisbecker. Come potrete verificare, navigando nelle pagine evidenziate in calce all’articolo, si congettura che l’autore sia americano, non se ne conosce luogo e data di nascita, si presuppone possa essere uno pseudonimo, si trovano tracce d’una sua residenza costaricana. Le uniche notizie certe si riferiscono alla sua passione per il surf e per la fotografia e alla sua attività di sceneggiatore televisivo (il fu Miami Vice). Il film tratto da questo libro è in lavorazione da diverso tempo, tuttavia la lavorazione è ammantata dal segreto: sappiamo solo che l’anima sarà John Cusack.
A firma Weisbecker (cfr. sito ufficiale dell’autore) sono stati pubblicati, sino ad oggi, tre romanzi e diversi reportage sul mondo del surf.
Veniamo a qualche cenno sulla trama e sullo stile.
In una baracca, da qualche parte nella Sierra Nevada, un bandito sta studiando fisica. Ha trent’anni, è pluriricercato, vive – in bolletta – con il suo cane, High Pockets, e un boa, Legs. Ogni mercoledì, i suoi due compagni litigano ferocemente. Qualche illuminato indigeno potrebbe conoscerne le cause. Intanto, il bandito e il cane ascoltano la radio; unica illuminazione, la notte, quella delle lampade a olio. L’amico fraterno José, affascinante signore del mercato della droga, arrotonda ripulendo turisti americani all’aeroporto. E stavolta – oltre a tutta una serie di gadget – ha portato con sé dei libri e delle cartoline. Il suo amico ha cominciato a leggere, folgorato dalla quantistica rivelazione (secondo il modello a molteplici universi) che esistono differenti versioni di noi stessi in diversi, infiniti mondi – ognuno di questi mondi è reale (Gary Zukov).
L’autore prende alla lettera l’illuminazione del narratore, e va a sviluppare la storia per differenti sentieri, alternando flashback a flashforward. Nel primo, la grottesca e stupefacente (è il caso di dirlo) formazione scientifica del protagonista si sviluppa per letture (forzate: a partire dal sacco d’una biblioteca, e del suo bibliotecario poi comatoso), divulgazione prima canina poi umana e confronto con le uniche autorità disponibili (saggi indigeni piumati, capaci di trangugiare banane buccia inclusa e di spazzolarsi mezza bottiglia di mezcal), nel tentativo – riuscito solo provvisoriamente, come i neofiti scopriranno – di raggiungere il responsabile della sua illuminazione quantistica, quell’americano rapinato da José. Dopo una micidiale e farsesca serie di comunicazioni in codice e un sofisticato fuoco incrociato di lettere provenienti dalla foresta, per confermare l’avvenuta comprensione della teoria del diverso sé in diversi mondi, il narratore avanzerà confrontandosi con le teorie più innovative e (de)stabilizzanti della fisica. Sino all’agnizione finale.
Il secondo binario del libro si sviluppa invece sulle avventure del suo gruppo di disorganizzati banditi: dai giorni romantici del Don Juan, nave da contrabbando, teatro di grandi imprese, di deliri, di ruffianate, di incontri-scontri con la Marina, di poco credibili stratagemmi doppiogiochisti (CIA inclusa), preludio a fughe in volo. Il tutto, all’insegna d’una potenziata legge di Murphy – la legge del Don Juan (se qualcosa potrà andar male, andrà male all’infinito).
Intanto: spinelli, cocaina, allucinazioni, banditi dalla granata facile e progressivo sputtanamento, isola per isola. Disordine, casualità, inconscio: niente di irreggimentato, niente di prevedibile, niente di logico. Soltanto qualche riflessione scientifica. Qualche congettura.
La vita è una stravaganza senza senso, fortune e ricchezze vanno e vengono, la verità continua a sfuggire. È solo una ricerca. Come quella della giusta definizione del quark, l’elemento base dell’universo.
Tra i tratti stilistici peculiari di Weisbecker, segnaliamo la tendenza a servirsi di note a margine con intento regolarmente ironico; non sempre sono piccole estensioni della narrazione, talvolta sono glosse o battute fulminanti o paradossi. Assieme, questa tendenza alla "macroparentesi" si reitera e si presenta nell’adozione di vivaci proposizioni incidentali o parentetiche.
Nel complesso, la scrittura di questo Cosmic Bandidos è brillante, coinvolgente, divertente: espressione d’un gioioso delirio che tuttavia non annebbia la narrazione, a dispetto degli aggrovigliati sviluppi della trama e dei continui rimandi interni.
Prima di congedarmi, ricordo e segnalo con opportuni asterischi che questo è stato il primo libro pubblicato da Meridiano zero, dieci anni fa. A metà 2007, eccolo riproposto in una nuova edizione: la traduzione di Marco Vicentini è stata totalmente rivista. Godetevela (prima che esca il film, sbrigliate la fantasia e immaginatelo, leggendo).

