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Una piccola morte a Lisbona
Robert Wilson


Alias-1
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fahrenheit451quarrata
la gazzetta del Mezzogiorno
il Messaggero
il Sole 24 ore
il Venerdì/Repubblica


Alias/il manifesto, 3.3.2001

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Avvincente e ben dosato, percorso da una sottile ossessione erotica (la sodomia del corpo femminile), da rimandi psico-politici e da punte di ironia, ha i requisiti del buon prodotto di genere questo intreccio di storie che, dagli orrori del nazismo, precipitano nel presente di Una piccola morte a Lisbona: l’omicidio per stupro di Catarina, adolescente inquieta e "speciale", figlia di un ricco avvocato portoghese. A indagare saranno un noto commissario e un giovane assistente: burbero e disincantato comme il faut il primo, idealista e ruspante il secondo. Ovvero padre e figlio della rivoluzione dei garofani, insieme a scavare dietro la crosta di una Lisbona in bilico fra moralismi e appetiti, a caccia di vecchi gerarchi e nuove speranze.

Geraldina Colotti


Alias/il manifesto, 3.3.2001

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Wolframio, vale a dire tungsteno: minerale prezioso per l’industria aeronautica. Nel 1941, un ufficiale tedesco, Klaus Felsen, viene spedito in Portogallo con l’obiettivo di consegnare al Reich le scorte di wolframio del Paese. Quasi sessanta anni dopo, l’ispettore Zé Coelho si trova alle prese con il cadavere di una ragazza su una spiaggia di Lisbona. Qual è il legame tra il wolframio di Klaus e la vita della ragazza? La Berlino di allora e la Lisbona di oggi si incrociano, ognuna con un indirizzo e un quartiere. Seguite quelli lusitani, trasformandovi in turisti investigatori.

Luciano del Sette


fahrenheit451quarrata, 9.7.09

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Berlino 1941. A Klaus Felsen la guerra non interessa. Sono le ragazze la su passione, quelle a pagamento dei locali per ufficiali: da loro ha imparato le lingue, il poker, lo swing. Ma le SS hanno altri progetti per lui.
Colpite dalle sue capacità negli affari, gli ffidano un incarico strategico: accaparrarsi per il Reich le scorte di wolframio del Portogallo di Salazar.
Tra difficili alleanze, furti e qualche omicidio, Felsen esegue il suo incarico entrando perfettamente nella parte. E quando la guerra sembra ormai persa, nasconde a Lisbona l’oro dei nazisti.
Lisbona fine anni ’90. Una ragazza viene trovata morta sulla spiaggia. Un caso anonimo e senza troppi clamori.
L’ispettore Zé Coelho, allergico alle verità preconfezionate, scoprirà presto che in quella breve vita ogni gesto è stato segno di un estremo malessere. Le indagini sulla ragazza e sulla sua famiglia aprono una pista che porta oltre la soglia buia della storia portoghese, tra fantasmi della passata dittatura, dal radicarsi dell’influenza nazista in Portogallo ai furori del regime di Salazar.
Superba ambientazione storica di questo Noir che si snoda il due momenti apparentemente lontani ma sorprendentemente vicini fra loro.
Intreccio articolato ma avvincente, con una trama in continuo crescendo dove niente è lasciato al caso ma conduce dritti dritti ad un finale davvero magistrale.


la Gazzetta del Mezzogiorno, 5.4.2001

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Il Pepe di Lisbona ’Nobel’ per il poliziesco
L’autore, quarantenne giramondo inglese, ambienta nella capitale lusitana un intrigo storico-politico

Berlino, 1941. L’Europa è sconvolta dalla guerra. La Germania nazista, in procinto di scatenare l’offensiva contro la Russia di Stalin, ha bisogno di accaparrarsi ingenti quantitativi di wolframio, il minerale che viene impiegato nella fabbricazione di proiettili perforanti indispensabili all’industria bellica. Ma il wolframio è estremamente raro. La produzione è in mano ai portoghesi. In Portogallo governa Salazar: un fascista che si tiene ben lontano dalla guerra e fa ottimi affari con gli inglesi. Toccherà a Klaus Felsen, un industriale che detesta Hitler (ma si deve pure campare!) procurare alla Germania le scorte di wolframio. A qualunque costo.
Lisbona, anni novanta. Una ragazza di buona famiglia viene assassinata sulla spiaggia dopo aver subito un’atroce violenza. Indaga il commissario Zè Coelho. Un detective anomalo che sta a metà strada tra Pepe Carvalho e certi malinconici intellettuali di Josè Saramago. Vedovo ironico, alle prese con una figlia in piena tempesta ormonale e con un giovane collega dal caratere impossibile, il commissario Zè si troverà presto coinvolto in un’indagine ad alto rischio che lo catapulterà in quella zona grigia dove i democratici arricchiti di oggi e i torturatori di ieri procedono a braccetto affratellati dall’unica verità che nessuno osa mettere in discussione: i soldi non hanno odore.
Con Una piccola morte a Lisbona Robert Wilson ha vinto nel ’99 il Golden Dagger Award, ossia il ’premio pugnale d’oro’, una specie di Nobel della letteratura poliziesca e d’azione. Il romanzo procede su due linee - quella della caccia nazista al wolframio e quella dell’indagine sulla morte della ragazza - solo in apparenza parallele, perché presto si comprende che quella che sembrava solo un banale storia di crimine sessuale non è che l’ultimo, terribile atto di una guerra cominciata sessant’anni prima e mai cessata. Sullo sfondo, la ferita mai sanata del nazismo, l’oro trafugato agli Ebrei, la vergogna di una prosperità costruita sul sangue degli innocenti.
Chissà da dove li prendono, gli inglesi, tutti questi grandi narratori d’avventura! Questo Wilson, classe 1957, laurea a Cambridge, un passato di giramondo infine approdato a una sperduta isola portoghese, ha al suo attivo alcuni ’gialli politici’ e appartiene, secondo la stampa inglese, alla razza dei Le Carré, dei Forsythe e - aggiungiamo noi - dei Graham Greene. Esotismo, perfetta conoscenza delle regole del genere, talento istintivo per le situazioni-limite, una forte tensione etica che si traduce in uno sguardo ricco di pietà per i vinti e la buona tenuta letteraria del racconto sono gli ingredienti di un cocktail infallibile.
Il lettore è preso nel vortice e, mentre da un lato non vede l’ora di sapere come va a finire, dall’altro apprende quella due o tre cose importani da sapere sul mondo di oggi (come su quello di ieri): che la Storia la scrivono i vincitori; che il denaro e il potere muovono i destini; che per i giusti cavarsela è sempre più difficile. Un autore superbo e ricco di sfumature, un thriller di alta scuola, un romanzo che non lascia tregua. Imperdibile.

