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Strumenti delle tenebre
Robert Wilson


il mattino di Padova
nonsololink.com


il mattino di Padova/la tribuna di Treviso/la nuova Venezia, 31.7.02

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L’Africa tomba dei bianchi

Nero africano. Il thriller cerca nuova vita e nuove tensioni nella dislocazione geografica e temporale. Qualche volta lo fa in modo presuntuoso o folcloristico, altre volte con la consapevolezza di essere in grado di raccontare attraverso la violenza, la tensione, il delitto, realtà controverse, sconosciute, che le cronache giornalistiche possono solo sfiorare. Di questo tipo sono i noir di Robert Wilson, di cui Meridano zero aveva pubblicato il bel Piccola morte a Lisbona ed ora pubblica un più inquietante Strumenti delle tenebre ambientato nell’ascella d’Africa, tra il Benin e la Nigeria, lungo la costa che viene chiamata White man’s grave, la ’Tomba dell’uomo bianco’, per il clima caldo umido e la malaria. Bruce Medway è un tardo erede degli avventurieri alla Humphrey Bogart, che traffica ai confini della legge cercando di trovare un limite tra illegalità e immoralità. Il tutto però attualizzato in un’Africa molto più complessa, più violenta, più spietata. Medway è un transfuga della civiltà, come tutti i bianchi d’Africa di questo libro, gente rimasta lì per fascino d’avventura, per rigetto dell’Occidente, o più semplicemente perché rigettati dall’occidente. Scorie del colonialismo, che però fanno girare miliardi e morti, perché come già Piccola morte a Lisbona anche Strumenti delle tenebre ha una forte tensione morale, una volontà di denuncia, una visione ampia dell’Africa, in cui il thriller è solo uno dei moventi.

Niccolò Menniti Ippolito


nonsololink.com, 5.8.02

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Titolo ineluttabilmente da romanzo noir, ma questa volta consigliabile a chi ama il thriller in genere, le appassionanti storie di chi cerca, trova, vive, curiosa, si impone, subisce, rendendo la lettura uno spasso e una catena che tiene inchiodati lì, fino all’ultima pagina.
Libro da leggere in qualsiasi momento, ma senz’altro adatto al relax vacanziero, se non altro perché tiene sufficientemente vigile l’attenzione, acceso il congegno cerebrale che vuole sapere come sarà la fine ma spera di avere sempre più pagine prima di arrivarci.
Robert Wilson non si smentisce nemmeno stavolta: la sua vita più che avventurosa gli ha permesso di imparare a fermarsi e di prendere per mano i suoi affezionati conducendoli come per via tra le righe di uno stile intenso, marcato, asciutto e assolutamente da grande del noir internazionale.
Nato in Inghilterra, Wilson ha girovagato per tutti gli U.S.A. in bus; ha viaggiato per il Nepal in Volkswagen; ha partecipato a spedizioni archeologiche in Grecia, ha girato la Spagna in bicicletta ed ha viaggiato molto per l’Africa prima di fermarsi in Portogallo dove, debitamente, vive in una fattoria isolata in cui scrive romanzi dal sapore intrigante, intenso, per amanti del giallo.
Siamo nel Benin, nell’Africa Occidentale, e Bruce Medway, inglese che consoce bene non tanto l’Africa quanto i suoi variegati abitanti, si occupa di risolvere i problemi della gente.
La sua psicologia spicciola permette di concludere grossi affari di compravendite, di mantenersi a galla in un mondo di affari sporchi e di affaristi senza scrupoli, fino a quando riceve un intrigante e molto ben pagato incarico.
La sua personalità forte e intelligente, malleabile quel tanto che basta da fargli trascurare una donna che quasi ama per denaro sonante e interessanti personaggi, il suo spiccato senso di sopravvivenza, lo porteranno a cerare le tracce di Steven Kershaw, un sado-masochista inglese trafficante, artista, donnaiolo, fino a pochi giorni prima di sparire al soldo di un magnate dell’economia più o meno legale del posto.
Gli intrecci familiari, di affari, di donne, di paesi diventano pagina dopo pagina sempre più interessanti, permettendo di rilevare in Wilson un autore di tutto rispetto, già noto con Una piccola morte a Lisbona vincitore del premio della critica Golden Dagger Award nel 1999.
Ai lettori il piacere di scoprirlo o riscoprirlo, lasciandosi coinvolgere in una trama dal linguaggio perfetto. Sotto tutti i punti di vista.

Alessia Biasiolo