Gianfranco Franchi


www.lankelot.eu, 11.7.07

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La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione. (Sir Isaac Newton)

Istruzioni per l’uso
Sombrero di tre quarti e cipiglio bandito!
Bottiglia di tequila a portata di mano.

Pronti?

Cosmic bandidos è puro delirio. Sballo totale per psiche sovraffollata. Granate come confetti.
È un irriducibile movimento entropico, dal disordine verso sempre maggior disordine, quasi a sfidare i limiti della natura fisica.
Un viaggio iniziatico nel mondo di un bandito suonato nevrotico e a tratti guareschino. A rimpiazziare il bastone di don Camillo compaiono M16, lanciarazzi, aerei e cani pazzi.
Dicevamo viaggio iniziatico, che nel nostro caso si snoda su tre diversi ritmi: quello narrativo di un gruppo di gringos in cerca di ventura, quello del lettore nel mondo della fisica moderna e quello dei bandidos, che tra un capitolo e l’altro di viaggi ne fanno parecchi, solitamente a base di metzcal e anfetamine.
Ebbene sì, si parla di fisica.
Scordatevi i noiosi tomi che prendon polvere in soffitta: niente scolastica, né piani inclinati. Qui a fare da metafora sono i personaggi stessi, caotici e imprevedibili, pronti a dubitare della propria realtà, incomprensibili e affascinanti, come analoghe particelle elementari.
Ogni spunto è quello buono; per riflettere sul tempo, per omaggiare Dirac e Newton, per costruire una propria esilarante immagine del mondo.
I bandidos sono pazzi da legare, pronti ad ogni follia, avvezzi a qualsiasi eccesso. Per farli sballare davvero occorre qualcosa di più pazzo, più assurdo più colorato e esagerato di loro: la fisica. Ed è proprio la ricerca di una chiave di volta di questo impossibile puzzle, il bisogno - si! Persino per un bandidos – di una straccio d’ordine cosmico, che veicola la narrazione verso un finale…
No, non ve lo dico.
Solo due commenti ancora;
sullo stile:
È più importante avere della bellezza in un’equazione che far sì che verifichi l’esperienza (A. Einstein)
E sulla attendibilità di quanto scritto da Weisbecker :
La fisica non è una rappresentazione della realtà, ma del nostro modo di pensare ad essa (Werner Heisenberg)

Michele Bonaventura


www.lettera.com, 28.6.1998

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Scrittura cosmica

Non ci sono grandi notizie su A.C. Weisbecker, l’autore di Cosmic Bandidos, che sta a metà strada fra Vonnegut e Crumley.