Giancarlo De Cataldo


il Messaggero, 4.9.2001

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Lisbona ieri e oggi, giallo in due tempi

Nascosto nella valanga di strenne da ombrellone e tra listini di una piccola casa editrice, la Meridiano zero di Padova, è scivolato via nelle classifiche di stagione quello che, almeno a nostro avviso, è il thriller più intrigante dell’anno: Una piccola morte a Lisbonadi Robert Wilson.
Ben tradotto e soprattutto ben scritto: l’autore, un inglese che ha fatto mille mestieri e ora vive in una fattoria sperduta in Portogallo, ha conquistato, non a caso, conquesto romanzo uno dei premi più ambiti per la letteratura poliziesca. il Golden Dagger Award.
La vicenda, complessa ma non macchinosa, si snoda su due diversi registri e piani temporali. Il primo è lo scenario di un classico giallo. Il cadavere di una minorenne violentata abbandonato su una spiaggia, una strana e coscienziosa coppia di poliziotti che indaga: l’ispettore Zè Coelho, un ultracinquantenne stanco, smagato, incalzato dai dubbi, e Carlos un pivellino politicizzato e irritante che ha il torto di dire sempre quello che pensa.
Il secondo è un tortuoso antefatto, che si sgrana per una quarantina d’anni. Si passa dalla Germania di Hitler al Portogallo di Salazar, dove un manipolo di nazisti rastrella e contrabbanda con l’oro trafugato agli ebrei un minerale prezioso per le divisioni corazzate del Reich.
E anche qui la scena è dominata da tre personaggi, scolpiti a tutto tondo, senza scivolate di maniera, forzature manichee: un cinico comandante delle SS; un mercante alsaziano, travolto da passioni rabbiose e nostalgie; un traffficante portoghese, abile e rozzo.
Il finale, riannoda i fili delle due storie nella Lisbona di oggi che ha voltato le spalle all’imbarazzante eredità della dittatura e dissipato l’euforia della rivoluzione, senza aver mai reciso i legami col passato.
Non sarà facile per l’ispettore Coelho, depistato da menzogne, reticenze, ipocrisie, doppi giochi, arrivare alla verità sepolta dietro questo cumulo di macerie che fa scomodo a tutti. La giustizia, imparerà a sue spese, è solo una chimera, un falso movimento, uno scarto di prospettiva che non rende certo la vita più facile, il mondo migliore.

Danilo Maestosi


il Sole 24 ore, 8.4.2001

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Quei piccoli omicidi di Lisbona

Porta invece la firma dell’ex giramondo Robert Wilson un lavoro a sfondo storico proposto da Meridianozero, Una piccola morte a Lisbona, un romanzo ricamato su scampoli di realtà, anche se la storia risulta del tutto inventata.
Una storia che prende lo spunto dalla missione imposta con le buone maniere (si fa per dire) dalle SS tedesche a un industriale, inviato in Portogallo nel 1941 per organizzare un traffico clandestino di un materiale indispensabile per la produzione bellica. Una missione che lo renderà più duro e che lo porterà, quando il conflitto volgerà al peggio per la Germania, a mettersi in combutta con un socio tanto rozzo quanto scaltro per interessarsi di ben altro materiale: l’oro nazista. In questo contesto socio-politico, si innesta, a più di cinquant’anni di distanza, l’assassinio di una sedicenne dalle scarse remore sessuali, sul quale inizierà a indagare un ispettore per certi versi fuori dagli schemi. Il tutto a fronte di una serie di avvenimenti che si rincorrono negli anni, costellati di personaggi costruiti con abile semplicità. Insomma, a conti fatti, un giallo da non perdere.

Mauro Castelli


il Venerdì/Repubblica, 6.4.2001

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Ai tempi del nazismo e di Salazar

Meridiano Zero pubblica un thriller di qualità e di buon intreccio: Una piccola morte a Lisbona di Robert Wilson. Attacco classico: una ragazza trovata morta sulla spiaggia della capitale portoghese. Zé Coelho, ispettore molto perspicace e umano, scava nel suo passato e scopre una storia straordinaria che rimonta addirittura al lontano 1941 quando un certo Klaus Felsen venne spedito in Portogallo a regolare il traffico di un minerale raro indispensabile per il Terzo Reich.
Potete immaginare gli elementi di un intreccio del genere? Ci sono tutti: dall’influenza nazista di mezzo secolo fa alla ferocia della dittatura di Salazar. Garantita una forte presa.

Corrado Augias