"I Comportamenti Bandido, e le Risse Bandido in particolare, presentano molte somiglianze con certi aspetti della Realtà Subatomica. Per esempio, nella maggior parte delle condizioni sperimentali non si vede mai in opera il meccanismo reale degli eventi che conducono a un certo esito (dal risultato traspare con evidenza che l’elettrone si è comportato così o così, ma non si può mai "vedere" quello specifico elettrone o quello che ha fatto per arrivare al risultato). Dalla nostra posizione di osservatori esterni al bar, High Pockets e io non potevamo vedere il caotico disordine dell’interno (supponiamo che i Bandidos rappresentino degli elettroni eccitati), ma potevamo vedere il risultato di quel caos: c’era continuamente qualche Bandido che volava da una finestra o fuori dalla porta (ogni Bandido che vola fuori rappresenta un elettrone che colpisce una lastra fotografica o un altro strumento di misura": si sarà capito, da questo breve estratto, che Cosmic Bandidos non è un romanzo qualsiasi. Divertentissimo, esilarante, folle come potrebbe esserlo soltanto un libro di Kurt Vonnegut mescolato con una trama di James Crumley, Cosmic Bandidos è un delirante viaggio nella scrittura intesa come intrattenimento di rango, con un gusto per lo stupore e per un’innata fantasia che sorprende più dell’intreccio stesso del romanzo, che non ha bisogno di presentazioni, perché come scrive Carlo Lucarelli nella nota di copertina "se è vero quello che dice Luis Sepulveda pensando a Salgari, che un romanzo non è tale se non succede qualcosa in ogni pagina, Cosmic Bandidos va oltre, perché qui succede qualcosa in ogni riga. Ed è sempre qualcosa di più incredibile e di più fantastico di quanto non lasciasse pensare la riga precedente, raccontato con quella serena ingenuità del male a cui Quentin Tarantino ci ha iniziati e sviluppato con quella meravigliosa tecnica della suspense che svela le cose poco a poco". Non c’è bisogno di altro, e non ci sono grandi notizie su A.C. Weisbecker: di lui non si sa molto, e a lui va bene così.

Palomar


macadam.splinder.com, 14.9.07

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Preparatevi a leggere quanto segue con un po’ di tempo libero davanti a voi. Non che sia una recensione immensa, questo - forse - no, però credo si possa entrare meglio nell’atmosfera di questo libro prendendosela, letteralmente, con calma.
Come mi capita sempre più spesso di fare, devo premettere alla recensione vera e propria una serie di note personali. Questo per, principalmente, due motivi: il primo è che ritengo giusto, quando necessario, far capire quanto del recensore – cioè dell’uomo che recensisce – può entrare a far parte della recensione stessa; il secondo è che, in alcuni casi, trovo utile aggiungere dati ulteriori – esterni, forse, al libro – per far capire meglio, dal mio punto di vista, le conclusioni alle quali arrivo.
Partiamo dal principio, allora. Forse molti di voi mi conoscono solo per le mie competenze in ambito letterario ma, ufficialmente, io nasco e sono un fisico. Lo studio della fisica, cioè in buona sostanza lo studio della natura, è quanto – per me – di più affascinante e misterioso possa esistere. Non solo, non si può studiare la fisica senza sentire il fascino della filosofia o l’armonia della musica o ancora il potere delle parole e così via. E questo – credo – spiega molte delle mie scelte. Dunque, io sono anche un fisico e come tale ho avuto l’onore di insegnare Fisica Nucleare presso l’Università di Padova. Non lo dico per altri motivi se non per spiegarvi come per me la fisica nucleare e quella quantistica in particolare, siano ancora più affascinanti e misteriose della fisica atomica. E anche perché dopo avervi detto questo mi risulta più facile farvi capire come l’insegnamento della fisica subatomica e dei suoi innumerevoli paradossi comporti molte, particolari, conseguenze.
Da un lato chi l’insegna deve fare un vero e proprio "atto di fede": è l’unica teoria per definizione indimostrabile. Dall’altro chi l’apprende deve spesso dimenticarsi di concetti quali "realtà" e "concretezza" per abbracciare il mondo del "possibile e dell’"aleatorio". E quest’ultimo atteggiamento, molto spesso, nella pratica non avviene: non tutti siamo pronti a rinunciare alle nostre certezze – anche se spesso palesemente false – in nome di una verità che contiene solo dubbio e confusioni.
"La visione della meccanica quantistica secondo il modello a molteplici universi afferma che esistono contemporaneamente differenti versioni di noi stessi in differenti mondi, un numero infinito di mondi e ognuno di questi è reale" – Gary Zukov.
Quando ho avuto per la prima volta fra le mani Cosmic Bandidos di Allan C. Weisbecker – il libro che sto per presentarvi infatti è una nuova edizione del primo, se non erro, volume di Meridiano Zero – ho subito pensato che per scrivere un libro del genere bisognasse essere o pazzi o oltremodo coraggiosi. E ne ho amato a dismisura il coraggio. Oggi, che il libro viene nuovamente riproposto e nel frattempo io ho avuto modo di provare sulla pelle alcune delle situazioni che vi sono descritte – non letteralmente, naturalmente – devo dire che propendo più per la completa pazzia dell’autore. La pazzia dei savi, comunque, quella che consente di vedere ciò che la gente normalmente non vede. O non vuole vedere.
La storia, è semplice e complessa al tempo stesso. Un desperado americano, dopo aver perduto tutti i propri averi illegalmente racimolati grazie alla marijuana, trova rifugio in Colombia e per una serie di casi – ma "Dio non gioca a dadi con l’universo" – Albert Einstein – entra in possesso di alcuni libri sulla meccanica quantistica e sulla fisica subatomica. Folgorato dalle nuove conoscenze che questo tipo di scienza/filosofia propone, si fa egli stesso Profeta Subatomico e cerca di diffondere la nuova buona novella fra tutti i bandidos che lui e i suoi strampalati compagni di viaggio incontrano durante il cammino. E si, perché come in qualsiasi libro dedicato alla catarsi e alla conoscenza di sé e degli altri, il tutto avviene mentre si compie un percorso epifanico alla scoperta del possessore di quei libri: un docente di Fisica presso l’università di Berkeley, ignaro e inconsapevole.
Viaggio reale dal cuore della Colombia alla California, viaggio antropologico dalla cultura nomade dei bandidos a quella della società "benpensante" americana e viaggio catartico – appunto – si mescolano l’uno all’altro in un crescendo di genialità e di rigore scientifico. Tequila, marijuana, sballi veri e presunti, disorientamenti culturali e sociali scandiscono il ritmo di una presa di coscienza che è dell’uomo e al contempo, della collettività. Intuizioni e disincanti, infine, giocano l’uno con e contro l’altro per creare nel lettore un misto di curiosità e di interesse che possono spingere – e mi auguro lo facciano – molti a riconsiderare le proprie certezze per lasciare nelle proprie vite un minimo spazio al dubbio. Quel dubbio che è – a mio avviso – non solo salutare ma addirittura necessario alla vita stessa.
Chi crede che un muro sia liscio, continuo e sostanzialmente "un muro" può trovare questo libro "disturbante". Chi pensa che un muro sia costituito da un amalgama esterna che ricopre un insieme caotico di mattoni, cavi passanti, tubature, intelaiature di ferro e molte altre cose, deve – a mio avviso – assolutamente leggerlo perché, in fondo: "la visione del mondo della fisica delle particelle è un’immagine del caos che giace sotto l’ordine" – Gary Zukov.
Cosmic Bandidos da un lato diverte e affascina ma dall’altro apre le porte della comprensione al dubbio e riesce ad applicare i principi fondamentali della meccanica quantistica alla vita e all’essenza di ciascun giorno e di ogni uomo.
"Il tentativo di comprendere l’universo è una delle poche cose che riescono a elevare la condizione umana dalla farsa al’eleganza della tragedia" – Steven Weinberg

Fabio Fracas


massimobaraldi.splinder.com, 13.2.2007

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"Non si sa molto su A.C. Weisbecker, e A.C. Weisbecker preferisce che le cose restino così". questa la nota biografica di A.C. Weisbecker, così come è stata inserita all’interno della prima edizione del suo fantastico Cosmic Bandidos, pubblicato in Italia da Meridiano zero. Di recente, vabbè, A.C. si è deciso a venire allo scoperto, ma qui siamo ancora al suo primo libro e basterebbero queste righe da sole per giustificarne l’acquisto. o almeno, nel mio caso è così che è andata. Col passare degli anni ne ho poi acquistato un numero impressionante di copie e mica mi stupirei di esser contattato dall’editore per una menzione, una targhetta o qualcuna di quelle robe lì.
Cosmic Bandidos: andando per ordine abbiamo un uomo che vive nascosto nella giungla centro-americana con una pila di libri di meccanica quantistica, quantità smisurate di droga, un cane (tale High Pockets, frutto di una notte di giocate ai dadi nella Bisca Genetica della Razza Canina), e un serpente che adora arrotolarsi intorno alla canna del suo M16 (quando è ancora fumante).
Se poi un uomo non è nulla senza amici, il nostro per non essere da meno ne ha tutta una combriccola, rigorosamente lunatici o sociopatici. quanto agli hobby, ama insegnare i principi base della meccanica quantistica ad un gruppo di feroci Bandidos locali (che non capiscono una parola della sua lingua) in lezioni che si concludono puntualmente con sparatorie e sbronze colossali.
I libri che lo stanno avvicinando alla comprensione dei segreti dell’esistenza, però, sono frutto di una rapina ai danni di una famigliola di turisti e le cose si complicheranno quando proverà a ricostruirne la vita dai pochi effetti personali in suo possesso: dal diario della figlioletta scopre con raccapriccio che questa si divide tra due relazioni… E con una delegazione Bandido partirà alla volta dell’America per indirizzare lei (e le persone a lei legate) verso una retta via illuminata da principi quantistici. E saranno guai per tutti.

Massimo Baraldi


mondocane.myblog.it, 1.9.07

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Rapido, allegro, sconclusionato come pochi e assolutamente no politically correct: non si può non fare il tifo per questi banditi che tra contrabbando, rapine, qualche quintale di marijuana, sbronze, morti ammazzati, violenza anche gratuita, piste di coca modello Malpensa e un cane rincoglionito dalle crocchette per cani più piccoli di lui trovano il tempo di affrontare il grande tema del significato dell’Universo attraverso lo studio e la predicazione della meccanica quantistica.
Ci sono dei momenti di puro spasso, veramente godibili. Non sarà Tom Sharpe, Carl Hiaasen o Joe Lansdale, ma è comunque divertente.


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Una volta presa familiarità col tono cazzone da bandito quantico, il gioco è fatto. Disastri spettacolari, personaggi dalla potenza distruttiva impressionante e dalla resistenza fisica agli abusi smisurata. Comicissimo nella visione della vita di banane, bandidos... portata a livello subatomico. Ovazione alle conferenze di fisica tenuta dal signore della droga analfabeta e pieno di mezcal a banditi altrettanto analfabeti e pieni di mezcal. Tenera l’importanza da pari data agli amici pelosi (animali) e i loro comportamenti bandido. Splendida autoconvinzione che poi crolla miseramente sotto il suo stesso peso, mordace insistenza sul concetto fondamentale della ninfomania di Tina.

Serena Malora


nientelietofine.splinder.com, 8.9.07

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Chi potrebbe sopravvivere nella giungla sudamericana con una bottiglia di tequila, un mitra e un libro di meccanica quantistica?
Solo il più pazzo, imprevedibile, ingenuo e divertente Bandido Dell’Universo.
Una trovata comica dietro l’altra.
Mentre trangugiate un sorso di tequila e fumate una robusta dose di marijuana, potete assistere a una conferenza sulla fisica dei quanti di Mr. Quark, aiutato dall’Affascinante Signore della Droga Josè e da High Pokets, il cane filosofo.
Un paradossale viaggio distruttivo da Riohacha a Sausalito, tra Bandidos, trafficanti di armi e droga, aviatori pazzi e militari più stupidi del Sergente Garcia.
E c’è pure il lieto fine.
Perché come ha scritto il premio Nobel Steven Weinberg: "il tentativo di comprendere l’universo è una delle poche cose che riescono a elevare la condizione umana dalla farsa all’eleganza della tragedia."
E a renderla più divertente.


omardimonopoli.blogspot.com, 10.12.09

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I Quanti e l’arte di pistolettare…
Divertente, scorretto e sconclusionato come pochi, Cosmic bandidos è un’esercizio narrativo davvero inclassificabile, qualcosa in grado di costringere chi lo prende in mano a ripensare le categorie della letteratura grazie a una sapiente capacità di mescolare con mestiere esotismo, azione e teorie scientifiche astruse. Ambientato nel bel mezzo della giungla sudamericana, questo spumeggiante romanzo di Weisbecker (scrittore nato in Costarica, sceneggiatore tra le altre cose di Miami Vice) ci proietta in un mondo caotico costellato di spacciatori, serpenti, traffici internazionali, cani petomani e pistoleri incalliti. Il protagonista della vorticosissima trama è un desperado americano, pazzoide ed ubriacone, sfuggito al naufragio del Don Juan – imbarcazione sulla quale sprofondava nel vizio più estremo – accompagnando "il più eccezionale carico di marijuana della storia" in Colombia, nei meandri della Serra Nevada di Santa Marta. A un certo punto, in una sarabanda di gustosi colpi di scena, l’apparizione di un libro di meccanica quantistica: sarà la scintilla per la diffusione del principio di indeterminazione di Heisenberg tra i bifolchi bandidos (che magnifica trovata per avvicinare a concetti scentifici complessi anche chi non è avvezzo alla fisica!) fino all’obiettivo finale, ovvero quello di scovare un tutt’altro che consapevole professore dell’Università di Berkeley. La prosa di Allan C. Weisbecker, semisconosciuto nel Belpaese, non offre stilisticamente alcun apporto innovativo, ma possiede una tenuta solida, completamente al servizio della burrascosa e appassionante vicenda. E se la relazione tra l’universo dei banditi e la meccanica quantistica appare a primo acchito azzardata, basta introiettare l’idea che il nostro universo sia caratterizzato da un ordine solo apparente e che al di sotto di esso il caos regni supremo perché i Bandidos Subatomici, armati sino ai denti e rimpinzati d’alcool e droga, vengano recepiti come una componente fondamentale dell’immensa entropia che regola il nostro mondo. Questione di punti vista, insomma. Una lettura adatta a smaltire una giornata in spiaggia, certo, ma anche buona per riflettere e imparare senza annoiarsi mai.

Omar Di Monopoli


la nuova Sardegna, 21.12.1998

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Prendiamo tre generi letterari: il romanzo d’azione, quello d’ambiente giovanile e la divulgazione scientifica. Del primo prendiamo la trama e l’incalzare degli eventi, del secondo la gergalità anomala e l’ampio uso di additivi psichici naturali e chimici, in una parola di droghe, del terzo la voglia di spiegare in modo originale la meccanica quantistica. Poi ambientiamo il tutto nella giungla boliviana e affidiamo il compito di agitare lo shaker a un barman-romanziere frutto di un casuale rimescolamento genetico tra un umorista alla Donald Westlake e un distaccato narratore del male alla Quentin Tarantino. L’autore in provetta è uno scrittore che si affida a uno pseudonimo, A. C. Weisbecker, dietro il quale nasconde tutto: "Non si sa molto su A. C. Weisbecker, e A. C. Weisbecker preferisce che le cose restino così", scrive Meridiano zero, la giovanissima casa editrice padovana, sulla quarta di copertina di Cosmic bandidos, [Nota - La recensione si riferisce alla prima edizione, del 1998.] il libro-cocktail da servire in un bicchiere da long drink e da bere in poche, lunghe sorsate. Accanto a quella breve "biografia" dell’autore un rettangolo vuoto: la foto.
I Bandidos, rigorosamente con la maiuscola come tutti i loro accessori, Cuisine Bandido compresa, e come le Particelle Subatomiche e la Visione del Mondo, sono il gradino più basso dell’armata dei signori della droga. L’io narratore è lo yankee che traffica con loro e con tanti altri, costretto da problemi facilmente immaginabili a defilarsi per qualche tempo proprio nella giungla, in compagnia di un cane "frutto di una notte di giocate ai dadi nella Bisca Genetica della razza canina", di un serpente amante del calore delle canne dei fucili e di un mitragliatore M16. Oltre che, ovviamente, di quantità illimitate di droga. Infine, di un libro di meccanica quantistica, giunto nelle capanne della giungla in seguito alla rapina sbagliata ai danni del bersaglio sbagliato.
I Bandidos dell’edizione originale sono solo Cosmic, rumorosi allievi dell’improvviso travolgente innamoramento del trafficante yankee per le Particelle Subatomiche e per il Modello a Molteplici Universi. Quelli dell’edizione italiana diventano Cosmix [Nota - La prima edizione italiana si intitolava Cosmix bandidos.], cosmici più comici, quasi i protagonisti di una lunga striscia. Di quelle di carta, senza allusione agli additivi chimici, che qui sono ben altri, dallo spinello alla tequila dal mezcal al peyote. Tutte sostanze fondamentali perché José, signore della droga per una breve stagione, prima o dopo sfigato bandido analfabeta a caccia di nemici e di affari, da stupito allievo si faccia maestro davanti a una scolaresca di suoi simili che commenta i passaggi più delicati della sua conferenza con colpi di mortaio lanciati verso l’alto: "Le stelle brillavano sopra le nostre teste. Le pulsar pulsavano. Le quasar quasavano. Le Particelle Subatomiche bombardavano la terra e tutti i suoi figli. La pelle d’oca mi si propagò su tutto il corpo. E improvvisamente José agitò la bottiglia per imporre al coro il silenzio. La quiete che ne seguì fu il vero Silenzio Cosmico. Davanti a José si stendeva un mare silenzioso di sombrero immobili. Pensai che se il Pubblico Bandido di José era strafatto anche solo la metà di quanto lo ero io, la lezione avrebbe avuto un successo strepitoso".
Ma la lezione più affascinante è un’altra, quella che conquista José alla setta degli adoratori della Meccanica Quantistica: il racconto dell’assalto portato da cento Bandidos Cosmici, "fotoni metaforici", a una guarnizione, prima passando tutti attraverso un’unica fenditura nel muro di recinzione, poi attraverso due fenditure. Il tutto preceduto, alternato, seguito da mille avventure, in una narrazione in cui la successione temporale è scientificamente e programmaticamente casuale, frutto ovvio dell’ampia disponibilità di droghe. Ma anche, c’è da crederci, di una originale interpretazione della teoria della relatività.

Roberto Morini


Pulp n. 14, luglio 1998

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Grande...
Da tempo noi fisici teorici, un po’ sballati, con barba e occhiali, attendevamo un libro così. Ed eravamo anche stufi di sentire osannare le sevizie a cui Schršdinger intendeva sottoporre i gatti, come chiuderli dentro a scatole assieme a isotopi radioattivi. Per fortuna ci ha pensato questo improbabile Weisbecker con la sua fisica quantistica per bandidos.
Alla faccia della polvere e delle mosche che girano attorno agli scienziati vecchio stampo, questa volta il copione della rivoluzione scientifica del Novecento viene interpretata da terribili trafficanti di droga, portati per natura all’allegria e alle risse, ma estremamente in sintonia con il mondo subatomico e le sue leggi.
Chi odierà questo libro, e saranno in molti, è senz’altro un amante delle lagne di Fritjof Capra, come il Tao della fisica. La crudezza e il forte realismo della fisica bandidos, il sapersi destreggiare, senza errori, tra fisica classica e quantistica, tra relatività ristretta e generale, non hanno affinità con la infracultura new age, né con coloro che, leggendo Capra, si sono convinti che per fare la fisica basti accendersi uno spinello e ascoltare un cd.
Dunque un volume da non perdere, con le prime 50 pagine davvero fulminanti (purtroppo la storia si affievolisce per riscattarsi in un glorioso finale bandidos), consigliato a coloro che sono stati perseguitati da astrusità quantistiche, dalle teorie dei multi-universi, generati nel buco nero del principio d’indeterminazione, da paradossi temporali e dall’abuso della relatività. Ma consigliato anche agli esperti, che dai bandidos avranno solo da imparare, magari per reagire sparando e lanciando granate ai nuovi guru.

Domenico Gallo


la Repubblica, 21.9.1998

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Cosmic bandidos è romanzo assolutamente inclassificabile, come del resto lo è l’autore. Del quale nulla si sa, salvo il fatto che questa è la sua unica opera. [Nota - La recensione si riferisce alla prima edizione, del 1998.]
Evidentemente A. C. Weisbecker ha avuto di meglio da fare che scrivere: vivere, ad esempio. Eh sì, perché proprio questa è la prima impressione che si ha aprendo il volume: di trovarci di fronte a un vitalismo inesauribile, ai limiti del parossismo.
E difatti, narrare la trama di un libro che propone scarti temporali e spaziali e mentali a ogni paragrafo, è praticamente impossibile. Vi basti sapere che in Cosmic bandidos si narrano le gesta di un malandro rintanatosi nella foresta colombiana per sfuggire agli ordini di cattura delle polizie di mezzo mondo.
L’uomo condivide la sua balorda quotidianità con un cane (High Pockets) e un serpente (Legs), i quali peraltro si stanno cordialmente antipatici. Il rapporto con questi due rappresentanti del mondo animale è molto intenso, data la fervidissima fantasia del personaggio. Ma l’habitat vagamente allucinatorio della giungla, accompagnato all’uso spropositato di ogni genere di droga, spingono ben presto l’uomo a un più ardito obiettivo: adattare i principi della fisica moderna (di cui si è invaghito leggendo e rileggendo la sua unica bibbia, un trattato di meccanica quantistica che porta sempre con sé) alla vita quotidiana di quei banditi e fuorilegge che gli sono stati compagni in mille, rocambolesche avventure legate al traffico della droga.
Non c’è più tempo da perdere: l’improbabile missionario ha deciso, partirà per diffondere la buona novellla dei quanti tra la massa degli assassini analfabeti del continente latino-americano...
Un delirio? Certo che sì. Cosmic bandidos non è un romanzo adatto al lettore che ami sobrietà, controllo, misura. Ma per chi sia appassionato di picarismi smodati e avventure ubriache, il piacere è assicurato.

Franco Marcoaldi


tuttolibri, 6.8.1998

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Narcotrafficanti e fisica quantistica, alcolici, esplosioni, risse e dialoghi sul senso delle cose nelle notti della Sierra Nevada. Un manipolo di bandidos assalta la Biblioteca dell’Istituto di Ricerca dell’Università di Barraquilla per prelevare libri. Nell’operazione Looney Tune il "Contrabandista" Flash, un residuo degli Anni Sessanta resta sovente senza carburante in volo e fa una buona imitazione di Porky Pig, ha un cane che si chiama Aileron, il quale fraternizza con High Pockets, il cane del narratore, uno dei personaggi principali del romanzo. C’è anche il serpente Legs, che litiga con High Pockets il mercoledì e ama avvolgersi lungo la canna di un M16 quando è calda. José con un paio di altri bandidos ha rapinato una famiglia di turisti americani a Santa Marta. Ecco da dove arrivano i libri di fisica, insieme a certe cartoline da innamorata palpitante che la giovane Tina intendeva inviare sia a Tom, sia a Gary. Nella marcia di avvicinamento verso Sausalito, dove si trova il padre di Tina, i bandidos, ormai quantici, comportandosi come entità subatomiche passeranno il confine. Tutto quello che chiamiamo reale è fatto di cose che non possono essere considerate reali, dice Bohr. E Zukov: la meccanica quantistica può essere vista come una riscoperta di Shiva, la divinità hindu del caos e della distruzione.
Un libro di puro divertimento, questo Cosmic bandidos di A. C. Weisbecker: o lo si ama o si resta gelidamente indifferenti. Se lo si ama, è uno spettacolo.
"Se è vero quello che dice Luis Sepulveda pensando a Salgari," assicura Carlo Lucarelli in quarta di copertina, "che un romanzo non è tale se non succede qualcosa in ogni pagina, Cosmic bandidos va oltre, perché qui succede qualcosa in ogni riga".

Dario Voltolini


umorismo.blogspot.com, 2.2.08

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Questo è uno di quei libri che io chiamo libri da bagno (o da treno), quelli cioè che si leggono senza impegno, in poche ore anche tutte di seguito (se sei in treno; se sei in bagno ogni tanto alzati e fai una pausa, se non altro per evitare una trombosi alle gambe, comunque in poche sedute vedrai che lo finisci).
Rapido, allegro, sconclusionato come pochi e assolutamente no politically correct: non si può non fare il tifo per questi banditi che tra contrabbando, rapine, qualche quintale di marijuana, sbronze, morti ammazzati, violenza anche gratuita, piste di coca modello Malpensa e un cane rincoglionito dalle crocchette per cani più piccoli di lui trovano il tempo di affrontare il grande tema del significato dell’Universo attraverso lo studio e la predicazione della meccanica quantistica.
Ci sono dei momenti di puro spasso, veramente godibili. Non sarà Tom Sharpe, Carl Hiaasen o Joe Lansdale, ma è comunque divertente.
Adatto a desperados di ogni sorta.

Remo